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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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lunedì 18 aprile 2011

La crisi del Movimento Studentesco di Onorato Damen

LA CRISI DEL MOVIMENTO STUDENTESCO

Damen



Battaglia comunista n. 10 - maggio 1973
Fonte: Primo Maggio


(...) Gli scompensi di una società, come quella capitalista, che ha portato al punto-limite la sua esperienza di classe, maturando inconsciamente e contro di sé le forze storiche del suo superamento, quelle del proletariato, sono innanzitutto e soprattutto i giovani ad esprimerli nella loro drammaticità e a tradurli in termini, a volte, di negazione totale anche là dove incontrano, e non potrebbe essere diversamente, la loro incapacità a dare ad essi un contenuto e una soluzione rivoluzionaria.
Come il 1968 ha segnato il momento di maggior ascesa del movimento con le lotte in Germania condotte contro gli stabilimenti della catena di stampa Springer, e più segnatamente in Francia con le giornate di maggio, così il 1970 sta segnando il momento del suo declino. Nella fase di ascesa, nel clima cioè dell'azione, è stata naturale ed estremamente facile la tendenza all'unità delle forze combattenti pur nella loro eterogeneità di idee, di metodi e di prospettive; nella fase di deflusso, quando con i loro occhi hanno potuto osservare da vicino nei tanti perché della loro esperienza, si è fatta allora largo la tendenza alla differenziazione e si è determinato l'inevitabile ripiegamento critico che ha messo gli uni contro gli altri. Quello che sembrava un tutto omogeneo, si è ora dissolto in tanti gruppi e gruppettini: il mito dell'azione e della violenza, così come era stato concepito e realizzato, non è più servito da cemento a tanta confusione di idee e di propositi.
Ma non per questo il fenomeno della contestazione, preso nel suo insieme, ha cessato di avere una sua funzione, una sua prospettiva e caratterizzazione; era perciò inevitabile che alla pluralità dei gruppi facesse riscontro la pluralità dei linguaggi. E in questo bailamme, proprio perché bailamme, si è inserito tempestivamente il partito nazional-comunista con la sua innata capacità di strumentalizzare ai propri fini ogni sorta di dissidenza disposta ad ascoltare la "voce del padrone".
Questo va detto in relazione ai due maggiori partiti nazional-comunisti europei, quello francese e quello italiano. L'ala più moderata del fronte studentesco francese si è posta sotto le ali della protezione del PCF in nome di un "vero sindacalismo studentesco" in cui l'interesse professionale, con la conseguente accettazione della "riforma Faure" di marca gollista, deve sovrastare ogni altra considerazione, specie politica. Contro questa posizione si sono scontrati non pochi gruppi più a sinistra, che si richiamano alla suggestione barricadiera del maggio '68.
Non diversa nel fondo, è la spaccatura verificatasi tra le forze che formavano originariamente il movimento studentesco italiano; una parte ha accettato di operare sul piano dei partiti della democrazia parlamentare e un'altra parte non ha accettato di affiancarsi a queste forze del fronte unico patrocinato dal PCI.
Di fronte a questi due (per ora almeno) tronconi in cui sono divise le forze studentesche, il nostro giudizio non può essere che critico e lo abbiamo espresso in numerose assemblee, riunioni pubbliche, volantini e documenti.
La fase discendente del moto studentesco, come abbiamo visto più sopra, ha dunque dato l'avvio ad un processo di disintegrazione delle sue forze che, non avendo alla loro base un denominativo comune di classe, vanno ora disperdendosi in tanti raggruppamenti quante sono le correnti politiche che a loro volta nascono e scompaiono come funghi sul terreno del neo-capitalismo, particolarmente fecondo in questo genere di germinazioni spontanee.
Era nella logica delle cose, quindi, che gli studenti più moderati e conservatori accettassero di inquadrarsi nel fronte unico dei partiti e sotto-partiti che pongono come base del loro programma le riforme di strutture e le soluzioni pacifiche, democratiche e parlamentari nell'ambito del sistema dominante. Ed era nella logica delle cose che gli oppositori a tale politica scivolassero verso esperienze di una acritica reazione, solo formalmente estremista, che le recenti lotte operaie dell'autunno caldo avevano ridicolizzata per il suo infantilismo e posta in crisi.
E' mai possibile che non sia ancora chiaro che non basta riunire masse di studenti e la loro stessa maggioranza, affrontare le forze della polizia, costruire persino barricate se non si imbocca la strada rivoluzionaria e non si pone con carattere di priorità la partecipazione al lavoro, più difficile e più lungo, di costruzione del partito rivoluzionario?
A questa ala, non certo secondaria, del moto studentesco, vogliamo ricordare alcuni principi fondamentali della politica rivoluzionaria:
1) Se, riesaminando criticamente il passato, si fa propria la convinzione che non c'è rivoluzione anticapitalista se non è storicamente realizzata dal proletariato sotto la guida del suo partito, l'adesione a questo partito e a questa classe è un problema che va risolto a tempo e bene.
2) Quegli studenti che vogliono portare il loro contributo ad una vera azione rivoluzionaria (riconosciamo che grande e necessario può risultare questo loro contributo alla causa della rivoluzione anticapitalista), debbono innanzitutto disertare la propria classe d'origine, rompere con essa ogni legame affettivo, economico, intellettuale; far propria la causa dei lavoratori, militare nei ranghi del loro partito portando in essa il contributo di intelligenza, di capacità e di abnegazione come un artefice in più, entrato nella milizia rivoluzionaria.
3) Soprattutto devono rompere i legami con la cultura acquisita nelle scuole della borghesia, sia essa laica che cristiana: idealismo, soggettivismo, spontaneismo sono il triste retaggio che buona parte dei giovani porta con sé, pur nel fervore della lotta contro un sistema che essi stessi ritengono debba essere distrutto.
4) Si è rivoluzionari nella misura che si fa propria la teoria rivoluzionaria elaborata da Marx e da Lenin; non si è più rivoluzionari quando si persiste nel vizio di non pochi intellettuali che pretendono di filtrare il socialismo scientifico con l'idealismo e suoi derivati, assegnando alla volontà umana la priorità assoluta e l'assoluta capacità di determinazione in confronto ad ogni altro fattore delle vicende umane.
A questa sola condizione il ruolo degli studenti diviene tutt'uno col ruolo degli operai rivoluzionari e la loro milizia nel partito di classe accresce e facilità le possibilità della conquista rivoluzionaria.


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