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sabato 13 agosto 2011

Podolinsky, chi era costui? di Tiziano Bagarolo


Podolinsky, chi era costui?

Quasi un diario di una scoperta e di una ricerca

Esattamente il 31 luglio di 160 anni fa (il 31 luglio del 1850) nasceva a Yaroslavka, in Ucraina, Sergej Podolinskij (o Sergei Podolinsky, secondo la grafia utilizzata in francese e in inglese), un nome ancor oggi sconosciuto ai più, che sarebbe diventato, prima di andare incontro precocemente a un tragico destino, un attivista rivoluzionario e un pensatore originale al quale dobbiamo alcune intuizioni precorritrici, tuttora attuali e in parte ancora incomprese o sottovalutate.


Alla figura di Sergeij Podolinskij ho dedicato una parte importante dei miei sforzi di approfondimento della storia del marxismo e dell'ecologia. Sulla sua opera sono tuttora, di nuovo, al lavoro, nella speranza di arrivare presto a pubblicare in italiano alcuni dei suoi scritti inediti, corredati da una presentazione del suo pensiero e del suo significato per i nostri attuali problemi ecologici.
E' questa una storia anche personale che voglio rievocare qui.
Mi sono imbattuto in Sergej Podolinskij vent'anni fa. Dopo laboriose ricerche ero riuscito a mettere le mani su una delle poche copie, o forse l'unica copia, de La géochimie di Vladimir Vernadskij esistente a Milano. L'avevo rintracciata nella biblioteca del bellissimo Museo di Storia Naturale di Milano. In quel periodo i miei interessi erano focalizzati sulla storia dell'ecologia e sulla sua sorte in Unione Sovietica dopo la rivoluzione. Vernadskij, di cui allora non era disponibile in italiano nessuna delle opere maggiori, era un po' il trait d'union fra queste due storie.
Ucraino d'origine, autore del concetto moderno di biosfera (ne parla l'ecologo statunitense George Evelyn Hutchinson in un saggio su "Scientific American" nel 1970, ripubblicato anche in italiano nel volume La Biosfera che avevo letto alcuni anni prima), era stato uno degli scienziati più influenti della Russia zarista prima e dell'URSS poi fino alla seconda guerra mondiale. Cercavo dunque nelle biblioteche di Milano di recuperare disperatamente una edizione della Biosfera, o di qualche altro suo scritto, per approfondire queste idee e la loro storia sui testi originali. L'interesse per Vernadskij lo avevano suscitato altre letture di quel periodo. Avevo appena terminato la Storia dell'ecologia di Pascal Acot (Lucarini, Bologna 1989), che stranamente non ne parla ma fa cenno al lavoro di un altro studioso sovieticoV. N. Sukachev, autore nel 1940 del concetto di "biogeocenosi", di fatto un equivalente di quello di "ecosistema". E soprattutto avevo per le mani un altro libro straordinario che racconta una vicenda pressoché sconosciuta fino ad allora e davvero affascinante, ossia la storia dell'ecologia in Unione Sovietica dopo l'Ottobre: Robert Douglas Weiner, Models of Nature. Ecology, Conservation and Cultural Revolution in Soviet Russia (Indiana University Press, Bloomington 1988). Del libro di Weiner ero venuto a conoscenza da un'ampia e bella recensione comparsa sul "La Bréche", giornale dei trotskisti svizzeri, che avevo tradotto e riproposto a mia volta su "Bandiera rossa", la rivista dei trotskisti italiani di Maitan e Turigliatto e a cui collaboravo, in particolare sui temi del nucleare e dell'ambiente, dopo averla anche diretta per alcuni anni nei primi anni Ottanta.
Nel corso delle mie ricerche, invece della Biosfera, trovai La géochimie, ma la scoperta non fu meno interessante. Pubblicata in Francia nel 1924, La géochimieraccoglie le lezioni tenute da Vernadskij alla Sorbona nel 1922-23. Vi si parla di temi quali i grandi cicli biogeochimici che costituiscono la trama della vita sul e del nostro pianeta, l'origine biogena dell'ossigeno atmosferico, l'effetto serra creato dell'anidride carbonica... Contiene, insomma, la prima esposizione delle idee che sarebbero state successivamente al centro della Biosfera (Leningrado 1926 e Parigi 1929), ma è anche arricchita da preziose annotazioni personali. Vernadskij vi parla ad esempio delle sue fonti di ispirazione (Alexander Von Humboldt,Charles DarwinEduard Suess), della sua visione olistica della natura, dei modi e dei tempi in cui le sue idee sono maturate (fra il 1917-1921, negli anni in cui in Ucraina infuriava una terribile guerra civile; vedi nota p. 54)...
E' dunque leggendo le fotocopie sbiadite di questo scritto che mi imbattei in Sergej Podolinskij, a pagina 334, paragrafo 20, "Energia della materia vivente e il principio di Carnot": «Un savant ukrainien mort jeune, S. Podolinsky, a compris toute le portée de ces idées et a tâché de les appliquer à l'étude des phénomèmes économiques». E nella nota a piè di pagina si aggiungono queste indicazioni: «S. Podolinsky. La Revue Socialiste, L, 1880, p. 353. Die Neue Zeit, I, St. , 1883, p. 422, 456. Sur S. Podolinsky, un savant et politicien russe ukrainien (1851-1889?), voir M. Gruševskij. Dragomanov et le grupe socialiste de Genève. Vienne, 1922, p. 10 s. (en ukrainien).» (alle pagine 119-120 de La géochimie si trova un passo che ricorda da vicino le idee di Podolinskij e alcune righe hanno una stretta assonanza con la sua definizione di "lavoro utile": «La materia vivente può esser vista come una materia attiva, un'accumulatore dell'energia solare. Essa trasforma l'energia solare, radiante e termica, in energia chimica, in movimento molecolare.» ivi, p. 120; ma allora non potevo rendermene conto).

L'annotazione de La géochimie dedicata a Podololinskij suonava strana e intrigante. Invece che uno scritto di scienze naturali Vernadskij vi citava le idee di un rivoluzionario riportate in riviste socialiste; parlava poi di «applicazione all'economia» (al socialismo?) del principio di Carnot, ossia delle leggi della termodinamica, qualcosa che fino a quel momento avevo incontrato solo negli scritti di un economista "eretico" come Nicholas Geogescu-Roegen, di cui diversi anni prima avevo letto Analisi economica e processo economico ed Energia e miti economici, le cui idee erano state valorizzate da Enzo Tiezzi in un'altra opera di rottura come Tempi storici tempo biologici (Garzanti 1984) che avevo letto due anni prima. Di economia ecologica forse non avevo ancora sentito parlare...
Insomma, avrei voluto saperne di più.
Tuttavia non riuscii ad andare oltre fino a quando, nella primavera dell'anno successivo, aprii il voluminoso scritto di 
Juan Martinez-Alier, appena pubblicato da Garzanti, e dal titolo quanto mai stimolante: Economia ecologica. Energia, ambiente, società. Di questo libro Sergei Podolinskij è, in qualche modo, l'ispiratore e il protagonista centrale. Non descrivo qui cosa ne dice Martinez-Alier; dico soltanto che il suo libro fu come un'epifania.
Immediatamente mi misi in caccia per biblioteche degli scritti di Sergej Podolinskij.

Recuperai rapidamente il saggio citato da Vernadskij nel 1924 e quello pubblicato in italiano nel 1881 su "la Plebe" e commentato da Engels con Marx nel dicembre dell'anno dopo. Collegai le idee di quegli scritti a quanto già conoscevo; cercai di approfondire altri legami, altre implicazioni; andai a rileggere certe pagine delCapitale e della Dialettica della natura; mi convincevo dell'interesse della proposta di Podolinskij, malgrado alcuni difetti evidenti, come l'allusione a una dubbia teoria del valore-energia al posto della marxiana teoria del valore come forma sociale del lavoro astratto in una società mercantile-capitalistica. Cercai in Weiner e altrove possibili influenze di Podolinskij sullo sviluppo delle idee ecologiche. E pensai di aver trovato delle tracce più che interessanti: puntavano dritto, attraverso Vernadskij, a Vladimir V. Stanchinskij (il più importante teorico dell'ecologia sovietica fra le due guerre), alla nascita dell'approccio trofico-dinamico in ecologia e al lavoro di Raymond Lindeman, autore di un saggio fondamentale pubblicato nel 1942 nella rivista "Science".
Il problema era: come andare avanti? era un lavoro alla mia portata?
Non ero in condizione di farlo. Decisi che la cosa più utile da fare subito era di mettere per iscritto le idee che mi ero fatto, segnalando con la dovuta prudenza quella che vivevo come "la mia scoperta". Così, nel luglio di diciannove anni fa, scrissi quasi di getto un saggio su tutta quella storia, prima ancora di sapere bene cosa ne avrei fatto e dove lo avrei pubblicato. Sottoposi lo scritto all'amico Stefano Masson, allora caporedattore del "Calendario del popolo", che lo accettò subito. Così, in autunno, il mio primo contributo alla conoscenza di questo studioso geniale e sfortunato vedeva la luce nelle pagine del "Calendario del popolo" con il titoloMarxismo ed ecologia: un'occasione perduta? Il lettore può leggerlo ora in questo blog col titolo Sergej Podolinskij: un precursore ottocentesco del socialismo ecologico.
Nel frattempo, parlando con lo storico Luigi Cortesi, direttore e animatore della rivista "Giano. Ricerche per la pace", nacque il progetto di pubblicare nella rivista un "punto" dedicato al tema "marxismo ed ecologia" con al centro la "faccenda Podolinskij", secondo la formula impiegata da Engels nella sua lettera a Marx del 19 dicembre 1882. Furono mesi di lavoro intenso e appassionato. Nacquero così il saggio, che si può ora leggere anche in questo blog, Marx-Engels-Podolinskij: una traccia teorica perduta?, e soprattutto il materiale che servì a introdurre il dibattito e che fu sottoposto a una dozzina di studiosi italiani di diverse discipline e orientamento con la richiesta di dire la loro (accettarono l'invito Giorgio Nebbia,Laura ContiGianfranco Pala e Giuseppe Prestipino; altri, pur interpellati, comeSebastiano Timpanaro, Vittorio Silvestrini o Marcello Buiatti, declinarono).
Il cuore di questo materiale è la prima traduzione italiana della versione tedesca dello scritto di Podolinskij – dovuta prevalentemente all'amico poliglotta Fernando Visentin (purtroppo prematuramente scomparso qualche anno fa) – per preparare la quale anch'io faticai non poco con l'aiuto di una grammatica e di un buon dizionario di tedesco.
Ma la vera fatica di cui vado orgoglioso è l'"apparato critico", ossia la mole di note al testo che cercano di spiegarlo e di inquadrare i problemi storici, teorici e scientifici che esso pone. I risultati di tutta questa fatica, purtroppo, non avrebbero visto la luce fino a un anno fa, quando pubblicai il tutto su "red&green" nel Dossier Podolinskij a cui rimando il lettore interessato.

Negli anni successivi cercai in diverse occasioni di trovare un editore per quei materiali, forse senza la necessaria convinzione. Nel frattempo infatti altri interessi e altre incombenze occupavano il mio tempo. Dal 1993 era cominciata un'altra avventura piuttosto assorbente, quella di dirigente della sinistra di Rifondazione comunista e di curatore delle riviste "Proposta" prima e "Marxismo rivoluzionario" poi.
Cominciai inoltre a coltivare il progetto di una raccolta ragionata e commentata degli scritti di Marx ed Engels sui temi ecologici. Lavorai con una certa continuità a questo progetto nei primi anni Duemila, soprattutto nei mesi estivi. Di questo progetto conservo molti appunti, una cartella con decine di files su vari hard diske due raccoglitori della parte cartacea del lavoro preparatorio. Che era giunto a buon punto: avevo già definita la scaletta della pubblicazione e selezionati gli scritti da includervi, almeno la più parte; molti li avevo addirittura già digitalizzati. Cominciavo a fare calcoli sui tempi necessari per completare il lavoro e mi stavo ponendo il problema di cercare un editore. Mentre mi ponevo questi problemi mi ricordo di aver pensato: «Dovrei fare copia di tutti i files di questo lavoro. Non si sa mai.»
Premonizione? Fatto sta che nel febbraio o nel marzo del 2005 subisco un furto in casa. Dalle modalità mi sono fatto l'idea che sia stato un tossico in cerca di qualcosa da rivendere. Purtroppo l'attenzione del ladro cadde sul portatile in bella mostra: un oggetto facile da portar via e da piazzare. E così quel ladro si portò via anche tutto il mio lavoro memorizzato sull'hard disk di quel computer! Purtroppo non avevo fatto ancora copia di tutti i materiali preparatori. Mancavamo i filesproprio di quella parte – l'ultima a cui avevo intensamente lavorato nei mesi precedenti – che mi aveva richiesto più tempo e fatica: comprendeva estratti dal II e dal III libro del Capitale, dai Grundrisse e dalle Teorie del plusvalore.
Questa perdita mi pesò in misura incomparabilmente maggiore del furto del computer. Ne fui così amareggiato che, di fatto, abbandonai il progetto.
Per fortuna fra le parti che si sono salvate, perché avevo copia dei files o il cartaceo, c'è – fra tante altre che ho già pubblicato o che spero di pubblicare in questo blog – anche la prevista appendice dedicata al "caso Podolinskij" e preparata non ricordo se nell'estate 2003 o 2004.
Fino a pochi mesi fa giudicavo l'introduzione a quei materiali la mia "parola definitiva" in questa materia. Una materia – va detto – che ha sollevato in questi vent'anni attenzione e controversie fra gli studiosi di mezzo mondo (ma nella sinistra di questa Italia provinciale quasi non se ne sono accorti...). Credo, in effetti, di poter confermare ancora la validità dei miei giudizi espressi in quel testo, in particolare quello sull'interpretazione di questa storia data da Juan Martinez-Alier, che attribuisce a Engels la responsbilità del presunto "divorzio" fra il marxismo e l'ecologia:
Il giudizio di Martìnez-Alier combina una decisa sopravvalutazione della proposta di Podolinskij con una netta sottovalutazione dell’intrinseco valore ecologico della riflessione marx-engelsiana e una considerazione piuttosto disinvolta dei fatti e della cronologia. Gli scritti di Podolinskij furono pubblicati in varie riviste di ispirazione marxista fra il 1880 e il 1883; le lettere incriminate di Engels, invece, non furono conosciute che negli anni Venti, ed è piuttosto dubbio che esse abbiano esercitato una qualsiasi influenza.
La verità storica a noi sembra un’altra. Podolinskij – a cui va l’indiscutibile merito di aver visto con larghissimo anticipo una linea di indagine che si sarebbe rivelata di grande fertilità – ebbe il grande “torto” di essere troppo in anticipo sui tempi e di ammalarsi e morire senza aver potuto sviluppare adeguatamente il suo pensiero.
Per altro, sul significato innovatore e attuale del pensiero di Podolinskij e sul suo contributo a un possibile "marxismo ecologico", penso che quanto c'è da scrivere in proposito l'ho già scritto nel primo saggio di diciannove anni fa, là dove esamino ciò che il suo punto di vista apporta di nuovo rispetto all'indubbia sensibilità ecologica del pensiero di Marx e di Engels:
C’è quindi nel marxismo originario un’apertura e una potenzialità di integrare anche la consapevolezza dei problemi ecologici tutt’altro che trascurabile o secondaria.
Tuttavia quel che si perde, con la mancata comprensione
 [oggi userei il termine "analisi"] della dimensione energetica dei processi economici e di quelli naturali, non è cosa da poco.
Quel che si perde è la natura entropica dei processi economici, il fatto cioè, che a dispetto dell’apparenza (secondo l’apparenza il lavoro trasforma materie non immediatamente utilizzabili per il consumo umano in oggetti consumabili), ogni attività economica è sempre in qualche modo una perdita da un punto di vista termodinamico: è degradazione di una certa quantità di energia.
L’analisi energetica ci dice inoltre che la radiazione solare è l’unica vera “ricchezza” su cui gli uomini possono contare a lungo termine. Le fonti fossili, su cui si basa il nostro modello di sviluppo, sono soggette ad un rapido esaurimento dal momento che, una volta bruciati, un barile di petrolio o una tonnellata di carbone, sono irrevocabilmente perduti; e la loro energia, esaurito un certo numero di conversioni più o meno efficienti, è irrimediabilmente dissipata, perduta per i nostri utilizzi.
Se l’economia è concepita come processo ciclico, il problema si riduce a fare attenzione a “chiudere il cerchio”, cioè a rispettare i cicli naturali e a riciclare le risorse non riproducibili. Ci può essere, rispettate queste condizioni, l’illusione di una illimitatezza dello sviluppo.
Ma se il processo economico è sempre anche degradazione entropica, allora i limiti sono più percepibili e più vincolanti. Ed è più facile cogliere l’irrazionalità degli attuali modi di produzione e di consumo che stanno dissipando risorse preziose e finite di energia fossile per il benessere effimero e falso di una ristretta minoranza, senza la preoccupazione di quel che può accadere quando sarà finita la festa, senza preoccuparsi di predisporre la possibilità di utilizzare al meglio, e in modo che tutti gli uomini possano goderne in maniera egualitaria, l’unica fonte inesauribile della nostra ricchezza, oltre che della nostra vita.


Negli ultimi anni il nome di Podolinskij ha ricominciato a circolare anche in Italia sull'onda della diffusione del cosiddetto movimento per la "decrescita" che si ispira agli scritti del francese Serge Latouche. Il quale ha letto Martinez-Alier (ma forse non ha letto Podolisnkij) e ne ha sposato i giudizi critici a carico di Marx, di Engels e del marxismo in generale. Così Podolinskij si ritrova trasformato in un'icona della decrescita e dell'antimarxismo. Un utilizzo che non condivido, che mi pare poco rispettoso di Marx e di Engels, del marxismo e di Podolinskij stesso; in ultima analisi poco rispettoso della verità.
Na questa storia non si chiude qui. Pochi mesi fa il fatto nuovo. In seguito alla pubblicazione del mio saggio Aleksandr Bogdanov, un bolscevico eretico nel primo volume dell'opera L'Altronovecento. Comunismo eretico e pensiero critico, a cura di Pier Paolo Poggio (Jaca Book, Milano 2010), entro in contatto con un piccolo editore a cui sottopongo l'idea di pubblicare il "mio" Podolinskij, ovviamente con una introduzione aggiornata. Proposta subito accolta. Per la terza volta mi trovo alle prese con questo soggetto. Potendo utilizzare questa volta le opportunità messe a disposizione dalla rete.
In effetti non mancano le novità di cui dar conto. Non posso presentarle qui adesso, anche perché sono oggetto del progetto di pubblicazione in corso. Anticipo solo per titoli di cosa si tratta.
La prima è la possibilità di trovare in rete la versione in russo del suo scritto sul lavoro e l'energia, Trud cheloveka i ego otnoshenie k raspredeleniiu energii (il lavoro umano in relazione alla distribuzione dell'energia), pubblicato originariamente nella rivista “Slovo”, n. 4/5, 1880, San Pietroburgo, pp. 135-211 e ripubblicato in Russia nel centesimo anniversario della morte (Nauka, Mosca 1991; nella foto la copertina). Oggi inoltre è accessibile in rete anche la versione in tedesco comparsa sulla "Die Neue Zeit" nel 1883 (quella che noi abbiamo tradotto e che il lettore trova in questo blog).
La seconda è il fatto che tutta la materia è oggi sotto verifica, in seguito alla polemica sviluppata negli ultimi anni da due studiosi marxisti statunitensi, John Bellamy Foster e Paul Burkett, a proposito del "mito Podolinskij", o per dir meglio contro la discutibile interpretazione e l'utilizzazione della figura e del pensiero del socialista ucraino in chiave antimarxista operate da Juan Martinez-Alier e dagli studiosi che condividono il suo punto di vista. Ho trovato nei loro argomenti molte conferme a ciò che io stesso penso e ho affermato nei miei lavori, anche se trovo troppo aspri e ingenerosi alcuni loro giudizi su Podolinskij. Questi scritti di J.B. Foster e P. Burkett, comparsi su diverse riviste negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, sono facilmente accessibili in rete (in genere a pagamento).
La novità più importante di tutte è però un'altra. E' stato rinvenuto fra le carte di Marx custodite presso l'ex Istituto Marx-Lenin di Mosca il commento dello stesso Marx allo scritto inviatogli da Podolinskij nell'aprile 1880. Purtroppo non è finora ricomparso lo scritto di quest'ultimo. Il commento di Marx è costituito da una serie di estratti, con sottolineature e note a margine, per un totale di circa 1800 parole.
Purtroppo la pubblicazione – prevista nel volume 27 della IV sezione delle MEGA(la sigla indica le Marx-Engels Gesamtausgabe: l'edizione storico-critica di tutti gli scritti di Marx ed Engels, rilanciata con spirito scientifico e interdisciplinare una decina d'anni fa e a cui partecipano studiosi di tutto il mondo e di tutti gli orientamenti filosofico-scientifici) – secondo un'autorevole collaboratore delleMEGA (Marcello Musto) non è imminente: non uscirà prima di due anni. Non occorre aggiungere che mi auguro di poter avere al più presto fra le mani una copia di queste annotazioni di Marx.
Insomma, non mancano i buoni motivi per tornare su tutta questa faccenda. Il progetto di edizione dei miei vecchi materiali si è dunque ampliato e sviluppato. E' presto per dire come sarà definitivamente. Non solo la presentazione dovrà essere aggiornata sulla base delle novità emerse nel frattempo. Probabilmente il cuore sarà la pubblicazione della prima traduzione italiana del saggio in lingua russa del 1880, opportunamente presentata, commentata e confrontata con le altre versioni uscite in francese, in italiano e in tedesco fra il 1880 e il 1883. Ma il suo senso generale dovrebbe essere quello di collocare il pensiero anticipatore di Podolinskij nel quadro degli sviluppi filosofici e scientifici del secolo e più che ci separa da lui. E, ovviamente, nel quadro dei drammatici problemi ecologici del nostro presente.
Anche in tali ambiti molti sono gli elementi nuovi da considerare emersi in questi ultimi anni. Non ultimo fra gli elementi di ricostruzione storica una conferma significativa del nesso, suggerito dal mio saggio del 1991, fra l'approccio di Podolinskij e gli sviluppi successivi del pensiero ecologico. I nomi di Sergej Podolinskji e di Vladimir Stanchinskij, assieme a quelli di Alfred Lotka, diRaymond Lindeman, di Geoge Hutchinson e di Howard Odum compaiono nella pagina di Wikipedia che da conto dello sviluppo storico dell'energetica ecologica.
Insomma, alla vigilia del centoventesimo anniversario della morte, possiamo dire che il pensiero di Podolinskij non è morto e anzi solo oggi comincia ad essere apprezzato come merita.
[t.b., 31 luglio 2010]

Per il lettore incuriosito do qui sotto alcune informazioni sulla vita di Podolinskij (maggiori informazioni in questa nota biobibliografica).
Originario di una famiglia benestante (il padre era un importante funzionario dell’amministrazione postale russa), Sergej Andreevič Podolinskij nasce a Yaroslavka il 31 luglio 1850. Durante gli studi superiori a Kiev entra nell’orbita del movimento populista. Durante un viaggio in Europa occidentale con l'economista Ziber (1844-88), uno dei primi accademici ad aderire alle idee marxiste, ha modo di incontrare Marx ed Engels a Londra, nell’estate 1972, presentato la Pëtr Lavrov (1823-1900). Nel settembre dello stesso anno assiste da osservatore al congresso dell’Aia della I Internazionale, simpatizzando per gli anarchici. Successivamente collabora alla rivista degli esuli russi raccolti attorno a Lavrov, “Vpered”. Intanto frequenta a Zurigo medicina con l’importante fisiologo Ludimar Hermann (1838-1914). Dopo un breve rientro in patria nel corso del quale ha modo di partecipare alla’“andata al popolo” dei narodniki, nel 1876 si laurea in medicina a Breslavia (oggi Wroclav in Polonia) con Rudolf Peter Heinrich Heidenhain (1834-97), importante studioso di istologia in rapporti con Hermann a Zurigo. Nel 1877 sposa a Kiev la figlia di un proprietario terriero. Subito dopo è costretto a rifugiarsi all'estero per sfuggire al giro di vite repressivo del governo zarista. Si stabilisce a Montpellier nel sud della Francia da dove partecipa attivamente alla vita del movimento democratico ucraino animato da Michail Dragomanov (1841-95), col quale fa uscire a Ginevra la rivista “Hromada” (Comune), e da dove collabora con i circoli socialisti europei: è redattore della rivista francese “Revue Socialiste” animata di Benoît Malon (1841-93), e scrive anche per la stampa di altri paesi. E' anche in rapporto, forse tramite Anna Kulischov, con la rivista milanese “La Plebe” di Enrico Bignami che raccoglie il primo nucleo di socialisti "marxisti" in Italia. Negli anni 1878-1881 pubblica vari lavori su temi diversi (uno sull’industria e un altro sull’agricoltura e la proprietà fondiaria in Ucraina, uno studio sulle condizioni sanitarie delle popolazioni ucraine, un articolo contro il darwinismo sociale). Fra il 1880 e il 1883 compaiono in varie riviste europee diverse versioni (in russo, francese, italiano e tedesco) della sua opera sul lavoro umano e i principi dell'energia che rappresenta il suo contributo teorico più originale. Il 30 marzo scrive la prima delle lettere a Marx con cui sottopone al grande rivoluzionario tedesco un abbozzo delle sue idee. Il commento di Marx allo scritto di Podolinskij è stato ritrovato solo pochi anni fa fra gli inediti ed è in attesa di pubblicazione nel volume 27 della IV sezione dell'edizione storico-critica delle MEGA. I commenti di Engels, invece, sono in due lettere a Marx del dicembre 1882, edite negli anni venti e pubblicate in italiano nel Carteggio.
Nel 1881 la vita di Podolinskij viene sconvolta da vari lutti e disavventure. La sua salute psichica ne risente e nel gennaio del 1882 (a trentun'anni!) viene colpito da una malattia mentale che gli toglie ogni capacità di lavoro e lo conduce a una fine precoce. Muore a Kiev (è rientrato in patria nel 1885 per intercessione della madre presso le autorità zariste) il 12 luglio 1891 (il 30 giugno, secondo altre fonti).
Un'utile avvertenza per il lettore interessato a cercare in rete altre informazioni su Podolinskij. Noi abbiamo utilizzato qui la grafia Sergej Andreevič Podolinskij, che è la grafia corrispondente alla traslitterazione usuale del suo nome dall'alfabeto cirillico all'italiano. Ma nella letteratura si trovano anche altre grafie. Sono di uso comune le seguenti grafie: Сергі́й Подоли́нський in ucraino, Сергей Андреевич Подолинский in russo, Serghij Podolynskyi in tedesco, Sergei (o Serge) Podolinsky nei testi in francese e Sergei Podolinsky in inglese. Se ne tenga conto utilizzando i motori di ricerca.

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