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martedì 20 ottobre 2015

APPUNTI PER UNA STORIA DEL TROTSKISMO di Stefano Santarelli -Prima parte-





APPUNTI PER UNA STORIA DEL TROTSKISMO
di Stefano Santarelli

Prima parte




Recentemente Franco Ferrari, un dirigente di Rifondazione Comunista, ha scritto un testo estremamente interessante sul trotskismo, indiscutibilmente la corrente più dinamica del movimento comunista: "Il trotskismo internazionale".

Questo testo rappresenta in fondo una anomalia nel nostro mercato editoriale: infatti è la prima vera storia del trotskismo scritta da un italiano il quale per di più non viene da questa corrente politica e forse proprio per tale motivo questo testo si caratterizza per la sua imparzialità anche se con alcune omissioni che sono però giustificabili.
Indiscutibilmente il saggio di Ferrari è ostico, ma non certamente per colpa dell’autore. La colpa è proprio dei trotskisti stessi che con le loro diatribe interne culminate in varie scissioni ed unificazioni, in verità più le prime che le seconde, rendono di difficile comprensione anche per gli addetti ai lavori la loro storia.

Come afferma giustamente Ferrari: 

“Questa tendenza alla frammentazione deriva da vari fattori, in parte comuni ad altre correnti dell’estrema sinistra. Lo scarso insediamento sociale e l’elevato tasso di ideologizzazione tendono a radicalizzare i conflitti ed a procurare rotture organizzative. Ma per i trotskisti influisce un elemento in più. E’ un aspetto costitutivo dell’identità politica del trotskismo la necessità di appartenere ad una organizzazione internazionale, con l’obiettivo ambizioso di dar vita ad un vero e proprio “partito mondiale”. Questo fatto ha favorito il moltiplicarsi delle divisioni, intrecciando in esse fattori nazionali e internazionali. Ogni gruppo nazionale che raggiunge dimensioni significative tende a dar vita ad una propria corrente internazionale più o meno strutturata, stimolando la costituzione di nuovi gruppi in altri paesi e alimentando nuove scissioni.”

Infatti attualmente esistono vari Centri internazionali che si richiamano al patrimonio di Trotsky e che si autodefiniscono “Quarta internazionale”, ma per obiettività storica in realtà nessuno di essi si può considerare l’erede della Quarta internazionale fondata nel 1938.

Ferrari di fronte alle varie correnti che hanno costituito la storia del trotskismo ha scelto di non considerare nel suo saggio alcuni correnti del passato, oggi praticamente inesistenti, come quella dell’argentino Juan Posadas e dell’inglese Gerry Healy che hanno avuto però in passato una notevole importanza nella storia di questo movimento. Se questa scelta può essere anche condivisibile, meno condivisibile è l’esclusione in questo libro di una forza come Lutte Ouvrière la quale ha una storia che risale al lontano 1936 ed in Francia costituisce ancora oggi una delle più importanti e significative formazioni della sinistra radicale oltre che ad essere il principale e formalmente anche l’unico partito trotskista. Come anche l’esclusione del Coordinamento per la ricostruzione della Quarta internazionale (CRQI) diretto dal vecchio dirigente argentino Jorge Altamira e di cui il Partito Comunista dei Lavoratori è la sua sezione italiana. Anche perché la sua sezione argentina il Partido obrero (PO) gode di un largo seguito politico ed insieme a due formazioni moreniste il Partido de los trabajadores socialistas (PTS) e l’Izquierda socialista (IS) ha costituito il Frente de izquierda de Trabajadores (FIT) che recentemente nelle ultime elezioni politiche (ottobre 2013) ha ottenuto 1.150.000 voti pari al 5,13% dei voti con l’elezione di tre deputati di cui due appartenenti al Partido obrero.
In questo testo vengono quindi studiate le seguenti componenti trotskiste:

° il Segretariato Unificato
° i lambertisti
° i morenisti
° la International socialist tendency (IST) – il Socialist Workers Party britannico
° le due tendenze nate dal Militant britannico :
° il Comitee for a Workers International (CWI)
° la Tendenza Marxista Internazionale (TMI)



Dalle origini all’assassinio di Trotsky


La parola trotskismo ha assunto vari significati diversi col passare del tempo. Infatti si parla si “trotskismo” già nel lontano 1903 quando il grande rivoluzionario russo inizia ad assumere un ruolo di primo piano nel movimento marxista russo che vide nascere la divisione tra Menscevichi e Bolscevichi. Ed è proprio a partire da quegli anni che Trotsky inizia ad elaborare la Teoria della Rivoluzione Permanente che era stata abbozzata per primo da Parvus.
Ma l’autore di questo testo giustamente inizia a soffermare la sua attenzione sul trotskismo a partire dal 1923 quando nasce, dentro il Partito bolscevico, l’Opposizione di sinistra diretta da Trotsky che nell’aprile del 1926 si unifica con la tendenza guidata da Zinoviev e Kamanev costituendo la cosiddetta “Opposizione unificata”. Allora i trotskisti non utilizzavano tale vocabolo per definirsi, al contrario essi si definivano soltanto dei “bolscevico-leninisti”, infatti questa denominazione, all’inizio dispregiativa, un vero e proprio marchio d’infamia, venne coniata proprio dallo stalinismo etichettandoli come “l’avanguardia della controrivoluzione borghese” e “la Quinta colonna del fascismo”.

Nel 1928 l’Opposizione di sinistra si trasforma in Opposizione internazionale: nel ’28 si costituisce quella americana, nel ’29 quella tedesca, nel ’31 quella greca che conterà più di 1.400 militanti (superiori quindi al Pc ufficiale), quella spagnola diretta da Andres Nin, quella cinese dal vecchio segretario del Pc cinese Chen Tu-hsiu, quella italiana diretta da Pietro Tresso e la Ligue communiste, sezione francese, costituita da 200 militanti.
Ma la componente più numerosa e significativa rimane indiscutibilmente quella russa, ma è una componente che si trova in prigione o nei campi di concentramento sovietici.
Infatti come è noto la dittatura staliniana usò tutti i metodi possibili (dall’esilio fino allo sterminio) per distruggere i suoi oppositori.
Con Trotsky esiliato in Turchia (1929) sarà un comunista francese, Alfred Rosmer, che si farà carico di mantenere i rapporti con gli altri dissidenti europei facendo nascere il primo giornale trotskista , “La verité”, che ancora oggi viene pubblicato dai lambertisti.

La prima Conferenza internazionale dell’Opposizione di Sinistra si tiene a Parigi nel 1930 e fa nascere un embrionale gruppo dirigente costituito dal figlio di Trotsky, Leon Sedov, e dal francese Pierre Naville. Dal 1930 al 1933 l’attenzione di Trotsky si rivolge alla situazione politica tedesca dove emerge il pericolo nazista e la contemporanea sconfitta del movimento operaio e dei suoi partiti quello socialista e quello comunista. Ed è proprio a partire dal 1933 fino al suo assassinio in Messico nel 1940 che Trotsky consacra il resto della sua vita alla costruzione della Quarta internazionale.
Questa svolta politica che Trotsky compie a partire dal 1933 nasce non soltanto dalla vittoria di Hitler, ma dalla considerazione che il partito stalinista tedesco è diventato un ostacolo per la lotta rivoluzionaria, un ostacolo che deve essere distrutto. Infatti per lui un organizzazione che non reagisce e resiste alla vittoria nazista ha cessato di essere una organizzazione rivoluzionaria. Perciò l’Internazionale comunista ormai subordinata alla dittatura stalinista, come la Seconda internazionale che l’ha preceduta nella strada della degenerazione, costituisce quindi un ostacolo per la rivoluzione mondiale.

Varie formazioni comuniste escono dall’Internazionale comunista e dai partiti socialisti. L’attenzione del grande rivoluzionario russo si indirizza principalmente verso il SAP tedesco (Partito socialista operaio) che conta circa 5.000 militanti nato da una scissione del SPD e da due formazioni olandesi: il RSP (Partito socialista rivoluzionario) nato da una scissione del partito comunista e diretto dal grande rivoluzionario Henk Sneevliet (tra l’altro uno dei fondatori del comunismo cinese) e dal OSP (Partito socialista indipendente) che nel 1935 si fonderanno costituendo il RSAP.
Con queste tre formazioni politiche la Lega comunista internazionalista (il nuovo nome dell’Opposizione di sinistra) firma nell’agosto del 1933 quello che Trotsky definirà il “Blocco dei quattro per la nuova internazionale” che per lui costituisce solo un punto di partenza per la costruzione della Quarta internazionale.

Trotsky è perfettamente consapevole che i “trotskisti” costituiscono dei piccoli gruppi marginali, prevalentemente propagandistici, nei loro rispettivi paesi ed è per questo che propone nel 1934 alla sezione francese, la Ligue communiste, di entrare nel Partito socialista (SFIO) inagurando così una politica definita “entrismo” che sarà una caratteristica ed una fonte di polemica nella storia del troskismo. D’altronde va ricordato che i partiti di massa dell’Internazionale comunista sono stati costruiti proprio in una dura battaglia interna dentro i partiti socialisti a partire dal 1920: memorabile è l’intervento durato ben quattro ore di Zinoviev nel Congresso di Halle dell’USPD tedesca che spacca letteralmente a metà i delegati e il Congresso della SFIO francese a Tours dove i comunisti conquistano anche la proprietà del giornale “L’humanité”. Mentre i Partiti comunisti costruiti fuori dalle grandi organizzazioni socialiste erano rimasti dei piccoli gruppi molto isolati nei loro paesi.
In un contesto che vedeva i trotskisti ricercati ed espulsi nei partiti comunisti, lavorare all’interno dei partiti socialisti i quali in generale avevano un regime interno molto democratico e che permetteva la costituzione di tendenze avrebbe loro permesso di mantenere un contatto con le masse. Questa proposta di Trotsky trovò molti oppositori nella sezione francese e a livello internazionale. Da citare la netta opposizione del rappresentante belga Verekeen, di Sneevliet, della spagnola “Izquierda comunista”, di Ruth Fischer, di Alfonso Leonetti e dello stesso Pierre Naville il quale uscirà dalla sezione francese.

I frutti di questa politica permise alla sezione francese rapidi ed importanti successi, facendo reclutare centinaia di giovani militanti e alcuni importanti dirigenti. E negli Stati Uniti il gruppo diretto da James P. Cannon entra nella prima metà del 1936 nel Partito socialista per uscirne un anno dopo per fondare il Socialist workers party con un migliaio di militanti che hanno il controllo della loro organizzazione giovanile: la Ypsl (Young people socialiste league) (1). Intanto la repressione stalinista colpisce anche fuori dall’Unione sovietica, i trotskisti vengono uccisi spietatamente: in Spagna l’austriaco Kurt Landau viene rapito ed assassinato e la stessa sorte capita nel giugno del 1937 al dirigente del Poum Andreu Nin, neanche un mese dopo viene assassinato il vecchio segretario di Trotsky Erwin Wolf. A Parigi nel febbraio del 1938 viene ucciso il figlio di Trotsky, Leon Sedov, e nel luglio dello stesso anno la stesso sorte capita ad uno dei segretari della Quarta internazionale, Rudolf Klement.
In questa clima feroce e con la Seconda guerra mondiale alle porte nasce il 3 settembre del 1938 a Perigny, una piccola località alle porte di Parigi, in un vecchio granaio di proprietà di Alfred Rosmer, la Quarta internazionale. Il piccolo numero dei partecipanti alla conferenza di Perigny, una ventina, era significativo dell’estrema debolezza numerica dei partigiani della nuova internazionale.
D’altronde il grande assente a questa conferenza era proprio il suo ispiratore impossibilitato a lasciare il Messico. Il suo contributo era però gigantesco e la conferenza adotta come programma politico il suo “L’agonia del capitalismo e i compiti della Quarta internazionale” più noto come “Il programma di transizione”.

Come sostiene giustamente Pierre Broué: 

“E’ chiaro che di tutti i fondatori della Quarta internazionale, Trotsky era il primo a deplorare che essa era stata finalmente fondata dai soli trotskisti e nello stesso tempo il più convinto della necessità di arrivare ad una fase superiore nella quale quest’ultimi non saranno che una frazione, indispensabile certo, ma una frazione soltanto della Quarta internazionale in costruzione.” (2)

Erano assenti, per “ragioni di sicurezza”, infatti quei partiti centristi molto vicini a Trotsky come il Poum spagnolo, il Psop francese di Privert (che erano stati invitati come osservatori) e il Rsap olandese. Ragioni di sicurezza francamente risibili se si pensa che l’unico delegato russo “Etienne” (Mark Zborowskij) era in realtà un agente della GPU responsabile dell’uccisione di importanti dirigenti trotskisti come Klement, Leon Sedov e Ignace Reiss. (3)

Purtroppo alla vigilia della Seconda guerra mondiale la nascita della Quarta internazionale avveniva nelle peggiori condizioni possibili: fondata in un contesto di dure sconfitte del movimento operaio, alla fine della guerra civile spagnola e dopo il trionfo hitleriano e fascista, e con i suoi membri perseguitati sia dalla GPU sovietica che dei nazisti. 

Nelle elezioni dell’aprile ’39 in Vietnam i trotskisti ottengono su una linea e una politica alternativa a quella del locale PC ben tre eletti. La repressione dell’amministrazione coloniale francese e quella di Ho Chi Min che ingiunge ai suoi compagni di “eliminarli” non si farà attendere e il loro leader, Tha tu Tau verrà assassinato. Contemporaneamente a Ceylon il Lanka Sama Samaya Party di Ceylon aderisce alla Quarta internazionale. Questo partito, fondato nel 1935, ostile allo stalinismo era stato il primo partito operaio organizzato a Ceylon per divenire negli anni ’50 forza di governo rompendo successivamente con il trotskismo.

La firma del Patto Molotov-Ribbentrop il 23 agosto del 1939 e la conseguente invasione della Polonia orientale da parte dell’Armata Rossa provoca un dibattito interno di rara durezza dentro il Swp statunitense sulla natura sociale dell’URSS.
James Burnham, direttore dell’organo teorico del Swp “New international” critica l’analisi dell’URSS come stato operaio espressa da varie articoli tra cui il celebre saggio di Trotsky “ L’URSS in guerra”

“ E’ impossibile considerare l’Unione Sovietica uno Stato operaio, qualunque sia il senso che si voglia attribuire a tale definizione (…) L’intervento sovietico sarà interamente subordinato al carattere imperialista del conflitto preso nel suo complesso e in nessun caso costituirà un atto di difesa di ciò che rimane dell’economia socialista.” (4)

A Burnham si affiancheranno altri due importanti dirigenti della sezione statunitense: Max Shachtman e Marvin Abler.
Questo dibattito paralizzerà l’attività esterna della sezione americana per ben sei mesi, voluminosi bollettini interni contenenti le varie posizioni vennero distribuiti a tutti gli iscritti e lo stesso Trotsky intervenne con tutta la sua forza in questa controversia dedicando in vari saggi la sua grande capacità analitica e teorica che il lettore può trovare in uno dei suoi testi più celebri: “In difesa del marxismo”.
La minoranza di Burnham, Shachtman e Abler fece di tutto per arrivare alla scissione costituendo il Workers party trascinando con se un terzo del partito e la maggioranza dell’organizzazione giovanile. Il Wp poi cambierà nome in Indipendet socialist league. Questo partito e molti dei suoi dirigenti nel corso degli anni abbandoneranno il terreno della sinistra fino ad appoggiare la guerra in Vietnam.
L’apporto teorico profuso da Trotsky in questo dibattito sulla natura sociale dell’URSS fu l’ultimo contributo del grande rivoluzionario: il 20 agosto 1940 veniva assassinato nella sua casa a Coyoacan in Messico da un sicario stalinista lasciando orfani i suoi giovani ed inesperti compagni della Quarta internazionale.





Il dopoguerra e la scissione del 1951/53


La giovane internazionale trotskista era, rispetto alle precedenti, estremamente debole e senza nessuna influenza concreta e non poté modificare questa difficile situazione visto che i suoi militanti e dirigenti erano perseguitati sia dalla GPU sovietica e dai nazisti. 
La guerra e la scissione del Swp (il partito più importante e alla cui costruzione si era dedicato lo stesso Trotsky) rendono ovviamente più arduo il compito dei trotskisti.
Il Segretariato Internazionale s’installa a New York ed il ruolo della sezione statunitense diventa determinante. Purtroppo l’Swp viene colpito dalla dura repressione che si scatena da parte della FBI ben prima dell’entrata in guerra degli Stati Uniti. Il suo dirigente più rappresentativo, Cannon, viene condannato a sedici mesi di prigione insieme ad una decina di suoi compagni. La promulgazione della Legge Voorhis che vieta alle organizzazioni americane qualsiasi affiliazione internazionale obbliga il Swp ad abbandonare, sia pure formalmente, la Quarta Internazionale.  

L’occupazione tedesca dei paesi occupati e tutte le traversie legate alla guerra più tragica nella storia dell’umanità rendono ovviamente difficile i contatti tra i trotskisti, ma nonostante ciò già nel 1942 riescono ad organizzarsi costituendo un Segretario Provvisorio Europeo.
Alla fine della guerra i trotskisti quindi si trovano con due centri di direzione e nel marzo del 1946 si tiene a Parigi una Conferenza alla quale partecipano una trentina di delegati tra cui la sezione vietnamita l’unica, insieme al LSSP di Ceylon, che abbia un seguito di massa. Da questa Conferenza si costituisce un unico centro di direzione e nella nuova Segreteria internazionale troviamo uomini come Pierre Frank ed Ernest Mandel mentre il ruolo di Segretario viene ricoperto da Michel Pablo, pseudonimo del greco Michel Raptis, che nel bene come nel male lascerà il segno nella storia del trotskismo.

Nel 1948 si assiste alla clamorosa ed inaspettata rottura tra la Jugoslavia e tutti gli altri paesi del blocco socialista. Di fronte a questa nuova situazione nell’Esecutivo internazionale viene approvata a maggioranza la tesi di Pablo che sosteneva la natura della Jugoslavia come “Stato operaio” arrivando addirittura ad incensare il regime titoista come si può vedere nella lettera aperta a Tito del Swp: 

“La fiducia delle masse nel vostro partito crescerà enormemente ed esso diventerà l’effettiva espressione collettiva degli interessi e delle aspirazioni del proletariato del suo paese.” (5)

Le proteste del Revolutionary communist party inglese (Rcp) che allora costituiva la sezione europea più forte vengono totalmente ignorate.
Questa analisi provoca tra l’altro la durissima reazione della vedova di Trotsky, Natalia Sedova, la quale rompe definitivamente con la Quarta internazionale con questa lettera che riportiamo integralmente.





LETTERA AL COMITATO ESECUTIVO DELLA IV INTERNAZIONALE

Voi sapete molto bene che io non ero più d’accordo politicamente con voi da 5 o 6 anni, dopo la fine della guerra e anche prima. La posizione che voi avete preso sui più importanti avvenimenti degli ultimi tempi mi fa vedere che, invece di correggere i vostri errori precedenti, persistete in essi e li approfondite. Sulla strada che avete imboccato siete arrivati a un punto in cui non mi è più possibile restare in silenzio e limitarmi a proteste private. Adesso, devo esprimere le mie opinioni pubblicamente.

Mi sento in dovere di fare un passo per me grave e difficile, e non posso che dispiacermene sinceramente. Ma non c’è altra scelta. Dopo molte riflessioni ed esitazioni su di un problema che mi ha profondamente turbata, mi sento in dovere di dirvi che non vedo altra strada che esprimervi apertamente che i nostri disaccordi non mi permettono più di restare ulteriormente tra di voi.
Le ragioni di questa decisione definitiva, per quanto mi riguarda, sono conosciute dalla maggior parte di voi. Non le ripeto brevemente qui che per coloro ai quali non sono familiari, non toccando esse altro che le nostre divergenze fondamentali, essenziali, e non le divergenze sulle questioni di politica quotidiana che a quelle sono collegate e da quelle discendono.
Ossessionati da formule vecchie e sorpassate, voi continuate a considerare lo Stato staliniano come uno Stato operaio. Io non posso e non voglio seguirvi su questo punto.
Dall’inizio della lotta contro la burocrazia usurpatrice L.D. Trotsky ripeté praticamente ogni anno che il regime si spostava verso destra, nelle condizioni di ritardo della rivoluzione mondiale e dell’occupazione di ogni posizione politica da parte della burocrazia. A più riprese, egli sottolineò che il consolidamento dello stalinismo in Russia conduceva a un deterioramento delle posizioni economiche, politiche e sociali della classe operaia e al trionfo di una aristocrazia tirannica e privilegiata. Se questa tendenza continua – diceva – la rivoluzione si esaurirà e il capitalismo sarà restaurato. Sfortunatamente, è ciò che è accaduto, sebbene sotto forme nuove e inattese. Non c’è nessun altro paese al mondo dove le idee e i difensori autentici del socialismo siano perseguitati in modo così barbaro. Dovrebbe essere chiaro a chiunque che la rivoluzione è stata completamente distrutta dallo stalinismo. Ciononostante, voi continuate a dire che, sotto quel regime inaudito, la Russia è ancora uno Stato operaio. Lo stalinismo e lo Stato staliniano non hanno assolutamente niente in comune con uno Stato operaio e con il socialismo. Essi sono i più pericolosi nemici del socialismo e della classe operaia.

Adesso, voi ritenete che gli Stati dell’Europa orientale sui quali lo stalinismo ha steso il suo dominio dopo la guerra, siano anch’essi degli Stati operai. Ciò equivale a dire che lo stalinismo ha avuto un ruolo socialista rivoluzionario. Io non posso e non voglio seguirvi su questo punto. Dopo la guerra e anche prima della sua conclusione, ci fu un movimento rivoluzionario montante delle masse in quei paesi. Ma non furono le masse a impadronirsi del potere e non furono Stati operai quelli che vennero instaurati con le loro lotte. E’ la controrivoluzione staliniana che si impadronì del potere, riducendo quei paesi allo stato di vassalli del Kremlino, strangolando le masse lavoratrici, le loro lotte rivoluzionarie e le loro aspirazioni rivoluzionarie. Ritenendo che la burocrazia staliniana ha edificato degli Stati operai in quei paesi, voi le assegnate un ruolo progressivo e finanche rivoluzionario. Propagandando questa mostruosa contro-verità voi togliete alla IV Internazionale ogni fondamentale ragione d’esistere in quanto partito mondiale della rivoluzione socialista. Nel passato noi abbiamo sempre considerato lo stalinismo come una forza contro-rivoluzionaria in ogni senso del termine. Voi non lo fate più, ma io continuo a farlo.

Nel 1932 e nel 1933, per giustificare la vergognosa capitolazione davanti all’hitlerismo, gli staliniani hanno dichiarato che importava poco che i fascisti andassero al potere, perché dopo sarebbe venuto il socialismo e attraverso il regno del fascismo. Solo dei bruti senza umanità e un atomo di pensiero o di spirito rivoluzionario possono esprimersi così. Oggi, indipendentemente dalle intenzioni rivoluzionarie che vi animano, pretendete che la dispotica reazione staliniana che ha trionfato in Europa orientale sia una delle vie attraverso le quali potrà eventualmente venire. Questo punto di vista costituisce una rottura insanabile con le convinzioni profonde che il nostro movimento ha sempre difeso e che io continuo a condividere.

Mi è impossibile seguirvi sulla questione del regime di Tito in Yugoslavia. Tutta la simpatia e tutto il sostegno dei rivoluzionari e anche dei democratici devono andare al popolo yugoslavo nella sua resistenza determinata contro gli sforzi di Mosca per ridurlo e ridurre il suo paese in schiavitù. Bisogna approfittare delle concessioni che il regime yugoslavo in questo momento è obbligato a fare al suo popolo.
Ma tutta la vostra stampa è ora consacrata ad una inscusabile idealizzazione della burocrazia titista, un’idealizzazione che non ha una base nelle tradizioni e nei principi del nostro movimento. Questa burocrazia staliniana non è che una replica sotto nuove forme della vecchia burocrazia staliniana. Essa è stata educata nelle idee, nella politica e nella morale della Ghepeu. Il suo regime non differisce in nulla di fondamentale da quello di Stalin. E’ assurdo credere o insegnare che la direzione rivoluzionaria del popolo jugoslavo si svilupperà da questa burocrazia o da altre vie che non siano la lotta contro di essa.

Ma più di tutto, insopportabile è la posizione sulla guerra nella quale vi siete cacciati. La terza guerra mondiale che minaccia l’umanità, pone il movimento rivoluzionario davanti a problemi quanto mai difficili, a situazioni quanto mai complesse, a decisioni quanto mai gravi. La nostra posizione non può essere presa che dopo discussioni serissime e completamente libere. Ma di fronte agli avvenimenti di questi anni, voi continuate a preconizzare la difesa dello Stato staliniano e a impegnare tutto il movimento in questo senso. Oggi, sostenete pure gli eserciti dello stalinismo nella guerra alla quale si trova sottomessa il martirizzato popolo coreano. Io non posso e non voglio seguirvi su questo punto.
Fu nel 1927 che Trotsky, in una risposta ad una domanda sleale che Stalin gli fece all’Ufficio Politico, espresse le sue posizione come segue: Per la patria socialista sì! Per lo stalinismo no! Era il 1927! Oggi, ventitrè anni dopo, Stalin non ha lasciato niente della patria socialista. Essa è stata sostituita dall’asservimento e dalla degradazione del popolo da parte dell’autocrazia staliniana. E’ questo stato che voi proponete di difendere nella guerra, che voi difendete già in Corea. So molto bene che voi dite spesso che criticate lo stalinismo e che lo combattete. Ma il fatto è che la vostra critica e la vostra lotta perdono il loro valore e non possono dare risultati perché esse sono determinate dalla vostra posizione di difesa dello Stato staliniano e subordinate a essa. Chiunque difenda questo regime d’oppressione, barbaro, abbandona, indipendentemente dalle sue intenzioni, i principi del socialismo e dell’internazionalismo.

Nel messaggio che mi è stato inviato dall’ultimo congresso del Swp (statunitense, ndr), c’è scritto che le idee di Trotsky continuano a guidarvi. Devo dire che ho letto quelle parole con molta amarezza. Come avete potuto constatare da ciò che sto scrivendo, io non vedo quelle idee nella vostra politica. Io credo in quelle idee. Resto convinta che la sola via d’uscita alla situazione attuale sia la rivoluzione socialista, sia l’auto-emancipazione del proletariato mondiale.


Natalia Sedova Trotsky - Mexico, 9 maggio 1951



L’analisi pablista sosteneva tra l’altro che la situazione mondiale era destinata a vedere uno scontro militare tra il blocco socialista e quello capitalista ripristinando lo schema delle due guerre mondiali: guerra-rivoluzione. Ma questa analisi, in fondo ortodossa, venne da Pablo conclusa nel suo celebre articolo “Dove stiamo andando?” ,pubblicato nel marzo 1951, con la previsione che ci vorranno “secoli di transizione” per vedere il passaggio dal capitalismo al socialismo.
Le conseguenze politica di queste analisi orientano il lavoro dell’internazionale trotskista ad indirizzare i propri sforzi in direzione dei partiti comunisti di massa ad eccezione dell’America latina e Ceylon. Questa analisi politica si traduce quindi in un “entrismo sui generis”, vale a dire in un entrismo non di breve durata come quello che aveva fatto il gruppo di Cannon dentro il Partito socialista statunitense, ma in un entrismo di lunga durata ed impone alla sezione francese di entrare nel Partito comunista. La direzione internazionale come si vede ha la pretesa di intervenire direttamente nella vita delle sezioni nazionali e questo metodo provocherà la prima grave crisi nel trotskismo del dopoguerra. Per la cronaca questo centralismo autoritario verrà modificato solo nel X Congresso del Segretariato Unificato (1974) che sancirà l’inamovibilità delle direzioni nazionali elette.

Il primo grave episodio riguarda l’ingerenza che il Segretariato internazionale compie a partire dal 1946 nei confronti della sezione inglese, il Revolutionary communist party, per farlo entrare nel Partito laburista. Ingerenze e pressioni che porteranno alla scomparsa di questo partito e che vedremo meglio nel capitolo dedicato al trotskismo britannico.
La crisi però scoppia proprio nel paese che ha dato i natali alla Quarta internazionale: la Francia.





La maggioranza del Parti communiste internationaliste rifiuta questo diktat e, nel marzo 1952, il Segretariato internazionale espelle 13 membri della maggioranza del Comitato centrale del Pci contrari a questo entrismo. L’immediato congresso del Pci, l’ottavo, “diventa la sede della spaccatura definitiva. Si tengono due assise separate, che hanno luogo contemporaneamente ma in due piani dello stesso stabile.” Una trentina di militanti diretti da Pierre Frank proclamano un secondo Pci mentre un centinaio guidati invece da Pierre Lambert restano nel Pci maggioritario che verrà espulso a novembre dall’Internazionale. Si crea così la nascita di una corrente trotskista estremamente importante come il “lambertismo”, anche se i suoi aderenti hanno sempre rifiutato questa denominazione al contrario dei seguaci di Posadas e Moreno, e dall’altra una scissione senza precedenti nella giovane internazionale.
Il Pci (La verité) diretto da Lambert all’inizio di questa battaglia è completamente isolato dal resto delle forze trotskiste, ma un anno dopo l’Swp si allinea ai dissidenti francesi ed insieme al gruppo britannico diretto da Gerry Healy, al gruppo svizzero e a quello cinese in esilio formano il Comitato Internazionale per la Ricostruzione della Quarta internazionale.
La frattura ormai è definitiva e sancisce la trasformazione della Quarta internazionale in un movimento trotskista che non sarà mai più unitario né a livello organizzativo né a livello politico.

Si può quindi tranquillamente affermare che nel 1953 muore definitivamente la Quarta internazionale fondata da Trotsky e al suo posto nasce un movimento politico con una base ideologica e programmatica comune, ma con posizioni politiche differenti al suo interno e molte volte in netta contrapposizione fra di loro.




***********


NOTE



(1) R. Massari – Trotsky – ErreEmme -1990 - in altri testi, tra cui lo stesso verbale del Congresso di fondazione, vengono accreditati al Swp la cifra di 2.500 militanti questa notizia viene riportata in altri testi dedicati alla storia trotskista tra cui l’importante studio di J.J. Marie – Le trotskisme et les trotskystes - Ed. Armand Colin (2004). Ma tale cifra è del tutto illusoria, sono cifre quelle del verbale del Congresso di fondazione molto gonfiate. Come giustamente sottolinea Massari: 
Nei verbali del Congresso di fondazione veniva data, per es., la cifra del tutto illusoria di 2.500 militanti per la sezione americana (il Socialist Workers Party, l'unica superiore a mille. Si trattava in realtà di un ricordo del passato, dell'epoca d'oro della ribellione dei teamsters. Testimonanze più accurate e credibili (citate per es. da Deutscher) parlano di meno di mille militanti.Dei 200 tedeschi, 120 venivano dati come prigionieri, mostrando così la scarsa attendibilità di un dato già molto modesto. Dell’Italia non si dava alcuna indicazione quantitativa, ma realisticamente non si sarebbe oltrepassata la soglia di qualche simpatizzante e del militante effettivo “Blasco” (Pietro Tresso)

(2) P. Broué – Correspondance internationale (1980) 

(3) R.Massari – op. cit.

(4) Trotsky - In difesa del marxismo - Samonà e Savelli (1969)

(5) T.Grant - Il lungo filo rosso – Scritti scelti 1942-2002 – A.C. Editoriale Coop (2007)



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