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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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giovedì 28 febbraio 2013

PRIMI TRANELLI PER I GRILLINI




di Lorenzo Mortara
Rsu Fiom-Cgil Rete28Aprile


Non bene, ma benone ha fatto Grillo, a rispedire al mittente le prime avance velenosissime di Bersani per un Governo in tandem. Le gazzette di regime hanno prontamente esaltato l’anima più candida e ingenua del Movimento grillino che è già pronta a immolarsi tra le braccia di Gargamella alla prima trappola posta sul suo cammino dai terrificanti manovratori del PD.
Lascia fare a loro, alla democrazia partecipativa, alla rete! Sii costruttivo, ora devi assumerti la responsabilità per il bene del Paese, non fare il dittatore! Ecco, in queste ultime parole, il consiglio più surreale, più spassionato e soprattutto più disinteressato che hanno dato a Grillo proprio loro, i dittatori.
Basta però leggere il loro principale quotidiano per capire cosa frulla nella testa della borghesia da lunedì sera. Del resto non ci va molto.
Come era ampiamente prevedibile la borghesia si appresta a rimettere a cuccia e a scaricare il Commissario Tecnico coccolato fino a ieri, e che ormai rischia di fare dei danni anche dalla panchina su cui l’ha seduto e schienato per sempre l'elettorato. Scrive infatti Angelo Panebianco sul Corriere di oggi: «Una cosa le elezioni l’hanno però dimostrata: l’inconsistenza del progetto neocentrista. Monti e Casini devono ora prendere atto che non c’è futuro al centro». Il loro ultimo compito prima di scomparire nel regno delle ombre è «quello di trattare una forma di qualche onorevole resa con il centrodestra». La borghesia insomma s’arrende a Berlusconi, unico capo possibile della parte destra. Con l’exploit di Grillo è finito il tempo di scherzare. Non si può più spezzare il fronte in tre tronconi. I tecnici falliti devono sottomettersi ai capi riconosciuti e accettare l’unico ruolo possibile per loro, quello di semplici gregari. Ma mentre prepara un centrodestra agguerrito e compatto, la borghesia prova ad addomesticare Grillo con la parte sinistra. Ne va della sua sopravvivenza. Senza addomesticare Grillo, per il PD è finita. È questo infatti il l’ultimo compito assegnato a Bersani prima che venga sostituito da Renzi, il più brillante dei giovani squali allevati nell’acquario per dipendenti padronali che prende il nome di Partito Democratico. Ironia della sorte, il “rottamatore” potrebbe trovarsi in sella al PD proprio al momento di rottamarlo davvero, insieme con un rottame di soli quarant’anni come lui.
Panebianco ovviamente fa finta di non sapere che la sconfitta di Bersani, non è dovuta alla sua incapacità di spostarsi ancora più a destra come avrebbe invece permesso il giovane arrivista pescato alla Ruota della Fortuna, ma all’esatto opposto, all’incapacità assoluta del PD di fare una qualsiasi cosa di sinistra. Avesse anche solo buttato fuori il destro Renzi, Bersani avrebbe preso un paio di percentuali in più. Ma a Panebianco, penoso eroe del giornalismo borghese, queste sottigliezze non interessano. E non lo si può nemmeno biasimare più di tanto per questo. In gioco c’è la difesa del Capitale, non una analisi scientifica della situazione politica, quella spetta necessariamente al marxismo. E se Bersani per vincere si fosse spostato a sinistra, Panebianco non l’avrebbe mai applaudito. Meglio infatti perdere spostandosi a destra che spostarsi a sinistra e far vincere, anche solo di un niente, il proletariato.
Le istanze proletarie hanno fatto capolino dai palchi dello Tsunami Tour, in mezzo a un mare di proposte ibride che fanno oscillare il movimento di Grillo a destra e a sinistra. E la borghesia è appunto preoccupata che oscilli troppo a sinistra. Per questo ha tirato fuori subito il più furbo dei suoi servi più corrotti. Bersani da solo non basta. La sua mitezza non convince perché è pari solo alla sua dabbenaggine. Per mettere nel sacco Grillo ci vuole tutta l’ipocrisia di un burocrate viscido e navigato come baffino D’Alema. Ed è appunto al delfino di Berlinguer, al suo erede naturale, che il padronato affida i suoi messaggi in codice al Movimento 5 Stelle. Intervistato dalle colonne del Corriere, D’Alema ha offerto a Grillo di pavoneggiarsi come un inutile Bertinotti qualunque con la ancora più inutile Presidenza della Camera. Servito l’antipasto ha continuato a deliziare i commensali-lettori con frasi fatte sulla ricchezza della diversità, e dopo tanto fumo ha sfornato finalmente l’arrosto: un governo costituente PD-M5S per «dimezzare il numero dei parlamentari, ridurre quello degli eletti (non è la stessa cosa? – nda), riformare radicalmente la struttura amministrativa del Paese (abolizione della province? – nda), mettere mano ai costi della politica, combattere la corruzione, varare una seria legge sul conflitto di interessi». Come si possa combattere la corruzione in combutta con il secondo partito più corrotto e sporco d’Italia o varare la legge sul conflitto di interessi con chi non l’ha mai fatta nonostante le mille occasioni avute, il Corsera non lo chiede a D’Alema. La domanda è troppo impegnativa e tabù. Si augura che bastino queste quattro sciocchezze per saziare i palati non ancora troppo raffinati dei grillini. La borghesia prenderebbe due piccioni con una fava, se, nel momento stesso in cui si raccoglie di nuovo attorno a Berlusconi, riuscisse anche a diluire per qualche anno la radicalità dei grillini in un Governo di centro sinistra dedito alle cazzate. Al momento delle nuove elezioni, le banche si ritroverebbero la pancia piena, con l’unica differenza che adesso sarebbe farcita anziché attraverso i tagli dei salari proletari, attraverso il taglio degli stipendi dei loro camerieri parlamentari. Per i grillini sarebbe la fine. Constatato infatti che tagliati i costi della politica borghese, i soldi risparmiati sono finiti ugualmente nelle solite tasche, il popolo lavoratore si renderebbe immediatamente conto di aver dato la fiducia a un altro partito di citrulli e gli volterebbe in men che non si dica e giustamente le spalle. La borghesia si ritroverebbe di nuovo al sicuro e con due partiti in pieno risorgimento nelle mani. Non è detto che questo accada davvero. L’ingordigia della borghesia è infatti senza fine. E se le cazzate ad alcuni grillini potrebbero anche bastare, non basteranno certo alla borghesia che infatti chiede anche, e sempre per bocca di D’Alema, di «aggredire il tema del debito, facendo un’operazione sul patrimonio pubblico: valorizzazioni e dismissioni intelligenti, quindi non quelle industriali». Sulla svendita dell’industria di Stato grillini e piddini potrebbero anche trovarsi, non avendo lo Stato praticamente più niente da regalare ai padroni, avendoci già pensato Prodi in versione Babbo Natale, ma sulla rapina ai danni dei lavoratori di tutto ciò che è ancora pubblico potrebbe e dovrebbe arenarsi l’improbabile Governo PD-M5S.
Grillo ha provato a ribaltare la prospettiva chiedendo a Bersani di votare un Governo a Cinque Stelle. Ma per liberarsi dalle secche in cui rischiano di arenarsi tanti militanti, basta prenderlo in contropiede. Grillo proponga a Bersani la parte più avanzata del suo programma, quella emersa nei momenti salienti e più ispirati dello Tsunami Tour e vedrà che le trappole scoppieranno tutte tra le mani dei burocrati del PD. Proponga immediatamente un Governo che non perda tempo con le quisquilie e si dedichi a quattro, semplici, radicali riforme: la riduzione dell’orario di lavoro da quaranta a trenta ore, la pensione a 60 anni con paga da metalmeccanico, l’abolizione immediata di tutte le leggi Fornero-Biagi-Treu e il reddito di cittadinanza. Non si faccia ingannare dalla faccia tosta di D’Alema: «Ma chi può essere contrario – si chiede questo trombone – al reddito di cittadinanza? Il problema è quello di trovare i soldi». Ma il fatto che sia semplicissimo trovare la soluzione nelle sue tasche e in quelle dei suoi padroni dimostra che al di là delle chiacchiere D’Alema è contrario al reddito di cittadinanza. Perciò Grillo non abbia paura, chieda chiaro e tondo queste cose e vedrà che il morto che ancora parla, starà zitto per sempre perché sarà lui stesso a ritirare la fiducia, prima ancora che nasca, al Governo PD-M5S. Orfano dei grillini Bersani proverà allora il governissimo. Poi assieme a Berlusconi, con o senza il governissimo, esalerà l’ultimo respiro. Noi ricominceremo a respirare, perché faremo l'unica, vera dismissione intelligente: quella di lui e D'Alema. In caso contrario, le 5 stelle, così come sono salite di colpo al settimo cielo, di colpo rovineranno nella polvere. Noi il nostro miglior contributo perché ciò non accada l’abbiamo dato. Nessun grillino ci potrà accusare di settarismo.


Stazione dei Celti
Giovedì 28 Febbraio 2013



Nota - L'articolo di Panebianco si intitola Riforme per la disperazione.





3 commenti:

Anonimo ha detto...

Parole del comico guru:
"Ci sono una ventina di milioni di italiani che hanno galleggiato sulla crisi, che non hanno voluto osare perché forse forse, sotto sotto, gli sta bene così.
[…] La cosa che mi dà malessere sono questi milioni di persone che galleggiano nella crisi, che sono stati solo sfiorati dalla crisi, che sono riusciti a vivacchiare a discapito degli altri milioni che non ce la fanno più. Il problema dell'Italia sono queste persone. E finché non gli toccheranno gli stipendi o le pensioni, per loro va benissimo immobilizzare il Paese, ma durerà poco, molto poco questa situazione"

Parla di milioni di persone che vivono a discapito di altri.
Mumble mumble, i manager pubblici non sono a milioni. I pensionati d'oro tipo Monti nemmeno. Certo non squali del capitale.
Chi saranno questi "milioni" di persone?
Vuoi vedere che sono pensionati a 1000-1200 euri al mese quando va bene, o chessò pompieri, insegnanti, lavoratori della sanità e via dicendo, saranno questi i parassiti?
Le idee di D'Alema & C. le conosciamo.
Ma le idee del comico guru, si ha "idea" dove vanno a parare? Io non credo proprio.
Saluti,
Carlo.

Lorenzo Mortara ha detto...

Ci sono tantissime altre parole del comico che vanno in tutt'altra direzione. A noi tocca spingere in quella, poi tireremo le conclusioni. Prima non mi pare corretto.

Marco Spedicato ha detto...

Ma sì, lasciatelo lavorare e poi giudicherete... (dove l'ho già sentita?). In ogni caso, mi raccomando: l'importante è passare di illusione in illusione. C'era uno, mi pare, subito dopo l'unità d'Italia (!), che disse: "In Italia si fa sempre qualcosa di nuovo, mai qualcosa di diverso", e infatti siamo sempre allo stesso punto. Non ho ancora sentito (letto) nessuno dei presunti compagni dire chiaro e tondo, piuttosto, che queste sono state le elezioni più IRRILEVANTI dell'intera storia d'Italia, e per ragioni molto semplici e arcinote: 1) Fiscal compact e pareggio di bilancio sono già stati approvati dai nostri valorosi calabrache; 2) il Parlamento in quanto tale negli Stati moderni non conta più una mazza (in altre parole, il potere legislativo è stato fagocitato dal potere esecutivo, che segue altre logiche rispetto alla rappresentatività); 3) gli eletti grillini, che arriveranno a Roma più o meno come Totò e Peppino a Milano, verranno subito irretiti dai vecchi marpioni della politica, e a quel punto l'unico potere effettivo che Grillo ha su di loro (quello di espellerli dal movimento) non gli farà più neanche il solletico.
Per favore, non siamo buoni a far niente ma almeno non contribuiamo a propagare tutte le illusioni che di volta in volta ci capitano a tiro!

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