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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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lunedì 14 novembre 2011

COMMENTANDO IL MONTI LOCALE E L'ALDO SUBI INTERNAZIONALE di L. Mortara



di Lorenzo Mortara

Applaudi, Europa attonita,
Al volator naviglio.
Non mai Natura, all’ordine
Delle sue leggi intesa,
Dalla potenza chimica
Soffrì più bella offesa
Vincenzo Monti


Fin da giovanissimo suo accanitissimo lettore, da tempo cercavo qualche spunto per scrivere qualcosa su Aldo Busi, a mio giudizio l’unico vero e proprio grande scrittore italiano vivente. L’ho trovato nel suo ultimo scritto, pubblicato su una sorta di blog personale, che saluta l’arrivo di Monti con l’augurio che il suo lavoro di macelleria sociale sia pure buono.
Secondo Aldo Busi, il Monti che poeta non è, e quindi men che meno può essere politico o tecnico, è la miglior scelta possibile perché tempo per una peggiore non c’è. Altra scelta avrebbe scatenato i temutissimi furori giacobini, temutissimi evidentemente dai non giacobini, Scrittori e non, non certo da noi marxisti che dei giacobini siamo i legittimi eredi, la loro naturale evoluzione.
Per lo Scrittore bresciano di Montichiari (sarà questa assonanza col paese natio che gli fa abbracciare il tecnico?), Mario Monti, robot della Goldman Sachs, e tecnico del fallimento politico come fu il Prodi “sventratore” dell’IRI, è una «bravissima e degnissima persona», è cioè un borghese senz’altra qualità come un altro. È un vecchio vizio della “sinistra” italiana salire dal particolare dei dettagli alle nuvole delle generalizzazioni, per evitare di far i conti con le persone sbagliate che appoggia. Già qualcuno che era comunista contrapponeva, tra tristissimi e scroscianti applausi, Andreotti, che non era una brava persona, a Berlinguer che era invece e chissà perché una brava persona. Erano gli anni del crollo dell’URSS e di Tangentopoli, col PCI che era sempre stato “migliore degli altri” e che, per ironia della Storia, veniva colpito proprio nella sua ala migliorista, quella che Berlinguer aveva messo a capo della Cgil col nome di Luciano Lama, per meglio sacrificare i lavoratori sull’altare del capitale patrio, e in quella meravigliosa canzone-teatro, tre anni dopo il tonfo dello stalinismo, non solo in un Paese ma anche in tutti gli altri, ancora gli intellettuali italiani dimostravano di afferrare benissimo arte, letteratura, teatro e canzoni, ma di non comprendere un tubo di lotta di classe: Andreotti era degnissimo e rispettabilissimo rappresentante borghese, mai complice della classe operaia; Berlinguer era proprio una brava persona, cioè un indegno rappresentante della classe operaia, perché complice della classe borghese, in quanto piccolo borghese più o meno come Andreotti, col quale sognava di compromettersi definitivamente. E se non ci riuscì è semplicemente perché alla borghesia, per stroncare un decennio attivo di lotta di classe, fu sufficiente strumentalizzare il rapimento e l’uccisione del loro capo, cercando e trovando l’appoggio della brava persona al Governo della non-brava persona. L’appoggio vergognoso degli stalinisti nostrani, primo caso nella Storia della Prima Repubblica, venne chiamato voto di non sfiducia per ingannare gli operai. Alla non-brava persona non servì altro compromesso perché la sua borghesia potesse riprendere saldamente in mano il potere, così come alla brava persona non fu concesso di proporne un altro, nemmeno più preistorico del primo, per tentare di lasciarglielo. Da allora, la classe operaia, del potere non annusò più nemmeno l’odore. Ci vorrà però ancora un trentennio per veder estromessa del tutto dal Parlamento la sua ultima scolorita rappresentanza.



Monti arriva tre anni dopo la cacciata degli stalinisti, non riciclatisi nel PD, neppure nella versione large del PD-L, dalla stalla parlamentare. Non ci arriva per fare un favore al potere come pensa Aldo Busi. Capitale, potere e Monti sono una cosa sola. Questa contrapposizione tra potere e Monti, tra politici e tecnici, tra venduti a mamma Confindustria e incorruttibili del senso del dovere, è solo una metafora letteraria di uno Scrittore che poteva trovarne una più bella e poetica nella cruda realtà, se solo l’avesse vista senza interpretazioni borghesi, le interpretazioni meno artistiche e geniali della Storia.
Nasce un governo tecnico, non quando c’è bisogno di qualcuno con un alto senso del dovere, ma quando la borghesia non riesce a passare come vuole tra le sue stesse maglie. Governare il Paese è sempre e soltanto governare gli operai. Non c’è altro da governare per il Capitale. Ma se gli operai sono già stati sconfitti nell’urna elettorale, schiacciarli ancora di più, può diventare particolarmente difficile quando, sopraggiunta una crisi devastante, per farlo è necessario schiacciare anche una parte della piccola borghesia. La crisi non ammette deroghe. Per salvare il grande capitale, la BCE, la sua finanziatrice, sa che non è più rimandabile il passaggio al proletariato di una fetta importante di piccola borghesia. Di qui la fine di Berlusconi. Berlusconi infatti era al potere con un normale governo borghese. E ogni normale governo borghese, governa col puntello non indifferente di parte di piccola borghesia. Ma in un momento eccezionale, un normale governo borghese si spacca. Bisogna estromettere la piccola borghesia recalcitrante per applicare fino in fondo le misure del capitale. La piccola borghesia destrorsa, si divide in mille contraddizioni e va quindi estromessa. Solo con l’appoggio delle sue ali di destra e di “sinistra” il Capitale può ancora sperare di salvarsi. Berlusconi, dunque, doveva “morire” per rimettere al potere, ma con le mani più libere, chi c’era già: sua maestà il Capitale. Nasce il governo Monti, super-partes come potrebbe esserlo la Chiesa in materia di teologia. Che l’Aldo Subi, per essere così rincitrullito, si sia convertito all’ostia?1
Monti non poteva vendersi perché chi è già parte integrante del Capitale non può essere comprato. Non è una merce, l’economista Monti, è un tecnico dei mercanti, un piazzista messo lì per abbindolare un’altra volta i clienti proletari italiani, Scrittori compresi che per farsi ammaliare da codesto signore, riescono pure nell’impresa di farglielo fare gratis, senza sforzo.
Non è il senso del dovere di Monti che restituirà fiducia ai mercati. Ai mercati bisogna restituire soldi, del senso del dovere non sanno che farsene perché non possono quotarlo in borsa. La fiducia che le piazze borsistiche di tutto il mondo gli riservano, all’inizio della sua era, è la fiducia nell’unica qualità che può interessare loro: quella di estorsore. Come tale, anche Berlusconi sarebbe andato bene, come era andato bene fino a ieri, se solo fosse riuscito a scucirne di più dalle manovre finanziarie a ripetizione contro gli operai. E non sono certo le donne di piccola e provata virtù o i soldi sprecati in altra lussuria, ad aver impedito a Berlusconi di onorare tutti i debiti dei borghesi che il proletariato dovrà saldare, ma la cara vecchia lotta di classe. Vedremo se Monti avrà dietro le forze di classe necessarie per appioppare a noi proletari quello che Berlusconi, spompato dall’antipasto delle finanziarie prossime e future che ci aspettano, non è riuscito ancora ad appiopparci.
Una cosa è sicura: anche senza l’intervento diretto del proletariato, la borghesia non riesce lo stesso a governarci per le spaccature tra le sue stesse maglie. Questo significa che un ritorno di fiamma qualunque della classe operaia italiana, e ciao ciao Governo Monti! Il tecnico verrà richiuso immediatamente nella cassaforte da cui è uscito per farci stare meglio altra roba dentro.
È davvero un peccato che uno Scrittore come Aldo Busi non ci appoggi. Col suo benestare a Monti, lo Scrittore si allinea alla benedizione che tutto l’arco parlamentare di destra e di sinistra che conta gli ha subito dato. Solo Di Pietro per ora ha inscenato la commedia del gran rifiuto, commedia che finirà quanto prima nella solita farsa. Quella del comunista con l’orecchino, invece, non è nemmeno cominciata, avendolo benedetto seduta stante in nome della futura poltrona a capo del centro sinistra cui aspira. Allineandosi a Vendola, ai compagni con l’orecchino, Busi si allinea di fatto ai comunisti decorativi. Per la verità, un politico può permettersi d’essere niente, anzi, spesso, volendo a tutti i costi essere qualcosa, si preclude la carriera, ma uno Scrittore stride sempre quando fa questi sforzi ridicoli per accostarsi al nulla. Tuttavia, nonostante tutti questi fronzoli in parata in onore del C.T. Monti, siamo noi operai, in positivo e in negativo, a decidere le sorti del mondo, Italia fuori dal mondo compresa. Senza di noi, anche uno Scrittore come Busi, non può cambiare niente, men che meno illudersi di contribuire almeno al cambiamento fatto da qualcun altro. Eppure non possiamo negare che, una fucilata delle sue, sparata dal nostro fianco, moltiplicherebbe senz’altro le nostre forze e semplificherebbe di molto la risoluzione dei nostri problemi. Aldo Busi, invece, come un lullone qualunque, preferisce fare da caricatore a Monti, convinto com’è che farà fare passi da gigante all’Italia verso l’Europa. In realtà è l’esatto contrario. In generale, quel che manca all’Italia per raggiungere l’Europa, son alcune vittorie della classe operaia continentale. Grosso modo, se non c’è di mezzo lo zampino della rivoluzione, a Paese che si è attardato sulla via del capitalismo, corrisponde ritardo e distacco rispetto alle conquiste di chi è partito prima. Non sarà la mentalità di Monti, come di nessun altro ad avvicinare l’Italia all’Europa. La crisi economica non consentirà simili orpelli alla coscienza borghese. Monti è chiamato a concentrarsi sul salvataggio dell’essenziale: il profitto. Di altro, la borghesia italiana, salvo miracoli, non potrà mai più occuparsi. Le sette leghe che ci distanziano dall’Europa, potranno essere colmate solo quando lo Stivale avrà scarpe proletarie e non solo i tacchi del sud e del nord. L’Europa o la avviciniamo noi proletari o non la avvicinerà nessuno. Fino ad allora ogni governo borghese, tecnico o meno, se farà sette leghe, le farà al contrario, per aumentare il distacco dell’Italia dall’Europa. Monti non ci darà quel che in Europa hanno già, ad esempio il reddito di cittadinanza, al contrario ci toglierà anche quel che l’Europa proletaria ci invidia: quel che resta dello Statuto dei lavoratori e altre particolarità tutte italiane. Solo così infatti, il capitale italiano potrà continuare ad ingrassare. Senza sprofondare l’Italia tutta, pugno di borghesi escluso, il Capitale non può venire fuori dalla crisi. L’idea che Monti, da tecnico, si occuperà al 50% di noi e al 50% di loro, farebbe arrossire anche il più tonto dei liberali. Monti si occuperà al 200% dei borghesi. Non ci farà andare a votare, non perché ci vogliano dieci mesi per fare la riforma elettorale. In realtà, se servisse alla borghesia, si potrebbe fare anche in una settimana, ma tra una settimana la borghesia potrebbe uscire più debole e divisa dalle elezioni. Più Monti riuscirà a ritardare le elezioni, più i padroni riusciranno a far passare le controriforme che un nuovo governo non riuscirebbe a fare. Infatti, anche tra dieci mesi la riforma elettorale non potrà andare più in là del giro dell’oca per passare dal porcellum al mattarellum, perché l’unica riforma che serva al Paese che borghese non è, è il ritorno al proporzionale. Sotto il regno dei borghesi, i proletari non hanno bisogno di essere governati. Prima di autogovernarsi, è sufficiente che siano rappresentati. Ma la rappresentanza proporzionale è il sottoprodotto che la borghesia deve scucire al proletariato perché rinunci alla rivoluzione, accontentandosi pure dell’antifascismo costituzionalmente antirivoluzionario, scornato et coglione! Senza proletariato sul piede di guerra, dunque, la riforma elettorale resterà una petizione buona soltanto per la pubblicità a buon mercato dell’Itaglietta dei plusvalori.
E se qualcuno, magari proprio il grande scrittore, ha qualche illusione che Monti faccia la patrimoniale, basta leggersi il Manifesto quasi comunista e medio progressista delle imprese in materia di riforma fiscale, per togliersela subito. La famosa patrimoniale che anche i ricchi vogliono, non sono altro che sei miliardi di euro che la Confindustria darebbe al suo Stato in cambio di altrettanti sgravi fiscali. Sei miliardi di sconti, più sei miliardi di tasse, non fa risultare alcuna patrimoniale nelle tasche dei proletari. E tolta la patrimoniale e la riforma elettorale, per che altro motivo, chi è di sinistra, dovrebbe dare l’appoggio a un governo tecnico? Una sforbiciata al portafogli degli industriali e due a quello dei preti e anche un riformista potrebbe far qualcosa di sinistra nella sua inutile vita, senza scocciarci con lo spread, il debito privato del pubblico e tutti gli altri problemi di cassa dei suoi padroni.
Non c’è molto altro da aggiungere.
Per completare il quadro resta forse ancora da dire che non è vero che filosofi, poeti eccetera siano tutti al di sotto degli scrittori, come scrive da qualche altra parte l’Aldo Subi internazionale. È il contrario, i filosofi hanno da sempre e per sempre, una marcia in più. Infatti sono più rari. Non basta rarefare gli scrittori, scremando, con una “S” maiuscola, i migliori dal resto del gruppo. Anche i filosofi, con una “F” maiuscola, possono sempre rendere la pariglia, ritornando ad essere, rispetto agli Scrittori, quello che da sempre sono: più unici che rari. Questo scritto del Busi ne è la riprova. Solo gli scrittori, quand’anche Scrittori, possono credere, come l’ultimo dei giornalisti, che esistano delle priorità per il Paese, anziché per il Paese Borghese. I pensatori, o almeno l’unico che ha pensato con l’emisfero sinistro del cervello, si sarebbe ben guardato dal sostenere una simile sciocchezza. Una sciocchezza è incompatibile con una testa pensante, e uno Scrittore è internazionale per definizione o non è. Se comincia anche lui, come un liberale isterico, a preoccuparsi del Paese e della fiducia dei truffatori del mondo, il suo internazionalismo si è già abbassato al provincialismo di un qualunque scrittore, per esempio uno scrittore da Nobel.
Solo chi è senza speranza può sperare nella fiducia dei mercati, chi ne ha anche solo mezza ha quella di sfiduciare per sempre i mercati coi loro padroni.
Non è nemmeno vero che non può esistere una sinistra al potere. Ma se fosse vero, niente sarebbe più ridicolo di uno Scrittore di sinistra che, in mancanza di alternative, si sentisse in dovere di spingere avanti un governo tecnico di destra. Se ogni governo è di destra, che lo sia pure, ma senza l’appoggio di un solo dito della sinistra, tanto più che trattasi del dito della miglior mano scrivente della Penisola. In realtà, per nostra fortuna, è vero che esiste una e una sola possibile sinistra al potere: la sinistra rivoluzionaria. Una sinistra non rivoluzionaria, diventa destra al potere, perché in fondo lo era già prima, quando dietro sofistica doppiezza, togliattiana ma non solo, nascondeva il suo vero volto controrivoluzionario. Quanto alla sinistra rivoluzionaria – prevengo l’obiezione – può degenerare in stalinismo, ma sempre sinistra resta, altrimenti non sarebbe osteggiata, combattuta, guerreggiata, seppur freddamente, e infine abbattuta dalle destre e dalle altre false sinistre di tutto il mondo. Noi, in quel caso, non si appoggia la demenziale sovrastruttura mentale, ma il culo socialista su cui è seduta. Mentre della borghesia, né ora né mai, noi non si appoggia né la faccia né il culo, quand’anche sia evidente che siano la stessa cosa. Proprio per questo, dare consigli a giudici semianalfabeti approdati nelle stanze del potere con una fantasia che non va più in là della Legge Reale, può farlo solo uno Scrittore che è indipendente tanto quanto, evidentemente, si sente parte attiva della stessa fazione di piccoli borghesi. Un Operaio, come un operaio qualunque qual io sono, si guarda bene dal dare penosi consigli alla borghesia d’opposizione borghese per poterla approvare comunque, anche dissentendo. Potrebbe forse darne qualcuno agli scrittori imborghesiti, perché anche se imborghesiti gli Scrittori restano tali e di prioritaria importanza per il proletariato internazionale. Non so però quanto possano servire, perché fino a quando anche gli Scrittori, come tutte le checche del pensiero, invocheranno un Monti per «frenare questi rigurgiti da guerra civile che fumigano in strati sempre più consistenti della società», il dialogo per quanto interessante, sarà solo una perdita di tempo con altra letteratura idealistica al di sotto della Storia.
Monti è effettivamente chiamato ad evitare la rivoluzione e al contempo far passare tutte le misure controrivoluzionarie che potrebbero sollevarla. Ma nessuna delle misure che prenderà, renderà superfluo l’intervento diretto delle masse. Perché la Storia non si fa con le riforme così come con le riforme non si fa niente, tonnellate di parole a parte. Non è questione di saggezza o di altra illuminazione. Il metodo riformistico è essenzialmente metafisico e antistorico. Solo la Storia degli storici lo nega perché gli storici ufficiali son tutti idealisti metafisici e antistorici. Sono il colmo della storiografia che ci ritroviamo in epoca borghese. È strano che un grande come Aldo Busi non se ne sia reso conto. In fondo, per capirlo, non è necessario studiare la loro Storia, basta farsela raccontare in presa diretta dalla stessa protagonista. Gli ultimi grandi avvenimenti, primavere arabe in testa, sono solo l’ultima prova offerta dalla Storia per rispiegare ai duri di comprendonio che senza la forza non può marciare d’un passo. Tutti i tentativi di farla marciare da dentro le stalle parlamentari son destinati a fallire. Il puntello degli Scrittori e delle migliori intelligenze, salterà insieme con tutta la loro ottusità che fa solo perdere del tempo alla maturità degli eventi.
Non ci voleva molto per capire che non era il caso di fare tutta questa cerimonia di piaggeria per il passaggio da Tremonti a un Monti solo. L’antroponimia di marca quasi disneyana veniva incontro a chi voleva capire che credere a chissà quale cambio era ed è, davvero, qualcosa di fiabesco. Ci voleva invece il marxismo per capire definitivamente che non si dà scrittore marxista. Uno scrittore, anche il più grande di tutti i tempi, ne resta sempre al di sotto. La superiorità del marxista rispetto a tutti gli altri intellettuali sta proprio qua: un marxista è uno scrittore con in più nella penna l’inchiostro del materialismo scientifico; uno scrittore, anche nel migliore dei casi, è un militante empirico col marxismo in meno o mai pienamente compreso. Un grande marxista è uno scrittore con la scienza infusa, tanto quanto uno Scrittore ha la scienza confusa e mischiata con la sua letteratura. Uno scrittore è un rivoluzionario sempre un po’ anarchico e indisciplinato, perché si fida troppo della sua arte e del suo ego smisurato, per piegarlo al rigore classista della scienza proletaria. La meravigliosa e impeccabile pagina che gli esce sempre dalla tastiera, gli impedisce di coglierne gli errori strutturali di fondo. La letteratura marxista è forse un po’ meno scintillante ma è più preziosa, perché l’ossatura perfetta gli impedisce ogni illusione. Un vero artista non si schioda mai dalla realtà, perché non sopporta una sola virgola di fuga da essa. E la realtà in epoca borghese si riduce sempre più al plusvalore. Ne consegue che solo il marxismo è arte, perché al tramonto del capitalismo non ci può essere nessuna altra arte che non sia in fondo mero artificio. Un artista lo sa, uno Scrittore no. Se lo sapesse non prenderebbe le cantonate che prende. Se lo sapesse saprebbe anche tante altre cose che ignora per troppa presunzione. Non è vero, per fare solo l’ultimo esempio, che in Italia non c’è stata rivoluzione per mancanza di furor di popolo. Il popolo in Italia è stato infuriato fin troppo. Gli è che per fare una rivoluzione, il furor di tutti i popoli del mondo non basta, serve anche e soprattutto una scintilla furente degli intellettuali. È questa che è mancata al momento del dunque, perché nei momenti decisivi, anche i migliori tra gli scrittori non trovano di meglio da fare che dirigere i loro astratti furori verso i piedi dei Monti di turno attorno a cui strisciano. Noi marxisti non lo faremo mai, e faremo di tutto perché con noi non lo facciano anche gli operai. Se per questo dovremo dare una pedata ai Monti e due agli Scrittori che gli vanno dietro, pazienza. Meglio sacrificare tutta la letteratura del mondo piuttosto che stracciare anche solo una pagina rivoluzionaria della Storia, le sole pagine che contino davvero, perché possono essere scritte anche da chi ha fatto a meno di leggere le altre che gli fanno da inutile copia in forma di letteratura.
E va da sé, in fondo, che sia un’illusione anche questa, l’unica illusione che per un momento un marxista possa concedersi. Perché la verità è che Aldo Busi può appoggiare anche la reazione, ma la sua letteratura appoggerà sempre la rivoluzione. Questo basta e avanza, perché anche in Italia, prima o poi, nonostante gli Scrittori, gli operai riescano finalmente a farla.



L.M. delegato Fiom-Cgil

Stazione dei Celti
Domenica 13 Novembre 2011

1 Per comprendere i dettagli, qui tralasciati, delle difficoltà economiche della grande borghesia, consiglio spassionatamente questo articolo del nostro compagno economista Riccardo Achilli: La borghesia stacca il tubo dell’ossigeno a Berlusconi. Chi avrà la pazienza ma anche la fortuna di leggerlo, troverà tra l’altro qualche anticipazione sulle difficoltà che intralceranno il lavoro del tecnico Monti.

21 commenti:

Anonimo ha detto...

Mortara! Ho molto apprezzato per il divertimento procuratomi il Suo commento pieno di storia patria e di distinguo che, a differenza dello stato del Paese, se la prendono un gran comoda: se Lei pensa che ci sarà mai il tempo e la maturazione civile e politica perché alla guida del Governo si chiami Aldo Busi e non un qualsiasi Monti, cominci subito a darsi da fare Lei, che non è un rincitrullito privo di risorse e di ingegno come me, non c'è un attimo da perdere. Ma, a meno che Lei non pensi fideisticamente di stare sulla Luna, dubito che lo farà in tempi umani: con i Suoi proclami di rivoluzione senza fare i conti della serva reazionaria che da sempre finanzia i comunisti italiani di potere, mi ricorda troppo l'occulto berlusconino clericale duro e puro alla Bertinotti. Lei ha gli ideali che si merita, io quelli che mi sono guadagnato senza chiedere mai niente e, anzi, respingendo i favori che mi si violeva forzare ad accettare. Sventolare oggi una bandiera rossa è demagogico quanto esporre la Sacra Sindone. Cordialità, Aldo Busi Ps grato se vorrà omettere la mia e-mail

Olivia Quinlan ha detto...

"Perché la verità è che Aldo Busi può appoggiare anche la reazione, ma la sua letteratura appoggerà sempre la rivoluzione"

Ma che bell'articolo!

Anonimo ha detto...

Rivoluzione operaia... Ma gli operai lo sanno? Venti o trenta anni fa avrebbero ancora fatto tremare un po' la terra al loro mettersi in marcia, ma - a quel che ne ho letto ultimamente - Torino, per dire di una città coi suoi blasoni, conta più musicisti, da festival, da accompagnamento o magari aspiranti, che operai, in mobilità o peggio. Ieri in Russia, oggi da una nuova vecchia Cina o dall'India, senza tener conto del Nordafrica, sia come sia: la rivoluzione non verrà di certo dall'Europa, e non perché gliene manchi la necessità: gliene manca la rabbia e la fame critica, e purtroppo non riesco proprio a dolermi se non del fatto che come specie siamo ancora troppo stupidi per riuscire a imparare dai nostri errori prima di farne di altri e di ben peggiori.

Monti non è l'antropoformizzazione del Capitale col Trolley: è una pecetta s'uno squarcio suppurante. Certo, non ha niente a che vedere con la Sinistra, con le istanze delle classi più deboli, con il miglioramento dei diritti, con una idea di società e civiltà alternativi, ma aspettiamo dai tempi dell'Unità, aspetteremo un altro semestre o qualcosa in più, se almeno Monti servirà a evitare quello che Berlusconi aveva non scatenato ma lasciato succedere: un assalto speculativo all'Italia. E nelle riflessioni di chi vede speranze di rinascita solo a partire da un deserto accertato, io ci scorgo la solita ideologia aumana del fine che giustifica i mezzi, ovvero della solita violenza criminale a fin di bene: il bene di chi la fa, mai di chi la subisce.

Lascio correre le sue valutazioni sull'artista che o è marxista o non è, che fanno correre brividi dalla nuca al fondoschiena e ritorno. Saper distinguere tra responsabilità civica singola e totale indipendenza intellettuale ed espressiva di chiuque sarebbe il minimo per poter essere considerati esseri umani, altro che alternativa alla guida politica del Paese.

Tra tutte l'occasioni, cogliere quella della denigrazione per scrivere di Aldo Busi, a suo "giudizio l’unico vero e proprio grande scrittore italiano vivente" ha qualcosa di estraniante, non trova? Eppure non è quando ci consola ma quando ci costringe a detestarci, detestandolo per questo, che uno scrittore si manifesta, in barba a tutti i manifesti quasi-questo o quasi-quello del mondo, barbossissimi e non è mica detto che debbano esserlo per forza.

Un saluto!,
Antonio Coda

Anonimo ha detto...

Intendo rispondere al sig. Lorenzo Mortara e intendo farlo in maniera chiara e spero concisa, soprattutto perché vorrei che il mio intervento venisse pubblicato sia sul suo blog ma anche su altriabusi.it, dove vigono regole rigidissime (e guai a infrangerle: si rischia di vedere il proprio commento "in fase di moderazione" per l'eternitá). Spero anche che il mio intervento venga preso come un piccolo contributo all'interno di un dibattito civile, che nessuno s'offenda a morte per quello che dico e che non si facciano polemiche gratuite.

Mi lasci Cominciare col dirle, sig. Mortara, che per uno che si proclama filosofo lei compie un grave errore categorico, seppure all'interno di quello che senza dubbio ritengo un commento tanto lungo quanto bello, ricco e stimolante, un commento di grande qualitá. L'errore di categoria a cui mi riferisco consiste nella con-fusione di due diversi argomenti: a) la grandezza degli scrittori, sotenuta a gran voce dallo Scrittore, rispetto a filosofi, poeti, giornalisti, intellettuali vari, eccetera; b) il giudizio di Aldo Busi in merito alla questione Monti.
A tratti m'é sembrato che lei abbia congiunto logicamente ció che dovrebbe essere disgiunto fattualmente. Infatti la veritá o la falsitá di (a) ha poco o nulla a che vedere con il valore di (b). Per questo, (a) e (b) dovrebbero essere discusse in ambiti diversi.

Riguardo a (a): sono d'accordo con lei, praticamente in tutto e per tutto. Ricordo, anzi, che non molte settimane fa rimasi quantomeno turbato leggendo un passaggio di "Sodomie in corpo 11" nel quale si affermava la superioritá degli scrittori rispetto ai filosofi ("persino ai filosofi della scienza!" s'aggiungeva). Aldo Busi avrá tutte le motivazioni del mondo per pensare e sostenere questa posizione. Da grande Scrittore quale egli é, magari ogni tanto si concede pure l'autoindulgenza degli sfoghi d'autore, e pazienza. Alla fine, peró, bisogna anche dire che quelle cose, in "Sodomie in corpo 11", non le dice Aldo Busi, ma "Aldo Busi": una voce narrante, un personaggio fittizio ("fictional"), una persona che fa da maschera alla maschera di un'altra persona, che infatti nel corso degli anni (e dei libri) s'é trasformata da "Aldo Busi" a Aldo Subi.
Questa é una precisazione neanche tanto necessaria. In fondo, io potrei pure dire che di quello che pensa Aldo Busi m'importa poco o nulla; a me importa solo quello che dice "Aldo Busi" o Aldo Subi; mi interessa, cioé, quello che é scritto nei libri dello Scrittore.
A mio modestissimo avviso, quindi, "Aldo Busi" si sbaglia a dire che gli scrittori superino i filosofi.

vins1979 ha detto...

(Segue!)Ma attenzione: non perché in realtá siano i filosofi a superare gli scrittori – che ingenuitá! Semplicemente, nessuno supera nessun altro.
Dal mio punto di vista (condivisibile o meno), le competizioni sono per i cavalli e non per gli intellettuali. (En passant, dico solo che a volte lo Scrittore mi perplime quando parla della sua Opera come della piú “grande” di tutte anche perché composta da quaranta e rotti titoli: come se coloro che scrivono devono per forza fare a gara a chi ce l’ha piú grande, l’opera.) Io non sono “competitivo”: io sono “cooperativo”. Che ben venga la suddivisione del lavoro, anche quello intellettuale e creativo. Che ognuno si occupi del proprio orto e che tutti, comunque, abbiano la possibilitá di godere dei frutti degli altri a fine giornata.
É proprio in base alla suddivisione del lavoro intellettuale che é sbagliato, nonché intellettualmente disonesto, valutare la qualitá di uno scritto filosofico a partire da regole e principii letterari. Insomma, semplicemente non é giusto dire che i filosofi di oggi, quelli che devono sgomitare per farsi strada fra le accademie, non valgono quanto gli Scrittori, perché mentre questi ultimi sono liberi e graaandi e blablá, i primi “scrivono solo per produrre pubblicazioni” e fare carriera – come se farsi pubblicare un articolo o sgomitare per fare carriera nelle accademie sia una cosa tanto deprecabile (o tanto facile, se é per questo).
Per concludere con (a), riassumo il tutto dicendo che mettere a paragonare un Kant o un Leibniz con un Joyce o un Dostoevskij mi sembra un’attivitá sterile, oltre che fuorviante.

Come dicevo all’inizio, peró, accettare o respingere il punto di vista espresso in (a) non deve inficiare la valutazione di (b). Lei, sig. Mortara, cosí come alcuni altri utenti (mi riferisco a coloro che hanno commentato su altriabusi.it) si dicono disturbati dall’esultanza di Busi in relazione al nuovo governo Monti. Lo si accusa addirittura di ignoranza. Si citano trame bancarie e societá segrete che basta andare su google e si trova l’indirizzo del loro sito internet, tanto sono segrete!
La cosa che disturba me, invece, é constatare che se tutti si dicono disturbati dall’esultanza di Busi signifca che tutti hanno veramente scambiato il suo ragionamento (peraltro razionale e realista) per esultanza da stadio: come se lo Scrittore, o chi si dice favorevole a un governo provvisorio guidato da Monti, non siano informati su certe cose. Illusi!
Io la penso piú o meno come Busi, eppure anche io sono informatissimo su Monti e il suo possibile ruolo all’interno di una rete finanziaria che ha come scopo quella di imbrigliare la politica internazionale. Mi trovo d’accordo con Busi perché anche io, come lui, prima di sparare a zero su tutto e tutti, valuto le alternative. Se di alternative migliori non ce ne sono, che ben venga Monti e che ben vengano i magheggi sotterranei.
Dal mio punto di vista, non é Monti e la Trilateral che stanno imprigionando l’Italia. L’Italia era giá prigioniera, che diamine! Se dunque devo scegliere, preferisco un carceriere che ha tutti gli interessi a non far crollare il carcere anzicché un megalomane che come unico interesse ha se’ stesso. Lo so che puó sembrare paradossale: “come”, mi si domanderá, “tu incarcerato curi gli interessi del tuo carceriere?” Sí, dico io, se qualcuno prima non mi fa sapere con esattezza cosa ne sará di me e di tutti una volta raso al suolo il carcere.
Voglio anche aggiungere che questo curare gli interessi del carceriere per la sopravvivenza dei carcerati non deve essere inteso come un “ragionamento definitivo”, che valga una volta e per sempre. Dire che Monti é meglio di Berlusconi hic et nunc, non significa dire che Monti é la panacea per gl’ italici mali sempre e comunque.
Prima di gridare all’untore occultista, dunque, inviterei tutti quanti a soffermarci sul come si sia arrivati a questa situazione.

vins1979 ha detto...

Qualche giorno fa leggevo un editoriale molto interessante che sottolineava come un colosso come Berlusconi non sia crollato per un ribaltone politico, per una ferrea e convincente presa di posizione da parte dell’opposizione, per una volontá collettivamente espressa. L’imperatore non é stato fatto fuori dalle coltellate di tutti figlio compreso, no! L’imperatore é stato fatto fuori da personaggi dello “spessore” politico di Gabriella Carlucci o da vecchi amici talmente vecchi che all’ultimo momento proprio non ce l’hanno fatto e sono stati costretti a correre in bagno e si sono quindi trovati nell’impossibilitá di votare una mozione. É importante sottolineare l’ elemento farsesco della politica Italiana non per ripetere gli ormai ritriti giudizi moralistici sui comportamenti da prima ballerina di certe figuranti in parlamento, ne’ per riflettere sui cicli minzionatorii di chicchesia. La cosa deve piuttosto fare riflettere sulla situazione politca Italiana in generale. Se Berlusconi é caduto per il doppio gioco di una manciata di traditori di davvero poco, pochissimo conto, a far cadere un governo politico con questi politici che ci ritroviamo basterebbe un balletto di Annarella in mezzo a Piazza Colonna.

vins1979 ha detto...

(Segue!) Non c’é stata un’invasione dei banchieri nella politica italiana: é la politica italiana che ha aperto le porte agli invasori.
Se non si rinnova questa classe politica, se non la si educa, se poi ci mettiamo pure che non c’é tempo denaro pazienza e idee per fare una campagna elettorale adesso, se non c’é nessun altro da eleggere e se non ci sono di fatto alternative realizzabili, ci tocca che ci cucchiamo Monti e la politica dei finanzieri internazionali: siamo stati noi che li abbiamo invitati nelle nostre case e é tempo che ce ne assumiamo la responsabilitá civili e morali. É infatti la classe politica a essere lo specchio dei cittadini, non viceversa. Lei, sig. Mortara, come scenario alternativo possibile paventa la possibilitá di una rivoluzione di Marxiana memoria. Dice anche che in Italia ci sono sempre stati quelli pronti sull’attenti a fare la rivoluzione, ma non c’é mai stata una guida intellettuale capace, non ci sono mai stati grandi filosofi Marxisti. Mi dispiace contraddirla: in ogni ateneo italiano, in ogni dipartimento, ci sono tanti di quei Marxisti che nemmeno stó piú a contarli. Ma questi filosofi e intellettuali (che io a dire il vero non definirei neanche tali, ma comunque) sono in grado di essere una guida per il nostro Paese? Io voglio ricordare solamente che circa un anno fa, quando centinaia di studenti in protesta, a Roma, rischiavano di essere scotennati a colpi di manganelli, certi politici se ne stavano sui tetti a mettere su facebook e twitter il proprio certificato di laurea. (Fra parentesi: all’epoca si disse che era una “prestigiosa laurea in filosofia”, ma manco per il cazzo, con rispetto palrando; si trattava, infatti, di una laurea sí conseguita presso la Facoltá di Lettere e Filosofia, ma afferente a un corso di – e qui rabbrividisco – storia delle religioni.)

vins1979 ha detto...

(Segue!) In un passaggio, lei scrive che la storia é qualcosa di astratto e manomesso, una pseudoscienza o qualcosa del genere. A parte che, se proprio si deve parlare di storia in generale, con la cronologia degli eventi c’é davvero poco da manomettere, mentre bisogna convenire con lei che l’indagine storica pone una serie di problemi epistemologici, metodologici e interpretativi – nulla che non si sia discusso e ridiscusso in ambito storiografico, comunque. D’altra parte, peró, credere che il Marxismo sia una soluzione valida per ogni circostanza, anche nel caso di problemi impellentissimi che richiedono un’enorme grado di elasticitá, buon senso, compromesso e diplomazia, non significa ricollassare in un universalismo tanto ideale quanto ineffabile?
A volte mi lamento che, nel corso degli anni, avrei dovuto interessarmi maggiormente di politica. Adesso non mi biasimo piú di quel tanto. “Quando ero giovane”, come si suol dire, all’universitá mi sembrava che le uniche persone che parlassero di politica fossero le “teste rasate” o le “zecche”. Il bello é che i primi mi prendevano per comunista e i secondi per fascista e alla fine, io che volevo cosí tanto parlare e capire di politica, rimanevo a parlare da solo oppure coi muri. Gli altri, nel frattempo, continuavano a parlarsi addosso, ma mica parlavano dei problemi da risolvere! Niente affatto: parlavao di ideologie – e per caritá: ne parlavano anche molto bene – e alla fine era come un gioco senza effettivo risvolto pratico, come tifare per una squadra piuttosto che per un’altra.
Al giorno d’oggi non ha senso parlare di fascismo e comunismo e di grandi rivoluzioni talmente grandi che non si possono fare oggi e quindi le si faranno per sempre domani. Ha senso, piuttosto, provare a inquadrare i problemi all’interno di una prospettiva reale e concreta. Proporre la rivoluzione come alternativa a Monti non é una soluzione, perché tanto lo sappiamo tutti che non si fa la rivoluzione se prima non si fanno i rivoluzionari.

vins1979 ha detto...

(segue!)I rivoluzionari, in teoria, dovremmo essere noi. Quanti la farebbero, questa rivoluzione? In Italia non siamo riusciti a fare nemmeno la rivoluzione che sarebbe stata l’unica fondamentale da un punto di vista civico: la lotta all’evasione fiscale. Di questo siamo tutti colpevoli – inutile che diamo la colpa alla solita cricca dei caciottari della Brianza. Chi di noi ha mai denunciato il commerciante commercialista idraulico medico specialista professore privato estetista parrucchiere pescivendolo fruttivendolo che elargiva i propri servizi senza il rilascio di fattura o scontrino? Quanti di quei professoroni Marxisti fanno tanto i bravi a parlare di rivoluzione di giorno e poi di sera vanno a prelevare i soldi ricavati da catapecchie pericolanti affittate in nero a studenti spiantati costretti a combattere per superare l’ennesimo esame a Roma, Napoli, Padova, Milano, Firenze, Urbino, Bologna, Catania?
La lotta all’evasione fiscale doveva essere il primo passo verso un’educazione civica profonda. Non si tratta di moralismo da quattro soldi o da filosofia spicciola da “uno per tutti e tutti per uno”. Si tratta di capire che l’egoismo piú grande passa per l’altruismo piú razionale: perché chi non contribuisce per il proprio Stato come dovrebbe non é un furbo che merita il nostro plauso e consenso e omertá, ma é un ladro; e per giunta, un ladro che ruba a me!
Questo lo capii da me solo, giá tempo fa, senza che me lo abbia insegnato nessuno. Poi, i libri di Busi sono stati una semplice conferma di quello che la vita mi aveva giá mostrato. Oppure, forse la vita é stata una conferma di quello che Busi aveva scritto – non so, non importa nemmeno, a questo punto. Bisogna peró pur dare atto a Busi che piuttosto che guidare la coscienza di classe lui ha capito che la coscienza morale é fondamentale rispetto appunto alla coscienza di classe, e s’é soffermato a analizzare con grande precisione e denunciare proprio la mancanza di coscienza che pervade ogni classe, anche quella proletaria, anche quella delle vittime che alla prima occasione diventano carnefici.
L’importante – sempre dal mio modesto punto di vista – é capire che si cucina con ció che si trova in dispensa, non con le foto stampate su un vecchio libro di ricette.
Monti é il nuovo dittatore occulto? Colpa nostra: senz’alcuna ombra di dubbio potevamo fare di meglio. Quindi ora ce lo cucchiamo. Anzi, quasi quasi, che ben venga un nuovo dittatore se sará in grado a far risvegliare le coscienze di quei tantissimi oppressi che tutto sono stati tranne che veramente oppressi.

Un grande saluto di stima e rispetto a lei, sig. Mortara!
Vincenzo Politi.

vins1979 ha detto...

Intendo altresí scusarmi per la lunghezza del mio commento, davvero imperdonabile (la lunghezza) e ingombrante (il commento). Lo ammetto, mi sono sbrodolato, ma che volete farci? Anche io, come molti di noi, ho a cuore la risoluzione di certi problemi, mi piace discuterne e magari mi infervoro un po' troppo.
Bene, ricomincio a sbrodolarmi accidenti a me!

Un saluto e tante scuse,
Vincenzo Politi

Anonimo ha detto...

Per rispondere, telegraficamente, a Vins, io stesso ho fatto presenti le mie perplessità riguardo "l'esultanza" di Aldo Busi per Monti, perchè, pur senza nulla togliere alla sicure capacità dell'economista, mi è parso eccessivo presentarlo come praticamente un cavaliere senza macchia né paura. Ho, in merito, postato anche un link dove il giornalista Paolo Barnard esprime alcune pesanti opinioni rispetto al sistema dal quale, presumibilmente, Monti proviene, e mi sarebbe piaciuta un'opinione di Busi stesso in merito.
Barnard, comunque, non parla di niente di occulto, anzi, sostiene che è tutto piuttosto alla luce del sole, e se di mistero parla, è solo riferito semmai all'incapacità dell'opinione pubblica di guardare oltre il proprio naso e quello che gli spacciano i media.
Dico questo fermo restando che, sì, questo è il momento dei conti della serva e dell'emergenza, ma sapere anche da dove proviene e da chi è pilotata questa emergenza certo male non fa.

vins1979 ha detto...

Barnard lo avevi citato un'altra volta, se non sbaglio, e comunque: come darti torto? Peró il mio intervento era da intendersi come una risposta a una risposta di un intervento di Busi, quindi va contestualizzato (contestualizzato qui, a quanto pare, visto che altriabusi.it continua a non pubblicare i miei interventi - saranno troppo lunghi o chissá). Le cose che ho scritto sono dunque imprescindibili dal fatto che discutere della provenienza di Monti, come tu ricordi, certo male non fa; su questo siamo tutti d'accordo. Ma a volte non c'é tempo nemmeno per discutere!
Ancora saluti,
Vincenzo

Lorenzo Mortara ha detto...

Grazie a tutti per l'attenzione, risponderò presto a tutti. Datemi solo il tempo, anche perché prima, senza volere sminuire nessuno, mi devo occupare della risposta di Aldo Busi, che indubbiamente onora molto il blog e a me fa molto piacere.

Una risposta a chi ha citato Barnard posso però darla subito perché l'ho messa anche sul sito busiano stamattina.
e la risposta telegrafica è questa:

Sì ho letto anche io il testo di Barnard (anzi per la verità ci ho pure scambiato qualche e-mail, ma si è offeso quando gli ho dato del neo-borbone), direi che passiamo dalla padella alla brace, per l’incomprensione totale dell’economia che ha lui. Figurati che pensa basti ritornare alla sovranità monetaria per risolvere il problema, perché è convinto che creando denaro si possa creare ricchezza, come nella favola di Pinocchio. Basterebbe un’occhiata a Giappone, Stati Uniti ed Inghilterra, Paesi a sovranità monetaria, e schiavi più o meno come gli altri della bancarotta del capitalismo, per rendersi conto della scempiaggine. Barnard s’è letto tutta l’economia del mondo, ma non un rigo di Marx, di conseguenza tutto il suo lavoro è men che ridicolo…

Grazie infine e specialmente a Olivia per l'apprezzamento particolare.

Olivia Quinlan ha detto...

Vincenzo Politi, il suo lungo commento e` ricco di spunti. Si puo` concludere che il Marxismo e` sempre stato un programma teoretico e analitico circa una rivoluzione in termini strategici. Quello di Aldo Busi, invece, e` un programma etico circa una rivoluzione in termini pragmatici.

Olivia Quinlan

Anonimo ha detto...

In effetti, Mortara, quello del battere moneta propria è stato l'unico punto
sollevato da Barnard che mi ha lasciato sempre un po' perplesso, anche per quello sto chiedendo a chi è ferrato nel ramo qualche spiegazione supplementare, oltre a quelle riferite ai personaggi e al sistema che il giornalista pone sul banco degli imputati. Speravo, spero, infatti, in un bel confronto tra lei e Busi sul tema!

vins1979 ha detto...

Olivia Quinlan,

grazie per averlo innanzi tutto letto, il commento! (E colgo l'occasione per ringraziare anche i responsabili di questo blog che mi hanno consentito di postarne uno cosí lungo; su altriabusi.it, infatti, non é stato ancora pubblicato e, temo, non lo sará mai, come la maggior parte dei miei commenti d'altronde.) Se ricorda, una volta avevo pure difeso un suo commento da certi cafoni, che siccome leggono grandi scrittori pensano di essere grandi uomini.

Sí, lei ha colto nel segno: il Marxismo é un programma teoretico; o meglio, un "programma di ricerca" teoretico. Per "programma di ricerca" qui intendo non una singola teoria, ma semmai una "successione di teorie" che condividono i presupposti di base, la metodologia e (quando c'é) la base empirica.
In poche parole, mentre la teoria di Marx fa parte del Marxismo, quest'ultimo in quanto "-ismo" non é interamente riducibile all'altro, tutt'altro.

Originariamente, Marx si proponeva di riportare la dialettica idealistica di Hegel "con i piedi per terra", trasformandola quindi in materialismo storico. A parte che il materialismo storico non é immune dalle difficoltá epistemologiche che affligono tutte le storiografie e che, quindi, additare queste e salvare l'altro suonerebbe quantomeno ad hoc; a parte questo, dunque, é importante capire quale sia il soggetto della rivoluzione, "chi" debbano essere questi rivoluzionari. E domandarsi, inoltre: cosa succederá "dopo" la rivoluzione? siamo sicuri che i rivoluzionari siano davvero tutti cosí bravi e coscenziosi e saggi?

Un "programma etico", che sia di Busi o di chicchesia (non mi sto mica mettendo a difendere scrittori o filosofi qui), risulta quindi fondamentale. Continuare a accusare chi sta in alto, evitando di far fare l'esame di coscienza a chi sta in basso, non mi sembra un gran segno di maturitá rivoluzionaria.

Una buona giornata,
Vincenzo.

Lorenzo Mortara ha detto...

Su Barnard se avrà pazienza di seguire il blog prima o poi apparirà qualcosa. Il titolo "i Neo-borboni" (bellissimo) c'è già. Il fatto è che Barnard ha chiuso il suo sito e parte della documentazione de "il più grande crimine" non è più facilmente reperibile, e nonostante le sue illusioni merita comunque una risposta precisa e dettagliata e questo complica le cose. In più tra il lavoro in fabbrica e in Fiom il tempo scarseggia. Certo se lo scrivesse Busi saremmo a posto, penso che avrei poco da rispondere, per un post che mi trova contrario allo Scrittore ce ne sono infatti mille che mi trovano a favore. Quindi...

Lacota ha detto...

Credo che la rivoluzione, oggi come ieri, non aspetti i rivoluzionari, seppure questi "sorgessero", lo farebbero a rivoluzione in atto.
E la rivoluzione è in atto.
Forse si fa finta, per chissà quale stupido motivo si finge che ci sia un rimedio, si specula, su se stessi, ci si fagocita, pur conoscendo il bluff, l'ipocrisia.
Il lato positivo di questa finzione è l'accelerazione della rivoluzione sociale.
..."Se i liberoscambisti non possono comprendere come un paese possa arricchirsi a spese di un altro, non dobbiamo stupircene; poiché questi stessi signori non vogliono neppure comprendere come all'interno di un paese una classe possa arricchirsi a spese di un'altra classe.
Non crediate, signori, che facendo la critica della libertà commerciale abbiamo l'intenzione di difendere il sistema protezionista. Si può essere nemici del regime costituzionale senza essere per questo amici dell'assolutismo."..."Ma in generale ai nostri giorni il sistema protezionista è conservatore, mentre il sistema del libero scambio è distruttivo. Esso dissolve le antiche nazionalità e spinge all'estremo l'antagonismo fra la borghesia e il proletariato. In una parola, il sistema della libertà di commercio affretta la rivoluzione sociale. È solamente in questo senso rivoluzionario, signori, che io voto in favore del libero scambio."
Karl Marx: Discorso sulla questione del libero scambio pronunciato il 9 gennaio 1848 all'Associazione democratica di Bruxelles
http://www.resistenze.org/sito/ma/di/cm/mdcmbc12-008516.htm
Seppure mi riesce poco condivisibile la nota nazionalista di Marx in quel discorso, l'analisi costituisce una perla di conoscenza per il 1848.

Lorenzo Mortara ha detto...

Ho detto una sciocchezza, il sito di Barnard ha riaperto, quindi magari riesco a riscrivere qualcosa, prima che lo richiuda.

Per Lacota non vedo dove Marx sia nazionalista nel discorso sul libero scambio

Anonimo ha detto...

E vabbè, mica solo a te che ti proclami fiero marxista pronto alla rivoluzione è concesso di sbagliare (però ti piace fare baldoria modaiola in piazza con birretta e azzurra maglietta quando l'Italia vince i Mondiali, eh?!). Lascia che anche Busi faccia cappelle, ogni tanto. Del resto ne ha fatte di peggiori, in passato, tipo riconoscere Intelligenza a Francesco Saverio Borrelli, Bellezza al pm Woodcock, Serietà all''impresa' del cazzo di Maria De Filippi, Acribia filologica a Amadeus...

Lorenzo Mortara ha detto...

Signor Coda,

il suo commento è scritto molto bene, ed è già molto, tuttavia è molto sgradevole, addirittura fastidioso per la superbia e il disprezzo che emana verso gli altri, nonostante lei lo mascheri dandosi dello stupido assieme a tutta la specie. Ma in realtà non me la dà a bere. Lei mentre scriveva pensava io sono furbo e voi siete idioti! In generale è molto difficile rispondere a chi come lei si approccia al marxismo rispondendo semplicemente quello che pensa, senza domandarsi cosa abbia prodotto la critica marxista in merito alle cose trite che lei e tanti altri hanno già detto.
Poco prima del ’68 Marcuse, il grande Marcuse, aveva data per morta la classe operaia occidentale. Non aveva ancora finito di parlare e la classe operaia si era già ritrovata più rivoluzionaria di prima. La classe operaia non è morta perché stupida, ma è ancora assente perché è difficile rialzarsi dalla catena di sconfitte che le sono piombate addosso. Non è una questione di testa ma di lotta di classe. Vede una questione di testa dove non c’è, chi la testa non ce l’ha.
Un marxista non lavora in base alla presunta mentalità degli operai, lavora e basta in base agli studi economici che consentono a grandi linee di intravedere la direzione del moto complessivo della società. Non è importante dove verrà la rivoluzione. Nel 1917 venne in Russia e si propagò a macchia d'olio in tutta Europa. Così sarà anche ora e ancora più rapida e devastante. Dunque dire verrà in Asia e non in Europa non ha molto senso. Il compito di un marxista non è di andare dove tira il vento della rivoluzione, questo lo fanno le banderuole, ma contribuire dovunque sia perché si alzi.
Lei ci dice cosa farà il Monti in base alle sue idee, il marxismo tenta un’analisi scientifica sulla base della Storia. Monti non viene per impedire un assalto speculativo all’Italia (solo gli ingenui possono credere una roba simile), ma perché la speculazione ovvero il profitto continui, senza correre troppo il rischio che qualcuno (gli operai) non paghino. Non c’è contrapposizione con Berlusconi, ma solo il necessario scarica barile per continuare la seconda parte di una cura da cavallo che non si poteva e non si può fare tutta in un colpo.
Lei dice che non ci son più operai come se questo fosse un argomento a sostegno della sua tesi realistica. In realtà la forza degli operai è inversamente proporzionale al loro numero. Più calano più aumenta la loro forza potenziale. Perché vuol dire che un numero più piccolo di operai ha in mano una produzione maggiore. Se si fermano i 4 operai di Torino, i musicisti possono vendere tutta l’orchestra perché non suonerà più nessuno.
Non ci sono infine speranze o altre fole sentimentali, c’è la lotta di classe da portare avanti.
È accertato il deserto solo per chi ha l’animo arido. Non c’è deserto umano che non possa essere annaffiato. Ma a volte è qualcun altro che deve bere. Ma quand’anche lei avesse ragione, può tranquillamente spegnere la luce e fottersene di tutto, perché anche se spiace ai piccolo borghesi, due classi decidono se il deserto debba continuare o meno, borghesia e proletariato, agli altri tocca fare da spettatori o da comparse. Se avanza la borghesia non speri in un’oasi, perché la sabbia aumenterà. Se ci muoviamo noi qualche palma con un po’ d’ombra arriverà. Ci dia una mano allora. Se no, continui pure, con le sue allucinazioni, a inaridire il deserto!
P.S. - A me non è parso denigratorio il mio scritto su Busi, ma l’esatto opposto. Tralascio anch’io le questioni artistiche che mettono i brividi a lei, come a me la litania sulla totale indipendenza intellettuale e altre fole borghesi. Il discorso stucchevole sui mezzi e i fini e la violenza, se ne incaricherà la Storia di travolgerlo, non c’è bisogno che lo faccia io.

Ricambio il saluto,
e la ringrazio per aver perso un po' del suo tempo con me. Continui a seguirci se le va

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