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lunedì 16 dicembre 2013

Il debito pubblico italiano, di Renato Costanzo Gatti



di Renato Costanzo Gatti

Vorrei segnalare un articolo sul Sole 24 ore di sabato 14 dicembre firmato da Isabella Bufacchi dal titolo  LA SORPRESA DEL DEBITO SOSTENIBILE.
Il Centro studi dell’Università di Friburgo ha elaborato un indice relativo al debito degli stati che risulta dalla somma del debito esplicito, con il debito implicito quel debito cioè che tiene conto degli obblighi di spesa futura (in particolare pensioni e sanità). Ebbene la tabella è la seguente:

PAESE………………………..DEBITO …DEBITO…DEBITO
                                              Esplicito        implicito        totale
Lettonia………………………..41………….18………..59            green light
Italia…………………………….127………..-53……….73            green light
Estonia…………………………..10………….83……….93           green light
Germania……………………….81…………73………154           yellow light
Svezia…………………………….38……….209……  247           red light
Danimarca……………………..40………...286……....327            red light
Francia…………………………..90……….359…….,.449            red light
Grecia…………………………..157……….475……..632            red light
Regno Unito……………………98……….552…….....640            red light
Belgio………………………..….100……….545……..644            red light
Spagna……………………………86………..586……672           red light
Irlanda…………………………..117…….1.150…….1.286         red light.

Per curiosità gli Stati Uniti hanno un Debito totale di 1.300.
Allora sturiamo lo spumante? Ma perché gli indici di Friburgo sono così diversi da quelli delle rating compagnie? Queste ultime danno molto peso alla crescita che incrementando il denominatore fa abbassare gli indici di debito, ma lo sguardo è sull’immediato e l’orizzonte dell’outlook è limitato. Friburgo guarda più lontano per dare questo responso che si chiama “indice di sostenibilità).
Un esempio lampante è quello tedesco. Come noto in Germania ci sono 6 milioni di mini jobs che danno un reddito pulito al lavoratore di 450€ pari al costo che sostiene il datore di lavoro. Con un costo del lavoro così basso si ottiene il duplice risultato di abbassare gli indici di disoccupazione e di aiutare le imprese a competere. Qui si fermano le rating compagnie. Friburgo guarda più in laà, ovvero al momento in cui questi 6 milioni di mini jobbers andranno in pensione senza aver versato un euro di contributi e soprattutto senza che le imprese abbiano versato un  € di contributi. Saranno tutte pensioni sociali a carico della collettività e che entrano nel conto del debito implicito.
Viva la Fornero? Calma e gesso. Consideriamo altri aspetti. L’enorme debito pubblico che abbiamo e che ci costa oltre 80 miliardi l’anno, dopo l’inizio della crisi (fallimento Lehman Bros) ha subito variazioni sostanziali (*):
a)                           la prima variazione è la nazionalizzazione. Dopo un primo periodo (1997-1999) il processo di convergenza verso la moneta unica aveva portato ad una europeizzazione del debito, con una crescita decisa della quota detenuta dal settore bancario estero, prevalentemente comunitario. Dopo un periodo di costanza nei rapporti dei creditori, dal 2009 si è registrato un aumento della quota detenuta dalle banche nazionali e una improvvisa riduzione della quota detenuta dagli investitori esteri. Questa nazionalizzazione ci dovrebbe rendere più riparati dal peggioramento dello spread, più giapponesi, anche se però per i giapponesi la moneta è giapponese e non quasi-esterna come l’euro.
b)                          La seconda variazione vede le banche  nazionali nel periodo post crisi, passare dal 30% al 50%, gli investitori privati dal 40 al 10%, le banche estere dal 20 al 35% essendo il residuo posseduto dalla Banca d’Italia.
c)                           Le immissioni di liquidità fatte dalla BCE, le due grandi LTRO a 3 anni vengono assorbite soprattutto (quasi il 50%) dai sistemi bancari italiano e spagnolo, ma mentre queste ultime mostrano un incremento nei rimborsi il nostro paese segna dei ritardi, potendo alfine affermare che “allo stato attuale l’Italia è il Paese più supportato dell’Unione monetaria in termini di liquidità erogata”
d)                          Il grande afflusso di liquidità europea è alla base dell’aumento della quota di debito pubblico detenuto dalle banche, i grandi acquisti di debito pubblico eseguito dal sistema bancario nazionale ci fa sorgere la domanda di come, nello stesso periodo, il sistema bancario abbia supportato le imprese produttive e le famiglie. La risposta ci viene dall’indice ISER (indice di supporto all’economia reale); fino al 2008 il sistema bancario nazionale supporta in maniera crescente l’economia reale, dopo lo shock Lehman Bros il supporto si riduce progressivamente per via dell’impegno crescente nel rifinanziamento del debito pubblico. Il calo è impressionante e continuo e costituisce una tra le principali cause della nostra depressione.

Quindi, apprezzando gli sforzi dell’Università di Friburgo, continuiamo a puntare alla riduzione del debito come vera riforma strutturale da perseguirsi o con una patrimoniale o con il metodo proposto dal prof. Savona, tutti i suggerimenti sono benvenuti, puntando contemporaneamente all’aumento del PIL attraverso investimenti pubblici produttivi, rilancio del lavoro, del contenuto tecnologico del lavoro, del valore aggiunto del lavoro anche attraverso nuove relazioni industriali.
Altro che forconi (piccola borghesia dell’indotto e disperati sociali creati dall’austerity) ma un approccio socialista al rilancio del paese, guidato dal general intellect per rinnovare il che fare e il come fare.

(*) Vedasi IL PROCESSO DI NAZIONALIZZAZIONE DEL DEBITO PUBBLICO ITALIANO di Frank Menichelli su NENS.

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