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domenica 5 luglio 2015

PRODUCI, CONSUMA, CREPA di Fausto Rinaldi





PRODUCI, CONSUMA, CREPA
di Fausto Rinaldi




A seguito dell’ urbanizzazione di grandi masse di individui (inaugurata dalla legislazione inglese che, tra il 1700 e il 1810, emana gli “enclosure acts”), sorge la necessità di irreggimentare e controllare le moltitudini: a partire dalle “poor house”, passando per le “work house”(che prefigurano quella che sarà la struttura del penitenziario, inteso sia come centro di punizione che di recupero sociale), il carattere di istituzione disciplinare assunto dalle strutture statali collettive risulta evidente: sulla base di queste istituzioni, si organizza un sistema di controllo sociale destinato a diventare una colonna portante delle moderne società complesse, che si sono dotate, come centro unificante, dell’ ideologia del lavoro.


La cornice ideologica all’interno della quale è stato imprigionato l'immaginario collettivo ha dissodato il terreno nel quale coltivare i semi della cultura d’impresa, del liberismo dogmatico, della celebrazione del “self-made man”, del produttivismo compulsivo, di una esiziale reificazione della vita. A tal uopo, la “società disciplinare” foucaultiana si incarica di normare eticamente e concretamente i processi di sviluppo e di rafforzamento degli equilibri di potere interclassistici.
I meccanismi attraverso i quali l’individuo viene trasformato in “macchina desiderante” (Deleuze) sono del più classico patrimonio capitalistico: pletorico sistema pubblicitario ad inchiodare sul ruolo di consumatore le aspettative esistenziali del cittadino.
Sofisticati apparati di controllo sociale (primo fra tutti quello della “segregazione aziendale”) si incaricano di normalizzazione i comportamenti individuali, di favorire la coesione sociale e di contrastare disaffezione e dissenso.
Tutto questo, nelle moderne democrazie rappresentative occidentali, si prefigge sostanzialmente la funzione di garantire la sopravvivenza del capitalismo.


Compito dei dispositivi di controllo, messi in essere da un sistema di potere, è quello di creare soggettività in grado di conformarsi ai dettami propri dei meccanismi di riproduzione sociale; la soggettività è quell’ entità che muove alla formazione ed all’ interazione dell’ individuo con la propria realtà di prossimità, e la cui costituzione presiede alla formazione di desideri, necessità, relazioni sociali.

La materializzazione e la mercificazione delle vite diventano punti di propulsione sociale particolarmente forti, e vettori di connotazione dei rapporti che si sviluppano all’ interno dei gruppi sociali: gli equilibri di una società costruita su queste basi sono scanditi dalla capacità di spesa degli individui.
La “lex mercatoria” ammanta ogni anche più intimo recesso della convivenza collettiva, generando società di individui spinti a costruire e valutare i rapporti interpersonali sulla unica base dell’ interesse materiale.
Il principio di redditività muove le meccaniche di sviluppo delle società, orientando i percorsi lungo i quali gli equilibri sociali maturano e modificano le loro rispettive relazioni con i dogmi del produttivismo capitalista.
Alla base del capitalismo sta la celebrazione del concetto di “processo produttivo”, che consta di quell’insieme di attività volte alla pianificazione, all’ organizzazione, alla gestione e alla realizzazione di un determinato bene o servizio; e che vede al proprio centro il concetto di “impresa”, elevato a significante assoluto nello sviluppo dei rapporti economico-politici dell’ attuale società – definibile, perciò, come “società di mercato”.
E’ l’ implicazione del soggetto nel “processo produttivo” che genera quell’ invincibile meccanismo di corruzione esistenziale e che, via via, ne assorbe tutte le risorse.


Il “processo produttivo”, frutto di una pianificazione eterodiretta, è il fulcro della degradazione dell’ esistenza umana. 
Per la dotazione di senso, vengono incaricati gli strumenti propri dell’ inculturazione e della socializzazione e che, principalmente, si servono dell’acuminato strumento di un’ etica del lavoro pervasiva e totalizzante.
Il lavoro è diventato lo strumento di mediazione sociale supremo (che arriva in ultima istanza e si colloca al di sopra di tutto).
Questa “mediazione” sociale sottintende anche il controllo, per mezzo dei regimi “disciplinari”, dell’ individuo-massa.


Come suggerisce il barbuto di Treviri, il processo di produzione è, nel contempo, anche processo di “riproduzione”: questa notazione sottolinea l’ identità di “ciclo” del processo di valorizzazione capitalistica; all’ interno di questo ciclo, intere generazioni di esseri umani hanno visto le loro vite ingoiate dalla logica della produzione (predazione?) capitalistica.



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