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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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domenica 28 maggio 2017

PATRIOTI, NON SOVRANISTI di Carlo Felici






Torno brevemente sulla questione dell'uscita dall'euro, dopo aver letto un interessante intervento di Riccardo Achilli di Risorgimento Socialista, per concludere le mie considerazioni su tale argomento, già poste in precedenza.

La vexata quaestio non è di poco conto né dalle conseguenze indolori, come lo stesso Achilli ammette, nella sua conclusione: “Non bisogna essere degli illusi, e pensare che la fase di fuoriuscita dall’euro e di ricostruzione del neo-Sme non sarebbe foriera di conseguenze sociali pesanti, soprattutto per i ceti popolari più fragili. Non sarà una passeggiata. Ci saranno forti fughe di capitali ai Paesi economicamente meno competitivi o più indebitati.”

L'unione monetaria avrebbe dovuto procedere di pari passo con l'unione politica e invece ci troviamo con un mostro con una gamba assai lunga e una cortissima, quasi inesistente che, in questo modo, non solo non cammina, ma rischia di crollare persino nel tentativo maldestro di stare in piedi, da un momento all'altro.

Come fanno i cittadini europei ad avere fiducia in un governo politico della UE se non la hanno nella politica monetaria della stessa UE?

La politica del “più Europa” non può certo coincidere con una maggiorazione di “questa Europa” che appare come una Austerity Union.

Tutti i maldestri e parziali tentativi di dare una parvenza di unione politica al contingente sono concretamente coincisi con delle proposte di stampo tecnocratico come quella della cosiddetta “relazione dei cinque presidenti” o peggio, quella teorizzata da Schauble che consiste in una sostanziale stabilizzazione dell'egemonia degli stati più potenti e competitivi.

Tutto questo sembra, per altro, gettare benzina sul fuoco di coloro che esigono una liquidazione complessiva della UE, o per lo meno dell'eurozona. E se ciò avvenisse?

Certamente la xenofobia già dilagante non ne risulterebbe diminuita, ma aumenterebbe esponenzialmente, e non diminuirebbero nemmeno i rischi di attentati terroristici, come dimostra palesemente il caso dell'Inghilterra post-brexit. Semmai aumenterebbero, per le difficoltà di coordinare meglio gli sforzi di intelligence su scala continentale.



Dire che l'euro è stato creato male e che una volta dentro bisogna darsela a gambe levate sono due cose profondamente diverse. Sicuramente l'euro ha creato condizioni catastrofiche, ma uscirne non ripristinerebbe automaticamente le condizioni iniziali. La situazione è più o meno quella di chi cammina su un campo minato senza avere una mappa del percorso da intraprendere, non può certo tornare indietro alla rinfusa senza rischiare di saltare in aria, e nel nostro caso specifico, facendo saltare allo stesso tempo accordi sulla sicurezza, sul clima, sulla libertà di movimento e su tanti altri ambiti sociali, culturali ed ambientali.

La conseguenza immediata sarebbe la fuga dei capitali o l'immediato convertirli in valute più pregiate ed una stima della svalutazione che si avrebbe della nuova lira che partirebbe in parità, in pochi mesi, non sarebbe inferiore al 30%. E' dunque sostenibile per una massa di gente che in Italia già rischia la povertà assoluta nel 25% dei casi della nostra popolazione, una ulteriore discesa a precipizio nella miseria più nera? Nemmeno le banche italiane di interesse nazionale reggerebbero ad una tale onda d'urto e rischierebbero di finire in pasto ad altre estere più grandi, con la conseguenza paradossale che il tanto sbandierato sovranismo si tradurrebbe in un rapido servilismo bancario e monetario.

Per come conosciamo il nostro territorio, anche i più rigidi controlli sugli spostamenti di capitali verrebbero comunque aggirati e a patirne sarebbero solo gli investimenti esteri nell'economia italiana, considerata meno che spazzatura.

Il problema, come dimostrato ampiamente da brexit, non è uscire dalla UE, ma è piuttosto uscire dal fondamentalismo del mercato, perché il problema non è rappresentato da un'area monetaria continentale, quanto piuttosto da un sistema economico globale.

La riprova sono gli USA, dotati di piena sovranità monetaria, ma che hanno un mercato ancora più rapace e disuguaglianze ancora più rovinose, con una classe politica che di politico non sa fare e non vuole fare nulla, essendo totalmente manovrata dalle lobbies che la portano al potere, fino a farsi lobby essa stessa, come nel caso di Trump, e vincere le elezioni presidenziali.

Gli stati nazionali sono i primi ad andare in pasto alle lobbies, ancora più rapidamente di come avvenga nella UE, perché se almeno nella UE esse hanno l'obbligo di essere registrate e denunciate pubblicamente, nei singoli stati questo obbligo non esiste. In Italia, poi, non ne parliamo, tutto è occulto ed avviene in spregio ad ogni regola di trasparenza e di pari opportunità. Per cui, paradossalmente, il liberismo e le mire speculative, con il ritorno allo stato nazionale, non solo non diminuirebbero, ma aumenterebbero vertiginosamente; non si mette una toppa in un vestito nuovo. Una classe politica corrotta, padrona della sua moneta non sarebbe certo migliore di una classe politica corrotta che usa una moneta non sua. Anzi, potendo stamparne a piacimento, e avendo già capitalizzato le sue risorse in moneta forte, non avrebbe scrupoli a infischiarsene di regole e di leggi nazionali e costituzionali, in barba ad ogni comitato di liberazione.

Si dice che la GB abbia voluto l'uscita dalla UE per “riprendersi il controllo della sua economia”, ma, a guardare bene i fatti, la GB ha usato negli ultimi anni la sua autonomia nazionale prevalentemente per bloccare ogni tentativo di tassa transnazionale sulle transazioni finanziarie continentali, per impedire le proposte europee sulla limitazione della vendita allo scoperto oppure addirittura per stoppare ogni limite ai super-bonus destinati ai banchieri.

Quello che accade oggi in Europa è che, a causa delle perduranti politiche di interesse più nazionale che europeo, vari paesi fanno sistematicamente ricorso all'elusione o alla riduzione della pressione fiscale per scippare al vicino preziosi capitali, contribuenti o persino pensionati, come è sempre più evidente per il caso di quelli italiani in fuga verso le Azzorre. Ma ovviamente la detassazione per le multinazionali influisce molto di più.

Il sistema europeo sta di fatto portando ad un doppio regime fiscale, di favore per grandi capitali e grandi gruppi multinazionali e vessatorio per i cittadini europei, questo ovviamente portando ad un disastro nei vari regimi fiscali di ogni stato e scatenando una corsa all'accaparramento delle condizioni elusive più favorevoli. Le più grandi corporations europee ed americane sono ormai espertissime in triangolazioni e spezzatini aziendali per aggirare ed eludere i vari sistemi fiscali e cercarsi quelli a loro più convenienti.

Di fronte a tutto ciò la UE non è restata inerte, il Parlamento e la Commissione da vari anni spingono verso una maggiore armonizzazione fiscale e per normative comunitarie più rigide in ambito fiscale, ma fino ad oggi, non abbiamo avuto che riforme apparenti e non sostanziali e di scarso risultato effettivo. Tutto questo ha anche una spiegazione palese, nello stesso rapporto UE. Gli stati semplicemente oppongono veti e resistenze sia per impedire normative fiscali intercontinentali sia per consentire informazioni più trasparenti. Il caso di Junker contemporaneamente presidente della Commissione Europea e primo ministro del Lussemburgo, indaffarato a bloccare le misure anti-evasione, parla da solo.

Si parla molto anche di recuperare il primato della politica sull'economia, ma si trascura del tutto il fatto che il cosiddetto monoteismo dei mercati non è un dogma religioso o metafisico e nemmeno una risultanza metereologica, bensì un preciso progetto politico che non è meno rovinoso se applicato in ambito nazionale.

Lo stesso Trump si pone contro i trattati economici internazionali, in nome di un neoprotezionismo che però brutalmente seppellisce l'assistenza sanitaria e le politiche di salvaguardia ambientale.

La May in Inghilterra invoca la Brexit minacciando di far diventare la GB il paradiso dei più grandi evasori fiscali del globo. Bella prospettiva patriottica davvero!

Vogliamo dunque uscire dall'Europa per trovarci in pasto ai paladini del manganello nazional-liberista, come la Tatcher e Regan?

Una oligarchia nazionale è meno corrotta di una transnazionale?

Non si tratta dunque di cambiare moneta ma di cambiare seriamente politica.

Possiamo anche allestire un cosiddetto piano B, e prendere in considerazione una seria sovranità monetaria, però se abbiamo una banca centrale indipendente e in buona parte ancora in mani private, come potremo avere una seria autonomia monetaria e per di più sovranità e democrazia? Avremo solo disfatto una BCE per avere un'altra bce, in piccolo, in Italia. Dovremmo far tornare piuttosto la Banca d'Italia di proprietà pubblica, ma se non ci siamo riusciti nemmeno con un referendum sull'acqua, siamo proprio sicuri che ci riusciremmo addirittura con la Banca d'Italia? Noi non riusciamo ad avere neanche delle maggioranze parlamentari su politiche molto più blande che la riguardano ora.

Senza un cambiamento radicale della politica, non avremo mai un cambiamento radicale dell'economia, né a livello europeo e tanto meno in ambito nazionale, anzi, come abbiamo dimostrato, il ritorno all'ambito nazionale scatenerebbe una vera e propria carneficina sociale a tutto beneficio degli inossidabili corrotti di sempre che continuano a detenere le leve del potere.

Noi, quindi aborriamo la parola “sovranista” e consideriamo millantatori tutti coloro che la usano al posto di quella ben più significativa di “patriota”, scindendo così la sovranità monetaria da quella politica, e facendo credere che basti l'una senza l'altra.

Diceva Mazzini: “La Patria non è un territorio; il territorio non ne è che la base. La Patria è l'idea che sorge su quello; è il pensiero d'amore, il senso di comunione che stringe in uno tutti i figli di quel territorio

Finché un solo tra i vostri fratelli non è rappresentato dal voto nello sviluppo della vita nazionale, finché uno solo vegeta ineducato tra gli ineducati, finché uno solo, capace e voglioso di lavoro, langue nella miseria, per mancanza di lavoro, voi non avrete Patria come dovreste averla, la Patria di tutti, la Patria per tutti

Il voto, l'educazione, il lavoro sono le tre colonne fondamentali della nazione; non abbiate posa finché non siano per opera vostra solidamente innalzate”

Finché anche uno solo continuerà a considerarsi sovranista e non patriota, avremo solo specchietti per le allodole, misere illusioni spesso strumentali

Non si tratta infatti di moneta o di nazionalismo, ma di carne viva, quella di un popolo e di tanti popoli che Mazzini considerava europei.

Così, senza questi tre requisiti fondamentali, in ambito italiano ed europeo, noi non solo non avremo moneta né Patria, ma neanche pace prima o poi, come la storia ha ampiamente dimostrato.



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