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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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sabato 9 luglio 2016

LA SITUAZIONE DELL'ORDINE PUBBLICO NEGLI USA CON QUALCHE CONSIDERAZIONE di Riccardo Achilli







LA SITUAZIONE DELL'ORDINE PUBBLICO NEGLI USA CON QUALCHE CONSIDERAZIONE
di Riccardo Achilli




 Per deformazione professionale, tendo sempre a guardare prima ai dati, per analizzare un fenomeno. Il Guardian ha reso disponibile un database molto dettagliato sulle persone uccise dalla polizia statunitense. Nel 2015, sono state uccise dai corpi di polizia statunitensi 1.146 persone, lo 0,0004% della popolazione di quel Paese. 81 di loro sono stati uccisi dall’applicazione del taser (una pistola elettrica che è intesa a bloccare il sospetto, non ad ucciderlo) o perché investiti dal veicolo della polizia, quindi possono essere considerati uccisioni frutto di una tragica fatalità. La grande maggioranza è morta per colpo di arma da fuoco. Considerando che il 75% dei morti era armato (il 48,3% aveva un’arma da fuoco) è chiaro che in molte situazioni (non in tutte) l’uccisione è stata legata ad una situazione di pericolo, almeno potenziale, per le forze di polizia.

Il 50,7% dei morti è bianco anglosassone. Seguono i neri, con il 26,7% e gli ispanici, con il 17%. Marginali le altre categorie (asiatici, nativi americani, stranieri). L’elemento sottolineato dalle associazioni dei parenti delle vittime e dalle comunità afroamericane è che i neri rappresentano solo il 13,3% della popolazione (ma costituiscono, come detto, quasi il 27% delle vittime). Va tuttavia osservato che i neri rappresentano il 21,6% di tutti i poveri americani, e che la mappa della povertà (fonte Kff) e quella della sicurezza (fonte Fbi) tendono a sovrapporsi in modo piuttosto evidente, con picchi specifici negli Stati della fascia meridionale ed occidentale del Paese. Louisiana ed Arizona, che sono rispettivamente lo Stato più povero ed il terzo Stato più povero ex aequo con il West Virginia, risultano fra i primi 10 Stati per uccisioni poliziesche sul totale della popolazione (rispettivamente decimo e settimo). Il West Virginia, che come detto condivide con l’Arizona la medaglia di bronzo per incidenza della povertà, è anch’esso fra i primi dieci Stati (ottavo) per vittime della polizia sulla popolazione. Il Mississippi, secondo Stato più povero dell’Unione, è fra i primi venti per uccisioni della polizia, quindi anch’esso nella metà alta di questa graduatoria. Il Distretto di Columbia ed il Wyoming sono primo e secondo per uccisioni della polizia pro capite, ma solo per un mero effetto statistico (la loro popolazione è molto piccola, quindi il denominatore del rapporto risulta artificiosamente alto, anche se i due Stati totalizzano, insieme, meno di 14 vittime nel 2015). Il New Mexico, che segue in terza posizione per rapporto fra vittime della polizia e popolazione, è anche il quinto Stato più povero degli USA.

Vi è quindi correlazione forte fra povertà, criminalità e risposta violenta della polizia. Non vi è invece correlazione fra mappa della criminalità e delle uccisioni della polizia e mappa della distribuzione delle armi da fuoco fra la popolazione. Gli Stati del Nord Ovest, quelli a maggiore concentrazione di detentori di armi da fuoco, sono anche quelli con minore violenza poliziesca, mentre ad esempio la California, che è uno degli Stati “caldi” per numero di vittime della polizia e per tasso di criminalità, ha una percentuale di detentori di armi da fuoco piuttosto modesta. Evidentemente, in questo caso, non conta la correlazione con chi detiene legalmente una pistola denunciata, ma con le aree dove è presente criminalità le cui armi da fuoco sono clandestine e sfuggono alle statistiche. Il problema, quindi, non sembra essere, come dice Obama, quello di ridurre la circolazione “legale” di armi da fuoco, ma di contrastare la criminalità violenta che usa armi non registrate.
Nella sostanza, la violenza poliziesca è evidentemente associata a una combinazione fra diseguaglianze sociali, povertà, criminalità e conseguente risposta estrema dei tutori dell’ordine, mentre non sembrano esservi evidenze statistiche di una generalizzata deriva razzista dei corpi di polizia USA (ovviamente al netto di specifici casi e determinati agenti).

Una ultima osservazione. Contrariamente a quanto si pensi, il fenomeno delle vittime della polizia non è metropolitano. Fra le grandi aree metropolitane USA, solo Los Angeles (19 morti nel 2015) e Houston (17) hanno registrato tale fenomeno con frequenza, la prima per via dell’enorme degenerazione dei suoi sobborghi, caduti in preda alle gang, e la proverbiale durezza del Lapd (Los Angeles Police Department), la seconda per la particolare tradizione di violenza della polizia texana. A Chicago ci sono stati “solo” 10 morti, New York, Boston e San Francisco sono pressoché fuori classifica per irrilevanza.
Poiché invece sappiamo che la criminalità violenta è fenomeno metropolitano, evidentemente contano il grado di addestramento e la cultura operativa dei corpi di polizia, che nelle aree metropolitane (ad eccezione del Lapd e del corpo di polizia di Houston, evidentemente) è più alto che “in provincia”. Laddove il corpo di polizia, per motivi vari, si isola dalla sua comunità, diviene autoreferenziale e sviluppa una mentalità paramilitare (in questo caso, forse, anche condita di pregiudizi razziali) diventando pericoloso per i cittadini. L’ampio ricorso al reclutamento di reduci dalle varie missioni militari USA in Medio Oriente non ha peraltro migliorato tale situazione. 





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