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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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venerdì 28 dicembre 2012

IL REGALO DI NATALE di Norberto Fragiacomo



Un noto imprenditore triestino, proprietario di supermarket, rivendica pubblicamente la scelta di aver tenuto aperto l’esercizio il giorno di Natale, asserendo addirittura – con la tipica sfrontatezza del paròn – di aver “fatto un regalo ai suoi dipendenti”, cui sarebbe finito in tasca qualche spicciolo in più… da spendere possibilmente in azienda, negli intervalli tra un turno e l’altro.
Una manciata di euro in cambio della libertà: non è granché come affare, ma chi sta sotto, oggi, deve far buon viso a giochi sempre peggiori. Ammalarsi è vietato, prendersi le ferie è vietato; vivere la propria vita è vietato, in una Repubblica dove il lavoro manca o fa rima con asservimento, mentre la Costituzione “più bella del mondo” (copyright Pierluigi Bersani, che evidentemente ha studiato a fondo tutte le altre) viene attuata, in tivù, da declamatori milionari.
Può darsi, nel caso citato, che i lavoratori, avendo il coltello dalla parte della lama, non si siano azzardati a protestare, ed abbiano anzi ringraziato per l’extra: in fondo, il nostro affermato impresario si è vantato di ciò che molti suoi colleghi fanno, più o meno di nascosto; l’andazzo è generale, e rispecchia lo spirito dei tempi.
Sono state le liberalizzazioni montiane e un’Europa edificata su misura dell’avidità delle lobby a spargere l’humus che alimenta la mala pianta dello sfruttamento, e lo giustifica “filosoficamente” agli occhi del cittadino comune e, talvolta, della stessa vittima. Capita, infatti, che persone normali, intervistate dai media, ripetano pappagallescamente che, in un’epoca di poco lavoro, è giusto faticare nei giorni di festa: opinioni del genere dimostrano non soltanto che, in un Paese abbrutito e sommamente ignorante, la logica aristotelica è patrimonio di un’esigua minoranza, ma anche e soprattutto che il suddito-consumatore, dopo anni di lavaggio del cervello, antepone ormai le esigenze della produzione a quelle proprie. E’ evidente che lo scopo perseguito dalle istituzioni europee attraverso le c.d. liberalizzazioni è ben più ambizioso di quello del singolo commerciante, che mira al profitto e, in qualche caso, all’autocelebrazione: si tratta, da un lato, di “educare” gli esseri umani alla servitù, togliendo loro, poco alla volta, tutele e diritti; dall’altro, di favorire la concentrazione imprenditoriale, mettendo fuori gioco i pesci piccoli, e dunque proletarizzandoli. Della famosa “crescita”, in questo momento storico, ci si occupa soltanto a parole: il potere appare molto più interessato a rimodellare i rapporti economico-sociali tra le classi.
Come Comitato No Debito, abbiamo contestato l’apertura di esercizi commerciali il Primo Maggio (http://www.pandoratv.it/?p=articolo&ref=categoria&a=1520). Per Natale vale lo stesso principio: non possiamo né dobbiamo permettere che i ritagli di tempo da dedicare alla famiglia o, semplicemente, a se stessi siano sottratti all’essere umano. La religione non c’entra, o c’entra solo come fatto personale, come diritto del singolo ad autodeterminarsi (e dunque a partecipare a una messa mattutina o ad una manifestazione, nei giorni a ciò deputati, o, se preferisce, a concedersi una passeggiata in Carso). Una festa, religiosa o laica che sia, va rispettata, e il fatto che quest’appropriazione indebita di vita e di dignità sia legittimata da istituzioni come l’Unione Europea e la Consulta (la quale, nell’incredibile sentenza n. 299 dell’11 dicembre 2012, ha calpestato mezza Carta Costituzionale in nome di una “accezione dinamica della tutela della concorrenza” che, più che a Boccioni, fa pensare ai giudici di Franz Kafka) prova soltanto che il cancro capitalista infesta ormai gran parte dell’organismo occidentale.
Il Capitalismo è una malattia con cui non si può convivere: va estirpata prima che uccida l’ospite. In attesa di abbattere il mostro, iniziamo col boicottare tutte le imprese commerciali che hanno fatto della sopraffazione e del disconoscimento dei diritti dei lavoratori la loro regola “aurea”. Sembrerà a molti un tentativo velleitario, senza speranza, ma anche qualche granello di sabbia nel motore di questa Europa può contribuire a rallentarne la folle corsa, specie se si riuscirà a creare una sinergia con quelle forze (CGIL, Confcommercio, Confesercenti) che si oppongono alla liberalizzazione selvaggia, e con gli enti territoriali, dai quali è lecito pretendere una resistenza che vada al di là di pur doverose impugnazioni di leggi. Nella penisola iberica i sindaci intralciano, spesso con azioni clamorose, i piani del Capitale al governo; se i loro colleghi italiani valutassero, ad esempio, l’ipotesi di adottare, in maniera coordinata, ordinanze per mettere un freno al Far West degli orari, qualcosa i lavoratori potrebbero ottenere, anche a medio-lungo termine. Nel frattempo, bisognerà spiegare a moltitudini allevate per il consumo che si può fare a meno di acquistare pane e latte la domenica: non da ieri esistono frigoriferi e congelatori.   
A proposito di Spagna: da Madrid arriva una proposta stimolante. Medici e infermieri, a partire dal 27 dicembre, scenderanno in piazza nell’intero Paese a difesa della sanità pubblica, che Mariano Rajoy intende privatizzare (http://www.intersindicalsalud.com/), e – tramite Facebook - chiedono a noi triestini di fare altrettanto. Può servire a molto: lo sciopero prolungato di medici coraggiosi ha impedito di recente, in Slovacchia, l’attuazione di un medesimo progetto delinquenziale.
Rispondiamo all’appello, diffondiamolo in Italia e all’estero: lo sciopero del 14 novembre ci ha indicato un’Europa degna di questo nome, composta di uomini e donne che nulla hanno a che spartire con i marci governanti dell’Unione schiavista.
Sopravvalutare le barriere linguistiche significa non aver capito niente, e porta a buttare nell’immondizia l’unico effetto positivo di questi sessant’anni di relativa pace: il fatto che gli europei si sentano, se non fratelli, almeno cugini. Perché il continente divenga la nostra casa non basta, tuttavia, restaurare l’edificio fatiscente: tocca abbatterlo, e poi ricostruirlo dalle fondamenta.
La fine di questo mondo sarà la premessa di un futuro migliore: svegliamoci!


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