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lunedì 20 luglio 2015

L’INADEGUATEZZA DI TSIPRAS (E DELLA SINISTRA DEGLI ILLUSI) di Norberto Fragiacomo




L’INADEGUATEZZA DI TSIPRAS (E DELLA SINISTRA DEGLI ILLUSI) 
di Norberto Fragiacomo



Tsipras: vittima da compatire o traditore da condannare?
Azzardo un’interpretazione mediana: semplicemente un uomo non all’altezza del compito assegnatogli dall’elettorato e dalla Storia. Per carità, era un “compito” da far tremare le vene dei polsi, quasi una missione impossibile – ma nessuno gli ha mai imposto di candidarsi, di scrivere un programma di rottura, di promettere urbi et orbi la fine dell’austerity.

I difensori del buon Alexis, malinconicamente acquattati a sinistra, sostengono che non c’era nulla da fare, che le pressioni erano troppo forti e non c’erano reali alternative al cedimento. Tsipras non agit, sed agitur – chioserebbero i giuristi. Troppo comodo, compagni: magari non si poteva pretendere che il nostro piegasse il grigio Schäuble, ma era lecito attendersi che mantenesse la parola data. “Non sono un uomo per tutte le stagioni”, aveva spergiurato prima del referendum; poi, dopo aver stravinto, ha calato le braghe in un lampo e si è dato al rimpasto di governo, come un Papandreou qualunque. Aveva l’obbligo, morale e soprattutto politico, di dimettersi: non gli è neppure passato per la testa, malgrado il buon esempio di Varoufakis.
Sparito dalla scena (governativa) il ministro delle finanze, in effetti, il castello di carte è volato via: è evidente ormai chi fosse l’anima della resistenza all’Unione. Il primo lunedì di luglio lo statista suo malgrado si è risvegliato politicante levantino, rinnegando nel giro di poche ore ciò che il suo esecutivo aveva fatto fino ad allora.
Resa totale, senza condizioni, senza onore delle armi; a involgarire ulteriormente il quadro è piombato l’ostracismo contro la trentina e rotti di deputati di Syriza che hanno scelto di rispettare gli impegni presi con l’elettorato. Servile con i potenti, inesorabile coi deboli: chi ci ricorda? A me un coetaneo di Alexis, versato pure lui nell’arte dello scaricabarile.

Certo, ci sono elementi che non tornano: come si concilia il rischiatutto del referendum con la successiva fulminea indecorosa ritirata generale? Avevo scritto, a caldo: è come se Milziade, dopo aver disfatto i persiani a Maratona, avesse aperto le porte di Atene alla loro flotta. Un’assurdità… ma forse (è una chiave di lettura come un’altra) alla dura battaglia Tsipras aveva partecipato controvoglia, lasciando ad altri la guida effettiva. Di sicuro all’indomani del referendum (qualche giorno prima, in verità) è emersa l’insanabile disparità di vedute tra chi intendeva proseguire la lotta fino alla fine e chi riteneva di aver già fatto il suo dovere, e magari si interrogava sul proprio futuro (politico), anziché su quello del Paese.

Altri elementi potrebbero avere influito: le minacce neppure troppo velate degli Stati Uniti allo storico subalterno e – opina qualcuno – un’ipotizzabile disimpegno russo (http://www.forexinfo.it/Putin-Grexit-dove-stava-la-Commissione-Europea). L’intesa sul nucleare iraniano pare aver riavvicinato Russia ed Occidente: fatti i suoi conti, Vladimir Putin avrebbe ritenuto troppo rischioso alzare la posta, facendo con la Grecia ciò – che con ben altri mezzi – la NATO ha fatto con l’Ucraina.


Possibili attenuanti, dicevo: non giustificazioni. Quanto alla “mancanza di opzioni” (di cui cianciano alcuni leader di sinistra), l’argomento non convince affatto: fin da gennaio Tsipras sapeva benissimo qual era la disponibilità a “trattare” dei suoi interlocutori/ricattatori, e comunque una scelta c’è sempre. Un’uscita dalla UE e dall’euro avrebbe avuto effetti devastanti? Può darsi, ma il premier non può non sapere – per esperienza diretta – che accettare l’ennesimo diktat draconiano equivale a prolungare l’agonia del Paese, e che le nuove misure, tra cui l’aumento dell’IVA, peggioreranno sensibilmente una situazione già terrificante.

La questione vera riguarda però l’atteggiamento della Sinistra ex comunista nei confronti dell’Unione Europea, condannata a parole ma giudicata “processo irreversibile”: se non si è disposti a prendere in considerazione l’idea di uscire dalla gabbia si possono indire tutti i referendum del mondo, gridare al nazismo e stracciarsi le vesti, ma il risultato finale sarà ovunque quello colto da Tsipras - un disastro.
“Riformare l’Europa”: bella formula e colossale sciocchezza. Probabilmente Tsipras ci credeva davvero, come ci credono Ferrero e Iglesias – peccato che le pie illusioni lascino sempre (nella vita e in politica) il tempo che trovano.

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