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sabato 24 maggio 2014

I COMUNISTI TRIESTINI IN PIAZZA CONTRO IL FASCISMO UCRAINO E I SUOI UTILIZZATORI OCCIDENTALI di Norberto Fragiacomo





I COMUNISTI TRIESTINI IN PIAZZA CONTRO IL FASCISMO UCRAINO E I SUOI UTILIZZATORI OCCIDENTALI 
di Norberto Fragiacomo



I comunisti triestini scendono uniti in piazza, sotto il vessillo della vecchia Federazione della Sinistra, e - malgrado la giornata preelettorale – non per incitare a dare il voto a Tizio o Caio: l’intento è informare, ricordando alla cittadinanza che l’Europa è un concetto, una realtà ben più complessa e incommensurabilmente più vasta dell’aborto neoliberista chiamato Unione Europea, che qualcuno, in perfetta malafede, vorrebbe “garante di pace”.

L’Ucraina è Europa – etnicamente, storicamente e culturalmente – ma non è affatto in pace, e la guerra civile strisciante che l’attraversa è senz’altro imputabile a chi, nei mesi scorsi, ha brigato per annettere il Paese alla UE, vale a dire (in sostanza) alla longa manus degli Stati Uniti, la NATO. L’obiettivo era – come in Georgia, ai tempi dell’autocrate filoamericano Saakashvili – accerchiare la Russia, depotenziarla, confinarla in Asia. Yanukovich, presidente eletto senza brogli, aveva tentennato a lungo tra est e ovest, ma alla fine, visto che la proposta di partnership russa era più conveniente di quella europea e considerati i legami strettissimi tra il suo Paese e il grande vicino, aveva detto no alle profferte della UE per una futura, rovinosa adesione ucraina. Mal gliene incolse! Una seconda “Rivoluzione colorata” alla Soros, stavolta con l’attiva partecipazione di forze neonaziste al servizio degli USA, l’ha costretto alla fuga e all’esilio: a inizio 2014 si insedia a Kiev un governo golpista, autoproclamato, che però l’Occidente riconosce senza indugio. Per forza, verrebbe da dire: è il mandante – un “mondo libero” di trattare gli altri Stati come dependance, e non troppo restio a sporcarsi le mani di sangue innocente.

I golpisti si rivolgono prontamente al FMI (tanto gli interessi usurari li pagherà il popolo ucraino, mica loro) e cancellano il russo come lingua ufficiale: i russofoni dell’est e della Crimea reagiscono, e lo fa pure Putin. Fulmineamente, efficacemente e, soprattutto, senza eccessi: con voto plebiscitario dei suoi cittadini la penisola, abitata in prevalenza da russi, si ricongiunge alla madrepatria senza che sia necessario sparare un colpo. La base navale è salva, le forme della “democrazia” anche, ma quod licet Iovi non licet bovi. La Federazione gioca pulito, tenuto conto delle circostanze, i media occidentali come al solito no: parte una campagna martellante volta a distorcere la realtà, a rinfocolare nei cittadini l’antico terrore dei cosacchi, a dipingere Vladimir Putin come un incrocio tra Genghiz Khan e Stalin. Il blogger Navalny, in odor di CIA, suggerisce addirittura ai suoi padroni americani chi sanzionare e come, in un universo capovolto dove il colpevole è l’aggredito, l’aggressore viene spacciato per portatore di pace. Seguono scontri e stragi nell’est, ma neppure i morti di Odessa scuotono le coscienze di giornalisti e politici, fanno vacillare le loro opportunistiche, prezzolate certezze.NATO über alles, con i neonazisti di Pravy Sektor e Svoboda nel ruolo di truppe d’assalto. Il regime euro-atlantico confina il giornalismo degno di questo nome in riserve indiane: tocca sintonizzarsi su reti periferiche per ascoltare – da Estovest – una ricostruzione obbiettiva dei fatti che, più che denunciare, attesta la partecipazione di contractors americani (e di almeno un italiano) alle operazioni contro i “terroristi”, o per sentir dire, da un esperto super partes come Sergio Romano, che Putin è stato costretto dagli eventi a “giocare di rimessa”, cioè a difendersi, e che per l’Italia è una priorità rafforzare i legami politici ed economici con la Russia.


Ecco, è per rompere il muro di propaganda e ipocrisia che i comunisti – nient’affatto teneri con Putin – hanno discretamente “occupato”, in un pomeriggio di sole, via delle Torri a Trieste. Al megafono, roba da tempi pretelevisivi, si sono alternati i due segretari Peter Behrens (PRC) e Stojan Spetic (PdCI), ma il messaggio, chiaro e forte, era affidato ad un volantino stampato in 850 copie, andate letteralmente a ruba. Alcuni tiravano dritto, ma in tanti lo accettavano con un sorriso grato e c’era chi – ricordo un ciclista – allungava la mano per prenderlo, o educatamente lo chiedeva. Un’anziana signora, lettrice del Corriere, ha protestato che non tutta la stampa racconta “bugie”. E’ verissimo, le ho risposto, ma un giornalista onesto non fa primavera, ed ogni cattiva regola tollera eccezioni. Discutere e confrontarsi, in ogni caso, fa sempre bene.Penso che il manifestino sia stato letto davvero, per il semplice fatto che non ammaestrava: forniva notizie. Rammentava, tra l’altro, che attraverso l’Ucraina e la Siria passano gasdotti ed oleodotti che approvvigionano l’Occidente; che le regioni orientali ortodosse dell’Ucraina hanno industrie che esportano sui mercati russi; che nel nuovo governo di Kiev siedono sei ministri nazisti eredi dei collaborazionisti di Bandera; che la mattanza di Odessa – più di 100 vittime, fra cui tanti giovanissimi russofoni – è stata perpetrata dai miliziani nazionalisti con la silenziosa connivenza delle forze governative; che gruppi fascisti hanno attentato alla vita del segretario del Partito Comunista Ucraino Simonenko, e che il partito stesso, malgrado il suo 20% di consensi, rischia di essere messo fuorilegge dai lacchè della NATO; che la giunta golpista ha congelato i salari dei lavoratori, mentre ha aumentato i prezzi di beni e servizi, svalutando al moneta del 60 per cento.Nudi fatti e poca ideologia anche nelle conclusioni, che vale la pena riportare: 

i comunisti italiani esprimono solidarietà a tutti gli antifascisti ucraini!  basta bugie di stampa e tv! 20 anni fa l’europa ha punito l’austria per la vittoria di haider in carinzia (in regolari elezioni, ndr), ora si serve dei nazisti per coprire gli interessi americani! c’è un rischio di guerra nel cuore del nostro continente! aprite gli occhi!

L’appello ad “aprire gli occhi” suona oggi quanto mai opportuno: riacquistare la vista, squarciando la nebbia prodotta dalla propaganda, è precondizione per un’analisi realistica della situazione globale. Ciò che accade in Ucraina è strettamente collegato agli avvenimenti greci ed europei: l’aggressione mascherata alla Russia si inserisce in una strategia di dominio che altrove (ad esempio da noi) prevede lo smantellamento di diritti e tutele, la schiavizzazione dei popoli, l’obnubilamento collettivo, i peana rivolti a un’unità europea che è mera finzione.I media si industriano a persuaderci che viviamo nel migliore dei mondi possibili (quello asseritamente “libero”), proprio mentre i suoi reggitori ci precipitano nell’inferno del Trattato Transatlantico (TTIP), un’arma di privatizzazione di massa.
Piccole iniziative come quella di via delle Torri accendono una fiammella nell’oscurità mainstream, e restituiscono ai comunisti il loro ruolo: quello di avanguardie e difensori della classe lavoratrice.Indipendentemente dall’esito delle europee residua una missione da compiere: spargere consapevolezza, spronare alla riflessione, far presente che non tutto “è già scritto” dopo il funerale celebrato dai neoliberisti alla Storia. Si tratta, in fondo, di rimettersi in lizza per l’egemonia culturale, lavorando pazientemente di mina sotto i bastioni dell’(apparentemente) inespugnabile fortezza capitalista. 





23 maggio 2014





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