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sabato 27 febbraio 2016

CARO PAOLO FERRERO ORA E' IL MOMENTO DI FARTI DA PARTE di Maurizio Zaffarano



Paolo Ferrero

CARO PAOLO FERRERO ORA E' IL MOMENTO 
DI FARTI DA PARTE 

di Maurizio Zaffarano


Alla fine dopo una lunga gestazione è nata Sinistra Italiana, il nuovo nome del partito di Vendola che raccoglie l'intera vecchia SEL insieme a qualche transfuga del PD e a pezzi dell'Altra Europa per Tsipras, il raggruppamento già intransigente e radicale dei fautori della politica partecipata e dal basso e del Soggetto Politico Nuovo.
Il giudizio negativo di Paolo Ferrero che ha annunciato l'indisponibilità di condurre Rifondazione Comunista dentro Sinistra italiana destinata a raggiungere al massimo il 4-5 per cento dei voti alle elezioni senza poter diventare una reale alternativa per il governo del Paese ha ricevuto sarcastici commenti sui social network: “come è ridicolo nel criticare il 4-5 per cento di Sinistra Italiana lui che è alla guida di un Partito allo zero virgola o all'uno virgola” è l'accusa più benevola che ha ricevuto.

Questo in effetti ha dichiarato Paolo Ferrero:

Secondo lei quindi l’iniziativa di Sinistra Italiana è destinata al fallimento?
Io non ho detto questo, ma penso che non risponde ai problemi che ci sono. Magari prendono il 4, il 5%. Vivono tranquilli, col loro gruppo parlamentare. Ma non è questo che risponde al problema per cui metà degli italiani oggi non vanno a votare." 

E francamente mi sembra un giudizio difficilmente confutabile: pensare che il Partito che ha come "padri nobili" colui che parlava amabilmente al telefono con gli inquinatori dell'Ilva e nella cui giunta scoppiavano gli scandali della sanità (Vendola) ed il responsabile economico del partito che votava il pareggio di bilancio in costituzione e la controriforma Fornero delle pensioni (Fassina) possa riguadagnare la fiducia del popolo della Sinistra, oggi disperso tra astensione e voto ai 5 Stelle, mi sembra fantascienza.

Nel DNA di SEL vi è la scelta governista, cioè la convinzione di poter realizzare conquiste a favore dei ceti popolari solo stando dentro la maggioranza di governo.
Per chi è generoso si tratta di un'evidente illusione e di una scelta suicida considerando che non siamo più negli anni sessanta del secolo scorso durante i quali il PSI al governo poteva conquistare tra le altre cose, grazie alla “minaccia” dell'Unione Sovietica e del più grande partito comunista dell'occidente, la nazionalizzazione dell'industria elettrica e lo Statuto dei Lavoratori ma ci troviamo al contrario in una situazione in cui siamo stritolati nella morsa della globalizzazione liberista e della dittatura dell'Unione Europea a guida tedesca.
Per i maligni è l'ennesima pantomima con cui pezzi di ceto politico sconfitto e marginale cercano di salvare o conquistare poltrone, visibilità, ruoli istituzionali e le relative indennità.

Negli interventi degli analisti e nelle discussioni dei militanti politici (virtuali e reali) di sinistra l'attenzione è rivolta quasi esclusivamente (ed ossessivamente) ai contenuti.delle iniziative in campo. I più sono convinti che il destino di ogni iniziativa politica sia legato a questa o quella posizione, a questa o quella proposta, a questo o quel programma, alla richiesta di riforma o di rottura dell'Unione Europea. E per costoro la soluzione (la via maestra) diventa così la definizione “partecipata e dal basso” del programma e gli strumenti di cui non si può assolutamente fare a meno sono le procedure assembleari, i tavoli tematici, le piattaforme web per discutere e deliberare democraticamente.
Ora certamente la politica è fatta di contenuti e non può essere ridotta a mero marketing elettorale, è inaccettabile l'idea e la pratica di decisioni meccanicamente calate dall'alto ma qualcuno può pensare realmente che la gente (intendendo per gente tutti coloro che non vivono di pane e politica: l'operaio, il disoccupato, il precario, l'impiegato, l'insegnante, il pensionato, la cassiera del supermercato, il professore universitario) aderisce ad un partito, lo sostiene e lo vota perché ne ha letto integralmente, condividendolo, il programma? Oppure quella scelta si può spiegare in gran parte - ad esempio il voto di ieri a Berlusconi e quello di oggi a Grillo o Renzi ma anche, se vogliamo, la fiducia messianica nei confronti del vecchio PCI - nell'adesione a macro idee, ad una immagine, nella convinzione istintiva e quasi pre-razionale che ciò che si ha di fronte è la soluzione migliore sulla piazza per i propri interessi e per gli interessi generali?
A mio avviso, in termini di contenuti a Sinistra si è detto tutto quanto si doveva dire e nei vari soggetti radicali esiste una sostanziale convergenza: su quello che c'è da fare e sugli obiettivi da perseguire salvo le divisioni sulla questione dell'euro e dell'Unione Europea che però a sua sua volta sarebbe di facile soluzione. Se l'Europa si può riformare si riforma, se non si può riformare la si rompe: litigare oggi sull'esito di una trattativa che presuppone di avere la forza, in un ipotetico domani, per imporre un tavolo di negoziazione non mi sembra abbia molto senso. Purché ovviamente vi sia la convinzione di dover portare avanti le proprie posizioni fino alle estreme conseguenze.
Il problema della Sinistra è che nella percezione collettiva non è identificata come la “soluzione”, è anzi considerata corresponsabile con i governi dell'Ulivo della crisi italiana e parte integrante della “casta”, l'idea dell'uguaglianza e del controllo collettivo sull'economia va contro il senso comune impregnato di egoismo e di individualismo.

In un Paese che non a caso non ha avuto né movimenti spontanei di protesta come quello degli indignados in Spagna né la conflittualità sindacale della Grecia, cercare di riconquistare credibilità e tornare a rappresentare la speranza dei ceti popolari ed incarnarne la lotta per una società migliore significa predisporsi a scalare una montagna alta come l'Everest. La mia bocciatura senza appello nei confronti di Sinistra Italiana nasce da qui. Dov'è la credibilità? Dov'è il carisma dei suoi dirigenti? Dov'è la novità, la svolta, la rottura dell'esistente della sua proposta complessiva? Che fiducia si può riporre nel partito degli assessori, nell'ipocrisia della Boldrini così solerte nell'enunciare principi e contemporaneamente colpevole complice della rottamazione della Costituzione e delle prerogative parlamentari, in coloro la cui massima aspirazione è reiterare le fallimentari esperienze del centrosinistra, in chi non ha nemmeno il coraggio di ammettere che l'appoggio alla coalizione Italia Bene Comune di Bersani ha consentito a Renzi di ottenere la maggioranza parlamentare con cui ha potuto fare ciò che ha fatto? Ci si può proporre come Alternativa al renzismo (e alla dittatura del liberismo e alla macelleria sociale che questo rappresenta) governando insieme al PD negli enti locali, portando l'acqua con le orecchie al suo sistema di potere, accettando supinamente la logica del pareggio di bilancio e dei patti di stabilità (i sindaci Pisapia, Doria, Zedda), arrivando perfino a sostenere il renziano Giuseppe Sala dominus dell'EXPO - simbolo dell'iperliberismo, del criminale utilizzo del lavoro gratuito e grande mangiatoia per la corruzione - alle elezioni a Sindaco di Milano?

Fatta questa premessa la nascita di Sinistra Italiana è anche l'ennesima grande sconfitta per Paolo Ferrero.
Considero Paolo Ferrero un galantuomo ma da quando è diventato segretario di Rifondazione Comunista non ne ha azzeccata una. Quello che poteva considerarsi uno degli ultimi veri partiti italiani (fatto di militanti, sezioni, organi dirigenti) si è ridotto via via, perdendo una dopo l'altra molte delle sue componenti, in un'entità impalpabile e inutile. L'accusa che si rivolge abitualmente a Rifondazione è di coltivare una visione identitaria e minoritaria della politica. In realtà Ferrero ha agito esattamente in senso contrario spendendosi per una Sinistra “larga e plurale”. Ma lo ha fatto con un atteggiamento subalterno, rinunciando a dare a Rifondazione il ruolo di promotrice dell'Alternativa ed accettando di svolgere una mera funzione di gregario: prima nei confronti di De Magistris e Di Pietro con Rivoluzione Civile, poi verso i “professori” dell'Altra Europa. Da due anni si è posto in attesa di una impossibile ricomposizione della Sinistra insieme a SEL e ai dissidenti PD il cui orizzonte e le cui intenzioni erano chiare anche ai muri: riesumare ad ogni costo il centrosinistra. Mentre la situazione italiana precipitava tragicamente nelle condizioni dei ceti popolari e nell'assalto ai principi costituzionali, si sono persi colpevolmente due anni nella costruzione di una vera Alternativa di sistema, radicale e intransigente. Rifondazione è scomparsa ma non è nato niente al suo posto.

Per Paolo Ferrero, se ha dignità, se ha veramente a cuore i destini della Sinistra non come costruzione astratta ma come concreta rappresentanza e difesa dei bisogni delle persone, in particolare di quelle più deboli e indifese, ora è venuto il momento di farsi da parte e di lasciare strada a chi, si spera, potrà fare meglio di lui. Meglio un gesto onorevole per salvare il salvabile e provare a ripartire che farsi travolgere da un destino già scritto e trascinare definitivamente nel baratro anche i propri compagni.




1 commento:

Anonimo ha detto...

Ho scoperto da poco il vostro sito. Ottimi articoli ed analisi, che mi sento in larga parte di condividere!

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