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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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martedì 3 luglio 2018

IL DECRETO-DIGNITA': COSA C'E' VERAMENTE IN GIOCO? di Riccardo Achilli







IL DECRETO-DIGNITA': COSA C'E' VERAMENTE IN GIOCO?
di Riccardo Achilli



Storicamente, la destra popolare e sociale italiana (l’unica in grado di attecchire durevolmente dentro la società, in genere le destra liberale ed economica dura al governo solo per un certo periodo, fintanto che riesce a camuffare i suoi intenti destabilizzanti dietro il sogno liberale del successo individuale – cfr. la parabola del Pd) è costituita da un blocco sociale di tipo corporativo fra sottoproletariato, ceti medi impiegatizi e capitale, che guarda al proletariato industriale come elemento da integrare. 

 La crisi attuale ha accentuato il conflitto interno al capitale, per cui nel blocco sociale della destra popolare e sociale attualmente al governo è entrato solo il piccolo e medio capitale strettamente dipendente dalla domanda interna. 

lunedì 25 giugno 2018

COSA RESTA DEL SOLE E DELL'AVVENIRE di Riccardo Achilli




COSA RESTA DEL SOLE E DELL'AVVENIRE
di Riccardo Achilli



Oramai Emilia Romagna, Toscana e Centro Italia sono feudi gialloverdi. Ci sono luoghi in queste regioni dove la Lega, da sola, ha preso abbondantemente più del 20%, con punte del 25% a Pisa, vertice superiore dell'area di crisi industriale della Toscana tirrenica, abbondantemente abbandonata dalla Regione fiorentino-centrica, e di quasi il 30% a Terni, una delle ultime città industriali ed operaie del Paese, segnata dalla dolorosa vicenda dell'acciaieria Thyssen-Krupp. A Massa, altro grano del rosario della deindustrializzazione di aree un tempo forti, affetta dalla crisi dell'industria estrattiva, Lega e M5s insieme prendono il 24%. 

 In Emilia Romagna, la crisi della sinistra storica di governo e del modello sociale peculiare apre autostrade sia all'infiltrazione leghista sia al trasferimento di elettorato un tempo di sinistra più radicale verso il M5S. 

venerdì 1 giugno 2018

A NOME MIO di Teresio Spalla





A NOME MIO 
di Teresio Spalla

Passato e presente di una Sinistra da costruire da capo



L’attuale situazione di stallo nella politica nazionale italiana non riesce a coinvolgermi più di quanto sia accaduto alle precedenti elezioni quando, com'è noto, non ho espresso il mio voto, in quanto non mi riconoscevo in nessuna delle forze politiche presenti, per altro alcune impossibilitate ad essere rappresentate dove sono residente.

°°°
A nome mio, e soltanto mio (senza pretendere che nessun altro sia d’accordo con me, pur sapendo che molti lo sono) ritengo che la costruzione del governo che si sta profilando coinvolge due entità per cui, che esse siano rappresentate dal prof.Savona o da questo Cottarelli che m’era sconosciuto fino a pochi giorni fa, non mi turba come non mi toccano le azioni del presidente della Repubblica travalicanti impunemente il suo ruolo istituzionale.

mercoledì 23 maggio 2018

5.000.000 CINQUE MILIONI di Giandiego Marigo



5.000.000 CINQUE MILIONI
di 
Giandiego Marigo

Non ci fa piacere constatare di avere ragione. Non ci interessa la saggezza compiaciuta di chi vede passare il cadavere del proprio nemico, pur riconoscendo l'importanza dell'attesa e del passaggio del cadavere. L'Istat ci consegna 5.000.000 (cinque milioni) di poveri assoluti residenti, vale a dire Italiani, per coloro per i quali la nazionalità costituisce un problema. Lo avevamo detto, l'analisi sottoposta da questa rivista “non fa una grinza”, ma non ci fa piacere.

mercoledì 9 maggio 2018

MA ESISTE VERAMENTE UN FUTURO A SINISTRA? di Riccardo Achilli






MA ESISTE VERAMENTE UN FUTURO A SINISTRA?
di Riccardo Achilli


Sono reduce dall’Assemblea annuale del Network per il Socialismo Europeo, il cui titolo, significativo, consisteva in un domanda: “C’è futuro per la sinistra in Italia?” Devo dire che, alle volte, le risposte più significative ai grandi quesiti derivano da impressioni e sensazioni, più che da complessi ragionamenti. E’ nel corpo vivo della militanza della politica che si colgono i segnali di consapevolezza della situazione e della capacità di riscossa, dopo le sconfitte storiche. Da questo punto di vista, la sensazione è quella di un mondo piuttosto cristallizzato su schemi tradizionali e speranze fideistiche. Nel suo intervento, Giovanni Paglia rimanda ad un imprecisato lungo periodo la speranza incrollabile di una rinascita della sinistra, poiché le contraddizioni del neo-capitalismo produrrebbero inevitabilmente, prima o poi, una nuova fora di sinistra. Si tratta evidentemente di un cascame di cultura politica otto-novecentesca, che positivisticamente attribuisce alla dinamica storica un avanzamento in senso progressivo, scaturente dalle contraddizioni intrinseche della struttura.

lunedì 7 maggio 2018

ALCUNI SPUNTI PER UN POSSIBILE PROGRAMMA DI SINISTRA di Riccardo Achilli







ALCUNI SPUNTI PER UN POSSIBILE PROGRAMMA DI SINISTRA

di Riccardo Achilli


Questa è la scaletta della mia presentazione all’Assemblea annuale del Network per il Socialismo Europeo, tenutasi a Fiuggi Terme il 5-6 maggio 2018.


Mi è stato chiesto di presentare la piattaforma di un possibile programma politico per un partito di Sinistra. Questo esercizio è già stato fatto, tre anni fa. Sul sito “ricostruire.org” troverete ancora oggi un elenco di proposte che ancora oggi, a mio avviso, è attuale. E’ quindi inutile ripetere pedissequamente l’esercizio, soprattutto perché non si guadagnano elettori discettando di revisione del calcolo dell’output gap. Si guadagnano ricostruendo due elementi fondamentali dell’egemonia che la sinistra ha perso completamente: la connessione sentimentale ed ideale e il radicamento di classe.

Ciò significa recuperare un mito fondante, in grado di mobilitare, ed una capacità di organizzazione in grado di sostenerlo dentro la società. La sinistra era egemone nella società quando aveva un progetto di liberazione di una intera comunità dall'alienazione dello sfruttamento lavorativo. La caduta del Muro ha spazzato via questo mito, e per sopravvivere la sinistra ha commesso l’errore di adottare il mito del suo rivale, condendolo di contenuti progressisti.

domenica 6 maggio 2018

CINQUE STELLE CADENTI di Norberto Fragiacomo




CINQUE STELLE CADENTI
di
Norberto Fragiacomo



Gli esiti delle elezioni “in Friuli” (per la verità ci sarebbe pure la Venezia Giulia, ma l’informazione italiana l’ha ormai tacitamente abrogata!) sono stati catastrofici per il moVimento lanciato da Beppe Grillo: i cinque astri che risplendettero la notte del 4 marzo parrebbero essersi ridotti ad altrettante stelle cadenti.

Lo smacco subito in Molise è stato soltanto l’anticipazione di un’autentica disfatta a nordest: in meno di due mesi il M5stelle ha perso oltre 106 mila dei 169.299 voti conquistati a marzo (alla Camera), passando dal 24,56 al misero 11,67% di preferenze ottenuto dal candidato Presidente Alessandro Fraleoni Morgera. Se poi considerassimo esclusivamente i voti di lista lo scenario sarebbe ancor più desolante: una percentuale del 7,06% significa meno di 30 mila suffragi. Prendiamo per buono il primo dato, e non solo perché spiace infierire: nel caso dei 5stelle, sempre beatamente soli, chi sceglie il front-man sceglie automaticamente anche la lista.

mercoledì 2 maggio 2018

SUL BULLISMO SCOLASTICO di Lucio Garofalo





SUL BULLISMO SCOLASTICO 
di Lucio Garofalo


Negli ultimi tempi, sono saliti alla ribalta della cronaca frequenti casi di bullismo scolastico e di teppismo adolescenziale: fenomeno inedito ed impensabile, almeno nelle dimensioni in cui oggi si va configurando. 
Ogni giorno si leggono notizie di docenti aggrediti e malmenati dagli studenti o dai genitori. Comportamenti sociali deprecabili e da vituperare, senza se e senza ma. Detto ciò, vorrei appuntare un paio di cose. 

In primo luogo, ogni adulto, in passato, è stato adolescente. Con tale termine intendo riferirmi non solo ad uno stadio esistenziale, ad una età evolutiva fondamentale nella crescita e nello sviluppo della personalità sotto ogni punto di vista: fisico, sessuale, ormonale, psicologico-emotivo, socio-affettivo ed intellettuale. È una fase assai delicata, fragile e difficile per ogni ragazzo o ragazza, che vive una vera e propria "tempesta ormonale". È un periodo attraversato da intensi turbamenti, da inquietudini, passioni e sofferenze, da sogni e desideri, da scoperte e conquiste, da illusioni e delusioni, da rabbia e ribellione, da gesti folli e trasgressioni. 
È l'età di transizione dall'infanzia alla maturità. Un'età di cambiamento, che gli psicologi definiscono (a ragione) come "età della disobbedienza", nella misura in cui è piuttosto normale, fisiologico, a quell'età, essere insofferente, ribellarsi, iniziare a contestare apertamente l'autorità degli adulti, incarnata dai genitori e professori. 
Chi non ha mai compiuto un gesto di rivolta e di rabbia, né provato il sentimento, profondo e turbolento, di agitazione o inquietudine interiore che pervade l'adolescenza, temo sia stato un adolescente a dir poco anomalo. 
Lungi da me l'intenzione di giustificare minimamente quell'adolescente più esagitato che insulta o aggredisce un docente. 

Nel contempo, noi insegnanti, per diventare sul serio credibili ed apprezzabili come categoria in procinto di mobilitarsi per promuovere ed intraprendere iniziative non corporative, poiché si tratta di una battaglia di civiltà e progresso, a salvaguardia della libertà di insegnamento e della dignità umana e professionale dei docenti e della loro stessa incolumità fisica, credo che dobbiamo biasimare e perseguire i colleghi e le colleghe che si rendano responsabili di azioni scellerate di violenze, corporali e psicologiche, in modo sistematico, reiterato e prolungato nel tempo, ma soprattutto vile ed ingiustificato, nei confronti dei discenti. E mi riferisco ai soggetti più timidi e indifesi, verso cui è facile "sfogare" le proprie frustrazioni, la propria crudeltà ed il proprio sadismo. 
Vi posso garantire che nelle scuole esistono (in una percentuale esigua, ma esistono) insegnanti con inclinazioni sadiche e perverse, proclivi ad infierire con accanimento e brutalità verso quegli alunni più vulnerabili, in quanto non sono in grado di difendersi, o sono privi del coraggio e della forza per denunciare i propri aguzzini. Purtroppo, possono verificarsi anche simili situazioni, assolutamente orribili e detestabili, che vanno esecrate in modo netto e perseguite con estrema fermezza, senza fare sconti a nessuno, senza indugi, né esitazioni.


sabato 24 marzo 2018

Lotte (e Autolesionismo) di classe di Norberto Fragiacomo





Lotte (e Autolesionismo) di classe
di
Norberto Fragiacomo


Sto pian piano leggendo, nei ritagli di tempo concessimi dal lavoro, un’opera di Domenico Losurdo dedicata alla lotta di classe[1].

Senza perdersi in convenevoli l’illustre cattedratico polemizza sin dalle primissime pagine con i pensatori (quasi tutti transfughi del marxismo convertiti all’idea liberale) che, per compiacere chi li foraggiava, già negli ultimi decenni del Novecento diedero per definitivamente morta la lotta di classe. L’autore ha buon gioco nel dimostrare il contrario, partendo da una frase del Manifesto del ’48 che del libro (e del ragionamento losurdiano) costituisce quasi l’architrave: “La storia di ogni società sinora esistita è la storia delle lotte di classe”.

Ciò che viene negato non è il fatto, evidentissimo, che la suddetta lotta alterna fasi acute ad altre di relativa stasi, né che il livello di consapevolezza diffuso fra i “combattenti” oscilla a seconda delle epoche storiche (l’ascesa è in genere lenta e contrastata, i crolli vertiginosi): si intende piuttosto contrastare la sicumera di quanti, per ragioni ideologico-propagandistiche, pretendono che assieme alla Storia il capitalismo trionfante abbia schiantato anche la lotta e le motivazioni oggettive e soggettive che ne stanno alla base. Quello dello scontro – aperto o latente - fra le classi è un fenomeno destinato a riprodursi fino a quando queste ultime esisteranno: onestamente la tesi di Losurdo mi sembra inconfutabile.

lunedì 19 marzo 2018

QUALE FUTURO PER POTERE AL POPOLO ? di Stefano Santarelli






QUALE FUTURO PER POTERE AL POPOLO ?

di Stefano Santarelli



In una Roma sommersa da una pioggia battente ed asfissiante si è tenuta ieri  l’Assemblea Nazionale di Potere al Popolo. Una Assemblea importante e decisiva per il futuro di questa lista nata per rappresentare una sinistra in crisi ma che cerca disperatamente di uscirne.
Si è svolta al Teatro Italia che ha una capienza di 800 posti ed era completamente pieno con circa 1.000 partecipanti (per la cronaca il Brancaccio ha una capienza di 1.300 posti).
Una grande partecipazione quindi per analizzare il risultato elettorale del 4 marzo e decidere le prossime iniziative.

sabato 17 marzo 2018

L'UOMO AL CENTRO DI BEPPE GRILLO




di Lorenzo Mortara





L’uomo al centro della società. È questa l’idea di Beppe Grillo, espressa nel post Società senza lavoro, con tanto di Quarto Stato di Pellizza da Volpedo a fargli da sfondo.

Scrive Beppe sul suo blog:


La nostra era è senza precedenti proprio per la sovrabbondanza di merci e servizi che abbiamo. Abbiamo una capacità produttiva che è di gran lunga superiore alle nostre necessità… 
Siamo davanti ad una nuova era, il lavoro retribuito, e cioè legato alla produzione di qualcosa, non è più necessario una volta che si è raggiunto la capacità produttiva attuale… 
Si creano posti di lavoro per dare un reddito a queste persone, che non avranno un posto di lavoro, ma un posto di reddito, perché è il reddito che inserisce un cittadino all’interno della società.. 
Una società evoluta è quella che permette agli individui di svilupparsi in modo libero, generando al tempo stesso il proprio sviluppo. Per fare ciò si deve garantire a tutti lo stesso livello di partenza: un reddito, per diritto di nascita. 
Soltanto così la società metterà al centro l’uomo e non il mercato.
 
Come non essere d’accordo con queste parole di buon senso? Il reddito per diritto di nascita a cui si riferisce Grillo, è il reddito di cittadinanza. Epperò il reddito di cittadinanza mette al centro l’uomo? O non è la riconferma che al centro della società ci sta sempre e ancora di più il mercato? Se la capacità produttiva è senza precedenti, perché mai il mio reddito minimo di diritto dovrebbe essere di soli 780 euro, cioè di poco più di due briciole di quella immensa produzione? Se la capacità produttiva produce in abbondanza, l’abbondanza dovrebbe essere il livello minimo di partenza, non dovrebbe nemmeno esserci il ricatto di toglierti tale diritto dopo due rifiuti di proposte di lavoro, perché dove non serve più lavorare per produrre abbondanza di merci, non serve nemmeno rifiutarsi di farlo.
 
Perché allora di fronte a tanta abbondanza produttiva, così tanta penuria di diritto minimo? Perché il reddito di cittadinanza, decentra appunto l’uomo rispetto ai centri produttivi. L’uomo viene tenuto lontano, in disparte, isolato rispetto alle grandi fabbriche automatizzate che restano in mano ai padroni, cioè al mercato. È proprio per questo che deve comunque bussare alla loro porta, senza rifiutare più di due volte l’offerta di lavoro, se non vuol perdere il diritto a un minimo di briciole. Il reddito di cittadinanza si subordina così al mercato. Una società che mette al centro l’uomo, non lascia una capacità produttiva così abbondante al mercato, gliela toglie, espropriandola, dando, al massimo, un reddito di cittadinanza ai padroni, orfani del profitto. Dopo tanto sfarzo, un po’ di miseria, anche se non più necessaria, non potrebbe fargli che del bene

Perché in una società con al centro l’uomo non si producono più merci. Dove si producono merci, infatti, il lavoro non serve a «produrre merci e servizi per soddisfare i bisogni dell’uomo», come scrive Beppe Grillo. È un errore. In una società capitalistica, il lavoro produce merci e servizi per soddisfare il profitto dei padroni. Finché ci sarà quello, l’uomo non avrà mai né reddito né cittadinanza.



venerdì 16 marzo 2018

SULLA POVERTA' di Giandiego Marigo




SULLA POVERTA'  
parte I
di Giandiego Marigo 


Purtroppo quando si parla di povertà il rischio di ricadere in luoghi comuni è di una facilità assoluta. Per esempio la dichiarazione sin troppo ripetuta del rapporto crudele 1% - 99%, oppure la dichiarazione secondo la quale 8 persone detengono circa metà della ricchezza mondiale (argomento che riprenderò in chiusura). Entrambe sono vere, purtroppo, e nel medesimo tempo tempo non dicono nulla che non sia retorico e ripetuto a iosa. Ma soprattutto sono ripetute in modo inutile ed impotente al modificare e cambiare alcunché.


mercoledì 14 marzo 2018

POTERE AL POPOLO: UN CONTRIBUTO PER L'ASSEMBLEA DEL 18 MARZO di Maurizio Zaffarano






POTERE AL POPOLO: 
UN CONTRIBUTO PER L'ASSEMBLEA DEL 18 MARZO
di Maurizio Zaffarano


Un commento sulle elezioni del 4 marzo e sulle possibili prospettive future di Potere al Popolo 



Il primo inequivocabile dato che è emerso dalle elezioni del 4 marzo è quello della rabbiosa e rancorosa richiesta di cambiamento del popolo italiano. Lega e Cinque Stelle raggiungono insieme circa il 50% dei voti, se ad essi sommiamo altre forze di opposizione radicale o antisistema, di destra e di sinistra che non hanno superato il quorum emerge che la larga maggioranza di chi si è recato alle urne ha espresso questa richiesta. E' il risultato di un Paese da almeno trent'anni in inesorabile declino in cui la macelleria sociale e la cancellazione dei diritti conquistati attraverso decenni di lotte - in contemporanea allo smantellamento della struttura produttiva italiana innescato dalla globalizzazione capitalistica, dai diktat liberisti della UE e dalla partecipazione all'euro - si è innestata su di una struttura politico-burocratico-amministrativa ed imprenditoriale che è restata arretrata, inefficiente, corrotta, impregnata di familismo, collusa assai frequentemente con le mafie. 
E' sufficiente, ahimé, girare in questi giorni per le strade di Roma devastate dalle buche per qualche giornata di neve e pioggia, pensare alle condizioni delle zone terremotate del centro Italia tormentate dalla neve e dal gelo, trovarsi nel girone infernale di un Pronto Soccorso o alle prese con le bibliche liste di attesa delle prestazioni sanitarie pubbliche per toccare con mano la realtà di un Paese che non è più in grado di far fronte nemmeno alle sue funzioni e necessità fondamentali. 
La condizione reale del Paese è quella che emerge da tutti gli indici statistici: milioni e milioni di persone sotto la soglia di povertà e che hanno dovuto rinunciare a curarsi, disoccupazione, precariato, invecchiamento, mortalità e nuovi nati, abbandoni scolastici e universitari, mezzogiorno, deindustrializzazione delocalizzazioni e shopping di aziende nazionali da parte di soggetti stranieri e si potrebbe andare avanti a lungo. 
Rispetto a questa drammatica condizione reale non vengono più accettate le vecchie rappresentazioni e narrazioni politiche: centro sinistra e centro destra, la promessa che stiamo uscendo dalla crisi per uno zero virgola in più qui o li, che abbiamo bisogno di più Europa, che l'immigrazione è solo una risorsa e non anche un ulteriore problema sociale, che i problemi si risolvono con i bonus o tagliando qualche tassa. 
Da qui la crisi irreversibile della “vecchia” politica del Partito Democratico di Renzi (ma anche dei trasfughi di D'Alema e Bersani) e di Forza Italia di Berlusconi. Questo ce l'avevano detto anche le elezioni amministrative degli ultimi anni e soprattutto il referendum costituzionale del dicembre 2016 (nel quale è stato determinante il ruolo di Lega e 5 Stelle) laddove i cittadini avevano rifiutato esplicitamente la “normalizzazione” istituzionale in coerenza con la struttura del “sistema”, propagandata come indispensabile dall'establishment politico-economico e dal mainstream informativo. 
Da qui il fatto che la disperazione montante faccia sì che ci si aggrappi a qualunque promessa di cambiamento. Se vogliamo anche il 40% di Renzi alle Europee del 2014 poteva essere letto così: la percezione del cambiamento attraverso un tangibile provvedimento, ancorché inefficace e iniquo nell'esclusione proprio dei più poveri, a favore dei lavoratori di livello medio-basso quale il bonus degli 80 euro, la prima concessione sociale dopo anni e anni di macelleria sociale. Dopo sono venuti jobs act, buona scuola e la perpetuazione delle politiche di austerità e dunque il crollo del renzismo. 

lunedì 12 marzo 2018

IL FALLIMENTO DI SINISTRA RIVOLUZIONARIA: UN’ANALISI MARXISTA


di Lorenzo Mortara






Sinistra Rivoluzionaria (SR), la coalizione nata dall’unione del Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) e da Sinistra Classe Rivoluzione (SCR), due costole trotskiste di Rifondazione Comunista, ha racimolato a malapena lo 0,089% alla Camera e lo 0,108 al Senato, per un totale di 32˙527 voti: una miseria, che unita alla bancarotta senza appello di Potere al Popolo (PaP), costituisce l’intero disastro della sinistra radicale in questa tornata elettorale.

venerdì 9 marzo 2018

LA SINISTRA SI E’ ESTINTA? di Norberto Fragiacomo






LA SINISTRA SI E’ ESTINTA?

Riflessione “tiepida” su una scomparsa (niente affatto misteriosa) denunciata dopo il 4 marzo

di
Norberto Fragiacomo



Il più patetico De profundis per la Sinistra antisistema è stato intonato domenica notte da quattro amichevoli compagni al bar (per la precisione: in un locale di S. Lorenzo a Roma): il giubilo non artefatto di Viola Carofalo e i bizzarri cori di vittoria degli attivisti di Potere al Popolo hanno meravigliato persino il cinico maratoneta Mentana.

Come interpretare questa sorta di “allegria di naufragi”? Qualche buon bicchiere di vino dei Castelli aiuta ma non basta, e la spiegazione non può essere individuata nel fatto che le prime proiezioni assegnavano a PaP un 1,6% meno deprimente del misero 1-1,1% effettivamente ottenuto: già in quel momento l’accesso al Parlamento appariva irrimediabilmente precluso. Le vere ragioni di tanto gaudio sono state parzialmente indicate dalla sorridente “capo-partito”: un pugno di ragazzi napoletani partiti da un semisconosciuto centro sociale è riuscito in meno di tre mesi a prendersi il Brancaccio, raccogliere una marea di firme, presentare la lista in tutte le regioni italiane e guadagnarsi qualche centinaio di migliaia di voti d’opinione. Avrebbe potuto aggiungere la giovane partenopea, fosse stata più maliziosa: siamo stati capaci di coinvolgere nel progetto partiti autentici (seppure in disfacimento) senza lasciarcene fagocitare, ed anzi relegandoli a portatori d’acqua. A rivederla così, la scenetta perde un po’ del suo tono parodistico, esprimendo piuttosto il legittimo orgoglio di chi – come i diecimila a Cunassa – ha tenuto bene il campo in mezzo alla disfatta generale. Legittimo orgoglio misto a sollievo: la reazione liberatoria rivela ciò che forse era meglio non emergesse – il timore, serpeggiante fino all’ultimo, di andare molto, ma molto peggio…

Resta però un dato indiscutibile: per la Sinistra c.d. radicale la sconfitta del 4 marzo è più pesante – lo dicono i numeri – di quelle sofferte nell’ultimo decennio da Sinistra Arcobaleno, Rivoluzione Civile[1] e via dicendo. Pesante e (forse) definitiva.

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