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lunedì 26 giugno 2017

PATRIA, SOVRANITA', COSTITUZIONE di Carlo Felici






Possiamo coniugare in maniera trinitaria il concetto secondo il quale Dio e Popolo, come modalità costitutive di un credo laico nella migliore espressione della democrazia, si attuano e si estrinsecano nel divenire civile, sociale e politico?
Sicuramente sì se agganciamo, in maniera indissolubile i tre parametri della Sovranità, della Costituzione e della Patria.
Per capire come e perché, bisogna, però, analizzarli uno per uno.
La Patria cosa è ce lo dice molto bene Mazzini e dal comprenderne bene il suo autentico significato, vedremo anche come e perché gli altri due si legano indissolubilmente ad essa.
La Patria non è un territorio; il territorio non ne è che la base. La Patria è l'idea che sorge su quello; è il pensiero d'amore, il senso di comunione che stringe in uno tutti i figli di quel territorio.
Finché un solo tra i vostri fratelli non è rappresentato dal voto nello sviluppo della vita nazionale, finché uno solo vegeta ineducato tra gli ineducati, finché uno solo, capace e voglioso di lavoro, langue nella miseria, per mancanza di lavoro, voi non avrete Patria come dovreste averla, la Patria di tutti, la Patria per tutti.
Il voto, l'educazione, il lavoro sono le tre colonne fondamentali della nazione; non abbiate posa finché non siano per opera vostra solidamente innalzate”
Ecco, innanzitutto, il concetto di Patria non è un concetto territoriale che si può contrarre o espandere o definire in base a etnie, religioni, costumi di vario genere, ma è un concetto di civiltà.
Esso deriva da una idea condivisa, da un “senso di comunione” che affratella tutti i figli di quel territorio, non dunque i figli dei nati in quel territorio, ma i figli stessi di quel territorio che condividono una sorte comune, nulla quindi di etnico o di nazionalista.
Ma in quel territorio, grazie a questo “pensiero d'amore”, la civiltà si estrinseca grazie al voto che deve rappresentare tutti e che, come vedremo, è la base stessa della sovranità; il voto, però, in quanto espressione di una libera volontà, deve anche essere frutto di una educazione alla libertà e ai valori, deve essere conseguenza del binomio inscindibile: libertà-responsabilità, diritto-dovere. E un diritto-dovere non può che fondarsi, a sua volta, sull'emancipazione dalla povertà e dalla miseria, grazie al lavoro, perché è il lavoro che fonda e determina la stessa libertà e responsabilità civile, politica e sociale dell'essere umano, in quanto “essere vivente relazionato”, come sottolinea nella sua famosa definizione lo stesso Aristotele: ζῷον πολιτικόν .


Ora, la sovranità che determina la stessa sostanza dell'essere Patria, è proprio la possibilità per ciascuno di votare liberamente, scegliendo il proprio referente, di avere una informazione e una cultura che non siano negate, artefatte o manipolate, e di avere un lavoro tale che consenta di dare un senso alla propria vita e alla propria libertà, perché un essere umano che non può sviluppare la sua azione nella società a causa della mancanza di lavoro, non è né sovrano né ha Patria in cui condividere pari dignità con altri esseri umani.
Infine la Costituzione, essa è il suggello definitivo che lega il concetto di Patria a quello di Sovranità, è infatti l'insieme di quelle regole che i cittadini condividono e che consentono al popolo di essere libero e sovrano, di non subire cioè la volontà di un singolo individuo che cerca di imporsi su tutti, facendosi tiranno, o di un ordine religioso, economico, nazionalista o altro che risulti sovrapporsi a tale sacro patto suggellato tra i cittadini di una Patria per essere liberi e sovrani.
Le regole costituzionali sono quindi le colonne portanti della Patria come tetto comune, e della Sovranità come fondamenta del sentire comune. Questo tempio della civiltà non sta in piedi se le Colonne vengono alterate o distrutte e non sta in piedi nemmeno se i cittadini non sono in grado di sostenerle con la loro sovranità, così come non si regge, se la copertura del tetto non è tale da poggiare su tutte le colonne, per consentire a tutti pari dignità di lavoro, di educazione e di libera espressione della propria sovranità.
Questa premessa che è essenziale per comprendere come l'architettura di questa concezione trinitaria sia l'habitat della democrazia, ci consente anche di capire come essa sia oggi seriamente stravolta.
Si è stravolto il concetto di Patria, facendone un mero riferimento di tradizione e suolo, persino di sangue, debordando così ampiamente nel nazionalismo.
Si è alterato il concetto di sovranità, immaginando che si possa essere solo padroni della propria moneta per poter immediatamente conquistare indipendenza e autonomia, trascurando del tutto il fatto che anche con una moneta nazionale un popolo può essere ampiamente privato dei suoi diritti essenziali, come il lavoro, le cure sanitarie o l'educazione.
Ci si è illusi che solo il difendere una Costituzione, magari mediante un referendum, possa bastare a restituire ad un popolo una Patria e una sovranità.
Invece tutti questi concetti che poi si riducono ad uno solo, sono sempre stati transnazionali, internazionalisti e necessariamente universali, come i diritti e i doveri dell'uomo. Perché ove più lo sono, conseguentemente è più facile condividerli, affermarli e difenderli.
Non per niente ogni seria rivoluzione ha tentato di espandersi, da quella inglese a quella americana, a quella francese e a quella russa. E tutte le volte che questo meccanismo espansivo è stato, in un modo o in un altro bloccato, la conseguenza è stata il riflusso, il ripiegamento nel nazionalismo, o il velleitarismo imperialista, la fine cioè di ogni fermento autenticamente rivoluzionario.
Ragionando in termini collettivi ed europei, oggi ogni popolo sente l'insufficienza e l'inadeguatezza di un sistema tecnocratico, speculativo ed autoreferenziale, quale quello che orienta tuttora le politiche economiche e monetarie della UE, però, al contempo, ogni popolo europeo non è giunto alla consapevolezza della necessità di una Patria Europea comune, in cui, ovunque si possa votare per decidere la sorte dei popoli europei, ovunque si possa avere un sistema educativo altamente efficiente, con compensi adeguati e paritari in tutta Europa per chi ci lavora, ovunque un sistema fiscale tale da rendere impossibile la ricerca del miglior vantaggio tributario da un paese all'altro della comunità, e infine ovunque si possano avere garanzie e tutele nel lavoro e stipendi non difformi da un paese ad un altro.
Per questo i popoli europei devono lottare, per una Patria, per una Sovranità e per una Costituzione che siano autenticamente europee e largamente condivise in ogni stato di questo continente.
Ma se questo processo non avviene, se tale intento non solo viene negato, ma addirittura combattuto sul nascere, se si cerca di restringere le colonne rappresentate dalle regole costituzionali non in nome di colonne più grandi e imponenti, ma in nome della fragilità, del vuoto a perdere e della distruzione sistematica di quelle con cui ancora i singoli popoli si difendono, se si sottrae al cittadino la possibilità di scegliersi un referente politico, minando così le fondamenta stesse della sovranità popolare, se infine, non c'è copertura dignitosa, perché la precarietà, lo sfruttamento e la svendita della propria forza lavoro prevalgono, non avremo nemmeno un tetto comune, ma solo un insieme sparso di ombrelli, destinati ad essere spazzati via all'apparire della prima vera bufera economica.
Non avremo un tempio di una civiltà della Patria, della Sovranità e della Costituzione, ma solo le macerie dello sfruttamento, di una democrazia telecomandata da consorterie, mafie e oligarchie, e ovunque individui in cerca di protettori, pronti a svendersi nel gran mercato della prostituzione del capitale.
Avremo la barbarie, come quella che si sta ampiamente facendo strada da quando l'economia ha preteso di prevalere sulla politica e le strutture tecnocratiche europee hanno preteso di dettare l'agenda ai vari governi nazionali, specialmente a quelli in maggiore difficoltà a causa del loro debito.
Avremo una stessa moneta come medesima arma in un bellum omnium contra omnes, in una guerra di tutti i più forti contro tutti i più deboli.
Avremo rigurgiti nazionalisti e fascistoidi tali da imprecare il via da tutto, in nome di un sovranismo senza sovranità, e cioè di una indipendenza senza la base fondante della condivisione e della mobilitazione attiva dei cittadini, non solo in uno Stato ma in un intero continente e oggi anzi, in un mondo intero
Diceva Garibaldi: “L'uomo il quale difende la sua patria o che attacca l'altrui paese non è che un soldato pietoso nella prima ipotesiingiusto nella seconda — ma l'uomo, il quale, facendosi cosmopolita, adotta la seconda per patria, e va ad offrire la spada ed il sangue ad ogni popolo che lotta contro la tirannia è più d'un soldato: è un eroe.”
E' di questi eroi che ha bisogno l'Italia, ed solo è con questi eroi che può sopravvivere l'Europa.

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