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venerdì 24 maggio 2013

AL MONOPOLI DELLA CONSULTA LO STATO VINCE COMUNQUE di Norberto Fragiacomo

 



AL MONOPOLI DELLA CONSULTA LO STATO VINCE COMUNQUE
di
Norberto Fragiacomo
 
 
La Corte Costituzionale ha, in materia di legislazione, sempre l’ultima parola: commentare le sue decisioni è perciò un esercizio abbastanza inutile sotto il profilo pratico (cosa fatta, capo ha!).
Ciò non toglie che spesso – spessissimo, nei tempi recenti – le pronunce della Consulta si rivelino preziose, sul piano politico-interpretativo, per misurare la temperatura del mondo in cui viviamo, e ci comunichino, con lapidaria schiettezza, “verità” che i borbottii dei politici di mestiere lasciano solamente intuire.

Prendiamo una sentenza di pochi mesi fa, la n. 3 del 2013 (decisione del 14 gennaio, deposito del 18), che mette la parola fine ad una controversia sorta, a inizio 2012, tra il governo centrale e la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. L’oggetto della contesa era il solito: soldi, tanti soldi – da quando è esplosa la crisi e le manovre “correttive” si sono moltiplicate, la Corte si occupa principalmente di “vili” questioni pecuniarie, che hanno però conseguenze drammatiche sul tenore di vita di decine di milioni di cittadini.
La vicenda è datata, i suoi antefatti risalgono all’era Illy: proviamo a ricostruirla per sommi capi, a beneficio del lettore.
La crisi è ancora un puntolino all’orizzonte quando, con decreto legislativo n. 137/2007 (Norme di attuazione dello statuto speciale della regione autonoma Friuli Venezia Giulia in materia di finanza regionale), l’esecutivo Prodi assegna alla regione, a decorrere dall’esercizio 2008, i 6/10 del gettito delle ritenute sui redditi da pensione riferite ai soggetti residenti, indipendentemente dal fatto che la riscossione abbia avuto luogo al di fuori del territorio regionale. Si tratta di una previsione importante, che assicura – secondo le stime di allora – almeno 125 milioni di risorse annue aggiuntive per le finanze regionali; una previsione che viene però smentita, mesi dopo, dall’articolo 5, comma 2, della legge finanziaria 2008, che stabilisce un tetto di 20 milioni di euro per il 2008 e di 30 per il 2009, subordinando – per gli anni successivi – la concessione di “maggiori introiti rispetto all’importo riconosciuto per l’anno 2009 (…) ad una contestuale attribuzione di funzioni dallo Stato alla medesima regione autonoma”. Pochi soldi, e neanche certi, in cambio di compiti aggiuntivi: il mutamento di prospettiva è notevole, e la regione – comprensibilmente – punta i piedi. Non manca molto alle elezioni, e Riccardo Illy ha bisogno di risultati: le trattative con un governo ormai alla deriva portano soltanto, però, ad una proroga delle “disposizioni di cui al primo periodo del comma 5 dell’articolo 2 (…) per l’anno 2010”, cioè ad altri 30 milioncini “sicuri” che il governatore uscente prova, senza troppa convinzione, a spacciare per una propria vittoria politica. In realtà, il problema è solo rinviato: sarà la nuova Giunta di centrodestra, guidata da Renzo Tondo, ad incaricarsi della sua soluzione, confidando nell’”allineamento di pianeti” (Berlusconi ha riconquistato l’Italia e vanta una maggioranza parlamentare mai vista prima) tanto caro al comandante Staffieri.

mercoledì 22 maggio 2013

UN'INUTILE SFILATA di Anna Lami



UN'INUTILE SFILATA

di Anna Lami

La Fiom di Landini sfila a Roma: molti slogan poche strategie.

Si è concluso nel primo pomeriggio di sabato quello che era stato preannunciato come un corteo con obiettivi ambiziosi: "diritto al lavoro, all'istruzione, alla salute, al reddito, alla cittadinanza, per la giustizia sociale e la democrazia". "La priorità è il lavoro, non l'Imu" secondo Maurizio Landini. Per il segretario generale della Fiom i primi provvedimenti presi da Palazzo Chigi "non ci fanno uscire dall'emergenza, non ci fanno guardare al futuro". "Occorrono la riforma della cassa integrazione e il reddito di cittadinanza", ha quindi aggiunto il leader sindacale.
 Ottimi slogan certo. Ma con gli slogan non si otterranno posti di lavoro; per restituire centralità alle rivendicazioni delle classi lavoratrici, la Fiom dovrebbe attuare una strategia in netta discontinuità rispetto a quanto fatto in questi anni. Ma restando la strada maestra quella delle gite nella Capitale assolata, con le celebrity a fare discorsi edificanti dal palco, la richiesta di lavoro, magari decentemente retribuito, non troverà per molto tempo ancora orecchie ricettive.

Krugman: Grazie alla crisi passano le riforme dell'élite





Noah Smith ha recentemente espresso un interessante punto di vista sui reali motivi per cui le élite sostengono così tanto l'austerità, anche se in pratica essa non funziona. Le élite, egli sostiene, vedono le difficoltà economiche come un'opportunità per costringere a delle riforme (cioè in sostanza i cambiamenti da loro desiderati, che possano servire o meno a promuovere la crescita economica) e si oppongono a tutte le politiche che potrebbero attenuare la crisi senza rendere necessari questi cambiamenti: «Penso che gli "austerians" siano preoccupati che delle politiche macro anti-recessione consentirebbero a un Paese di cavarsela nella crisi senza migliorare le sue istituzioni. In altre parole, temono che uno stimolo di successo potrebbe sprecare le possibilità offerte da una buona crisi. Se la gente pensa realmente che il pericolo di uno stimolo non è che potrebbe fallire, ma che potrebbe avere successo, allora dovrebbe dirlo chiaramente. Solo così, credo, potremmo avere un dibattito pubblico ottimale sui costi e benefici».
Come Smith osserva, il giorno dopo aver scritto questo post, Steven Pearlstein del "Washington Post" ha fatto esattamente questa argomentazione a sostegno dell'austerità.
Ciò che Smith non ha osservato, in modo alquanto sorprendente, è che la sua tesi è molto vicino alla Shock Doctrine di Naomi Klein, la quale sostiene che le élite sistematicamente sfruttano i disastri per far passare politiche neoliberiste, anche se tali politiche sono sostanzialmente irrilevanti sulle cause dei disastri. Devo ammettere che al tempo della sua pubblicazione non ero tanto ben disposto verso il libro di Klein, probabilmente perché fuori dal campo della professionalità e cose simili, ma la sua tesi aiuta davvero a spiegare molto di quello che sta succedendo, in particolare in Europa.
Scrive la Klein: « Per decenni le destre hanno sfruttato le crisi per far accettare proposte che non hanno nulla a che fare con la risoluzione di tali crisi. Il Wisconsin non è diverso. Dal Cile degli anni Settanta in poi gli ideologi della destra hanno sfruttato le crisi per spingere proposte che nulla hanno che fare con la risoluzione delle crisi, e che tendono ad imporre la loro visione di una società meno democratica, dura, e più diseguale. Non c'è niente di sbagliato nel rispondere alla crisi in maniera decisa. Le crisi richiedono risposte decisive. Il problema è questo ambiguo tentativo di usare la crisi per centralizzare il potere, di sovvertire la democrazia, di evitare il dibattito pubblico dicendo: "Non abbiamo tempo per la democrazia. È tutto in confusione. Non importa quello che volete. Non abbiamo scelta. Dobbiamo forzare". Sta accadendo tutto su vasta scala».
E la storia va ancora più indietro. Due anni e mezzo fa Mike Konczal ci ha ricordato un classico saggio del 1943 di Michal Kalecki, il quale suggeriva che gli interessi del business odiano la teoria economia keynesiana perché temono che potrebbe funzionare. E questo comporterebbe che i politici non dovrebbero più umiliarsi davanti agli uomini d'affari in nome del fatto di preservare la fiducia. È un argomento abbastanza vicino alla tesi che l'austerità è necessaria perché lo stimolo potrebbe togliere l'incentivo alle riforme strutturali che, avete indovinato, offrono alle aziende la fiducia di cui hanno bisogno prima di degnarsi di produrre la ripresa.
Quindi, un modo di vedere la via dell'austerità è l'implementazione di una sorta di giuramento di Ippocrate al contrario: «In primo luogo, non far nulla per limitare il danno». Perché la gente deve soffrire se le riforme neoliberiste devono prosperare.

articolo originale: The Macro Wars Are Not Over




mercoledì 15 maggio 2013

Bandiera Rossa in Movimento : tutti in piazza il 18 Maggio a Roma !


BENVENUTA, BANDIERA ROSS@! di Norberto Fragiacomo




BENVENUTA, BANDIERA ROSS@!
di
Norberto Fragiacomo



Sabato 11 maggio è stato un giorno di fermento per quell’area eterogenea e dai confini avvolti nella nebbia che i giornalisti – per comodità, abitudine o disposizioni superiori – sogliono etichettare come “sinistra”.
Tralasciamo la sacrosanta contestazione a Berlusconi, condita – sui cartelli - da frasi spassose (“Se ti fanno un monumento saremo i tuoi piccioni!” e l’indimenticabile “Hai le orge contate”) che solo il servilismo elevato a professione poteva disapprovare, e focalizziamo la nostra attenzione su tre fatti.

Il primo è l’elezione di Guglielmo Epifani, ex Cgil, alla segreteria del Partito Democratico. Si tratta – o parrebbe trattarsi – di un mandato a termine, da “traghettatore” verso il congresso autunnale.
Sarei tentato di chiosare, col poeta, non ragioniam di lor, ma guarda e passa, visto che le penose vicende interne del PD non riguardano da tempo la sinistra, ma voglio soffermarmi brevemente su due aspetti. Innanzitutto mi ha colpito, nel pantano di commenti in rete, l’enfasi posta sulla provenienza politica di Epifani che, come tutti ormai sanno, nasce socialista (giolittiano, precisano). Il dibattito è presto diventato caciara: c’è chi non perdona, al neosegretario, di essere uscito illo tempore dal PSI (i sopravvissuti, li chiamo io), chi vede in lui l’auriga in corsa verso l’agognato PSE (gli idolatri), chi approfitta della vicenda per dirgliene quattro ai “comunisti” e sottolineare le ragioni, “riconosciute dalla Storia” della propria parte (i turatiani del secolo sbagliato). Il tutto appare abbastanza grottesco, per almeno un paio di motivi che provo ad elencare. L’incarico ad Epifani è, come detto, esplorativo, una sorta di parentesi tra un passato prossimo fallimentare ed un futuro tutto da scrivere, verosimilmente a destra (ferma restando la possibilità di un “rompete le righe!” di qui a qualche mese). In secondo luogo, la scelta di un socialista non è figlia del caso, né di un’improvvisa folgorazione del gruppo dirigente: occorreva individuare un personaggio abbastanza autorevole, fuori dai giochi e “digeribile” da tutte le fazioni in lotta – il non essere stato comunista né democristiano ha rappresentato il requisito vincente, che è valso al buon Guglielmo una segreteria armistiziale. Il chiasso della sinistra Facebook è dunque del tutto gratuito, e sottolinea solamente l’infantilismo, la tendenza settaria e l’ingenuità di un gran numero di militanti della domenica. Altra cosa – molto piùseria – è la mobilitazione dei giovani del PD, che iniziano finalmente a prendere coscienza del disinteresse dei vertici nei confronti delle istanze e dei bisogni della base: se non ad un’improbabile rifondazione del partito, la durevole protesta di Occupy potrebbe preludere ad un rimescolamento delle carte nella sinistra italiana, e al sorgere di una nuova sensibilità politica. Buona fede ed entusiasmo non mancano, e reputo difficile che finiscano per amalgamarsi con lo sclerotizzato cinismo dei “vecchi”, la cui disponibilità ad ogni compromesso è oramai sotto gli occhi di tutti. “Vedaremo”, diseva l’orbo.

martedì 14 maggio 2013

A proposito di Debito: 1987 Thomas Sankara

SAN GIACOMO, LA TRIESTE OPERAIA di Norberto Fragiacomo




SAN GIACOMO, LA TRIESTE OPERAIA
di
Norberto Fragiacomo



Il colle “nobile” (S. Giusto, con la cattedrale d’una modesta bellezza, il minaccioso castello e le rovine romane rimesse in piedi) è a poco più di un chilometro di distanza, in linea d’aria, ma S. Giacomo non racconta la storia dell’arte.
Una chiesa, in una grande piazza, dedicata all’apostolo, tante case e osterie; un brulichio di vita – vita povera, vita di duro lavoro, senza agi o riscatti. Cent’anni fa, il rione era definito, dai benestanti del centro, “popolare e popoloso”. Un pizzico di snobismo, misto a preoccupazione: S. Giacomo era una città nella città, un mondo a parte. Chi ci nasceva, raramente si avventurava fuori dei suoi confini: mancavano i soldi per il gelato domenicale, per le giacche alla moda e i vestiti eleganti che animavano il listòn nel cuore dell’austero borgo teresiano. Quartiere di ciabattini, falegnami – operai, soprattutto, che parlavano una loro versione del dialetto, arricchita (sì, arricchita) da termini stranieri, in genere slavi. Non è un caso che uno fra i maggiori poeti dialettali, Guido Sambo (1905-1968), sia venuto al mondo da queste parti, in via della Guardia.

venerdì 10 maggio 2013

LA DIGNITÀ DELLA POLIOLI



di Lorenzo Mortara
Rsu Fiom-Cgil
Rete28Aprile

Questo scritto appare in contemporanea col sito

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Vercelli – Brutta aria alla Polioli, azienda chimica che produce, oltre agli smalti per gli elettrodomestici, anche vernici e resine per le auto. Un cartello davanti al Presidio Permanente recita “RSU dove sei???”, non si sa se in polemica con una rappresentanza sindacale, monocolore Cisl, che ha svenduto parecchi diritti convinta così di poter salvare quei posti di lavoro che ora l’azienda taglia lo stesso, oppure con un’azienda che per evitare rischi ha ripagato tanta generosità mettendo in cassa integrazione, per prima, proprio la RSU. È certo però che con la RSU monopolizzata dalla Cisl, il rischio concreto è che 160 famiglie finiscano in strada senza neanche provare a lottare, perdendo pure la dignità. Di lotta, infatti, non ne parla nessuno, a meno che non sia di qualcun altro che dovrebbe farla al posto dei lavoratori.

giovedì 9 maggio 2013

Peppino Impastato, assassinato 35 anni fa: cento passi, riprendiamo la marcia compagni !

Riflettendo di riforme elettorali, di Riccardo Achilli



Il cosiddetto Mattarellum, tanto vituperato e criticato ai suoi tempi non era invece, nel suo complesso, una legge elettorale poi così malvagia. Non solo perché si confronta con l’orrido Porcellum, ma perché teneva insieme l’esigenza di scelta personale del rappresentante politico da parte di ogni cittadino (con la quota maggioritaria) e quella di formare coalizioni prima del voto (rese necessarie dall'esigenza di vincere nei collegi uninominali) recuperando, per altro verso, capacità di influenza politica a favore dei piccoli partiti con la quota proporzionale, rafforzata dal meccanismo dello scorporo dei voti presi nella parte uninominale.

lunedì 6 maggio 2013

IL NON-ALLINEAMENTO ALLINEATO DI RINALDINI



di Lorenzo Mortara
Rsu Fiom-Cgil 
Rete28Aprile

Questo testo viene pubblicato pressoché in contemporanea al sito nazionale della Rete28Aprile, e al suo blog collaterale dei compagni piemontesi. Qui però il lettore troverà la sua versione più aggiornata e corretta.

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Dopo la cacciata di Cremaschi agli esecutivi di Cgil-Cisl e Uil, Rinaldini ha preso le sue difese. Lo ringraziamo vivamente, ma non possiamo non sottolineare tutta l’ambiguità della sua difesa. Avremmo di gran lunga preferito che Rinaldini e La Cgil che vogliamo prendessero le difese non della persona Cremaschi, ma della posizione della Rete28Aprile che a quegli esecutivi Cremaschi rappresentava. Così, invece, Rinaldini ritenendo sbagliata la censura di Cremaschi «pur non condividendo le posizioni di Giorgio» finisce in fondo per dare un colpo alla botte e uno al cerchio. Pretendere di più da Gianni Rinaldini forse non ha senso, visto che non è nuovo a questi atteggiamenti ambivalenti. Chi non ricorda, infatti, il suo NO alla controriforma prodiana delle pensioni del 2007 senza però alcuna campagna contro il Sì di Epifani? Il non-allineamento di Rinaldini, oggi come allora, è molto più allineato di quello che appare.

LA SINISTRA È ANDATA IN BARCA di N. Fragiacomo


di Norberto Fragiacomo


Stavolta il PD non ha gettato semplicemente la maschera (come mille volte ha fatto negli anni passati): si è tolto l’intero costume di sinistra, mostrando – agli elettori presbiti e a quelli miopi – un flaccido corpaccione conservatore.
Neppure un Vincenzo Monti, oggi, riuscirebbe a trovare qualcosa di “progressista” in gente come Enrico Letta, l’amico di Monti e dei mercati, e allora la base si ribella, protesta, occupa le sedi, mentre Vendola coglie l’opportunità di smarcarsi, ammettendo – di fatto – che il suo 2012 è stato tutto un errore.

Cremaschi: se la CGIL arriva ad espellere ....

venerdì 3 maggio 2013

In bocca al lupo


di Carlo Felici


Il mondo dovrebbe essere dei giovani, invece essi sono nelle condizioni più umilianti e terrificanti in cui si siano mai trovati di recente, di peggio c'è solo che vengano spediti in guerra, e in varie aree del globo accade anche questo.
Si dice sempre ipocritamente: “largo ai giovani” ma a farsi largo, non di rado, sono gli anziani (ovviamente quelli privilegiati), fino a situazioni che rasentano il parossismo ed il grottesco, salvo ovviamente le dovute eccezioni.
Due casi, in tal senso, sono stati di recente significativi in Italia: quello di Papa Benedetto XVI e del Presidente Giorgio Napolitano.

giovedì 2 maggio 2013

IL GOVERNO LETTA NELLA FALSA COSCIENZA DI SINISTRA



di Lorenzo Mortara
Rsu Fiom-Cgil Rete28Aprile


Con la riproposizione in versione politica del Governo Tecnico PD-PDL, con la sola sostituzione del burattino Monti col burattino Letta, entrambi prodotti in Vaticano per il mercato europeo, è cominciata nell’arcipelago sinistrorso del PD, l’immancabile, stucchevole ricerca del capro espiatorio a cui scaricare le colpe di una politica che fa storcere il naso ai suoi sostenitori. Se prima era colpa di Grillo se non partiva il Governo PD-M5S, ora è sempre colpa di Grillo se parte il Governo PD-PDL con la ruota di scorta montiana. Per chi da due mesi blatera sull’assunzione altrui di responsabilità, non saper assumersene neanche mezza per le proprie malefatte, è addirittura il colmo.

mercoledì 1 maggio 2013

QUID EST AMERICA? LA VERSIONE DI WILLIAM BLUM di Norberto Fragiacomo

  

Ci sono notizie che ti sfiorano, ti passano accanto, e tu non sai cogliere al volo. Comprensibile: i nostri sensi sono limitati, l’attenzione deviata da orologi, cartellini, routine, regole stupide e funzionali alla sopravvivenza del sistema (mica alla tua!)… tuttavia, per un critico del liberismo occidentale, ignorare chi sia l’autore de “Il Libro Nero degli Stati Uniti” (1997), un’opera lodata da Noam Chomsky, non è mancanza da poco.
Per fortuna, però, ci sono i corsi di formazione professionale… anzi, i compagni di corso: uno di loro, che gli States li conosce di prima mano per averci lavorato, mi ha suggerito un nome, William Blum, e mi ha pure prestato una copia di “Rapporti dall’Impero[1]”.

Viva il 1° Maggio !

martedì 30 aprile 2013

I giovani e il 1° Maggio ...

Spagna in lotta contro l'austerity

LE NOZZE CON I FICHI SECCHI di Riccardo Achilli





LE NOZZE CON I FICHI SECCHI
 di
Riccardo Achilli


Non me la sento proprio di associarmi al coro di voci entusiaste per il discorso programmatico del nuovo governo. Francamente, mi è sembrato un discorso vago, fatto di tante promesse, costruito per dare un colpo al cerchio ed uno alla botte al fine di tenere insieme le varie anime politiche che dovranno sostenerlo. Un discorso molto simile a quello che facevano i governicchi pentapartitici della prima repubblica, anche e soprattutto quelli di tipo balneare. Dove si promette molto, promettere non costa niente, si sogna sulle ali di un'idea vaga di felicità per tutti, tanto sognare non fa male. Ho avuto qualche incontro di striscio con Enrico Letta, come tutti quelli che hanno studiato e frequentato il S. Anna di Pisa, ed a prescindere dalle posizioni politiche ho sempre avuto l'idea di una persona fredda, efficiente, metodica, obiettiva, con i piedi per terra, abituata a ragionare sui dati di fatto, ostile all'emotività che pure c'è in politica. Mi ritrovo oggi con la perfetta imitazione di un leader democristiano, che con la sua retorica pacata ed ecumenica ci fa galleggiare sull'etereo tessuto delle illusioni a buon mercato e delle emozioni, tessuto che inevitabilmente si strappa alla prima tensione, e sotto il quale c'è il nulla.

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