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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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sabato 9 agosto 2014

TREGUA CONCORDATA O DIKTAT di Antonio Moscato




TREGUA CONCORDATA O DIKTAT
di Antonio Moscato

Valanghe di miserabili pennivendoli, giornalisti o estensori di blandi  comunicati di “solidarietà equidistante”, si sono affrettati a denunciare la “perfidia” di Hamas che non accetta di prolungare la tregua proposta dall’Egitto.
Quanta ipocrisia e voluta cecità! Una tregua temporanea che non prevede di accogliere neppure una delle ragionevoli e modeste richieste di Hamas (come la fine dell’assedio, il ripristino di aeroporto e porto, la possibilità di pescare, un adeguato rifornimento di generi alimentari e di acqua potabile) non è altro che una sospensione momentanea dell’aggressione, per fare il bilancio dell’operazione e prepararne la fase successiva: infatti l’invasione è risultata più costosa del previsto per Israele, che non immaginava di trovare una così decisa resistenza, e di non vedere nessuna forma di scollamento tra la popolazione e il suo legittimo governo. Deve correggere gli errori fatti, per essere più incisivo la prossima volta…

I governanti di Israele continuano a parlare di terroristi, fingendo di ignorare quei loro stessi cittadini che propongono di prendere atto che Hamas esiste ed è radicata. Non ci piace - dice Gideon Levy - ma esiste, dobbiamo riconoscere che è un nemico, e col nemico si deve trattare. Lo stesso ha detto l’ex presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter, che era stato tra gli osservatori internazionali che avevano seguito le elezioni in cui Hamas aveva trionfato.
In realtà a Gaza c'è una resistenza militare legittima a un'aggressione di lunga durata, che ha raggiunto forme tremende già nel lontano 1947/1949, quando Israele ha utilizzato le tregue e gli armistizi per prepararsi a conquistare altre parti di quel 78% di Palestina di cui si impossessò – con la preponderanza delle armi e con l’inganno - già allora. Ma nessuno glielo rimprovera o lo ricorda, mentre se Hamas chiede che la tregua sia vera e concordata, viene additato come un mostro, e associato o almeno accostato nella propaganda più spicciola a Boko Haram o al Califfato di Iraq e Siria, con cui non ha nulla in comune. È un’organizzazione che è cresciuta per ragioni politiche, per la sua determinazione a non rinunciare alla lotta armata in cambio di vacue promesse, per la rete di assistenza sociale creata da decenni, per la sua lotta a quella corruzione che ha portato sempre più in basso la maggioranza dei signori dell’OLP e dell’ANP.
Ultima perla di una lunga serie di concessioni senza contropartita alle pressioni dell’imperialismo statunitense (per conto dello Stato di Israele) è la rinuncia dell’Autorità Nazionale Palestinese a tentare la strada della denuncia alla Corte Penale Internazionale. Non per sfiducia nel risultato finale (effettivamente non facile, perché troppi giudici sono soggetti a pressioni), ma perché – ha detto ridicolmente Mahmud Abbas – “la denuncia contro Israele poteva essere controproducente per la Resistenza Palestinese”. La denuncia era stata presentata congiuntamente il 25 luglio dal ministro della Giustizia palestinese, Saleem al-Saqqa, e del procuratore generale di Gaza Ismaeel Jaber, ed è stata ritirata unilateralmente ieri da Mahmud Abbas.
Ma naturalmente Renzi e la sua inconsistente valletta Mogherini che viene proposta per la politica estera dell’intera Europa, pongono agli abitanti di Gaza (con cui non trattano né discutono) la condizione di accettare le cosiddette “proposte di mediazione” del dittatore egiziano al Sissi, mantenuto in piedi dagli Stati Uniti e quindi zelante complice dei dirigenti sionisti, proposte che si riducono all’affidamento del controllo su un unico valico aperto a Rafah proprio ai calabrache di Ramallah!
La causa del popolo palestinese, della sua eroica resistenza iniziata poco meno di un secolo fa, quando gli interessi imperialisti e la crisi politica europea (di cui era terribile manifestazione l’ascesa di Hitler e il dilagare dell’antisemitismo in Europa e negli stessi Stati Uniti), cominciarono a far riversare in Palestina un gran numero di ebrei che non avevano mai avuto nulla a che fare con quella terra né interesse per il sionismo. Ne ho parlato ampiamente in Ebrei e palestinesi nella storia: miti e realtà, e in altri articoli, e alcuni libri, ma la maggior parte degli italiani, per colpa della scuola e della sistematica disinformazione televisiva, ignora completamente le tappe della cacciata violenta di quelli che da secoli costituivano la grande maggioranza degli abitanti della Palestina, e accettano (anche attraverso pessimi libri di testo) la vulgata sionista. Che oggi è rafforzata anche dalle campagne mistificanti che utilizzano il giusto sdegno per la barbarie delle bande armate di Boko Haram o del Califfato dell’ISIL per fare un amalgama che cancelli le molte ragioni di chi resiste a Gaza, in modo ben diverso.
Non c'è dubbio sulla ferma condanna di noi sostenitori della causa palestinese nei confronti di ogni forma di intolleranza a base religiosa e/o etnica. Intolleranza che a Gaza non c’era, ci sono stati ministri cristiani e stretti rapporti con il FPLP (guidato da Abbash, cristiano) o il FDPLP di Hawatmeh, anch’esso di origine cristiana. La rottura con al Fatah non era certo religiosa, era tra chi lottava contro Israele e chi collaborava con esso.
Anche se la resistenza di Hamas e della Jihad islamica e dei tanti altri gruppi che sono presenti a Gaza non ha nulla a che vedere con la barbarie di Boko Haram o del califfato in Iraq e Levante, vari commentatori l'hanno assimilata, e in tutti i TG vengono almeno accostate. C’è un continuo martellamento sulla “barbarie islamica”, che prende a pretesto un minuto su 25 di un sermone di un imam (tradotto non si sa come e con quanta esattezza dai solerti carabinieri, e che a quanto pare non nominava neppure gli ebrei, ma chiedeva la punizione di Allah sugli aggressori) per un'espulsione immediata dall’Italia del predicatore, senza l'ombra di un processo. Ha deciso il sommo giurista Alfano. In questo clima bellicistico è la libertà di tutti quindi che viene attaccata, come in tempo di guerra.  E se non si ferma la provocazione continua di Israele, la guerra dilagherà ben al di là dei confini attuali. Non basta il bilancio delle folli guerre di aggressione “umanitaria” a Iraq e Afghanistan, con pretesti labilissimi? Guerre al terrorismo (compresa quella di Putin in Cecenia) che sono diventate fucine di terroristi…
La campagna demonizzante dell’Islam prende oggi un altro pretesto: una coppia di nigeriani che nel loro paese hanno accettato per la pressione ambientale l'infibulazione delle due figlie. Servono per fare articoli sulla "barbarie islamica", mentre in realtà si dovrebbe sapere che l’orrida tradizione delle mutilazioni genitali femminili non è "islamica" ma legata a una ripresa di tradizioni (certo barbariche) condivise  in varie aree dell'Africa da islamici, cristiani etiopici, falasha (cioè ebrei etiopici). Ma gli esperti israeliani o filoisraeliani che riempiono le pagine dei grandi quotidiani (Guido Olimpio sul Corriere della sera, Maurizio Molinari sulla Stampa) hanno il monopolio della trattazione di ogni forma di terrorismo o di barbarie in qualsiasi parte del mondo...
 
Vorrei aggiungere una nota sulle distruzioni delle chiese cristiane fatta dall'ISIL. Io sono ateo, ma rispetto tanto le opinioni dei credenti che mi sono laureato in Storia del Cristianesimo, e sono stato assistente sia di quella materia sia di Storia delle Religioni. Ma non mi convincono quelli che si lanciano ora in una campagna contro questa barbarie “inaudita”. Vorrei che non si dimenticasse quante moschee e minareti  sono state distrutte a cannonate durante le molteplici aggressioni israeliane a Gaza e ai Territori; che non si dimenticasse neppure la lunga tradizione di distruzioni di moschee in Libia e di chiese e conventi fatte dal colonialismo italiano in Etiopia meno di un secolo fa. Non dimentichiamo neppure la deliberata distruzione di templi di altre religioni fatte dai missionari cattolici al seguito dei Conquistadores in Messico e altre parti dell'America Latina e del mondo (ancora durante la guerra dei boxer a cui partecipò l'Italia...). Non dite che questa barbarie dell’ISIL è unica, inaudita, senza precedenti!
Qualche imbecille capirà (cioè vorrà capire…) che io difendo i massacratori di cristiani e di Yazidi. Al contrario, li condanno senza esitazione, ma vorrei che tutti li condannassero insieme alle organizzazioni terroriste cristiane che in Nigeria rispondono a Boko Haram bruciando villaggi musulmani, ai terroristi indu che bruciano moschee, insomma che non facessero di un Islam (tra l’altro variegato e con molti aspetti rispettabilissimi) il responsabile dei mali del mondo. E smettessero di esaltare chi invece fa riferimento esplicito al modello delle crociate. Un’intera pagina de “La Stampa” esalta il “leader delle brigate cristiane in Medio Oriente”, che ha adottato uno dei leitmotiv della propaganda sionista e afferma tranquillamente: “È da duemila anni che siamo il popolo dei martiri”. Il titolo su quattro colonne afferma giustamente: “È come al tempo delle crociate. Combatteremo gli estremisti”. (Incredibile ma vero, controllare a pag.15!)


8 agosto 2014


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