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mercoledì 25 settembre 2013

MIRAFIORI: UN ALTRO ANNO DI CASSA INTEGRAZIONE di Lorenzo Mortara





MIRAFIORI: UN ALTRO ANNO DI CASSA INTEGRAZIONE
di Lorenzo Mortara




Marchionne ha promesso un’altra volta di riassumere tutti i 5000 dipendenti di Mirafiori. Per intanto li manterrà in cassa integrazione almeno fino all’inizio del 2015, quando con un miliardo di investimenti produrrà un SUV della Maserati, per quel polo del lusso che dovrebbe finalmente proiettare nel terzo millennio la Fabbrica Italiana Automobili Torino.
Per i suoi giornali, Mirafiori è salva, per Landini un po’ meno, perché non conosce «stabilimenti con 5000 operai che stanno in piedi con un solo SUV. A spanne, almeno la metà non rientrerà al lavoro». Per farli rientrare tutti, ci vorrebbe almeno un altro modello, quello che potrebbe portare l’Alfa Romeo, se solo non fosse implicata nella complicata operazione della fusione di FIAT con Chrysler. Sembra, infatti, che Marchionne, per arrivare a mettere le mani sull’intero pacchetto azionario di Chrysler, abbia mezza intenzione di utilizzare, come merce di scambio, qualche modello dell’Alfa. A dare l’allarme è stata niente meno che la FIM torinese, preoccupata perché «Bob King (leader del sindacato americano UAW, nda) potrebbe essere interessato ad avere più lavoro in cambio di un prezzo migliore per la quota detenuta dal fondo in Chrysler».
Il 41,5% delle azioni che a Fiat mancano per controllare interamente la ditta americana, sono in mano al VEBA, il fondo sanitario del sindacato. Per acquistarle Marchionne dovrebbe sborsare i 5 miliardi di dollari richiesti. Marchionne vorrebbe uno sconto del 20% e pagarne solo 4. È in questa differenza che si gioca la partita della quotazione in borsa di Chrysler. Marchionne per 5 miliardi ha invitato il UAW a comprarsi un biglietto della lotteria, ma è più probabile che messo alle strette, a giocare d’azzardo, alla fine sia proprio lui, scaricando tutto il peso dell’operazione sull’altra metà dei dipendenti di Mirafiori, offrendo il “loro” lavoro agli operai del UAW.
Così, mentre Marchionne continua a ricattare i lavoratori di entrambe le sponde dell’Atlantico, Fiat ha chiuso il secondo trimestre, con un utile tra i 4 e i 4,5 miliardi di euro: +9%. E polarizzando la situazione alla FIAT, con tutti gli utili da un parte e le perdite dall’altra, Marchionne forse non ha più nemmeno bisogno di un polo del lusso per Mirafiori, perché è già riuscito a creare l’unico che conti: il suo.


Se questo è il quadro che si profila all’orizzonte, Mirafiori non è affatto salva, anzi la situazione resta piuttosto critica. Toccherebbe alla Fiom, forte del suo imminente ritorno, per quanto formale, raddrizzare le sorti dei lavoratori. Purtroppo, i piedi della Fiom che varcheranno presto i cancelli della FIAT, non marciano all’unisono con la sua testa. Questa è ferma alle stesse illusioni che l’hanno già messa alla porta tre anni fa. La linea è sempre quella, pretendere un “vero piano industriale” da Marchionne e convocare un tavolo di discussione con le Istituzioni perché, “a conti fatti”, un SUV non basta. Le poche righe sopra esposte, ci mostrano invece che la realtà è un’altra. Non ci sarà mai un vero piano industriale che salvi i profitti di Marchionne e i salari degli operai. Tanto più se ad attuarlo dovessero essere i rappresentanti politici dei padroni. È ai lavoratori che bisogna rivolgersi, se solo la Fiom riuscisse a vederli. Quando riuscirà a scorgerli, la Fiom capirà che a conti fatti anche un SUV può occupare tutta Mirafiori. Basta che anziché strapparsi dalle mani il lavoro, lei e il UAW, si uniscano per dividerselo, dimezzando l’orario a parità di salario. Ecco l’unico piano sindacale che occorre per Mirafiori e per il quale ci batteremo, perché anche la matematica, o è proletaria o è solo un’opinione.      



dal sito RadioFabbrica




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