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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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sabato 31 maggio 2014

ALCUNI SPUNTI DISORDINATI di Riccardo Achilli



ALCUNI SPUNTI DISORDINATI

di Riccardo Achilli


Mi scuso per la sintesi ed il disordine di questi appunti. 

L'effetto di traino della leadership di Tsipras si è ovviamente chiuso con la fine delle elezioni europee.  Un effetto di traino che ha fatto sì che, in certi posti dove si votava per le amministrative e per le europee (ad es. Livorno), nel primo caso, SEL, che è il soggetto centrale di quella lista, ha preso meno del 2%, nel secondo più del 7%. Quello che rimane è però di grande importanza: la consapevolezza che la sinistra, in questo Paese, possa ancora vincere, nonostante abbia tutto contro; numerosi comitati spontanei sorti in tutto il Paese per raccogliere i voti, e che devono essere organizzati come circoli permanenti, per ricostruire dal basso una forza politica stabile, dai confini più ampi di quelli di SEL.
1,4 milioni di elettori del PD si sono astenuti. Si tratta di un enorme serbatoio, di entità superiore all'intero bacino elettorale della lista Tsipras, che può e deve essere riportato alla politica, evidentemente smussando il programma dagli aspetti più onirici, e, a prescindere dalle iscrizioni formali nel gruppo politico europeo che si sceglierà, cercando di muoversi in totale autonomia nel prossimo Parlamento Europeo, su quella linea di equidistanza fra PSE e GUE che è, correttamente, emersa dalla riunione di ieri dei vertici di SEL, e che, a livello nazionale, si traduce in una linea di equilibrio fra dialogo e opposizione, partendo da una propria identità forte, con il PD.

Ma queste elezioni hanno dimostrato, con chiarezza, quanto la personalizzazione ed il leaderismo, nella politica italiana, contino. Probabilmente, un motivo fondamentale degli insuccessi dei precedenti esperimenti di unità a sinistra dipendono anche (ovviamente non solo) dall'inadeguatezza dei loro leader, a partire dal ben poco proponibile Ingroia (un magistrato, peraltro non certo gran comunicatore politico, alla testa di una lista di sinistra...). Credo che si apra una questione di leadership, dentro un soggetto che voglia costruirsi stabilmente dentro una visione di sinistra potenzialmente di governo. Un modello in cui, ad esempio, Vendola possa fare il Decisore (il Casaleggio della situazione, perdonatemi il confronto assolutamente inadeguato) e ci sia un comunicatore carismatico (il Grillo della situazione, perdonatemi di nuovo il paragone fuori luogo).  Più che una Syriza italiana, esperimento politico non importabile "tel quel" da noi, servirebbe, insomma, uno Tsipras italiano: lucido, comunicativo, dinamico, non compromesso con giochi di potere o con posizionamenti precedenti.

Serve poi una comunicazione efficace: Podemos ha dimostrato, come del resto Grillo, il potenziale enorme della comunicazione via web, se gestita in modo professionale, da operatori esperti. 
E serve una seria, vera, formazione, per far crescere un gruppo dirigente, perché oggi noi abbiamo gente che, a livello locale, propone di alloggiare cittadini sfrattati dentro barconi arrugginiti alla fonda nei porti, ed a livello nazionale se ne esce incomprensibilmente con progetti di fusione che vengono smentiti 24 ore dopo, lasciando, dietro di sé, solo smarrimento ed una cattiva immagine politica. 

Stabilizzazione dei circoli pro Tsipras, autonomia, ripulitura del programma dalle sue proposte più assurde, capacità di dialogo con il PD ed il PSE su temi concreti, una leadership carismatica e comunicativa, e possibilmente lontana da bertinottismi, insieme ad un ruolo più defilato mediaticamente ma più efficace in termini decisionali dei "padri nobili", evitando movimentismi (che vanno ovviamente ascoltati, perché riportano umori profondi del popolo, ma non vanno imitati nella loro destrutturazione ideologico/organizzativa) e isolazionismi, formazione dei dirigenti e dei quadri, una migliore e professionale comunicazione politica via web, con criteri "low cost" ma efficaci.

Tutto questo ad un livello sovrastrutturale. Ad un livello strutturale, invece, occorre ricominciare a fare analisi di classe, sempre, sistematicamente, al costo, inizialmente, di essere spacciati per vetero-sinistri. Ma senza analisi di classe non capiamo i movimenti profondi della società. Ce n'è di lavoro da fare, ma secondo me è l'unica strada possibile. Ed è dall'analisi di classe che occorre ripartire per costruire il programma politico che, ricordiamolo, è pur sempre l'elemento fondamentale. 



venerdì 30 maggio 2014

UNA SYRIZA ITALIANA NON PUÒ ESSERE CONTIGUA AL PD di Giandiego Marigo



UNA SYRIZA ITALIANA NON PUÒ ESSERE CONTIGUA AL PD
di Giandiego Marigo




La contraddizione che aveva distinto la fase iniziale della costituzione di questa lista e che SeL porta in sé sta esponendosi … immediatamente, peccato davvero, ed era tutto sommato prevedibile. A suo tempo mi ero chiesto a che titolo e soprattutto a che pro, alcuni intellettuali, tutto sommato “organici” alla'area ampia del PD, quali per esempio gli scrivani di Repubblica avessero scelto di correre con Tsipras.
Questa “ambiguità” era una delle premesse poco chiare che questa lista aveva (e che Sinistra Unita-AreA di Progresso e Civiltà aveva , puntualmente, stigmatizzato) e sulla quale si è soprassieduto in nome della sua importanza e dell'apporto fondamentale della sinistra europea e di Tsipras, ma soprattutto in nome della speranza che il percorso unitario facesse comprendere come , appunto, l'AreA potesse svilupparsi solo in assenza del PD ed in situazione non promiscua a lui.
Purtroppo le “esternazioni” di Vendola, Migliore e non ultimo di Curzio Maltese obbligano alla precisazione, almeno per quanto mi riguarda, a livello personale Ma anche come fondatore di pagine d'appoggio e parte dei “Comitati Pro L'Altra Europa Con Tsipras”.
Questa vicinanza, tanto cara a questi “intellettuali” e pochissimo chiara anche in fase costitutiva è, io credo, del tutto gratutita e “non sentita” dal popolo che ha votato questa lista, non condivisa e condivisibile, se non in termini di assoluta chiarezza.

giovedì 29 maggio 2014

2014: STATI, EUROPE ED EUROPEE? di Antonio Di Pasquale




2014: Stati, Europe ed Europee?
di
Antonio Di Pasquale


L'avanzata delle destre e di un certo nazionalismo è il lampante risultato dell’ultima tornata elettorale europea.
Emerge anche la timida voglia di resistere da parte delle sinistre socialiste alla demolizione dello stato sociale in atto. Esse tuttavia non riescono, salvo in Grecia, ad interpretare il disagio sociale dilagante, non solo in tutta Europa.
Lo status quo appare garantito. Le forze che hanno disposto l’austerità rimangono salde, in Italia esse addirittura trionfano.
Si prospetta tuttavia uno scenario per l’integrazione europea, in un contesto di urgenze globali, insidioso, sia sotto il profilo nazionale che internazionale.
Cerchiamo di fare il punto
L’evoluzione della storia delle istituzioni europee si è mossa, sin dal secondo dopo guerra, grazie a due spinte:
1)  il volere degli stati membri, caratterizzato da fasi alternate di stasi e avanzamento, in ragione dei propri interessi nazionali in relazione alla contingenza generale;
2)  il disegno di pace e sicurezza internazionale delle potenze egemoni ed i relativi interessi geopolitici (a cui ovviamente non sono sfuggiti i singoli stati sovrani, in particolar modo quelli sconfitti nel secondo conflitto mondiale, con notevoli implicazioni nell’ambito della guerra fredda e gravi conseguenze alla sua conclusione con il tracollo del blocco sovietico).      
L’andamento dell’edificazione di una “cosa” pubblica europea che ne è risultato è stato definito progressivo.
Ciò significa, stando alle speranze di alcuni, la necessità di assecondare i tempi della costruzione materiale delle condizioni socioeconomiche per la realizzazione, progressiva, appunto, di una tendenziale unione politica tra gli stati sempre più serrata e generale e non più solo economica.
Questo disegno ed il relativo andamento appena rammentato tuttavia esita a maturare, specie se si analizza il relativo processo in termini democratici.
Ma perché?
L’idea di una Europa che possa essere una pacifica casa per tutti i suoi popoli non può non piacere, specie se si calcolano i benefici in termini di economie che ne sortirebbero spendibili in termini di benessere collettivo, senza pensare al potenziale ruolo e prestigio internazionale che ne sortirebbe.
Cerchiamo allora di comprendere il problema analizzando il processo di europeizzazione con una lente democratica.

martedì 27 maggio 2014

L'AUSTERITY PRIMO PARTITO IN EUROPA di Norberto Fragiacomo





L'AUSTERITY PRIMO PARTITO IN EUROPA
di Norberto Fragiacomo
  


E adesso cosa facciamo?
In tutta onestà, non ne ho idea: lo shock per i risultati elettorali di ieri – non solo quelli italiani, intendo – è duro da assorbire.
Questo 41%, messo insieme ridicolizzando ogni pronostico, vale infinitamente di più del 68% alle primarie piddine: Matteo Renzi ha incassato un plebiscito a suo favore, da stamattina potrà fare semplicemente ciò che vuole (e ciò che sta a cuore a chi lo appoggia, lo finanzia e lo ispira). Gli bastava la legittimazione costituzionale, diceva: adesso ha pure quella popolare, una legittimazione piena, indiscussa. Un trionfo che non ha eguali, nella storia repubblicana degli ultimi decenni – e non ha eguali neppure altrove, in questa tornata: Marie Le Pen, l’UKIP britannico e Alexis Tsipras, vincitori a casa loro, ottengono, al confronto, risultati “normali”, più vicini a quelli del M5S (21%) che alla percentuale stratosferica raggiunta dal nuovo PD.

Per il movimento di Grillo è una debacle, una sconfitta in finale per sette a zero: l’ex comico aveva puntato tutte le sue fiches al tavolo di queste elezioni e, dopo essere rimasto in mutande, termina la corsa doppiato. Annichilito, incredulo, bannato dalla realtà dei fatti. Può darsi che accarezzi l’idea del ritiro: gli anni passano anche per lui, e l’impegno profuso in piazze e talk show si è tradotto in un amarissimo fiasco. Tace il blog, sommerso dagli sfottò, invaso da avversari politici festanti: il duo sembra svanito nell’aria, mentre Di Battista rende pubblica con un tweet la sua determinazione a non mollare. Assisteremo presto ad un passaggio di testimone? Di Maio e lo stesso Di Battista sono cresciuti in fretta, e paiono all’altezza del compito, ma la scomparsa del Grillo parlante farebbe perdere al M5S molto del suo appeal: gli italiani ricordano facilmente barzellette e battute, ma se costretti a ragionare entrano in crisi. La riprova sta nell’exploit di Matteo Salvini, che ha ricostruito il consenso leghista grazie a due “no” orecchiabili: uno all’euro, l’altro all’immigrazione. Sono stati ampiamente sufficienti.

IL FATIDICO MURO … ED ORA TOCCA CAMMINARE di Giandiego Marigo




IL FATIDICO MURO … ED ORA TOCCA CAMMINARE
di Giandiego Marigo



Abbiamo superato il fatidico muro … e siamo entrati, bene, una buona notizia ogni tanto corrobora. .
Nei prossimi giorni gli analisti analizzeranno, i professori ed i sapienti commenteranno, i giornalisti televisivi ne trarranno pane per i prossimi mesi ed anni, i piddini faranno la loro solita festa ( ogni occasione è buona ):
Ma noi … quelli che dalla platea, hanno reso possibile questo film e gli hanno dato la possibilità e le gambe perché fosseproiettato sino alla fine … noi che faremo?
Un dato su tutti, l'AreA quando trova sé stessa e quando spinge verso l'unità ce la fa … non foss'altro che per questo abbiamo il dovere morale di continuare.
Ho scritto, in tempi non sospetti, cioè prima che vi fosse alcunchè da festeggiare … che dipenderà da noi, dalla volontà di quella che chiamiamo base.
Toccherrà a noi “essere garanti”, gli unici veri e proponibili, di questa fase ulteriore.
Il movimento Sinistra Unita- AreA di Progresso e Civiltà, non dovrebbe sciogliersi a mio umilissimo parere, ma proporsi anzi come “contenitore”… credo che i blog che hanno seguito questa sua avventura:
Bandiera Rossa in MovimentoVerità e Democrazia lo stesso blog di “Sinistra Unita”ed altri su cui magari non scrivo, dovrebbero rilanciare quell'appello sul quale sono confluiti in questo breve percorso, credo che i movimenti d'area, che stanno nascendo come funghi debbano “confluire” sotto il segno forte di una Syriza Italiana. Credo che  SeL e PRCMRS ...piuttosto che CS, Ross@, Alba  Il Manifesto debbano render conto e rendersi conto che solo l'unità dei socialisti, dei libertari, dei comunisti è la risposta che stiamo aspettando e che stanno aspettando anche i loro militanti (sarebbe il caso che anche loro glielo facessero sapere per bene).

MORIREMO (NEO) DEMOCRISTIANI? di Riccardo Achilli





MORIREMO (NEO) DEMOCRISTIANI?
di Riccardo Achilli


Il risultato del PD è oltre ogni possibile dubbio analitico. Rispetto alle politiche di febbraio (anche se non è del tutto corretto metodologicamente confrontare le due scadenze) il PD ha preso 2,6 milioni di voti in più. E’ presto detto: ha recuperato un pezzo dell’elettorato PD che a Febbraio era fuggito verso il M5S, composto, essenzialmente, da piccoli imprenditori, artigiani, in breve quella piccola borghesia che, come bene ci illustra Marx, oscilla sempre, in funzione dei suoi interessi, fra ribellismo e conformismo. E che in un PD a guida Bersani, e dominato ancora dagli ex Ds, vedeva un ostacolo, sia pur in effetti molto blando, ai suoi interessi, perché la sua segreteria era ancora targata di un qualche residuo di socialdemocrazia che la rendeva ostica a smantellare lo Stato e la funzione pubblica, ed a trasformare il Paese in quella prateria dove il piccolo borghese italiano sogna, da sempre, di correre come il Generale Custer (salvo poi tornare da Mamma Stato per chiedere protezione, se le cose vanno male).
Questi elettori in fuga sono tornati non appena hanno visto che il PD era in grado di abolire le province, smantellare i sindacati, distruggere ciò che resta del sistema pubblico, e promettere soldi e regalie. E ha prosciugato il blocco sociale di Berlusconi, alla ricerca perenne di qualcuno che lo protegga da un pericolo insurrezionale più fantasmatico che reale, e che, nell’oramai evidente logoramento di Berlusconi (che quindi non poteva più brandire la spada contro i Comunisti) ha votato Renzi, per difendersi dai Grillini. A tutto ciò, si è aggiunto un compattamento senza precedenti di un partito di norma assai rissoso, tenuto insieme dal terrore di perdere elezioni e posti di lavoro (ancora alla vigilia del voto, io stesso venivo avvicinato da quadri del PD che mi pregavano di votare per il loro partito..perché avevano paura di perdere il posto). 

In sintesi: Renzi è riuscito a rimettere insieme il blocco sociale della Democrazia Cristiana: piccola borghesia e suoi addentellati nella piccola rendita, nel ceto medio impiegatizio e dei pensionati, che oscilla fra il terrore perenne di una ondata insurrezionale che le cancelli privilegi oramai ridotti al lumicino dalla crisi e viscerale odio e diffidenza per lo Stato e le sue espressioni (meglio avere la sanità privata che pagare più tasse, è ad esempio uno dei loro motti), nonché media e grande borghesia, incapace di promuovere la crescita autonomamente, senza capitali e senza idee, che da sempre vive di relazioni politiche, quadri intermedi e superiori della pubblica amministrazione e dell’impresa pubblica, che vivono di concessioni politiche. A questo blocco sociale, che rappresenta la componente sociale tradizionale del ventennio fascista, prima, e dei decenni democristiani, dopo, si aggiungono frange di proletariato e sottoproletariato precarizzato, trasportate, per traslazione lineare, dal vecchio Pds/Ds dentro il Pd, indotte a pensare che il PD sia ancora un partito “progressista”, in ragione delle sue formidabili doti mimetiche. Evidentemente, serviva un leader democristiano energico, “tambroniano”, e non il solito democristiano paludato, lento e concertante, come E. Letta, per rimettere insieme i cocci del blocco sociale democristiano, dopo la sua esplosione nel 1993 e la sua diaspora in una miriade di partiti, da FI fino alla Margherita.

Il M5S ha sbagliato a tenere alti i toni, a minacciare. La sinistra non esiste da decenni, e non è che il 4% risicato, ottenuto grazie all’effetto di traino di un leader straniero, la possa rivitalizzare. Gli spazi politici ormai sono molto ridotti e ad oggi è difficile capire quali potrebbero essere.



26 maggio 2014


dal sito L'Interferenza



lunedì 26 maggio 2014

Ricostruire la Sinistra ? Si , PODEMOS !



Dal sito di Sinistra anticapitalista riporto uno degli articoli (con link interni che rinviano ad altri precedenti) che qualche giorno fa informavano sulla lista Podemos, che ha avuto un ottimo risultato nello Stato spagnolo. Non è mai troppo tardi, ed è necessario farlo perché nelle lunghe trasmissioni sul voto di questa notte questa formazione è stata presentata a volte come “antieuropea” o, addirittura, più di una volta  “socialdemocratica”. Analoga disinformazione ha colpito sia Syriza in Grecia, che la lista per Tsipras in Italia, che tuttavia, dai primi dati, risulta premiata dove per necessità ha dovuto fare una campagna capillare per raccogliere le firme casa per casa, come in Val d’Aosta, dove ha raggiunto l’8%.  Solo grazie a questo almeno lì ha sconfitto la campagna di disinformazione e denigrazione.Mentre scrivo non è ancora sicuro il superamento della soglia di sbarramento.È presto per un commento generale al ritorno in Italia di una grande forza conservatrice costruita intorno a un leader che ricorda la “balena bianca”, che faremo quando ci saranno anche tutti i dati articolati per regioni e province, e confrontati con quelli delle amministrative, soprattutto le regionali in Piemonte ed Abruzzo. (a.m. ore 6, 26/5/14)  di Antonio Moscato
Pubblichiamo la dichiarazione di Izquierda Anticapitalista sulle elezioni politiche. Izquierda Anticapitalista è tra le principali  forze sostenitrici di Podemos, una lista nata dal basso che punta a dare espressione politica ai movimenti di massa che hanno attraversato lo stato spagnolo. Una delle caratteristiche della lista, che secondo i sondaggi  potrebbe avere ottimi risultati tali da farla risultare la sorpresa delle elezioni, è la valorizzazione della partecipazione e della democrazia diretta nella costruzione dell’opposizione alle politiche di austerità sfidando così i partiti tradizionali come il Pp e il Psoe, ossia coloro che hanno gestito in questi anni le politiche liberiste. (Su Podemos leggi anche Podemos; inoltre invitiamo a rileggere l’articolo sulle ambiguità di Izquierda Unida di Andreu Coll, clicca qui) ndr.

1. La crisi economica sta devastando l’Europa. Il modello neoliberista ha dimostrato di essere un meccanismo al servizio dell’espropriazione dei cittadini, dei giovani, dei migranti, delle donne, di tutte le persone che hanno bisogno di lavorare per vivere. Milioni di persone sono colpite dalla miseria della disoccupazione e dell’esclusione, un dramma sempre più visibile nelle nostre città e quartieri.

E ADESSO POVERA SINISTRA? di Stefano Santarelli




E ADESSO POVERA SINISTRA?
di  Stefano Santarelli


Il primo dato estremamente preoccupante di queste elezioni europee viene dalla Francia dove per la prima volta i fascisti del Front National sono diventati il primo partito con il 25,1% mentre i gollisti dell’UMP si attestano al secondo posto con il 20,2%.
Il Partito Socialista è sceso al 14,3 % mentre i Verdi vanno al 9% ed il Front de Gauche ha preso il 6,4%. Insomma una sconfitta pesantissima per la sinistra francese da addebitare alla politica imperialista e razzista portata avanti dalla Presidenza socialista di Hollande che ha snaturato completamente la volontà progressista espressa due anni fa.  Mentre i Verdi ed il FdG hanno invece mantenuto il loro bacino elettorale non riuscendo però a sfruttare la crisi del PS.
Una Francia che indiscutibilmente ha scelto una destra con caratteristiche razziste e xenofobe. E ciò costituisce un vero terremoto nel quadro politico di questa nazione.

Nel nostro paese assistiamo ad un terremoto completamente inverso. Il grande ed inaspettato successo del PD pone la sinistra ad un vero e proprio bivio storico. Infatti il 41% del PD che distanzia di più di 20 punti la principale forza di opposizione, il M5S, costituisce per il nostro paese un aspetto completamente inedito nella storia della Repubblica italiana.
Il M5S ha subito una perdita di ben 2,5 milioni di voti frutto anche e soprattutto di una violenta campagna mediatica e se è vero che non gode delle mie simpatie politiche va dato loro atto di essere attualmente l’unica vera opposizione in Parlamento al Governo Renzi tra l’altro impedendo con la loro presenza la nascita di consistenti forze fasciste come sta invece accadendo in altri paesi europei.

L’altro elemento da sottolineare è l’aumento dell’astensionismo che è arrivato al 42% dell’elettorato, che se sommato ai voti del M5S, alla lista Tsipras e alle altre liste di opposizione fanno vedere un paese dove la sfiducia nelle istituzioni repubblicane è ormai maggioritaria nella popolazione italiana.
Il Partito democratico, come ho già scritto varie volte, non può essere assolutamente definito un partito di sinistra anzi è una forza che risponde pienamente agli interessi della grande borghesia italiana.  Basti solo ricordare che questo Governo sta continuando la vergognosa invasione militare in Afghanistan che costa vite umane oltre che risorse economiche che il nostro paese potrebbe indirizzare altrove. Non si può non ricordare la celebre invocazione di Sandro Pertini:

Le prime iniziative politiche e proposte compiute dal governo Renzi colpiscono i ceti più deboli della società: istituzionalizzazione del precariato, l’abolizione del Senato in favore di un fantomatico Senato delle Autonomie non elettivo, la presa in giro degli 80 € sulle buste paghe (per poi riprenderseli con gli interessi) immediatamente dopo, la volontà di non avere nessun confronto con il Sindacato confederale che in questi anni ha coperto gli attacchi contro il mondo del lavoro lo caratterizzano senza nessuna ombra di dubbio per un governo il cui scopo è quello di colpire i diritti dei lavoratori e dei giovani in particolare i quali non sono inseriti nel mercato del lavoro e che non avranno nel loro futuro la possibilità di potere percepire una pensione mentre gli anziani hanno visto invece allontanarsi i tempi di pensionamento.
Un governo che non ha nel suo programma nessuna intenzione di concedere la cittadinanza agli immigrati (termine improprio visto che molti di questi sono nati in Italia e frequentano le nostre scuole) un diritto che invece viene concesso a chi è nato per esempio in Australia o nei paesi del continente americano e che non hanno mai visto il nostro paese e magari non sanno parlare la nostra lingua.

Il Partito democratico è oggi più che mai il principale nemico dei lavoratori, dei giovani e dei ceti più deboli della società. E contro questo nemico è necessario che la sinistra superi tutte le sue divisioni. Un primo passo è stata la nascita della Lista Tsipras la quale nonostante tutte le sue contraddizioni ed il boicottaggio dei grandi mass media è riuscita, sia pure con difficoltà, a superare  la soglia del 4% e ad avere quindi una sua rappresentanza nel Parlamento Europeo. Una rappresentanza che si unirà a forze come il Front de Gauche e Syriza. Una Syriza che in Grecia è diventata la prima forza politica con il 26,5%.

Ed è proprio questa formazione politica diretta da Alexis Tsipras che la sinistra italiana deve prendere come modello superando quindi tutti i personalismi, le auto proclamazioni ed i settarismi che finora l’hanno contraddistinta. Se la sinistra italiana non sarà in grado di compiere questa trasformazione per il nostro paese non vi sarà nessun futuro.




domenica 25 maggio 2014

IL MOTIVO PER CUI VOTERÒ “L’ALTRA EUROPA CON TSIPRAS” di Giandiego Marigo


IL MOTIVO PER CUI VOTERO' "L'ALTRA EUROPA CON TSIPRAS"
di Giandiego Marigo


Non sono, l’ho detto molte volte, un intellettuale ben pagato e riconosciuto. Quel che penso e faccio, quel che credo e scrivo ha scarso valore, anche se qualcuno tutto sommato mi legge e mi ascolta. Non posso, quindi, permettermi appelli ed ancora meno “dare Garanzie”.
Ho pensato ad una lista con Tsipras, che valorizzasse il lavoro di Syriza, sin da prima che essa esistesse … perché è, mia assoluta convinzione che questa “esperienza sia “determinante” nella lunga storia della sinistra europea, per il contesto ed il periodo storico in cui avviene. Per il suo respiro unitario, per lo spessore del suo discorso e della sua proposta … ed infine perche l’unità dell’area socialista è il primo passo indispensabile e necessario verso la creazione di un’AreA di Progresso e Civiltà. Ho scritto, nel tempo, molte volte, le ragioni di quest’Area , ho perorato la sua urgenza … ne ho accennato i contorni … per quel che vale, ma oggi qui parlerò delle ragioni di un voto.
Il movimento soffre, da tempo, dell’impossibilità di incidere, la sorte delle lotte locali, anche quand’esse fossero “giuste ed attrattive” o persino “innovative” dimostra, senza ombra di dubbio questa realtà. La sorte dei referendum, splendida vittoria (di Pirro), sull’acqua e sul nucleare in Italia, dimostrano che se il fronte delle lotte, sociali, ambientali e culturali non è, al minimo europeo esse non modificano nulla, non cambiano la società e si spengono, zittite da forme di potere ben più complesse ed articolate del mero potere nazionale o locale.

sabato 24 maggio 2014

I COMUNISTI TRIESTINI IN PIAZZA CONTRO IL FASCISMO UCRAINO E I SUOI UTILIZZATORI OCCIDENTALI di Norberto Fragiacomo





I COMUNISTI TRIESTINI IN PIAZZA CONTRO IL FASCISMO UCRAINO E I SUOI UTILIZZATORI OCCIDENTALI 
di Norberto Fragiacomo



I comunisti triestini scendono uniti in piazza, sotto il vessillo della vecchia Federazione della Sinistra, e - malgrado la giornata preelettorale – non per incitare a dare il voto a Tizio o Caio: l’intento è informare, ricordando alla cittadinanza che l’Europa è un concetto, una realtà ben più complessa e incommensurabilmente più vasta dell’aborto neoliberista chiamato Unione Europea, che qualcuno, in perfetta malafede, vorrebbe “garante di pace”.

L’Ucraina è Europa – etnicamente, storicamente e culturalmente – ma non è affatto in pace, e la guerra civile strisciante che l’attraversa è senz’altro imputabile a chi, nei mesi scorsi, ha brigato per annettere il Paese alla UE, vale a dire (in sostanza) alla longa manus degli Stati Uniti, la NATO. L’obiettivo era – come in Georgia, ai tempi dell’autocrate filoamericano Saakashvili – accerchiare la Russia, depotenziarla, confinarla in Asia. Yanukovich, presidente eletto senza brogli, aveva tentennato a lungo tra est e ovest, ma alla fine, visto che la proposta di partnership russa era più conveniente di quella europea e considerati i legami strettissimi tra il suo Paese e il grande vicino, aveva detto no alle profferte della UE per una futura, rovinosa adesione ucraina. Mal gliene incolse! Una seconda “Rivoluzione colorata” alla Soros, stavolta con l’attiva partecipazione di forze neonaziste al servizio degli USA, l’ha costretto alla fuga e all’esilio: a inizio 2014 si insedia a Kiev un governo golpista, autoproclamato, che però l’Occidente riconosce senza indugio. Per forza, verrebbe da dire: è il mandante – un “mondo libero” di trattare gli altri Stati come dependance, e non troppo restio a sporcarsi le mani di sangue innocente.

I golpisti si rivolgono prontamente al FMI (tanto gli interessi usurari li pagherà il popolo ucraino, mica loro) e cancellano il russo come lingua ufficiale: i russofoni dell’est e della Crimea reagiscono, e lo fa pure Putin. Fulmineamente, efficacemente e, soprattutto, senza eccessi: con voto plebiscitario dei suoi cittadini la penisola, abitata in prevalenza da russi, si ricongiunge alla madrepatria senza che sia necessario sparare un colpo. La base navale è salva, le forme della “democrazia” anche, ma quod licet Iovi non licet bovi. La Federazione gioca pulito, tenuto conto delle circostanze, i media occidentali come al solito no: parte una campagna martellante volta a distorcere la realtà, a rinfocolare nei cittadini l’antico terrore dei cosacchi, a dipingere Vladimir Putin come un incrocio tra Genghiz Khan e Stalin. Il blogger Navalny, in odor di CIA, suggerisce addirittura ai suoi padroni americani chi sanzionare e come, in un universo capovolto dove il colpevole è l’aggredito, l’aggressore viene spacciato per portatore di pace. Seguono scontri e stragi nell’est, ma neppure i morti di Odessa scuotono le coscienze di giornalisti e politici, fanno vacillare le loro opportunistiche, prezzolate certezze.NATO über alles, con i neonazisti di Pravy Sektor e Svoboda nel ruolo di truppe d’assalto. Il regime euro-atlantico confina il giornalismo degno di questo nome in riserve indiane: tocca sintonizzarsi su reti periferiche per ascoltare – da Estovest – una ricostruzione obbiettiva dei fatti che, più che denunciare, attesta la partecipazione di contractors americani (e di almeno un italiano) alle operazioni contro i “terroristi”, o per sentir dire, da un esperto super partes come Sergio Romano, che Putin è stato costretto dagli eventi a “giocare di rimessa”, cioè a difendersi, e che per l’Italia è una priorità rafforzare i legami politici ed economici con la Russia.

venerdì 23 maggio 2014

PERCHE' VOTARE PER TSIPRAS di Riccardo Achilli




PERCHE' VOTARE PER TSIPRAS

di Riccardo Achilli

Perché non ci si può astenere. Astenersi, di fronte ad elezioni che decideranno il futuro di tutti noi dei prossimi cinque anni, significa ignorare ciò che non può essere ignorato, ovvero la tragica crisi economica del Paese.

Perché non si può votare per Grillo. Grillo non rappresenta affatto l'alternativa al PD, quanto piuttosto un sorta di consigliere politico, nella misura in cui il PD ha, di fatto, realizzato il programma elettorale di Grillo: ha abolito il finanziamento pubblico ai partiti, ha quasi azzerato quello alla stampa, ha demonizzato i sindacati, dalla Cisl alla Fiom, ha smantellato l'Amministrazione Pubblica (i dipendenti pubblici, che non arrivano spesso a fine mese, sono considerati da Grillo dei "privilegiati"; ricordiamo la sua divisione fra un Paese di serie A ed uno di serie B), ha privatizzato il privatizzabile, e si accinge a lavorare per distruggere anche la RAI, ha ulteriormente precarizzato il mercato del lavoro (in perfetta sintonia con Grillo, che ha elogiato la legge Biagi), ha introdotto le leggi anti-casta come la Severino. Mai nessuna opposizione parlamentare ha ottenuto le concessioni programmatiche ottenute da Grillo, ed è per questo che lui stesso, ripetutamente, chiede ai partiti di sistema, che solo a parole combatte, di ringraziarlo e riconoscergli un ruolo di collaboratore alla tenuta del sistema stesso. Se Grillo andasse al Governo, abbandonerebbe subito i suoi propositi anti-euro e si troverebbe benissimo con i programmi della Merkel: privatizzazioni, precarietà, riduzione delle tasse finanziata con il taglio alla spesa sociale.
Il grillismo rappresenta una degenerazione della politica: esalta forme di leaderismo acritico (perché chi critica viene epurato) e di sostituzione della rappresentanza degli interessi, con una adesione quasi mistica al Leader, considerato alla stregua di un semidio. Io stesso ho ascoltato alcuni dei più intelligenti e colti militanti grillini, gente anche con decenni di esperienza politica alle spalle, paragonare Grillo a Gesù Cristo, o pendere dalle sue labbra senza mai, nemmeno una volta, mettere in dubbio le sue affermazioni. Evidentemente, l'eliminazione delle forme organizzate di rappresentanza degli interessi (le uniche forme con cui gli interessi hanno una minima possibilità di farsi ascoltare) per sostituirla con un leaderismo acritico prefigura una forma di autoritarismo, che purtroppo è contagioso, (vedi Renzi).
Il grillismo, inoltre, educa gli italiani agli aspetti peggiori dei loro istinti, ovvero ad un giustizialismo forcaiolo spesso usato semplicemente per scaricare su un capro espiatorio i peggiori vizi italici: una propensione al mancato rispetto delle regole ed all'individualismo opportunista che pervade l'intera società, fin nei suoi strati più bassi. Una coscienza sporca collettiva, che nelle fasi di crisi viene "ripulita" scaricandola su una classe dirigente che, però, è stata eletta dagli stessi cittadini che la criticano, e fino ad un momento prima riverita, in cerca di favori e regalie. Grillo, oltre che indulgere sul feticcio della Casta, ha trovato anche un altro capro espiatorio: l'euro, come se l'euro fosse l'unica causa dei guai di un Paese che ha accumulato debito pubblico sin dagli anni Ottanta, che non ha più avuto una politica industriale dalla fine degli anni Settanta, che ha gestito l'industria pubblica con i boiardi. Questa cultura dell'irresponsabilità collettiva è la radice stessa della crisi in cui versa il nostro Paese, e solo superandola torneremo a crescere. 

Perché non si può votare per questo PD renzianizzato, nemmeno adducendo, ipocritamente, che il voto  europeo non avrebbe riflessi sulla politica italiana. I riflessi ci sono dal momento in cui:
a) si vota per dei partiti nazionali, che poi entreranno in Europa sotto l'ombrello di una "famiglia politica", non un partito vero e proprio, nel senso che i singoli partiti membri restano gli unici responsabili dell'attuazione, a livello nazionale, delle politiche stabilite in sede europea;
b) nel momento stesso in cui è Renzi in persona, nelle sue comparsate in televisione o ai comizi, a far entrare nella sua campagna elettorale temi politici prettamente nazionali, come la riforma del Senato e della legge elettorale, gli 80 euro, ecc. ecc., è chiaro ed evidente a tutti che il voto avrà effetti anche su base nazionale.

Votare questo PD guidato da Renzi, al netto delle tante e nobili persone che vi aderiscono con reale spirito riformistico ed onestà politica, significa votare per chi propone di aumentare l'evasione fiscale e la corruzione, eliminando strumenti e figure di controllo, come il Registro Imprese ed i segretari comunali, per chi vuole eliminare la concertazione, nella presuntuosa idea di possedere la verità rivelata. Significa votare per chi vuole ridurre la rappresentanza popolare, con una legge elettorale peggiore del Porcellum, con soglie di sbarramento altissime e premi di magigoranza che configurano regalie di poltrone per gente non eletta, e relegando il Senato, costituzionalmente l'organo di rappresentanza delle autonomie locali dentro lo Stato, a una Dieta consultiva priva di poteri. Per chi vuole ridurre e ulteriormente politicizzare l'amministrazione pubblica.
L'elogio continuo che Martin Schulz elargisce personalmente a Renzi, quando potrebbe limitarsi ad elogiare il partito democratico nel suo insieme, quindi anche la sua opposizione interna, dimostra, peraltro, che il Pse non potrà modificare la linea politica neoconservatrice del PD, perché a sua volta troppo influenzato da posizioni blairiane.

L'argomento del "voto utile", secondo il quale votando per Tsipras si indebolisce il Pse, facendo vincere l'esponente di destra Juncker, non è, in ultima analisi, convincente. La composizione della Commissione Europea non rispecchia quella del Parlamento Europeo, perché i suoi membri sono designati, in ultima analisi, dal Consiglio, cioè dai Governi dei Paesi membri. Quindi, poiché in Francia, Olanda, Belgio, ecc., esistono governi socialisti, dentro la Commissione Europea ci saranno anche commissari di provenienza del Pse, anche se il Presidente fosse Juncker. Chiunque conosca la politica europea sa benissimo che i singoli commissari agiscono, nel loro settore, con larghissimo margine di autonomia rispetto al Presidente, al di là dei suoi poteri formali. D'altra parte, il Paese egemone dell'are-euro, quello con più potere di incidenza sulle politiche europee, è la Germania, dove centro destra e socialdemocratici coabitano nello stesso Governo. Quindi, a prescindere da chi sarà il Presidente della Commissione (Juncker o Schulz) Pse e Ppe, entrambi egemonizzati dalla Germania, avranno interesse a collaborare ed a cercare un compromesso.

L'unico voto possibile, dunque, rimane quello per Tsipras. Ma dal giorno dopo, nessuna indulgenza: i partiti che aderiscono a tale lista dovranno dimsotrare di saper avere cultura di governo, di saper dialogare con i socialisti europei, di rifuggere ogni tentazione arcobalenista o radical chic. E' la loro ultima speranza per rimanere in vita.




La vignetta è del Maestro Enzo Apicella






mercoledì 21 maggio 2014

IL RISULTATO DI ATENE E LA CONGIURA DEL SILENZIO SULLA LISTA TSIPRAS di Antonio Moscato




IL RISULTATO DI ATENE E LA CONGIURA DEL SILENZIO SULLA LISTA TSIPRAS

di Antonio Moscato

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Finora c’era stato uno sforzo straordinario per nascondere l’esistenza della Lista Tsipras: perfino Crozza aveva fatto lo spiritoso chiedendo poche sere fa “Ma non è un dentifricio?”; peggio ancora c’era stato uno sforzo per alterarne deliberatamente l’identità, affidandone la rappresentanza in TV a un Vendola che, abbastanza logicamente, questa lista non l’aveva voluta e che non era per questo in grado di presentarne correttamente la logica.
Se non ce la farà a raggiungere il 4% la lista dovrà ringraziare i molti moderati presenti al suo interno, che l’hanno presentata in TV o nelle iniziative elettorali minimizzandone o distorcendone il progetto originario, riducendola a una specie di coalizione di brave persone, una specie di SEL. Non doveva e non poteva essere una Syriza italiana, e questo era comprensibile, ma era impressionante che nell’intervista a Barbara Spinelli sul “manifesto” del 16 maggio si desse per scontato che “ nessuno vuole più avere a che fare con le sinistre radicali” e che il “potenziale elettorato” della lista “porta via voti al Pd”. Una lettera al “manifesto” denunciava una impostazione analoga anche in Moni Ovadi; io stesso in alcune assemblee nelle Marche ho sentito vari candidati esporre le loro idee con tali argomenti da spingermi a dare il voto solo alla lista, per la sua portata oggettiva, senza preferenze, per non dovermi sforzare a cercare “il meno peggio” in liste farcite di esponenti moderatamente “progressisti” pescati nella cosiddetta “società civile”.
Adesso, forse, il risultato delle elezioni greche, con Syriza che si è consolidata come primo partito ad Atene e nell’Attica, potrà consentire di spiegare meglio cos’è, e perché è stato giusto contrassegnare questa lista con un riferimento alla Grecia e alla sua ammirevole forza di sinistra controcorrente.

lunedì 19 maggio 2014

CASA: UN DIRITTO A RISCHIO di Stefano Macera







CASA: UN DIRITTO A RISCHIO
di Stefano Macera 




Il diritto di avere un luogo dove abitare, ormai aleatorio in molte città italiane; è a Roma è da tempo particolarmente acuto e diverse sono le modalità con cui, dal basso, si cerca di farvi fronte. La più nota è l’occupazione di stabili abbandonati, per lo più pubblici: una pratica, questa, condannata con asprezza dai più diffusi quotidiani della capitale (Messaggero e Tempo), che si atteggiano a difensori della legalità, ma in realtà sostengono gli interessi dei palazzinari (che sono i loro proprietari). 
 Ci sono però anche esperienze ben consolidate, come l’Unione Inquilini, che organizzano fasce di popolazione le quali, nonostante si vedano negato un diritto basilare, come quello ad una abitazione, sono difficilmente coinvolgibili nelle occupazioni di immobili in disuso. Pensiamo in particolare agli anziani poveri, spesso vittime di sfratto per morosità: Essi, ovviamente, non possono condurre avanti una forma di lotta che comporta seri oneri e gravi rischi, poichè le autorità pubbliche in genere reagiscono con metodi repressivi. 
 Per fortuna, non mancano occasioni di confronto. Si pensi all’iniziativa svoltasi il 27 aprile in quel Teatro Valle Occupato, da tempo diventato nella capitale il principale centro dei dibattiti politici e culturali alternativi al pensiero unico dominante. L’incontro è iniziato con la proiezione del documentario Casa Nostra, realizzato da Lucilla Castellano e Lucia Parisi. In questo mediometraggio si racconta la storia un’occupazione, quella della scuola “Hertz” in via Tuscolana, e dell’impegno profuso per ricavarvi 20 appartamenti, fino alle drammatiche vicende degli ultimi mesi. Il 19 marzo, infatti, l’immobile è stato sequestrato, analogamente ad un altro occupato in via delle Acacie e allo spazio socio-culturale “Angelo Mai Altrove” in via delle Terme di Caracalla. Dissequestrato giorni dopo per dare al Comune il tempo di individuare una soluzione abitativa diversa l’edificio è stato definitivamente sgomberato il 23 aprile e gli occupanti sono stati sparpagliati in diversi residence: una scelta, questa, criticata nel corso dell’assemblea. Massimo Pasquini, dell’Unione Inquilini, ha sottolineato che l’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Marino non ha ancora fatto nulla per affrontare in modo adeguato, con una chiara e ben articolata strategìa, una questione sociale di straordinaria gravità. Addirittura, di recente il Comune ha assegnato gratuitamente al Ministero dell’Interno 10 immobili, alcuni dei quali si prevedeva dovessero toccare alle attività di autorecupero. (1) 

venerdì 16 maggio 2014

UNA RISPOSTA ALLA LETTERA DI RENZI E MADIA SULLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE di Norberto Fragiacomo




UNA RISPOSTA ALLA LETTERA DI RENZI E MADIA SULLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
di Norberto Fragiacomo






La letterina scritta a quattro mani da Matteo e Marianna merita la (sollecitata) risposta di un dipendente pubblico che, nel tempo libero, rivendica – alquanto ottimisticamente, vista la situazione attuale – la dignità di cittadino.
Dedicherò anzitutto qualche rapida osservazione allo stile comunicativo adottato, per poi entrare finalmente in medias res e soffermarmi sul “fisso”, cioè sul contenuto del messaggio.

La forma, dunque. Già la prima frase, quel “vogliamo fare sul serio”, mi fa un po’ trasecolare. La serietà dell’impegno dovrebbe essere sottintesa: il Presidente del Consiglio dei Ministri non è una mascherina, né la politica un gioco da tavolo. Non risulta, infatti, che i soldi che girano siano quelli del Monopoli. Malgrado l’ovvietà dell’affermazione d’esordio, essa viene ripetuta cinque righe più sotto, rafforzata da un energico “dobbiamo”: sorge il malizioso sospetto che il premier voglia autoconvincersi di qualcosa in cui non è che creda poi tanto. Ma no, diranno i benevoli: il fatto è che il giovane Matteo ama le frasi ad effetto, oltre ai motti di spirito, e questo richiamo alla serietà è solo un espediente retorico.
In effetti, l’incipit della missiva è letteralmente inzuppato di retorica: gli accenni alle “potenzialità incredibili” dell’Italia destinata, una volta messe “in ordine le regole del gioco” (ahi ahi! ma se avevamo appena detto che non si stava giocando…), a tornare “rapidamente fra i Paesi leader del mondo”, alla “gigantesca opportunità per il futuro” offerta dalla globalizzazione ed all’occasione da non perdere rimandano a quei discorsi da convention di piazzisti a stelle e strisce che il pubblico, ammaliato dalle parole dell’oratore, sottolinea con risa e applausi a comando - autosuggestionandosi, persuadendosi di essere “squadra”, di essere “l’azienda”. Massa compatta, esultante eppure inerte, ubriaca di slogan, incapace di critica - succube. Invero, la comunicazione renziana (più sofisticata, ma meno originale di quella di Berlusconi), oscilla perennemente fra i due poli della lusinga e di una sorta di bullismo 2.0: fidatevi di me, vi trascinerò alla vittoria! Ma se non ci state, o avete dei dubbi, siete fuori. Out. Chi ha avuto a che fare con certi promotori finanziari, o con i selezionatori di un gruppo televisivo di cui taccio il nome, conosce bene questo “bifrontismo” spiazzante, per averlo sperimentato: qualora non riesca a sedurre il potenziale cliente, il professionista ricorre a mezzi di coercizione psicologica per approdare al risultato voluto.

giovedì 15 maggio 2014

SEPULVEDA E L’IDEA DI FELICITA’ SOCIALE di Sara Palmieri




SEPULVEDA E L’IDEA DI FELICITA’ SOCIALE
 di 
Sara Palmieri



Parte alla grande la prima edizione di Scrittura Festival, evento organizzato dall’Associazione Culturale Onnivoro, che porterà a Ravenna dal 20 al 25 maggio scrittori e intellettuali di spessore, oltre alla possibilità di seguire corsi di scrittura tenuti da Eraldo Baldini, Cristiano Cavina e Gianluca Morozzi.
L’anteprima ha registrato l’intervento di Luis Sepulveda, cileno, uno dei più grandi scrittori viventi, intervistato, con la sapienza dell’amico, da un altro importante narratore, Pino Cacucci, nel Palazzo Congressi di Largo Firenze, davanti ad una platea ultra-affollata e coinvolta.
Tema dell’intervista l’ultimo libro di Luis Sepulveda, “Un’idea di felicità”, scritto insieme a Carlo Petrini, fondatore e presidente di Slow Food ed edito da Guanda e Slow Food Editore.

mercoledì 14 maggio 2014

NON E' UNA QUESTIONE DI MARKETING di Giandiego Marigo




NON E' UNA QUESTIONE DI MARKETING
di Giandiego Marigo 




Questa perorazione vale per tutti, anche se ha valenza doppia per i “modificatori di mondo”, per coloro cioè che si arrogano con maggiore o minor merito l'onere o lonore del trasporto della fiaccola del cambiamento.
Come può avvenire questo cambiamento se ad una “esteriorità progressiva” corrisponde, poi, un'interiorità assolutamente tradizionale e convenzionale.
I grandi Moovement prima di mettere in discussione la “struttura” posero in forse i “valori” che la confermavano: l'organizzazione della famiglia, la figura del padre, i ruoli di potere ed il modo in cui essi si riproducevano, le convenzioni sociali ed il perbenismo, le tradizioni ed il culto del passato, le grandi religioni ed i loro dogmi.
Fu questa discussione, questo dubbio, questa volontà di rinnovamento e rinascita spirituale e sociale che permise l'onda lunga arrivata, pur con tutti i suoi errori e limiti, a lambire anche i nostri anni. Oggi, per contro, i “rivoluzionari” perpetuano comportamenti assolutamente tradizionali e “conformi”, si sposano in chiesa e con grande pompa, battezzano i propri figli, vestono trendy, elaborano atteggiamenti modaioli, escono in piazza la domenica vestiti a festa, Accettano le convenzioni, fanno parte di coalizioni. Frequentano masters condivisi con la migliore borghesia, condividono la visione economico-sociale di Pyketty, sottoscrivono una visione condivisa, unitaria della società.
Si possono contare sulle dita di una mano coloro che attuano “comportamenti” altri … che non siano, ampiamente, sdoganati ed accettati … sistemici, in buona sostanza.
Nessuno si prende il rischio dell'emarginazione, se questa non gli viene ammannita come una sorta di punizione dalla società stessa.
I luoghi dell'espressività e della creatività sono condivisi, il pensiero è unico, non esistono circuiti underground o alternativi che non siano “controllati e gestiti” dal potere stesso come valvole di sfogo programmato
Da questo “imborghesimento” (anche se il termine non è affatto adeguato, mi sia concesso) deriva l'incapacità di comprendere la lingua e le esigenze degli ultimi...e dei penultimi e lo scollamento conseguente dalle esigenze del “popolo”.
Oggi, tristemente, questo rapporto è gestito con “modelli pre-formattati” legati alle leggi del controllo e del marketing, da personaggi che non hanno alcun reale interesse nella sorte di coloro che manovrano, ma li usano in modo strumentale ed assolutamente irrispettoso. Giocando con le “appartenenze” e “ le leggi universali del gregge” in modo spudorato ed a tratti indecente.
Non riusciamo a contattarli con la verità?
E ci corrucciamo di non avere un linguaggio sufficientemente elaborato per “narrarla”, di non avere anche noi le nostre“leggi del gregge” ma non è questo il problema … non solo. Non abbiamo le parole, i linguaggi, perché non abbiamo alcuna conoscenza della classe (perdonerete quest'escursione marxiana), ma non solo.
Perché anche noi siamo imprigionati in un linguaggio artificiale, che è quello riconosciuto ed adottato dal mainstream … che non è però affatto quello della classe, ma semmai una sorta di lingua universale.
Non è una questione di marketing, così come non è mai stata una questione di leader.
Sono assolutamente convinto che la politica sia anche praticità e quotidianità che le proposte e le risposte necessarie siano anche pratiche ed immediate, che non sia quindi solo ed unicamente una questione di ragioni e motivazioni profonde … ma fra questo ed accettare le logiche sistemiche perché sono quelle implementate e conosciute c'è differenza, così come c'è nel scegliere la strada breve e più battuta in termini “comunicativi”.
Potrei, a questo punto, essere accusato, come è già successo di monotonia … queste cose in altro modo ed in altra chiave le ho già dette … e non solo io.

Però io credo che la ripetizione giovi, anche perché, per quel che vedo nulla di quanto detto in questo breve post, viene realmente preso in considerazione nei momenti topici e laddove conta...quindi, devo dedurre, non è stato sufficientemente detto e con ogni probabilità, così come succederà probabilmente anche questa volta, mai ascoltato.





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