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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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martedì 22 maggio 2012

Es una lucha a muerte


di Carlo Felici

Per chi aveva l'età di quella povera ragazza uccisa nel barbaro attentato di Brindisi, all'epoca delle cosiddette “stragi di stato”, quello che è accaduto nella cittadina pugliese rischia di apparire come un tristissimo remake, penosissimo e ancora più grave, dato che sembra quasi che il tempo sia passato invano e che il livello dello scontro e della ferocia fine a se stessa sia cresciuto ancora di più.

Allora, da giovani, era difficile trovare una speranza e una fede nel futuro durante i tristissimi anni di piombo, speravamo tutti che un giorno sarebbe passata, che la notte sarebbe finita per sempre.

Invece siamo ancora qui, a piangere i nostri morti, stavolta ragazzini, col volto innocente e fresco di chi anche allora vedemmo cadere sull'asfalto, senza un perché, il volto di Melissa Bassi infatti assomiglia maledettamene a quello di Giorgiana Masi, anch'essa vittima di una violenza cieca, quella che spara nel mucchio senza curarsi di chi potrà essere il suo agnello sacrificale.

Allora, a cosa è giovato, nel frattempo, passare dai banchi di una scuola alla sua cattedra?

Forse solo a capire che quella lotta per un avvenire migliore, per una civiltà dei valori, per la nostra Costituzione, per il diritto al lavoro, allo studio, ai serivizi essenziali che si devono ad ogni cittadino in una qualsiasi comunità degna di essere chiamata civile, non è mai finita e sicuramente non finirà mai, anche se negli ultimi tempi è quasi diventata una lotta contro la disperazione.

Questo appare infatti una sorta di “atto finale” contro l'unica barriera di civiltà rimasta in un contesto civile e sociale talmente esposto al degrado, da scivolare vertiginosamente verso il non senso.

Che senso può avere infatti spendere la maggior parte delle risorse economiche dei bilanci finanziari dello stato per spese militari, per altro mandando a morire i nostri uomini e a far ammazzare dei ragazzini in paesi tanto lontani da apparire ai più quasi insistenti, e tagliare in maniera spietata servizi essenziali per la formazione, per l'integrazione dei diversamente abili, per il servizio sanitario, per i trasporti, per la sicurezza, per la Magistratura? Non ha alcun senso, se non quello di voler consegnare un intero sistema paese in mano alla barbarie.

E la barbarie, quando sente di avere sempre meno argini intorno a sé, non può che dilagare.

E' difficile ipotizzare oggi chi possa essere stato così ferocemente indifferene ad ogni spirito di umanità e di raziocinio, al punto da colpire nel mucchio in una scuola, sapendo che avrebbe ucciso, avrebbe bruciato, dilaniato e inferto sofferenze indicibili ai più deboli ed indifesi, ma che sia stata pura barbarie non vi è alcun dubbio.

E che cosa è la barbarie oggi? Essenzialmente indifferenza e ferocia, con un unico scopo: potere e profitto.

L'Italia oggi è sotto attacco, come mai durante il dopoguerra, e lo è tutto il tessuto sociale, civile e politico del nostro paese.

Ciò nonostante, chi ancora lavora per la comunità in cui viviamo tutti, a partire dalle forze di polizia, dagli insegnanti e dai magistrati, lo fa con grande senso di responsabilità, di abnegazione e di consapevolezza.

Per questo, un sistema completamente avulso dalle necessità del contesto civile in cui tutti viviamo, si è accanito con tagli insopportabili alle risorse di queste categorie, per distruggere cioè sistematicamente l'argine a quella barbarie che, prima ti ricatta con la paura, facendoti credere che non esista alcuna alternativa al suo strapotere, poi piano piano ti dissangua di risorse, infine se le incamera con il minimo sforzo e raggiunge il suo scopo traendone enorme vantaggio in termini di potere, profitto e controllo del territorio.

Da molti anni l'Italia ha visto proliferare complicità, depistaggi, inconcludenze che hanno sempre lasciati impuniti i mandanti di stragi che sono solo servite per rafforzare un sistema di potere senza alternative, per tutelare un assolutismo politico che consente che un consigliere regionale qui, guadagni quasi più di un presidente della repubblica statunitense, per fare in modo cioè che al posto della democrazia, vi sia un rigido feudalesimo clientelare che conta sulla persistenza inamovibile di una gerarchia di vassallaggio tale da impedire anche lontanamente ogni forma di cambiamento.

Cosa c'entra tutto questo con l'attentato di Brindisi?

E' semplice, il terrore serve, ed è sempre servito, per porre sotto ricatto ogni eventuale scelta politica, per impaurire la gente e costringerla ad accettare ogni cosa, mantenendo così gli equilibri esistenti.

La violenza degli attentati serve per allontanare forti scelte di cambiamento, per impedire di mutare radicalmente il quadro economico e sociale, favorendo la conservazione ed il mantenimento di un ordine di cose imposto dall'alto e rafforzato così da ragioni di emergenza, contrariamente a ciò che accade quando le istituzioni democratiche si affermano in un clima di consapevolezza e di giustizia sociale, oltre che di libertà e di serenità, dovute al pieno funzionamento degli organi che sono vitali nell'esercizio della democrazia: la scuola, la Magistratura e i servizi di prevenzione e di repressione della criminalità a tutti i livelli. Per uccidere una democrazia, si indeboliscono prima queste istituzioni, poi le si attacca frontalmente.

E' un gioco criminale che perdura nel nostro paese da decenni, perché il nostro paese era e continua ad essere di vitale importanza negli equilibri geostrategici mondiali.

Sebbene esista una continuità notevole sul piano dell'azione distruttiva di tali organi fondamentali dello Stato, tra questo e il governo che lo ha preceduto, almeno quello che vedeva Maroni come Ministro dell'Interno, ha conseguito importanti successi contro la criminalità organizzata ed un'opera importante di prevenzione del terrorismo, anche se, poi, a tale governo si deve anche un taglio di risorse alla DIA di proporzioni rovinose.

Il governo attuale sta solo proseguendo un'opera distruttiva nel merito dei fianziamenti alle strutture di prevenzione e lotta contro la criminalità ed il terrorismo.

Il governo Monti non ha tagliato affatto i costi della politica in termini di privilegi e stipendi, ma ha pensato fosse utile per il paese tagliare alle forze dell'ordine come Polizia, Carabinieri e Vigili del fuoco chiudendo le caserme e i commissariati . Secondo Monti e i suoi ministri infatti caserme e commissariati sarebbero troppo cari con gli affitti, quindi si deve risparmiare sulla sicurezza e salvare la politica. Gli stipendi degli insegnanti e della polizia devono essere bloccati a tempo indeterminato, o forse solo fino a quando non si allestirà un servizio di formazione e di sicurezza privato, con cui solo chi paga potrà garantirsi quei diritti che verranno negati alla maggioranza di noi tutti.

Questo governo, tramite un suo ministro, ha invocato l'uso dell'esercito contro il terrorismo, ignorando del tutto che tale fenomeno si combatte con l'incremento delle risorse per l'intelligence e per le strutture di controllo del territorio.

E' del tutto evidente che per un gotha di politici che la gente non sopporta, perché non li ha votati, che è del tutto incompetente ad affontare le sfide epocali che il nostro paese deve oggi sostenere, che teme persino la rivolta imminente dei migliori servitori dello Stato, un elemento di terrore che compatti l'opinione pubblica intorno a sé è, di fatto, come una "manna", ma, data l'efferatezza del crimine compiuto, non diremmo che piove dal cielo, bensì dall'inferno.

Rifiutiamo ipotesi strampalate ma non sarebbe la prima volta che in questo paese, si fanno “patti col diavolo”, in pieno clima di strategia della tensione, un tempo erano all'ordine del giorno, perché c'era il pericolo comunista alle porte, e dunque, apparati deviati, mafie e bombaroli neri erano pronti a fare di tutto per utilizzare e strumentalizzare tale pericolo, in funzione di rafforzamento di un potere corrotto e clientelare che li ha abbondantemente ricompensati con l'impunità e la libertà di continuare ad essere corrotti e di corrompere, spadroneggiando come i vari Don Rodrigo dell'epoca evocata dal Manzoni.

Oggi il pericolo è che l'Italia resti in piedi, che, di fronte alle bufere speculative, sappia mantenere una sua dignità, autonomia e libertà di azione, in un'area come quella mediterranea, cruciale per il controllo del Medio Oriente e dei traffici leciti di materie prime, ed illeciti di ogni sorta di nefandezza, dai clandestini, alla droga, alle armi, ai rifiuti tossici e via dicendo..

Per questo il nostro paese “deve morire”, è stato condannato alla morte “civile, democratica e sociale”, per farlo sopravvivere solo come servo, come schiavo obbediente e incapace di ribellarsi.

A partire da chi è più giovane e rischia, in una scuola modello per l'apprendimento di quella legalità che è compagna inseparabile di ogni libertà condivisa e non autoreferenziale, di capire di più e meglio come ribellarsi quando crescerà e vorrà giustamente lottare in un ambito più vasto.

Quella scuola doveva morire, così come tutta la scuola italiana, specialmente quella pubblica, in cui l'autonomia della didattica non è condizionata da alcun finanziatore, deve morire.

L'attentato di Brindisi è l'esecuzione di una condanna a morte per tutti noi: genitori, insegnanti e studenti.

E dunque, di fronte a tutto ciò non ci resta che una lotta ed una Resistenza disperata ma implacabile, augurandoci che il nostro sacrificio, così come quello di Giorgiana e di Melissa, risvegli la rabbia, la coscienza e la voglia di combattere di tanti che in questi lunghi anni di notte senza alba né riscatto, si sono addormentati davanti alla catena che li avvolge, di fronte allo schermo della loro televisione.

Ma noi, così come abbiamo già fatto, schierandoci con la FIOM per il diritto alla civiltà del lavoro, oggi combattiamo con la scuola e con le sue vittime.

Siamo alle Termopili, la barbarie è soverchiante, ma noi non arretreremo. Lotteremo fino alla vittoria, per noi o per coloro che verranno.

Oggi non è tempo di disperazione o di rassegnazione ma è quello di gridare con i fratelli greci:

ΜΟΛΩΝ ΛΑΒΕ

C.F.

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