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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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domenica 14 gennaio 2018

2018: A 50 ANNI ESATTI DAL ’68 di Lorenzo Mortara




2018: A 50 ANNI ESATTI DAL ’68
di Lorenzo Mortara



Il 2017 contava cent’anni dalla Rivoluzione d’Ottobre; il 2018 ne conta la metà, 50 anni esatti, dal 1968, l’anno più bello del Secolo Breve. Una “carnevalata” ebbe a definirlo l’ex fascista, ex pedofilo Montanelli, il più grande tra gl’inutili ex giornalisti postumi. Un anno davvero prodigioso e memorabile per la Storia che ha giustamente scaricato nella sua pattumiera tutti gli altri a venire. La Storia non ha particolari problemi a ricordare emeriti coglioni come Hitler, Stalin e Mussolini, ma non ha pietà per gli ignavi, e se non fosse per la ridicola sicumera degli storici, i più ignavi tra gli ignavi che le tocca sopportare sul groppone, dimenticherebbe anche quelli.

Il ‘68 fu un anno talmente memorabile che durò grosso modo dieci anni e cominciò addirittura nel ’66 o ancora prima. Mise il terrore nei padroni, cacciò indietro il profitto con grande gioia dei salari, liberò le scuole dall’occupazione abusiva di presidi e professori, tirò i sampietrini ai poliziotti, spesso centrandoli assieme ai poeti che ne rimasero per sempre storditi, mise a cuccia la violenza pareggiandone parecchi torti, separò la fantasia dal potere come si separa la testa da chi vuol governare sempre coi piedi, se la rise sotto i baffi di tutte le controrivoluzioni sottoculturali d’Oriente come d’Occidente, regalandoci, di vero e genuino, oltre ai vari gruppi di rivolta come le Black Panther in America, il Movimento ‘77 da noi e le primavere sovietiche ad Est, i cantautori, la beat generation, le radio libere, gli hippy, la liberazione sessuale, la nouvelle vague e il situazionismo che ne furono due poderosi anticipi, e in più tantissima altra umanità varia e originale.

venerdì 12 gennaio 2018

EDGAR L. MASTERS È UN’ALTRA COSA

EDGAR L. MASTERS È UN’ALTRA COSA
In un fumo di polvere un’anima già grigia ci vedeva solo un arido interminabile inverno le mancava del tutto la forza per scorgervi i riccioli neri pendenti dalla gonna più bella e frusciante che sospesa a mezz’aria danzava nel vento mentre segnava il passo del Toor-a-Loor Oggi è lo stesso, nulla davvero è cambiato Tu cosa vedi per le strade di Roma? Nostalgici in parata come gli affumicati dalla polvere o un tristo corteo di semafori verdi? E perché una Testa più rossa di Sammy ma meno arrugginita che ha già disintegrato miliardi di violini e ancora rischia di restare suonata ci vede solo una Little-Fake-Union che non combatte e se ci vedesse dell’altro sarebbe cieca proprio come la bolla di fumo che infiamma le tue pupille? Oh voi illusi che ancora sognate di risvegliarvi sulla collina: miliardi di violini si ricomporranno al tramonto in concerto e suoneranno per voi a notte fonda uno stridor di rimpianti se non capirete che per mettere veramente a fuoco uno scatto bisogna prima saper coglier, nell’attimo, l’intera sequenza! Edgar L. Masters
La Nuova Spoon River 2018



lunedì 8 gennaio 2018

POTERE AL POPOLO E IL CONGRESSO CGIL di Lorenzo Mortara






POTERE AL POPOLO E IL CONGRESSO CGIL 
di Lorenzo Mortara



Potere al Popolo (PaP) dice che il 4 Marzo è solo l’inizio e che proseguirà in ogni caso perché il suo orizzonte non è meramente elettorale. Bene, anzi ottimo, ma al di là dei dubbi più che fondati che un apparato in cerca solo di poltrone come è quello di Rifondazione possa proseguire in caso di sconfitta, il che tra parentesi è l’ultimo dei problemi, anzi nel caso sarebbe proprio una fortuna, cosa c'è dopo il 4 Marzo?

Sostanzialmente l’appuntamento fondamentale dopo il 4 Marzo è il Congresso, presumibilmente in autunno, della CGIL. Che posizione intende prendere PaP al Congresso della Cgil? Perché nel programma si parla giustamente dei trent’anni di politiche di centro-destra come di centro-sinistra che hanno massacrato i lavoratori, ma non si accenna manco di striscio al ruolo nefasto giocato in tutto questo tempo dalla burocrazia della Cgil, che ha accompagnato questo processo firmando pressoché tutti i contratti di restituzione (ultimo il contratto ridicolo del pubblico) oltreché tutti i protocolli dei vari governi, dallo smantellamento della scala mobile del 1993 al pacchetto Treu del 1997 e così via. E quando non ha firmato, si è opposta con 3 ore di sciopero finto come nel caso della Legge Fornero, oppure con un’inutile raccolta firme come nel caso del Jobs Act.
Nel 2014 la Cgil andò a Congresso sulla base di due documenti-programma: quello di maggioranza firmato dalla Camusso con emendamenti finti di Landini (perché tutti sapevano che non sarebbero mai passati), e quello di minoranza di Cremaschi-Bellavita-Como che si presentò col nome coraggioso di Il Sindacato è un’altra cosa -Opposizione Cgil-.

domenica 7 gennaio 2018

I COMPITI A CASA DELLA SINISTRA POPOLARE di Norberto Fragiacomo





I COMPITI A CASA DELLA SINISTRA POPOLARE
di
Norberto Fragiacomo



Per quanto appena partita, la campagna elettorale 2018 ci ha già proposto l’assaggio di inverosimili promesse da marinaio, nessuna delle quali verrà mantenuta, e un carnascialesco affollamento a “sinistra”, ammesso che si possano ascrivere a una generica area progressista il PD renziano sfacciatamente padronale, un partitello d’ispirazione analoga, ma che surroga la sfacciataggine di Renzi con l’aristocratico “buonismo” della Boldrini (Liberi e Uguali), e la pattuglia ultraliberista, atlantista e sorosiana raccolta intorno alla Bonino, cui il versatile Tabacci ha doverosamente offerto una corsa in taxi per il Parlamento.

Poco spazio residuerà per le voci autenticamente critiche, che saranno sommerse dalla canea riformistico-europeista e dal suo approssimativo contraltare; cionondimeno le forze popolari dovranno utilizzare lo spiraglio concesso da una campagna elettorale altrimenti inutile per inviare un messaggio chiaro ai cittadini prima che agli elettori. Vano sarebbe soffermarsi su piccole, sconce vicende di cronaca: tocca costruire il futuro, non rammendare un logoro presente. Si riparta allora dalla Costituzione, strenuamente difesa un anno fa dagli italiani, per pretendere che la sua prima parte – quella che assicura diritti – venga finalmente attuata: “basterebbe” questo a far cadere le innumerevoli controriforme (del lavoro, della sanità, della scuola ecc.) che, nell’ultimo ventennio, hanno riportato la condizione di famiglie e lavoratori italiani a quella degli anni ’50. 

martedì 2 gennaio 2018

I 59 ANNI DELLA RIVOLUZIONE CUBANA di Lucio Garofalo






I 59 ANNI DELLA RIVOLUZIONE CUBANA
di Lucio Garofalo



Dopo gli eccessi degli ultimi giorni, le feste non sono affatto terminate. Oggi, 2 gennaio 2018, si celebra il 59° anniversario della Rivoluzione di Cuba. 
Il giorno di Capodanno del 1959 cambiò radicalmente il corso della storia dell'America Latina, che fino a quel momento aveva vissuto soprattutto in uno stato di subalternità cronica agli Stati Uniti d'America, di povertà materiale e degrado delle classi popolari, disuguaglianze e sperequazioni sociali enormi, privilegi assurdi ad esclusivo vantaggio delle élites dominanti. 

Dopo oltre mezzo secolo di progresso civile e culturale, Cuba può vantare il primato della più bassa mortalità infantile di tutto il continente americano, inclusi Stati Uniti e Canada. In oltre mezzo secolo, la CIA ha posto in essere ogni strategia possibile per destabilizzare, frenare, compromettere o sabotare i progressi notevoli della Rivoluzione castrista: diversi tentativi per assassinare il leader Fidel, un lungo embargo economico-commerciale, una incessante e martellante campagna di disinformazione e di speculazione propagandistica, una subdola e feroce reazione imperialista ed eversiva sul fronte politico internazionale, senza sortire gli esiti desiderati. 

Considerando la macabra ed oscura storia del continente latino-americano, vista l'arretrata situazione della società cubana prima della Rivoluzione, non c'è dubbio che il regime castrista abbia vinto le secolari piaghe dell'analfabetismo e della povertà estrema che affliggevano ed infestavano la società cubana pre-rivoluzionaria. Cuba può vantare i migliori ospedali e le migliori scuole pubbliche di tutto il continente latino-americano. Sfido chiunque a smentire dati incontrovertibili, assai noti alla parte intellettualmente più onesta ed informata dell'opinione pubblica mondiale. Il governo di Fidel e del fratello Raul, ha sempre dimostrato una particolare attenzione ed efficacia verso le tutele di carattere sociale: il diritto alla casa, al lavoro, alla dignità, all'istruzione ed alla sanità pubbliche, rappresentano conquiste preziose garantite ai cittadini e sono un merito storico indiscutibile, da ascrivere alla Rivoluzione. 
Da questo punto di vista, la realtà sociale cubana fornisce un'esperienza storica all'avanguardia.



martedì 26 dicembre 2017

DIRITTI CIVILI PER POLLI DA ALLEVAMENTO di Norberto Fragiacomo





DIRITTI CIVILI PER POLLI DA ALLEVAMENTO
di 
Norberto Fragiacomo


                                     
Sono sinceramente lieto dell’approvazione, da parte del Parlamento nazionale, della legge sul testamento biologico, e del pari mi rallegrerei se venisse finalmente disciplinata la delicata materia dell’eutanasia: ritengo infatti che ad ogni essere umano vada riconosciuta la “proprietà” della rispettiva esistenza, pur condivisa – nei fatti – con destino, malattie, volontà altrui e accidenti vari.

Mi domando, però, se non sia paradossale che a uomini ormai spogliati di ogni bene venga concessa – come premio di consolazione? – la facoltà (limitata e condizionata, peraltro) di decidere solamente della propria dipartita, del momento cioè in cui il loro valore economico-produttivo si azzera.
Assistiamo, d’altra parte, a un faticoso quanto esaltato progresso dei diritti civili proprio mentre i diritti sociali – quelli dei vivi – stanno lasciando questo mondo occidentale.Un tanto non è frutto del caso: al regime imperante piace mostrarsi munifico, sempreché il dono non gli costi nulla. Quando invece sono in palio interessi concreti la logica inesorabilmente si capovolge: tocca ai cittadini dare del loro, senza contropartita.

Il sistema politico-economico capitalista veste volentieri, semel in anno, l’uniforme di gala, che agli occhi di masse sapientemente dirette lo fa apparire seducente e “democratico”, ma è l’insulso baccanale di un giorno solo: sotto la livrea indossa sempre una tuta da lavoro imbrattata di sangue, sporcizia e lacrime. L’affermazione di diritti civili spesso discutibili e “antisociali” (perché disgregatori dello spirito comunitario) è profumo dolciastro che copre il lezzo di cancrena, mano di vernice su una parete lesionata e prossima al crollo: l’intima essenza del capitalismo del XXI° va ricercata altrove.

Dove? Nei ritmi da miniere ateniesi imposti da Amazon, nei licenziamenti facili dell’Ikea, negli ukase dittatoriali di O’ Leary, l’unico “pilota” garantito di Ryanair. Negli ambienti di lavoro le tecnologie del duemila convivono con modalità di sfruttamento e mentalità ottocentesche: il dipendente potrà forse stabilire quando morire (possibilmente in un periodo di scarsa domanda), ma non quando andare alla toilette.
La vita cede il passo alla produzione, che trasforma il lavoratore in risorsa degna di restare al mondo finché funzionante.

In fondo si tratta della medesima logica che sta alla base degli allevamenti intensivi di polli e altri animali commestibili: quando osserviamo impietositi o scandalizzati quegli infelici agonizzare chiusi a decine in spazi angusti e perennemente illuminati da lampade elettriche dovremmo realizzare che non siamo di fronte a compiaciuto sadismo, ma ad un’asettica esaltazione della tecnica moderna. La carne a basso costo e magari adulterata degli instrumenta semivocalia serve ad alimentare gli instrumenta vocalia, cioè noi tutti: indignarsi è vano, tanto le galline quanto la stragrande maggioranza degli umani sono null’altro che strumenti di profitto, e come tali vengono trattati. Domani toccherà agli insetti, che hanno l’inestimabile pregio di essere in numero pressoché infinito e di costare niente.

La sua vera faccia il Capitale la mostra negli stabilimenti più avanzati e nei lager che riforniscono i supermercati: è questo il sostrato, il basamento su cui poggia la società odierna. La pretesa di “riformarla” è perciò assurda, a meno che non ci si contenti (come fa certa pseudo-sinistra) di spargere un po’ di belletto sul suo volto grifagno.
Per chi oggi governa il mondo noi siamo utensili (come lavoratori) e merce (come consumatori): se vogliamo tornare ad essere uomini e donne dobbiamo scavare in profondità, abbattere la prigione imbiancata e innalzare un edificio di nuova concezione. Ogni strada alternativa conduce al punto di partenza, cioè ad una servitù ingentilita, ben che vada, da modiche quantità di “diritti civili”.
Anche col biotestamento firmato sotto il braccio restiamo polli ammassati in un metro quadro.



mercoledì 6 dicembre 2017

DICIOTTO MILIONI di Giandiego Marigo







DICIOTTO MILIONI
di Giandiego Marigo




18.000.000. Scritti così fanno meno impressione? Sono gli italiani a rischio povertà ed esclusione … conosco sin troppo bene l’argomento.
Il 30% della popolazione totale, guarda il caso, in aumento notevole , quasi tre punti percentuali dall’anno precedente, ma si sa uscendo dalla crisi capita di perdere qualcuno … suvvia!
Si narra d’una uscita dal tunnel, di un aumento della “disponibilità” delle famiglie, di una diminuzione della disoccupazione. D’un aumento, fantomatico, delle famiglie “benestanti”, i numeri però ci riconsegnano un amento reale dei poveri e degli “isolati”.
Un aumento considerevole dell’indice di Gini che marca la “forbice” fra abbienti e non, che colloca il nostro paese al ventesimo posto in Europa … molto indietro rispetto alla media. Fra gli ultimi!

domenica 3 dicembre 2017

LA MOLESTIA QUOTIDIANA DELLE “FAKE NEWS” di Norberto Fragiacomo







LA MOLESTIA QUOTIDIANA DELLE “FAKE NEWS”
di
Norberto Fragiacomo
I media italiani - e non soltanto loro - paiono, di questi tempi, aver messo da parte ogni pudore: dopo essersi profusi in geremiadi per l’affaire Anna Frank (cioè per l’idea balzana concepita da quattro giovinastri di sfottere i “nemici” romanisti stampando l’immagine della povera ragazza assassinata in un Lager nazista), si sono sbizzarriti nel pubblicare notizie fasulle ai danni di quelle autentiche, sistematicamente occultate.

Quanto si parla della schiavitù salariata in Amazon e Ikea? Lo scrivo con amarissima ironia: il minimo sindacale. In compenso, assistiamo a un proliferare di trasmissioni dedicate al tremendo pericolo delle fake news trumpian-putiniane e a una continua, proterva riproposizione del chiacchiericcio/gossip sulle “molestie sessuali” novecentesche.

Andiamo con ordine, anche se i due temi sono interconnessi: per un giornalista onesto (Travaglio) che chiama le c.d. fake news col loro nome, cioè balle, e annota che sono sempre esistite, c’è una pletora di mestieranti che ostentano candido e indignato stupore per questa diabolica invenzione di mr. Trump – il bieco serpente che attenta alla castità della libera informazione.

Ci sarebbe da sganasciarsi per la scoperta dell’acqua calda (del fatto, cioè, che il giornalismo sconfina sovente nella propaganda più becera, e che certa politica trova in quest’ultima la migliore alleata), ma purtroppo in quell’acqua siamo quotidianamente immersi, e rischiamo di scottarci – se non di bollire vivi. Rammentiamolo allora, una volta per tutte: le false notizie, vale a dire le menzogne, sono indispensabili al potere, perché utili a tenere le masse in uno stato di minorità e soggezione, oltre che a condizionarne la condotta - come abbiamo appreso alla scuola elementare, nessun problema (matematico o economico/sociale) può essere risolto se non si dispone di dati precisi. Donald Trump ha mentito al proprio elettorato, rappresentando un mondo e un futuro diversi da quelli reali o (da lui) auspicati? Sicuramente, ma altrettanto vale per i suoi predecessori: possiamo risalire fino a Ramses II, che eternò nella pietra il mito di Qadesh, trasformando un sanguinoso “pareggio” in un trionfo del faraone dai capelli rossi, ancor oggi ricordato come il più grande fra i sovrani egizi. Immortale potenza di psyops

giovedì 2 novembre 2017

OLTRAGGIO ALLA CATALOGNA di Norberto Fragiacomo




OLTRAGGIO ALLA CATALOGNA
di
Norberto Fragiacomo



Alcuni giorni fa ho rilanciato, sulla mia pagina Facebook, “Omaggio alla Catalogna” di Giorgio Cremaschi, un post in cui il glorioso leader sindacale riprendeva la sinistra pedante - sempre alla ricerca di rivoluzioni da manuale - provando a ricordarle che le c.d. rotture di sistema avvengono alle condizioni e nei luoghi più impensati, che i moti popolari mischiano sovente rivendicazioni schiettamente borghesi ad altre più avanzate, che una dose di ambiguità e contraddizioni è fisiologica; che, in ogni caso, «lo stato confusionale dei poteri forti UE» dinanzi alla vicenda catalana «dimostra che la rottura c’è», e dunque la causa di Barcellona va sostenuta. Citando una frase napoleonica spesso ripetuta da Lenin (on s’engage, et puis on le verra) Cremaschi ha inteso dire che quasi sempre i primi passi sono al buio, ma vanno fatti – perché l’alternativa è l’immobilismo, l’attesa beckettiana di un’irrealistica insurrezione perfetta.
Condivido l’analisi e l’appello, ma la reazione al post di stimati compagni (più dell’ozioso chiacchiericcio che intasa la rete) suggerisce che la mia posizione, all’interno della c.d. estrema, è controversa e forse manco maggioritaria.
Quali obiezioni vengono mosse alla visione cremaschiana, che mi risulta coincidere con quella di Risorgimento Socialista? Le esternazioni anti-indipendentiste sono riconducibili a due posizioni diverse: la prima è quella di coloro che tacciano i catalani di avarizia, perché vogliono tenersi la ricchezza prodotta in loco tutta per sé, senza spartirla con i poveracci dell’Andalusia o dell’Estremadura – il movente dell’indipendentismo sarebbe insomma grettamente economico, i suoi fautori borghesi meschini e “di destra”. La seconda tesi è più articolata: si dubita della genuinità del movimento e lo si ricollega ad oscure trame di destabilizzazione europea. Assisteremmo all’ennesima “Rivoluzione colorata” di marca sorosiana.

mercoledì 18 ottobre 2017

OTOBRE DEL '17 di Norberto Fragiacomo




OTOBRE DEL '17
di Norberto Fragiacomo


Per finta otobre, iera za novembre:
le siole sbrissa su canai de iazo
a Pietrogrado e dapertuto neve
sora la grande Russia inzenociada.

Croste de pan in tasca in brazo 'l s'ciopo:
el povaro mugico va a l'assalto
incontro a un incubo de fogo e fero;
ma ormai de pope e zar più no 'l se fida.

L'Europa xe un'atomica[1] che fis'cia,
ma drento resta a boir solo i vanzumi
de classi macelade tute intiere
per el profito de chi fa canoni

impinindose 'l cul col patriotismo.
Tremàz pei altri, bombe e la spagnola.
L'apostolo xe in pase con se stesso:
vignirà 'l tempo, 'l cambia la bandiera

col tricolor o l'aquila prussiana,
chè quela rossa servi pei comizi
o tut'al più per ingrumar careghe.
Nissun se speta quel che nassi in Russia,

indove un omo dialoga col Libro,
inveze de dir frasi a papagal.
El Volga imenso de l'infanzia scori
fra boschi zali verso un mar distante,

ma tanto più lontan lo ga sbatudo
fin dentro busi indegni la sua fede
soborghi sbrindelosi e biblioteche
con zinque tomi e do letori in crose;

e adesso finalmente 'l torna a casa,
con l'idea mata de riscriver tuto
contro partito, Storia e mezo mondo.
Solo un Leon pol starghe 'lora al fianco.

Le guardie un fiume rosso ne la note,
po Aurora spunta vizavì 'l palazo.
El sol de l'avenir? Resta un miragio
in quei ani che va come balini

perché sveiarli - i omini - xe dura
e intivar strade nove no xe un witz.
Lenin ga furia, ma 'l sa ben che l'Alpe
no te la vinzi a gratis co' una corsa,

e 'sta montagna xe talmente impervia
che la zima sbiadissi ne la sera.
La via pe'l Socialismo ancora longa
la ga scurtada Stalin per decreto:

aerei gaver conta, e boni cari,
industrie che funzioni – ‘l proletario
diventa insieme una legenda e un servo,
bon a crepar sui campi de batalia

come ‘l fazeva ai tempi de Nicola.
Xe ndà tuto in malora, me ricordo,
ma ‘l mondo ogi xe pezo, senza l’URSS
e ciama ‘l cortigiàn “democrazia”

rapina, trufa, guera e s'ciavitù
(ma grazie al cielo pol sposarse i gay).
No xe rivado sul traguardo Lenin,
e pur la direzion la iera giusta.

Viva l’Otobre e la Rivoluzion!







[1] Niente paura: in dialetto triestino la “atomica” è semplicemente (e curiosamente) la pentola a pressione!


martedì 10 ottobre 2017

RIPRENDIAMOCI IL PARTITO di Marco Zanier




RIPRENDIAMOCI IL PARTITO
di Marco Zanier

Se c’è un partito della sinistra che è stato realmente aperto ai movimenti sociali ed alle rivendicazioni dei lavoratori è il Partito socialista italiano. Si pensi all’apertura di Anna Kuliscioff verso le lotte delle donne, a Rodolfo Morandi che lavorò all’organizzazione clandestina degli operai durante il fascismo, a Pietro Nenni che sosteneva le legittime richieste dei contadini del dopoguerra, a Giacomo Mancini aperto al dialogo coi movimenti studenteschi degli anni ’60, a Michele Achilli che voleva un PSI che facesse sue alcune istanze del movimento degli anni ’70.
Il nostro partito è stato in origine la forma politica necessaria ad organizzare il primo movimento operaio ed artigiano nato alla metà dell’Ottocento dalle società di mutuo soccorso. E il socialismo è stato per tantissime persone per tutto il secolo scorso una speranza di cambiamento profondo della società. Quando parliamo di socialismo parliamo però di qualcosa di ancora più grande. E Vittorio Foa che affermava che una storia del socialismo è pensabile solo come storia globale dei problemi della classe operaia, cioè come storia della società e delle lotte toccava perciò secondo me un punto importante da cui ripartire.

sabato 7 ottobre 2017

I SEGRETI DI PULCINELLA di Giandiego Marigo





 I SEGRETI DI PULCINELLA
di Giandiego Marigo




È strano come si debbano usare così spesso le medesime parole, infastidisce il vostro umile scribacchino il doverle ripetere, ma sembra essere ironia del destino il fatto che l’uso dei termini “grottesco e tragicomico” debba essere ormai quasi quotidiano in questi nostri tempi. 
Oggi parleremo dell’accordo pseudo-segreto fra Renzi e Berlusconi, (che occupa le pagine dei media nazionali) quelli che io chiamo il Principe Fiorentino e l’Imperatore Farlocco. Per non dar loro con la ripetizione compulsiva dei loro nomi gratuita pubblicità. Un patto destinato, nelle intenzioni sussurrate, non dichiarate, altrimenti che segreto sarebbe, alla limitazione del terzo incomodo, il convitato di pietra di questa commedia bipolare italiana M5S.

venerdì 29 settembre 2017

L’ILLUSIONE SECURITARIA di Norberto Fragiacomo






L’ILLUSIONE SECURITARIA
di
Norberto Fragiacomo



Oggi più che mai, grazie al controllo totale dei mass media e alla colonizzazione dell'immaginario, il regime liberalcapitalista svela doti illusionistiche che lo elevano a totalitarismo realizzato. In omaggio ai principi economici, preferisce suggestionare che imporre – ma lo fa con tanta impareggiabile maestria da plasmare le menti dei sudditi in modo più efficace e duraturo di qualsiasi dittatura dichiarata.

L'osceno baratto fra preziosi diritti sociali e impalpabili “diritti civili” è soltanto un esempio, sebbene sia il più eclatante: anche la c.d. questione sicurezza assume oggidì i contorni della parodia. Invero, alla rarefazione della sicurezza che chiamerò autentica corrisponde – sotto la spinta di situazioni ed eventi enfatizzati ad arte – la crescente domanda popolare di sicurezze spurie.

Per autentica intendo la sicurezza (rectius: protezione) sociale in senso ampio, lascito oramai dissipato dei governi di centro-sinistra della seconda metà del secolo scorso. In cosa consistesse è presto detto: nelle tutele giuslavoristiche (es. Statuto dei Lavoratori, non ancora sviliti a “risorse umane”), in sistemi previdenziali e sanitari (istituzione del S.S.N. nel '78) tendenzialmente universalistici, nel diritto allo studio. Protetto dagli arbitri del padrone, assistito pressoché gratis in caso di malattia o infortunio, il lavoratore acquisiva una cittadinanza non fittizia, e suo figlio, se meritevole, poteva ambire a un salto di qualità sudandosi il diploma o la laurea. Non scherziamo: non era la compiuta eguaglianza, visto che le distinzioni di classe restavano marcate, talora abissali – tuttavia l'ascensore sociale era in moto, e lo Stato garantiva un presidio a sostegno delle classi subalterne.

GUERRA FRA POVERI, ESTREMA STOLTEZZA di Giandiego Marigo




GUERRA FRA POVERI, ESTREMA STOLTEZZA
di Giandiego Marigo



Per chi legga i giornali (abitudine purtroppo sempre più rara, forse con delle ragioni) o comunque per chi si tenga informato tramite la rete risulta evidente, non è soltanto il ridondare di una informazione tambureggiante e sin troppo presente, bensì la manifestazione di un disagio sin troppo marcato. Sto parlando dell’aumento esponenziale delle manifestazioni di violenza ed insofferenza nei confronti degli ultimi. Dell’assurda convinzione che chi sta peggio sia il nemico, Sto parlando di quello che viene definito il “Capolavoro del potere” : La Guerra fra Poveri.

I fatti di Guidonia con le barricate fra residenti e campo nomadi sono solamente l’ultimo grano di un rosario di “sintomi”, sempre più grave e costante. Ricordare che la controparte non è chi ha fame, ma chi affama serve a poco ed anzi potrebbe persino essere accolto con fastidio, perchè è più facile se il nemico è straniero, magari colorato e peggio zingaro, Rom o Sinti. Questi episodi di intolleranza si stanno moltiplicando, campi nomadi assaltati o che vanno misteriosamente a fuoco, stranieri con cittadinanza respinti dalle case popolari da gruppi di facinorosi difensori dell’italianità … aggressioni, risse … sino alla lotta per il cibo ai poverissimi, passando per l’intolleranza delle parole e dei rimbrotti da bar, forse la più pericolosa ed infida. Alcuni analisti ci imbastiscono un’analisi dotta per giustificare il fenomeno che però passa, casualmente, dall’affermazione che sia una cattiva, pessima gestione di un’accoglienza eccessiva e buonista a creare il problema. Altri affermano che non di razzismo si tratti ma di esasperazione. Certo questa esasperazione è pessimamente direzionata. Lascia integro e tranquillo il potere per accanirsi con chi non ha voce. Fatto innegabile è che il Mainstream, direttamente o indirettamente nutra questa repulsa e se ne nutra esso stesso.

mercoledì 27 settembre 2017

LE QUATTRO GIORNATE DI NAPOLI di Stefano Santarelli




LE QUATTRO GIORNATE DI NAPOLI
di Stefano Santarelli



“Chi l'avrebbe detto stamattina quando
mi sono alzato che avrei ucciso un uomo,
io che non ho mai ammazzato nemmeno una mosca?”



Vi sono opere cinematografiche che costituiscono dei veri e propri affreschi artistici e storici, ebbene le “Quattro giornate di Napoli” (1962) diretto da Nanni Loy su soggetto di Vasco Pratolini, Massimo Franciosa, Carlo Bernari, Pasquale Festa Campanile e lo stesso Loy, è indiscutibilmente una di queste opere.
Nanni Loy, un regista dichiaratamente di sinistra e autore di film di denuncia sociale ancora attuali basti ricordare il celebre “Detenuto in attesa di giudizio” (1971), con questo film, che costituisce indiscutibilmente il suo capolavoro, ricostruisce fedelmente l'eroica insurrezione del popolo napoletano contro un esercito perfettamente organizzato come quello nazista.

martedì 19 settembre 2017

L’IMPOVERIMENTO È APPENA COMINCIATO di Giandiego Marigo




L’IMPOVERIMENTO È APPENA COMINCIATO
di Giandiego Marigo 


 Le cifre sono molto alte, si parla di 46 miliardi di euro nel passaggio dal retributivo al contributivo. Una cifra sensibile e molto pesante. Anche se, diciamolo, c’è sempre un margine di arbitrarietà e di mistero attorno a queste affermazioni. 
 C’è, però, un’altra considerazione da fare, di cui si preferisce parlare poco o nulla o forse, peggio, si preferisce non parlare affatto. Questa considerazione è “chi pagherà lo scotto” di questo risparmio, eventuale ed ipotetico? 
 Oggi moltissimi giovani, molti più di quanti ci piaccia pensare, si sorreggono sulla certezza di vecchie pensioni retributive degli anziani di casa. È davvero inutile nascondersi una realtà che qualsiasi anziano ultra-sessantacinquenne potrebbe narrare con dovizia. 
Oggi i pensionati sono un Bancomat d’emergenza per moltissime famiglie che vivono ai limiti. Questo dato viene taciuto, non se ne parla, ma il graduale passaggio al contributivo, contribuirà in modo violento e traumatico all'impoverimento reale delle famiglie ed i tempi di questo trauma vanno via via abbreviandosi con l’avanzare dell’età dei pensionati che ancora godono di pensioni decenti. 

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