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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Storia è finita" di Norberto Fragiacomo
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mercoledì 13 agosto 2014

PALESTINA - DOPO GAZA: BOICOTTAGGIO, DISINVESTIMENTO, SANZIONI (BDS)


PALESTINA - DOPO GAZA: 
BOICOTTAGGIO, DISINVESTIMENTO, SANZIONI (BDS)
Intervista ad Ilan Pappe [1]


Lei definisce Israele uno “Stato-colono”, introducendo la distinzione tra “colonialismo” e “Stato-colono”. In sostanza, nello “Stato-colono” il colono non ha una casa d’origine cui fare ritorno, è così?   È quello che noi sudamericani abbiamo chiamato “colonialismo di tipo particolare”.
Sì. Il primo sionismo utilizza il termine “colonialismo” per descrivere quello che voleva, perché nel XIX secolo l’immagine del colonialismo era molto positiva. Si era orgogliosi di presentare il sionismo come un progetto di successo.
In seguito negli anni Trenta, e dopo la creazione di Israele, si trovarono di fronte al cambiamento dell’immagine del colonialismo.
I primi studiosi del sionismo inventarono un nuovo termine – non riesco neanche a pronunciarlo, è una specie di corruzione ortografica di “colonizzazione” in ebraico – per dimostrare che quel progetto era unico.
Il sionismo cominciò a parlare, in sostituzione, di ritorno a una patria antica, di redenzione di una terra vuota. Il che voleva dire l’impossibilità di definire come tale il movimento anticolonialista palestinese, che veniva presentato come alcuni terroristi che cercavano di distruggere un moderno Stato democratico.

sabato 9 agosto 2014

TREGUA CONCORDATA O DIKTAT di Antonio Moscato




TREGUA CONCORDATA O DIKTAT
di Antonio Moscato

Valanghe di miserabili pennivendoli, giornalisti o estensori di blandi  comunicati di “solidarietà equidistante”, si sono affrettati a denunciare la “perfidia” di Hamas che non accetta di prolungare la tregua proposta dall’Egitto.
Quanta ipocrisia e voluta cecità! Una tregua temporanea che non prevede di accogliere neppure una delle ragionevoli e modeste richieste di Hamas (come la fine dell’assedio, il ripristino di aeroporto e porto, la possibilità di pescare, un adeguato rifornimento di generi alimentari e di acqua potabile) non è altro che una sospensione momentanea dell’aggressione, per fare il bilancio dell’operazione e prepararne la fase successiva: infatti l’invasione è risultata più costosa del previsto per Israele, che non immaginava di trovare una così decisa resistenza, e di non vedere nessuna forma di scollamento tra la popolazione e il suo legittimo governo. Deve correggere gli errori fatti, per essere più incisivo la prossima volta…

venerdì 8 agosto 2014

BEIT FURIK: CORAGGIO, COLLERA, CUORE di Samantha Comizzoli





BEIT FURIK: CORAGGIO, COLLERA, CUORE

di Samantha Comizzoli


Oggi in Palestina era venerdì, ma era anche un altro giorno di rabbia contro l'occupazione nazista israeliana.
Da Nablus, con 3 autobus, arriviamo al campo profughi di Balata. Da qui partiremo tutti assieme, marciando, fino a raggiungere il checkpoint di Beit Furik.

Quando arriviamo a Beit Furik è già l'inferno. Al checkpoint sapevano che saremmo arrivati oggi perchè la manifestazione era stata annunciata. Cerchiamo di usare i blocchi di cemento per proteggerci dagli spari. Fino a quando sparano gas lacrimogeni e sound bomb va ancora bene, perchè vedi la traiettoria. Quando però sparano proiettili veri il discorso cambia. Senti il sibilo, ma non li vedi. I cecchini si sono appostati fra i cespugli. Sparano su persone con le braccia alzate o che tirano pietre.
Sono davanti al checkpoint e in piedi, dietro ad un blocco di cemento. Sparano, davanti a me c'è uno shebab con una kheffia bianco/nera che sta camminando verso di me per cercare altre pietre. E' ad un metro davanti a me quando sparano, io mi abbasso, lui no. Quando mi rialzo mi si inginocchia davanti e piega la testa. Gli hanno sparato dietro alla testa, dalla kheffia una macchia di sangue si spande. Urlo, urlano e corrono gli shebab, che lo prenderanno in braccio per caricarlo sull'ambulanza. Da lì in poi è un susseguirsi di feriti da proiettili veri, quasi tutti alle gambe; tranne uno negli occhi. Un ragazzo giovane che, sapremo poi dall'ospedale, ha perso un occhio.
Seguo uno dei feriti alle gambe fino all'ambulanza perchè continuano a sparare e, anche questa volta, sparano sull'ambulanza.

sabato 26 luglio 2014

L'IMPERIALISMO DI NETANYAHU E IL PERICOLO DI UN DUPLICE ANTISEMITISMO, ANTIEBRAICO E ANTIARABO di Michele Basso



L'IMPERIALISMO DI NETANYAHU E IL PERICOLO DI UN DUPLICE ANTISEMITISMO, ANTIEBRAICO E ANTIARABO
di Michele Basso



Qual è lo scopo dell’operazione di brigantaggio di Netanyahu a Gaza? Ottenere il pieno controllo dei giacimenti di gas prospicienti la costa di Gaza; si intima ai palestinesi: “O la borsa o la vita, o mi lasciate carta bianca sui gas, o vi faccio fuori”. Gli dà corda un rabbino impazzito: “"“La Torah spiega in che modo gli ebrei devono difendersi dai propri nemici: se è necessario, Israele deve distruggere Gaza”. Parola di Dov Lior, leader spirituale dell’insediamento illegale di Kiryay Arba alle porte di Hebron, considerato il rabbino più estremista della destra religiosa ebraica. Famoso per aver asserito che “se uno dei due genitori non è ebreo, il bambino avrà i geni negativi che caratterizzano i non-ebrei”; ma anche per essere stato arrestato e interrogato con l’accusa di incitamento alla violenza per aver promosso un libro religioso, “il Re della Torah”, che dà gli ebrei il permesso di uccidere i non-ebrei, compresi i neonati." (1)

Perché uso il termine imperialismo e non sionismo? Seguo la lezione di Trotsky (Lenin, Trotsky, Bordiga, Luxemburg… appartengono alla migliore tradizione del movimento operaio, e non occorre aderire a qualche scuoletta per citarli), che nel luglio 1935 consigliava di parlare di guerra contro l’imperialismo e non contro il fascismo: “ Il problema non è chi è “meglio”, il Negus o Mussolini, è un problema della relazione tra classi e della lotta di un paese sottosviluppato per l’indipendenza contro l’imperialismo” (2) Tra l’altro il Negus abbandonò il paese mentre la guerra era ancora in corso, facilitando la vittoria di Mussolini, e, tra i suoi imitatori troverà proprio il nuovo imperatore di Etiopia, Vittorio Emanuele III, che fuggirà a Brindisi.
Parlare di imperialismo significa anche mettere in evidenza la vera matura dell’aggressione, perché lo stato imperialista può essere totalitario o democratico, laico o clericale, di destra o di “sinistra”, e chi lotta contro l’aggressione non difende il regime del paese vittima dell’imperialismo, ma la sua popolazione. E anche per non dare, a quei personaggi che vogliono identificare antisionismo e antisemitismo, infiniti pretesti per confondere le idee sulla vera posta in gioco.

D’altra parte, ciò che rinfocola le mai spente braci dell’antisemitismo (il socialismo degli imbecilli, si diceva nell’Ottocento!) è proprio la politica militarista di Netanyahu, che massacra con la massima indifferenza civili, donne e bambini in particolare, bombarda scuole e ospedali, e spara sulla mezzaluna rossa (la croce rossa dei paesi musulmani). Inoltra alimenta un secondo tipo di antisemitismo, che ha preso piede soprattutto con le sciagurate presidenze della dinastia Bush, di Clinton e Obama, e che gioca sull’odio antiarabo, il ramo più numeroso dei semiti. Sappiamo che le divisioni razziali non hanno alcun fondamento scientifico, ma non possiamo non tener conto che la propaganda può far credere vere le teorie o i pregiudizi più infondati.

Non è un difensore delle masse palestinesi Putin. In un incontro con un gruppo di sionisti, Putin ha chiesto di portare un messaggio a Netanyahu, e cioè che la Russia è un vero amico d’Israele e del suo primo ministro: “ “Sostengo la battaglia d’Israele che intende proteggere i suoi cittadini “ ha detto sulle operazioni delle Forze di difesa israeliane per restaurare la calma nella regione e fermare il terrorismo di Hamas”. (3)
Non una parola sul massacro dei palestinesi.
Da un lato abbiamo uno stato imperialista, che ha una grande quantità di missili, centinaia di atomiche, l’appoggio del governo di Washington e di quelli europei, la benevolenza della Russia e la pratica indifferenza della Cina; dall’altra parte, non uno stato, ma un Bantustan, al quale vengono bloccati, da Israele e dalla giunta golpista egiziana, persino i rifornimenti di medicine e di acqua. Quale che sia la sua direzione, porlo sullo stesso piano di Israele come fosse uno stato imperialista, proponendo pure per esso il disfattismo rivoluzionario, è una sciocchezza contro il marxismo e persino contro il buon senso. Chi avesse dubbi a questo proposito può leggere o rileggere “Aggressione all’Europa”, di Bordiga, dove si chiariscono i limiti del disfattismo rivoluzionario di fronte a un imperialismo strapotente. (4)

Termino esprimendo ancora una volta il mio apprezzamento per quegli ebrei, che coraggiosamente denunciano la guerra di Israele. E non m’importa se sono comunisti, semplicemente antimilitaristi, laici o rabbini. Conoscono i rischi che corrono, di essere discriminati dalla loro comunità, o, soprattutto in Israele e negli Stati Uniti, di essere arrestati. Su altre questioni ci potremmo trovare forse su fronti opposti, su questa li considero eccellenti alleati.
Se ho scandalizzato qualche chierichetto o qualche suorina del “marxismo accademico”, non me ne scuso affatto.


Note 
1) “Le considerazioni del rabbino estremista, espresse sotto forma di una sentenza religiosa, danno la benedizione alle autorità israeliane di sterminare gli abitanti della Striscia per difesa. Il Meretz chiede di aprire un’indagine”, NENA NEWS 26 luglio 2014
2) Leon Trotsky, The Italo-Ethiopian conflict, 17 luglio 1935.
3) “President Putin: “I Support Israel”” The Federation of Jewish Communties of the CIS.
4) “Aggressione all’Europa”, in “Battaglia Comunista”, n. 13, 1949. Lo si trova negli archivi dei siti internet di Programma Comunista, Il partito comunista, N+1, e altri.


dal sito Il Pane e le Rose


mercoledì 23 luglio 2014

CON LA GUERRA DI GAZA VA FORTE IL "ROVESCISMO" di Angelo d'Orsi



CON LA GUERRA DI GAZA VA FORTE IL "ROVESCISMO" 
di Angelo d'Orsi

Ho tra­scorso la set­ti­mana in Spa­gna, a Malaga, a una Scuola estiva della Cat­te­dra Une­sco di quella Uni­ver­sità. Il tema della sezione a cui ho par­te­ci­pato come rela­tore era “L’impegno degli intel­let­tuali”. Seguivo, natu­ral­mente, la noti­zie sem­pre più ango­sciose pro­ve­nienti dalla terra mar­tire di Pale­stina, con­sta­tando l’assoluta “distra­zione” del ceto poli­tico, rispetto a quei fatti di scon­vol­gente gra­vità, e il totale disin­te­resse, salvo pochis­sime ecce­zioni, del “mondo della cultura”.
Ricordo altre sta­gioni, come l’invasione del Libano e la guerra con­tro Hez­bol­lah, del luglio 2006, o il bom­bar­da­mento di Gaza del dicem­bre 2008-gennaio 2009: sta­gioni in cui fio­ri­rono appelli, e la mobi­li­ta­zione di pro­fes­sori, gior­na­li­sti, let­te­rati, scienziati,artisti fu vivace e intensa. Si denun­cia­vano le respon­sa­bi­lità di Israele, la sua pro­terva volontà di schiac­ciare i pale­sti­nesi, invece di rico­no­scer loro il diritto non solo a una patria, ma alla vita. Oggi, silen­zio. La mac­china schiac­cia­sassi di Mat­teo Renzi , nel suo mici­diale com­bi­nato dispo­sto con Gior­gio Napo­li­tano, si sta rive­lando un effi­ca­cis­simo appa­rato ege­mo­nico.
L’intellettualità “demo­cra­tica”, facente capo per il 90% al Pd, appare alli­neata e coperta. I grandi gior­nali, a comin­ciare dal “quo­ti­diano pro­gres­si­sta” di De Bene­detti, sem­pre in prima linea a soste­nere le nuove guerre, dal Golfo alla Jugo­sla­via, appa­iono orga­ni­smi per­fet­ta­mente oliati di soste­gno al governo da un canto, e di ade­gua­mento alla poli­tica estera decisa da un pugno di signori e signore tra Washing­ton, Lon­dra, Bru­xel­les e Ber­lino (Parigi, caro Hol­lande, ne prenda atto, non conta un fico). Della radio­te­le­vi­sione non vale nep­pure la pena par­lare; come per l’Ucraina, ora, nella enne­sima mici­diale aggres­sione israe­liana a Gaza, si sono rag­giunti ver­tici non di disin­for­ma­zione, ma di sem­plice rove­scia­mento della verità. La cate­go­ria del “rove­sci­smo”, che mi vanto di aver creato, per la sto­rio­gra­fia iper-revisionista, va ormai estesa ai media.

martedì 22 luglio 2014

… ED IL MONDO STA A GUARDARE di Stefano Santarelli



… ED IL MONDO STA A GUARDARE
di Stefano Santarelli


Francamente i commenti in questo momento mi sembrano superflui. Il genocidio, perché di genocidio si tratta, che la cittadinanza di Gaza sta subendo da dieci giorni non merita parole, ma mobilitazioni e fatti per fermarlo.
Ricordiamo gli avvenimenti: il 12 giugno tre ragazzi israeliani vengono rapiti in Cisgiordania ed i loro corpi verranno ritrovati una settimana dopo. Scatta subito una dura rappresaglia in  questa regione con l’uccisione di almeno quattro palestinesi e l’arresto di 500 uomini in gran parte membri di Hamas.
Il governo israeliano non ha nessun timore nell’affermare che la sua volontà è quella di annientare Hamas e il giorno dopo questa dichiarazione un sedicenne palestinese viene bruciato vivo da sei sionisti che verranno immediatamente arrestati. Lo stesso Netanyahu è stato costretto ad ammettere che i palestinesi si erano impegnati seriamente per cercare di ritrovare questi tre ragazzi rapiti.
Ma ciò non impedisce che una settimana dopo, l’8 luglio, Israele inizia la serie di violenti bombardamenti a Gaza che colpiscono soltanto le abitazioni civili, gli ospedali, le scuole di questa povera città palestinese. Le vittime finora sono 600 di cui più di un terzo composto da bambini e 3600 feriti. Una vera e propria strage degli innocenti che fa impallidire quella leggendaria del Re Erode.

Questi sono sinteticamente i duri fatti. Il coinvolgimento di Hamas nell’uccisione dei tre ragazzi israeliani non è stato provato, anzi è quasi sicuro che ad eseguire questo orrendo delitto siano state alcune “schegge impazzite” come anche nel caso del ragazzo palestinese bruciato vivo. Ma anche se fosse stata coinvolta Hamas in questo crimine la domanda più spontanea che viene è: cosa c’entrano tutti gli abitanti di Gaza?
La verità è che il Governo sionista (e razzista) di Netanyahu ha compiuto una aggressione gratuita e politicamente indifendibile nella storica lotta tra il popolo palestinese e l’esercito di Israele. Una aggressione che fatalmente avrà una ripercussione molto profonda, proprio per questa gratuità, su tutta la società israeliana.
Probabilmente, anzi quasi sicuramente, una delle cause dell’attacco israeliano a Gaza è da ricercarsi nei ricchi giacimenti marini di Gas alle coste di Gaza (1.4 trilioni di piedi cubi di gas naturale, del valore di almeno 4 miliardi di dollari).
Un massacro che quindi ha motivazioni strettamente materiali, ma sarebbe profondamente sbagliato definire il massacro che si sta compiendo a Gaza come una guerra visto l’enorme disparità delle forze in campo: da una parte il quarto o quinto esercito a livello mondiale che dispone oltretutto anche di armi atomiche e dall’altra parte Hamas e tutte le altre organizzazioni militari palestinesi che non dispongono non solo di un esercito, né  di una marina o di una aviazione, ma neanche di uno scassato carro armato.
No! Quello che sta avvenendo a Gaza non può essere definito una guerra, ma solo un tentativo di genocidio nei confronti del popolo palestinese.
L’unica soluzione a questa cinquantennale lotta tra Israele e il popolo palestinese non può essere in nessun modo la consegna ipocrita ed impossibile di “Due popoli, due stati”. No, l’unica consegna è la costruzione di un unico stato multietnico e multireligioso.

Parafrasando il titolo del celebre romanzo di Cronin, il mondo sta guardando con una cinica indifferenza al genocidio del popolo palestinese con l’assordante silenzio dei governi mondiali che nei fatti appoggiano il governo israeliano. Un silenzio che ricorda quello che accompagnò l’olocausto nazista.
Bisogna rompere questo muro di silenzio, fare conoscere la tragedia di Gaza. In questo siamo costretti a segnalare l’inadeguatezza della sinistra italiana che ancora non è in grado di lanciare una mobilitazione nazionale in difesa dei diritti del popolo palestinese.

Questo crimine nei confronti dell’umanità che il governo Netanyahu sta compiendo in questi giorni rischia di fare naufragare proprio il futuro dell’attuale stato di Israele poiché paradossalmente è proprio il sionismo il suo peggior nemico e come ammonisce un celebre profeta ebraico: “Poiché costoro seminano vento e mieteranno tempesta” (Osea 8,7). 



domenica 20 luglio 2014

L'AGGRESSIONE ISRAELIANA A GAZA RAFFORZA HAMAS


L'AGGRESSIONE ISRAELIANA A GAZA RAFFORZA HAMAS
Corrispondenza da Gerusalemme di Michel Warschavski


È noto che tutte le guerre hanno un obiettivo politico, e quella dello Stato di Israele contro Gaza non fa eccezione.
Guerra? Visto il rapporto di forza militare, il concetto è inadeguato: si tratta di un’aggressione armata, di fronte a una resistenza il cui eroismo non può nasconderne la debolezza. Eppure, con i suoi missili scarsamente efficaci, Hamas riesce a paralizzare da una settimana l’esistenza quotidiana di oltre un milione di israeliani, e sicuramente imporrà allo Stato ebraico un compromesso non molto diverso da quello che aveva concluso l’aggressione israeliana del 2011.

Quale è dunque l‘obiettivo di Benyamin Netanyahu e del suo governo?
Per paradossale che possa sembrare, l’obiettivo è… Mahmud Abbas (Abu Mazen), con la campagna militare contro Hamas e Gaza che è semplicemente il mezzo per indebolire il Presidente palestinese.
Fin dal sequestro dei tre giovani coloni, il Primo ministro israeliano aveva preso di mira Mahmud Abbas come principale responsabile dell’operazione, ed è solo sotto la pressione statunitense che i dirigenti israeliani sono stati costretti a cambiare di spalla il loro fucile e ad ammettere che i palestinesi non avevano risparmiato gli sforzi per cercare di ritrovare i rapiti, approfittando dell’occasione per arrestare decine di militanti legati – o meno – ad Hamas.
Non importa: se non sei tu, allora è tuo fratello; e i dirigenti israeliani via a prendere di mira Hamas, con cui Mahmud Abbas ha da poco costituito un governo di Unità Nazionale; vale a dire: Abbas rompa l’alleanza con Hamas e così facendo si indebolisca agli occhi della popolazione, largamente fautrice dell’unità nazionale, altrimenti, se si rifiuta di farlo, diventa complice di quelli cui hanno attribuito la responsabilità del rapimento e del suo tragico esito.

Vogliono portare avanti la colonizzazione
Hamas ha smentito di avere a che fare con il rapimento e l’assassinio dei tre coloni, cosa che è peraltro coerente con la scelta di dar vita a un governo di unità nazionale con Habbas. Siano o meno convinti che Hamas sia responsabile, Netanyhau e la sua banda hanno deciso di aggredire la Striscia di Gaza. Solito riflesso dei vari governi israeliani: Gaza = Hamas = terrorismo, quindi si picchia indistintamente.
Mentre stiamo scrivendo [venerdì 12 luglio], si annunciano 122 morti [Oggi siamo già a 333. NdR], dei civili nella stragrande maggioranza. Per i capi militari di Tel Aviv, infatti, a Gaza non esistono civili, ma una comunità di un milione e mezzo di terroristi, dai 6 mesi ai 90 anni… Ricordiamocene: le centinaia di missili lanciati da Gaza nel corso degli ultimi mesi non hanno fatto – ancora – una sola vittima israeliana, tranne una donna anziana ad Haifa, tra l’altro araba, che per giunta è morta per una crisi cardiaca mentre correva a mettersi al riparo durante un allarme.
 Delegittimando Abbas, è l’insieme del processo negoziale che Netanyahu vuol far cadere, un processo che l’intera comunità internazionale vorrebbe veder uscire dai binari dove l’hanno volutamente impantanato i dirigenti israeliani. Per i dirigenti israeliani, la bussola punta a un unico e solo obiettivo: proseguire nella colonizzazione della Palestina. Tutto quel che punta a deviarli da questo orizzonte va fatto fallire, incluso al prezzo di centinaia di vittime innocenti nella Striscia di Gaza, incluso al prezzo di disgregare e sconvolgere la vita quotidiana di centinaia di migliaia di israeliani.

Sconfitta per Israele, prestigio per Hamas
Per Netanyahu, il problema è che, con la risposta di Hamas, non solo ha contribuito a risollevare il prestigio dell’organizzazione islamica – a spese di Abbas, il che danneggia enormemente i calcoli statunitensi – ma che al posto di una vittoria israeliana, ci si ritrova con un pareggio… che di fatto equivale alla sconfitta israeliana. È proprio di fronte a un bilancio del genere che si levano voci, all’estrema destra del governo di estrema destra israeliano, che chiedono l’offensiva di terra, conquistare cioè la Striscia di Gaza e occuparla per un periodo indeterminato.
Se non fossimo consapevoli del prezzo esorbitante che pagherebbe la popolazione di Gaza per una simile avventura, avremmo voglia di dire al generale Amidror, che è alla testa della campagna per un’operazione di terra: scommettiamo! Andate pure a Gaza! Se non aveste la memoria incrostata dall’arroganza, vi ricordereste del Libano e di quanto costi occupare una zona la cui popolazione ha dimostrato a più riprese che cosa stia a significare il termine resistenza.

[da L’anticapitaliste, settimanale del Nuovo Partito Anticapitalista (NPA) francese]
(Traduzione di Titti Pierini)



venerdì 18 luglio 2014

FERMARE I VENTI DI GUERRA di Franco Bartolomei




FERMARE I VENTI DI GUERRA
di Franco Bartolomei


CARI COMPAGNI ,DOBBIAMO FERMARE I VENTI DI GUERRA !
E' INAUDITO QUELLO CHE STA PER ACCADERE A GAZA .
UNA CITTA' - NAZIONE DI DUE MILIONI DI ABITANTI , STA PER ESSERE INVASA DALLO STATO DI ISRAELE , CON LA SCUSA DI UN ATTO CRIMINOSO COMMESSO DA SINGOLE PERSONE ,PER FERMARE UN PROCESSO DI PACE CHE STAVA PER CONCLUDERSI .
E L'EUROPA NON DICE NULLA .
Adesso si comprende perche' la colpa dei tre israeliani uccisi è stata data subito ad Hamas senza alcuna verifica .
Sarebbe divenuto molto semplice , cosi' facendo , poter attaccare frontalmente Gaza e far saltare l'accordo possibile tra Hamas e Fatah , per bloccare irrimediabilmente , senza particolari remore o fastidi , eccetto qualche centinaio di morti palestinesi , e forse qualche perdita nell'esercito israeliano, un processo di pace che addirittura gli Americani, questa volta, stavano imponendo ad Israele, anche sull'onda della spinta emotiva del nuovo papato di Francesco .
La verità e che ormai Obama , che al di là dei suoi limiti ha comunque fatto capire con chiarezza che la sua presidenza non impegnerà mai gli USA sul piano militare in nessuno degli scacchieri aperti nel mondo, lo fanno becco ad ogni occasione, mentre quello sciocco di Segretario di Stato, Kerry , gira il mondo come uno scemo per spiegare a tutti che il "Povero Negro" e' solo un incidente momentaneo , che presto verrà corretto dalla signora Clinton , la quale provvedera' a restituire agli USA il suo ruolo di guida sicura dell'occidente (sic!)  a tutela degli alleati tradizionali , primi tra tutti : Israele , Pakistan , Monarchie del Golfo, e Stati Europei di confine con la Federazione Russa-Bielorussa .
Eppure il nuovo asse Russia -India -Cina continua a non insegnare niente ai nostalgici dell'unipolarismo americano , e la storiella dell'espulsione dell'agente della Cia dalla Germania, così come la vittoria della Le Pen in Francia ,come le avventure di Assange , o i tradimenti di Snowden, o le coperture commerciali che la Cina garantisce alla Russia, e tanti altri fatti , anche molto diversi tra loro , che avvengono in giro per il mondo , sono tutti segnali chiari di una insofferenza crescente verso un ruolo guida mondiale degli USA non più suffragato da una corrispondente potenza economica e da una adeguata capacita' attrattiva del suo modello sociale .
E' evidente che in Occidente, sopratutto in ambienti Nato e CIA , c'è chi spinge, di fronte a questo scricchiolio pesante della vecchia egemonia , per un conflitto globale contro il nuovo asse che si va' formando in Oriente , sopratutto , come la storia ha già insegnato, per risolvere le contraddizioni insolubili di una crisi finanziaria ed economica di sistema dell'Occidente, ex sviluppato , da cui non si riesce ad uscire .
Ci hanno gia' provato con la Siria, e lì ci ha salvato Papa Francesco, ci stanno riprovando con L'Ucraina, e lì è bravo Putin a tenere i nervi saldi, ed ora riecco il medio Oriente con il blocco del processo di Pace per via di un crimine di un singolo gruppetto che fà comodo a parecchi, e che consente al governo Israeliano di far saltare una nuova concreta prospettiva di accordo generale .
In ogni caso l'alleato migliore in questo gioco pericoloso, è il fondamentalismo sunnita e post quedista , fomentato dalle monarchie del Golfo, da una parte della Cia, e, probabilmente, anche dai Servizi Pakistani, e tollerato da Israele, finchè alberga solo in parte dei palestinesi, per evidenti motivi di convenienza .
Quello che sta accadendo in Iraq, infatti, implicherà, in una fase prossima, un nuovo tentativo di innescare un conflitto globale , sopratutto se Assad reggerà all'attacco dei fondamentalisti di casa sua .
Viene spontaneo chiedere:
Ma l'Europa con la sua prosopopea sui valori democratici ed i diritti umani che farà di fronte a questi pericoli incombenti?
Continuerà ad assistere passivamente allo sviluppo di un piano inclinato che porta ad un nuovo conflitto globale, magari pensando di cavarne una utilità economica, o addirittura sperando di recuperare la sua antica centralità geopolitica, e dimostrando, in tal modo, di essere una entità politica ormai in mano ai poteri finanziari sovranazionali , assolutamente subalterna ai loro interessi strategici?
Oppure sceglierà di far di tutto per evitare il precipizio in nome delle sue ragioni costitutive e del ruolo di equilibrio mondiale che dice di voler assolvere?
Probabilmente la risposta a questio interrogativo infernale è nelle mani di tutta la Sinistra d'Europa .
Già altre volte nel secolo scorso, chiamata a questo compito supremo, ha fallito, lavoriamo duro perché stavolta non accada più!



13 luglio 2014





giovedì 17 luglio 2014

FERMARE IL MASSACRO DI GAZA



FERMARE IL MASSACRO DI GAZA

Segreteria nazionale MPL


«Dietro ogni terrorista vi sono decine di uomini e donne senza il cui aiuto non sarebbe potuto diventare un terrorista. Sono tutti nemici combattenti e il loro sangue dovrà ricadere sulle loro teste. Ora, questo riguarda anche le madri dei martiri che hanno mandato i loro figli all’inferno. Anche loro dovrebbero seguire i loro figli. Niente sarebbe più giusto. All’inferno dovrebbero andarci anche le case dove hanno allevato i loro serpenti». Alyet Shaked, deputata del partito Casa Ebraica nel parlamento israeliano


16 luglio. Ottavo giorno dall’inizio dell’assalto israeliano contro il popolo palestinese. Mentre in Cisgiordania le forze di sicurezza dello Stato sionista procedono con rastrellamenti su vasta scala e arresti indiscriminati contro i dimostranti palestinesi (sotto il naso dell’impotente Autorità nazionale di Abu Mazen), è a Gaza che sta avvenendo un vero e proprio massacro. I morti palestinesi sono ad oggi, 16 luglio, 213. Per la gran parte civili inermi, tra cui numerosi bambini (fonti Onu). Qui la macabra lista fornita dal Ministero della sanità di Gaza. I feriti, alcuni gravissimi, sono più di 1.600.
La decimazione per rappresaglia contro civili, è vero, è stata utilizzata da ogni sorta di esercito occupante. Mai nella misura, con le modalità e la brutalità con cui viene applicata dalle autorità dello Stato ebraico. Israele avrebbe compiuto in una settimana più di 1550 attacchi, rovesciando su Gaza più di 1.600 tonnellate di esplosivo. Quello che le Nazioni unite e l’Occidente, chiamano pudicamente “uso eccessivo della forza” (sic!).
Il coinvolgimento di HAMAS nel rapimento e nell’uccisione dei tre israeliani non è stato provato. Anche se lo fosse Gaza che c’entra? Solo dei criminali di guerra possono giustificare un tale genocidio chiamandolo “legittima ritorsione”.
E’ evidente che l’uccisione dei tre ragazzi israeliani, scoperta il 1 luglio, è un ridicolo pretesto. Un’offensiva così massiccia e su larga scala come l’operazione “Soglia di protezione” non si prepara in dieci giorni. Al contrario. L’attacco era evidentemente da tempo pianificato dal governo e dai militari israeliani. Come lo furono “Piombo fuso” nel dicembre 2008 e “Colonna di nuvola” nel dicembre 2012. L’obbiettivo dichiarato dei sionisti è dal 2006, quando HAMAS vinse le elezioni, sempre lo stesso: liquidare il “potenziale militare offensivo” della resistenza di Gaza. Non solo HAMAS dunque, ma pure Jihad Islamica, i Comitati di resistenza popolare, e gli stessi gruppi jihadisti che sono da tempo in rotta di collisione con HAMAS. E di quale potenziale parliamo? Esso non raggiunge nemmeno un centesimo di quello israeliano, molto, molto meno, se consideriamo le bombe atomiche nella disponibilità di Israele.

Che ci stiano riuscendo, contrariamente a ciò che vanno strombazzando i bollettini di guerra di Tsahal (Idf), che proclamano di aver raso al suolo “1.320 siti terroristici”, è altamente dubbio. Non è contestato solo dalla Resistenza palestinese, ma da numerosi analisti israeliani, che affermano che neanche il 20% degli arsenali della Resistenza sarebbero stato annientato.
Per questo il governo del guerrafondaio Netanyahu tiene accesi i motori dei carri armati per una ben più devastante invasione di terra. Ricordiamo quella che avvenne nel dicembre 2008-gennaio 2009, agli annali “Piombo fuso”. Allora il pretesto fu il lancio di razzi Kassam e Grad che. com’è noto, raramente infliggono danni e perdite rilevanti allo Stato sionista. Mezza Gaza venne rasa al suolo, più di 1300 i palestinesi uccisi, migliaia feriti. Ma la Resistenza palestinese non solo non venne piegata, si riorganizzò presto e in maniera ancor più decisa.
Per questo i comandi militari israeliani stanno frenando il governo Netanyahu. Essi sono titubanti nello sferrare un attacco di penetrazione nel cuore di Gaza, che potrebbe fallire come fallì cinque anni fa, e che potrebbe avere un esito pessimo, se non proprio tragico, per Tsahal. Lo Stato maggiore dell’esercito sionista preferirebbe continuare ad libitum con gli sbrigativi “bombardamenti sistematici, da terra, dal mare, dall’aria, riducendo al minimo i rischi di perdite umane. Godendo del sostegno degli Usa, della Nato e della Ue, essi pensano di poterselo permettere.
Bene hanno fatto HAMAS e le altre forze della Resistenza, a respingere l’ignobile proposta di tregua avanzata dal generale golpista egiziano al-Sissi. Lo stesso generale che ha messo fuori legge i fratelli egiziani di HAMAS e che ha sigillato, per conto di Israele, il valico di Rafah, contribuendo all’assedio per fame di Gaza.

A nome e per conto dei sionisti al-Sissi ha vincolato la fine dell’attacco israeliano in cambio della consegna da parte della Resistenza del suo arsenale bellico. Per quanto riguarda il Valico di Rafah esso sarebbe stato preso in consegna dalle guardie dell’Anp di Abu Mazen, col compito di non far passare nemmeno una pistola ad acqua.
HAMAS ha chiesto, affinché cessino le ostilità, la riapertura dei varchi con l’Egitto e Israele, ovvero che venga posto fine all’assedio da ogni lato che dura oramai da diversi anni, un assedio che costringe gran parte dei cittadini di Gaza a disumane sofferenze, che priva laStriscia di cibo, di medicinali, di acqua, di elettricità, di cemento per ricostruire le case danneggiate dai bombardamenti. Solo i nazisti, nel 1943, fecero peggio, quando annientarono la rivolta del ghetto ebraico di Varsavia.
Haniye ha detto giusto: siamo pronti a siglare il cessate il fuoco, ma a patto che sia posto fine all’assedio. Che Netanyahu e al-Sissi accetteranno questa elementare e sacrosanta condizione posta dalle autorità di Gaza, noi ne dubitiamo. Se ci sbagliamo ben venga il cessate il fuoco. Ne dubitiamo, poiché non solo i sionisti e i loro alleati occidentali, ma la maggior parte degli Stati arabi, hanno voluto sigillare Gaza e farne il più imponente lager del mondo, proprio con la speranza di indebolire HAMAS e la Resistenza, di fiaccare il morale degli abitanti-reclusi, di spingerli a genuflettersi e ad umiliarsi agli aggressori, ad  accettare le loro condizioni capestro.
Davanti a questo scandalo di proporzioni storiche mondiali che è Gaza, tutti coloro che sono davvero amanti della pace, della giustizia e della fratellanza tra popoli e nazioni, sono tenuti a gridare basta!, a mobilitarsi per sostenere la Resistenza palestinese. Nessuno si rifugi dietro l’alibi del “fondamentalismo islamico”. Ogni essere umano, chiunque consideri sacra la propria dignità e si trovasse al posto dei fratelli palestinesi, come loro si difenderebbe con le unghie e coi denti.Sono tenuti a mobilitarsi i cittadini italiani, contro il loro stesso governo il quale, dietro alle chiacchiere, sostiene Israele, e lo sostiene anche vendendogli le armi con cui i palestinesi vengono massacrati.
E che nessuno si nasconda dietro la pacifista foglia di fico che ogni violenza è esecrabile, che la Resistenza è responsabile se la pace non viene. Sono passati più di 25 anni da quando l’Olp depose le armi e avviò negoziati di pace sulla base dell’obbiettivo “due popoli due stati”. E qual è il risultato? Che non abbiamo alcuno stato palestinese ma solo deibantustan. E perché questo accade? Perché i sionisti non accettano e non accetteranno mai uno Stato palestinese davvero indipendente e sovrano, che non sia un suo stato-fantoccio.

Se la fiaccola della indomita Resistenza palestinese venisse davvero spenta, quello sarebbe un giorno di gioia per lo Stato fondato sull’apartheid chiamato Israele e le potenze imperialistiche che lo proteggono. Sarebbe però un giorno funesto per tutta l’umanità.

Segreteria nazionale del Mpl
da sollevAzione 16 luglio 2014





GAZA:UN'ALTRA STRAGE DI BAMBINI, DISASTRO UMANITARIO di Marco Santopadre



GAZA:UN'ALTRA STRAGE DI BAMBINI, DISASTRO UMANITARIO
di Marco Santopadre
La strage israeliana a Gaza continua indiscriminata a colpire civili inermi, donne, anziani, disabili, bambini che costituiscono l’80% degli ormai 220 morti e delle migliaia di feriti.
Tra i morti di oggi sotto le bombe israeliane ci sono anche sei bambini. Quattro dei quali – tra i 9 e gli 11 anni - sono stati falciati mentre si trovavano sulla spiaggia della piccola enclave assediata, in un bar sul lungomare. I quattro bambini sono stati mitragliati da una motovedetta israeliana o secondo altre fonti (ma sembra improbabile) da un drone.

Secondo l’agenzia di stampa Afp, il cui inviato alloggia nell’hotel di fronte alla spiaggia in cui è stato compiuto il massacro, un primo attacco israeliano è avvenuto intorno alle 15 ed ha spinto bambini e adulti a disperdersi sulla spiaggia. Il secondo e poi un terzo attacco hanno colpito la folla mentre correva sulla spiaggia, con capanne che prendevano fuoco e bambini terrorizzati che cercavano di scampare ai proiettili. Ma sono anche altri i bambini uccisi oggi da uno degli eserciti più forti – e feroci – del mondo. Una bimba di cinque anni è precipitata da un palazzo colpito da un missile israeliano a Rafah, località al confine meridionale della Striscia, ed è morta sul colpo. Un altro bambino è morto in un raid di Tel Aviv a Gaza City; un altro ancora è stato ucciso nel corso di un bombardamento a Khan Yunes. 
Nonostante la martellante propaganda israeliana sul carattere selettivo e mirato dei raid, i bombardamenti non risparmiano ospedali e altre strutture sanitarie della Striscia di Gaza. Lo ha denunciato oggi al quotidiano britannico Guardian il direttore generale del ministero della Sanità, Medhat Abbas, sollecitando la comunità internazionale a fare pressioni su Egitto e Israele perchè vengano aperti i valichi di Gaza per consentire l'arrivo dei medicinali necessari per far fronte a oltre 1.500 feriti che le strutture locali non sono in grado di curare adeguatamente. "Non c'è alcun luogo sicuro nella Striscia di Gaza dove i civili possano nascondersi. Non ci sono rifugi, hanno colpito ospedali, strade, zone residenziali - ha detto - sono stati colpiti due ospedali, lo European Gaza hospital e il centro di riabilitazione Wafa. E hanno preso di mira un istituto di riabilitazione, uccidendo tre persone disabili presenti all'interno e ferendone altre tre. E minacciano di colpire ancora l'ospedale di Wafa. Hanno chiesto al personale medico e ai pazienti disabili di andarsene".
Oggi anche l'Agenzia dell’Onu per gli aiuti ai rifugiati palestinesi ha condannato la distruzione indiscriminata di edifici nella Striscia di Gaza durante i nove giorni di offensiva israeliana dal cielo, dal mare e da terra. "Il livello di perdite umane e di distruzione a Gaza è davvero immenso", ha dichiarato un portavoce dell'Unrwa, Sami Mshasha, durante una conferenza stampa presso la sede delle Nazioni Unite di Ginevra. "Una gran parte delle vittime sono donne e bambini", ha denunciato. Inoltre 560 case sono state completamente rase al suolo e migliaia di edifici, di cui alcuni pubblici – compresi scuole e ospedali - sono stati danneggiati. L'Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi rende anche noto che ben 47 centri dell'Agenzia sono stati colpiti dai bombardamenti.
Intanto il Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) denuncia che centinaia di migliaia di persone nella Striscia di Gaza non hanno possibilità di approvvigionamento di acqua potabile. "Nell'arco di pochi giorni l'intera popolazione della Striscia potrebbe essere senza acqua", ha detto Jacques de Maio, capo della delegazione Cicr nella regione, citato dall'agenzia di stampa Dpa. Secondo il Comitato internazionale della Croce Rossa, "l'acqua inizia a essere contaminata" e c'è "un serio rischio di diffusione di malattie".
16 marzo 2014
dal sito Contropiano

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