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giovedì 15 maggio 2014

SEPULVEDA E L’IDEA DI FELICITA’ SOCIALE di Sara Palmieri




SEPULVEDA E L’IDEA DI FELICITA’ SOCIALE
 di 
Sara Palmieri



Parte alla grande la prima edizione di Scrittura Festival, evento organizzato dall’Associazione Culturale Onnivoro, che porterà a Ravenna dal 20 al 25 maggio scrittori e intellettuali di spessore, oltre alla possibilità di seguire corsi di scrittura tenuti da Eraldo Baldini, Cristiano Cavina e Gianluca Morozzi.
L’anteprima ha registrato l’intervento di Luis Sepulveda, cileno, uno dei più grandi scrittori viventi, intervistato, con la sapienza dell’amico, da un altro importante narratore, Pino Cacucci, nel Palazzo Congressi di Largo Firenze, davanti ad una platea ultra-affollata e coinvolta.
Tema dell’intervista l’ultimo libro di Luis Sepulveda, “Un’idea di felicità”, scritto insieme a Carlo Petrini, fondatore e presidente di Slow Food ed edito da Guanda e Slow Food Editore.

Ma cos’è la felicità? Stato d’animo e condizione difficile da definire, da conquistare e trattenere. E’ più facile per l’uomo, quando è fortunato, provare contentezza, soddisfazione o serenità, ma felicità…
Pino Cacucci va al suo valore politico e al primo che l’ha inserita tra i diritti dell’uomo, il napoletano Gaetano Filangieri, che ne trattò nel suo Scienza della Legislazione.
Quest’opera fu il modello ispiratore di Beniamino Franklin ed il diritto alla felicità fu perciò introdotto nella Dichiarazione d’Indipendenza e nella Costituzione americana. 
L’idea di felicità dello scrittore cileno con un passato avventuroso, segnato dalla lotta contro l’avvento e la feroce dittatura di Pinochet con il conseguente esilio in molti Paesi del mondo, è stata però subito chiara.
Sollecitato da Cacucci, Sepulveda, Lucio per gli amici e i compagni, ha descritto attraverso esempi ed esperienze personali, il suo concetto di felicità, che passa attraverso le piccole cose, i piccoli piaceri della quotidianità per giungere ai grandi valori della vita.
Gli amici, gli affetti, la convivialità che si crea intorno ad un “asado”, la nostra grigliata di carne, accompagnato da buon vino, può dare luogo, ad esempio, a conversazioni che fanno emergere affinità e creano complicità e che, nel caso di Sepulveda e Petrini, sono all’origine del libro che è stato presentato.
Così come le piccole/grandi azioni di uomini in grado di innescare il cambiamento in una società dai ritmi innaturali, spesso cupa e frettolosa, che insegue il denaro e il successo, che ha perso di vista valori essenziali, superati e travolti da programmi politici dettati dagli imperativi del mercato, delle multinazionali, delle banche.
E allora ecco che Sepulveda cita Lucas Chiappe, un argentino che da solo ha cercato di rimediare a una politica sbagliata di protezione ambientale della Patagonia da parte dei governi cileno e argentino, attuata cacciando dalla foresta l’unico popolo in grado di custodirla e valorizzarla, quello mapuche.
Chiappe ha cominciato a coinvolgere i mapuche nel rimboschimento di una zona desertificata ai margini della foresta, chiedendo loro consigli sui semi autoctoni e sulle modalità di semina, insieme ai bambini delle scuole, riuscendo a piantare, in dieci anni, più di sedici milioni di alberi, realizzando una linea verde che oggi collega i parchi nazionali.
La linea verde creata da Chiappe e dai mapuche è oggi visibile con Google Earth cercando la parte della cordigliera delle Ande a sud del 42° parallelo.
Un uomo solo è riuscito dunque a recuperare la capacità economica e il sapere culturale di un popolo, strettamente collegati alla foresta e alla sua sopravvivenza.
Sepulveda ha quindi messo in risalto la straordinarietà di un uomo semplice come Pepe Mujica, presidente dell’Uruguay dal 2009.
Mujica, con un passato da guerrigliero nel movimento dei Tupamaros, imprigionato dalla dittatura per 14 anni, due dei quali trascorsi in isolamento in un pozzo, è il presidente che sta cercando di costruire il Paese più giusto dell’America latina.
A capo di una nazione piccola, circa 3 milioni e mezzo di abitanti, è realista e sa che sarà difficile per il suo popolo raggiungere il benessere economico negli anni del suo mandato, ma intanto comincia a provarci cercando di consentire almeno una povertà dignitosa.
Ha rinunciato al novanta per cento del suo compenso a favore di organizzazioni non governative e bisognosi e continua a mantenere il consueto stile di vita.
Non vive nel palazzo presidenziale, ma nella sua vecchia fattoria e ogni mattina si reca a lavoro con un maggiolino degli anni Settanta e il suo cane a tre zampe.
E’ il simbolo di come sia possibile in politica praticare la virtù della decenza.
Uomini semplici ma eccezionali perché mossi da sensibilità, rispetto e solidarietà verso gli altri, che si impegnano e lottano per rendere migliore il presente e il futuro dei più deboli, dei dimenticati.
La felicità passa dunque attraverso questa lotta e questo impegno perché la grande idea di felicità – sostiene Sepulveda - è strettamente collegata alla giustizia sociale.
Così come è legata ad un altro importante sentimento, quello dell’amicizia, che porta il grande scrittore cileno a ricordare il poeta romagnolo Tonino Guerra, suo amico e maestro.
Infine è una semplice conseguenza considerare che senza poeti e senza ribelli la vita sarebbe senz’altro più dura e infelice e la Romagna è terra sia degli uni che degli altri, come ha sottolineato Cacucci, formulando gli auguri a Ravenna, città candidata a capitale europea per la cultura nel 2019. 

L’intervistatore Cacucci e l’intervistato Sepulveda hanno pienamente soddisfatto le aspettative del pubblico, concedendosi con generosità intellettuale e senso dell’ironia e consentendo di trascorrere qualche ora di felicità. 




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