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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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mercoledì 30 novembre 2011

INCIVILTÀ TECNOLOGICA




di Gioacchino de Candia



Il 27 ottobre, in zona Ponte Milvio in quel di Roma, si è consumata una delle “tragedie” consumistiche della nostra epoca: l’apertura della nuova sede di Trony, catena commerciale nota per la vendita di prodotti tecnologici ed elettrodomestici in generale.

L’apertura di un nuovo centro commerciale non è certo una tragedia in sé: tutt’altro, ma ciò che ne è conseguito ha davvero lasciato allibiti non solo stampa e “addetti ai lavori”, ma anche lo stesso Comune, nella persona del Sindaco Gianni Alemanno.

I fatti sono questi: per il giorno 27 Trony aveva annunciato l’apertura della sua nuova sede in zona Ponte Milvio e per l’occasione (come spesso accade in circostanze simili) aveva proposto la vendita di una serie di prodotti a prezzo “stracciato”; tra i più noti: iPhone 4 a 399 Euro e TV lcd da 32 pollici a meno di 100 Euro.

La cosa ha ovviamente ingolosito tanti potenziali acquirenti, che il giorno stesso hanno letteralmente affollato l’ingresso del negozio provocando una fila a dir poco chilometrica e vari problemi di ingorgo al traffico veicolare nella zona. Le persone in coda sono state stimate in circa 8.000 unità, mentre sono scoppiati anche tafferugli tra gli astanti, con la conseguenza di alcuni feriti tra la folla.

Immediata la critica più che stizzita del Sindaco di Roma, che pur difendendo il diritto di Trony a lavorare sul territorio, ha comunque chiesto le scuse ufficiali ed anche il risarcimento degli eventuali relativi danni provocati all’Urbe da parte dell’azienda medesima.

La replica con annesse scuse da parte del direttore di Trony sono prontamente arrivate, ma di eventuali risarcimenti danni non se ne avverte ancora l’ “odore”.

Eppure la XX Circoscrizione, alla quale appartiene la zona di Ponte Milvio, si era prontamente attrezzata per disporre nuovi parcheggi, come richiesto da Trony stessa. Il punto, come ha sottolineato Alemanno, è che l’azienda non ha comunicato né al Campidoglio né alla XX Circoscrizione l’effettivo impatto della campagna promozionale straordinaria, che invece è puntualmente avvenuta il 27 ottobre, limitandosi alla distribuzione ed affissione dei soliti volantini e manifesti pubblicitari, che vengono preparati per occasioni simili.

In questo caso, sembra evidente che le “colpe” non vanno ricercate nella solita disorganizzazione pubblico-amministrativa. Allora, dove?

Per capire bene la questione dobbiamo fare un passo indietro di una buona decina di anni, quando in questo paese è stata promulgata un Legge, che disciplinava il nuovo assetto della distribuzione commerciale, secondo le varie metrature degli esercizi, dal “vicinato” fino alla “grande distribuzione, e secondo la dimensione abitativa dei comuni. La Legge in questione (Decreto Bersani 144/98) rimandava successivamente a Leggi e relativi Regolamenti regionali, che dovevano essere all’uopo attivati, per disciplinare regione per regione e comune per comune la materia, in base alle singole articolazioni e peculiarità territoriali (locali).

Il risultato, sul mercato, è stata la progressiva mortificazione dell’esercizio di vicinato (il negozio sotto casa della nonna) a vantaggio della grande distribuzione, soprattutto dei grandi centri commerciali, che proprio sul finire degli anni novanta del secolo scorso hanno cominciato a proliferare prima nelle grandi città, per poi “invadere” le varie province.

Il modello di tali strutture è quello tipico americano, in cui non solo si trovano i vari negozi con le relative offerte commerciali, ma anche bar, pizzerie, tavole calde, ristoranti e tutto ciò che serve per costruire un nuovo spazio di aggregazione e, soprattutto, di “incentivo all’acquisto”.

Una piccola città nella città dove l’acquirente, con la relativa famigliola, può sentirsi come a casa propria e trascorrere tranquillamente una giornata o quantomeno un pomeriggio.

Vari sociologi (o sedicenti tali) hanno definito questi spazi “non-luoghi”, ossia tutti quegli spazi che hanno la prerogativa di non essere identitari, relazionali e storici. In effetti, nei centri commerciali raramente si intrecciano relazioni personali, sicuramente non fanno parte della storia del luogo nel quale sono ubicati (almeno per il momento); riguardo l’identitarietà, forse non ve ne è per l’avventore-acquirente, ma per il negozio si.

I centri commerciali così costituiti non sono altro che una delle avanguardie del capitalismo rampante ed abbordante, che tenta tramite le lusinghe pubblicitarie e commerciali di modificare gusti, tendenze e relativi acquisti delle persone, che si trovano così travolti da una serie di eventi che, alla fine, non possono controllare, ma solo subire.

Ovviamente, si può scegliere di non frequentare questi luoghi (o di frequentarli solo lo stretto tempo necessario all’acquisto, di cui si ha effettivamente bisogno) ma tantissima gente si riversa in questi luoghi non-luoghi e se ne immerge totalmente. Non sarà la maggioranza della popolazione locale, ma certamente sono tanti e, quando si muovono in blocco possono provocare tanti piccoli e grandi disagi al territorio medesimo (il caso romano ne è un lampante esempio).

Un tempo, le guerre di conquista venivano combattute a suon di picche e bastoni, poi di archi, frecce e spade, per passare a proiettili e cannoni, fino ai missili “intelligenti”. Oggi le guerre di “conquista” si basano su una serie di “armi” decisamente più intelligenti e che non lasciano morti e feriti (perlomeno non a migliaia) sul campo, ma che lasciano inalterata la numerosità della popolazione, di cui hanno bisogno per lucrare dai relativi acquisti/vendite, ma che modificano anche profondamente il territorio, fino a quando lo stesso territorio finisce per essere un “non-luogo”.

L’andare delle cose e la fortissima americanizzazione che questo paese sta realizzando da diversi anni a questa parte è la diretta conseguenza della fenomenologia di guerriglia-shopping che si è manifestata, anche con violenza fisica oltre che verbale, a Ponte Milvio.

Si tratta di copioni già scritti e che puntualmente si verificano quando chi promuove tali vendite straordinarie (ed anche molto appetibili, per chi è interessato) guarda più all’incasso che all’effettiva conseguenza di tali azioni. Negli Stati Uniti, in occasione dell’avvicinarsi delle festività natalizie, sono moltissimi i centri commerciali che promuovono tali vendite, tant’è che spesso gli avventori, per accaparrarsi i prodotti in offerta e sempre limitati, passano la notte nel sacco a pelo ai bordi dell’ingresso; sovente, scoppiano tafferugli e si contano danni a persone, oltre che a cose: in alcuni casi le serrande dei negozi sono state letteralmente sfondate dalla folla allo scopo di essere i primi ad entrare per arraffare i prodotti in promozione.

Natale è nuovamente alle porte… Per inciso, l’incasso di Trony nella sola giornata del 27 ottobre è stato di circa 2,5 milioni di Euro.

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