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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Storia è finita" di Norberto Fragiacomo
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venerdì 16 maggio 2014

UNA RISPOSTA ALLA LETTERA DI RENZI E MADIA SULLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE di Norberto Fragiacomo




UNA RISPOSTA ALLA LETTERA DI RENZI E MADIA SULLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
di Norberto Fragiacomo






La letterina scritta a quattro mani da Matteo e Marianna merita la (sollecitata) risposta di un dipendente pubblico che, nel tempo libero, rivendica – alquanto ottimisticamente, vista la situazione attuale – la dignità di cittadino.
Dedicherò anzitutto qualche rapida osservazione allo stile comunicativo adottato, per poi entrare finalmente in medias res e soffermarmi sul “fisso”, cioè sul contenuto del messaggio.

La forma, dunque. Già la prima frase, quel “vogliamo fare sul serio”, mi fa un po’ trasecolare. La serietà dell’impegno dovrebbe essere sottintesa: il Presidente del Consiglio dei Ministri non è una mascherina, né la politica un gioco da tavolo. Non risulta, infatti, che i soldi che girano siano quelli del Monopoli. Malgrado l’ovvietà dell’affermazione d’esordio, essa viene ripetuta cinque righe più sotto, rafforzata da un energico “dobbiamo”: sorge il malizioso sospetto che il premier voglia autoconvincersi di qualcosa in cui non è che creda poi tanto. Ma no, diranno i benevoli: il fatto è che il giovane Matteo ama le frasi ad effetto, oltre ai motti di spirito, e questo richiamo alla serietà è solo un espediente retorico.
In effetti, l’incipit della missiva è letteralmente inzuppato di retorica: gli accenni alle “potenzialità incredibili” dell’Italia destinata, una volta messe “in ordine le regole del gioco” (ahi ahi! ma se avevamo appena detto che non si stava giocando…), a tornare “rapidamente fra i Paesi leader del mondo”, alla “gigantesca opportunità per il futuro” offerta dalla globalizzazione ed all’occasione da non perdere rimandano a quei discorsi da convention di piazzisti a stelle e strisce che il pubblico, ammaliato dalle parole dell’oratore, sottolinea con risa e applausi a comando - autosuggestionandosi, persuadendosi di essere “squadra”, di essere “l’azienda”. Massa compatta, esultante eppure inerte, ubriaca di slogan, incapace di critica - succube. Invero, la comunicazione renziana (più sofisticata, ma meno originale di quella di Berlusconi), oscilla perennemente fra i due poli della lusinga e di una sorta di bullismo 2.0: fidatevi di me, vi trascinerò alla vittoria! Ma se non ci state, o avete dei dubbi, siete fuori. Out. Chi ha avuto a che fare con certi promotori finanziari, o con i selezionatori di un gruppo televisivo di cui taccio il nome, conosce bene questo “bifrontismo” spiazzante, per averlo sperimentato: qualora non riesca a sedurre il potenziale cliente, il professionista ricorre a mezzi di coercizione psicologica per approdare al risultato voluto.

giovedì 15 maggio 2014

SEPULVEDA E L’IDEA DI FELICITA’ SOCIALE di Sara Palmieri




SEPULVEDA E L’IDEA DI FELICITA’ SOCIALE
 di 
Sara Palmieri



Parte alla grande la prima edizione di Scrittura Festival, evento organizzato dall’Associazione Culturale Onnivoro, che porterà a Ravenna dal 20 al 25 maggio scrittori e intellettuali di spessore, oltre alla possibilità di seguire corsi di scrittura tenuti da Eraldo Baldini, Cristiano Cavina e Gianluca Morozzi.
L’anteprima ha registrato l’intervento di Luis Sepulveda, cileno, uno dei più grandi scrittori viventi, intervistato, con la sapienza dell’amico, da un altro importante narratore, Pino Cacucci, nel Palazzo Congressi di Largo Firenze, davanti ad una platea ultra-affollata e coinvolta.
Tema dell’intervista l’ultimo libro di Luis Sepulveda, “Un’idea di felicità”, scritto insieme a Carlo Petrini, fondatore e presidente di Slow Food ed edito da Guanda e Slow Food Editore.

mercoledì 14 maggio 2014

NON E' UNA QUESTIONE DI MARKETING di Giandiego Marigo




NON E' UNA QUESTIONE DI MARKETING
di Giandiego Marigo 




Questa perorazione vale per tutti, anche se ha valenza doppia per i “modificatori di mondo”, per coloro cioè che si arrogano con maggiore o minor merito l'onere o lonore del trasporto della fiaccola del cambiamento.
Come può avvenire questo cambiamento se ad una “esteriorità progressiva” corrisponde, poi, un'interiorità assolutamente tradizionale e convenzionale.
I grandi Moovement prima di mettere in discussione la “struttura” posero in forse i “valori” che la confermavano: l'organizzazione della famiglia, la figura del padre, i ruoli di potere ed il modo in cui essi si riproducevano, le convenzioni sociali ed il perbenismo, le tradizioni ed il culto del passato, le grandi religioni ed i loro dogmi.
Fu questa discussione, questo dubbio, questa volontà di rinnovamento e rinascita spirituale e sociale che permise l'onda lunga arrivata, pur con tutti i suoi errori e limiti, a lambire anche i nostri anni. Oggi, per contro, i “rivoluzionari” perpetuano comportamenti assolutamente tradizionali e “conformi”, si sposano in chiesa e con grande pompa, battezzano i propri figli, vestono trendy, elaborano atteggiamenti modaioli, escono in piazza la domenica vestiti a festa, Accettano le convenzioni, fanno parte di coalizioni. Frequentano masters condivisi con la migliore borghesia, condividono la visione economico-sociale di Pyketty, sottoscrivono una visione condivisa, unitaria della società.
Si possono contare sulle dita di una mano coloro che attuano “comportamenti” altri … che non siano, ampiamente, sdoganati ed accettati … sistemici, in buona sostanza.
Nessuno si prende il rischio dell'emarginazione, se questa non gli viene ammannita come una sorta di punizione dalla società stessa.
I luoghi dell'espressività e della creatività sono condivisi, il pensiero è unico, non esistono circuiti underground o alternativi che non siano “controllati e gestiti” dal potere stesso come valvole di sfogo programmato
Da questo “imborghesimento” (anche se il termine non è affatto adeguato, mi sia concesso) deriva l'incapacità di comprendere la lingua e le esigenze degli ultimi...e dei penultimi e lo scollamento conseguente dalle esigenze del “popolo”.
Oggi, tristemente, questo rapporto è gestito con “modelli pre-formattati” legati alle leggi del controllo e del marketing, da personaggi che non hanno alcun reale interesse nella sorte di coloro che manovrano, ma li usano in modo strumentale ed assolutamente irrispettoso. Giocando con le “appartenenze” e “ le leggi universali del gregge” in modo spudorato ed a tratti indecente.
Non riusciamo a contattarli con la verità?
E ci corrucciamo di non avere un linguaggio sufficientemente elaborato per “narrarla”, di non avere anche noi le nostre“leggi del gregge” ma non è questo il problema … non solo. Non abbiamo le parole, i linguaggi, perché non abbiamo alcuna conoscenza della classe (perdonerete quest'escursione marxiana), ma non solo.
Perché anche noi siamo imprigionati in un linguaggio artificiale, che è quello riconosciuto ed adottato dal mainstream … che non è però affatto quello della classe, ma semmai una sorta di lingua universale.
Non è una questione di marketing, così come non è mai stata una questione di leader.
Sono assolutamente convinto che la politica sia anche praticità e quotidianità che le proposte e le risposte necessarie siano anche pratiche ed immediate, che non sia quindi solo ed unicamente una questione di ragioni e motivazioni profonde … ma fra questo ed accettare le logiche sistemiche perché sono quelle implementate e conosciute c'è differenza, così come c'è nel scegliere la strada breve e più battuta in termini “comunicativi”.
Potrei, a questo punto, essere accusato, come è già successo di monotonia … queste cose in altro modo ed in altra chiave le ho già dette … e non solo io.

Però io credo che la ripetizione giovi, anche perché, per quel che vedo nulla di quanto detto in questo breve post, viene realmente preso in considerazione nei momenti topici e laddove conta...quindi, devo dedurre, non è stato sufficientemente detto e con ogni probabilità, così come succederà probabilmente anche questa volta, mai ascoltato.





martedì 13 maggio 2014

IL NUOVO PERONISMO di Riccardo Achilli

IL NUOVO PERONISMO 

di Riccardo Achilli


Non credo, francamente, che Renzi, personalmente, persegua lucidamente un disegno neo-autoritario, per un motivo semplice: una cosa simile non gli azzecca dentro la capoccia. Credo che si stia facendo condurre da qualcun altro, e specificamente da quei poteri finanziari ed economici sovranazionali che lo foraggiano e che, come recentemente scritto spudoratamente in un report di una banca d'affari americana, considerano i sistemi costituzionali delle democrazie europee troppo garantisti, troppo "socialisti", per i loro gusti.
E' comunque chiaro che il disegno, consciamente o inconsciamente, c'è, ed è chiaramente delineato. Indebolimento dei partiti di massa tramite l'abolizione del finanziamento pubblico e la loro progressiva trasformazione in movimenti fluidi ed orizzontali, con scarso radicamento, mere macchine di propaganda ed organizzazione delle campagne elettorali, abolizione delle Camere di Commercio, bavaglio ai sindacati, scarsa considerazione persino per Confindustria, disegni di premierato forte privato dei contrappesi di controllo a livello parlamentare, smantellamento e precarizzazione della P.A. per eliminarne la funzione di filtro e controllo di legittimità e correttezza amministrativa dell'operato politico. Il disegno è quello dell'indebolimento, e del progressivo superamento, delle strutture intermedie di rappresentanza della società e di quelle di controllo. Per costruire cosa? Per costruire un sistema plebiscitario di rapporto diretto fra un popolo, privo di riconoscimento nelle sue differenze sociali e di classe, ed un leader che lo rappresenta e, quasi misticamente, lo incarna. Non serve una laurea per capire che, al di fuori del caso della mini-tribù di cacciatori irochesi rimasti grosso modo all'età della pietra, questo sistema camuffa, dietro sembianze di democrazia diretta, lo smantellamento stesso della democrazia. 

domenica 11 maggio 2014

DIETRO I FATTI NIGERIANI di Riccardo Achilli




DIETRO I FATTI NIGERIANI

di Riccardo Achilli

Vedere Boko Haram, e gli sconvolgimenti della Nigeria settentrionale, come un mero frutto di conflitti religiosi ed una conseguenza della guerra più globale in atto, dall'11 Settembre 2001, fra Occidente ed Islam, è eccessivamente schematizzante e distorce la realtà, ed è inoltre una strumentalizzazione utile per tenere in piedi un clima de neo-crociata, servente interessi imperialistici occidentali.

La Nigeria è strutturalmente caratterizzata da un conflitto per la ripartizione delle risorse fra due entità etniche e geopolitiche completamente diverse, il Nord a maggioranza musulmana e poverissimo, ed il Sud a maggioranza cristiana ed animista, ricco di risorse petrolifere e naturali. Dentro questi due macro-blocchi, c'è un dinamica tradizionale di conflitti ed alleanze fra 350 gruppi etnici diversi, con 250 lingue. Dinamiche legate, in popolazioni in parte pastorali ed in parte agricole, a questioni di controllo ed uso delle terre e del bestiame, e, nella Nigeria indipendente, al controllo di postazioni nel sistema politico ed amministrativo, attraversato da indici di corruzione, nepotismo e affiliazione etnica senza precedenti, persino in Africa. Basti pensare che molti Stati nigeriani possono stabilire leggi che disciriminano la popolazione fra "indigni", che hanno diritto di accesso all'istruzione, all'occupazione pubblica, ad una distribuzione privilegiata delle terre, e non indigeni. Molti musulmani sono stati così discriminati, essendogli negato il certificato di "indigeni". Ad esempio, nello Stato di Jos, a larghissima maggioranza musulmana, nel 2011, solo 150.000 musulmani, su un totale di 429.000 elettori, hanno il diritto di votare, perché titolari del certificato di "indigeni". 

sabato 10 maggio 2014

DEL PD NON NE POSSIAMO PIU': IL JOBS ACT E' SOLO SCHIAVITU'




Ieri a Bologna c’è stata un contestazione numerosa e rumorosa contro il decreto sulla precarietà del governo Renzi, in occasione del convegno del PD sulle elezioni europee. Promossa da Ross@ la manifestazione è stata una dichiarazione pubblica di netta opposizione all’ennesima controriforma del lavoro – il Decreto Poletti – la cui approvazione con fiducia al Senato nel pomeriggio rappresenta una pagina nera per la democrazia e i diritti in questo paese.
Con lo slogan “Del PD non ne possiamo più, il Jobs Act è solo schiavitù”, circa duecento persone hanno preso possesso del salone conferenze dove doveva tenersi il convegno del principale partito di governo, per poi formare un corteo in Via Indipendenza.
L’opposizione al decreto e al disegno di legge Ichino continuerà a Bologna e in altre città nelle prossime settimane in vista del controsemestre europeo. Il Governo Renzi e il PD si stanno muovendo su una linea autoritaria per dare un ennesimo vantaggio al padronato e per imporre le ricette UE sulla precarizzazione del lavoro, denunciano i promotori della protesta che ieri hanno bloccato il brindisi inaugurale della campagna elettorale dei candidati alle Europee del Pd di Bologna in un hotel della centralissima via Indipendenza, poi chiusa al traffico. Tra gli ospiti dell’iniziativa impedita il sottosegretario Sandro Gozi. L’annullamento è stato deciso per motivi di sicurezza dalla direzione dell’hotel dopo che un gruppo di manifestanti prima è entrato nella struttura e poi è uscito presidiando il marciapiede antistante con petardi e fumogeni.

dal sito Systeme failure

mercoledì 7 maggio 2014

IL GUITTO 2.0 E I FIGLI DI NESSUNO di Norberto Fragiacomo




IL GUITTO 2.0 E I FIGLI DI NESSUNO 
di 
Norberto Fragiacomo





Ma chi è ‘sto Matteo Renzi, l’erede di Silvio o un Benito 2.0?
Frasi come quelle pronunciate di recente (“Sogno un sindacato che, nel momento in cui cerchiamo di semplificare le regole, dia una mano e non metta i bastoni tra le ruote”; “non sarà un sindacato a fermarci”) puzzano di autoritarismo – e, se vogliamo, di corporativismo fascista - lontano un miglio, e non meno inquietante suona la preventiva, sprezzante rinuncia ad una “legittimazione popolare che non avrò mai”, e dunque non è indispensabile. Davvero il commento di Piero Pelù non sembra sopra le righe, in questi primi di maggio: Renzi adopera stabilmente toni aggressivi, inusuali per il mondo politico italiano, e mostra di voler gestire il Paese come fosse cosa sua. Circondarsi di signore nessuno è stato il primo passo, dopo il riuscito putsch di palazzo; successivamente si è lanciato in una campagna di denigrazione delle opposizioni – più presunte che reali, purtroppo – cercando di squalificarle a colpi di battute e velati insulti. 
Nella neolingua renziana chi contrasta le “riforme” è un “conservatore”, e poco importa che i suoi ukase – in materia di legge elettorale e di lavoro, d’imbalsamazione del Senato e di “rinnovamento” della P.A. – siano degni del peggior reazionario, quale lui evidentemente è.

martedì 6 maggio 2014

DA GENNY A' CAROGNA A PAOLA BACCHIDDU: IL VISIBILIO DELL'INFORMAZIONE


DA GENNY A' CAROGNA A PAOLA BACCHIDDU: IL VISIBILIO DELL'INFORMAZIONE


l mainstream mediatico degli ultimi giorni è dominato da diverse notizie. Cominciamo dall’ultras Genny a’ Carogna che troneggia su tutti i quotidiani riguardo al caso della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina sospesa per oltre un’ora per gli scontri avvenuti prima della partita non molto lontano dallo stadio Olimpico di Roma.
Altra notizia saltata agli onori della cronaca è la dichiarazione di Pina Picierno, candidata alle europee del PD, la quale ha affermato di fare la spesa per due settimane con gli 80 euro che saranno dati a 10 milioni di italiani, i “famosi 80 euro della discordia” che hanno provocato tante polemiche.
Picierno si è anche presentata a “Ballarò” della settimana scorsa con lo scontrino per avvalorare la sua dichiarazione.
Un altro evento che sta suscitando non poche polemiche è il caso Paola Bacchiddu.
Qualche giorno fa Paola Bacchiddu, responsabile per la comunicazione della lista L’altra Europa con Tsipras ha postato una propria foto in bikini, con il culo seminudo ben in evidenza in primo piano, accompagnata dal seguente commento: Ciao è iniziata la campagna elettorale e io uso qualunque mezzo. Votate l’Altra Europa con Tsipras”.(http://systemfailureb.altervista.org/paola-bacchiddu-culi-e-la-sinistra/).
Insomma l’informazione italiana sembra diventata da tempo gossip, scandalo, clamore etc., un’informazione che mira al sensazionalismo, alla spettacolarizzazione, al visibilio…
L’interiorità, la riflessione, la coscienza critica, tutto è sacrificato in nome dello scoop, del marketing della notizia, dell’emozione che la notizia può provocare in linea con le più moderne tecniche e strategie di comunicazione.
Una società in cui l’essere conta meno dell’apparire, una società dell’immagine che propone icone pop, divi da adorare, immagini da santificare, sottoculture da seguire etc., una società dell’appiattimento sociale, della massificazione, della desertificazione culturale.
E non dimentichiamo le bufale che girano in rete che si mischiano alla surrealtà delle notizie da gossip, da rotocalco scandalistico, da giornale di qualità scadente, bufale che ci trasportano in una realtà parallela in cui vivere, la realtà del cyberspazio, la realtà dell’estasi della comunicazione, una realtà in cui c’è una sola dimensione, quella del consumatore e riguardo al nostro discorso, quella del “consumatore di notizie”.

6 maggio 2014

dal sito System Failure



sabato 3 maggio 2014

LOGICA DELLA MANOVRA RENZIANA di Renato Costanzo Gatti

 


LOGICA DELLA MANOVRA RENZIANA

di Renato Costanzo Gatti




Con questo mio intervento, vorrei sollecitare una riflessione comune, tra chi si diletta di esami economici, di quel che significa la manovra renziana in termini macroeconomici. Da studiosi di economia le riflessioni che vorrei sollecitare dovrebbero, metodologicamente, essere esenti da pregiudizi politici e soprattutto dalla pregiudiziale più facile, cui pur io ho c...eduto, di interpretare quella manovra come una captatio benevolentiae pre elettorale sul filone dello stile alla Achille Lauro. Punterei ad un superiore livello di onestà intellettuale che affronti il tema che, tuttavia, richiede di essere ben delimitato.




1. La definizione del tema.

Cerchiamo di definire il tema in modo essenziale (anche se con qualche forzata sintesi) ponendo una proposizione seguita da quattro domande:

Proposizione: il governo Renzi tramite deduzioni fiscali o bonus (con le conseguenze classificatorie che l’una o l’altra opzione comportano) inietta nel mondo produttivo 10 miliardi di € canalizzandoli tramite i lavoratori dipendenti il cui reddito si piazzi nel settore medio basso.

venerdì 2 maggio 2014

EURO DI SERIE A ED EURO DI SERIE B


Dopo l'interessante articolo di Norberto Fragiacomo "Euro si, Euro no... Euro ohibò" pubblichiamo un'altro punto di vista sull'argomento.


EURO DI SERIE A ED EURO DI SERIE B



Si parla spesso di uscita di Italia dall’euro. Riguardo alle modalità ci sono diverse tesi. Una di queste è un’uscita “concordata” con conseguente svalutazione della moneta o in alternativa un’uscita della Germania con un euro di serie A e l’Italia con un l’euro attuale di serie B svalutato. In queste ipotesi il problema principale rimane il pagamento dell’esorbitante debito pubblico contratto con la moneta attuale forte e non svalutata. Il problema principale è quindi il debito pubblico con gli interessi e quant’altro. Di ristrutturazione del debito pubblico si parla da tempo: un’ipotesi da adottare non certo tra le più felici.
L’euro di serie A e l’euro di serie B forse è la soluzione più “indolore” se proprio si dovesse decidere di abbandonare la moneta attuale troppo forte sui mercati globali: la soluzione dell’euro di serie A e di serie B rispecchia anche la forza delle economie forti e deboli dell’Europa, dei paesi del Nord e dei paesi del Sud, dei paesi definiti virtuosi e dei PIGS.
Una moneta deve rispecchiare l’economia di una nazione e l’Italia come la Spagna o il Portogallo non possono permettersi una moneta adatta invece ad un’economia forte come quella della Germania.
Ritornando poi alla questione della svalutazione si potrebbe optare per una svalutazione graduale negli anni che potrebbe seguire un’eventuale ripresa economica e un’eventuale riduzione del debito pubblico premettendo che però trattati come il Fiscal Compact vanno ridiscussi, cambiati, rinviati o altro.
La cosa principale da tenere a mente è che la via attuale non è quella praticabile e in un modo o nell’altro dovranno esserci dei cambiamenti. La situazione di deflazione in cui versa l’Europa parla chiaro come parla chiaro anche il fatto che la ripresa economica in Europa sia più debole rispetto ad altre parti del mondo.
Oppure ancora cambiare il ruolo della BCE e condividere i debiti sovrani così aiutando le economie più deboli magari con l’ipotesi più volte avanzata degli eurobond.
Il Fiscal Compact e il rispetto del 3% di rapporto deficit/PIL sono vincoli da rispettare troppo “duri” come sono stati concepiti qualche anno fa: c’è bisogno di maggiore “elasticità” per aiutare i paesi in difficoltà o rinviare tutto per il fututo quando si sarà usciti dalla crisi economica più grave dal dopoguerra.


dal sito System Failure

giovedì 1 maggio 2014

FRANCIA: IL "PARTITO DI SINISTRA" VERSO LE EUROPEE (con Tsipras ma...)





FRANCIA: IL "PARTITO DI SINISTRA" VERSO LE EUROPEE (con Tsipras ma...)


30 aprile. I nostri lettori sanno che in Francia a sinistra dei "socialisti" di Hollande la sinistra radicale è coalizzata nel Front de Gauche (Fronte di Sinistra). Il perno di questa coalizione è il Partito di Sinistra di Jean-Luc Mélenchon (nella foto) che presenta sue proprie liste alle europee, con Tsipras candidato a Presidente della Commissione europea. A differenza dei partigiani italiani di Tsipras, i francesi sono molto più duri contro L'Unione europea e contro la moneta unica. Di seguito uno stralcio della risoluzione del Comitato nazionale del Partito di Sinistra adottata nella sessione del 15-16 febbraio scorso.



«Le elezioni europee sono l'appuntamento elettorale più importante dell’anno

Si tratta di una opportunità per l'opposizione di sinistra alle politiche liberiste attuate in Francia così come nell'Unione Europea (UE ) per fare punto e a capo. Fino ad ora, che i governi siano stati diretti dai liberali di destra o dai socialdemocratici, la politica economica e sociale è stata la medesima. Ogni volta che gli è stato offerto di scegliere, i partiti social-liberali hanno preferito unirsi alla destra piuttosto che alla sinistra. Questo accade in 14 dei 28 paesi. Questo è stato il caso per esempio della SP dopo le ultime elezioni tedesche. Lo stesso tipo di combinazione vale nel Parlamento europeo dove il PSE e il PPE cooperano per applicare una politica liberale ripartirsi i posti. La mutazione della socialdemocrazia europea è oramai completa: non è più uno strumento di compromesso tra lavoro e capitale, ora è oramai passato dalla parte di quest'ultimo

Quello che è vero in tutta l'UE, ora lo è anche in Francia. Il PS è ormai disciolto in questa brodaglia politica. Eletto per porre fine alla politica di Nicolas Sarkozy, François Hollande ha applicato la stessa politica di destra. Egli l’ha assunta pienamente: le politiche sul lavoro, l’austerità , i regali costanti agli azionisti, i tagli alla spesa pubblica, la politica anti-ambientalista, tutto l'arsenale neoliberista e oltre. Dopo aver lavorato per lo sviluppo del modello austeritario in Europa con la firma della TSCG [Patto di stabilità e Pareggio di bilancio, Ndr], Hollande ha spudoratamente adottato il modello tedesco della Merkel predisposto a sua volta da Gerhard Schröder. Questo modello, quello di una ripresa basata sulle esportazioni, è deleterio in quanto si basa su una competizione generalizzata tra le nazioni, sulla deflazione salariale e la convergenza sociale verso il basso.
Jean-Luc Mélenchon 

Contestualmente a questa adesione, François Hollande ha cercato di imporre al nostro Paese un'organizzazione territoriale basata su grandi regioni e "aree metropolitane", ciò in conformità con i vecchi progetti comunitari tendenti a distruggere gli stati nazionali nei quali si esercita la sovranità popolare, e ciò per favorire una concorrenza economica mortale tra i paesi europei. La capitolazione del Capo di Stato della seconda potenza economica europea porta a compimento il progetto di uniformizzazione politica dell'Unione europea. E’ la fine del mito di un'Europa sociale col quale si sono giustificate tutti gli arretramenti della socialdemocrazia. Ricordiamocelo: il PS ha sempre affermato di accettare dei trattati sempre più liberali a favore di una costruzione europea con la promessa che ne avrebbe successivamente cambiato, in realtà è il PS che ha aderito al liberalismo.

EURO SI’, EURO NO… EURO OHIBO’! di Norberto Fragiacomo





EURO SI’, EURO NO… EURO OHIBO’!
di
Norberto Fragiacomo
 
 


Il più spietato dei nostri nemici ce l’abbiamo in tasca: è l’euro.
Questo dischetto di metallo bicolore sarebbe il responsabile di tutte le disgrazie italiane: della diminuita competitività del Paese (cioè del calo delle esportazioni) e della chiusura di fabbriche piccole, medie e grandi, oltre che dei suicidi di imprenditori ed ex dipendenti. Pure delle delocalizzazioni, che per il ministro Guidi sono benefiche “internazionalizzazioni”? Prossima domanda, prego!

Euro: una moneta troppo forte, tagliata su misura per la Germania, e soprattutto uno strumento di dominio, che sfugge a qualsiasi possibilità di governo e/o ingerenza da parte nostra. Euro, sinonimo di crisi. Per altri (per il sottoscritto) solo una tessera del mosaico della crisi sistemica.
«Usciamo dall’euro!», ruggiscono in molti. Lo slogan è efficace, perché rapido, secco, ed indica un obiettivo concreto. Non si tratta di riprogettare la società o di rifare il mondo, perdendosi nella nebbia delle opinioni, ma solo di tornare alla cara, vecchia lira: alzi la mano chi non ha conservato un pezzo da duecento o cinquecento… a rivederli inteneriscono, se non altro perché ci parlano della giovinezza andata.
I sostenitori della fuoriuscita giurano che la misura avrebbe un’immediata ricaduta positiva, anche ceteris paribus (cioè lasciando tutto il resto invariato, partecipazione alla UE compresa): a seguito della svalutazione della moneta l’export subirebbe un’impennata; l’aumento della domanda estera produrrebbe nuova occupazione; l’inflazione non creerebbe particolari problemi, così come non ne ha creati nel ’92, quando rimase pienamente sotto controllo. Prosperità e crescitagarantite, insomma, senza alcun bisogno di stravolgere il sistema.

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