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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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lunedì 28 maggio 2012

Grilli per la testa di un marxista



di Lorenzo Mortara

Per Napolitano, il Presidente della loro Repubblica, non sarà stato un boom, ma per noi l’esplosione del Movimento a 5 Stelle di Grillo, è tanto più significativa quanto più fa da contraltare all’ennesimo fiasco dei partiti della rivoluzione (si salva forse solo il nostro Doino, senza per altro riuscire a portare a casa un solo rappresentante e il becco di un quattrino). Ed è su questo forse che bisognerebbe riflettere, con meno snobismo e più pragmatismo. Sembra invece che ai rivoluzionari interessi solo smascherare i limiti evidenti del grillismo, senza mai chiedersi se questi limiti possano anche essere accettati in una fase storica che ci vede praticamente inesistenti. La mancanza sulla scena del partito della rivoluzione è la mancanza di coscienza delle masse, anche se non per colpa loro ma di chi le ha dirette per più di mezzo secolo. Il Movimento a 5 stelle può quindi apparire come un loro primo risveglio. Valeva dunque la pena attaccarlo frontalmente come ha scelto di fare il Partito Comunista dei Lavoratori? Intendiamoci, il Pcl, negli articoli che ha dedicato al fenomeno Grillo prima delle elezioni – Beppe Grillo e i “sacrifici” la crisi denuda il grillismo; Bersani e Grillo difensori del capitalismo – ha offerto la fotografia più lucida per chi voglia davvero vedere il movimento per quello che è. Ma il fatto che subito dopo il primo turno delle elezioni, lo stesso partito, invece di dedicare almeno un articolo al proprio ennesimo fiasco, abbia preferito dedicarne ancora un altro per smontare alla perfezione La “svalutazione” del Grillo, indica che forse c’è qualche cosa che non quadra: guardare sempre la pagliuzza negli occhi degli altri, senza mai scorgere la trave nei propri, è sintomo di malattia. E la malattia potrebbe essere il settarismo, che viene facile ripudiare quando si ha di fronte compagini più o meno simili, ma non quando si ha di fronte qualcosa di non ben precisato.
Non c’è bisogno, dunque, di mettere ancora a fuoco il grillismo, l’han già fatto egregiamente i compagni del Pcl, c’è forse solo la necessità di alcune doverose precisazioni.



LA CASTA L’ANTIPOLITICA E DE ANDRÉ

Grillo è stato paragonato alla prima Lega, all’uomo qualunque di Giannini, al populismo demagogico, infine è stato etichettato sprezzantemente come il prodotto peggiore dell’antipolitica, da quella stessa politica che del qualunquismo e della demagogia a buon mercato ha fatto la sua unica bandiera. Di conseguenza, sarebbe al massimo l’ultimo dei demagoghi ad aggiungersi alla casta dei qualunquisti. Perché, dunque, quelli che dovrebbero essere i suoi fratelli naturali non lo vogliono e lo temono come la peste quasi più di noi? Perché evidentemente per ora non è omologabile a loro, è cioè molto meno qualunquista e demagogico di quanto siano i parlamentari. E questo dovrebbe essere il primo punto da rimarcare tra le differenze a suo favore.
Per i più teneri con lui, il movimento di Grillo non sarebbe davvero antipolitica ma solo contro questa politica. Per noi le cose sono un po’ più complesse, perché politica ed eventuale antipolitica devono sempre essere ricondotte ad un discorso sociale di interessi classe. Accettare il termine antipolitica per Grillo equivale a sdoganare, per politica, quella degli attuali partiti. Gli è che quella parlamentare non è che non sia politica, è solo che è politica borghese. Essere per l’antipolitica, per le oche dello stagno parlamentare, vuol dire appunto essere contro la politica borghese. In questo senso solo noi marxisti siamo antipolitici, perché la politica proletaria è l’antipolitica borghese per antonomasia. Ma Grillo? Grillo non può essere antipolitica perché nessuna vera e propria antipolitica borghese può essere fatta da una politica piccolo borghese. Ecco tutto, e tuttavia, essere sostanzialmente un movimento piccolo borghese, non mette Grillo sullo stesso piano della Lega. La Lega, infatti, esplose ai tempi di Tangentopoli, ma era rimasta incubata per anni tra gli industriali del Nord. Sebbene sia stata temuta dai partiti della Prima Repubblica, nessun padrone ha mai avuto paura della Lega. In questo sì che la Lega assomiglia al fascismo, che partito come movimento piccolo borghese, arrivato in parlamento fu subito tutto tranne che il potere della piccola borghesia. Anche Grillo al potere non potrà mai essere la piccola borghesia al comando, ma per come è oggi non potrà mai essere nemmeno la borghesia, perché non è un suo sottoprodotto genuino. E questo significa forse che al potere non ci arriverà mai. Sta di fatto che la Lega si mosse fin da subito con violenza, anche se in scala ridotta rispetto al fascismo perché l’epoca tra l’altro non era rivoluzionaria, invece la violenza del movimento a 5 stelle, se c’è, è soltanto una violenza verbale, una violenza per l’appunto comica.
Intervistato su presunte sue simpatie per la Lega in quanto minoranza, De André, disse una volta che lui era per le minoranze, ma non per la Lega in quanto la Lega non era una minoranza o se lo era si muoveva con la stessa arroganza delle maggioranze. E qua per maggioranze De André intendeva le maggioranze di potere. In questa lapidaria disamina del Faber ci sta tutta la differenza che passa tra la Lega e Grillo. La Lega, fin da subito, non ha mai fatto paura ai padroni perché è sempre ruotata attorno a chi il potere (economico) in qualche modo ce l’ha, non attorno a chi lo subisce. E infatti nel giro di poco si alleò con Berlusconi perché la Lega è dei piccoli commercianti, Grillo fa leva più sugli attivisti del volontariato, del mercato equo e solidale eccetera. Il capitalismo piccolo borghese non fa paura ai borghesi, perché è sempre sotto il loro controllo, ma il socialismo piccolo borghese, in tutte le sue varianti, e Grillo come vedremo rientra in una di queste, può sempre sfuggire di mano quando la crisi, facendolo cozzare contro le sue stesse contraddizioni, lo spinge molto più a sinistra di quanto avesse preventivato in partenza.



GRILLO NON HA UN PROGRAMMA?

Così come l’accusano di fare antipolitica solo perché non ha una politica perfettamente borghese, il Movimento 5 Stelle viene bocciato senza appello come movimento politico senza programma, solo perché evidentemente non ha un programma borghese perfettamente rispondente agli interessi del grande capitale. Effettivamente Grillo non ha il programma del grande Capitale ma è un bene che non ce l’abbia. Il fatto invece che non abbia il programma del proletariato, è il suo male e anche il nostro...
Il programma del Movimento 5 Stelle si può scaricare on-line quando si vuole ed è composto da una quindicina di pagine. È già più corposo e profondo delle ridicole 250 paginette unte di Prodi. Gli è che 15 o 250 pagine per noi cambiano poco o niente. Non è da un pezzo di carta che si può stabilire un programma, ma dalla collocazione sociale degli interessi economici di chi lo presenta, sia che lo faccia a parole con vuote ciarle, sia che lo faccia per iscritto con ciarle ancora più vuote ma almeno inchiostrate. Da questo punto di vista, marxista, tutti hanno un programma perché tutti hanno un preciso interesse economico da difendere. Solo i liberali credono che uno si possa presentare senza programma, ma questo significa solo che i liberali di programmi, specie quando presentano il loro come fosse nell’interesse generale, non capiscono niente.
Coloro che hanno letto il programma, non potendolo più accusare di non avercelo, tentano di sminuirlo per la sua mancanza di una parte dedicata alla politica internazionale. Agli occhi ciechi dei gonzi, una politica internazionale fa più serio e maestoso il programma provinciale di chi ce l’ha. Il problema, almeno per chi come noi non è ancora del tutto rincoglionito, non è avere una politica internazionale, ma una buona politica internazionale. E poiché, come abbiamo appena detto, nessuno può non avere un programma, perché nessuno è al di sopra dei rapporti di classe, la politica internazionale di Grillo, anche se non è scritta, viene fuori lo stesso dai suoi discorsi e dalle sue interviste.
Balzato nel giro di un paio di settimane al centro del dibattito politico, Grillo ha dovuto tirare fuori dalle viscere della sua più intima essenza il programma internazionale che ha scordato di inserire nelle 15 paginette ufficiali. Il programma internazionale dei grillini, si riduce in ultima analisi all’uscita dall’euro e al ritorno alla lira in nome delle svalutazioni competitive, in poche parole a una delle innumerevoli varianti del cretinismo liberale. Solo al cretinismo liberale, infatti, sfugge che alla svalutazione competitiva delle esportazioni, corrisponde una simmetrica rivalutazione per nulla competitiva delle importazioni...
Ingenuità a parte di Grillo, simmetricamente a politica ed antipolitica, il problema non è stabilire se Grillo abbia o meno un programma per la politica internazionale, ma chiedersi innanzitutto che politica internazionale abbiano i suoi partiti concorrenti, in primis PD e PDL. PD e PDL, centro destra e centro sinistra della borghesia, una politica internazionale indubbiamente ce l’hanno, peccato che la politica internazionale della borghesia si chiami imperialismo. Perciò, l’uscita dall’euro alla Grillo, in ultima analisi è solo la versione illusoria dell’uscita dall’imperialismo della piccola borghesia. E come programma internazionale, uscire dall’imperialismo, è sempre meglio che restarci, se solo bastasse tornare alla lira per farlo. Purtroppo anche con la lira, la borghesia italiana metteva lo stesso in circolo l’imperialismo. Perché evidentemente, il problema non sta nella forma esteriore di una moneta, ma in quello che rappresenta: il capitale.



GRILLO MARX E PROUDHON

La vera natura sociale del programma di Grillo emerge chiaramente nelle sue proposte economiche. Grillo vuole favorire le società no profit, evitando il trasferimento delle industrie alimentari all’estero; vuol dare ai piccoli azionisti reale rappresentanza nelle società quotate in borsa, cioè farli sentire grandi capitalisti pur restando piccoli e insignificanti; vuol vietare gli incroci azionari tra sistema bancario e sistema industriale, cioè separare l’economia finanziaria dalla così maldetta economia reale; corollario di quest’ultimo punto è vietare le doppie cariche per azionisti di diverse società. In parole povere Grillo vuole un capitalismo nettato dalla corruzione, senza monopoli tutti da abolire, senza stock option e lindo come il culo di un bimbo appena nato. Quello di Grillo è il capitalismo regredito all’infanzia, piccolo e nano come agli albori nell’Ottocento e coi profitti abbassati al livello della media borghesia.
L’unico modo per dare reale rappresentanza ai piccoli azionisti è farli diventare grandi fino a rastrellare tutto il mercato azionario e poter così mangiarsi l’azionista di maggioranza. Altrimenti tra la piccola e grande proprietà azionaria, una sarà sempre veramente proprietaria e l’altra servirà soltanto ad ampliarne la potenza a scapito della sua. Analogamente, si può indubbiamente qua e là rompere un monopolio, ma solo perché dopo si riformi più forte, perché la tendenza al monopolio non è dovuta alla cattiveria del capitalismo ma alla potenza rivoluzionaria del suo sviluppo tecnologico. Anche le chiappe appoggiate su più sedie di diverse aziende, indicano semplicemente lo sviluppo della socializzazione sempre più vasta prodotta dalla cooperazione del modo di produzione capitalistico. Toglierla, lasciando il capitalismo, significherebbe soltanto ritornare alla conocchia per ristabilire la mediocrità in tutto. Grillo, invece, ripristinata la mediocrità economica, scomunicati da ogni carica pubblica i peccatori, diminuito il debito pubblico coi tagli agli sprechi ma senza ovviamente alcuna patrimoniale (quale piccolo borghese la vuole?), si illude che tutto ritorni a posto abolendo il precariato e con un po’ di internet gratuito, di raccolta differenziata, di fotovoltaico e di altre meraviglie del suo mondo piccolo. In realtà così si fa solo andare indietro la ruota della Storia fino a Proudhon e al socialismo piccolo borghese, di cui come abbiamo visto Grillo rappresenta un’ennesima variante. In effetti, proprio come Proudhon, Grillo oscilla continuamente tra destra e sinistra, tra progresso e reazione. È in quest’ottica che vanno perciò giudicate le pieghe più nascoste e lugubri del suo programma, ovvero le tendenze razziste. Non devono stupire più di tanto, sono appunto l’espressione contraddittoria della sua ibrida natura di piccolo borghese. Perché scandalizzarsi? Bocciarlo solo per le sue sparate contro l’immigrazione è come voltare le spalle al movimento operaio solo perché anche le fabbriche sono piene di razzismo. Beppe Grillo non è il primo a oscillare tra progresso e reazione. Forse che Proudhon, ai suoi tempi, non si scagliò contro il diritto di coalizione? Non giustificò la fucilazione di operai in sciopero? E tuttavia fu anche uno dei primi a dire in modo chiaro e tondo che la proprietà privata era un furto. Come Proudhon, Grillo vuole i Rom a casa loro, versione politica e geografica dei dazi economici, ma vuole anche l’abolizione di tutte le leggi sul precariato, e se arrivasse al potere, sempre che non sia fermato da un colpo di Stato, le abolirebbe senz’altro, facendo la cosa più di sinistra degli ultimi 20 anni. Non solo, l’abolizione del precariato, potrebbe spingere, sull’onda dell’entusiasmo delle masse, molto più a sinistra i grillini di quanto preventivato al momento di partenza. Perché i marxisti non devono mai dimenticare che, specie per le formazioni ibride, più del loro programma conta la dinamica degli eventi che contribuiscono ad innescare.



TRA FANTASCIENZA E REALTÀ: CONCLUSIONI

Se si osservassero le cose su scala internazionale, sarebbe più facile collocare il Movimento 5 Stelle nel panorama dell’attuale politica italiana. Purtroppo lo snobismo fa prendere cantonate e buttare nella spazzatura i primi germi di qualcosa che sta nascendo. Abbiamo appena visto come Grillo abbia notevoli punti di contatto con Proudhon, come del resto ce l’ha un po’ tutto il mercato equo e solidale nel quale si reclutano molti dei suoi attivisti. Eppure le radici del grillismo vengono fatte risalire, dalla superficialità imperante, alla demagogia e al populismo. Niente di più fuorviante. In realtà, proprio la somiglianza con alcuni lati del vecchio Proudhon, mette Grillo nel calderone vasto dello spontaneismo anarcoide. Grillo non si richiama espressamente all’anarchia e certamente non ha nulla a che fare con la teoria anarchica, ma i tratti dello spontaneismo ce li ha tutti. E non dovrebbe stupire. Tutto il mondo è attraversato da movimenti spontanei. Dagli Indignados al movimento Occupy, è tutto un brulicare di gente che scende in piazza e si muove al grido di “basta con i partiti e la politica”. Questi movimenti hanno tutti i tratti tipici del primitivismo anarcoide: democrazia paritaria e assolutamente orizzontale, contraddittorio rifiuto della forma partito e cioè dell’organizzazione e perciò rifiuto di leader. Grillo non fa eccezione col suo Movimento 5 Stelle che abolisce i partiti senza accorgersi di farlo attraverso un nuovo partito, che è tale quantunque si rifiuti di chiamarsi Partito!
Ai tratti della classica rivolta anarcoide, gli attuali movimenti hanno anche aggiunto una novità: internet. La rete ha giocato un ruolo non trascurabile nel collegare gli attuali protagonisti delle proteste. E anche il grillismo è un prodotto uscito dalla rete. In ultima analisi, il Movimento 5 Stelle è la forma che ha preso in Italia la protesta spontanea sparsa per il mondo. Negli Usa Occupy, in Spagna gli Indignados e in Italia i grillini. Le tante facce di un’unica medaglia, con l’unica differenza che l’ingrediente Beppe Grillo, solo leader carismatico dietro le quinte di tali movimenti, ha consentito agli spontaneisti italiani di essere già più avanti rispetto ai loro omologhi internazionali e di avere un primo sbocco politico. E questo significa che poiché i grillini sono in una fase più avanzata di maturazione rispetto ad altri spontaneisti, il bolscevismo italiano, dovunque si annidi, è il più arretrato di tutti rispetto alla dinamica degli eventi. Nessuno più dei marxisti italiani rischia di perdere un’altra volta il treno se insiste a non presentarsi mai alle varie stazioni attraversate dalla protesta.
I grillini hanno già superato il loro primo stadio infantile e si apprestano ad entrare in Parlamento. Difficilmente si integreranno nel sistema proprio perché il loro carattere anarcoide non lo permette. Più probabilmente si dissolveranno da soli come tutti i movimenti anarcoidi. Ma questo dipende anche da noi, perché lo spontaneismo è pur sempre bolscevismo in potenza. Ed è compito dei marxisti provare a tirarlo fuori dai primi semi della protesta che sbocciano. Se però i comunisti fanno gli schizzinosi, e invece di avvicinarsi al movimento per provare a influenzare i possibili grillini permeabili al marxismo, ne restano a distanza di tiro per sparare contro tutti i suoi limiti, dimostrano ancora una volta, più o meno come negli ultimi 50 anni, di non avere alcuna sensibilità tattica. Di questa insensibilità storica, ha offerto la miglior espressione il PCL che dopo i due articoli già citati, il 22 Maggio ha rincarato la dose con Movimento Operaio o Grillismo. Dopo aver sottolineato ancora una volta le oscillazioni dei grillini e le prime lusinghe dei padroni (e quali padroni non fanno almeno un tentativo di comprare chi non riescono a sottomettere subito?), il PCL se ne esce con queste parole: «Il Partito Comunista dei Lavoratori, da sempre all’opposizione delle classi dirigenti e dei loro partiti, sarà all’opposizione della giunta Grillina di Parma». Nella sua testa e nei comunicati, certamente il PCL sarà all’opposizione, ma fuori dalla sua realtà virtuale, il PCL non sarà né al governo né all’opposizione per la semplice ragione che a Parma come in ogni altro luogo, anche se a malincuore, il PCL non esiste. Che opposizione può fare il PCL se non un’opposizione fantasma? È proprio il fatto che il PCL sia un partito impalpabile, come attualmente ogni partito della rivoluzione, che dovrebbe far riflettere sull’insensatezza di schierarsi immediatamente contro al primo germe, per quanto confuso, di alternativa.
A Milano, dopo il primo turno, il PCL sostenne correttamente l’appoggio tattico e critico a Pisapia. Per quale motivo non si è fatta la stessa cosa con i grillini? Sarà mica perché non hanno almeno l’etichetta di centro sinistra? Eppure sono molto più a sinistra del centro-sinistra che è a destra! Certo, il destino della piccola borghesia è quella di andare a rimorchio o del grande capitale o del proletariato. Lei non può governare. Ma il proletariato per trascinarsela dietro deve avere la forza di farlo. Se questa forza per ora non ce l’ha, forse per dirla con Lenin deve, in attesa di crescere, deviare dal cammino, temporeggiare e stipulare un compromesso, magari proprio con lei. Ergersi contro il grillismo anziché proporre un fronte comune “anticasta” relegherà ancora più ai margini i partiti rivoluzionari. In sintesi, l’opposizione frontale a un movimento per ora estraneo ai poteri forti, li farà apparire indifferenti alla lotta contro di loro.
Naturalmente l’offerta di collaborazione, tenuto conto delle zucche dei grillini, è probabile che venga restituita al mittente. Gli anarcoidi sono contro il partitismo, ma se scendono in campo lo fanno quasi sempre da soli perché è l’unico modo per sentirsi a posto con le obiezioni di coscienza mosse dalle loro stesse contraddizioni. Contro la forma partito, i grillini, già faranno fatica ad accettare di esserlo, figuriamoci se potranno tollerare coalizioni. Se però i grillini daranno a noi il gran rifiuto, in questo caso noi avremo almeno ottenuto di fare pienamente il nostro dovere, non solo dal punto di vista strategico ma anche e finalmente da quello tattico.
Dal Movimento 5 Stelle non uscirà la rivoluzione, ma qualche riforma come l’abolizione della Legge Treu-Biagi, potrebbe anche darsi. Ed è proprio per questo che, stante la debolezza del partito rivoluzionario, nel lungo tragitto che ancora lo aspetta prima di uscire dal tunnel, forse è ora che gli eroi della lotta di classe senza se e senza ma, capiscano che, pur nella completa autonomia critica, qualche notte di sosta all’Hotel 5 Stelle ci può anche e ci deve stare.


Lorenzo Mortara
Delegato Fiom-Cgil
Stazione dei Celti
28 Maggio 2012

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Io da militante PCL devo ammettere che non mi sono riconosciuto pienamente nella scelta di sottolineare subito dopo le elezioni i limiti di Grillo, e avrei piuttosto posto l'accento sul fatto che in Italia l'FdS paga un salato conto per i suoi compromessi di governo col PD, mentre in Grecia i partiti che si dicono di estrema sinistra, pur senza avere un programma rivoluzionario, sono riusciti a presentarsi come l'alternativa sia al centro-destra che al centro-sinistra.


Anche qua in Italia gli elettori cercavano un'alternativa a entrambi gli schieramenti, ma siccome l'unico partito con simbologia comunista un po' conosciuto non era alternativo al centro-sinistra l'hanno dovuta trovare in Grillo.

E questo ne ha causato il successo ELETTORALE.

Ed è proprio sul successo di Grillo che non mi trovo completamente d'accordo con il post, perché sebbene io abbia trovato interessante l'analisi che cerca di cogliere l'M5S nella sua complessità evitando di essere liquidatori, francamente mi chiedo:

E' davvero un movimento con delle potenzialità? Il motivo per cui hanno fatto parlare di sé è semplicemente che ha preso molti voti, ma i militanti e i simpatizzanti convinti di un partito non sono proporzionali ai voti che prende, e del resto penso che non poche persone potrebbero aver votato grillo più per protesta che per altro.


Il PCL, con le sue ridotte forze, cerca di partecipare quando vede movimenti che possono avere un futuro, ma nel caso di Grillo a cos'avremmo potuto partecipare?

Alla manifestazione degli Indignados del 15 ottobre c'eravamo, se c'è uno sciopero ci siamo, se si cerca di costruire una piattaforma unificante delle varie opposizioni sociali nel paese contro le classi dominanti siamo i primi non dico a partecipare, ma a PROPORRE l'idea stessa.


Ma con Grillo dite che avremmo dovuto collaborare ALLE ELEZIONI? Bah... Non mi sembra quel tipo di "apertura" che porta vantaggi tattici, ma forse sono io che non capisco.

Lorenzo Mortara ha detto...

Ciao compagno anonimo (ma perché non vi firmate?), i dubbi che hai tutto sono tutto sommato i dubbi che ho anche io e che riscontro anche in altri compagni.
C'è però forse un'incomprensione, io non propongo di aggregarsi a Grillo per dare forza ai grillini, ma per dare quella forza a noi che per ora non abbiamo. Insomma domando, un piccolo tratto di strada assieme ai grillini, siamo sicuri di non doverlo fare?

Ciao
Lorenzo

mauro ha detto...

Lo snobismo è da sempre il peggior peccato dei marxisti. Uscirne, e iniziare a "sporcarsi le mani" ovunque, col M5S, cogli indignati, con occupy, con tutti... Significherebbe finalmente aver capito come portare avanti davvero i prodromi di una possibile futura rivoluzione. Restare arroccati nel fortino come l'ultimo giapponese tra libri polverosi e convinti di essere unici portatori di verità o peggio allearsi solo con gruppuscoli di sinistra e snobbare tutto il resto... Porterebbe la sinistra ad allontanarsi ancora di più da quell'entità che si vorrebbe dirigere: la classe proletaria.

Roob Zarathustra ha detto...

Ho apprezzato il tentativo di non fare i "bastian contrari" da parte di un compagno, anche se io stesso non ce la faccio a trovare un "qualcosa" nei grillini e preferisco evidenziarne le contraddizioni e un carattere reazionario latente, che mediaticamente Grillo e Casaleggio riescono a non far trasparire esplicitamente.

Ho apprezzato molto la parte "GRILLO MARX E PROUDHON" perchè è quello che dico da anni, tra una sparata e l'altra, tra una promessa rivoluzionaria e l'altra, dall'humus a 5 stelle è palese che si voglia un "capitalismo dal volto umano e dall'anima ecologica"

Il problema critico è nell'oggetto del suo testo: collaborare con loro o avvicinare i grillini più permeabili al marxismo; il sottoscritto è frequentatore della sede centrale virtuale del m5s dal 2006, ma anche di altri spazi più periferici dei grillini, ho assistito, essendo anche una vittima, alla campagna anticomunista di fine estate 2010, scatenata come reazione a un compagno che ne sbatteva loro le contraddizioni e il carattere reazionario, successe che lì, contro un "compagno", e non il solito "troll" del pd o leghista, mostrarono, in a particolare gli influencer, tutto il loro conformismo al potere costituito nella caccia alle streghe. Chi vuole può tentare, ma sono convinto che sarebbe inutile perchè l'invito sarebbe rispedito al mittente(Si è visto mai un grillino a picchetti dei lavoratori o a manifestazioni sindacali?).

Sulla composizione dei grillini: quella che ha descritto è la composizione sociale dei "grillini" della prima ora, quella che io chiamo "massa critica iniziale" utile a creare un soggetto "pensante" appetibile in termini di marketing politico, già da due anni, all'incirca dopo il battesimo elettorale, la linea politica "nè destra nè sinistra" si è spostata verso destra e sempre più ad accarezzare la pancia della piccola borghesia(leghista e conservatrice o piddina e progressista che sia), l'eterogeneità interna fra militanti e simpatizzanti sarà la causa prima dei loro problemi(sulla politica internazionale si va da agli atlantisti agli autarchici, passando per pacifisti socialdemocratici).

Ultimo punto: c'è chi lo fa strumentalmente, ma tanto "piccolo capitale" non lo è, in quanto, se a livello locale esiste una certa anarchia di movimento per i grillini(ma non sempre), di certo a livello regionale e nazionale, la linea politica di Grillo in primis, ma soprattutto della Casaleggio è importante, quest'ultima è tutto fuorchè estranea al "grande capitale", il sogno nascosto, checchè ne dica un grillino in buonafede, è un'americanizzazione ulteriore della vita politica italiana: un certo puritanesimo di facciata che renda accettabile i rappresentanti del capitale, inserire pian piano l'idea del lobbing, elezioni incentrate sul carisma personale più che su un'idea di società futura.

In definitiva è sacrosanto l'appello al ragionamento per i marxisti

Saluti

Anonimo ha detto...

X l'antisnobista nonchè "rivoluzionario" Mauro...

Quindi caro Mauro, unirsi o affiancarsi al M5S; indignati; occupy; ecc., ecc., significherebbe (per usare le tue stesse parole): "finalmente aver capito come portare avanti davvero i prodromi di una possibile futura rivoluzione".
Da marxista convinto, posso dirti, che gente come te, è la migliore garanzia che nulla cambierà, siete la miglior garanzia che ..."tutto si trasformerà affinchè nulla cambi".

Non basta protestare, urlare, scendere in piazza (tutte cose che io ho fatto convintamente a suo tempo), ma piuttosto serve capire i meccanismi intimi di questo sistema delle diseguaglianze, e rovesciarlo con una azione politica (politica) che può venire solo da persone (Lavoratori emancipatisi) consapevoli dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, e che è alla base di questo sistema capitalistico. Infatti, tutti i movimenti che hai citato, non si pongono minimamente il nocciolo del problema politico/sociale del modo di produzione capitalistico, ossia il conflitto tra Capitale e Lavoro. Ora se per te, tutto questo significa essere arroccati nel fortino come l'ultimo giapponese, allora scusami, ma non hai capito proprio un accidente di niente, e continua pure con occupy, M5S, e compagnia bella, tanto a noi marxisti, gli utili idioti al sistema, non servono. E tanti saluti.

Luigi

http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_marxiana_del_valore


P.S. x la redazione:

ci deve essere qualche problema, o tecnico o di...democrazia (e questo sarebbe grave, gravissimo).
I commenti non passano, quelli miei e di altri, e non sono certo commenti dal contenuto scurrile e similari.

Anonimo ha detto...

X l'antisnobista nonchè "rivoluzionario" Mauro...

Quindi caro Mauro, unirsi o affiancarsi al M5S; indignati; occupy; ecc., ecc., significherebbe (per usare le tue stesse parole): "finalmente aver capito come portare avanti davvero i prodromi di una possibile futura rivoluzione".
Da marxista convinto, posso dirti, che gente come te, è la migliore garanzia che nulla cambierà, siete la miglior garanzia che ..."tutto si trasformerà affinchè nulla cambi".

Non basta protestare, urlare, scendere in piazza (tutte cose che io ho fatto convintamente a suo tempo), ma piuttosto serve capire i meccanismi intimi di questo sistema delle diseguaglianze, e rovesciarlo con una azione politica (politica) che può venire solo da persone (Lavoratori emancipatisi) consapevoli dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, e che è alla base di questo sistema capitalistico. Infatti, tutti i movimenti che hai citato, non si pongono minimamente il nocciolo del problema politico/sociale del modo di produzione capitalistico, ossia il conflitto tra Capitale e Lavoro. Ora se per te, tutto questo significa essere arroccati nel fortino come l'ultimo giapponese, allora scusami, ma non hai capito proprio un accidente di niente, e continua pure con occupy, M5S, e compagnia bella, tanto a noi marxisti, gli utili idioti al sistema, non servono. E tanti saluti.

Luigi

http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_marxiana_del_valore


P.S. x la redazione:

ci deve essere qualche problema, o tecnico o di...democrazia (e questo sarebbe grave, gravissimo).
I commenti non passano, quelli miei e di altri, e non sono certo commenti dal contenuto scurrile e similari.

Lorenzo Mortara ha detto...

Caro Luigi,

in generale i commenti passano tutti. Fino ad oggi abbiamo escluso solo gli insulti (non molti non più di 5 commenti) e i commenti nei comunicati ufficiali della redazione che non consideriamo veri e propri post, ma semplici per così dire bollettini ufficiali. Chi volesse commentare i comunicati ufficiali della redazione usi la mail della stessa.
Una volta è successo però che abbiamo lasciato un commento troppo tempo in attesa di moderazione, non ricordo più quale fosse. Dovesse risuccedere segnalacelo via mail.

Ciao
Lorenzo

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