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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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sabato 19 novembre 2011

TUTTI GLI UOMINI DI MONTI di G. De Candia


di Gioacchino De Candia



Alcuni decenni fa due giornalisti del Washington Post (allora semisconosciuti) sollevarono un tale polverone su una serie di tentativi di spionaggio da parte di alcuni esponenti repubblicani verso omologhi democratici, oltre che di un giro di presunte mazzette ed elargizioni nelle più alte sfere della Casa Bianca, che finirono per decretare le dimissioni dell’allora Presidente USA: Richard Nixon.

Lo “scandalo” che ne seguì fu chiamato Watergate (chiunque abbia un briciolo di memoria sa bene il perché di questo nome) ma non provocò nessun particolare “scossone” politico in quanto, come prescrive la legge statunitense, si effettuò un semplice avvicendamento al vertice: Gerald Ford (allora vice-Presidente) prese il posto del dimissionario Nixon; i democratici restarono al potere; qualche “funzionarietto” perse la poltrona; Henry Kissinger c’era a capo della Segreteria di Stato e Kissinger rimase.

Come effetto secondario immediato i due giornalisti divennero incredibilmente ed internazionalmente famosi, tanto che poterono permettersi di chiedere nuovi stipendi da 100.000 $ l’anno (somma favolosa per i giornalisti americani dell’epoca) puntualmente pagati ed il cinema ne trasse subito spunto per un film che fu un vero e proprio blockbuster dell’epoca e che, ancora oggi, è considerato “cult”: “Tutti gli uomini del Presidente” per la regia di Alan J. Pakula.

Lungi da me paragonare il dimesso (ed anche un po’ scialbo) Nixon al prof. Monti e lungi da me dal paragonare quell’epoca storica degli Stati Uniti con l’attuale situazione italiota, ma un piccolo parallelismo mi sembra di coglierlo, ovverossia la carenza e l’inefficienza di una classe politica che dà sempre sfogo, prima o poi, ad uno “scandalo” che ne travolge i vertici, pur facendo rimanere sostanzialmente inalterati i dintorni.

In realtà, l’Italia di scandali ne ha vissuti a bizzeffe dall’avvento della Repubblica in avanti e la caduta del Governo Berlusconi è solo l’ulteriore conseguenza della totale abdicazione della politica di casa nostra, da troppo tempo distante dai bisogni della popolazione e dal governo del paese. In effetti, lo stessa “discesa in campo” di Berlusconi, a suo tempo, fu la conseguenza di decenni di stranogoverno DC, di spartizioni illecite PSI e parentele relative e chi più ne ha più ne metta.

Mario Monti, oggi, non è altro che la diretta conseguenza della fine (almeno per il momento) della politica berlusconiana e dell’ulteriore disfacimento di onorevoli e senatori, che non hanno neanche la più pallida idea del perché tutto questo sia avvenuto. Infatti, il Governo Monti (almeno per il momento n. 2) gode della fiducia incondizionata del PD e della fiducia mugugnata del PDL più l’appoggio di quell’accozzaglia che viene chiamato “terzo polo” (in fisica esistono solo due poli: positivo e negativo; in natura pure due: nord e sud; solo in politica esiste il terzo polo, ma dove siano i primi due nessuno lo sa).

E così, siamo arrivati alla lista di Ministri che Monti ha testè diramato stamane: 17 in tutto (in barba alla superstizione, per chi ci crede) 12 con portafoglio e 5 senza portafoglio. Il precedente Governo ne aveva ben 23 con 6 donne (ovvie le motivazioni, senza voler essere necessariamente maligni) mentre il Governo Monti di donne ne ha 3, ma in luoghi definiti “strategici”.

Mi soffermo solo sui Ministeri con portafoglio (contano assai gli altri…) così come sono apparsi sul Giornale (tanto per non fare torto al Cavalier Silvio).

SVILUPPO ECONOMICO, INFRASTRUTTURE E TRASPORTI - Corrado Passera
56enne, una laurea alla Bocconi come Monti e un master in Business Administration in America, il ministro dello sviluppo, infrastrutture e trasporti ha svolto diversi incarichi: in Cir, Mondadori, Gruppo Editoriale L'Espresso. Nel 1996 è stato nominato amministratore delegato e direttore generale del Banco Ambrosiano Veneto, per poi diventare amministratore delegato di Poste Italiane. Dal 2002 ricopre lo stesso ruolo per Banca Intesa e Intesa Sanpaolo.

INTERIM ECONOMIA - Mario Monti
Il ministero dell'Economia è affidato allo stesso Mario Monti, che occuperebbe questo ruolo affiancandolo a quello di presidente del Consiglio. Il bocconiano seguirà le vicende di via XX Settembre affiancato probabilmente da alcuni viceministri.

DIFESA - Giampaolo Di Paola
L'ammiraglio Di Paola è l'attuale presidente del Comitato Militare della NATO, organismo composto dai Capi di Stato dei 27 dell'alleanza. Dal 2004 al 2008, sotto governi di diverso colore politico, è stato Capo di stato maggiore della difesa, poi sostituito dal generale Vincenzo Camporini. Si trova attualmente a Kabul.

INTERNI - Anna Maria Cancellieri
In passato prefetto di Genova e Catania, la Cancellieri guidò Bologna nel difficile periodo del commissariamento, per poi essere chiamata a Parma, ancora come commissario.

GIUSTIZIA - Paola Severino
Presidente in pectore del Csm nel 2002, Paola Severino rinunciò poi all'incarico visto il disaccordo mosso sul suo nome dall'Udc. È un avvocato penalista di fama e vicerettore dell'Università Luiss Guido Carli. È stata vicepresidente del Consiglio della Magistratura militare.

ESTERI - Giulio Terzi di Sant'Agata
Il neoministro degli Esteri, 65enne, è ambasciatore a Washington. Esperto di diritto internazionale è stato Primo Segretario per gli affari politici all'Ambasciata italiana a Parigi. Ha ricoperto diversi ruoli nell'ambito della diplomazia, lavorando come console generale a Vancouver, consigliere politico presso la Rappresentanza d'Italia alla Nato, vicesegretario generale della Farnesina. Ha anche assistito il ministero degli Esteri sui temi della sicurezza internazionale, in particolare relativamente ad aree geografiche come i Balcani occidentali, il Medio Oriente, l'Afganistan, e a tematiche come nucleare, terrorismo e diritti umani. Anche ambasciatore in Israele e rappresentante alle Nazioni Unite.

LAVORO E POLITICHE SOCIALI - Elsa Fornero
Per il ministero è stata scelta Elsa Fornero, docente di economia all'Università di Torino. La Fornero è anche alla guida del Cerp (Center for research on pensions and welfare policies), tra i maggiori centri studio a dedicarsi alle tematiche dello stato sociale a livello europeo. È anche vicepresidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo e componente del Nucleo di valutazione sulla spesa previdenziale presso il ministero del Lavoro.

ISTRUZIONE, UNIVERSITA' E RICERCA - Francesco Profumo
58enne, Profumo ha retto il Policlinico torinese dal 2005 al 2001. Da pochi mesi è presidente del Consiglio nazionale delle ricerche. Ha iniziato la sua carriera all'Ansaldo genovese, per poi diventare preside della facoltà di Ingegneria del Politecnico di Torino.

BENI CULTURALI - Lorenzo Ornaghi
Lorenzo Ornaghi, laureato in Scienze politiche presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, dal 1980 al 1987 svolge attività di ricerca nell'ateneo cattolico milanese. Diventa poi associato all'università di Teramo. Nel 1990 viene chiamato alla Cattolica di Milano dove diventa Rettore nel 2002.

POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI - Marco Catania
Mario Catania è l’attuale capo dipartimento delle Politiche agricole e internazionali del Mipaaf. Laureato in giurisprudenza, un percorso professionale votato alla pubblica amministrazione, con una lunga esperienza a Bruxelles come esperto di agricoltura nella Rappresentanza Permanente Italiana.

AMBIENTE - Corrado Clini
Clini è il negoziatore climatico per l'Italia in campo internazionale. Attualmente è alla guida della direzione generale per lo sviluppo sostenibile, il clima e l’energia. È coordinatore della Commissione tecnica del Cipe che ha elaborato il piano nazionale per la riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra. Presidente in passato del comitato nazionale di gestione per le attività del protocollo di Kyoto, ha avuto un ruolo durante il G8 svoltosi in Italia nel 2009, nell’ambito del Forum sulle tecnologie a basso impatto di carbonio e del vertice dei ministri dell’Ambiente a Siracusa. Da agosto è presidente del Consorzio per l’area di ricerca scientifica e tecnologica di Trieste.

SALUTE - Renato Balduzzi
Professore di diritto costituzionale nell'Università del Piemonte Orientale. Consigliere giuridico dei ministri della difesa e della sanità, Balduzzi ha lavorato anche come capo dell'ufficio legislativo del Ministero della sanità. Ha presieduto la Commissione ministeriale per la riforma sanitaria. Dal maggio 2006 è consigliere giuridico del Ministro delle politiche per la famiglia. È presidente dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas). Dal 2002 al 2009 è stato presidente nazionale del Movimento ecclesiale di impegno culturale e attualmente è componente per l'Italia dello European Liaison Committee di Pax Romana-Miic-Icmica.

A parte la scelta, giusta e perfettamente condivisibile, da parte di Monti di detenere anche la delega all’Economia (unica possibilità per evitare una nuova proposizione tremontiana) per il resto si tratta di nomine non solo tecniche (come ampiamente previsto) ma addirittura asettiche: nessuno dei neo-Ministri ha un vero e proprio passato politico, tutti vengono dai gangli della Pubblica Amministrazione, all’interno della quale hanno fatto la debita carriera, o sono professionisti quantomeno stimati e rispettati nei rispettivi ruoli e mercati di appartenenza.

Contrariamente a quanto sottolineato da molti quotidiani nazionali e relativa accozzaglia di giornalisti televisivi, queste nomine non provengono da “forzature” da parte di banche d’affari o pseudo-occulti gruppi finanziari internazionali, sono solo la diretta conseguenza di quella che viene definita “tecnocrazia”, che è sempre l’effetto dell’incapacità della politica di condurre la cosa pubblica.

L’Italia un primo Governo “tecnocratico” (o presunto tale) l’ha già sperimentato, sotto l’egida di Carlo Azeglio Ciampi ed esclusivamente con lo scopo di traghettare il bel paese durante il “terremoto” di “mani pulite” (successivamente Ciampi ha rivestito il ruolo di Ministro del Tesoro nei Governi Prodi e D’Alema della fine degli anni ’90, con l’obiettivo di portare l’Italia nell’Euro, manovra perfettamente riuscita, così riuscita che Berlino ringrazia e noi piangiamo).

Oggi, si impone all’Italia di rimanere nell’Euro ed ecco belle pronto l’uomo della Provvidenza, investito in pectore dall’uomo delle Istituzioni, che come suo solito con questa mossa dà il classico colpo al cerchio ed un altro alla botte.

Tra il cerchio e la botte… il popolo italiano, che, in media, poco ha compreso di questa manovra (o trama) che sottile non è di certo, ma appare veramente grossolana, tant’è che la “squadra” Monti l’aveva già pronta da un bel po’ di tempo, chiusa nel suo cassetto, pronta a balzare fuori al momento opportuno. Atteggiamento tipico del vero professionista, sempre compassato, mai “in affanno” o “stressato” e sempre con la risposta giusta al momento giusto (quando non sa cosa dire, tace, giustamente).

Le “consultazioni” sono state solo fumo negli occhi per l’opinione pubblica e per contentare la visibilità e l’egocentricità di partiti e partitini che siedono nel Parlamento, oltre che per rispetto del protocollo.

Quanto durerà questo Governo tecnocratico è difficile da dire, anche perché, prima o poi, onorevoli e senatori, totalmente tagliati fuori dai centri decisionali del paese, presto o tardi rialzeranno la testa per reclamare il loro “sacrosanto diritto” al governo del paese (sono stati eletti, no?).

Intanto, alcuni Ministri dimissionari del precedente Governo hanno pensato bene di non restare con le mani in mano ed hanno firmato alcuni decreti, con relative nomine, dell’ultimo minuto per piazzare amici, parenti ed amici degli amici in posizioni “chiave”…

Riuscirà il nostro eroe a rintuzzare questi ed altri attacchi alla sua posizione? E riuscirà il prof. Monti a placare i mercati finanziari (di cui non è il diretto esponente) senza far sudare, lacrimare e sanguinare ulteriormente i già provati ed esausti italiani?

La risposta la vivremo nei prossimi mesi.

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