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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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martedì 3 settembre 2019

UNA RIFLESSIONE A 360° SULLA SCUOLA ITALIANA di Lucio Garofalo





UNA RIFLESSIONE A 360° SULLA SCUOLA ITALIANA
di Lucio Garofalo 



Sta per avviarsi il nuovo anno scolastico e vorrei riassumere, in una sorta di "saggio manualistico" più o meno schematico, quelli che, dal punto di vista di un insegnante che vive il mondo della scuola, costituiscono i problemi più seri che assillano ed inficiano pesantemente la vita e il funzionamento della scuola italiana. Molto probabilmente, nel più distorto e contorto immaginario collettivo, la scuola è percepita e giudicata tramite una serie di banali e diffusi clichè, ossia in base a facili e comodi luoghi comuni, per cui urge provare a confutarli con argomentazioni il più possibile valide, razionali e persuasive. 

Riforme e controriforme 

Sui media si vocifera e si ciancia spesso degli "annosi problemi" che opprimono la scuola italiana, ma le autorità politico-istituzionali deputate a risolverli non mi pare che si prodighino in alcun modo a rispondere in modo incisivo, corretto e tempestivo. A livello politico, ogni tentativo di soluzione non può essere efficace se non è giusto e tempestivo: le ingiustizie finiscono per sortire effetti assai peggiori delle cause. Per la serie "quando il rimedio è più nocivo del male". In politica il presunto decisionismo ed efficientismo hanno bisogno di essere ben calibrati grazie a criteri di effettiva equità di tipo sociale, altrimenti rischiano di provocare conseguenze deleterie ed arrecare danni difficilmente riparabili, che inevitabilmente si sommano ai guai e ai problemi preesistenti.
Negli ultimi 20/25 anni i numerosi ministri che si sono avvicendati a capo del dicastero della Pubblica Istruzione (poi si è deciso di derubricare l'aggettivo Pubblica), hanno provveduto solo a varare altrettante "riforme" per apporvi il proprio "sigillo" e lasciare un segno (infausto) nella storia. Insomma, la scuola è diventata una cavia istituzionale esposta ai continui e reiterati esperimenti di riforme, anzi di controriforme e "schiforme", applicate oltretutto male, se non addirittura peggio.

lunedì 15 luglio 2019

RIFLESSIONI A BRIGLIA SCIOLTA di Lucio Garofalo





RIFLESSIONI A BRIGLIA SCIOLTA
di Lucio Garofalo



Riconosco di essere una persona caratterialmente scettica e diffidente, persino malpensante. Ideologicamente sono un ateo marxista. Sono stato ripetutamente disilluso dalla vita, amareggiato da esperienze negative, tradito dal comportamento spregiudicato di numerosi pseudo compagni e dai falsi partiti politici di “sinistra”. 

 Francamente sono molto arrabbiato contro i falsi moralisti e i falsi compagni, i parolai e i “pifferai magici” della sinistra borghese, affetta dal morbo del “cretinismo parlamentare”. L’esperienza storica ha dimostrato che costoro aspirano solo ad adagiare il proprio deretano sopra un comodo ed ambito scranno all'interno delle istituzioni borghesi per ricavarne potere, gloria, ricchezza, privilegi e immunità personali, fregandosene delle sofferenze e dei bisogni della gente, delle istanze dei loro elettori. 

La mia posizione di critica netta e intransigente mi ha procurato problemi di solitudine politica, condannandomi ad una sorta di ostracismo e di esilio morale, di isolamento nel territorio dove abito. Ma tant'è. Credo di essere sufficientemente forte e vaccinato verso tale situazione, abbastanza immune rispetto alla violenza morale ed esistenziale esercitata dai conformismi di massa, compresi quelli imposti dalla “sinistra”, essendo abituato al ruolo, senza dubbio scomodo, di bastian contrario, di ribelle anticonformista e di “cane sciolto”, per cui la condizione di marginalità non mi turba affatto.

mercoledì 10 luglio 2019

IL MANIFESTO DELL’ULTIMA DISFATTA GRECA



di Lorenzo Mortara


In vista della disfatta di Syriza, Il Manifesto, ha affidato a Luciana Castellina i suoi piagnistei della domenica. Così, in prima pagina e per altre insopportabili due, il sedicente giornale comunista, ha riempito la domenica dei suoi lettori con tutti i più classici topoi del più veterostalinismo. Ci sono tutti, ma proprio tutti, non ne manca uno, l’intero corredo del cretinismo rosso. 

Di chi è la colpa dell’imminente sconfitta? Dei settari del KKE – gli stalinisti ufficiali – ma soprattutto dei 6 partitini trotskisti che «non contano niente ma sperdono voti». Sei volte zero, alla bisogna dello stalinismo mentale, deve fare evidentemente dieci, tanti sono, infatti, i punti percentuali che servono per colmare il distacco da Nuova Democrazia. Il trotskismo non conta mai niente, fissato alla coda com'è dal suo storico marxismo intransigente, ma appena si perde, diventa il responsabile unico da mettere alla testa della sconfitta. Cosa non si fa pur di non metter mai alla ghigliottina quella vuota degli stalinisti, ufficiali e non. 

L’idea che sia proprio il voto a Syriza quello disperso, non passa nella testa della compagna. Che il voto buono sia quello a favore dei lavoratori contro l’austerità e non il contrario, è ancora un concetto troppo difficile per le colonne del Manifesto. Per la compagna, in pieno idealismo mistico, conta far vincere la “sinistra”, non i lavoratori. Non importa se ha fatto politiche di destra. Contano le parole, i simboli, le bandiere, i segni, in una parola: l’etichetta, cioè tutto purché non i fatti e soprattutto non i lavoratori. Come sia maturato un simile distacco, non è dato sapere, vietato quindi interrogarsi. L’unica risposta è piagnucolare. 

domenica 7 luglio 2019

CITTADINANZA NEGATA di Lucio Garofalo





CITTADINANZA NEGATA 
di Lucio Garofalo 



In Irpinia, come pure in altre aree interne del nostro Meridione, la negazione della "cittadinanza attiva" tanto decantata, ma solo a chiacchiere, la negazione dei diritti politici e civili alle classi subalterne ed il loro asservimento ai vari notabili locali, obbliga le giovani generazioni proletarie a mendicare elemosine e favori elargiti secondo prassi di stampo clientelare e paternalistico-feudale, retaggio ereditato dal passato, sia per ottenere un lavoretto miserabile, a tempo determinato, quindi precario e malpagato, sprovvisto di una qualsiasi tutela, sia persino per ricevere un normale e banale certificato, per cui i diritti sono svenduti in termini di volgari ed ipocrite concessioni in cambio di voti politici ipotecati a vita. 

Questa mentalità succube, da servi mentecatti, sintomo di sudditanza, non cittadinanza attiva, è un malcostume di origine semifeudale, una cultura fatalista tipica delle popolazioni meridionali, è un elemento intrinseco a quella "normalità" quotidiana che finisce per accettare come uno "stato di natura ineluttabile" simili pratiche, in base ad una presunta, quanto inesistente "legge di natura", che nella realtà storico-sociale non ha alcuna ragion d'essere. In effetti, le leggi naturali, ovvero fisiche, non sono applicabili alla dialettica storica, che è un mondo attraversato da conflitti, tendenze e controtendenze in costante divenire, da processi mutevoli, che si intrecciano in una relazione di interazione e reciprocità, per cui nulla è immutabile nelle vicende storico-politiche degli uomini, come già si evince dalle esperienze rivoluzionarie che hanno abolito i privilegi feudali e la servitù della gleba. Condizioni di vita che per secoli gli uomini hanno accettato in quanto "normali" ed "ineluttabili", mentre si sono dimostrate modificabili mediante l'azione politica collettiva. Oggi, anche in Irpinia, si registrano percentuali elevate e sconcertanti di "morti bianche", cifre che denunciano un vero e proprio stillicidio di cui nessuno osa parlare. 

In Alta Irpinia, i lavoratori sono endemicamente sudditi e ricattabili, in quanto asserviti ai vecchi notabili politici locali, dal momento che le assunzioni in fabbrica sono stabilite applicando le vecchie metodologie e le prassi clientelari e familistiche. 
I segni di ripresa dell'iniziativa proletaria appaiono deboli, parziali, assai slegati tra loro. Non vi sono, attualmente, partiti, soggettività ed associazioni politiche credibili ed in grado di favorire una accelerazione dei processi di presa di coscienza e di auto-organizzazione delle masse lavoratrici. 

Il proletariato (non solo in Irpinia) non ha ancora acquisito fiducia in sé stesso, non ha rinunciato alle vane illusioni e "favole" propinate dai mass-media "mainstream", o da quei partiti e da quelle istituzioni di classe (cretinismo parlamentare e simili) che operano al servizio del capitalismo.



La vignetta è del Maestro Mauro Biani





lunedì 10 giugno 2019

LA SCUOLA NON E' UN'AZIENDA di Lucio Garofalo





LA SCUOLA NON E' UN'AZIENDA 
di Lucio Garofalo


La scuola odierna, non solo in Italia, è da anni ridotta ad essere una scuola finta, ma per la semplice ragione che ne hanno voluto fare altro: una "azienduola", nella migliore (?) delle ipotesi. Vale a dire che hanno alienato, ovvero mercificato la funzione della scuola pubblica e ne hanno fatto una finzione caricaturale di azienda, una sorta di ibrido mostruoso tra l'azienda e la scuola (un'azienduola, per l'appunto). 
E si sa che in un'azienda (finta o vera che sia, poco importa) dominano le esigenze del mercato e che nel mondo del commercio i clienti (o gli utenti: nel nostro caso, i genitori e i figli) hanno sempre ragione. Soltanto così si spiega l'umiliazione crescente e la svalutazione della professione docente e l'annientamento del valore di una scuola autentica e seria, cioè autorevole e credibile. 
Una scuola che finge di valutare (ovverosia assegnare percentuali che poi si traducono in fasce di livello e voti), in cui vige la dittatura dell'Invalsi e di quella docimologia che si è tramutata in ideologia della valutazione, in un puro stile aziendalista (anzi, pseudo tale), comporta proprio tali conseguenze. Ma si tratta solo di una mera finzione, di una falsa ideologia ed estetica della valutazione, per finalità prettamente burocratico-formali. 

domenica 12 maggio 2019

CELOMADURISMO E MARXISMO: IL CAMPISMO IN VENEZUELA




Pubblichiamo un botta e risposta tra due compagni vercellesi, Lorenzo Mortara e Alessandro Jacassi, membri, tra le altre cose, del Comitato Antifascista cittadino. Lorenzo aveva postato sui social un articolo del Partito Comunista dei Lavoratori (PCL): Verso la Guerra Civile in Venezuela? (lo trovate qui, e più sotto alla fine). Alessandro prima lo definiva “mare di cazzate” poi, invitato a specificare, rispondeva con le parole che trovate qui sotto. Subito dopo trovate la replica di Lorenzo, lunga e articolata, che prova a far chiarezza fra due modi sostanzialmente opposti di approcciare la lotta di classe in Venezuela: il “campismo” e il marxismo. 



La critica di Alessandro Jacassi 

Prima di tutto non c’è nessun tradimento o divisione dell’esercito, il tentato golpe è durato poco più di 3 ore e ha coinvolto qualche decina di militari di cui molti ingannati dai loro superiori, nessuna base militare ha disertato passando sotto il giogo imperialista dei Trump e dei Guaidò di turno; l’area interessata dal golpe è stato un ponte e un pezzo di strada limitrofa, Lopez e Guaidò cercano rifugio in ambasciate straniere dopo poche ore… Il popolo di cui ti riempi la bocca è sceso nelle strade difendendo la rivoluzione che per scelta di Chávez è, come la definisci tu, riformista, in quanto consapevoli che altro tipo di rivoluzione avrebbe subito visto una risposta armata yankee. Mi fai sempre un discorso di classe e non capisci neanche che a sostenere Guaidò ci sono solo i padroni e qualche lacchè della borghesia, estrema minoranza bianca, mentre il popolo, la classe a cui tu ti richiami è con Maduro e questo è inconfutabile, lo vede chiunque guardi i video girati nei quartieri popolari, quartieri che prima del riformismo come lo definisci tu, erano baraccopoli senza luce né fognature. Forse dovresti iniziare a viaggiare un po’ in quei paesi invece di stare chiuso solo nella tua stanza a leggere manuali impolverati e vetusti. Ciao Lorenzo se vuoi parlare di Latinoamerica meglio che impari lo spagnolo prima. 

A. J. 



E la replica di Lorenzo Mortara 

Per capire un post di sedicenti marxisti come noi trotskisti, bisogna almeno provare a comprendere, non dico condividere, la prospettiva. Per noi la prospettiva non è il socialismo a parole del XXI secolo (che è il solito vecchio capitalismo del XX secolo, magari un po’ più spostato a sinistra, meno liberista direbbe qualcuno...), ma la lotta di classe spinta fino alla rivoluzione socialista, cioè al reale esproprio dei capitalisti (la grande industria oligopolistica, non il piccolo borghese imprenditore, padrone di piccola bottega o di bar o di altre cose non determinanti) e la trasformazione dell’economia anarchica di mercato, in pianificazione socialista sotto il controllo dei lavoratori, con la speranza che non si burocratizzi tutto nel giro di poco come nell'URSS. Ma la burocratizzazione dell'Urss non è un buon motivo per non riprovarci, tanto più che per noi l’evoluzione o l’involuzione di una rivoluzione dipende nella sostanza dalla vittorie o dalle sconfitte della lotta di classe del proletariato su scala oltretutto internazionale, e non semplicemente da quello che fa o non fa questo o quel dirigente. E le nostre non sono semplici opinioni, sono fatti che possiamo documentare come ampiamente documenteremo con numerosi esempi tratti da quell'arsenale infinito di lezioni, che è la storia della lotta della nostra classe di appartenenza. 

Chi non ha questa prospettiva, difficilmente la può apprezzare o condividere, potrebbe però fare almeno lo sforzo di comprenderla, specialmente se è un compagno. Nella critica all'articolo del PCL, non solo questa prospettiva Jacassi non l’ha intesa, fregandosene bellamente, ma non si capisce nemmeno quale sia la sua, anche se l’esperienza ce la fa intuire al volo. Qual è dunque la sua prospettiva? Dimostrare che non c’è una spaccatura nell'esercito? Sconfiggere Guaidò? Appoggiare Maduro e dimostrare che il popolo sta con lui mentre i marxisti stanno da un’altra parte se non proprio con Guaidò (un classico delle accuse a chi osa criticare il leader di turno)? E va bene, anche ammesso tutto questo, e poi? Che si fa dopo aver sconfitto Guaidò senza prospettiva? Sono prospettive queste, o aspetti parziali e in alcuni casi condivisibili di chi non ha altra prospettiva che vivere alla giornata gli eventi venezuelani? 

giovedì 18 aprile 2019

NOTRE-DAME E GLI OPERAI




di Lorenzo Mortara



La contrapposizione tra il rogo di Notre-Dame e gli operai “rosolati” quotidianamente in quelle “cattedrali” padronali chiamate fabbriche, è l’equivalente “artistica” della contrapposizione “patriottica” tra italiani e migranti stranieri. Viene dalla stessa insensibile masnada di infimi bottegai dal cuore arido e putrido perché staccato dal vivo della lotta di classe. E così come gli immigrati non sottraggono nulla agli italiani, così i soldi per la ricostruzione di Notre-Dame, al netto di lucro e tangenti che ci saranno come in tutte le altre operazioni capitalistiche, di per sé non sottraggono nulla agli operai.

Chi non fa nulla per gli immigrati stranieri - va ribadito - non farà mai nulla nemmeno per gli italiani, così come chi lotta per gli uni, lotta anche per gli altri; lotta cioè per tutti (i proletari). Ne segue che lotta soprattutto per Notre-Dame, perché chi non lotta per la ricostruzione di Notre-Dame, non lotta per nessuno, tanto meno per operai e sfruttati per la semplice ragione sta dalla parte del padrone, a fargli, in un modo o nell’altro, da servo. 

Questa contrapposizione è falsa e razzista tanto quanto l’altra, proprio come tutte quelle che, per vigliaccheria, vogliono sostituire l’unica contrapposizione reale: quella che vede padroni da una parte e lavoratori dall'altra. 

A maggior ragione, quindi, quando viene da sinistra non ha nulla a che vedere con lo spirito proletario più genuino. È solo spirito piccolo borghese allo stato puro. È perciò naturale, che la sinistra attuale, già imbevuta di sovranismo, di riformismo, di keynesismo, di costituzionalismo, di stalinismo e di altre infiniti “codismi” piccolo borghesi, strizzi l’occhio anche a questa contrapposizione. Cosa non si fa pur di abbracciare qualunque cosa che non sia marxismo, lotta di classe! 

Il comunismo non appartiene a questa sinistra becera, perché sarà un regno di artisti nell’abbondanza. Conservare il più integralmente possibile le opere d’arte e liberarle dalla gramigna degli scempi che il capitalismo ha costruito attorno a loro, sarà uno dei compiti più importanti dopo la rivoluzione. Perché col comunismo il tipo umano medio si eleverà al livello di un Goethe. Goethe, infatti, non è per nulla un’eccezione, è il capitalismo che non consente Goethe come regola. Ma per questa “nuova mediocrità” non sarà sufficiente solo lo sviluppo dieci, venti volte superiore delle forze produttive. Ci vorrà l’apporto di tutto quanto il meglio venuto dal passato, cioè di ciò che di veramente umano, l'uomo abbia mai prodotto fino ad oggi: l’arte appunto. 

Null'altro in fondo il comunismo dovrà veramente conservare. Perché nient’altro in fondo ha valore. Ferrari, i-phone e vestiti di Armani appartengono pur sempre e ancora oggi al regno della scimmia, così come i primi disegni rupestri di migliaia di anni fa, già allora erano il miglior prodotto dell'uomo del futuro. 

E non dimentichiamoci mai, che l’uomo delle caverne era una donna, ed era comunista. Quando usciremo dalla caverna capitalistica, l’uomo nuovo sarà figlio suo e di Notre-Dame, ma non sarà più gobbo. 





Lorenzo Mortara

PCL Vercelli

mercoledì 17 Aprile 2019



lunedì 4 marzo 2019

1° CONGRESSO NAZIONALE DI RISORGIMENTO SOCIALISTA - DOCUMENTO PRECONGRESSUALE





1° congresso fondativo di RISORGIMENTO SOCIALISTA

Documento precongressuale per lo svolgimento di un vero congresso plurale, nel solco della tradizione del socialismo democratico.


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IL COMPITO DEI SOCIALISTI NELL’ATTUALE FASE POLITICA. 


Nostro compito è quello di ridare lustro a ideali e valori del socialismo democratico che certo non sono scomparsi ma che hanno bisogno di essere rilanciati e re-interpretati alla luce delle caratteristiche dell’attuale fase storica, contraddistinta dalla crisi irreversibile del modello di globalizzazione neo-liberista che ha dominato la scena negli ultimi decenni. Viviamo un’epoca di grandi stravolgimenti: la povertà, la disoccupazione i flussi migratori producono miseria e precarietà, disuguaglianze sociali che non hanno confini, mentre delle ristrettissime elites, grazie al dominio del denaro, sono comodamente sedute sopra le macerie provocate dai guasti del finanz-capitalismo. Viviamo in una società ormai in preda ad una profonda disgregazione sociale e a delle contraddizioni apparentemente insanabili che generano insicurezza e senso di disuguaglianza e fanno arretrare in ogni modo la democrazia. E’ giunto il momento di opporsi a tutto ciò ed è pertanto doveroso e necessario tornare a rivendicare con forza quelle conquiste sociali che nei decenni passati avevano consentito di riaffermare la dignità umana dei lavoratori e che sono stati cancellati con un colpo di spugna in questi ultimi anni di dominio dell’ideologia neo-liberista, all'interno di una cornice di pensiero unico definita dai trattati e dagli organismi internazionali braccio armato del finanz-capitalismo (fra tutti U.E., B.C.E. e F.M.I.). In questo contesto di degrado economico e sociale, in questi ultimi decenni l’errore dei partiti socialisti e socialdemocratici europei è stato quello di rendersi dei docili interpreti passivi delle politiche di austerità e di rigore imposte dalla Troika. Tutto ciò ha spianato inevitabilmente la strada alle destre populiste, che si sono appropriate di tutti gli spazi del dissenso e del malcontento popolare, nel mentre le sinistre sono apparse abbandonare ogni contatto reale con i loro storici interlocutori naturali: i lavoratori, i disoccupati, i precari. Compito dei socialisti democratici oggi è primariamente quello di provare a saldare la frattura con le masse popolari del nostro Paese, presso cui va sempre più prendendo corpo la consapevolezza che questa Unione Europea costruita sui trattati di Mastricht e di Lisbona non incarna l’Europa dei popoli, dei diritti e della giustizia sociale. RISORGIMENTO SOCIALISTA, quale nuova forza autonoma ed organizzata del socialismo italiano, può svolgere un autentico ruolo di rilancio del socialismo proponendo un’alternativa a questa U.E. e togliendo così ai partiti del campo cosiddetto “populista” il monopolio della rappresentanza politica dei lavoratori e dei ceti produttivi della nostra società. RISORGIMENTO SOCIALISTA deve rimettersi in cammino ponendo al centro della sua azione politica i temi del lavoro e della dignità umana, uniti al rilancio di un sano concetto di patriottismo costituzionale, quale unico pensiero capace di fungere da alternativa al liberismo ed alle destre populiste.

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NO ALLA PROSECUZIONE DELL’ESPERIENZA ALL'INTERNO DI POTERE AL POPOLO. 

NO ALLA PARTECIPAZIONE ALL'INTERNO DI UNA LISTA ELETTORALE DIRETTA DAL SINDACO DI NAPOLI DE MAGISTRIS. 

SI AL RILANCIO DI UNA FORZA AUTONOMA DEL SOCIALISMO ITALIANO. 

Troviamo profondamente sbagliata la scelta di fare partecipare RISORGIMENTO SOCIALISTA al processo di strutturazione politico-organizzativa della formazione di sinistra ultra-radicale POTERE AL POPOLO. Quella di POTERE AL POPOLO è una collocazione del tutto innaturale per chi come noi si ispira e si richiama alla migliore tradizione del socialismo democratico del nostro Paese. Infatti, le forze politiche della sinistra ultra-radicale che hanno dato vita a POTERE AL POPOLO appaiono avere del tutto introiettato gli stessi schemi concettuali dell’ideologia globalista attualmente dominante nella sinistra italiana ed alimentano in modo colpevole una inaccettabile confusione tra i due ben distinti concetti di solidarietà internazionalista delle classi popolari e cosmopolitismo delle classi dominanti. In particolare, troviamo profondamente errata e foriera di grande confusione fra le masse l’attuale posizione che POTERE AL POPOLO esprime sul controverso tema dell’immigrazione clandestina. Riteniamo infatti che l’attuale sostegno incondizionato al fenomeno dell’immigrazione clandestina non torni utile in alcun modo alle ragioni dei popoli sottomessi del sud del mondo e che anzi esso oggi costituisca unicamente un fattore di rafforzamento dei poteri globalisti e del Governo francese, maliziosamente interessati ad alimentare una moderna “tratta degli schiavi” con il fine di gettare l’Italia nel caos sociale e politico. Riterremmo un errore ancora più grave che RISORGIMENTO SOCIALISTA possa sostenere alle prossime elezioni europee una possibile lista capitanata dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris, ex Magistrato prestato alla politica e che da anni connota la sua azione per il ricorrente utilizzo di toni sopra le righe nei confronti dei suoi avversari politici nonché per il costante ricorso ad atti di irresponsabile protagonismo all’insegna del populismo mediatico, con modalità ben distanti dalla cultura del socialismo democratico e riformista. Riteniamo che il compito dei socialisti oggi debba invece essere quello di separare i propri destini da quelli di POTERE AL POPOLO e di rilanciare senz’altro RISORGIMENTO SOCIALISTA come soggetto autonomo del socialismo italiano, lontani da ogni seduzione velleitaria della sinistra cosiddetta “radicale” o “antagonista”.


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PER UN CONGRESSO LIBERO, PLURALE E DEMOCRATICO. 

Con lo svolgimento del suo primo congresso nazionale, RISORGIMENTO SOCIALISTA ha la sua prima grande occasione di trasformarsi in un vero partito nella sua accezione più corretta e tradizionale, ossia un movimento politico in carne ed ossa, fondato sul principio della partecipazione popolare e sul concorso di idee e proposte da parte dei lavoratori italiani, dei giovani, degli studenti, degli intellettuali, delle donne. Noi sottoscrittori del presente appello auspichiamo con forza che il nostro movimento politico non sprechi questa sua irripetibile opportunità e che, attraverso la celebrazione del suo primo congresso fondativo, riesca finalmente ad insediare degli organismi dirigenti autenticamente democratici, la cui composizione sia effettivamente rispettosa di tutte le varie e diverse sensibilità politiche che contraddistinguono gli uomini e le donne che hanno dato vita alla nascita di RISORGIMENTO SOCIALISTA. Per porre fine alla discutibile pratica dell’unanimismo, che è estranea alla storia e alla cultura del socialismo democratico, chiediamo lo svolgimento di un vero congresso che, nel rispetto delle regole democratiche che dovrebbero disciplinare la vita interna a RISORGIMENTO SOCIALISTA, ci porti a svolgere un’autentica e libera discussione sulla linea politica che il nostro movimento politico dovrà attuare nei prossimi anni. Ci appelliamo prima di tutto al rispetto della norma di cui all'articolo 4.1 del vigente statuto nazionale, che individua nel solo congresso nazionale l’organismo chiamato a stabilire la linea politica del partito. Per tale ragione, non riteniamo di potere accettare lo svolgimento di un congresso nazionale “per temi” e in cui la definizione della attuale linea politica di RISORGIMENTO SOCIALISTA costituisca un elemento di partenza già dato per acquisito o per implicito, senza cioè che la definizione della linea politica sia preceduta da una vera e autentica discussione fra le diverse linee e visioni politiche, com’è sempre avvenuto all'interno dei partiti storicamente inseriti nel solco della tradizione del socialismo democratico. 

Pertanto, per favorire la convocazione di un congresso autenticamente democratico, chiediamo fin da subito: l’elaborazione di un regolamento congressuale che favorisca la partecipazione al congresso di tutti gli iscritti al partito e che consenta di esercitare il diritto di tutti ad una vera discussione della linea politica da decidere al congresso, mediante la facoltà di presentare delle mozioni; la costituzione di una Commissione Elettorale al cui interno debbono trovare spazio tutte le diverse anime e sensibilità politiche interne a RISORGIMENTO SOCIALISTA. 

Infine, facciamo appello al coordinatore provvisorio di RISORGIMENTO SOCIALISTA Franco Bartolomei affinché prenda atto dei suoi gravi e reiterati errori politici (autoritarismo, disprezzo per la democrazia interna, camaleontismo e trasformismo nelle alleanze) che hanno fin qui seriamente pregiudicato il percorso di costruzione di RISORGIMENTO SOCIALISTA e affinché faccia finalmente un passo indietro, lasciando spazio ad un nuovo gruppo dirigente credibile, con le idee più chiare e, soprattutto, più stabili delle sue. 


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Soggetti presentatori del documento precongressuale: 

Gianni De Angelis Coordinatore romano e membro della Esecutivo Nazionale

Giuseppe Angiuli ex membro dell'Esecutivo Nazionale e Responsabile Esteri

Debora Barletta membro del Direttivo Romano e Nazionale

Giuseppe Cavalieri (simpatizzante ex iscritto)

Antonino Franceschino (simpatizzante ex iscritto)

Anna Nera

Laura Pizzoli (simpatizzante ex iscritta)

Filippo Russo membro del Direttivo Romano e Nazionale

Pietro Russo Morleo

Stefano Santarelli  ex membro dell'Esecutivo Nazionale


Teresio Spalla membro del Direttivo Nazionale



domenica 17 febbraio 2019

SUI GILETS JAUNES di Lucio Garofalo









SUI GILETS JAUNES
di Lucio Garofalo


"Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare". Mai come nel caso dei Gilet Gialli, un sommovimento politico-sociale inedito fino ad oggi, quell'adagio popolare è assai appropriato. 

Tre mesi di rivolte di massa durissime. Un gran numero di morti e di feriti. Per non parlare degli arresti da parte della polizia, che si contano a centinaia. 

Insomma, le forze dell'ordine hanno instaurato un clima di repressione brutale delle sommosse e rivendicazioni popolari avanzate in Francia. 
Ma il movimento non desiste affatto e resiste. Anzi, incalza e le le proteste si vanno intensificando. Le tensioni sociali sono sempre più elevate e pressanti. 

Sembra, tuttavia, che la partecipazione alle mobilitazioni dei Gilet Gialli, negli ultimi tempi, sia progressivamente calata a causa proprio della repressione durissima da parte della polizia transalpina. Per cui in piazza scendono soprattutto le soggettività più decise e più tenaci, meno disposte alla resa, anzi. 

Mi pare di poter dire, dunque, che restano in gioco i più duri e i più irriducibili. Com'è già capitato in simili circostanze storiche. La novità di tale movimento politico-sociale, consiste nella sua eterogeneità ideologica e nell'assenza di una direzione politica. 
Per alcuni, questo elemento costituirebbe un deficit, ovvero un limite ed una fragilità. Per altri, direi anche per il sottoscritto, potrebbe rappresentare l'occasione per creare un modello di esperienza totalmente inedito. 

Il movimento dei Gilet Gialli si è scisso anzitutto tra due fazioni, se non sbaglio: c'è chi vorrebbe convertirsi in un partito politico ufficiale, nelle modalità dei 5 Stelle, e c'è chi spinge in un'altra direzione, verso forme assembleari, all'insegna dell'autogestione politica di tipo orizzontale. 

Mi pare che questo sia il quadro riassuntivo in cui si possa sintetizzare e raccontare l'esperienza, assolutamente anomala ed originale, dei Gilet Gialli, almeno fino al momento in cui scrivo.



mercoledì 30 gennaio 2019

LA TRISTE PARABOLA DEL SOCIALISMO BOLIVARIANO di Giuseppe Angiuli




La statua dell’eroe nazionale Simon Bolívar nell’omonima piazza a Caracas 



LA TRISTE PARABOLA DEL SOCIALISMO BOLIVARIANO
di Giuseppe Angiuli



1) PREMESSA

 A 20 anni di distanza dal primo insediamento di Hugo Chavez alla Presidenza della Repubblica Bolivariana del Venezuela, vi sono senz'altro le condizioni per trarre un significativo bilancio di un processo politico che ha segnato profondamente il destino del Paese caraibico e dell’intero sub-continente latino-americano, un processo che in una prima fase non aveva mancato di diffondere grandi speranze di riscatto in buona parte dei Paesi del sud del mondo ma che oggi vive un momento di crisi dai contorni così inquietanti e drammatici al punto da rischiare di compromettere in modo irreversibile la credibilità dell’intera esperienza storica del cosiddetto “socialismo del XXI secolo”

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