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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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lunedì 11 gennaio 2016

IL MERAVIGLIOSO MONDO DI MATTEO di Norberto Fragiacomo






IL MERAVIGLIOSO MONDO DI MATTEO

di
Norberto Fragiacomo






Ma Renzi “ci fa o ci è”?
Ci fa, evidentemente (anche se la sua grossolanità è autentica): un’ulteriore prova – meglio: una perla - ce l’ha regalata venerdì, chiedendosi a gran voce “ma non sarà che l’Italia è il più stabile fra i Paesi della UE?”

Da un certo punto di vista, ha ragione: il nostro Paese è senz’altro il più stabile dell’Eurozona, perché è l’unico a non voler saperne di crescere. Letta e il suo successore possono infatti vantare, come risultato, un entusiasmante zero virgola, con la differenza che l’ultimo arrivato ha potuto beneficiare di una serie di concomitanze favorevoli (crollo del prezzo del petrolio, Quantitative easing e deprezzamento dell’euro), solo in parte compensate dall’autolesionismo delle incomprensibili – nell’ottica di un Paese che si pretende sovrano – sanzioni alla Russia. Quella udita l’altra sera era però una vanteria, non una confessione: per fare paragoni, è come se uno studente sbandierasse un 5, o un chirurgo la morte del paziente sotto i ferri.
In un’Italia ideale una simile uscita avrebbe scatenato risate e cachinni, e il nostro bulletto sarebbe stato impallinato dai media (rammentate i sarcasmi sui “ristoranti pieni” di Berlusconi?). Invece no: viene lodato, applaudito, esaltato. Uno stuolo di econottimisti ha prontamente manifestato approvazione, e persino Padellaro, a Ottoemezzo, si è mostrato ben disposto verso il premier. 


Sia chiaro: chi scrive non dà molto credito al PIL, un termometro truccato che misura poco o nulla. Se le disuguaglianze crescono più della produzione un popolo s’impoverisce; se si lavora 6 giorni a settimana anziché 5 è possibile che il reddito nazionale aumenti, ma la vita peggiora ecc. Fingiamo tuttavia di prendere sul serio questo strumento imperfetto e fraudolento, perché così fan tutti: l’allenatore del fanalino di coda dovrebbe cospargersi il capo di cenere, invece di esultare, e gli spettatori dovrebbero reclamare la sua testa, non festeggiarlo. Se accade l’esatto contrario, un motivo deve esserci.
Escluso l’impazzimento generale, restano poche spiegazioni. La prima è che il nostro definisca “stabilità” la mancata reazione, l’inerzia popolare, e se ne compiaccia. Due anni di devastazione istituzionale, politica ed economica – due anni di neoliberismo sfacciato non hanno moltiplicato le voci dissenzienti, che anzi appaiono sopite. Matteo Renzi segue la linea Monti, ma con maggior successo di pubblico: smorfie e mancette funzionano. I commentatori – tutti benestanti - tirano un sospiro di sollievo: le loro tasche sono sempre piene, le sommosse di piazza non ci sono state, surrogate da rassegnazione e disimpegno. Una siffatta “stabilità” sarebbe spendibile a Bruxelles e Berlino, non a beneficio del Paese, si intende, bensì di una classe dirigente intenzionata a restare in sella il più a lungo possibile. Mentre la Germania – ancora sotto shock per gli eventi delittuosi di Capodanno – scopre che l’immigrazione può trasformarsi in una trappola, l’Italia politico-mediatica le sventola sotto il naso il quadernetto con i compiti a casa fatti: non andiamo a sottilizzare sulla qualità dello scritto, la polpa c’è.

Un’altra chiave di lettura, compatibilissima con la prima, è quella elettorale. Il 2016 si annuncia incandescente: a giugno si terranno le elezioni locali, in ottobre (pare) il referendum sulle riforme costituzionali. Se come sussurrava l’ex direttore de Il Fatto alla Gruber “a Renzi non si vedono alternative”, un buon risultato del PD in estate e poi un voto favorevole alla riformissima risolverebbero un’infinità di problemi. Per ottenerli è necessario imbrogliare, truccare le carte: far sì che i lavoratori si dimentichino di essere diventati tutti precari (per i dipendenti pubblici è solo questione di tempo), i risparmiatori d’essere appesi a un filo, le famiglie di aver ricevuto pochi spiccioli (l’abolizione della TASI) in cambio di un ulteriore taglio dei servizi pubblici e di un aumento generalizzato delle tariffe. Per raggiungere lo scopo media e Istat (ente alle dipendenze del Consiglio dei Ministri) hanno vinto ogni ritegno: ci si inventa un’Italia “più ottimista degli altri Paesi europei”, si pubblicizzano i saldi ogni cinque minuti e, quando manca la fantasia per fabbricare false buone notizie, si parla d’altro. La ricetta in voga è il fritto misto delle malefatte: ospite alla corte di Fazio, un giornalista (de La Stampa) rosso di pelo ha messo sullo stesso piano cacciatori di Rolex a mezzo milione l’anno e assentisti presunti, definendo questi ultimi “casta”. Se i funzionari pubblici sono una casta, considerati gli stipendi, si tratta senz’altro di paria, ma alle gole di regime poco importa: fa scandalo che qualcuno si comporti male, non che l’età media dei dipendenti del Comune di Trieste, tanto per fare un esempio, sia di 54 anni. Paura dell’effetto Podemos, cioè dell’ingovernabilità, del M5S che, al di là della quotidiana persecuzione mediatica, sta dimostrando di non riuscire a governare una città che sia una? La risposta credo sia assai più banale: a chi ha il portafoglio gonfio conviene lo status quo, impersonato oggidì dal versatile Matteo Renzi.

E a gli altri? Agli altri conviene che questo piccolo Berlusconi, più volgare e più nocivo dell’originale, faccia le valigie quanto prima: se non di democrazia – mito irrecuperabile – è questione di buon gusto. Si tratta allora di impegnarsi affinché amministrative e referendum diventino, per il fiorentino coi Rolex, una marcia funebre: in caso di sconfitta ha giurato di ritirarsi, non avendo pudore non lo farà, ma la sua immagine si appannerebbe inevitabilmente.
Se anche ci liberassimo di lui, tuttavia, cantar vittoria sarebbe da ingenui: resterebbe quella masnada di manager e “gente bene” che in Arabia Saudita ha mostrato la sua vera natura – natura di predatori, ma di carogne. Iene, sciacalli, avvoltoi.

Ma non sono loro il primo cerchio: a formarlo sono i tecnocrati europei, gente che alterna accuse e menzogne con più studiata abilità di Renzi – gente capace di dar lezioni sull’immigrazione dopo aver stanziato, per affrontare il problema, l’1,6% del bilancio UE. Sull’ultimo Venerdì Curzio Maltese, parlamentare brussellese di SeL, ha affermato che dovremmo violare i trattati UE come hanno fatto, prima di noi, Germania, Francia ecc. Stupisce che una simile proposta venga da un europeista convinto: si violano le regole di un’organizzazione in cui non si crede affatto – ci si oppone a una tirannide, non a una democrazia. Se la UE è una tirannide, o peggio “il nuovo Terzo Reich” (Ferrero), la sola soluzione ragionevole sarebbe uscirne, ammesso che sia impossibile sfasciarla.
La UE, però, garantisce le classi privilegiate: pertanto, contro il suo nemico, il popolo è solo. In fondo lo è sempre stato, ma oggi c’è una differenza: ad essere soli sono anzitutto gli individui. In attesa di un nuovo Marx (che non sarà pubblicato da Einaudi né da Feltrinelli) riflettiamo sul da farsi: è sempre meglio che arrendersi.


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