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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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giovedì 31 luglio 2014

RESPINGIAMO LE CONTRORIFORME ISTITUZIONALI E SOCIALI DI RENZI E SOCI di Franco Turigliatto



RESPINGIAMO LE CONTRORIFORME ISTITUZIONALI E SOCIALI DI RENZI E SOCI 

di Franco Turigliatto

E’ corso in questi giorni la prova di forza di Renzi e della ministra Boschi per far approvare il loro disegno di legge su una radicale “riforma” costituzionale che non solo stravolge la funzione e il ruolo del senato, trasformandolo in un ridicolo organo non più eletto dai cittadini, ma che introduce pesanti limitazioni anche agli istituti del referendum e dei progetti di legge popolari. Una controriforma, concordata con Berlusconi e che combinata con il progetto di nuova legge elettorale, altera in profondo l’impianto originario della Costituzione, riducendo od ostacolando, in diverse forme, la libera espressione e partecipazione delle cittadine e dei cittadini alla vita politica e sociale. Il governo in questa opera di smantellamento ha avuto ed ha l’aiuto non solo improprio, ma del tutto anticostituzionale rispetto al suo ruolo di garante, del Presidente della Repubblica.

La natura reazionaria dei provvedimenti

L’insieme dei due provvedimenti (il secondo già approvato alla Camera in prima lettura) al di là delle “allucinazioni” della ministra Boschi che li interpreta come l’avanzamento di una nuova e moderna democrazia, o della lettera di Renzi in cui si invita i senatori a votare il disegno di legge, definito “la rivoluzione del buon senso” e da cui dipenderebbe il futuro dell’Italia, costituiscono una involuzione antidemocratica profonda. Siamo di fronte a un’idea autoritaria della gestione della cosa pubblica, la prevalenza totale dell’esecutivo sul legislativo, la dominanza dei due partiti maggiori, con l’azzeramento delle minoranza e la costruzione di un parlamento in cui solo la “voce del padrone”, cioè le forze completamente allineate sulle politiche capitaliste e liberiste, potranno essere presenti e vendere i loro prodotti avariati, opportunamente distinti in due diverse etichette, alle elettrici e agli elettori e all’insieme della popolazione. Per continuare ad imporre le politiche liberiste dell’austerità serve un sistema politico autoritario e verticistico.
Ancora una volta i media e il governo rovesciano la realtà: quelli che si oppongono alle proposte di Renzi e soci sono presentati come “conservatori” volti al passato, quando invece sono i “veri progressisti” perché difendono alcuni criteri democratici fondamentali della rappresentanza politica. Come scrive il costituzionalista Gaetano Azzariti: “ In realtà questa riforma è fortemente conservatrice: tende a dare una forma stabile – a livello costituzionale – alla lunga regressione che ha qualificato l’ultimo ventennio politico, contrassegnato da una forte verticalizzazione del potere…..In Parlamento il governo, grazie anche ai regolamenti d’aula, ha assunto un potere esorbitante”.
Non possiamo dunque che condividere le tante voci autorevoli di giuristi e costituzionalisti che in diversi articoli hanno messo in luce tutte le storture e il carattere reazionario dei provvedimenti concordati tra il PD di Renzi e Forza Italia di Berlusconi. *
Per questo sosteniamo tutte le iniziative pubbliche che si produrranno per provare a fermare questa deriva autoritaria e l’azione del governo Renzi e quindi anche la legittima azione di ostruzionismo parlamentare che le eterogenee opposizioni stanno mettendo in atto in parlamento, auspicando che abbiano la volontà e la possibilità di reggere le diverse manovre e i ricatti che Renzi sta mettendo in atto per risolvere una situazione che aveva sperato più agevole e meno contrastata.

martedì 29 luglio 2014

FRAGOLE O SANGUE? di Gideon Levy


FRAGOLE O SANGUE?
di  Gideon Levy


Dopo che abbiamo detto tutto ciò che c’è da dire sul conto di Hamas – che è integralista, che è crudele, che non riconosce Israele, che spara sui civili, che nasconde munizioni dentro le scuole e gli ospedali, che non ha fatto niente per proteggere la popolazione di Gaza – dopo che è stato detto tutto questo, e a ragione, dovremmo fermarci un attimo e ascoltare Hamas. Potrebbe perfino esserci consentito metterci nei suoi panni e forse addirittura apprezzare l’audacia e la capacità di resistenza di questo nostro acerrimo nemico, in circostanze durissime.
Invece Israele preferisce tapparsi le orecchie davanti alle richieste della controparte, anche quando queste richieste sono giuste e corrispondono agli interessi sul lungo periodo di Israele stesso. Israele preferisce colpire Hamas senza pietà e senza alcun altro scopo che la vendetta. Stavolta è particolarmente chiaro: Israele dice di non voler rovesciare Hamas (perfino Israele capisce che se lo fa si ritroverà sulla porta di casa la Somalia, altro che Hamas), ma non è disponibile ad ascoltare le sue richieste. Quelli di Hamas sono tutti “bestie”? Ammettiamo pure che sia vero, ma tanto lì stanno e lì restano, e lo pensa anche Israele. Quindi, perché non ascoltarli?

sabato 26 luglio 2014

L'IMPERIALISMO DI NETANYAHU E IL PERICOLO DI UN DUPLICE ANTISEMITISMO, ANTIEBRAICO E ANTIARABO di Michele Basso



L'IMPERIALISMO DI NETANYAHU E IL PERICOLO DI UN DUPLICE ANTISEMITISMO, ANTIEBRAICO E ANTIARABO
di Michele Basso



Qual è lo scopo dell’operazione di brigantaggio di Netanyahu a Gaza? Ottenere il pieno controllo dei giacimenti di gas prospicienti la costa di Gaza; si intima ai palestinesi: “O la borsa o la vita, o mi lasciate carta bianca sui gas, o vi faccio fuori”. Gli dà corda un rabbino impazzito: “"“La Torah spiega in che modo gli ebrei devono difendersi dai propri nemici: se è necessario, Israele deve distruggere Gaza”. Parola di Dov Lior, leader spirituale dell’insediamento illegale di Kiryay Arba alle porte di Hebron, considerato il rabbino più estremista della destra religiosa ebraica. Famoso per aver asserito che “se uno dei due genitori non è ebreo, il bambino avrà i geni negativi che caratterizzano i non-ebrei”; ma anche per essere stato arrestato e interrogato con l’accusa di incitamento alla violenza per aver promosso un libro religioso, “il Re della Torah”, che dà gli ebrei il permesso di uccidere i non-ebrei, compresi i neonati." (1)

Perché uso il termine imperialismo e non sionismo? Seguo la lezione di Trotsky (Lenin, Trotsky, Bordiga, Luxemburg… appartengono alla migliore tradizione del movimento operaio, e non occorre aderire a qualche scuoletta per citarli), che nel luglio 1935 consigliava di parlare di guerra contro l’imperialismo e non contro il fascismo: “ Il problema non è chi è “meglio”, il Negus o Mussolini, è un problema della relazione tra classi e della lotta di un paese sottosviluppato per l’indipendenza contro l’imperialismo” (2) Tra l’altro il Negus abbandonò il paese mentre la guerra era ancora in corso, facilitando la vittoria di Mussolini, e, tra i suoi imitatori troverà proprio il nuovo imperatore di Etiopia, Vittorio Emanuele III, che fuggirà a Brindisi.
Parlare di imperialismo significa anche mettere in evidenza la vera matura dell’aggressione, perché lo stato imperialista può essere totalitario o democratico, laico o clericale, di destra o di “sinistra”, e chi lotta contro l’aggressione non difende il regime del paese vittima dell’imperialismo, ma la sua popolazione. E anche per non dare, a quei personaggi che vogliono identificare antisionismo e antisemitismo, infiniti pretesti per confondere le idee sulla vera posta in gioco.

D’altra parte, ciò che rinfocola le mai spente braci dell’antisemitismo (il socialismo degli imbecilli, si diceva nell’Ottocento!) è proprio la politica militarista di Netanyahu, che massacra con la massima indifferenza civili, donne e bambini in particolare, bombarda scuole e ospedali, e spara sulla mezzaluna rossa (la croce rossa dei paesi musulmani). Inoltra alimenta un secondo tipo di antisemitismo, che ha preso piede soprattutto con le sciagurate presidenze della dinastia Bush, di Clinton e Obama, e che gioca sull’odio antiarabo, il ramo più numeroso dei semiti. Sappiamo che le divisioni razziali non hanno alcun fondamento scientifico, ma non possiamo non tener conto che la propaganda può far credere vere le teorie o i pregiudizi più infondati.

Non è un difensore delle masse palestinesi Putin. In un incontro con un gruppo di sionisti, Putin ha chiesto di portare un messaggio a Netanyahu, e cioè che la Russia è un vero amico d’Israele e del suo primo ministro: “ “Sostengo la battaglia d’Israele che intende proteggere i suoi cittadini “ ha detto sulle operazioni delle Forze di difesa israeliane per restaurare la calma nella regione e fermare il terrorismo di Hamas”. (3)
Non una parola sul massacro dei palestinesi.
Da un lato abbiamo uno stato imperialista, che ha una grande quantità di missili, centinaia di atomiche, l’appoggio del governo di Washington e di quelli europei, la benevolenza della Russia e la pratica indifferenza della Cina; dall’altra parte, non uno stato, ma un Bantustan, al quale vengono bloccati, da Israele e dalla giunta golpista egiziana, persino i rifornimenti di medicine e di acqua. Quale che sia la sua direzione, porlo sullo stesso piano di Israele come fosse uno stato imperialista, proponendo pure per esso il disfattismo rivoluzionario, è una sciocchezza contro il marxismo e persino contro il buon senso. Chi avesse dubbi a questo proposito può leggere o rileggere “Aggressione all’Europa”, di Bordiga, dove si chiariscono i limiti del disfattismo rivoluzionario di fronte a un imperialismo strapotente. (4)

Termino esprimendo ancora una volta il mio apprezzamento per quegli ebrei, che coraggiosamente denunciano la guerra di Israele. E non m’importa se sono comunisti, semplicemente antimilitaristi, laici o rabbini. Conoscono i rischi che corrono, di essere discriminati dalla loro comunità, o, soprattutto in Israele e negli Stati Uniti, di essere arrestati. Su altre questioni ci potremmo trovare forse su fronti opposti, su questa li considero eccellenti alleati.
Se ho scandalizzato qualche chierichetto o qualche suorina del “marxismo accademico”, non me ne scuso affatto.


Note 
1) “Le considerazioni del rabbino estremista, espresse sotto forma di una sentenza religiosa, danno la benedizione alle autorità israeliane di sterminare gli abitanti della Striscia per difesa. Il Meretz chiede di aprire un’indagine”, NENA NEWS 26 luglio 2014
2) Leon Trotsky, The Italo-Ethiopian conflict, 17 luglio 1935.
3) “President Putin: “I Support Israel”” The Federation of Jewish Communties of the CIS.
4) “Aggressione all’Europa”, in “Battaglia Comunista”, n. 13, 1949. Lo si trova negli archivi dei siti internet di Programma Comunista, Il partito comunista, N+1, e altri.


dal sito Il Pane e le Rose


IL SEGRETARIO COMUNALE è MORTO, VIVA IL SEGRETARIO! di Norberto Fragiacomo



il segretario comunale è morto, viva il segretario!
di
Norberto Fragiacomo




Tutti (magari!) ricordano Canne, ma fu Zama il capolavoro tattico del genio Annibale. Con forze raccogliticce il cartaginese mise in crisi Scipione: diversivi, finte ritirate e un inedito schieramento su tre file ben distanziate costrinsero i romani ad una resistenza disperata, fino al provvidenziale ritorno della cavalleria di Lelio. Annibale merita lodi e un’onorificenza virtuale: ciò non toglie che Zama sia stata, per lui e per la patria, l’inizio della fine. Una gloriosa, ma innegabile disfatta.
Anche il testo (definitivo? Con Renzi e i suoi dilettanti non si sa mai…) del DDL delega ammazza-PA rappresenta una disfatta per una categoria di lavoratori che, al pari dei punici, vanta una lunga storia, e non solo in Italia.
L’articolo – non numerato – “dirigenza pubblica”, istitutivo di tre ruoli unici (dirigenza statale, regionale e degli EELL), fa una vittima illustre: il segretario comunale. “Abolizione della figura” sta scritto: per gli appartenenti alle fasce A e B è prevista l’iscrizione ad un mortuario ruolo ad esaurimento e quindi – per i non pensionabili – la confluenza nel neonato ruolo unico dei dirigenti locali. Guai grossi si annunciano per chi è privo di incarico (una minacciosa “specifica disciplina”); per gli altri una perdita di status e funzioni. I fascia C (segretari di enti fino a 3 mila abitanti) e i vincitori delle ultime procedure concorsuali finiranno anch’essi nel ruolo unico – quando non si sa – ma da calimeri, dopo un periodo (in)determinato di purgatorio “anche come funzionario”.
La giurisprudenza amministrativa riteneva tutti gli appartenenti alla categoria “sostanzialmente equiparati” ai dirigenti, per la delicatezza e l’importanza dei compiti svolti. Contrordine legislativo: si torna alla distinzione di 15 anni fa tra ufficialità (in congedo) e bassa forza.
“Funzionari” di che? Immagino degli enti locali… dunque categoria D, con probabile taglio stipendiale. Chiamiamola per nome: è una retrocessione, disposta con maligno compiacimento. Quanto durerà il (non) “determinato periodo di servizio”? Forze un quadriennio (v. lett. c), dato che si stabilisce che il vincitore di un corso-concorso per dirigente debba “impratichirsi” facendo per quattro anni l’impiegato, con “possibile” (mica garantita!) riduzione del suddetto periodo in relazione all’esperienza lavorativa nel settore pubblico”; a conclusione dell’interminabile warm up  lo attende – bontà di Matteo e Marianna – un ulteriore esame.
Almeno i dirigenti degli EELL saranno tutti dei pozzi di scienza… no, non tutti: per i comuni privi di figure dirigenziali il sindaco avrà facoltà di nominare “dirigente apicale (mica funzionario! noblesse oblige…) in luogo del segretario” il portaborse, il cugino o l’amante.
E i calimeri di serie C che faranno nel frattempo? Forse fotocopie, visto che segretari non saranno e che le loro “riserve di caccia” (i piccoli comuni) avranno l’obbligo di “gestire l’eventuale funzione di direzione apicale in via associativa”.
Durata degli incarichi dirigenziali a venire: tre anni, e buonanotte alla Consulta, che qualcosa di ragionevole sullo Spoils system aveva provato a dirlo. Ma naturalmente la riforma è basata “sul principio del merito”, quello stesso merito che ha condotto l’ex fidanzatina di Napolitano junior a Montecitorio e poi al “Ministero” per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione.
E i meriti di Matteo? Due soli, ma rimarchevoli: è amico di finanzieri e sa twittare. Per bivaccare a Palazzo Chigi (e svendere l’Italia) basta e avanza: concorsi, esami e gavetta sono per chi non ha padrini.
Invece di gioire, converrebbe sentirsi umiliati e incazzarsi di brutto: i diritti si affermano, non si contrattano. Per quanto mi riguarda, le briciole del banchetto le lascio sul pavimento.

Quasi un post scriptum: il lettore potrebbe pensare che questo sia lo sfogo di chi, dopo aver arato e seminato con fatica (per 5 anni, fuor di metafora), al momento della raccolta trovi soltanto ortaggi marci e divorati dai corvi. In parte è vero, ma alla rabbiosa delusione del concorsista schernito si mischia la preoccupazione del cittadino. Il Minculpop renziano lo descrive come un mangiapane a ufo, ma il segretario è uno che, in comune e in provincia, lavora sul serio, e fa un po’ di tutto: consulente “globale”, verbalizzatore, notaio, coordinatore e – all’occorrenza – capoufficio. Soprattutto garantisce “la conformità dell’azione amministrativa alle leggi, allo statuto e ai regolamenti (art. 97, comma 2, del D. Lgs. 267/2000).” Più che quelli del sindaco o dei consiglieri, insomma, il segretario tutela gli interessi della comunità amministrata, di ogni singolo cittadino – il diritto di ciascuno di noi ad essere governato decentemente, nel rispetto delle norme vigenti.
Il pescivendolo fiorentino e la sua grottesca corte dei miracoli hanno in mente di smembrare l’amministrazione pubblica, per poi gettare succulenti bocconi (a cominciare dalla sanità, attualmente oggetto una campagna denigratoria affidata a TG e giornali radio) a sponsor grandi e piccoli: il primo passo è smantellare i freni di sicurezza.
Occorre rottamare i renziani al più presto, prima che i guasti diventino definitivi, e tenerci ben stretto, invece, chi in quest’Italia alla deriva assicura, col proprio impegno quotidiano, un estremo argine contro gli arbitri del politicume.



PARLANDO E SPARLANDO DEL SENATO SI DIMENTICA IL PAESE Di Giandiego Marigo




PARLANDO E SPARLANDO DEL SENATO SI DIMENTICA IL PAESE

di Giandiego Marigo




È una cortina fumogena, certo ed ovviamente importante, perché riguarda la democrazia e la partecipazione , nonché la rappresentanza, ma resta, per la sua assoluta e parossistica centralità una distrazione. Uno specchietto per le solite stolte allodole.
Non è , infatti avulsa da un contesto e se è vero che in essa si manifesta la qualità golpista dell'intenzione, lo è altrettanto che essa non è la più importante ed ancor meno la più vergognosa o la più incisiva e deviante.
Il parlamento italiano è da tempo esautorato dal suo “presunto” potere, molte delle sue sovranità sono passate all'Europa ed ancora di più ne passeranno a breve.
Il Colpo di Stato è già avvenuto ed ora siamo in fase di assestamento.
Questo, che i giochi son fatti, lo sanno tutti da Fratelli d'Italia ad M5S … passando per la Lega e SeL.
Quello che sta avvenendo è un adeguamento ad una realtà che è stata imposta ed ormai e solo da consolidare. Centrare la contraddizione e la lotta sulla Carcassa del Mostro piuttosto che sulla sua natura, disquisire delle virgole di fronte al fatto che tutta la struttura elettoralistica e di rappresentanza e resa ridicola ed impotente e totalmente ininfluente da una struttura del potere che ormai da tempo si muove al di fuori di qualsiasi convenzione democratica.

Per non parlare del fatto che a livello Europeo questo diviene regola del gioco, nella sua istituzione più importante di potere reale “la commissione”. Ed omettendo anche che importantissimi trattati bilaterali, quelli sì fondamentali per il futuro democratico dell'intero continente vengono firmati ed implementati nel più assoluto riserbo ed avvolti dalla totale segretezza … alla faccia di qualsivoglia principio partecipativo o pseudo-democraticistico.
Non è problema di oggi infatti, questo avviene almeno da un ventennio e “centrare l'attenzione sul particolare”, come stanno facendo Il Clan del Fatto Quotidiano l'area di M5S, senza discutere mai il sistema che lo genera, senza affrontare mai la struttura del potere che gli da “vita” è, come dicevo all'inizio una cortina fumogena … è e rimane soltanto un mimurtto al quale tutti aderiscono, fatto di insulti e contro-insulti, che in realtà lascia le mani libere al potere che sta ri-progettando la realtà in un medio evo tecnologico.

“La modificazione strutturale dell'ordinamento sociale è sempre conseguenza di una filosofia e di una immagine futuristica che la sorregge” ed anche in questo caso dietro a tutto ciò esiste un progetto, una immagine di mondo, una filosofia di cui , stranamente non parla nessuno, che fa dell'efficientismo e della lotta alla corruzione una maschera per “assumere il completo controllo”. 
La tendenza di molti "intellettuali" più o meno di sistema a minimizzare a ridurre le "mostruosità" a semplici incompetenze ed a descrivere il potere e chi lo rappresenta come uno stupido incapace fa, oggettivamente, il gioco del potere medesimo

Farneticazioni da “complottista”?,
Può essere, ma la realtà dei fatti ci pone, quotidianamente, di fronte a questa oggettività ed il progetto che investe il senato italiano è una piccola parte di questo “quadro generale” che passa dalla distruzione del Welfare, dalla marginalizzazione del Sud Europa e dell'area Mediterranea, la sua de-industrializzazione forzata, laddove necessiti la sua de-popolazione.
Passa attraverso la perdita graduale di quelli che loro definiscono pesi e gravami … gli inoccupati, gli ultimi, i deboli e gli anziani.
Passa attraverso la riduzione dell'area occupazionale e l'aumento esponenziale dei “non garantiti”.
Passa attraverso l'aggiramento dei “diritti fondamentali dell'uomo”.

La modificazione del dettato costituzionale italiano è conseguenza e non un effetto principale. Questa costituzione “nata dalla resistenza” (una delle migliori d'Europa dal punto di vista puramente redazionale) per altro mai attuata nel suo pieno “dettato”, non piace laddove conta, contiene troppi diritti e pochi doveri.  
È perfettamente normale che l'elite tenti ci modificarla, potrebbe costituire un pericoloso precedente.
Continuare , però, ad individuare gli scherani ed i camerieri come “il nemico” è ampiamente perdente dal punto di vista strategico e dell'analisi. Significa, anche, laddove fatto con metodica precisione, deviare l'attenzione dal vero "nemico".
Significa, fra l'altro, accettare lo scontro proprio laddove al principino rottamatore-esecutore-fallimentare fiorentino conviene avvenga.
Significa farsi imporre contesto, territorio e contenuti rimanendo, come sempre sulla difensiva, costretti a “parare il colpo” su concetti, fondamentalmente liberali, perdendo di vista qualsiasi visione alternativa, impossibilitati, come sempre a proporre una visione altra e socialista.

Finisco questo post, che probabilmente, susciterà più di una perplessità, ammesso che io sia letto ed ascoltato, cosa di cui, permettetemi di dubitare, mentre dilaniano il paese, mentre la nostra comunità affonda e si impoverisce in modo irreversibile … noi ci occupiamo della forma ed ancora una volta non proponiamo un' alternativa, ma la conservazione di quel che c'è. Abbiamo già perso!



venerdì 25 luglio 2014

IL TREPIDO DESIO DELL'ALMA AFFRANTA (la Repubblica Romana del 1849 e noi) di Carlo Felici



IL TREPIDO DESIO DELL'ALMA AFFRANTA
(la Repubblica Romana del 1849 e noi)
di Carlo Felici



Viviamo in tempi di sovranità sempre più limitata, perché l'orizzonte globale in cui si estende la ferrea ideologia del “capitalismussive natura”, con cui si pretende di far credere che non esista altra verità oltre quella del contingente, non rende possibile altra libertà che non consista nel sentirsi pienamente organici ad un imperativo categoricamente vincolato alla necessità di adeguare il volere al dovere essere merce per fini di profitto.

Anche la nostra bella Repubblica nasce già con questo imprimatur, in un'epoca in cui fu già molto importante essere riusciti ad redigere una Costituzione tra le più avanzate al mondo, e, potremmo dire senza tema di smentita, anche troppo “avanzata” per un popolo poco educato e ancor più scarsamente abituato alla consuetudine dei diritti e dei doveri necessari ed indissolubili in un autentico tessuto democratico. La nostra Repubblica è così nata con un abito meraviglioso che però ha per molto tempo nascosto vergogne alquanto luride e meschine: servilismo, corruttele, clientelismo, ruberie, immoralità largamente diffuse nella gestione del potere e dell'amministrazione pubblica, collusioni con mafie di ogni tipo e permanenti tendenze municipaliste e centripete, sempre in agguato, per minare il senso di appartenenza ad una comunità e ad uno Stato che, se il fascismo aveva idolatrato, la repubblica dei boiardi ha continuato, nei fatti, spesso a bestemmiare senza ritegno.

giovedì 24 luglio 2014

LA LISTA TSIPRAS DOPO L’ASSEMBLEA NAZIONALE di Francesco Locantore




LA LISTA TSIPRAS DOPO L’ASSEMBLEA NAZIONALE




Sabato scorso si è tenuta a Roma l’assemblea nazionale dei comitati della lista Tsipras, il primo appuntamento nazionale importante dopo le elezioni europee. Il risultato positivo della Lista Tsipras, conquistato contro venti e maree, ha creato un clima positivo di discussione e di nuove speranze: per costruire le resistenze sociali contro le politiche dei governi dell’austerità, ma anche per ricomporre le forze sparse della sinistra per essere più efficaci e credibili e per rendere meno lontano un progetto di unità delle classe lavoratrici per un’Europa alternativa a quella capitalista, l’Europa del lavoro e dei diritti. La nostra organizzazione aveva dato indicazione di voto per quelle compagne e compagni con un chiaro profilo politico anticapitalista ed espressione di movimenti sociali. Da subito abbiamo interloquito con le compagne e i compagni che hanno animato questo aggregato nella fase precedente le elezioni, partecipando alle assemblee locali e portando il nostro contributo critico.
Nella fase successiva alle elezioni europee sono emerse alcune delle contraddizioni che erano insite alla composizione dei settori politici che avevano preso l’iniziativa della presentazione della lista, vale a dire il gruppo degli intellettuali, Sel e Rifondazione. Il nodo principale riguarda il rapporto con il Partito Democratico, soprattutto dopo il risultato eccezionale di Renzi in termini di percentuale di consenso. Una parte dei rappresentanti istituzionali di Sel sono entrati in aperta polemica con il proprio gruppo dirigente ed alla fine hanno lasciato il partito proprio per sostenere un rapporto più stretto con il PD, credendo che solo in quell’ambito politico sia possibile fare una battaglia di sinistra per condizionare/calmierare le politiche di austerità del governo Renzi. Sel rimane ancorata ad una visione centrista tra l’opzione di subalternità al Pd e quella riformista radicale rappresentata in Europa dalla Sinistra Europea e in Italia da Rifondazione. Tuttavia anche la proposta della Sinistra Europea – e della sua componente italiana – non ha sciolto fino in fondo il nodo delle alleanze con quel che resta della socialdemocrazia europea.

RENZI AL PUNTO DI FLESSO DELLA SUA PARABOLA di Riccardo Achilli




RENZI AL PUNTO DI FLESSO DELLA SUA 
PARABOLA 
di Riccardo Achilli



L’impressione che Renzi sia sempre più in difficoltà è crescente, ed inizia ad aprire varchi nell’aura di invincibilità di cui finora si era circondato. 
Gran parte delle sue riforme sono impantanate in un Parlamento dove l’effetto-ingorgo è divenuto palese, e comporteranno molto, troppo tempo per quello che è un cronoprogramma, in massima parte dettato da esigenze di marketing politico, dell’uomo che ha promesso di cambiare l’Italia in pochissimi mesi. L’evidente sconfitta su tutta la linea rimediata in Europa, dove non è stato concesso nemmeno l’incarico di bandiera alla Mogherini, costerà, a settembre, una manovra finanziaria che, fra minori spese e maggiori tasse, costerà non meno di 15 miliardi (secondo gli ottimisti) se non più di 20 (secondo i pessimisti). Applicandosi ad un’economia ancora ferma, tale manovra spegnerà ogni segnale di ripresa, più che altro “psicologico”, cioè derivante dalle aspettative degli operatori, rischiando seriamente di prolungare anche per il 2015  questo ciclo di stagnazione. Ciò, evidentemente, in presenza di una riduzione dell’area del welfare e delle politiche sociali, si traduce in una deriva di fatale impoverimento per i ceti medio-bassi, in larga misura i principali tributari del consenso al PD renziano. Già oggi, la prima manifestazione dichiaratamente antirenziana (quella dei lavoratori delle Camere di Commercio, motivata da una proposta di riforma controproducente sia per le casse dello Stato che per le imprese) inizia a lacerare il velo del “Partito della Nazione” troppo frettolosamente apposto dopo il 41% alle europee.

Di fronte a questo scenario, per Renzi le riforme istituzionali sono diventate la condizione sine qua non della sua stessa sopravvivenza politica. Non interessano particolarmente all’Europa, non sono evidentemente la priorità per un Paese alla canna del gas, ma servono a Renzi per “apparare”, per così dire, gli effetti negativi di consenso che arriveranno in autunno, quando ci sarà da scrivere la legge di stabilità sotto il ricatto, assolutamente intatto, dell’incombente fiscal compact, le grandi riforme economico-sociali promesse non saranno entrate in vigore, ed i nodi verranno al pettine.
E così ieri, forse in preda al nervosismo, forse come riflesso pavloviano del suo carattere (quando è in difficoltà, l’uomo diviene arrogante) Renzi ha detto una sciocchezza: “se non si fanno le riforme, si va al voto anticipato”. 

mercoledì 23 luglio 2014

CON LA GUERRA DI GAZA VA FORTE IL "ROVESCISMO" di Angelo d'Orsi



CON LA GUERRA DI GAZA VA FORTE IL "ROVESCISMO" 
di Angelo d'Orsi

Ho tra­scorso la set­ti­mana in Spa­gna, a Malaga, a una Scuola estiva della Cat­te­dra Une­sco di quella Uni­ver­sità. Il tema della sezione a cui ho par­te­ci­pato come rela­tore era “L’impegno degli intel­let­tuali”. Seguivo, natu­ral­mente, la noti­zie sem­pre più ango­sciose pro­ve­nienti dalla terra mar­tire di Pale­stina, con­sta­tando l’assoluta “distra­zione” del ceto poli­tico, rispetto a quei fatti di scon­vol­gente gra­vità, e il totale disin­te­resse, salvo pochis­sime ecce­zioni, del “mondo della cultura”.
Ricordo altre sta­gioni, come l’invasione del Libano e la guerra con­tro Hez­bol­lah, del luglio 2006, o il bom­bar­da­mento di Gaza del dicem­bre 2008-gennaio 2009: sta­gioni in cui fio­ri­rono appelli, e la mobi­li­ta­zione di pro­fes­sori, gior­na­li­sti, let­te­rati, scienziati,artisti fu vivace e intensa. Si denun­cia­vano le respon­sa­bi­lità di Israele, la sua pro­terva volontà di schiac­ciare i pale­sti­nesi, invece di rico­no­scer loro il diritto non solo a una patria, ma alla vita. Oggi, silen­zio. La mac­china schiac­cia­sassi di Mat­teo Renzi , nel suo mici­diale com­bi­nato dispo­sto con Gior­gio Napo­li­tano, si sta rive­lando un effi­ca­cis­simo appa­rato ege­mo­nico.
L’intellettualità “demo­cra­tica”, facente capo per il 90% al Pd, appare alli­neata e coperta. I grandi gior­nali, a comin­ciare dal “quo­ti­diano pro­gres­si­sta” di De Bene­detti, sem­pre in prima linea a soste­nere le nuove guerre, dal Golfo alla Jugo­sla­via, appa­iono orga­ni­smi per­fet­ta­mente oliati di soste­gno al governo da un canto, e di ade­gua­mento alla poli­tica estera decisa da un pugno di signori e signore tra Washing­ton, Lon­dra, Bru­xel­les e Ber­lino (Parigi, caro Hol­lande, ne prenda atto, non conta un fico). Della radio­te­le­vi­sione non vale nep­pure la pena par­lare; come per l’Ucraina, ora, nella enne­sima mici­diale aggres­sione israe­liana a Gaza, si sono rag­giunti ver­tici non di disin­for­ma­zione, ma di sem­plice rove­scia­mento della verità. La cate­go­ria del “rove­sci­smo”, che mi vanto di aver creato, per la sto­rio­gra­fia iper-revisionista, va ormai estesa ai media.

QUELLO DI CUI STIAMO PARLANDO di Giandiego Marigo



QUELLO DI CUI STIAMO PARLANDO 
(post difficile ed impopolare)
 di Giandiego Marigo


Quello di cui stiamo parlando fratello marxista leninista severo … fratello trotskista, dalla citazione più che facile e dal dogma nascosto in ogni cassetto, non è del ruolo dell’avanguardia e del suo dovere d’essere presente e guida nell’acquisizione della coscienza. Non è nemmeno il ruolo dell’organizzazione e la sua necessità, ma del presunto diritto di quest’organizzazione ad essere potere. Quello di cui stiamo parlando è  il modo in cui questo “potere” … uguale per sua natura ad ogni altro, cresce e si muove. 

Quello di cui stiamo parlando e della scelta fra il cerchio e la piramide. 
Fra l’orizzontalità e la verticalità.

Quello di cui stiamo parlando è il modo in cui un leader, ammesso che davvero ne esista il bisogno, nasce e cresce … da dove e quando. 

Quello di cui stiamo parlando è nei rapporti fra le persone che condividono un sogno che son convinte di viaggiare sullo stesso pensiero, perché è in questi rapporti che questo sogno prova sé stesso … e dei comportamenti che sono la differenza fra l’essere ed il dire. 
Liberarsi dalle ideologie non vuole dire buttare via il bambino insieme all’acqua, non vuol dire rinnegare sé stessi ed il passato, non significa abbandonare alcun sentiero, ma solo essere quello di cui si parla realizzando nella propria vita l’idea che si persegue. 

Quello di cui stiamo parlando è di essere il cambiamento e non solo di descriverlo. E questa amico dal dogma nascosto e sempre presente, è una qualità spirituale … che ti piaccia o meno. 
Dove stava la forza dei primi socialisti, dove quella dei libertari che furono humus e terreno di crescita di questo sogno? 
Dove se non in questa “qualità”? 
Nel  semplice fatto ch’essi erano altro dal sistema che li circondava, stabilivano comportamenti diversi, rapporti diversi … non parlavano soltanto ma erano. 
Quale la vera forza del movimenti degli anni 60/70 che creò le premesse per “tutto” quello che avvenne dopo? Quale il motivo principale del fallimento delle ideologie originate da lui? 
La risposta è tremendamente semplice e sta in quello che si è detto sin qui … in quello di cui stiamo parlando.



martedì 22 luglio 2014

… ED IL MONDO STA A GUARDARE di Stefano Santarelli



… ED IL MONDO STA A GUARDARE
di Stefano Santarelli


Francamente i commenti in questo momento mi sembrano superflui. Il genocidio, perché di genocidio si tratta, che la cittadinanza di Gaza sta subendo da dieci giorni non merita parole, ma mobilitazioni e fatti per fermarlo.
Ricordiamo gli avvenimenti: il 12 giugno tre ragazzi israeliani vengono rapiti in Cisgiordania ed i loro corpi verranno ritrovati una settimana dopo. Scatta subito una dura rappresaglia in  questa regione con l’uccisione di almeno quattro palestinesi e l’arresto di 500 uomini in gran parte membri di Hamas.
Il governo israeliano non ha nessun timore nell’affermare che la sua volontà è quella di annientare Hamas e il giorno dopo questa dichiarazione un sedicenne palestinese viene bruciato vivo da sei sionisti che verranno immediatamente arrestati. Lo stesso Netanyahu è stato costretto ad ammettere che i palestinesi si erano impegnati seriamente per cercare di ritrovare questi tre ragazzi rapiti.
Ma ciò non impedisce che una settimana dopo, l’8 luglio, Israele inizia la serie di violenti bombardamenti a Gaza che colpiscono soltanto le abitazioni civili, gli ospedali, le scuole di questa povera città palestinese. Le vittime finora sono 600 di cui più di un terzo composto da bambini e 3600 feriti. Una vera e propria strage degli innocenti che fa impallidire quella leggendaria del Re Erode.

Questi sono sinteticamente i duri fatti. Il coinvolgimento di Hamas nell’uccisione dei tre ragazzi israeliani non è stato provato, anzi è quasi sicuro che ad eseguire questo orrendo delitto siano state alcune “schegge impazzite” come anche nel caso del ragazzo palestinese bruciato vivo. Ma anche se fosse stata coinvolta Hamas in questo crimine la domanda più spontanea che viene è: cosa c’entrano tutti gli abitanti di Gaza?
La verità è che il Governo sionista (e razzista) di Netanyahu ha compiuto una aggressione gratuita e politicamente indifendibile nella storica lotta tra il popolo palestinese e l’esercito di Israele. Una aggressione che fatalmente avrà una ripercussione molto profonda, proprio per questa gratuità, su tutta la società israeliana.
Probabilmente, anzi quasi sicuramente, una delle cause dell’attacco israeliano a Gaza è da ricercarsi nei ricchi giacimenti marini di Gas alle coste di Gaza (1.4 trilioni di piedi cubi di gas naturale, del valore di almeno 4 miliardi di dollari).
Un massacro che quindi ha motivazioni strettamente materiali, ma sarebbe profondamente sbagliato definire il massacro che si sta compiendo a Gaza come una guerra visto l’enorme disparità delle forze in campo: da una parte il quarto o quinto esercito a livello mondiale che dispone oltretutto anche di armi atomiche e dall’altra parte Hamas e tutte le altre organizzazioni militari palestinesi che non dispongono non solo di un esercito, né  di una marina o di una aviazione, ma neanche di uno scassato carro armato.
No! Quello che sta avvenendo a Gaza non può essere definito una guerra, ma solo un tentativo di genocidio nei confronti del popolo palestinese.
L’unica soluzione a questa cinquantennale lotta tra Israele e il popolo palestinese non può essere in nessun modo la consegna ipocrita ed impossibile di “Due popoli, due stati”. No, l’unica consegna è la costruzione di un unico stato multietnico e multireligioso.

Parafrasando il titolo del celebre romanzo di Cronin, il mondo sta guardando con una cinica indifferenza al genocidio del popolo palestinese con l’assordante silenzio dei governi mondiali che nei fatti appoggiano il governo israeliano. Un silenzio che ricorda quello che accompagnò l’olocausto nazista.
Bisogna rompere questo muro di silenzio, fare conoscere la tragedia di Gaza. In questo siamo costretti a segnalare l’inadeguatezza della sinistra italiana che ancora non è in grado di lanciare una mobilitazione nazionale in difesa dei diritti del popolo palestinese.

Questo crimine nei confronti dell’umanità che il governo Netanyahu sta compiendo in questi giorni rischia di fare naufragare proprio il futuro dell’attuale stato di Israele poiché paradossalmente è proprio il sionismo il suo peggior nemico e come ammonisce un celebre profeta ebraico: “Poiché costoro seminano vento e mieteranno tempesta” (Osea 8,7). 



E NON CI INDURRE IN TENTAZIONE… di Norberto Fragiacomo




E NON CI INDURRE IN TENTAZIONE…
di Norberto Fragiacomo




Mezza estate, in un’Italia appena lambita dall’eco di tragedie internazionali e come sempre incapace di scorgere le nubi che, fosche, si addensano in cielo.
Il giudice milanese non ha ancora finito di leggere il dispositivo di una sentenza di assoluzione (eccellente) che già fioccano le interpretazioni: commentatori più o meno preparati, dopo aver saggiamente premesso di non voler entrare nel merito, esattamente quello fanno, e nella maggior parte dei casi espettorano corbellerie o vanno fuori tema. Inevitabile, quando non si conoscono le motivazioni di una decisione né l’iter argomentativo seguito dai giudicanti. D’altra parte, tre mesi per stendere una motivazione sono obiettivamente parecchi, per usare un eufemismo (poi ci si chiede come mai la giustizia italiana sia così lenta…), ed il clamoroso proscioglimento di Berlusconi ha effetti immediati: la notizia esiste, bisogna servirla ad un’opinione pubblica affamata con il contorno di chiarimenti e opinioni. Opinione non significa il delirio di chi, per motivi suoi, fa discendere da una sentenza la beatificazione di Silvio e addirittura di Ruby (chi la risarcirà per essere diventata milionaria battendo?), e per quanto riguarda i chiarimenti quelli dei tecnici sono sempre i benvenuti, perché di solito utili.

domenica 20 luglio 2014

L'AGGRESSIONE ISRAELIANA A GAZA RAFFORZA HAMAS


L'AGGRESSIONE ISRAELIANA A GAZA RAFFORZA HAMAS
Corrispondenza da Gerusalemme di Michel Warschavski


È noto che tutte le guerre hanno un obiettivo politico, e quella dello Stato di Israele contro Gaza non fa eccezione.
Guerra? Visto il rapporto di forza militare, il concetto è inadeguato: si tratta di un’aggressione armata, di fronte a una resistenza il cui eroismo non può nasconderne la debolezza. Eppure, con i suoi missili scarsamente efficaci, Hamas riesce a paralizzare da una settimana l’esistenza quotidiana di oltre un milione di israeliani, e sicuramente imporrà allo Stato ebraico un compromesso non molto diverso da quello che aveva concluso l’aggressione israeliana del 2011.

Quale è dunque l‘obiettivo di Benyamin Netanyahu e del suo governo?
Per paradossale che possa sembrare, l’obiettivo è… Mahmud Abbas (Abu Mazen), con la campagna militare contro Hamas e Gaza che è semplicemente il mezzo per indebolire il Presidente palestinese.
Fin dal sequestro dei tre giovani coloni, il Primo ministro israeliano aveva preso di mira Mahmud Abbas come principale responsabile dell’operazione, ed è solo sotto la pressione statunitense che i dirigenti israeliani sono stati costretti a cambiare di spalla il loro fucile e ad ammettere che i palestinesi non avevano risparmiato gli sforzi per cercare di ritrovare i rapiti, approfittando dell’occasione per arrestare decine di militanti legati – o meno – ad Hamas.
Non importa: se non sei tu, allora è tuo fratello; e i dirigenti israeliani via a prendere di mira Hamas, con cui Mahmud Abbas ha da poco costituito un governo di Unità Nazionale; vale a dire: Abbas rompa l’alleanza con Hamas e così facendo si indebolisca agli occhi della popolazione, largamente fautrice dell’unità nazionale, altrimenti, se si rifiuta di farlo, diventa complice di quelli cui hanno attribuito la responsabilità del rapimento e del suo tragico esito.

Vogliono portare avanti la colonizzazione
Hamas ha smentito di avere a che fare con il rapimento e l’assassinio dei tre coloni, cosa che è peraltro coerente con la scelta di dar vita a un governo di unità nazionale con Habbas. Siano o meno convinti che Hamas sia responsabile, Netanyhau e la sua banda hanno deciso di aggredire la Striscia di Gaza. Solito riflesso dei vari governi israeliani: Gaza = Hamas = terrorismo, quindi si picchia indistintamente.
Mentre stiamo scrivendo [venerdì 12 luglio], si annunciano 122 morti [Oggi siamo già a 333. NdR], dei civili nella stragrande maggioranza. Per i capi militari di Tel Aviv, infatti, a Gaza non esistono civili, ma una comunità di un milione e mezzo di terroristi, dai 6 mesi ai 90 anni… Ricordiamocene: le centinaia di missili lanciati da Gaza nel corso degli ultimi mesi non hanno fatto – ancora – una sola vittima israeliana, tranne una donna anziana ad Haifa, tra l’altro araba, che per giunta è morta per una crisi cardiaca mentre correva a mettersi al riparo durante un allarme.
 Delegittimando Abbas, è l’insieme del processo negoziale che Netanyahu vuol far cadere, un processo che l’intera comunità internazionale vorrebbe veder uscire dai binari dove l’hanno volutamente impantanato i dirigenti israeliani. Per i dirigenti israeliani, la bussola punta a un unico e solo obiettivo: proseguire nella colonizzazione della Palestina. Tutto quel che punta a deviarli da questo orizzonte va fatto fallire, incluso al prezzo di centinaia di vittime innocenti nella Striscia di Gaza, incluso al prezzo di disgregare e sconvolgere la vita quotidiana di centinaia di migliaia di israeliani.

Sconfitta per Israele, prestigio per Hamas
Per Netanyahu, il problema è che, con la risposta di Hamas, non solo ha contribuito a risollevare il prestigio dell’organizzazione islamica – a spese di Abbas, il che danneggia enormemente i calcoli statunitensi – ma che al posto di una vittoria israeliana, ci si ritrova con un pareggio… che di fatto equivale alla sconfitta israeliana. È proprio di fronte a un bilancio del genere che si levano voci, all’estrema destra del governo di estrema destra israeliano, che chiedono l’offensiva di terra, conquistare cioè la Striscia di Gaza e occuparla per un periodo indeterminato.
Se non fossimo consapevoli del prezzo esorbitante che pagherebbe la popolazione di Gaza per una simile avventura, avremmo voglia di dire al generale Amidror, che è alla testa della campagna per un’operazione di terra: scommettiamo! Andate pure a Gaza! Se non aveste la memoria incrostata dall’arroganza, vi ricordereste del Libano e di quanto costi occupare una zona la cui popolazione ha dimostrato a più riprese che cosa stia a significare il termine resistenza.

[da L’anticapitaliste, settimanale del Nuovo Partito Anticapitalista (NPA) francese]
(Traduzione di Titti Pierini)



venerdì 18 luglio 2014

FERMARE I VENTI DI GUERRA di Franco Bartolomei




FERMARE I VENTI DI GUERRA
di Franco Bartolomei


CARI COMPAGNI ,DOBBIAMO FERMARE I VENTI DI GUERRA !
E' INAUDITO QUELLO CHE STA PER ACCADERE A GAZA .
UNA CITTA' - NAZIONE DI DUE MILIONI DI ABITANTI , STA PER ESSERE INVASA DALLO STATO DI ISRAELE , CON LA SCUSA DI UN ATTO CRIMINOSO COMMESSO DA SINGOLE PERSONE ,PER FERMARE UN PROCESSO DI PACE CHE STAVA PER CONCLUDERSI .
E L'EUROPA NON DICE NULLA .
Adesso si comprende perche' la colpa dei tre israeliani uccisi è stata data subito ad Hamas senza alcuna verifica .
Sarebbe divenuto molto semplice , cosi' facendo , poter attaccare frontalmente Gaza e far saltare l'accordo possibile tra Hamas e Fatah , per bloccare irrimediabilmente , senza particolari remore o fastidi , eccetto qualche centinaio di morti palestinesi , e forse qualche perdita nell'esercito israeliano, un processo di pace che addirittura gli Americani, questa volta, stavano imponendo ad Israele, anche sull'onda della spinta emotiva del nuovo papato di Francesco .
La verità e che ormai Obama , che al di là dei suoi limiti ha comunque fatto capire con chiarezza che la sua presidenza non impegnerà mai gli USA sul piano militare in nessuno degli scacchieri aperti nel mondo, lo fanno becco ad ogni occasione, mentre quello sciocco di Segretario di Stato, Kerry , gira il mondo come uno scemo per spiegare a tutti che il "Povero Negro" e' solo un incidente momentaneo , che presto verrà corretto dalla signora Clinton , la quale provvedera' a restituire agli USA il suo ruolo di guida sicura dell'occidente (sic!)  a tutela degli alleati tradizionali , primi tra tutti : Israele , Pakistan , Monarchie del Golfo, e Stati Europei di confine con la Federazione Russa-Bielorussa .
Eppure il nuovo asse Russia -India -Cina continua a non insegnare niente ai nostalgici dell'unipolarismo americano , e la storiella dell'espulsione dell'agente della Cia dalla Germania, così come la vittoria della Le Pen in Francia ,come le avventure di Assange , o i tradimenti di Snowden, o le coperture commerciali che la Cina garantisce alla Russia, e tanti altri fatti , anche molto diversi tra loro , che avvengono in giro per il mondo , sono tutti segnali chiari di una insofferenza crescente verso un ruolo guida mondiale degli USA non più suffragato da una corrispondente potenza economica e da una adeguata capacita' attrattiva del suo modello sociale .
E' evidente che in Occidente, sopratutto in ambienti Nato e CIA , c'è chi spinge, di fronte a questo scricchiolio pesante della vecchia egemonia , per un conflitto globale contro il nuovo asse che si va' formando in Oriente , sopratutto , come la storia ha già insegnato, per risolvere le contraddizioni insolubili di una crisi finanziaria ed economica di sistema dell'Occidente, ex sviluppato , da cui non si riesce ad uscire .
Ci hanno gia' provato con la Siria, e lì ci ha salvato Papa Francesco, ci stanno riprovando con L'Ucraina, e lì è bravo Putin a tenere i nervi saldi, ed ora riecco il medio Oriente con il blocco del processo di Pace per via di un crimine di un singolo gruppetto che fà comodo a parecchi, e che consente al governo Israeliano di far saltare una nuova concreta prospettiva di accordo generale .
In ogni caso l'alleato migliore in questo gioco pericoloso, è il fondamentalismo sunnita e post quedista , fomentato dalle monarchie del Golfo, da una parte della Cia, e, probabilmente, anche dai Servizi Pakistani, e tollerato da Israele, finchè alberga solo in parte dei palestinesi, per evidenti motivi di convenienza .
Quello che sta accadendo in Iraq, infatti, implicherà, in una fase prossima, un nuovo tentativo di innescare un conflitto globale , sopratutto se Assad reggerà all'attacco dei fondamentalisti di casa sua .
Viene spontaneo chiedere:
Ma l'Europa con la sua prosopopea sui valori democratici ed i diritti umani che farà di fronte a questi pericoli incombenti?
Continuerà ad assistere passivamente allo sviluppo di un piano inclinato che porta ad un nuovo conflitto globale, magari pensando di cavarne una utilità economica, o addirittura sperando di recuperare la sua antica centralità geopolitica, e dimostrando, in tal modo, di essere una entità politica ormai in mano ai poteri finanziari sovranazionali , assolutamente subalterna ai loro interessi strategici?
Oppure sceglierà di far di tutto per evitare il precipizio in nome delle sue ragioni costitutive e del ruolo di equilibrio mondiale che dice di voler assolvere?
Probabilmente la risposta a questio interrogativo infernale è nelle mani di tutta la Sinistra d'Europa .
Già altre volte nel secolo scorso, chiamata a questo compito supremo, ha fallito, lavoriamo duro perché stavolta non accada più!



13 luglio 2014





giovedì 17 luglio 2014

FERMARE IL MASSACRO DI GAZA



FERMARE IL MASSACRO DI GAZA

Segreteria nazionale MPL


«Dietro ogni terrorista vi sono decine di uomini e donne senza il cui aiuto non sarebbe potuto diventare un terrorista. Sono tutti nemici combattenti e il loro sangue dovrà ricadere sulle loro teste. Ora, questo riguarda anche le madri dei martiri che hanno mandato i loro figli all’inferno. Anche loro dovrebbero seguire i loro figli. Niente sarebbe più giusto. All’inferno dovrebbero andarci anche le case dove hanno allevato i loro serpenti». Alyet Shaked, deputata del partito Casa Ebraica nel parlamento israeliano


16 luglio. Ottavo giorno dall’inizio dell’assalto israeliano contro il popolo palestinese. Mentre in Cisgiordania le forze di sicurezza dello Stato sionista procedono con rastrellamenti su vasta scala e arresti indiscriminati contro i dimostranti palestinesi (sotto il naso dell’impotente Autorità nazionale di Abu Mazen), è a Gaza che sta avvenendo un vero e proprio massacro. I morti palestinesi sono ad oggi, 16 luglio, 213. Per la gran parte civili inermi, tra cui numerosi bambini (fonti Onu). Qui la macabra lista fornita dal Ministero della sanità di Gaza. I feriti, alcuni gravissimi, sono più di 1.600.
La decimazione per rappresaglia contro civili, è vero, è stata utilizzata da ogni sorta di esercito occupante. Mai nella misura, con le modalità e la brutalità con cui viene applicata dalle autorità dello Stato ebraico. Israele avrebbe compiuto in una settimana più di 1550 attacchi, rovesciando su Gaza più di 1.600 tonnellate di esplosivo. Quello che le Nazioni unite e l’Occidente, chiamano pudicamente “uso eccessivo della forza” (sic!).
Il coinvolgimento di HAMAS nel rapimento e nell’uccisione dei tre israeliani non è stato provato. Anche se lo fosse Gaza che c’entra? Solo dei criminali di guerra possono giustificare un tale genocidio chiamandolo “legittima ritorsione”.
E’ evidente che l’uccisione dei tre ragazzi israeliani, scoperta il 1 luglio, è un ridicolo pretesto. Un’offensiva così massiccia e su larga scala come l’operazione “Soglia di protezione” non si prepara in dieci giorni. Al contrario. L’attacco era evidentemente da tempo pianificato dal governo e dai militari israeliani. Come lo furono “Piombo fuso” nel dicembre 2008 e “Colonna di nuvola” nel dicembre 2012. L’obbiettivo dichiarato dei sionisti è dal 2006, quando HAMAS vinse le elezioni, sempre lo stesso: liquidare il “potenziale militare offensivo” della resistenza di Gaza. Non solo HAMAS dunque, ma pure Jihad Islamica, i Comitati di resistenza popolare, e gli stessi gruppi jihadisti che sono da tempo in rotta di collisione con HAMAS. E di quale potenziale parliamo? Esso non raggiunge nemmeno un centesimo di quello israeliano, molto, molto meno, se consideriamo le bombe atomiche nella disponibilità di Israele.

Che ci stiano riuscendo, contrariamente a ciò che vanno strombazzando i bollettini di guerra di Tsahal (Idf), che proclamano di aver raso al suolo “1.320 siti terroristici”, è altamente dubbio. Non è contestato solo dalla Resistenza palestinese, ma da numerosi analisti israeliani, che affermano che neanche il 20% degli arsenali della Resistenza sarebbero stato annientato.
Per questo il governo del guerrafondaio Netanyahu tiene accesi i motori dei carri armati per una ben più devastante invasione di terra. Ricordiamo quella che avvenne nel dicembre 2008-gennaio 2009, agli annali “Piombo fuso”. Allora il pretesto fu il lancio di razzi Kassam e Grad che. com’è noto, raramente infliggono danni e perdite rilevanti allo Stato sionista. Mezza Gaza venne rasa al suolo, più di 1300 i palestinesi uccisi, migliaia feriti. Ma la Resistenza palestinese non solo non venne piegata, si riorganizzò presto e in maniera ancor più decisa.
Per questo i comandi militari israeliani stanno frenando il governo Netanyahu. Essi sono titubanti nello sferrare un attacco di penetrazione nel cuore di Gaza, che potrebbe fallire come fallì cinque anni fa, e che potrebbe avere un esito pessimo, se non proprio tragico, per Tsahal. Lo Stato maggiore dell’esercito sionista preferirebbe continuare ad libitum con gli sbrigativi “bombardamenti sistematici, da terra, dal mare, dall’aria, riducendo al minimo i rischi di perdite umane. Godendo del sostegno degli Usa, della Nato e della Ue, essi pensano di poterselo permettere.
Bene hanno fatto HAMAS e le altre forze della Resistenza, a respingere l’ignobile proposta di tregua avanzata dal generale golpista egiziano al-Sissi. Lo stesso generale che ha messo fuori legge i fratelli egiziani di HAMAS e che ha sigillato, per conto di Israele, il valico di Rafah, contribuendo all’assedio per fame di Gaza.

A nome e per conto dei sionisti al-Sissi ha vincolato la fine dell’attacco israeliano in cambio della consegna da parte della Resistenza del suo arsenale bellico. Per quanto riguarda il Valico di Rafah esso sarebbe stato preso in consegna dalle guardie dell’Anp di Abu Mazen, col compito di non far passare nemmeno una pistola ad acqua.
HAMAS ha chiesto, affinché cessino le ostilità, la riapertura dei varchi con l’Egitto e Israele, ovvero che venga posto fine all’assedio da ogni lato che dura oramai da diversi anni, un assedio che costringe gran parte dei cittadini di Gaza a disumane sofferenze, che priva laStriscia di cibo, di medicinali, di acqua, di elettricità, di cemento per ricostruire le case danneggiate dai bombardamenti. Solo i nazisti, nel 1943, fecero peggio, quando annientarono la rivolta del ghetto ebraico di Varsavia.
Haniye ha detto giusto: siamo pronti a siglare il cessate il fuoco, ma a patto che sia posto fine all’assedio. Che Netanyahu e al-Sissi accetteranno questa elementare e sacrosanta condizione posta dalle autorità di Gaza, noi ne dubitiamo. Se ci sbagliamo ben venga il cessate il fuoco. Ne dubitiamo, poiché non solo i sionisti e i loro alleati occidentali, ma la maggior parte degli Stati arabi, hanno voluto sigillare Gaza e farne il più imponente lager del mondo, proprio con la speranza di indebolire HAMAS e la Resistenza, di fiaccare il morale degli abitanti-reclusi, di spingerli a genuflettersi e ad umiliarsi agli aggressori, ad  accettare le loro condizioni capestro.
Davanti a questo scandalo di proporzioni storiche mondiali che è Gaza, tutti coloro che sono davvero amanti della pace, della giustizia e della fratellanza tra popoli e nazioni, sono tenuti a gridare basta!, a mobilitarsi per sostenere la Resistenza palestinese. Nessuno si rifugi dietro l’alibi del “fondamentalismo islamico”. Ogni essere umano, chiunque consideri sacra la propria dignità e si trovasse al posto dei fratelli palestinesi, come loro si difenderebbe con le unghie e coi denti.Sono tenuti a mobilitarsi i cittadini italiani, contro il loro stesso governo il quale, dietro alle chiacchiere, sostiene Israele, e lo sostiene anche vendendogli le armi con cui i palestinesi vengono massacrati.
E che nessuno si nasconda dietro la pacifista foglia di fico che ogni violenza è esecrabile, che la Resistenza è responsabile se la pace non viene. Sono passati più di 25 anni da quando l’Olp depose le armi e avviò negoziati di pace sulla base dell’obbiettivo “due popoli due stati”. E qual è il risultato? Che non abbiamo alcuno stato palestinese ma solo deibantustan. E perché questo accade? Perché i sionisti non accettano e non accetteranno mai uno Stato palestinese davvero indipendente e sovrano, che non sia un suo stato-fantoccio.

Se la fiaccola della indomita Resistenza palestinese venisse davvero spenta, quello sarebbe un giorno di gioia per lo Stato fondato sull’apartheid chiamato Israele e le potenze imperialistiche che lo proteggono. Sarebbe però un giorno funesto per tutta l’umanità.

Segreteria nazionale del Mpl
da sollevAzione 16 luglio 2014





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