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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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domenica 12 maggio 2019

CELOMADURISMO E MARXISMO: IL CAMPISMO IN VENEZUELA




Pubblichiamo un botta e risposta tra due compagni vercellesi, Lorenzo Mortara e Alessandro Jacassi, membri, tra le altre cose, del Comitato Antifascista cittadino. Lorenzo aveva postato sui social un articolo del Partito Comunista dei Lavoratori (PCL): Verso la Guerra Civile in Venezuela? (lo trovate qui, e più sotto alla fine). Alessandro prima lo definiva “mare di cazzate” poi, invitato a specificare, rispondeva con le parole che trovate qui sotto. Subito dopo trovate la replica di Lorenzo, lunga e articolata, che prova a far chiarezza fra due modi sostanzialmente opposti di approcciare la lotta di classe in Venezuela: il “campismo” e il marxismo. 



La critica di Alessandro Jacassi 

Prima di tutto non c’è nessun tradimento o divisione dell’esercito, il tentato golpe è durato poco più di 3 ore e ha coinvolto qualche decina di militari di cui molti ingannati dai loro superiori, nessuna base militare ha disertato passando sotto il giogo imperialista dei Trump e dei Guaidò di turno; l’area interessata dal golpe è stato un ponte e un pezzo di strada limitrofa, Lopez e Guaidò cercano rifugio in ambasciate straniere dopo poche ore… Il popolo di cui ti riempi la bocca è sceso nelle strade difendendo la rivoluzione che per scelta di Chávez è, come la definisci tu, riformista, in quanto consapevoli che altro tipo di rivoluzione avrebbe subito visto una risposta armata yankee. Mi fai sempre un discorso di classe e non capisci neanche che a sostenere Guaidò ci sono solo i padroni e qualche lacchè della borghesia, estrema minoranza bianca, mentre il popolo, la classe a cui tu ti richiami è con Maduro e questo è inconfutabile, lo vede chiunque guardi i video girati nei quartieri popolari, quartieri che prima del riformismo come lo definisci tu, erano baraccopoli senza luce né fognature. Forse dovresti iniziare a viaggiare un po’ in quei paesi invece di stare chiuso solo nella tua stanza a leggere manuali impolverati e vetusti. Ciao Lorenzo se vuoi parlare di Latinoamerica meglio che impari lo spagnolo prima. 

A. J. 



E la replica di Lorenzo Mortara 

Per capire un post di sedicenti marxisti come noi trotskisti, bisogna almeno provare a comprendere, non dico condividere, la prospettiva. Per noi la prospettiva non è il socialismo a parole del XXI secolo (che è il solito vecchio capitalismo del XX secolo, magari un po’ più spostato a sinistra, meno liberista direbbe qualcuno...), ma la lotta di classe spinta fino alla rivoluzione socialista, cioè al reale esproprio dei capitalisti (la grande industria oligopolistica, non il piccolo borghese imprenditore, padrone di piccola bottega o di bar o di altre cose non determinanti) e la trasformazione dell’economia anarchica di mercato, in pianificazione socialista sotto il controllo dei lavoratori, con la speranza che non si burocratizzi tutto nel giro di poco come nell'URSS. Ma la burocratizzazione dell'Urss non è un buon motivo per non riprovarci, tanto più che per noi l’evoluzione o l’involuzione di una rivoluzione dipende nella sostanza dalla vittorie o dalle sconfitte della lotta di classe del proletariato su scala oltretutto internazionale, e non semplicemente da quello che fa o non fa questo o quel dirigente. E le nostre non sono semplici opinioni, sono fatti che possiamo documentare come ampiamente documenteremo con numerosi esempi tratti da quell'arsenale infinito di lezioni, che è la storia della lotta della nostra classe di appartenenza. 

Chi non ha questa prospettiva, difficilmente la può apprezzare o condividere, potrebbe però fare almeno lo sforzo di comprenderla, specialmente se è un compagno. Nella critica all'articolo del PCL, non solo questa prospettiva Jacassi non l’ha intesa, fregandosene bellamente, ma non si capisce nemmeno quale sia la sua, anche se l’esperienza ce la fa intuire al volo. Qual è dunque la sua prospettiva? Dimostrare che non c’è una spaccatura nell'esercito? Sconfiggere Guaidò? Appoggiare Maduro e dimostrare che il popolo sta con lui mentre i marxisti stanno da un’altra parte se non proprio con Guaidò (un classico delle accuse a chi osa criticare il leader di turno)? E va bene, anche ammesso tutto questo, e poi? Che si fa dopo aver sconfitto Guaidò senza prospettiva? Sono prospettive queste, o aspetti parziali e in alcuni casi condivisibili di chi non ha altra prospettiva che vivere alla giornata gli eventi venezuelani? 

giovedì 18 aprile 2019

NOTRE-DAME E GLI OPERAI




di Lorenzo Mortara



La contrapposizione tra il rogo di Notre-Dame e gli operai “rosolati” quotidianamente in quelle “cattedrali” padronali chiamate fabbriche, è l’equivalente “artistica” della contrapposizione “patriottica” tra italiani e migranti stranieri. Viene dalla stessa insensibile masnada di infimi bottegai dal cuore arido e putrido perché staccato dal vivo della lotta di classe. E così come gli immigrati non sottraggono nulla agli italiani, così i soldi per la ricostruzione di Notre-Dame, al netto di lucro e tangenti che ci saranno come in tutte le altre operazioni capitalistiche, di per sé non sottraggono nulla agli operai.

Chi non fa nulla per gli immigrati stranieri - va ribadito - non farà mai nulla nemmeno per gli italiani, così come chi lotta per gli uni, lotta anche per gli altri; lotta cioè per tutti (i proletari). Ne segue che lotta soprattutto per Notre-Dame, perché chi non lotta per la ricostruzione di Notre-Dame, non lotta per nessuno, tanto meno per operai e sfruttati per la semplice ragione sta dalla parte del padrone, a fargli, in un modo o nell’altro, da servo. 

Questa contrapposizione è falsa e razzista tanto quanto l’altra, proprio come tutte quelle che, per vigliaccheria, vogliono sostituire l’unica contrapposizione reale: quella che vede padroni da una parte e lavoratori dall'altra. 

A maggior ragione, quindi, quando viene da sinistra non ha nulla a che vedere con lo spirito proletario più genuino. È solo spirito piccolo borghese allo stato puro. È perciò naturale, che la sinistra attuale, già imbevuta di sovranismo, di riformismo, di keynesismo, di costituzionalismo, di stalinismo e di altre infiniti “codismi” piccolo borghesi, strizzi l’occhio anche a questa contrapposizione. Cosa non si fa pur di abbracciare qualunque cosa che non sia marxismo, lotta di classe! 

Il comunismo non appartiene a questa sinistra becera, perché sarà un regno di artisti nell’abbondanza. Conservare il più integralmente possibile le opere d’arte e liberarle dalla gramigna degli scempi che il capitalismo ha costruito attorno a loro, sarà uno dei compiti più importanti dopo la rivoluzione. Perché col comunismo il tipo umano medio si eleverà al livello di un Goethe. Goethe, infatti, non è per nulla un’eccezione, è il capitalismo che non consente Goethe come regola. Ma per questa “nuova mediocrità” non sarà sufficiente solo lo sviluppo dieci, venti volte superiore delle forze produttive. Ci vorrà l’apporto di tutto quanto il meglio venuto dal passato, cioè di ciò che di veramente umano, l'uomo abbia mai prodotto fino ad oggi: l’arte appunto. 

Null'altro in fondo il comunismo dovrà veramente conservare. Perché nient’altro in fondo ha valore. Ferrari, i-phone e vestiti di Armani appartengono pur sempre e ancora oggi al regno della scimmia, così come i primi disegni rupestri di migliaia di anni fa, già allora erano il miglior prodotto dell'uomo del futuro. 

E non dimentichiamoci mai, che l’uomo delle caverne era una donna, ed era comunista. Quando usciremo dalla caverna capitalistica, l’uomo nuovo sarà figlio suo e di Notre-Dame, ma non sarà più gobbo. 





Lorenzo Mortara

PCL Vercelli

mercoledì 17 Aprile 2019



lunedì 4 marzo 2019

1° CONGRESSO NAZIONALE DI RISORGIMENTO SOCIALISTA - DOCUMENTO PRECONGRESSUALE





1° congresso fondativo di RISORGIMENTO SOCIALISTA

Documento precongressuale per lo svolgimento di un vero congresso plurale, nel solco della tradizione del socialismo democratico.


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IL COMPITO DEI SOCIALISTI NELL’ATTUALE FASE POLITICA. 


Nostro compito è quello di ridare lustro a ideali e valori del socialismo democratico che certo non sono scomparsi ma che hanno bisogno di essere rilanciati e re-interpretati alla luce delle caratteristiche dell’attuale fase storica, contraddistinta dalla crisi irreversibile del modello di globalizzazione neo-liberista che ha dominato la scena negli ultimi decenni. Viviamo un’epoca di grandi stravolgimenti: la povertà, la disoccupazione i flussi migratori producono miseria e precarietà, disuguaglianze sociali che non hanno confini, mentre delle ristrettissime elites, grazie al dominio del denaro, sono comodamente sedute sopra le macerie provocate dai guasti del finanz-capitalismo. Viviamo in una società ormai in preda ad una profonda disgregazione sociale e a delle contraddizioni apparentemente insanabili che generano insicurezza e senso di disuguaglianza e fanno arretrare in ogni modo la democrazia. E’ giunto il momento di opporsi a tutto ciò ed è pertanto doveroso e necessario tornare a rivendicare con forza quelle conquiste sociali che nei decenni passati avevano consentito di riaffermare la dignità umana dei lavoratori e che sono stati cancellati con un colpo di spugna in questi ultimi anni di dominio dell’ideologia neo-liberista, all'interno di una cornice di pensiero unico definita dai trattati e dagli organismi internazionali braccio armato del finanz-capitalismo (fra tutti U.E., B.C.E. e F.M.I.). In questo contesto di degrado economico e sociale, in questi ultimi decenni l’errore dei partiti socialisti e socialdemocratici europei è stato quello di rendersi dei docili interpreti passivi delle politiche di austerità e di rigore imposte dalla Troika. Tutto ciò ha spianato inevitabilmente la strada alle destre populiste, che si sono appropriate di tutti gli spazi del dissenso e del malcontento popolare, nel mentre le sinistre sono apparse abbandonare ogni contatto reale con i loro storici interlocutori naturali: i lavoratori, i disoccupati, i precari. Compito dei socialisti democratici oggi è primariamente quello di provare a saldare la frattura con le masse popolari del nostro Paese, presso cui va sempre più prendendo corpo la consapevolezza che questa Unione Europea costruita sui trattati di Mastricht e di Lisbona non incarna l’Europa dei popoli, dei diritti e della giustizia sociale. RISORGIMENTO SOCIALISTA, quale nuova forza autonoma ed organizzata del socialismo italiano, può svolgere un autentico ruolo di rilancio del socialismo proponendo un’alternativa a questa U.E. e togliendo così ai partiti del campo cosiddetto “populista” il monopolio della rappresentanza politica dei lavoratori e dei ceti produttivi della nostra società. RISORGIMENTO SOCIALISTA deve rimettersi in cammino ponendo al centro della sua azione politica i temi del lavoro e della dignità umana, uniti al rilancio di un sano concetto di patriottismo costituzionale, quale unico pensiero capace di fungere da alternativa al liberismo ed alle destre populiste.

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NO ALLA PROSECUZIONE DELL’ESPERIENZA ALL'INTERNO DI POTERE AL POPOLO. 

NO ALLA PARTECIPAZIONE ALL'INTERNO DI UNA LISTA ELETTORALE DIRETTA DAL SINDACO DI NAPOLI DE MAGISTRIS. 

SI AL RILANCIO DI UNA FORZA AUTONOMA DEL SOCIALISMO ITALIANO. 

Troviamo profondamente sbagliata la scelta di fare partecipare RISORGIMENTO SOCIALISTA al processo di strutturazione politico-organizzativa della formazione di sinistra ultra-radicale POTERE AL POPOLO. Quella di POTERE AL POPOLO è una collocazione del tutto innaturale per chi come noi si ispira e si richiama alla migliore tradizione del socialismo democratico del nostro Paese. Infatti, le forze politiche della sinistra ultra-radicale che hanno dato vita a POTERE AL POPOLO appaiono avere del tutto introiettato gli stessi schemi concettuali dell’ideologia globalista attualmente dominante nella sinistra italiana ed alimentano in modo colpevole una inaccettabile confusione tra i due ben distinti concetti di solidarietà internazionalista delle classi popolari e cosmopolitismo delle classi dominanti. In particolare, troviamo profondamente errata e foriera di grande confusione fra le masse l’attuale posizione che POTERE AL POPOLO esprime sul controverso tema dell’immigrazione clandestina. Riteniamo infatti che l’attuale sostegno incondizionato al fenomeno dell’immigrazione clandestina non torni utile in alcun modo alle ragioni dei popoli sottomessi del sud del mondo e che anzi esso oggi costituisca unicamente un fattore di rafforzamento dei poteri globalisti e del Governo francese, maliziosamente interessati ad alimentare una moderna “tratta degli schiavi” con il fine di gettare l’Italia nel caos sociale e politico. Riterremmo un errore ancora più grave che RISORGIMENTO SOCIALISTA possa sostenere alle prossime elezioni europee una possibile lista capitanata dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris, ex Magistrato prestato alla politica e che da anni connota la sua azione per il ricorrente utilizzo di toni sopra le righe nei confronti dei suoi avversari politici nonché per il costante ricorso ad atti di irresponsabile protagonismo all’insegna del populismo mediatico, con modalità ben distanti dalla cultura del socialismo democratico e riformista. Riteniamo che il compito dei socialisti oggi debba invece essere quello di separare i propri destini da quelli di POTERE AL POPOLO e di rilanciare senz’altro RISORGIMENTO SOCIALISTA come soggetto autonomo del socialismo italiano, lontani da ogni seduzione velleitaria della sinistra cosiddetta “radicale” o “antagonista”.


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PER UN CONGRESSO LIBERO, PLURALE E DEMOCRATICO. 

Con lo svolgimento del suo primo congresso nazionale, RISORGIMENTO SOCIALISTA ha la sua prima grande occasione di trasformarsi in un vero partito nella sua accezione più corretta e tradizionale, ossia un movimento politico in carne ed ossa, fondato sul principio della partecipazione popolare e sul concorso di idee e proposte da parte dei lavoratori italiani, dei giovani, degli studenti, degli intellettuali, delle donne. Noi sottoscrittori del presente appello auspichiamo con forza che il nostro movimento politico non sprechi questa sua irripetibile opportunità e che, attraverso la celebrazione del suo primo congresso fondativo, riesca finalmente ad insediare degli organismi dirigenti autenticamente democratici, la cui composizione sia effettivamente rispettosa di tutte le varie e diverse sensibilità politiche che contraddistinguono gli uomini e le donne che hanno dato vita alla nascita di RISORGIMENTO SOCIALISTA. Per porre fine alla discutibile pratica dell’unanimismo, che è estranea alla storia e alla cultura del socialismo democratico, chiediamo lo svolgimento di un vero congresso che, nel rispetto delle regole democratiche che dovrebbero disciplinare la vita interna a RISORGIMENTO SOCIALISTA, ci porti a svolgere un’autentica e libera discussione sulla linea politica che il nostro movimento politico dovrà attuare nei prossimi anni. Ci appelliamo prima di tutto al rispetto della norma di cui all'articolo 4.1 del vigente statuto nazionale, che individua nel solo congresso nazionale l’organismo chiamato a stabilire la linea politica del partito. Per tale ragione, non riteniamo di potere accettare lo svolgimento di un congresso nazionale “per temi” e in cui la definizione della attuale linea politica di RISORGIMENTO SOCIALISTA costituisca un elemento di partenza già dato per acquisito o per implicito, senza cioè che la definizione della linea politica sia preceduta da una vera e autentica discussione fra le diverse linee e visioni politiche, com’è sempre avvenuto all'interno dei partiti storicamente inseriti nel solco della tradizione del socialismo democratico. 

Pertanto, per favorire la convocazione di un congresso autenticamente democratico, chiediamo fin da subito: l’elaborazione di un regolamento congressuale che favorisca la partecipazione al congresso di tutti gli iscritti al partito e che consenta di esercitare il diritto di tutti ad una vera discussione della linea politica da decidere al congresso, mediante la facoltà di presentare delle mozioni; la costituzione di una Commissione Elettorale al cui interno debbono trovare spazio tutte le diverse anime e sensibilità politiche interne a RISORGIMENTO SOCIALISTA. 

Infine, facciamo appello al coordinatore provvisorio di RISORGIMENTO SOCIALISTA Franco Bartolomei affinché prenda atto dei suoi gravi e reiterati errori politici (autoritarismo, disprezzo per la democrazia interna, camaleontismo e trasformismo nelle alleanze) che hanno fin qui seriamente pregiudicato il percorso di costruzione di RISORGIMENTO SOCIALISTA e affinché faccia finalmente un passo indietro, lasciando spazio ad un nuovo gruppo dirigente credibile, con le idee più chiare e, soprattutto, più stabili delle sue. 


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Soggetti presentatori del documento precongressuale: 

Gianni De Angelis Coordinatore romano e membro della Esecutivo Nazionale

Giuseppe Angiuli ex membro dell'Esecutivo Nazionale e Responsabile Esteri

Debora Barletta membro del Direttivo Romano e Nazionale

Giuseppe Cavalieri (simpatizzante ex iscritto)

Antonino Franceschino (simpatizzante ex iscritto)

Anna Nera

Laura Pizzoli (simpatizzante ex iscritta)

Filippo Russo membro del Direttivo Romano e Nazionale

Pietro Russo Morleo

Stefano Santarelli  ex membro dell'Esecutivo Nazionale


Teresio Spalla membro del Direttivo Nazionale



domenica 17 febbraio 2019

SUI GILETS JAUNES di Lucio Garofalo









SUI GILETS JAUNES
di Lucio Garofalo


"Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare". Mai come nel caso dei Gilet Gialli, un sommovimento politico-sociale inedito fino ad oggi, quell'adagio popolare è assai appropriato. 

Tre mesi di rivolte di massa durissime. Un gran numero di morti e di feriti. Per non parlare degli arresti da parte della polizia, che si contano a centinaia. 

Insomma, le forze dell'ordine hanno instaurato un clima di repressione brutale delle sommosse e rivendicazioni popolari avanzate in Francia. 
Ma il movimento non desiste affatto e resiste. Anzi, incalza e le le proteste si vanno intensificando. Le tensioni sociali sono sempre più elevate e pressanti. 

Sembra, tuttavia, che la partecipazione alle mobilitazioni dei Gilet Gialli, negli ultimi tempi, sia progressivamente calata a causa proprio della repressione durissima da parte della polizia transalpina. Per cui in piazza scendono soprattutto le soggettività più decise e più tenaci, meno disposte alla resa, anzi. 

Mi pare di poter dire, dunque, che restano in gioco i più duri e i più irriducibili. Com'è già capitato in simili circostanze storiche. La novità di tale movimento politico-sociale, consiste nella sua eterogeneità ideologica e nell'assenza di una direzione politica. 
Per alcuni, questo elemento costituirebbe un deficit, ovvero un limite ed una fragilità. Per altri, direi anche per il sottoscritto, potrebbe rappresentare l'occasione per creare un modello di esperienza totalmente inedito. 

Il movimento dei Gilet Gialli si è scisso anzitutto tra due fazioni, se non sbaglio: c'è chi vorrebbe convertirsi in un partito politico ufficiale, nelle modalità dei 5 Stelle, e c'è chi spinge in un'altra direzione, verso forme assembleari, all'insegna dell'autogestione politica di tipo orizzontale. 

Mi pare che questo sia il quadro riassuntivo in cui si possa sintetizzare e raccontare l'esperienza, assolutamente anomala ed originale, dei Gilet Gialli, almeno fino al momento in cui scrivo.



mercoledì 30 gennaio 2019

LA TRISTE PARABOLA DEL SOCIALISMO BOLIVARIANO di Giuseppe Angiuli




La statua dell’eroe nazionale Simon Bolívar nell’omonima piazza a Caracas 



LA TRISTE PARABOLA DEL SOCIALISMO BOLIVARIANO
di Giuseppe Angiuli



1) PREMESSA

 A 20 anni di distanza dal primo insediamento di Hugo Chavez alla Presidenza della Repubblica Bolivariana del Venezuela, vi sono senz'altro le condizioni per trarre un significativo bilancio di un processo politico che ha segnato profondamente il destino del Paese caraibico e dell’intero sub-continente latino-americano, un processo che in una prima fase non aveva mancato di diffondere grandi speranze di riscatto in buona parte dei Paesi del sud del mondo ma che oggi vive un momento di crisi dai contorni così inquietanti e drammatici al punto da rischiare di compromettere in modo irreversibile la credibilità dell’intera esperienza storica del cosiddetto “socialismo del XXI secolo”

domenica 30 dicembre 2018

STEFANO FASSINA, IL FURBO INCANTATORE DEI SINISTRATI EUROSCETTICI di Giuseppe Angiuli









STEFANO FASSINA, IL FURBO INCANTATORE DEI SINISTRATI EUROSCETTICI
di Giuseppe Angiuli





In una fase storica contraddistinta da una contrapposizione frontale e difficilmente sanabile fra i popoli del nostro continente e le oligarchie finanziarie riunite attorno alla tecnocrazia U.E., una delle peggiori disgrazie che sono capitate al popolo italiano è stata quella di essersi trovato fra i piedi la peggiore sinistra politica che sia esistita da almeno due secoli a questa parte.

In questi decenni in cui il grande capitale speculativo trans-nazionale, facendo leva sull'imposizione di un assurdo sistema di vincoli di stabilità finanziaria (elemento connaturato ed ineluttabile per un'eurozona nata fin dal principio su presupposti anti-democratici), ha proceduto come un treno inarrestabile nel percorso di sistematico attacco ai diritti sociali che avevano garantito per un lungo periodo il benessere di buona parte degli italiani, il ceto politico un tempo formatosi fra le fila del vecchio partito comunista più forte dell’occidente ha sempre svolto egregiamente, con uno zelo servile assai gradito ai padroni del vapore, il suo ruolo di cane da guardia degli interessi dei grandi poteri oligarchici euro-atlantisti, accompagnando le classi lavoratrici ed i ceti produttivi del nostro Paese, fin dai tempi dell’approvazione del Trattato di Maastricht, verso una lenta ed ineluttabile agonia, venduta come il meraviglioso paese di Bengodi.

lunedì 3 dicembre 2018

A SINISTRA, MA CONTROMANO di Norberto Fragiacomo




A SINISTRA, MA CONTROMANO
Appunti sparsi su un testo, quello di Fabrizio Marchi, da leggere per capire e imparare qualcosa di utile
di
Norberto Fragiacomo


Confesso che mi sono accostato a CONTROMANOCritica dell’ideologia politicamente corretta con estrema curiosità e un tantino di diffidenza: la prima frutto della sincera stima che provo per l’autore, Fabrizio Marchi (uomo di vasta cultura oltre che piacevolissimo commensale), la seconda derivante dal fatto che sovente le raccolte di articoli o riflessioni mancano di unitarietà, sballottano il lettore a destra e a manca negandogli il legittimo piacere di raggiungere infine la meta.
Orbene, il testo ha fugato sin dalle pagine iniziali i miei timori, convincendomi e appassionandomi sempre più: nessuna frammentarietà, al contrario una lucida visione d’assieme che abbraccia ambiti apparentemente distanti ed estranei l’uno all’altro, svelando analogie spesso inquietanti, e riesce a tracciare grazie all’acutezza dell’osservatore un identikit realistico della società capitalista contemporanea. Un saggio vero e coerente, insomma, ma anche indigesto per chi seguita ad abbeverarsi alle fonti dell’informazione sistemica e, per credulità, superficialità o codardia intellettuale, persevera nel ritenere quest’obbrobrio quotidiano “il migliore dei mondi possibili”. Mi correggo: questa categoria di telespettatori giammai si confronterà con l’opera che ho davanti agli occhi e, se per puro caso vi s’imbattesse, la getterebbe lontano inorridita – meglio le favole che ci raccontano.
Su molte di quelle favole Marchi si sofferma, e lo fa affidandosi – oltre che a dati pubblici ma “invisibili” per una platea distratta – a un modo di ragionare rigoroso e serrato che non sente mai il bisogno di sbalordire il lettore con paroloni ed effetti speciali: “si accontenta” di prospettargli un’interpretazione controcorrente del reale. Per essere chiari: a parte la laurea in filosofia, l’unica cosa che l’autore e il Fusaro che innerva di avverbi impronunciabili (“heideggerianamente”) la sua prosa hanno in comune è il debito – riconosciuto da Fabrizio, che pur non rinuncia alla critica – nei confronti di quel geniale outsider che fu Costanzo Preve. Uno scomunicato, per l’appunto: e tale si sente (e definisce) pure Marchi. Ma si sa: l’accostamento al discusso Diego Fusaro - che comunque propone temi di assoluto rilievo - piuttosto che al purtroppo misconosciuto Preve serve a certa “sinistra” per squalificare i pensatori scomodi, bollandoli di “rossobrunismo” quando, anziché compiacersi di recitare stanche litanie di finta critica al sistema, provano ad indagare nel profondo: Fabrizio Marchi lo fa da annorum e, pertanto, va relegato ai margini. Non è forse del tutto condivisibile la sua ripetuta affermazione secondo cui oggidì esistono due tabù solamente, Israele e il femminismo: tabù è anche un’analisi critica del sistema nel suo complesso, che non si limiti a singoli aspetti – sia pur importanti – o non presenti un tasso di genericità tale da renderla innocua e digeribile. Non sparate sulla sovrastruttura, insomma, perché proprio la sua tenuta garantisce la sopravvivenza di un sistema che, pur ammettendo volentieri le proprie brutture, sa presentarsi come progressista e privo di alternative che non siano peggiori del “male”.

domenica 14 ottobre 2018

PANE, CITTADINANZA E SICUREZZA di Norberto Fragiacomo




PANE, CITTADINANZA E SICUREZZA
di
Norberto Fragiacomo



Più ancora del borioso e divisivo Governo Renzi quello attuale sta catalizzando su di sé sentimenti opposti, che vanno da un’implacabile avversione a genuini entusiasmi (tralascio l’opposizione sempre più sbracata del PD: fino a ieri viva voce dei mercati, i suoi esponenti si sgolano oggidì nei panni di ultras dello spread).
I sostenitori, va riconosciuto, sono in larga maggioranza: le loro schiere, tuttavia, sono per lo più formate da “gente comune” che fa di necessità virtù, e per difetto di alternative affida le proprie preci alla trimurti Conte-Di Maio-Salvini. Meno numerosi sono coloro – in buona parte di provenienza marxista – che motivano il proprio appoggio con argomenti più articolati, assegnando in sostanza a questo anomalo esecutivo un ruolo che potremmo definire di “guastatore” nei confronti del fortilizio europeo e liberista. Eccesso di fiducia e ottimismo? Mi piacerebbe avessero ragione, ma a essere onesto coltivo parecchi dubbi sugli intenti “rivoluzionari” dei c.d. gialloverdi e soprattutto sulla loro determinazione, sulla capacità di tenuta di fronte agli assalti esterni: benché indebolita dalle stramberie di Trump, la finanza euroatlantica sa di non potersi permettere una tattica attendista (e difatti ha già scatenato il personale politico di servizio, da Juncker ai figuranti piddini).

sabato 13 ottobre 2018

POTERE AL POPOLO: LA MISERIA DELLA SINISTRA di Stefano Santarelli





POTERE AL POPOLO: 
LA MISERIA DELLA SINISTRA 
 di Stefano Santarelli 



Chi scrive questa nota è sempre stato molto scettico sulla nascita di Potere al popolo, una lista elettorale creata per le ultime elezioni politiche la quale all'inizio non aveva nessuna intenzione di costituirsi come partito e che si è presentata all'esterno come prodotto di una moderna “immacolata concezione”, di una lista nata dal basso ed espressione di movimenti purtroppo totalmente immaginari. In realtà questa lista non è nata dal basso, ma è stata costituita da un minestrone di varie forze politiche che vanno dai Centri sociali fino ai transfughi del PSI con un programma in cui vi era tutto ed il contrario di tutto.
La pesante sconfitta elettorale di tutta la sinistra ha investito fatalmente anche questa nuova formazione, sconfitta volutamente negata da tutte le componenti di PaP dove questa lista ottenne un misero 1,1%, un mediocre risultato che non era assolutamente giustificabile con l’oscurantismo mediatico, con le limitate risorse ed il poco tempo a disposizione.

Potere al popolo il 4 marzo non è riuscito a scalfire l’elettorato e a rappresentare quindi la volontà di cambiamento e di protesta contro una casta politica che sta portando il paese ad un impoverimento crescente colpendo i livelli di vita dei ceti medio-bassi. Infatti nonostante la grande partecipazione elettorale questa volontà di cambiamento si è indirizzata verso il M5S e la Lega le quali hanno ottenuto non solo il loro miglior risultato elettorale ma un vero trionfo politico e se oggi fossimo costretti a ritornare alle urne i sondaggi indicano che l'attuale governo giallo-verde otterrebbe come minimo il 60% dei suffragi.

domenica 30 settembre 2018

IL RAZZISMO OGGI: OLOGRAMMA O MINACCIA CONCRETA? di Norberto Fragiacomo




IL RAZZISMO OGGI: 
OLOGRAMMA O MINACCIA CONCRETA?
di
Norberto Fragiacomo


Cosa sta succedendo nell’Italia “gialloverde”?
A prestar fede ai notiziari si ha netta l’impressione che il neofascismo abbia rialzato la cresta e – complice la benevola protezione della Lega – facinorosi di destra imperversino nelle città, prendendo di mira gli immigrati e quel poco che residua della sinistra. Fascismo e razzismo ci vengono presentati come una coppia di fatto, dioscuri in rapida ascesa che s’infiltrano in tutti i ceti sociali dissodando il terreno a beneficio di forze autoritarie, nazionaliste, antioccidentali e (magari) guerrafondaie.

domenica 26 agosto 2018

COMUNICATO STAMPA DEL MOVIMENTO DEGLI UOMINI BETA






COMUNICATO STAMPA DEL MOVIMENTO DEGLI UOMINI BETA

Dopo circa un mese di oscuramento la pagina Facebook del Movimento degli Uomini Beta è stata completamente rimossa dagli amministratori di FB. 
Si tratta di un fatto gravissimo, una palese violazione della libertà di espressione e di opinione sancita dalla Costituzione Italiana a cui si ispira anche la nostra Carta dei Principi che tutti possono leggere sulla homepage del nostro sito. 
Riflettano tutti i vari pifferai e cantori ditirambici, ai vari livelli, del diritto liberale. Non appena avverte degli scricchiolii il sistema si difende e lo fa calpestando proprio quel diritto e quei principi di cui si fa formalmente e ipocritamente paladino. E’ sempre accaduto nella storia e sempre accadrà. Per quanti sforzi possano produrre i cantori di cui sopra, il diritto liberale è concepito per essere sistematicamente calpestato non dai suoi critici ma dai suoi stessi celebratori. 
Riflettano tutti coloro che hanno visto nel M5S un movimento che si batte per la legalità, per il rispetto della Costituzione, per la libertà di tutti/e e per dare ai “cittadini” la possibilità di incidere nella vita pubblica. 
Riflettano i cosiddetti “intellettuali”, soprattutto quelli che si fingono critici ma in realtà sono allineati e coperti al sistema che li premia lautamente per la loro finta criticità. 
Ma riflettano anche tutti quegli uomini e quelle donne di “sinistra”, tutti quei comunisti e quelle comuniste (come noi), quei socialisti e quelle socialiste (sempre come noi), quegli “antagonisti” e “antagoniste” che hanno fino ad ora (come chiunque altro…) fatto orecchie da mercante nei confronti delle nostre tesi, quando non ci hanno (il più delle volte) vilipesi, insultati, attaccati, emarginati, censurati, dipinti con i colori più cupi e inquietanti. Eppure le loro pagine sono sempre lì mentre la nostra è stata cancellata.
Qualcosa vorrà pur dire. 
Vuol dire che le tesi del Movimento degli Uomini Beta non sono tollerate, e non lo sono perché evidentemente danno troppo fastidio al manovratore. 
Viviamo in un contesto dove paradossalmente si può parlare tranquillamente di lotta di classe, di sovranismo, di populismo, dove si può criticare duramente l’imperialismo, gli USA, il capitalismo, il neoliberismo, chiedere a gran voce l’uscita dalla NATO, dalla UE, attaccare, anche con toni violenti, i governi, le istituzioni, il Parlamento, la Presidenza della Repubblica, la Chiesa, oppure inneggiare al razzismo o straparlare di chiunque. Di chiunque. Ad eccezione del femminismo, ormai da tempo mattone fondamentale dell’ideologia cosiddetta politicamente corretta, a sua volta l’ideologia di riferimento dell’attuale sistema capitalista attualmente dominante.
Ma ciò che è considerato ancora più intollerabile è il fatto che questa critica non provenga da uomini di destra, conservatori, tradizionalisti, “benpensanti”, reazionari, ma da uomini dichiaratamente di SINISTRA (con la maiuscola e senza virgolette), che provengono dalla storia e dalla tradizione dei movimenti comunisti e socialisti. 
E’ questo che rende Uomini Beta una eresia insopportabile, inaccettabile, ed è per questo che viene colpita così duramente. FB è zeppo di pagine e gruppi che inneggiano al fascismo, al razzismo, così come, sul versante opposto, è zeppo anche di pagine e gruppi dichiaratamente comunisti (senza metterli sullo stesso piano, ovviamente) ma evidentemente giudicati innocui. 
E’ evidente che Uomini Beta non viene giudicato innocuo. Al contrario, è considerato estremamente pericoloso. E in fondo ne hanno ben donde, perché è vero; Uomini Beta è effettivamente un movimento pericoloso, sovversivo. Non perché inneggia alla violenza o al rovesciamento violento dell’attuale ordine sociale (alla sua radicale trasformazione, ma non al rovesciamento violento), bensì perché osa mettere in discussione quella narrazione ideologica che da tempo, nel mondo capitalista occidentale, è stata elevata al rango di Verità Assoluta, Incontestabile, Incriticabile. 
Quanto accaduto non ci sorprende e ci conferma che abbiamo lavorato e che stiamo lavorando bene.
Invitiamo tutti/e a seguirci direttamente sul nostro sito. La lotta, ovviamente, continua. Più di prima, più dura di prima.

Il Movimento degli Uomini Beta.

p.s. Invitiamo tutti/e a diffondere questo comunicato.


mercoledì 22 agosto 2018

SULLE REGOLE DELLE CONCESSIONI AUTOSTRADALI di Norberto Fragiacomo






SULLE REGOLE DELLE CONCESSIONI AUTOSTRADALI
 di Norberto Fragiacomo *




Le regole sulle concessioni sono oscure, 
ma i principi dell'ordinamento sono chiari. 
Altro che indennizzo!




Concessioni autostradali: ridda di voci discordanti e contraddittorie, anche in seno al governo – semplicemente perché contraddittoria e raffazzonata risulta la disciplina applicabile. 

Tocca andare a tentoni. Si tratta, anzitutto, di concessione di beni oppure di servizi? La questione non è di lana caprina, perché nel secondo caso trova applicazione la disciplina del Codice degli appalti (D. Lgs. 50/2016), nel primo invece no. Ora, le autostrade sono beni demaniali: un tanto fa propendere per la prima soluzione – dubitativamente, perché corriamo in una zona non meno grigia dell’asfalto stradale. 

Ci trovassimo di fronte a una concessione di servizi la soluzione parrebbe chiara: il concedente – già in base alla disciplina previgente – dispone di strumenti di autotutela tanto esterni/pubblicistici (annullamento e revoca: giurisdizione al Giudice Amministrativo) quanto interni/privatistici (recesso e risoluzione per inadempimento: decide il Giudice Ordinario). I primi vengono attivati se i vizi – di legittimità o di merito – attengono alla gara a monte, i secondi si ricollegano a particolari situazioni a valle, coincidenti in genere con gravi inadempimenti contrattuali. 

domenica 19 agosto 2018

LA PRIVATIZZAZIONE DI AUTOSTRADE: VE LI RICORDATE I GOVERNI DI CENTROSINISTRA? di Maurizio Zaffarano





LA PRIVATIZZAZIONE DI AUTOSTRADE:
VE LI RICORDATE I GOVERNI DI CENTROSINISTRA?
di Maurizio Zaffarano



In Italia dagli anni novanta in poi sono state attuate politiche che - attraverso le privatizzazioni, la cancellazione del ruolo attivo dello Stato nell'economia, l’attribuzione alla speculazione finanziaria del compito di fornire allo Stato le risorse monetarie necessarie per svolgere le sue funzioni, il “dimagrimento” dello Stato a vantaggio del privato (in base alla menzogna che il privato fosse più efficiente e conveniente per i cittadini a confronto del pubblico), la precarizzazione del lavoro, la progressiva demolizione dei servizi sociali pubblici essenziali (sanità, scuola, pensioni, trasporti, edilizia pubblica), l’ingresso nella gabbia dell’euro e delle regole europee della finanza e della concorrenza senza adeguate contropartite e senza reti di protezione - hanno realizzato il passaggio dall'economia sociale di mercato, prevista dalla Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza antifascista e frutto del compromesso tra comunisti e democristiani, al liberismo selvaggio (senza peraltro intaccare minimamente le incrostazioni della corruzione, delle mafie, del familismo che ammorbano la società e l’economia italiana).
I risultati di queste politiche, nelle condizioni di questo disgraziato Paese, sono ora sotto gli occhi di tutti.
Ma se si dimentica che queste politiche sono state in larga parte guidate e realizzate dai governi di centrosinistra (a cui partecipavano anche Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani), con il silenzio/assenso dei Sindacati complici (ivi compresa la CGIL), non si può capire perché oggi la Sinistra è morta in Italia.

domenica 22 luglio 2018

A TUTTI I MEMBRI DEL COMITATO PROMOTORE DEL MOVIMENTO POLITICO RISORGIMENTO SOCIALISTA










A tutti i membri del comitato promotore del movimento politico Risorgimento Socialista




 Cari compagne/i, 

 la situazione politica generale emersa alla luce delle elezioni del 4 marzo 2018 ha visto l’affermarsi in Italia di un inedito scenario in cui per la prima volta la sinistra politica è uscita completamente dalla scena, divenendo un soggetto del tutto auto-referenziale ed irrilevante nella società reale. 

 Le ragioni profonde di questa disfatta vengono da lontano e derivano da una inettitudine strutturale dei gruppi dirigenti della sinistra italiana a comprendere adeguatamente le cause della crisi del modello della globalizzazione neo-liberista e dalla assoluta mancanza, nella sinistra odierna, della capacità di elaborare una proposta politica realmente adeguata alle esigenze dei ceti produttivi e delle classi popolari del nostro Paese, a cominciare dai lavoratori, dai precari, dai disoccupati, dai giovani. 

L’enorme consenso elettorale tributato, anche dalle classi lavoratrici del nostro Paese, alla Lega e al Movimento 5 stelle, è la conseguenza inevitabile dell’assenza sulla scena di alcun soggetto politico a carattere autenticamente popolare, socialista ed anti-liberista. 

 In tempi recenti, tanti di noi avevano riposto speranze in RISORGIMENTO SOCIALISTA quale potenziale soggetto aggregativo che potesse dare finalmente una risposta al diffuso bisogno di un gran numero di attivisti e militanti desiderosi di ritrovarsi in una casa comune al cui interno dare sfogo al proprio desiderio di partecipazione e di impegno civile per aiutare il nostro Paese ad uscire da una crisi sociale devastante prodotta dal modello neo-liberista e finanz-capitalista e restituire così una rappresentanza politica a tanta gente da tempo rimasta priva di punti di riferimento. 

Siamo spiacenti di dovere rilevare, nostro malgrado, come in questi due anni RISORGIMENTO SOCIALISTA non abbia saputo esprimere appieno le sue potenzialità e non sia ancora riuscito a dotarsi di strumenti politico-organizzativi adeguati alla costruzione di un moderno partito del socialismo del XXI° secolo. 

Ad oggi, risaltano evidenti alcuni fattori decisivi che rendono la proposta politica di RISORGIMENTO SOCIALISTA ancora non sufficientemente credibile e poco attrattiva per molti potenziali attivisti realmente interessati ad un percorso di rinascita del socialismo italiano. 

In primo luogo, non può non lasciare alquanto perplessi il notare l’estrema versatilità e volatilità dei diversi percorsi e delle multiformi iniziative politiche intraprese da RISORGIMENTO SOCIALISTA nel suo pur breve periodo di vita. 

In soli due anni, abbiamo notato che RISORGIMENTO SOCIALISTA si è dapprima schierato su posizioni contigue a quelle di Stefano Fassina agli albori del processo di costruzione di Sinistra Italiana, per poi spostarsi in una collocazione momentanea nel campo del patriottismo costituzionale (con la breve esperienza della C.L.N.), non prima di avere sostenuto - senza nessuna consultazione con i compagni e limitandosi soltanto ad un sondaggio (peraltro parziale) su Facebook - la grillina Virginia Raggi al ballottaggio delle elezioni romane. 

Più di recente, abbiamo assistito con non poca sorpresa alla collocazione di RISORGIMENTO SOCIALISTA all’interno di una discutibile operazione elettoralistica a carattere demagogico-velleitario denominata POTERE AL POPOLO, egemonizzata dalla sinistra ultra-radicale e da quella filo-globalista dei centri sociali: una collocazione, quest’ultima, che molti di noi hanno ritenuto errata ed innaturale per un movimento politico che intenda richiamarsi alla migliore storia del socialismo italiano. 

In secondo luogo, stupisce non poco tutti noi il notare, a circa due anni dalla nascita ufficiale di RISORGIMENTO SOCIALISTA, l’inesistenza di veri organismi di democrazia interna insediati su base elettiva e chiamati a svolgere una direzione politica plurale del movimento, sia in ambito locale che – soprattutto - nazionale, al di là di nomi altisonanti (Esecutivo Nazionale, Direzione Nazionale, ecc.) spesso utilizzati nella comunicazione all’esterno ma che non corrispondono a reali strutture di democrazia interna. 

Quest’ultimo elemento di per sé – ed in mancanza di novità che tutti auspicheremmo di vedere al più presto – costituirà ancora a lungo un inesorabile fattore di impedimento a che RISORGIMENTO SOCIALISTA si affermi e sia percepito come un vero partito maturo, la cui vita interna possa fondarsi sulla libera dialettica delle posizioni, come nella migliore tradizione del socialismo democratico. 

 In terzo luogo, dobbiamo altresì notare che non si è finora messo in moto alcun progetto di costruzione di Risorgimento Socialista come forza politica a carattere organizzato ed autonomo se non nella forma virtuale ed illusoria di Facebook dove si assiste ad una vera e propria inflazione di gruppi e pagine apparentemente espressione di RS ma a cui non corrisponde nessun processo reale di aggregazione politica e sociale nel nostro Paese. 

Sul punto, non possiamo esimerci dal dire che una vera organizzazione politica si costruisce sui territori, partecipando alle lotte sociali, dentro i posti di lavoro e non certamente sui tasti di un computer. 

Alla luce di tanto, atteso che tanti di noi continuano ancora oggi ad avvertire con forza una diffusa esigenza di dare vita ad un vero partito del socialismo italiano del XXI° secolo, interpretando in tal modo il bisogno di rappresentanza politica da parte di settori significativi della società, rivolgiamo un accorato appello al comitato promotore di RISORGIMENTO SOCIALISTA affinché all'interno del movimento politico, di cui alcuni dei seguenti firmatari sono stati tra i promotori e fondatori, si apra una seria e onesta discussione finalizzata ad affrontare alla radice la questione della sua democrazia interna e della necessaria dotazione di organismi stabili e pluralistici, insediati unicamente su base elettiva e non più su discutibili metodi di cooptazione arbitraria. 

Ricordando a noi tutti il celebre ammonimento di Rosa Luxemburg, secondo cui “la libertà è sempre libertà di dissentire”, auspichiamo vivamente che il presente appello non cada nel vuoto e possa contribuire positivamente ad avviare un percorso di serio rilancio della cultura del socialismo italiano, di cui il nostro Paese ha oggi più che mai bisogno. 

 Viva il Socialismo! 

 Roma, 23 luglio 2018. 

 Primi firmatari: 

Giuseppe Angiuli 

Giandomenico Basile 

Maura Brugnoli 

Carlo Felici 

Federica Francesconi 

Amedeo Maddaluno 

Ottavio Marta 

Angelo Milano

Giuliana Nerla 

Stefano Santarelli 

Teresio Spalla 

Paolo Zacchia



giovedì 19 luglio 2018

L'UMANITARISTICO TRAFFICO DI ESSERI UMANI di Roberto Massari e Fred Kuwornu







L'IPOCRISIA UMANITARIA AIUTA LA RETE CRIMINALE INTERNAZIONALE CHE ORGANIZZA GLI IMBARCHI DEI MIGRANTI
di Roberto Massari




Premetto che mi riconosco pienamente nel recente articolo di Roberto Savio («Immigrazione, molti miti e poca realtà») in cui si mostrano le cifre reali del processo immigratorio, si elencano i vantaggi che derivano all'economia dai flussi migratori (anche se si sottovalutano i danni che tali flussi provocano ai Paesi di provenienza) e mi dichiaro favorevole alla massima accoglienza di tali flussi purché compiuta in maniera umana, legalmente programmata e secondo tradizioni e valori della civiltà laica occidentale (cioè illuministica). 

Nel testo che segue non si parla quindi del fenomeno dell’immigrazione o degli «sbarchi» in quanto tali. Si parla del traffico internazionale di esseri umani e quindi del crimine contro ogni principio di umanità rappresentato dagli «imbarchi», punto terminale di una rete criminale internazionale. Questa è sempre esistita, ma si è rafforzata negli ultimi anni per ragioni che non sono sempre chiare avendo essa delle connivenze negli apparati statali dell’Italia e della Libia, in primo luogo, ma anche di Turchia, Spagna ecc., oltre ai paesi di provenienza.

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