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lunedì 9 settembre 2013

15 SETTEMBRE: CHI HA (PIU’) TORTO FRA MTL E PRO PATRIA? di Norberto Fragiacomo




15 SETTEMBRE: CHI HA (PIU’) TORTO FRA MTL E PRO PATRIA?
di
Norberto Fragiacomo


Il 15 settembre prossimo è annunciato, a Trieste, un derby sui generis che, se non richiamerà una folla paragonabile a quella che quattro decenni orsono riempì il Grezar, promette comunque di far riassaporare alla città un rigurgito di anni ’70.
Trieste Libera-Pro Patria: sembra davvero un match di quarta serie, ma l’ironia – anche se lecita – giova a poco. Due cortei attraverseranno il centro, in orari diversi: l’augurio è che non ci siano provocazioni né scontri, anche perché gli organizzatori di evento e contro-evento sono in feroce disaccordo su passato, presente e futuro – in pratica, su tutto, e in tempi di esasperazione generale un’invisibile scintilla può far divampare paurosi incendi.
Il movimento guidato da Roberto Giurastante – più un cavaliere errante che un Masaniello – capitalizza, a parer mio, la disperata domanda popolare di proposte e soluzioni alla crisi. Quella di Trieste Libera è semplice e accattivante: rifacciamo il TLT, attualmente “in sonno”, e nel frattempo, se possibile, chiediamo che l’amministrazione del nostro territorio sia affidata all’Austria felix.

Una garanzia di “bubane” che fa presa su molti, ma risulta fondata su una ricostruzione storico-giuridica parziale e discutibile. E’ un dato di fatto che già nell’autunno ’43 l’Italia ha perduto la sovranità (di fatto e di diritto) sulle terre giuliane, e che tale perdita è stata confermata dal Trattato di Pace di Parigi, istitutivo del Territorio Libero di Trieste. Il problema, per i nuovi indipendentisti, è che a un certo punto la Zona A viene riconsegnata all’amministrazione fiduciaria del Governo Italiano e che, in un momento successivo, le potenze firmatarie del Trattato rinunciano a mettere all’ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza dell’ONU la nomina del Governatore, figura rimasta sempre sulla carta.
Come interpretare questa decisione? Io la interpreto – perdonatemi il latinorum – come un contrarius consensus per facta concludentia, cioè una tacita abrogazione della norma internazionale istitutiva della nuova entità. A quel punto l’amministrazione provvisoria italiana (poco importa se dello Stato o del Governo) diviene definitiva, indipendentemente da qualsiasi trattato, da Osimo in poi.
Perché la restituzione di Trieste e provincia alla sovranità italiana non è stata formalmente sancita? Perché non ce n’era bisogno: il diritto internazionale si fonda sul principio di effettività, oltre che su mutevoli rapporti di forza, e l’accordo tra i due principali pretendenti alla Venezia Giulia (vale a dire Italia e Jugoslavia) mise la parola fine alla querelle.
Anche se così non fosse (e così è), gli amici di Trieste Libera - e i tanti entusiasti divulgatori della buona novella che si incontrano in bus e nei bar – dovrebbero avere la compiacenza di rispondere a una domanda: quale Stato avrebbe oggi la forza e soprattutto l’interesse a sollevare la questione triestina in sede ONU? Si tratterebbe, infatti, nel mondo reale, di un gravissimo sgarbo all’Italia, non privo di conseguenze.
Tante perplessità sul messaggio indipendentista, dunque, ma questo non significa sostenere le insostenibili “ragioni” di Pro Patria.
Questo gruppo raccogliticcio, formato per lo più da esponenti della nociva destra locale, rinuncia a contestazioni di tipo giuridico, e persino a ricordare che, dal ’18 in poi, Trieste è sempre stata economicamente assistita dall’Italia, persino negli anni del GMA. A detta obiezione si potrebbe ribattere che questo è vero, ma che strappandola all’Austria il Regno sabaudo ha privato Trieste di linfa vitale, retroterra e ragion d’essere (Angelo Vivante l’aveva previsto, il nazionalista Timeus ovviamente no), che il nostro porto è stato sacrificato alle esigenze degli scali della penisola, che i soldi destinati dai vari governi nazionali alla Venezia Giulia hanno l’odore di quelle rette pagate da un genitore indifferente all’istituto che ospita un figlio non desiderato e un po’ imbarazzante. In fondo – mi concedo un piccolissimo esempio – lo ammettono pure i “regnicoli” che l’Italia ferroviaria finisce a Mestre…

Insomma, su tali questioni poteva aprirsi un dibattito persino stimolante, ma Pro Patria preferisce fare appello ai soliti argomenti, triti e ritriti, della destra locale: l’irredentismo, il sacrificio di centinaia di migliaia di soldati italiani ecc. ecc.
Francamente, questa retorica a costo zero (hanno già pagato i morti!) mi dà un enorme fastidio: quei poveri contadini e operai non creparono sul Carso perché smaniavano di diventare eroi, ma perché mandati al massacro da una borghesia cinica e ingorda, nell’ambito di una guerra di aggressione imperialista – banalissima verità, questa, che chi vive di rendita sulla menzogna dell’italiano “civilizzatore” (chiedere a libici ed etiopi, oltre che ai vicini sloveni) non ammetterà mai, vuoi perché elettoralmente non gli conviene, vuoi perché non spreca il suo prezioso tempo a leggere libri di Storia degni di questo nome.
Trieste Libera contro pro Patria, dunque: illusione contro stantia retorica nazionalista. Confesso che mi ripugna assai più la seconda.




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