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mercoledì 31 dicembre 2014

LA NUOVA DOTTRINA MILITARE RUSSA di Riccardo Achilli



LA NUOVA DOTTRINA MILITARE RUSSA 

di Riccardo Achilli



Questo scritto del generale Gerasimov, capo di stato maggiore dell'Esercito russo, è di grande interesse per capire le evoluzioni più recenti della dottrina militare russa, che potremmo, se la tensione geopolitica internazionale dovesse, come prevedibile, aumentare, vedere attuata in pratica, e che di fatto, in Ucraina,è già stata sperimentata, sia pur parzialmente, ma con un certo successo. 
Questa dottrina sovverte il tradizionale concetto sovietico di forza di impatto costituita da grandi contingenti militari, supportati da ingenti contingenti di artiglieria, reparti corazzati ed attacchi al suolo dell'Aeronautica, in nome di una strategia molto più flessibile, una guerra asimmetrica, da non dichiarare ufficialmente mediante i consueti canali diplomatici, né da anticipare mediante mobilitazioni di massa (che metterebbero immediatamente sull'allerta il nemico) fatta da una combinazione di quattro elementi teorici di fondo (al netto, ovviamente, del mantenimento di un avanzato sistema di dissuasione nucleare, che, per rispondere alla nuova minaccia costituita dallo schieramento di missili nucleari NATO nei Paesi est europei a ridosso della frontiera russa, che potrebbero quindi raggiungere Mosca in soli 3 minuti, sarà rinnovato completamente entro il 2020, con due nuove classi di sottomarini che sostituiranno gli Akula ed i Typhoon, un nuovo bombardiere strategico, nuovi missili, fra i quali il Bulava, già entrato in servizio, ed un nuovo sistema di allerta e controllo integrato radaristico e spaziale, nonché un sistema di rappresaglia interamente digitalizzato, che può funzionare automaticamente nel caso in cui per il primo attacco nemico non vi siano più responsabili umani in vita):


1) guerra informativa e di propaganda, mirata a interferire nel sistema di comando e controllo nemico, a influenzare politicamente a proprio favore le popolazioni tramite la propaganda sui social network, così ocme a demotivare politicamente il nemico, dividendolo, ma anche a consentire l'utilizzo di sistemi difensivi integrati fra loro (come il Vko, ovvero il sistema integrato aerospaziale di difesa antimissile sviluppato dalla Russia) ed a potenziare la funzione di intelligence per acquisire informazioni miltiari, politiche ed economiche sul nemico; in questo, un ruolo può essere esercitato anche dalla componente sottomarina della Marina russa, che, ad inziare dai sottomarini di spionaggio della classe Kilo, ha sviluppato notevoli competenze;

2) integrazione stretta fra strumenti militari, politici ed economici: utilizzo di piccole task force aerotrasportate o elitrasportate (o, come nel caso della Crimea, sbarcate via mare, utilizzando l'efficientissima fanteria di marina) altamente addestrate da infiltrare in profondità, nelle retrovie dell'esercito nemico, per tagliarne le comunicazioni, compiere azioni di sabotaggio, accerchiare in grosse sacche reparti nemici per impedirne la fuga mentre sono aggrediti da un bombardamento aereo e di artiglieria. Ma soprattutto da usare come avanguardia per prendere il controllo di specifiche regioni, facendo leva sulla presenza di minoranze filorusse o di popolazioni che simpatizzano politicamente per la propria causa. Popolazioni da armare, inquadrare ed equipaggiare rapidamente, in modo da farne una truppa paramilitare a supporto di istanze indipendentistiche, che di fatto fanno cadere la regione resasi autonoma nella sfera di influenza russa, oppure, e questo è molto importante, in modo da saldare una opposizione politico/militare permanente interna allo Stato nemico che è stato aggredito, in grado di provocare rivolte, sommovimenti politici, deposizioni di governi ostili, secessioni territoriali, guerre civili permanenti che indeboliscono il nemico;

3) il superamento della tradizionale distinzione fra guerra difensiva ed offensiva, mediante l'idea che la migliore difesa del proprio spazio sovrano sia da realizzare proattivamente all'estero, difendendo gli interessi economici e politici russi in altri Stati con task-force da spedire ad hoc, o con l'imposizione unilaterale di no-fly-zones sullo spazio aereo di altri Paesi (il che implica, aggiungo io, un utilizzo molto flessibile della forza aerea, che deve sviluppare al massimo la sua capacità di superiorità aerea - da cui il grande investimento per sviluppare intercettori come il Su-27, il Su-30, il nuovissimo Su-35, oltre al Mig 31, ed al programma per lo sviluppo di un intercettore Stealth, il Sukhoi PAK FA, e la sua capacità di osservazione a distanza, da cui lo sviluppo di droni come il Pchela, oltre che la capacità AWACS, affidata a 20 Il-20 ed a 28 A-50. così come implica lo sviluppo di sistemi missilistici antiaerei mobili, una specialità dell'esercito russo sin dai tempi sovietici, che può basarsi su sistemi portatili come l'Igla, fino a sistemi molto avanzati trasportabili su camion, come l'S-400 o il nuovissimo S-500, in fase di sviluppo avanzato; infine, e qui entra in gioco la componente missilistica aeronavale, anche la capacità di colpire ocn grande precisione obiettivi chirurgici lontani). In questo concetto di "difesa attiva" rientra anche l'utilizzo delle forze di interposizione o di peacekeeping per svolgere ruoli di tipo logistico e di supporto, ma anche, eventualmente, per operare attivamente in Paesi esteri come testa di ponte degli interessi russi;

4) il superamento dei tradizionali concetti di tattica e strategia, in nome di campagne militari molto brevi e rapide, sostanzialmente prive di pause, soste o fasi di rallentamento o consolidamento di territori conquistati, basate su piccole task force molto specializzate che colpiscono duro e poi scompaiono, lasciando, come detto sopra, lo spazio a truppe paramilitari locali o comunque a strumenti politico/economici di pressione di più lunga durata. 
Evidentemente, questa dottrina di guerra asimmetrica, basata sulla velocità, l'imprevedibilità, l'audacia, l'integrazione con strumenti politici, economici e sociali, la flessibilità e tradizionali strumenti di guerra partigiana consente alla Russia di superare l'inferiorità tecnologica, e per molti versi anche numerica, che patirebbe, nei confronti dell'Occidente, in un conflitto tradizionale in campo aperto. Mentre si è aperto un dibattito su come gestire la guerra del futuro, ovvero la guerra interamente robotizzata, rispetto alla quale il complesso militar-industriale russo non vuole farsi trovare impreparato. 

Evidentemente, questa nuova dottrina mira ad accompagnare una politica estera il cui obiettivo fondamentale è quello di ricostruire e tutelare un "cuscinetto" di territori filo-russi attorno alla frontiera del Paese, come sistema di protezione e di controllo da eventuali invasioni terrestri (del tutto improbabili) o come margine territoriale per rallentare eventuali attacchi aerei o missilistici, oltre che per motivi più tipicamente imperialistici (controllo di territori strategici per il trasporto di idrocarburi, ad es.). Per cui non potremo che attenderci la prosecuzione dell'intento di assorbire il Donbass ucraino, il perdurante controllo delle aree "amiche" nel Caucaso (l'Abkazhia e l'Ossezia del Sud) e forse un tentativo di espansionismo verso le Repubbliche centro asiatiche ex sovietiche che oggi sono pericolosi competitori nella fornitura di gas naturale e petrolio non solo all'Europa, ma anche alla Cina (il recente accordo fra Cina e Russia per la fornitura di gas naturale tende a tagliare fuori Turkmenistan e Kazakhstan, ed in un prossimo futuro a rimettere tali Paesi sotto l'orbita di influenza russa, cfr.http://temi.repubblica.it/limes/lasse-tra-russia-e-cina-si-spezza-in-asia-centrale/66331 ). 

Ecco il link all'articolo completo, in inglese. http://inmoscowsshadows.wordpress.com/2014/07/06/the-gerasimov-doctrine-and-russian-non-linear-war/


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