UNA RISPOSTA ALLA LETTERA DI RENZI E MADIA SULLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
di Norberto Fragiacomo
La letterina scritta a quattro mani da Matteo e Marianna merita la (sollecitata) risposta di un dipendente pubblico che, nel tempo libero, rivendica – alquanto ottimisticamente, vista la situazione attuale – la dignità di cittadino.
Dedicherò anzitutto qualche rapida osservazione allo stile comunicativo adottato, per poi entrare finalmente in medias res e soffermarmi sul “fisso”, cioè sul contenuto del messaggio.
La forma, dunque. Già la prima frase, quel “vogliamo fare sul serio”, mi fa un po’ trasecolare. La serietà dell’impegno dovrebbe essere sottintesa: il Presidente del Consiglio dei Ministri non è una mascherina, né la politica un gioco da tavolo. Non risulta, infatti, che i soldi che girano siano quelli del Monopoli. Malgrado l’ovvietà dell’affermazione d’esordio, essa viene ripetuta cinque righe più sotto, rafforzata da un energico “dobbiamo”: sorge il malizioso sospetto che il premier voglia autoconvincersi di qualcosa in cui non è che creda poi tanto. Ma no, diranno i benevoli: il fatto è che il giovane Matteo ama le frasi ad effetto, oltre ai motti di spirito, e questo richiamo alla serietà è solo un espediente retorico.
In effetti, l’incipit della missiva è letteralmente inzuppato di retorica: gli accenni alle “potenzialità incredibili” dell’Italia destinata, una volta messe “in ordine le regole del gioco” (ahi ahi! ma se avevamo appena detto che non si stava giocando…), a tornare “rapidamente fra i Paesi leader del mondo”, alla “gigantesca opportunità per il futuro” offerta dalla globalizzazione ed all’occasione da non perdere rimandano a quei discorsi da convention di piazzisti a stelle e strisce che il pubblico, ammaliato dalle parole dell’oratore, sottolinea con risa e applausi a comando - autosuggestionandosi, persuadendosi di essere “squadra”, di essere “l’azienda”. Massa compatta, esultante eppure inerte, ubriaca di slogan, incapace di critica - succube. Invero, la comunicazione renziana (più sofisticata, ma meno originale di quella di Berlusconi), oscilla perennemente fra i due poli della lusinga e di una sorta di bullismo 2.0: fidatevi di me, vi trascinerò alla vittoria! Ma se non ci state, o avete dei dubbi, siete fuori. Out. Chi ha avuto a che fare con certi promotori finanziari, o con i selezionatori di un gruppo televisivo di cui taccio il nome, conosce bene questo “bifrontismo” spiazzante, per averlo sperimentato: qualora non riesca a sedurre il potenziale cliente, il professionista ricorre a mezzi di coercizione psicologica per approdare al risultato voluto.











