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lunedì 23 maggio 2016

l'AFFARE # CIRIETTA di Lucio Garofalo






IL MODELLO # CIRIETTA
di Lucio Garofalo


Negli ultimi dieci anni (in realtà, da sempre) ho preso nettamente le distanze da chiunque inseguisse ambizioni politiche personali, "vendendo l'anima" al notabile politico di turno. Non si è "salvato" manco chi, pur di fare il sindaco, è sceso a patti con il grande G. e si è recato "in pellegrinaggio" presso la sua villa a ricevere la sua "benedizione", rivelatasi una specie di "maledizione". 

Dieci anni or sono venne siglato il patto "SalzaCirio" (sembra una sottomarca di pomodori). Ma dieci anni fa il sottoscritto non era schierato con SalzaCirio. Lo erano altri. Gli stessi che oggi sono collocati altrove, sul carro del probabile vincitore. 
Nel momento storico che viviamo, per le comunità irpine, temo che #Cirietta non fornisca la risposta giusta ai problemi che affliggono il nostro territorio. Anzi, temo che il modello #Cirietta incarni il "male peggiore" (preferirei adoperare un termine più laico, poiché la definizione di "male" contiene implicazioni religiose). 
Non mi riferisco solo al contesto specifico di Lioni, la cui comunità risente delle criticità e delle contraddizioni generate dalle ultime esperienze amministrative. Mi sforzo di ampliare lo sguardo all'orizzonte dell'Alta Irpinia ed osservo, con enorme rammarico, che il modello #Cirietta (laddove lady D. è subalterna al grande G., né potrebbe essere altrimenti) non giova al nostro territorio, anzitutto perché non favorisce, né facilita l'agibilità democratica (orrendo termine, ma concedetemi la "licenza") e lo sviluppo civile, non solo economico, delle nostre zone. 


Il demitismo non si è rivelato affatto un "buon affare" per le popolazioni locali, in fasi storiche assai più propizie per le enormi opportunità di sviluppo che si sono offerte; figurarsi oggi, in una fase di crisi e di stagnazione economica e politica. Basterebbe verificare le liste presentate in numerosi comuni limitrofi, targate in prevalenza UDC, o esclusivamente UDC. 
A Torella è, di fatto, presente soltanto uno schieramento, mentre altrove si nota che la compagine elettorale dominante è di matrice demitiana senza alcuna forza alternativa. Trent'anni fa si avvertiva quantomeno la presenza di un'ipotesi politica alternativa, mentre oggi imperversa il "pensiero unico" demitiano. Tale elemento preoccupa non poco, inquieta più dell'ultimo decennio trascorso a Lioni sotto l'insegna del Massimo Esperto. Il quale rende assai più in veste di "tribuno del popolo", anziché nei panni istituzionali, poiché conosce bene (avendolo esercitato per anni) il mestiere dell'opposizione, che è il suo vero "habitat naturale". E temo che, nei prossimi anni, ci sarà bisogno di qualcuno in grado di svolgere un simile ruolo. 

Ma, ci si domanda, che cos'è #Cirietta? È un mostruoso ibrido partorito da un accordo pre-elettorale siglato tra PD e UDC (laddove, ripeto, lady D. non può che essere subalterna al grande G., senza offesa per lady D.). È la sintesi peggiore tra demitismo e bassolinismo. È un'intesa che ha condotto alla presentazione di liste "vincenti" in diversi comuni dell'Alta Irpinia. Liste con il timbro dell'UDC o con la componente UDC maggioritaria ed egemone. È un'operazione palesemente di potere, condotta su vasta scala in Alta Irpinia (e dintorni). È un patto stipulato sulla testa degli abitanti, in vista della gestione dei fondi legati al progetto pilota Alta Irpinia, di cui il sindaco di Nusco (alias "Uomo del monte") è il presidente, ossia l'asso pigliatutto. È una vicenda che ripropone un copione noto in Irpinia da oltre trent'anni. Un copione clientelare che non ha mai giovato alle genti irpine, tranne i soliti "amici degli amici". Il clima di qualunquismo è alimentato soprattutto da tali comportamenti sleali, disonesti e prevaricatori, del tutto inaccettabili.


21 Maggio 2016


ANCORA SULL'AFFARE # CIRIETTA


A costo di annoiare, vorrei aggiungere ulteriori riflessioni sul caso #Cirietta. Stiamo attraversando una fase storica assai delicata, a livello internazionale, nazionale, ma anche sul versante politico locale. 
L'accordo De Mita-D'Amelio (ribattezzato sarcasticamente #Cirietta) ne fornisce la prova, nel senso che è l'ennesimo patto di potere stipulato sulla testa delle popolazioni irpine, anzitutto per accaparrarsi i finanziamenti destinati ai Comuni che fanno capo al Progetto Pilota Alta Irpinia, di cui è presidente il grande G. È un bel boccone, in tempi di ristrettezze di bilanci. Non c'è solo questo in palio. C'è ben altro. In gioco ci sono affari ed interessi di portata più vasta, come quelli legati alla petrolizzazione delle aree interne, un bacino da sfruttare per le multinazionali del greggio, il più vasto in Europa, se non erro. C'è un disegno politico su scala nazionale, che mira al rientro del grande G. nel PD di Renzi grazie al "piede d'appoggio" offerto da lady D. (l'accordo #Cirietta serve anche a tale scopo). 

In Irpinia c'è chi si dichiara a favore del territorio e, nel contempo, ambiguamente opera per le trivellazioni petrolifere. Suona come un ossimoro, ma la loro posizione è la seguente: lo sfruttamento di giacimenti petroliferi servirebbe a "valorizzare" il nostro territorio, ossia a creare valore economico, dunque profitti. 

Un territorio a lungo trascurato ed escluso dai processi di sviluppo, cioè sfruttamento capitalistico. Al di là del fatto che la nozione di "sviluppo" che si ostinano a rivendicare in una fase recessiva, è fin troppo debole e tradisce una visione discutibile dell'economia, un equivoco che confonde lo sviluppo con il progresso, mi preme proporre una riflessione sul verbo "valorizzare", fin troppo abusato. 

Valorizzare significa creare valore. La nozione di valore, in termini economici, equivale al concetto di ricchezza, o capitale. Per cui valorizzare significa reperire denaro, flussi di capitali. In altri termini, arraffare soldi pubblici. Per distribuirli ai privati, quindi ai detentori del capitale monopolistico (pubblico e privato). Nella fattispecie, si tratta delle multinazionali petrolifere. 

In Alta Irpinia si "valorizza" da oltre trent'anni ed il petrolio può diventare l'ennesima "manna dal cielo" per i soliti affaristi senza scrupoli. L'occasione è ghiotta e non è da sprecare per i "pescecani" di casa nostra ed i famelici squali provenienti da fuori. Per tali ragioni, servirebbe ragionare su simili tematiche, elaborando ipotesi sul da farsi, sul "che fare". 
Per combattere le "vecchie volpi", ciarlatani che ancora discutono di presunte "valorizzazioni del territorio", ma in realtà hanno in mente solo il proprio utile economico e politico e fanno il gioco dei soliti potentati locali. E multinazionali. La posta in palio è fin troppo seria e grossa. Sono in pochi ad averne preso coscienza. Occorre un ragionamento lucido ed onesto sui rapporti di potere in atto, a partire da quanto si va delineando in queste elezioni amministrative in Alta Irpinia. Il caso lionese è insieme decisivo e simbolico. 

Non a caso, a Lioni più che altrove, il clima elettorale è alquanto avvelenato ed infuocato. Il patto #Cirietta sembra non avere opposizione, tranne in chi si è riscoperto un agguerrito e ringiovanito "tribuno del popolo" in questa campagna elettorale. 
È urgente promuovere un movimento di opposizione al disegno di potere demitiano-bassoliniano che si somma ad un altro patto tra potenti, ossia quello siglato in Campania fra Renzi e De Luca. E non è di poco conto.


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