di Lorenzo Mortara
RSU FIOM-CGIL RETE28APRILE
Fin dalle prime sezioni
scrutinate, quando è stato sempre più chiaro che Berlusconi stava
recuperando lo svantaggio, portandosi addirittura in vantaggio al
Senato – perso poi per un paio di seggi o poco più – il popolo
di sinistra, come un oracolo con le pezze al culo, ha cominciato a
riempire tutte le bacheche del mondo coi responsi virtuali del suo
spirito da dilettanti: il popolo è bue. Nonostante tutto lo ha
ancora votato!
Per
capire invece quanto sia intelligente il piccolo borghese di sinistra
che frigna contro la stupidità di massa, basterà dire che il popolo
bue che vota Berlusconi sarà senz’altro il popolo di destra. Ne
viene che l’elettore medio di sinistra, deluso dall’ennesima
sconfitta, se la prende con la destra che non gli ha dato i voti! Si
può essere più fessi? È come se il Milan piangesse perché l’Inter
non l’ha aiutata a vincere. E ci manca solo che l’Inter debba
muovere un dito per far vincere i cugini del Milan. Se poi pensiamo
che la destra non è parente nemmeno alla lontana della sinistra, non
si capisce perché dovrebbe farle il favore di votarla e farla pure
vincere. Se 1 elettore su 4 vota Berlusconi, non lo fa certo perché
è stupido, ma perché sia il popolo bue di destra che quello ancora
più asino di sinistra, non è diviso tra cerobrolesi e
intelligentoni, ma è diviso in classi, tra sfruttati e
sfruttatori. Chi ha votato Berlusconi ha avuto tutti gli interessi
per farlo. Berlusconi è stato un buon rappresentante dei suoi
bisogni. Borghesi e piccoli borghesi che l’han votato non ci han
rimesso un soldo, anzi in tutti questi anni, tra condoni ed evasioni,
ci han pure guadagnato. Nessuno invece è mai stato rapinato tanto
dai nuovi profeti della sinistra come il popolo della sinistra.
Berlusconi, di conseguenza, in aggiunta al suo elettorato naturale,
in questi vent’anni si è trovato a sostegno pure una pletora di
proletari sbandati, senza più punti di riferimento, perché cornuti
e mazziati dalla parte che a rigor di termini avrebbe dovuto
difenderli. Proprio per questo, qua, a noi, tocca fare pulizia della
ragione radendo al suolo tutte le illusioni che riempiono la misera
grandeur del medio elettore di sinistra: chi è di
destra e vota Berlusconi è di gran lunga meno stupido e coglione di
chi è di sinistra e vota Bersani, Vendola, Ingroia, Monti (sì, tra
le bestie votanti a sinistra ci sono anche questi)...
Per rincarare la dose, bisogna ancora dire che doveva cominciare la
Terza Repubblica, e abbiamo invece avuto solo la paresi che prelude
la fine della Seconda. E poiché la Seconda Repubblica è pressoché
morta, possiamo tracciarne un bilancio più o meno definitivo. E il
bilancio definitivo per quanto non lasci alcuna speranza al genio
elettore di sinistra, per quanto impietoso possa sembrare, è questo
e solo questo: la Seconda Repubblica ha avuto un unico protagonista,
un solo uomo di valore, un unico politico di razza. E questo politico
dieci spanne sopra tutti gli altri è stato Berlusconi, bisogna
riconoscerlo. Se non lo riconoscessimo saremmo degli inutili idioti
come tutti i riformisti. Con questa sconfitta sul fil di lana che sa
di vittoria per come ha saputo recuperare quasi 15 punti in
condizioni difficilissime, il Cavaliere ha cesellato il suo
capolavoro politico. Ce l’ha fatta perché ha dimostrato in tutti
questi anni di essere bene o male un carattere, esattamente come al
polo opposto – ad ogni altro polo – tutti gli altri hanno
dimostrato di essere solo dei burattini o degli automi senz’anima,
nemmeno dannata. Al suo confronto, i suoi avversari, dal primo
all’ultimo, appaiono come delle perfette nullità quali sono. Per
questo Berlusconi è l’unico protagonista della Seconda Repubblica
che meriti di essere ricordato e di passare alla Storia. Gli altri
sono indegni persino della pattumiera che l’aspetta, a cominciare
dal più fanfarone di tutti, quel Monti patetico, presuntuoso e
saccente che pretendeva di mettere in cantiere, dopo innumerevoli
fallimenti che l’hanno preceduto, quel polo di una presunta
borghesia sana e onesta che in Italia non abbiamo mai visto (ammesso
l’abbiano vista da qualche altra parte). La sconfitta del tecnico
delle balle, fuori dai giochi sia al Senato che alla Camera
nonostante la sua superflua presenza, dimostra per l’ennesima volta
a chi è duro di comprendonio che l’unica borghesia possibile in
Italia è quella mafiosa e marcia che ci ritroviamo. Una borghesia
linda e immacolata che riempie di vuota soddisfazione la mente malata
di chi s’appoggia a un partito putrido e sconcio come quello di
Casini per avercela, non l’abbiamo avuta ieri, all’alba del
capitalismo italiano, che è troppo tardi per avercela oggi al suo
tramonto. Monti è rimasto al palo, non perché il popolo non ha
compreso bene la sua idea di futuro, ma perché è il residuato di un
passato immaginario che non diventerà mai presente. Non ci vorrà
molto a Berlusconi per metterlo a cuccia. Gli basterà essere
spietato come Ulisse nella strage dei Proci e attendere l’implosione
imminente del PD. A quel punto la borghesia dovrà serrare i ranghi
se vorrà affrontare la minaccia molto più grave dei grillini. Il
destino di Monti sarà segnato. Berlusconi potrà presentarsi al
cospetto della borghesia tutta chiedendo la resa senza condizioni dei
renitenti che hanno osato sfidarlo. La borghesia a quel punto sarà
ben felice di rispecchiarsi e riconciliarsi con l’unico uomo
possibile che la rappresenti, scaricando in men che non si dica un
tecnico del nulla che non serve più a niente. Berlusconi non dovrà
neanche dare spiegazioni. Il suo successo parlerà per lui con la
voce del Marchese del Grillo: la destra son io, e tu Monti non sei
un cazzo! Sparisci!
Se è appurato che la destra in Italia è ancora Berlusconi, che
probabilmente dovrà essere imbalsamato se la borghesia vorrà avere
in futuro un rappresentante di peso, solo pochi a sinistra hanno
salutato il tracollo di Bersani, Vendola e Ingroia, come il giorno
più bello da vent’anni a questa parte. L’orizzonte comincia ad
essere sgombro. Ingroia, proprio come il buon elettore di sinistra ha
indirizzato i suoi strali verso il popolo bue, se l’è presa invece
con quel “masochista” di Bersani che «ha
consegnato il Paese all’ingovernabilità».
Ingroia è dispiaciuto,
i padroni non possono governare come speravano gli operai, ma
avrebbero potuto farlo perché «se
Bersani avesse aperto a noi, avrebbe vinto al Senato».
Invece «il centrosinistra
e il leader del PD, Bersani, hanno avuto un’opportunità di
confronto e di dialogo con noi, ma non c’è stata alcuna risposta».
Il magistrato, da vero magistrato ruminante,
dà per scontato che quei quattro voti che ha preso sarebbero rimasti
tali se solo si fosse alleato con Bersani. Non lo sfiora l’idea che
il 2% di briciole alla sua coalizione provengono dalla illusione
di chi ancora crede che Diliberto, Ferrero e compagni possano dare
vita a un’opposizione al PD, quando questa dichiarazione e gli
ultimi 5 anni di politica di Ferrero dimostrano tutto il contrario.
Se Ingroia si fosse alleato al PD, Grillo e Berlusconi avrebbero
preso qualche voto in più e la relativa sconfitta di Bersani sarebbe
apparsa ancora più grossa.
La sconfitta di Bersani Ingroia e
Ferrero è la debacle di un ceto politico autoreferenziale che non
vede le masse, la cui analisi non esce mai dal recinto parlamentare,
e che per questo non ha altra possibilità che contrattare
all’interno dei suoi giochetti qualche poltrona parlamentare. Ma se
Bersani in fondo non può fare altro, essendo rappresentante
dell’élite
padronale e non della massa dei salariati, non così Ferrero e
Vendola, ovvero la
sinistra che avrebbe dovuto rappresentare i lavoratori e che
nonostante le ripetute sconfitte ha continuato, imperterrita, a
volere essere inserita nei ranghi del personale politico del Capitale. Il
popolo lavoratore, precario e tartassato, non poteva reggere a lungo
a una simile presa per i fondelli. Alla prima occasione seria gli ha
voltato giustamente le spalle. Non c’è niente di più
significativo del trionfo che il Movimento 5 Stelle ha raccolto nelle
fabbriche per capire che tutte le discussioni sulla provenienza
piccolo borghese dei grillini, sulle lacune e le contraddizioni del
movimento lasciano il tempo che trovano di fronte a un’ascesa che
non ha precedenti. La classe operaia, i precari e tutti gli sfruttati
d’Italia, hanno sentito che per la prima volta da un po’ di tempo
a questa parte, ci poteva
essere un’opportunità di cambiamento, e gli han
dato fiducia. E non poteva
essere diversamente. Alternativa non ce n’era. L’unica
vera e propria era l’astensione. Ma i veri astensionisti, quelli
che non sono indifferenti, che cosa volevano? Mandarli a casa tutti,
esattamente come già festeggiarono l’estromissione dal Parlamento
dei forchettoni rossi
5 anni fa. Eppure o si fa la rivoluzione oppure estromettere un
centinaio di forchettoni rossi, significa immettere altrettanti
deputati e senatori in Parlamento. L’ultima volta, al posto dei
forchettoni rossi, ci abbiamo trovato piddini e pidiellini. Insomma
non abbiamo mandato a casa veramente nessuno. Abbiamo solo sostituito
burocrati al servizio dei padroni con altri burocrati allo stesso
servizio. Ora sono andati a casa 162 zerbini
del Capitale! Ma non sono entrati rappresentanti duri e puri della
classe operaia, dirà lo schizzinoso marxista che ha appena
preso, da zero e dintorni,
in uno dei tanti partiti
rivoluzionari col fucile puntato sull’unico movimento di massa che
ha provato ad opporsi senza di loro ai governi dei padroni. No
effettivamente i grillini non provengono in maniera diretta dalle
nostre fila. Ma che piaccia o meno quello che in Grecia ha preso il
nome di Syriza, qua ha preso il nome di Movimento 5 Stelle. L’Italia
è il secondo Paese colpito dalla crisi che vede spuntare un
movimento di massa consistente. Grillo, pur
con tutte le differenze, specie alla base del movimento,
è il nostro Tsipras ed è molto meglio. Tsipras non è infatti molto
diverso dal burocrate Bertinotti e se oggi è all’opposizione in
Grecia, lo si deve all’eccezionalità degli eventi. In altri
frangenti avrebbe fatto la classica politica di fronte popolare o un
suo derivato. Recentemente ha anche cominciato ad ammorbidirsi non
sapendo bene cosa fare. Grillo ha limiti analoghi ma è più genuino.
Non è votato all’inciucio come ogni burocrate da Parlamento. Come
evolverà il Movimento 5 Stelle dipenderà molto dai grillini. Per
quanto siano privi di esperienza non credo sia difficile capire che
in questo momento gli basterà
fare opposizione per arrivare nel giro di poco al 40% e oltre e
mandare definitivamente
al macero quel che resta
di Bersani e del suo odioso partito. Le
loro contraddizioni potrebbero anche scoppiargli tra le mani se non
si salderanno al più presto con gli operai. Misure drastiche in loro
favore, come la riduzione d’orario a 30 ore, la pensione a 60 anni,
annunciate da Grillo nello Tsunami
Tour,
garantiranno loro un sostegno che andrà molto al di là dei singoli
errori che potrebbero anche fare per la mancanza di una analisi
compiutamente di classe. Al contrario, se
cominceranno da cose minori,
come le due legislature o altre carabattole del genere,
si sfasceranno con la velocità con cui sono andati in Parlamento. Ma
per ora l’appoggio critico e tattico è un dovere elementare su cui
fa fin pena dovere discutere, visto tra l’altro che non dovrebbe
essere sfuggito allo spirito rivoluzionario di chi legge, la ritirata
in massa, un momento prima delle elezioni, verso il PD, di tutta la
terrificante intellighenzia bovina
che ci ritroviamo e che da
5 anni piagnucola contro la crisi, contro Monti e contro Marchionne.
Tutti, dai Gallino agli Airaudo chi più chi meno si sono schierati
con Vendola o Ingroia,
e quindi con Bersani alias Monti alias Marchionne. In questo la palma
più penosa va al segretario Fiom Maurizio Landini che ha
continuamente ribadito di aspettarsi che non vincessero né Monti né
Berlusconi e cioè che vincesse Bersani, il braccio sinistro di
Monti-Marchionne.
Non un appoggio Beppe Grillo ha
trovato tra le teste vuote dei riformisti e tra il
popolo bue degli
intellettuali di partito i cui problemi non vanno più in là di una
legge sul conflitto di
interessi che regoli per sempre il Paese sulla loro mediocrità
artistica e politica.
Solo Cremaschi sembra aver spinto e aperto le porte al Movimento 5
Stelle. Se è così me ne rallegro, tra tante scelte tattiche
sbagliate Cremaschi finalmente ne ha azzeccata una. La Rete28Aprile
ha forse sbagliato i tempi
per rinascere, ma può ricrescere in fretta se riuscirà a stringere
forti legami con i grillini e a correggerne gli errori più vistosi.
Ma anche senza Cremaschi l’appoggio di tutti i riformisti, dagli
amici della Fiom alla Fiom stessa ai loro carnefici, era una prova
più che sufficiente per capire che chi riformista non è Grillo lo
doveva appoggiare. L’ha capito per fortuna il grande Dario Fo, lo
capiranno a breve tanti altri o
non avranno alcuna speranza di sbucare fuori da qualche parte.
Lo stalinismo è finito. Dopo due
sconfitte consecutive è definitivamente morto e non rinascerà mai
più. L’ultima coda rimasta agganciata a un corpo reinventatosi
liberale sarà spazzata via con la prossima implosione del Partito
Democratico. Tutto è pronto per una nuova sinistra radicale,
classista. Rinascerà
dalle ceneri del Movimento 5 Stelle qualora questo si sfasci sotto il
peso delle sue contraddizioni, ma solo a condizione che i futuri
leader radicali si mettano
a disposizione dei grillini. E
qualora il movimento non
si sfasci, vorrà dire che quel che voleva fare la nuova sinistra
radicale, l’avrà già fatto il Movimento 5 Stelle. O
almeno ne avrà fatta una parte. A
noi andrà bene lo stesso.
Lorenzo
Mortara
Stazione
dei Celti
Martedì
26 Febbraio 2013
Nota: le
citazioni di Ingroia sono tratte dall’articolo apparso sul Corriere
della Sera: Ingroia
fuori dal parlamento
14 commenti:
Bella analisi, specialmente la seconda parte. Nella prima non sono d'accordo che Berlusconi sia stato votato dal popolo di destra, Berlusconi é stato votato da un popolo vecchio ed ignorante (basta vedere i personaggi presenti ai suoi comizi) e dalla criminalitá organizzata (basta vedere le percentuali nei comuni di mondragone, casal di principe ecc tanto per parlare del mio territorio).
Su grillo sono d'accordo ma mi permetto di sollevare un altro punto...ideologico! Ci sono dentro sia compagni che ex votanti di B. e persino qualche fascistello, bisogna vedere come andrá la convivenza
Bene! E ora al lavoro con un nuovo progetto di umanità, con Grillo e oltre Grillo: ci aspettano 6 o 7 mesi difficili, diventeremo tutti un po' più poveri, ma finalmente una comunità.
Letto l'articolo, in parte condivisibile e in parte proprio no.
Poi ho capito perché: io sono stalinista.
L'analisi politica è a "grana grossa" vizio atavico di chi parte con giudizi precostituiti al solo fine di far passare le proprie tesi. Giusto oggi sull'amaca di Michele Serra c'era un post-scriptum che recitava "spero che Ingroia torni in Guatemala e ci resti per sempre" (sic)...Le generalizzazioni a sx, nella sx e per la sx sono sempre deleterie in quanto settarie e destinate allo sconfittismo. Un saluto, compagni.
Enzo: un popolo vecchio ed ignorante non è al di sopra della classe, sarà un popolo vecchio ed ignorante di destra. Ma torno ad insistere spiegare la vittoria di Berlusconi con la stupidità del popolo significa non saper dare una spiegazione della sconfitta.
Walter22: l'analisi politica di grana grossa è da sempre quella stalinista, che non è un'analisi. quanto generalizzazioni vacue il suo commento è un perfetto campione.
come puó avere un orientamento politico consapevole un popolo ignorante? comunque figurati é per discuterne, nessuna polemica
Bellissima analisi Lorenzo, veemente quanto vera su quanto si siano diluite ed in definitiva scomparse le poche istanze ploretarie che identificavano la pseudosinistra italiota. L'unica pecca è questa apertura nei confronti dei pentastellati. La situazione socioeconomica è più simile agli anni '30 che alla fine della prima guerra mondiale, il che determina una deriva autarchico statalista dei pentastellati (che già peraltro si intravede). Tra l'altro, pur essendo in gran parte un coacervo informe io vedo comunque nel 5 Stelle un preciso ruolo nella lotta fra borghesie: rappresentano le prospettive della new economy (green-web-nuovi servizi...). Sono gli anfitrioni della bolla verde e naturalmente sfruttano i boccaloni piccolo borghesi, insignificanti, sfruttati e manipolabili. Non farti ingannare dal scimmiottamento del ploretariato, rappresentano istanze borghesi e sono poco fiducioso che dalle loro macerie nascerà qualcosa di buono. Sono praticamente certo che al loro interno non nascerà mai qualcosa di realmente rivoluzionario finché esisteranno...
Può essere che effettivamente non nasca niente dai pentastellati (bella definizione), io in effetti non sono affatto ottimista, anzi. Il mio problema è solo come approcciarmi a una realtà che bene o male ha visto per l'ennesima volta la sinistra radicale e rivoluzionaria essere ridotta a meno di zero e dall'altra parte la nascita di un movimento che, piaccia o meno, raccoglie il voto di rabbia e di protesta. Insomma il mio discorso è tattico, dubito che senza relazionarci in modo costruttivo ai pentastellati potremo sperare di combinare qualcosa. Mi pare anche che molti altri compagni comincino a capirlo. Nei vari blog che presumo leggerà anche lei c'è chi prova a non sputare e basta sui grillini. Insomma s'è cominciata una discussione. È già qualcosa.
Un caro saluto
Lorenzo
Ci ho provato anche io con i più ragionevoli, ma non se ne cava niente, sono ancora storditi dai potenti slogan dell'ideologia dominante. Nel migliore dei casi la risposta è: vedo che te ne intendi moltissimo di politica e non sono al tuo livello, ma la mia impressione è diversa... Ovvero, la tua analisi mi pare valida ma mi rifiuto di applicarla lo stesso... Personalmente afferisco a Lotta Comunista e sempre più mi convinco di una delle sue basi programmatiche, ovvero agire in funzione di quanto le condizioni storiche lo consentano. Un ploretariato privo di coscienza di classe che entri nella stanza dei bottoni fa solo che danni e non prende il potere, meglio a questo punto il potere in mano della classe dominante consapevole. C'è troppa retorica sul movimentismo, i fatti dimostrano che si è rivelato inconcludente... Le segnalo questa bella disamina dei wu ming, che però pecca appunto di retorica sul movimentismo: http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=12038
Il proletariato non è affatto privo di coscienze, e lo dimostrano proprio queste elezioni, con gli intellettuali andati con Bersani Monti e Marchionni e gli operaio con Grillo. Se manca la coscienza non è in basso ma in alto. Conosco la critica di Wu Ming e mi pare vetero stalinista. Mi spaventa che lei vada in quella setta di Lotta Comunista ma se non spaventa lei...
Non capisco questo atteggiamento autolesionista dei gruppi o individui minoritari della sinistra, la mania dell'etichetta: ovvero definire gli altri secondo criteri moralistici o privi di senso. Lotta Comunista non è una setta, glielo assicuro essendomi interessato sul serio di sette in passato ed essendo stato prima attivista e poi solo simpatizzante di LC, senza che pretendessero nulla di particolare da me. Ora contribuisco solo comprando il giornale e finanziandoli per la bellezza di 10 euro al mese, non mi pare una richiesta così esorbitante... Ed anche se i wu ming fossero stalinisti, non è che non possano dire cose giuste in quanto tali. Non è che andare dalla padella delle grandi borghesie alla brace delle piccole e nascenti nuove borghesie rappresenti alcunché di simile alla coscienza di classe. Il ploretariato è ancora e ancor di più preso in giro da sedicenti megafoni dell'ideologia dominante. Grillo ed affini per quanto mi concerne sono pure peggio dei pessimi da lei citati.
Il giornale di Lotta Comunista credo sia il giornale più brutto nella storia dell'editoria mondiale, dovrebbero regalarlo anziché farsi dare pure un obolo. Anche io li conosco bene e per me sono solo una setta, e soprattutto nulla a che fare col leninismo. Grillo e forse persino Bersani sono molto meglio, o quantomeno sono qualcosa di reale. Io penso che non ci sia nessuno che si faccia prendere in giro più dei comunisti che contribuiscono alla sopravvivenza di Lotta di Comunista. Però se lei ritiene il contrario, liberissimo di farlo come io di pensarla diversamente.
L'unica vera questione riguardo al M5S, dal punto di vista del proletariato, è la seguente: quando si squaglierà come neve al sole, ci sarà una radicalizzazione a destra oppure a sinistra? Ovvero: in quel preciso momento ci sarà un partito proletario capace di intercettare la parte più avanzata dei grillini? E la risposta, quindi, non dipende solo dalla presenza di un partito che ne approfitti, ma anche dalla velocità con cui il M5S si sfalderà.
P.S.: anche secondo me è sempre meglio discutere nel merito (intendo fra compagni in senso lato) anziché ricorrere a sintesi offensive che non aiutano la discussione.
Bene, grazie del suo excursus mistico sulla medicina. Per parte mia se un giorno dovrò farmi curare, il dottore prima di toccarmi dovrà garantirmi che mi considera in quanto specie e non in quanto individuo (le due cose sono intrecciate e l'uno senza l'altra non esistono), caso mai dovesse infilarmi un cactus dove non batte il cuore in base a qualche sua strampalata teoria. Per il resto, che c'entra con la sconfitta della "sinistra"?
Posta un commento