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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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lunedì 11 luglio 2016

DALLE 5 STELLE ALLA DERATTIZZAZIONE DELLE BORGATE: TRACCIA IDEALE DELLA PARABOLA DI UN POPULISMO di Riccardo Achilli










DALLE 5 STELLE ALLA DERATTIZZAZIONE DELLE BORGATE: 
TRACCIA IDEALE DELLA PARABOLA DI UN POPULISMO

di Riccardo Achilli




La visita del sindaco Raggi di stamattina a Tor Bella Monaca è per molti versi illustrativa delle contraddizioni interne al M5S. Da un lato, è un fatto importante, e non affatto scontato, che un sindaco di Roma ribadisca, anche con la sua presenza fisica, la centralità delle periferie. Da questo punto di vista è un segnale politicamente rilevante (la politica si fa anche con gesti a valenza simbolica) e, a mio avviso, senz’altro positivo. Nella sua prima sortita ufficiale, la Raggi non va veltronianamente ad inaugurare qualche vetrina pseudoculturale nel centro storico, ma si reca nel cuore del degrado della periferia romana, in quella borgata che lo rappresenta in pieno, dicendo che i problemi esistono, che non c'è una astratta bellezza da retorica alla Nanni Moretti in motorino.

D'altro canto, su un tema come quello della raccolta differenziata, che per definizione richiede una stretta collaborazione con i cittadini, chiede questa collaborazione non avendo nient'altro da offrire che la retorica dell'onestà e della trasparenza, che si traduce in qualche irrigidimento delle pene pecuniarie per chi sversa rifiuti ed in qualche imminente licenziamento di dirigenti inefficienti (o presunti tali) dell'AMA. Cioè in fondo offre la normalità in una situazione sociale e urbana che è al collasso, dove la normalità non rientra più nemmeno fra i sogni più arditi dei suoi abitanti.

 Il problema però non si risolve così, i topi in mezzo alla strada sono soltanto la punta di un iceberg per cui a Roma, in questi anni, le giunte rutellian-veltroniane hanno parteggiato dentro una lotta di classe vera e propria, che, nel privilegiare il centro alla periferia, ha favorito la borghesia commerciale e turistica della città ai suoi strati popolari, rinchiusi in periferie sempre più allo sbando. Allora non basta la "normalità", qualche centinaio di euro in più di multa per chi non fa la differenziata o butta per strada il frigorifero. O il rispetto teutonico di un contratto di servizio con AMA. Serve una scelta di campo. Se si chiede la collaborazione dei residenti di Tor Bella Monaca, questa collaborazione, dopo decenni di abbandono, di incuria, di insulti, va meritato, va conquistato. E la loro collaborazione non si ottiene soltanto con promesse di eliminare qualche sorcio e mettere qualche linea in più di autobus, ma offrendo loro una integrazione piena dentro il tessuto socio-lavorativo della città, rendendoli cittadini titolari dell'intera dignità della cittadinanza. Significa offrire prospettive di lavoro, di servizi sociali, di una scuola pubblica all'altezza di quella di corso Francia o di viale Parioli. In questo risiede l'eredità politica dei sindaci comunisti che la stessa Raggi ha citato nel suo discorso inaugurale.


Ma per dare un progetto, sul quale coinvolgere gli strati popolari (foss'anche per la differenziata) occorre avere una cultura politica. Ed è esattamente questa che manca ai pentastellati, che, come ogni movimento demagogico ed interclassista, la sostituisce con parole d'ordine socialmente neutre, quindi innocue ed in grado di attrarre tutti i segmenti sociali, come l'onestà (e chi mai sarebbe contrario all'onestà, tranne ovviamente i delinquenti veri e propri?) Questo atteggiamento culturalmente equilibrista si ritrova, prima o poi, a fare i conti con la dura realtà, ad esempio con il fatto che la battaglia politica non si fa con il codice penale in mano e una retorica della trasparenza, ma con le regole della politica, che non di rado richiedono l’intrigo, la tattica, il compromesso. O con il fatto che la politica, che è lotta di classe (benché non lo si voglia più dire) non ha bisogno di un arbitro che faccia rispettare le regole. Questo è solo il sogno neoliberista di una politica sostanzialmente impotente nel suo ruolo di cambiamento del mondo, che si limita a far rispettare regole minime di convivenza e correttezza agli individualismi. E’ una abdicazione. La politica ha bisogno del sogno di un mondo diverso da condividere con gli strati sociali cui ci si rivolge. Altrimenti ci si riduce al fare una ditta di derattizzazione. Ma poi non si urli allo scandalo se il borgataro rimarrà borgataro, e continuerà a comportarsi come tale, e non collaborerà come auspicato dal civismo astratto dei pentastellati.


Il M5S può avere una evoluzione? E’ possibile. Questi movimenti, quando si scontrano con la realtà andando al potere, e misurano l’inefficacia sostanziale del loro equilibrismo, si trasformano, in varie direzioni possibili. O diventano perfettamente integrati nel sistema, finendo per sparire, oppure si spaccano alle estreme, e, dal sogno impossibile di rappresentare il punto di equilibrio generale del conflitto sociale, si spaccano alle estreme, per via della loro eterogenea composizione sociale di base, finendo per rappresentare tutto ed il contrari odi tutto. Un po’ come il peronismo, che ha un Menem rappresentante del neoliberismo estremo, ed un kirchnerismo che ha generato, sia pur in salsa demagogica e nazionalista tipica del peronismo, una socialdemocrazia molto radicale. Ma è chiaro che in queste evoluzioni, tali movimenti si perdono, si sfilacciano e si indeboliscono. Non reggendo alle fasi storiche di particolare complessità, lasciano sul campo macerie di sogni infranti e rivoluzioni mai veramente avviate. In fondo, è il destino degli ingenui, onesti ma ingenui.  


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