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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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sabato 18 giugno 2016

Russia sotto attacco: dal golpe ucraino alle sanzioni, all’operazione Anakonda della NATO…







associazione politico-culturale Marx XXI
edizioni MarxVentuno


Venerdì 24 giugno - h. 18.00
II strada priv. Borrelli 32, BARI
(di fronte al Piccolo teatro, a qualche minuto dalla stazione e dal parcheggio della ex Rossani, c.so B. Croce)

In occasione della pubblicazione del nuovo numero monografico della rivista MarxVentuno dedicato al tema “Imperialismo e guerre nel XXI secolo” (abstract nel sito www.marx21.it)

Conferenza-dibattito

Russia sotto attacco:
dal golpe ucraino alle sanzioni, all’operazione Anakonda della NATO…

Intervengono

Ekaterina Kornilkova
presidente dell’associazione Russkoe Pole

Giuseppe Angiuli
responsabile per Risorgimento socialista delle relazioni internazionali con BRICS e America Latina

Irina Marchenko
vicepresidente dell’associazione Russkoe Pole

Andrea Catone
editore della rivista MarxVentuno

Presentazione della mostra fotografica
Le lacrime del Donbass


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Un appello all'OSCE
contro gli arresti illegali e le torture in Ucraina


Il testo integrale dell'appello dei deputati comunisti russi J. Lantratova e M. Shevchenko all'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) per la creazione di un gruppo di inchiesta sulle detenzioni illegali, le torture e altre violazioni dei diritti umani in Ucraina.

Stimato signor Segretario Generale,
Nei due recenti rapporti sulla situazione dei diritti umani in Ucraina a partire dal 16 novembre 2015 fino a questo momento l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR), e in seguito l'Assistente Segretario Generale delle Nazioni Unite per i diritti umani Ivan Šimonović hanno confermato ufficialmente numerosissimi casi di persecuzione motivata politicamente di cittadini ucraini e di altri paesi sul territorio di questo stato.
Inoltre, pochi giorni fa la sottocommissione dell'ONU sulla prevenzione della tortura, alla ricerca di prove sui trattamenti crudeli, inumani e degradanti dei prigionieri politici in Ucraina, è stata scandalosamente costretta a interrompere la sua visita in questo paese. La ragione di un passo così fuori dall'ordinario è stato il rifiuto delle autorità ucraine a consentire ai rappresentanti delle Nazioni Unite di accedere dove, secondo quanto è emerso, i servizi speciali detengono persone illegalmente. Ciò è stato pubblicamente dichiarato dal capo della delegazione Malcolm Evans: “Non siamo stati in gradi visitare alcuni luoghi, sui quali avevamo registrato numerosissime e gravi accuse sulla detenzione di persone e su possibili torture o maltrattamenti”.
Riteniamo necessario ricordare che l'Ucraina ha ratificato il Protocollo opzionale alla Convenzione ONU “contro la tortura e gli altri trattamenti crudeli, degradanti o umilianti della dignità umana”, che deve essere adempiuto dal paese indicato senza alcuna restrizione. In particolare, l'art. 4 del Protocollo stabilisce che “Ciascuno Stato Parte, in accordo con il presente Protocollo, autorizza le visite da parte degli organismi di cui ai precedenti artt. 2 e 3 in tutti i luoghi posti sotto la sua giurisdizione e il suo controllo in cui delle persone sono o possono essere private della libertà, in virtù di un ordine dell'autorità pubblica oppure nel quadro di indagini da essa condotte o con il consenso espresso o tacito”.
Nei rapporti pubblicati nel sito del OHCHR è confermato ufficialmente il fatto che in Ucraina è comune la pratica della privazione per i prigionieri accusati di separatismo, da parte dei collaboratori del SBU(servizio di sicurezza, ndt), di contatti con le famiglie e dell'accesso agli avvocati.
“L'informazione, registrata dal OHCHR, testimonia che, che a partire dal febbraio 2016 solo nel palazzo della direzione regionale di Kharkov del SBU sono state detenute illegalmente senza comunicazione con l'esterno dalle 20 alle 30 persone”, si afferma nel rapporto delle Nazioni Unite.
La delegazione delle Nazioni Unite sottolinea che la maggior parte delle persone detenute presso la direzione di Kharkov del SBU non è stata arrestata legalmente. Nei confronti di costoro non è stata ancora presentata alcuna accusa, e nonostante ciò sono stati privati della libertà per i loro presunti legami con “gruppi armati”.
In tal modo, i rappresentanti dell'Organizzazione hanno confermato il fatto che molti cittadini detenuti illegalmente in “prigioni segrete del SBU” (molti di questi sono detenuti unicamente in base a legami di parentela con membri dell' “opposizione armata”) sono di fatto ostaggi del servizio di sicurezza che li utilizza per lo scambio con i militari che sono stati fatti prigionieri dalle milizie delle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk.
Non a caso, in tutto il paese dal servizio di sicurezza dell'Ucraina è stata lanciata la cosiddetta “chiamata sociale”, che fa appello a segnalare eventuali casi di “separatismo”, mentre i cittadini, al minimo sospetto di slealtà nei confronti dell'attuale governo (per messaggi “anti-ucraini” nelle reti sociali, la pubblicazione di volantini contro l'aumento delle tariffe per i servizi, il crollo della valuta nazionale, ecc.) possono essere illegalmente privati della libertà.
Secondo le nostre informazioni, il numero dei cittadini dell'Ucraina e di altri stati detenuti illegalmente nelle “prigioni segrete del SBU” supera le 100 persone, tra le quali ci sono anche cittadini della Russia.
Ad esempio, alla fine del mese scorso a causa della pressione dei gruppi ultra-nazionalisti armati illegalmente non è stata applicata la sentenza del tribunale di Odessa in merito al trasferimento agli arresti domiciliari di Evghenya Mefedova, che era sopravvissuta miracolosamente all'incendio nella Casa dei sindacati del 2 maggio 2014. Venuto in Ucraina nel 2013 dove ha lavorato come tassista, un semplice cittadino della Federazione Russa da oltre due anni si trova in prigione con accuse inventate contro di lui. Inoltre, in base a una persecuzione motivata politicamente in merito al “caso 2 maggio” in stato di privazione della libertà si trova pure un altro russo, Maksim Sakauov.
Riteniamo importante rilevare che sulle torture nelle “prigioni segrete del SBU” hanno più volte riferito non solo i rappresentanti delle strutture ufficiali di difesa dei diritti umani, ma anche prestigiose testate internazionali, come The Times (http://www.thetimes.co.uk/edition/world/kiev-allows-torture-and-runs-secret-jails-says-un-vwlcrpsjn). Tuttavia, non ha fatto seguito la doverosa replica delle autorità ucraine su tali dimostrate pratiche antidemocratiche portate avanti in questo paese.
A questo proposito, si vuole attirare la vostra attenzione sulle massicce e sistematiche violazioni dei diritti umani da parte delle autorità ucraine, che non sono conformi ai principi della democrazia e dello stato di diritto, che sono alla base dell'organizzazione internazionale da Lei guidata.
Per questa ragione invitiamo a prendere in considerazione la creazione di un apposito gruppo di monitoraggio per un'indagine indipendente, approfondita, aperta ed equa su tutti i casi di persecuzione motivata politicamente di cittadini dell'Ucraina e di altri paesi sul territorio di questo Stato, al fine di fermare la pratica degli arresti arbitrari di massa, delle torture e delle altre innumerevoli violazioni dei diritti e delle libertà in Ucraina, e per mettere tale questione all'ordine del giorno delle prossime riunioni dell'organizzazione.

[da kprf.ru, Traduzione dal russo di Mauro Gemma, www.marx21.it]


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Nelle spire dell’Anaconda
di Manlio Dinucci



Inizia oggi in Polonia la Anakonda 16, «la più grande esercitazione alleata di quest’anno»: vi partecipano oltre 25 mila uomini di 19 paesi Nato (Usa, Germania, Gran Bretagna, Turchia e altri) e di 6 partner: Georgia, Ucraina e Kosovo (riconosciuto come stato), di fatto già nella Nato sotto comando Usa; Macedonia, che non è ancora nella Nato solo per l’opposizione della Grecia sulla questione del nome (lo stesso di una sua provincia, che la Macedonia potrebbe rivendicare); Svezia e Finlandia, che si stanno avvicinando sempre più alla Nato (hanno partecipato in maggio alla riunione dei ministri degli esteri dell’Alleanza).
Formalmente l’esercitazione è a guida polacca (da qui la «k» nel nome), per soddisfare l’orgoglio nazionale di Varsavia. In realtà è al comando dello U.S. Army Europe che, con un’«area di responsabilità» comprendente 51 paesi (compresa l’intera Russia), ha la missione ufficiale di «promuovere gli interessi strategici americani in Europa ed Eurasia». Ogni anno effettua oltre 1000 operazioni militari in oltre 40 paesi dell'area. Lo U.S. Army Europe partecipa all’esercitazione con 18 sue unità, tra cui la 173a Brigata aerotrasportata di Vicenza.
L’Anakonda 16, che si svolge fino al 17 giugno, è chiaramente diretta contro la Russia. Essa prevede «missioni di assalto di forze multinazionali aerotrasportate» e altre anche nell’area baltica a ridosso del territorio russo.
Alla vigilia dell’Anakonda 16, Varsavia ha annunciato che nel 2017 espanderà le forze armate polacche da 100 a 150 mila uomini, costituendo una forza paramilitare di 35 mila uomini denominata «forza di difesa territoriale». Distribuita in tutte le province a cominciare da quelle orientali, essa avrà il compito di «impedire alla Russia di impadronirsi del territorio polacco, come ha fatto in Ucraina».
I membri della nuova forza, che riceveranno un salario mensile, saranno addestrati, a cominciare da settembre, da istruttori Usa e Nato sul modello adottato in Ucraina, dove essi addestrano la Guardia nazionale comprendente i battaglioni neonazisti. L’associazione paramilitare polacca Strzelec, che con oltre 10 mila uomini costituirà il nerbo della nuova forza, ha già iniziato l’addestramento partecipando all’Anakonda 16.
La costituzione della forza paramilitare, che sul piano interno fornisce al presidente Andrzej Duda un nuovo strumento per reprimere l’opposizione, rientra nel potenziamento militare della Polonia, con un costo previsto di 34 miliardi di dollari entro il 2022, incoraggiato da Usa e Nato in funzione anti-russa.
Sono già iniziati i lavori per installare in Polonia una batteria missilistica terrestre del sistema statunitense Aegis, analoga a quella già in funzione in Romania, che può lanciare sia missili intercettori che missili da attacco nucleare.
In attesa del summit Nato di Varsavia (8-9 luglio), che ufficializzerà l’escalation anti-Russia, il Pentagono si prepara a dislocare in Europa una brigata da combattimento di 5 mila uomini che roterà tra Polonia e paesi baltici.
Si intensificano allo stesso tempo le esercitazioni Usa/Nato dirette contro la Russia: il 5 giugno, due giorni prima dell’Anakonda 16, è iniziata nel Mar Baltico la Baltops 16, con 6100 militari, 45 navi e 60 aerei da guerra di 17 paesi (Italia compresa) sotto comando Usa. Vi partecipano anche bombardieri strategici Usa B-52. A circa 100 miglia dal territorio russo di Kaliningrad.
Una ulteriore escalation della strategia della tensione, che spinge l’Europa a un confronto non meno pericoloso di quello della guerra fredda. Sotto la cappa del silenzio politico-mediatico delle «grandi democrazie» occidentali.
(il manifesto, 7 giugno 2016)


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NO ALLE BOMBE NUCLEARI IN ITALIA!
Appello del convegno «il ruolo della Nato nella guerra mondiale a pezzi»

Settant'anni fa, il 6 e il 9 agosto del 1945, avvennero i tremendi bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki. A distanza di tanto tempo, questo tragico evento suscita ancora orrore e repulsione. Esso è diventato il simbolo dello smisurato potere distruttivo dell'uomo quando fa un uso distorto dei progressi della scienza e della tecnica, e costituisce un monito perenne all’umanità, affinché ripudi per sempre la guerra e bandisca le armi nucleari e ogni arma di distruzione di massa.
Papa Francesco, 9 agosto 2015
Sono in fase di sviluppo negli Stati Uniti - documenta la U.S. Air Force - le bombe nucleari B61-12, destinate a sostituire le attuali B61 installate dagli Usa in Italia e altri paesi europei.
La B61-12 - documenta la Federazione degli scienziati americani (Fas) - non è solo una versione ammodernata della B61, ma una nuova arma nucleare: ha una testata nucleare a quattro opzioni di potenza selezionabili, con una potenza media pari a quella di quattro bombe di Hiroshima; un sistema di guida che permette di sganciarla a distanza dall’obiettivo; la capacità di penetrare nel terreno per distruggere i bunker dei centri di comando in un attacco nucleare di sorpresa.
Le B61-12, che gli Usa si preparano a installare in Italia, sono armi che abbassano la soglia nucleare, ossia rendono più probabile il lancio di un attacco nucleare dal nostro paese e lo espongono quindi a una rappresaglia nucleare.
Secondo le stime della Fas, gli Usa mantengono oggi 70 bombe nucleari B61 in Italia (50 ad Aviano e 20 a Ghedi-Torre, Brescia), 50 in Turchia, 20 rispettivamente in Germania, Belgio e Olanda, per un totale di 180. Nessuno sa però con esattezza quante effettivamente siano le B-61, destinate ad essere sostituite dalle B61-12.
Foto satellitari - pubblicate dalla Fas - mostrano che. per l’installazione delle B61-12, sono già state effettuate modifiche nelle basi di Aviano e Ghedi-Torre.
L’Italia, che fa parte del Gruppo di pianificazione nucleare della Nato, mette a disposizione non solo il suo territorio per l'installazione di anni nucleari, ma - dimostra la Fas - anche piloti che vengono addestrati all’attacco nucleare con cacciabombardieri italiani sotto comando Usa.
L’Italia viola in tal modo il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari, firmato nel 1969 e ratificato nel 1975, che all’Art. 2 stabilisce: «Ciascuno degli Stati militarmente non nucleari, che sia Parte del Trattato, si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, né il controllo su tali armi e congegni esplosivi, direttamente o indirettamente».
CHIEDIAMO CHE L’ITALIA CESSI DI VIOLARE IL TRATTATO DI NON-PROLIFERAZIONE E, ATTENENDOSI A QUANTO ESSO STABILISCE, CHIEDA AGLI STATI UNITI DI RIMUOVERE IMMEDIATAMENTE QUALSIASI ARMA NUCLEARE DAL TERRITORIO ITALIANO E RINUNCIARE A INSTALLARVI LE NUOVE BOMBE B61-12 E ALTRE ARMI NUCLEARI.
Liberare il nostro territorio nazionale dalle armi nucleari, che non servono alla nostra sicurezza, ma ci espongono a rischi crescenti, è il modo concreto attraverso cui possiamo contribuire a disinnescare l’escalation nucleare e a realizzare la completa eliminazione delle armi nucleari che minacciano la sopravvivenza dell’umanità.

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BOZZA DI MOZIONE DA PROPORRE AI PARLAMENTARI, CONSIGLIERI REGIONALI, COMUNALI, DI AREE METROPOLITANE …
Considerato che - secondo i dati forniti dalla Federazione degli Scienziati Americani (FAS) - gli Usa mantengono oggi 70 bombe nucleari B61 in Italia (50 ad Aviano e20 a Ghedi-Torre), 50 in Turchia, 20 rispettivamente in Germania, Belgio e Olanda, per un totale di 180.
Considerato che - come documenta la stessa U.S. Air Force - sono in fase di sviluppo negli Stati Uniti le bombe nucleari B61-12, destinate a sostituire le attuali B61 installate dagli Usa in Europa.
Considerato che - come documenta la FAS - la B61-12 non è solo una versione ammodernata della B61, ma una nuova arma nucleare, con un sistema di guida che permette di sganciarla a distanza dall’obiettivo, con una testata nucleare a quattro opzioni di potenza selezionabili, con capacità di penetrare nel terreno per distruggere i bunker dei centri di comando in un attacco nucleare di sorpresa.
Considerato che foto satellitari, pubblicate dalla FAS. mostrano le modifiche già effettuate nelle basi di Aviano e Ghedi-Torre per installarvi le B61-12.
Considerato che l'Italia mette a disposizione non solo il suo territorio per l’installazione di armi nucleari. ma anche piloti che - dimostra la FAS – vengono addestrati all’uso di armi nucleari con aerei italiani.
Considerato che l’Italia viola in tal modo il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari, firmato nel 1969 e ratificato nel 1975, il quale all’Art. 2 stabilisce: «Ciascuno degli Stati militarmente non nucleari, che sia Parte del Trattato, si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, né il controllo su tali armi e congegni esplosivi, direttamente o indirettamente».
I proponenti chiedono al Governo di rispettare il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari e, attenendosi a quanto esso stabilisce, far sì che gli Stati Uniti rimuovano immediatamente qualsiasi arma nucleare dal territorio italiano e rinuncino a installarvi le nuove bombe B61-12 e altre armi nucleari.

I partecipanti al Convegno
IL RUOLO DELLA NATO NELLA GUERRA MONDIALE A PEZZI
Prato, 11 giugno 2016



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