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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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martedì 1 maggio 2012

Primo Maggio di festa: Airaudo si dimetta



di Lorenzo Mortara

Sembra che l’idea di far venire la frignante Frignero a discutere in assemblea con loro, almeno stando a Landini, sia venuta ai lavoratori dell’Alenia. E questo, purtroppo, già significa che né a lui né ad Airaudo, responsabile auto per l’area di Torino, è venuto in mente che forse era il caso di opporsi a una simile farsa. Se ai lavoratori viene in mente un’idea cretina, non significa che i dirigenti debbano subito darsi da fare per assecondarla. Tra le altre cose, il compito di un dirigente è proprio a questo: mettere la sua intelligenza, quando noi semplici lavoratori non mettiamo la nostra. Noi lavoriamo anche otto, dieci ore al giorno, non abbiamo tanto tempo per pensare, abbiamo quindi diritto a qualche cretinata, i dirigenti no.
Questo ridicolo siparietto, non è un fulmine a ciel sereno, segue tutta una serie di arretramenti della Fiom portati avanti dal gruppo dirigente, Airaudo in testa, come fossero la quintessenza del sindacalismo ragionevole, quando in realtà non è che l’ennesima dimostrazione del sindacato che continua ad avere il torto di non ragionare.
Si è cominciato col mettere il raffreddamento del conflitto nella piattaforma per il rinnovo del Contratto Nazionale. Si è proseguito cercando un’alleanza puramente formale con la Cgil, che non poteva che portare alla capitolazione della Fiom agli accordi del 28 Giugno che ora i metalmeccanici accettano, nonostante prevedano le deroghe. Infine, dopo aver giustamente sconfessato il primo, si è riproposto un secondo referendum in Fiat, per andare incontro a una sconfitta sicura e avere così la scusa formale per rientrare nell’ordine della concertazione.
Giorgio Airaudo, il lungocrinito che appartiene al numero interminabile dei sindacalisti piagnucolosi e petulanti, e che si aggira attorno a Sinistra Ecologia e Libertà, ovvero alla demagogia di Vendola, altro eroe sinistro che ha firmato tutte le leggi anti-operaie che ha potuto, è in prima linea nel ripiegamento della Fiom.
Poco tempo fa ha offerto la testa in caso di sconfitta alla Fiat, dimenticandosi però di dirci che fine farà da dimissionario, se il secondo referendum, sempre che la Fiat voglia farlo per venire incontro alle sue lacrime, dovesse concludersi come il primo. Perché in effetti, se le dimissioni significano il rientro in fabbrica o in qualunque posto di lavoro che non sia tra i quadri del sindacato, possono anche essere rispettabili, se invece come è ovvio, significano solo lo spostamento di Airaudo verso altri lidi e sua sostituzione con un altro temibile Airaudo pescato tra gli uffici, non vanno accettate perché non rappresentano un segno di rispetto verso i lavoratori, ma quello inequivocabile della sua mancanza per ossequio e venerazione della propria carriera. Le dimissioni, perché siano reali, devono essere una retrocessione alla catena di montaggio, non la promozione a qualche altro ufficio montato apposta per l’occasione.
Ora l’ultima trovata di Airaudo, è il rispetto degli accordi del 28 Giugno che prevedono, tra deroghe e altri arretramenti, una vaga quanto improbabile certificazione degli iscritti. Siccome abbiamo perso la battaglia in Cgil – è questo il profondo ragionamento di Airaudo – come minoranza dobbiamo adeguarci alla maggioranza. E questa è per lui la quintessenza della democrazia. Un tempo lontano era solo la quintessenza dell’opportunismo. La democrazia, in effetti, prevede che la minoranza accetti il programma della maggioranza, accontentandosi di fare opposizione critica. Prevede insomma che il nostro corpo cammini in linea con la maggioranza, purché almeno la testa resti libera di pensare diversamente. La democrazia versione Airaudo, al contrario, prevede che persa la battaglia sugli accordi del 28 Giugno, siano proprio quelli che si sono battuti contro, a portarli avanti. Invece di essere gli ultimi, la democrazia di Airaudo ci vuole tra i primi. Insomma sconfitta una linea, invece di provare a rafforzarla, ci si rialza dalla polvere per salire immediatamente sul carro dei vincitori.
Sono queste due ultime ambiguità, a spiegare meglio di altre come si sia arrivati al “civile confronto” con la Fornero, che di civile non ha proprio niente, perché è solo la più incivile e barbara delle umiliazioni. Non c’è niente di civile infatti, nel vivere sulle spalle dei lavoratori, sfruttandoli e andando pure a prenderli per i fondelli nelle loro assemblee. Bisogna proprio essere una bestia di razza capitalista per farlo. Ma bisogna essere ancora peggio per acconsentirlo.
Alla fine Airaudo ha detto che la Fornero non ha convinto i lavoratori. Sembrava pure che ci sperasse o è solo una mia impressione. Con la discussione ha comunque convinto Airaudo e quindi i lavoratori a metterla sul piano delle opinioni. Da questo punto di vista, l’unico che conti, la Fornero ha ottenuto una vittoria schiacciante. E l’ha ottenuta proprio perché Airaudo appartiene ai sindacalisti puerili convinti che si debba far cambiare idea al Governo. Airaudo non capisce che non è questione di opinioni ma di interessi economici, e noi potremmo avere anche tutte le ragioni del mondo, ma non convinceremo mai il portafogli della borghesia. A meno che al posto di discussioni ridicole si passi alla mobilitazione che costringa i padroni a recedere, non con la forza delle idee, ma con la debolezza del profitto mancato.
Il primo compito di un sindacalista dovrebbe essere quello di togliere le illusioni che milioni di lavoratori hanno di poter risolvere i loro problemi con le chiacchiere. Facendo venire la Fornero a discutere con loro, Airaudo, invece di aiutarli a liberarsi dei loro fantasmi, ha dato una mano a padroni e Governo perché la classe operaia continui a sognare mentre loro la uccidono nel sonno. E proprio per questo che dovrebbe dimettersi. Non vedo perché, infatti, dovrebbe dimettersi per l’eventuale sconfitta alla Fiat che sarebbe solo l’ultima tra le tante che ormai non si contano neanche più. Alla Fiat possiamo anche perdere, purché si esca a testa alta. All’Alenia non so se vinceremo, ma anche fosse, abbiamo comunque perso la dignità. Ed è per questo che Airaudo dovrebbe dimettersi. Solo per questo.
Per fortuna, non c’è solo l’incoscienza dei nostri dirigenti, ma anche, in risposta, la grande maturità dei lavoratori. La farsa all’Alenia non era ancora finita, che per il Primo Maggio, i lavoratori di Mirafiori, hanno regalato a tutti i metalmeccanici, Airaudo compreso, il primo sciopero dall’avvento del piano Marchionne. Oggi, nelle piazze d’Italia, noi festeggiamo soprattutto questo. Domani speriamo che Airaudo non ci rovini la festa invitando Marchionne a discutere pacificamente fuori dai cancelli di Mirafiori. Se lo farà noi saremo lì per ricordargli che lo sciopero è scuola di guerra, e di conseguenza l’assemblea non è che una lezione in vista dell’esame. E questa lezione non può essere tenuta dalla Professoressa Fornero, altrimenti corriamo il rischio, davvero troppo grosso, che Airaudo non lo passi mai. E non possiamo permettercelo...


Viva il Primo Maggio!
Lorenzo Mortara
Stazione dei Celti, 


P.S. - segnalo a questo link, tutti i particolari della vicenda con le prime prese di posizione di Cremaschi e Bellavita e il commento del Professor Moscato. Oggi a Torino, dalle 9 alle 13, vi invito a Piazza Castello a festeggiare il Primo Maggio come da volantino inserito tra le righe. 

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