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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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domenica 10 aprile 2011

Riflessioni su un nuovo progetto Anticapitalista di Alfredo Mazzucchelli


Caro Stefano,
quanto segue è l'essenziale che ritengo utile anche per l'avvio di un confronto, se lo ritenete utile potete pubblicarlo sul costruendo Blog.



Uno sguardo al decorso delle nostre società degli ultimi due secoli ci mostra oggi un'ala radicale ed anticapitalista prostrata, confusa e divisa, mentre l'avversario storico ha globalizzato il suo dominio sull'umanità, aggiornando i suoi metodi di intervento e di controllo sulle masse, imparando a trarre profitto dalle sue criticità sopratutto coinvolgendovi settori sempre più ampi.
Grazie al riformismo, al consumismo ed al collaborazionismo parlamentarista che ne ha aumentate le gambe che sorreggono la sua mefitica tavola.

A dispetto delle numerose ed abbondanti analisi prodotte al fine di individuarne i punti deboli, questo sistema di volta in volta ci ha sottoposti a sistemi sempre più aggiornati di sfruttamento, ci ha fatto passare attraverso guerre, genocidi, distruzioni di risorse umane ed ambientali, riuscendo a collocarsi sempre un passo più avanti, fuori della nostra portata. Quando poi, per circostanze del tutto casuali e non determinate dalle nostre volontà e dalle nostre previsioni siamo riusciti a spezzare questo anello che ci stringe la gola, siamo stati tanto tanto superbi e sprezzanti della storia dal voler continuare a gestire la società persistendo con sistemi sovrastrutturali che alla fine ci hanno ricondotto al punto di partenza, ci hanno ricondotto nell'alveo capitalista, alla sconfitta.

Evidentemente quella parte di noi che si è impadronita del potere e che ha sbandato, che ha tradito i sogni e le speranze di miliardi di esseri umani, non può continuare a dire che gli uomini hanno sbagliato ma che la teoria era ed è giusta! Evidentemente sono stati gli uomini che sono stati tratti in inganno da teorizzazioni errate, quindi le cause dei fallimenti vanno ricercate nella testa e non nelle braccia., nelle cause e non negli effetti. E non basta, perchè errato, attribuire ad una teoria la qualifica di scientifico per farla apparire convincente, solo la sperimentazione può attribuirle valore e valenza scientifica e quello che si chiede è anche la libertà di partecipazione. Chi ha ingannato il proletariato togliendogli queste facoltà, privandolo di un suo diritto naturale, non può più costituire punto di riferimento valido, la sua stagione verrà ricordata in quanto sincero rivoluzionario, ma anche in quanto tragico giacobino.

Io sono un volontarista, credo nella necessità di formare tante coscienze quanto ne bastino per dare una spallata finale a questo sistema, altri artifizi o superstizioni non mi appartengono, ma non escludo che possano intervenire, in corso d'opera, fatti e circostanze che possano anticipare l'evento sperato, in questo caso il compito di una avanguardia responsabile dovrà essere quello di vigilare affinchè il processo di autogestione venga salvaguardato e gli sia consentita la massima libertà di sperimentazione( Tutto il potere ai Soviet). Questo è il massimo che da anarchico posso concedere ad un periodo transitorio. Il bolscevico Myasnikov dagli urali ebbe modo di richiamare Lenin e Trotzky sulla necessità di consentire " dai monarchici agli anarchici inclusi" ampia libertà di stampa e sperimentazione, c'era anche Pietrogrado e Kronstadt, oltre alla Ukraina di Machno.

Machno contribuì in maniera più che determinante alla sconfitta delle armate bianche di Denikin ed in cambio ebbe dal comandante della armata rossa, Trotzky, tradimento, repressione, sterminio ed esilio dei suoi militanti. Anni dopo, nelle sue memorie, Alessandra Kollontai ebbe modo di confermare che Lenin aveva promesso a Machno ampia autonomia alla Ukraina in cambio del suo appoggio alla lotta contro i Bianchi. L'appoggio determinante ci fu, ma ne seguì il più vigliacco dei tradimenti, il delirio poi si completò con l'avvento al potere, non casuale, di Stalin, l'"acciaio" del regime.

La libertà è il fine delle nostre azioni e del nostro progetto e la liberazione deve rappresentare il mezzo dell'approssimazione a questo fine.

Lo scoriame di cui sopra va quindi eliminato da un possibile progetto di ricostruzione di una casa che pretende di presentarsi come alternativa per un futuro possibile, altrimenti non vedo futuro.

3 commenti:

Bentornata Bandiera Rossa! ha detto...

Caro Alfredo,
ti ringrazio per le riflessioni che mi hai inviato,e che ritengo utile renderle note hai compagni.Le tue osservazioni,sono per me preziose,e mi aiutano a crescere,come militante rivoluzionario;quindi ti sono grato,per tutti i tuoi interventi,compreso questo.Devo dire che condivido buona parte di quello che dici,nonostante il metodo con cui procedo nelle analisi,di base,è diverso dal tuo;ma entriamo,brevemente nel merito delle questioni,da te ora poste.
La classe operaia,in questo momento è pienamente integrata nel modo di produzione capitalistico;il capitale è riuscito a dominare l’immaginario collettivo,entrando nelle nostre vite private,rendendo commerciabile,ciò che prima sembrava intoccabile.
Debord parlò di ‘’spettacolarizzazione della politica’’,ma siamo ben oltre ciò;adesso dobbiamo parlare di ‘’spettacolarizzazione dei rapporti umani’’.Tutto viene reinserito nell’etica del consumo,compresi gli affetti personali delle singole persone,dall’avere (Fromm),si è passati all’apparire;e se le vite diventano fasulle,lo diventano anche le lotte.
Quindi uno studio dell’alienazione,come fenomeno storico e sociale,penso che sia fondamentale,per chi vuole cambiare lo stato di cose presente;non deve stupire che i passati processi rivoluzionari - dalla Ucraina Libertaria,alle Comuni in Spagna – sono oggi ‘’impensabili’’ nell’immaginario collettivo,e a noi (marxisti e anarchici) sembrano davvero lontani.
C’è un motivo ben preciso - e qui forse non sarai d’accordo - che spinge Lenin a mettere il punto interrogativo davanti a ‘’Che fare’’,mentre altri,non dello stesso livello di Lenin,non lo metteranno.Il ‘’Che fare (?)’’ è rivolto alla realtà oggettiva,ma questa deve essere conosciuta,attraverso una serie di domande che interrogano CONTINUAMENTE i rivoluzionari sull’agire concreto.Ritengo ciò fondamentale,per non cadere nei rischi,di in un pensiero dogmatico;in fondo c’è una ragione,per cui i marxisti,non hanno resistito all’attacco del Post Moderno in filosofia.

Su Machno hai pienamente ragione,ma io posso (volendo) mantenere come approccio analitico di base il materialismo storico - che trova la sua applicazione nella dialettica materialistica - e condannare,il centralismo burocratico.Direi che nulla me lo impedisce,anzi sarò più radicale,è la stessa dialettica che mi spinge a fare ciò,ed a orientami verso altre soluzioni (es. l’autogestione).
La lezione di Guerin,su questo è utile;da Marx (e dal marxismo),si prende l’analisi - economica – del capitalismo,dall’alienazione alla teoria del crollo,fino allo studio dello Stato,mentre dagli anarchici,ovviamente l’autogestione,oltre,a un giusto confronto sui temi dell’etica.
Arrivati a questo punto mettiamo pure in discussione la morale comunista?Io non ho esitazioni a criticare il testo di Trotsky ‘’La loro morale e la nostra’’,in fondo la dialettica si fonda sulla critica.
Trotsky è stato eccezionale ad interessarsi degli effetti della rivoluzione sulla vita quotidiana delle singole persone,occupandosi di letteratura,arte,musica,e filosofia,tutte cose importantissime per il volontarismo di cui parli;però,peccò anche di una eccessiva dipendenza,in politica,dall’amoralismo di Lenin;questo è stato un errore,secondo me,quasi fatale.
Iniziamo a discutere (con METODO!) le cose che da tempo ci poniamo,altrimenti senza dialogo - e quindi DIALETTICA - davvero non ci sarà futuro.

Saluti Comunisti Stefano

Riccardo Achilli ha detto...

Credo che una riflessione che superi il marxismo-leninismo nelle sue concrete applicazioni, e quindi nel burocratismo e nel centralismo che ne sono derivati, sia più che necessaria, se si vuole riproporre un'alternativa rivoluzionaria valida. Il dibattito è: quali sono le condizioni da creare per realizzare un'autogestione non fallimentare, che non riproduca quella "strana borghesia" ed anche le diseguaglianze sociali che emersero in Iugoslavia nella fase di sperimentazione dell'autogestione (che pure fu complessivamente una storia di successo). Prossimamente posterò un articolo di Lebowitz sull'autogestione iugoslava

Alfredo Mazzucchelli ha detto...

Nel pensero di Lenin e Trotsky si riscontrano discontinuità e contraddizioni, errori di tattica e di strategia politica, opportunismo?. Nello studio del compagno Rose ( Le aporie del marxismo libertario) queste contraddizioni sono ben evidenziate. Dagli errori si può apprendere la lezione per non ripeterli, ma sugli errori non si costruisce nulla di originale ed oggi è ormai impossibile, come lo fu allora, tessere un dialogo con costoro sui temi dell'etica. Kropotkine ne scrisse direttamente a Lenin, ma per tutta risposta, dopo la sua morte, ne ottenne l'arresto dei compagni anarchici che parteciparono ai suoi funerali, appena terminati!
Ma il problema della Rivoluzione e del dopo Rivoluzione non è solo etico bensì anche politico : centralismo o federalismo, Stato o Autogestione? E questa è la questione delle questioni, questo è il METODO DA ASSUMERE per continuare un posibile DIALOGO.

Personalmente non ho nulla da eccepire sulla propensione di compagni ad impegnarsi in analisi per sviscerare la realtà che ci sovrasta, ma la condizione deve essere quella che le risultanze di tali analisi non costituiscano poi ideologia dominante per imporre soluzioni che solo appartengono a risultati di sperimentazioni condotte dai nostri futuri.
Ben inteso che il periodo post rivoluzionario dovrà garantire l'espropriazione dei mezzi di produzione, delle terre, del capitale e con essi la fine dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

Già Berneri nel 1930 diceva di Mussolini che "ha riempito la testa degli italiani di annunci e non di idee" e si trattava di una spettacolarizzazione basata solo sul mezzo radiofonico, i cui altoparlanti ricoprivano il territorio nazionale per condizionarne le menti e quindi gli atteggiamenti ed i comportamenti. Come si vede il Potere politico non disdegna di asservire ogni strumento, ogni mezzo utile alla sua perpetuazione.
Come si vede nel Dialogo oggi subentrano soggetti apparentemente nuovi, quali l'essere e l'apparire, quali l'ambiente e la sua distruzione, il rapporto tra l'energia e la libertà, soggetti, oggetto di una nostra necessaria attenzione per costruire un movimento di liberazione.

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