* Per la difesa dei lavoratori, dei senza reddito e delle minoranze oltre ogni discriminazione di genere e orientamento * Per un socialismo libertario, solidale e pluralista che riparta dai territori per riconquistare la giustizia sociale e la democrazia * Per un nuovo internazionalismo che difenda la vita sulla Terra, contro ogni devastazione ambientale e contro ogni guerra
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mercoledì 10 luglio 2019
IL MANIFESTO DELL’ULTIMA DISFATTA GRECA
domenica 12 maggio 2019
CELOMADURISMO E MARXISMO: IL CAMPISMO IN VENEZUELA
giovedì 18 aprile 2019
NOTRE-DAME E GLI OPERAI
di Lorenzo Mortara
Lorenzo Mortara
PCL Vercelli
mercoledì 17 Aprile 2019
lunedì 12 marzo 2018
IL FALLIMENTO DI SINISTRA RIVOLUZIONARIA: UN’ANALISI MARXISTA
di Lorenzo Mortara
Sinistra Rivoluzionaria (SR), la coalizione nata dall’unione del Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) e da Sinistra Classe Rivoluzione (SCR), due costole trotskiste di Rifondazione Comunista, ha racimolato a malapena lo 0,089% alla Camera e lo 0,108 al Senato, per un totale di 32˙527 voti: una miseria, che unita alla bancarotta senza appello di Potere al Popolo (PaP), costituisce l’intero disastro della sinistra radicale in questa tornata elettorale.
sabato 27 gennaio 2018
IL POPOLO LA RIFORMA IL POTERE: UN DISCORSO RIVOLUZIONARIO - di L. Mortara
di Lorenzo Mortara
I t'hann ciapa…
sabato 2 maggio 2015
SUI FATTI DI MILANO
La manifestazione No Expo del Primo Maggio a Milano ha visto la partecipazione di decine di migliaia di giovani. Giovani scesi in piazza per contestare, da versanti diversi, tutto ciò che Expo incarna, simbolicamente e materialmente: propaganda ipocrita della civiltà del profitto, speculazione selvaggia sul territorio, corruzione dilagante, infiltrazioni mafiose, super sfruttamento del lavoro e negazione dei diritti sindacali. A ciò si aggiunge la coreografia di un'autentica celebrazione di regime da parte del governo Renzi, interessato a fare dell'Expo non solo una leva promozionale del proprio successo d'immagine, ma un ulteriore strumento di rafforzamento del proprio legame coi poteri forti e i loro comitati d'affari: dentro il progetto di costruzione di una Terza Repubblica bonapartista che concentri nelle mani del Capo tutte le leve fondamentali del potere.
L'operazione vandalico nichilista condotta da alcuni settori antagonisti ha procurato un danno profondo alla manifestazione. Un danno ben superiore al numero delle automobili (assurdamente) bruciate. Non solo ha colpito le riconoscibilità delle ragioni anticapitaliste del corteo e il loro potere di impatto sull'opinione pubblica dei lavoratori, ma ha consentito all'intero fronte delle classi dominanti e al loro Stato di rafforzare la pretesa di un regime speciale di ordine pubblico nei mesi dell'Expo e del Giubileo, contro i diritti e le lotte del lavoro. La canea reazionaria senza freni che si è scatenata in queste ore sui fatti di Milano, dietro la bandiera della “punizione esemplare dei responsabili”, ha questo come obiettivo reale: un ulteriore giro di vite contro il conflitto sociale e i movimenti di massa.
martedì 26 marzo 2013
GRILLO REAZIONARIO? NON PIÙ DI BERTINOTTI E FERRERO
di Lorenzo Mortara
lunedì 3 settembre 2012
IL BARRAS ITALIANO di Elio Franceschi
lunedì 28 maggio 2012
Grilli per la testa di un marxista
Intervistato
su presunte sue simpatie per la Lega in quanto minoranza, De André,
disse una volta che lui era per le minoranze, ma non per la Lega in
quanto la Lega non era una minoranza o se lo era si muoveva con la
stessa arroganza delle maggioranze. E qua per maggioranze De André
intendeva le maggioranze di potere. In questa lapidaria disamina del
Faber ci sta tutta la differenza che passa tra la Lega e Grillo. La
Lega, fin da subito, non ha mai fatto paura ai padroni perché è sempre ruotata attorno a chi il potere (economico) in qualche modo ce
l’ha, non attorno a chi lo subisce. E infatti nel giro di poco si
alleò con Berlusconi perché la Lega è dei piccoli commercianti,
Grillo fa leva più sugli attivisti del volontariato, del mercato
equo e solidale eccetera. Il capitalismo piccolo borghese non fa
paura ai borghesi, perché è sempre sotto il loro controllo, ma il
socialismo piccolo borghese, in tutte le sue varianti, e Grillo come
vedremo rientra in una di queste, può sempre sfuggire di mano quando
la crisi, facendolo cozzare contro le sue stesse contraddizioni, lo
spinge molto più a sinistra di quanto avesse preventivato in
partenza.
lunedì 7 maggio 2012
UN OTTIMO RISULTATO
domenica 11 marzo 2012
L'animalismo è anticapitalismo
Non si può spezzare nessuna specie di servitù
Storicamente, le correnti di sinistra nascono per "portare avanti" gli interessi degli oppressi. Tradizionalmente le persone e le forze di sinistra si richiamano a questi interessi. I problemi sorgono (e dopo oltre due secoli di storia del movimento operaio mi sembra impossibile negarlo) quando si qualifica in quale modo si concepiscono questi interessi. Contrariamente alle convinzioni invalse per due secoli di discussioni, polemiche e scissioni, la questione non riguarda unicamente le strategie e le tattiche che devono venir adottate, ma i criteri stessi dell'identificazione tra le diverse tendenze e i loro referenti principali. E' un concetto che potrebbe apparire complesso ma che riveste un’ importanza profonda. Se nel '17 il problema per Lenin era quello della presa del potere, oggi il contesto socio-economico ci pone di fronte anche ad altri nuovi problemi. Ad esempio, durante la Rivoluzione Russa rivestiva un ruolo centrale la produzione di grano. Oggi quel grano è prodotto in eccesso. La lotta per l'aumento di produzione ha condotto l'umanità in un sistema economico nel quale oltre l'80% del prodotto è superfluo. Ed è interessante notare che anche in zone fortemente depauperate come molte regioni dell'Africa Centrale, si abbia una sovrapproduzione di beni alimentari. A tal proposito centrale è lo studio dei teorici della Teoria della decrescita (come Serge Latouche e Mauro Bonaiuti) che proprio questo principio mettono bene in luce (1).
Le prospettive di miglioramento che sono perseguite da parte delle varie formazioni, inserite negli schemi classici del socialismo non sono precisate in senso proprio. Non affondano le proprie radici sugli aspetti psicologici umani. Anzi, questi vengono dati per scontati, oppure vengono pensati e considerati in maniera del tutto generica. In altri termini, si considera il miglioramento come un fatto oggettivo legato unicamente alla sconfitta o al ridimensionamento degli oppressori, da raggiungere utilizzandone gli stessi mezzi. Non si pone invece al centro della riflessione chi sono, chi possono e vogliono essere le donne e gli uomini cui si rivolge, e di conseguenza che mondo vogliono costruire. Cercano cioè di muovere la gente su questioni esclusivamente contingenti piuttosto che recepirne i sentimenti e le ragioni più intime e provare ad indirizzarli complessivamente sulla via della trasformazione globale, attraverso la presa di coscienza. Si rimettono al giudizio delle masse, ma queste vengono considerate come numeri per il proprio potere, ovvero come coloro che affidano o delegano ai propri rappresentanti politici le speranze di cambiamento. E' lo stesso copione della rivoluzione borghese del 1789 in Francia: gli oppressi e gli emarginati sono gli spettatori di cui hanno bisogno gli attori politici per legittimare il proprio ruolo e farne le fortune. L'importanza della moltitudine consiste nel consenso che fornisce politicamente o sindacalmente, al massimo ed eccezionalmente negli scossoni che provocano le loro ascese a patto che siano riassorbibili ed adattabili alle soluzioni già previste (in questo senso riveste un ruolo esemplificativo quanto accaduto a Kronstadt). In nessun caso primeggia il protagonismo umano che le persone esprimono nella loro lotta. Ma proprio questo protagonismo è quello che sospinge la gente di sinistra, che le fa sentire di sinistra. E’ questo protagonismo che alimenta la loro voglia di lottare, di veder cambiare il contesto in cui vivono. Ma i dirigenti delle formazioni della sinistra italiana sono preoccupati esclusivamente del loro risultato politico. Per queste formazioni vale il principio secondo il quale tutto dipende dalle masse in lotta, l'ultima e decisiva parola spetta invece alla loro attività. Dietro la presunta fiducia incondizionata nelle masse si nasconde spesso la sfiducia profonda verso le capacità creative e costruttive connaturate all'uomo e alla donna, premesse e motivi decisivi di qualsiasi ipotesi di autoemancipazione. Invece, tutto dovrebbe dipendere dalle persone che vogliono autoemanciparsi facendo leva sui loro valori etici (diametralmente opposti a quelli dominanti). In questo quadro e solo in questo quadro, le lotte e le rivoluzioni sono davvero decisive. La Comune parigina del 1871 e alcuni passaggi della rivoluzione russa come il primo Soviet del 1905 e quello libero di Kronstadt ci mostrano come i Consigli possano essere un'espressione di alta comunanza, un embrione di potere inclusivo e diretto e non semplicemente strumenti della rivoluzione.
- Vi è in queste formazioni una eccessiva preoccupazione per i risultati elettorali e il consenso immediato. Per questo aspetto una proposta realmente animalista risulterebbe controproducente;
- In secondo luogo e soprattutto, queste formazioni cadono nei limiti di una visione liberale della società. L’oppressione capitalistica, le logiche individualistiche e meritocratiche, non solo non sono contrastate ma sono addirittura condivise. E’ il caso di SEL, un partito fondato sul MITO DELLA MERITOCRAZIA.
E così accade che SEL e Verdi risultino profondamente carenti nella proposta politica e che di fatto il loro ruolo nella lotta animalista sia profondamente negativo. In questo quadro non è un caso che l'impostazione più chiara e costruttiva emerga da una piccola formazione dell’estrema sinistra italiana: il Partito Comunista dei Lavoratori. Il documento approvato nell’ultimo Congresso del PCL infatti esprime idee più chiare di quelle mediamente riscontrabili nell’ambiente delle sinistre italiane (SEL, Verdi, Rifondazione) e dello stesso attivismo animalista spesso insabbiato in prospettive contraddittorie e non realmente emancipative (neanche per gli stessi animali che si pretende di tutelare) . Il documento del PCL invece, prova a ripercorrere alcune delle tappe concettuali imprescindibili per rendere effettiva la prospettiva della liberazione animale.
(1) Si fa qui riferimento alla Decrescita declinata in senso anticapitalistico. In particolare si sottolineano quei punti della Decrescita spesso sottovalutati ad iniziare dal principio della Redistribuzione di Latouche che pone il limite minimo del reddito garantito per tutti a 1.000 euro e quello massimo a 3.000 euro. Per un approfondimento si rimanda al volume curato da Mauro Bonaiuti “Obiettivo Decrescita”, EMI, 2005.
martedì 8 novembre 2011
LA CRISI DENUDA IL "GRILLISMO"

Tratto dal sito del
Partito Comunista dei Lavoratori
Sono passati tre mesi dal successo elettorale del grillismo: presentatosi come “la vera alternativa” e soprattutto così percepito da un pezzo di giovane generazione, giustamente nauseato dalle politiche bipartisan e alla ricerca di un riferimento “antisistema”. Eppure sembrano passati tre anni. La nuova precipitazione della crisi economica e sociale del capitalismo internazionale e l’esplosione della crisi finanziaria in Italia, hanno relegato Beppe Grillo al silenzio. Non si tratta di un effetto mediatico. Si tratta di qualcosa di più profondo: l’emergere, di fronte all’enormità della crisi, del carattere minimalistico ed evanescente del programma stesso del grillismo. Che non ha nulla da dire sulla crisi sociale. E quel che dice è clamorosamente subalterno alla politica dominante.
GRILLO: “TUTTI I CITTADINI DEVONO FARE I SACRIFICI”
La riprova di questo si ha guardando la proposta di Beppe Grillo sulla manovra economica, depositata sul suo celebre sito (20 agosto). L’impostazione critica di Grillo verso la manovra del Governo è molto semplice: «I cittadini fanno i sacrifici. I parlamentari decidono i sacrifici. I parlamentari non fanno sacrifici». Occorre cambiare le regole, protesta Grillo: «Tutti i cittadini devono fare i sacrifici. I cittadini decidono i sacrifici. I parlamentari debbono fare i sacrifici». E dopo aver impostato così le cose, il programma di Beppe fa un lungo elenco di sacrifici da chiedere ai “politici” (dimezzamento del numero, rinuncia ai vitalizi, abolizione delle doppie o triple pensioni ecc. ecc.). Tutto qui? Si, tutto qui. Al punto che Grillo stesso rivela che sono giunti al sito 500 messaggi di sostenitori scontenti che avanzano molte proposte aggiuntive: tra cui principalmente – è sempre Grillo che lo rivela – la tassazione dei beni ecclesiastici e il “default immediato”. Grillo abbozza, fa un sommario delle proposte aggiuntive, dice che le sottoporrà a referendum via Web, conclude che la proposta definitiva sarà inviata... ai parlamentari, sperando che ne tengano conto.
Questo scenario racchiude in sé tutti gli equivoci del grillismo, svelandone la natura truffaldina.
POLITICI CONDANNATI, CAPITALISMO ASSOLTO
Il male sta nei “Politici” (italiani), la soluzione sta nei sacrifici dei “Politici”. Questa è la proposta del grillismo di fronte alla più grande crisi del capitalismo mondiale degli ultimi 80 anni. Ciò che colpisce non è solo la totale inconsistenza dell’approccio o la sua grettezza provinciale. E neppure il fatto che tra le tante proposte di merito sui privilegi istituzionali sia assente quella più elementare e democratica: la riduzione dello stipendio di un parlamentare a quello medio di un impiegato. Ciò che colpisce è l’assoluzione silenziosa della società capitalista, proprio nel momento del suo massimo disfacimento, immoralità, irrazionalità.
I privilegi intollerabili dei parlamentari non sono la negazione della buona società civile, da cui chiamare la buona società a liberarsi. I privilegi dei parlamentari sono il riflesso in ultima analisi dei privilegi sociali di quelle classi che il Parlamento e Governi difendono: i capitalisti, i banchieri, i rentiers, e tutta la corte sociale che gravita attorno ad essi (manager, grandi azionisti, giocatori di Borsa..). È la classe che vive di profitto e di rendita. È la classe che vive di sfruttamento e rapina. È la classe che ha ridotto l’economia del mondo (e dell’Italia) a un gigantesco Casinò, in cui una piccola minoranza di faccendieri d’azzardo si disputa quotidianamente sul tavolo di gioco lavoro, pensioni, stipendi della maggioranza della società.
È un caso che questa classe paghi i partiti dominanti, sia con regolari donazioni, sia con mazzette bipartisan? Gli stessi stipendi dorati dei parlamentari – non solo in Italia – sono un investimento di garanzia nella loro fedeltà. E l’investimento è sicuramente ben riposto.
Cosa accade oggi? Accade che questo gigantesco casinò che si chiama capitalismo mondiale è in crisi rovinosa. E così le classi dominanti di tutto il mondo si appellano ai propri governi e ai propri parlamentari, perché impongano (enormi) “sacrifici” alla maggioranza della società. A quella stessa maggioranza che paga da trentanni le rapine dei capitalisti e dei banchieri, sotto i governi di ogni colore.
GRILLO SI SUBORDINA ALLA RAPINA DEI BANCHIERI
Ma se è così, dire – come Grillo – “tutti i cittadini debbono fare i sacrifici” non significa forse subordinarsi alla rapina dei banchieri? Altro che alternativa antisistema. È esattamente l’accettazione del sistema. E per di più dei gravami della sua crisi sulle condizioni della povera gente. Perché un operaio, un precario, un disoccupato, oppure un impiegato, un insegnante, un pensionato, dovrebbe continuare a fare “sacrifici” per consentire allo Stato di pagare ogni anno 80 miliardi di interessi ai banchieri detentori di Titoli di Stato? Cioè a quegli stessi banchieri che ogni giorno, da trentanni, chiedono tagli a stipendi, istruzione, sanità, pensioni? Eppure questo è il senso della manovra del governo Berlusconi e delle manovre “lacrime e sangue” di tutti i governi al mondo. Questa è la logica su cui convergono in tutto il mondo le cosiddette “opposizioni”. Non sapevamo che anche Grillo si fosse allineato al coro. Ora lo sappiamo.
Il fatto di aggiungere che “i sacrifici li devono fare anche i Parlamentari”, non sposta di una virgola il problema. Perché un conto è rivendicare l’abbattimento dei privilegi intollerabili dei parlamentari dentro un programma e una prospettiva anticapitalista e antisistema che parta dal rifiuto dei “sacrifici” popolari (è quello che noi facciamo). Cosa opposta è dire che “anche i parlamentari” debbono fare i sacrifici, “come tutti i cittadini”. Questa è semplicemente una truffa. E per di più subalterna proprio alla truffa propagandista oggi in voga per far digerire i “sacrifici” alla povera gente. È un caso che le richiesta di “sacrifici anche per i parlamentari e i politici” sia oggi così diffusa nei circoli dominanti e sulla loro stampa? No, non è un caso. I partiti parlamentari si rendono conto che rischiano la rivolta sociale se nel momento in cui chiedono nuovi sacrifici ai lavoratori non danno una spuntatina ai propri privilegi. Confindustria e banche sanno che per far ingoiare i sacrifici alla povera gente, nel proprio interesse di classe, è bene che i (propri) parlamentari facciano un po' di dieta. In un caso come nell’altro, il tema dei “sacrifici della politica” è solo il bordo di zucchero su un calice amaro offerto agli sfruttati. In altri termini un inganno sociale. Non sapevamo che Grillo, a modo suo, si subordinasse di fatto a questo inganno. Ora lo sappiamo.
Se a questo si aggiunge l’invio della proposta dei “sacrifici dei Parlamentari”... agli stessi Parlamentari che dovrebbero “sacrificarsi” – tramite letterina o via web – ci pare davvero superfluo il commento. I destinatari della missiva rideranno di gusto. Evidentemente un soggetto politico come il grillismo che rifiuta ogni forma di lotta di massa, nei luoghi di lavoro, nelle strade, nelle piazze, pensa di surrogare tutto questo con la potenza del web. Sino a rendere pura letteratura dell’impotenza e dell'illusione, le sue stesse proposte già di per sé subalterne. Un soggetto presentatosi come “alternativa radicale” si riduce a postino verso il potere. Ma questo non significa prendere in giro le aspettative e domande, infinitamente più serie, di tanti suoi sostenitori?
PER UNA ALTERNATIVA ANTICAPITALISTA
In conclusione. Di fronte alla grande crisi che investe la società del mondo, il grillismo è nudo. Lo schifo autentico per la politica dominante (bipartisan), l’ansia di un alternativa vera e di una vera democrazia, da parte di tanti sostenitori del Movimento a 5 stelle, non devono essere abbandonati nelle mani di un comico guru e di una meteora elettoralista. Meritano la risposta seria di un programma anticapitalista, di un’organizzazione socialmente radicata che lo persegua, di una prospettiva reale di rivoluzione. Che liberi l’Italia della dittatura degli industriali, dei banchieri, del Vaticano, e quindi dei loro partiti. Che rivendichi l’abolizione del debito pubblico verso le banche, e la loro nazionalizzazione sotto controllo sociale; la soppressione di tutti i privilegi clericali e istituzionali; il potere reale della maggioranza della società nel governo del proprio destino. In altri termini: un governo dei lavoratori come leva di un’autentica rifondazione dell’intero ordine della società.
È questa la ragione del Partito Comunista dei Lavoratori.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI











