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giovedì 30 luglio 2015

VIAGGIO POLITICO-SENTIMENTALE NELLA GRECIA DI TSIPRAS di Sara Palmieri









VIAGGIO POLITICO - SENTIMENTALE NELLA GRECIA DI TSIPRAS

di Sara Palmieri



Quest’anno per le mie vacanze ho scelto la Grecia.
Una scelta fatta non solo per l’amore che da sempre mi lega a questa nazione, grazie ai miei studi classici e all’ antica origine magnogreca, essendo io calabrese (la terra rossa e gli ulivi nei dintorni dell’aeroporto di Atene sono gli stessi della mia Lamezia, e non solo quelli).
Ma anche sull’onda emotiva e le forti speranze che l’elezione di Alexis Tsipras e di Syriza hanno suscitato in me, ormai quasi rassegnata a questo insano e diffuso stallo politico-sociale.
Finalmente la sinistra come non se ne vedeva da tempo in Europa.

Un leader giovane ma formato su filosofie marxiste e leniniste, quelle che si vuole far credere siano superate, obsolete e fuori moda, sinceramente vicino alle fasce deboli della popolazione (e i suoi primi provvedimenti lo hanno ampiamente dimostrato), di rottura con le politiche neoliberiste e capitaliste che stanno affamando i ceti deboli e ingrassando i poteri forti delle banche e delle grandi multinazionali e alcune nazioni a discapito di altre.

Il tipo di Europa unita in cui ho sempre creduto e che vorrei fosse ancora realizzabile, è stato declinato secondo una logica prettamente e furbescamente economica, dove a contare è solo la finanza dei potenti e dei potentati, irrispettosa del benessere e dei diritti elementari - lavoro, salute, famiglia, istruzione - di gran parte dei suoi cittadini, con la paradossale parabola di un generale e diffuso arretramento pre-ottocentesco e il rischio – nella guerra tra poveri già in atto - di derive orribilmente classiste e xenofobe.  
Se non arriveremo mai agli Stati Uniti d’Europa sarà anche perché questa impostazione di Europa non può portare da nessuna parte, anzi – se continua così – non potranno che scatenarsi guerre fratricide interne, a colpi di bancomat e di chissà quali altre astuzie contabili, rendendoci odiosi e invisi gli uni con gli altri.




Alexis Tsipras ha rappresentato fino al giorno del referendum greco – ma io spero la rappresenti e lo sia ancora – una speranza, il faro nella notte, l’occasione per una svolta diversa, per l’altra Europa, quella che rimette al centro l’uomo e i suoi bisogni, la qualità della sua vita, valori come l’uguaglianza e la solidarietà, l’ambiente, il paesaggio, le tutele del lavoro, della salute, delle stesse libertà per le quali le generazioni che ci hanno preceduto hanno affrontato dure lotte interne e guerre terribili, mettendo a repentaglio la loro stessa vita, l’unica che gli era concessa.

Il popolo greco ha colto le capacità e la sincerità del leader, ne ha condiviso la prospettiva, e Syriza, un partito che è riuscito nella titanica impresa (mission impossible in Italia) di dare unità ad una serie di sinistre dai distinguo a volte impercettibili, è stato in grado, nel giro di pochi anni, di andare al governo, suscitando entusiasmo in molta parte d’Europa, risvegliando le sinistre assopite e prone di altri Paesi, dando la sensazione che un’altra declinazione di Unione Europea fosse ancora possibile.
Il leader poi non è solo, è circondato da altre personalità di rilievo, studiosi, professionisti ed economisti di ampia e chiara fama, un’intellighenzia insomma capace e preparata, in grado di contrastare il pensiero unico neoliberista che impera nel continente.



Visitando Atene, il mio entusiasmo per questa città e per il Paese è cresciuto a dismisura.
Atene è un museo a cielo aperto e il fascino della sua storia millenaria ti avvolge ovunque. Camminare sull’Acropoli o nell’Antica Agorà dove hanno passeggiato, riflettuto, discettato Socrate Platone o Aristotele o nel Teatro di Dioniso dove hanno rappresentato per la prima volta le loro tragedie Eschilo, Sofocle o Euripide, è un’emozione indescrivibile che ispira forza e potenza, fiducia nel genere umano.

Il Museo Archeologico Nazionale, dove, tra gli altri reperti, è esposta la famosa Maschera di Agamennone ritrovata da Schlimann o il Museo dell’Acropoli, così capace di coniugare antico e moderno, non sono solo importanti lezioni di arte e di cultura, ma anche di stile e di perfetta armonia ed organizzazione degli spazi, luminosi, puliti, opportunamente vigilati, dove il visitatore può seguire la linea ricostruita dei fregi del Partenone o verificare, con l’originale della statua della Kore col peplo ormai sbiadita e la copia a fianco riprodotta con quelli che erano i suoi colori, la grandiosità dell’opera e la straordinarietà dell’artista.
I quartieri Plaka e Monastiraki, nonostante rappresentino soprattutto un circuito turistico, non hanno perso la loro anima popolare che - se si vuole penetrare a fondo - si può trovare nei non troppo lontani Mercati generali, magari pranzando nella taverna Epiro, dove, prima di sederti al tavolo, una signora gentile, che parla perfettamente italiano, ti fa vedere e scegliere in cucina le pietanze, - sinceramente greche – spiegandoti gli ingredienti e la cottura.

La città si gira comodamente a piedi grazie alle linee di una metropolitana moderna, efficiente, puntuale, linda, dove i reperti ritrovati durante la sua costruzione sono stati esposti in teche e possono quindi essere ammirati anche da chi non può o non vuole recarsi in un museo, creando di fatto un percorso didattico e di diffusione della cultura squisitamente popolare.
La gente è molto cordiale, sempre disponibile, pacifica e ho potuto assistere per strada a episodi di solidarietà che in Italia sono diventati – come si suol dire - più unici che rari.
Non si può nascondere il degrado di alcune zone, né la presenza di persone disagiate, ma non più di quanto si veda in città come Roma, Milano o Napoli o perfino nelle nostre città di provincia, infinitamente più piccole di Atene. Atene resta comunque una metropoli sicura.

Certo un soggiorno di sette giorni, sia pure vissuto intensamente, non può fornire una visione ampia e corretta, ma la sensazione è stata quella di trovarsi in una città aperta, che si indaga profondamente, che vuole capire, confrontarsi, che non ha smarrito i valori e che, nonostante le difficoltà, non ha perso la sua umanità e il suo interesse genuino verso il prossimo.

In un’intervista, dopo l’esito del referendum, da una piazza di Atene, Beppe Grillo – con il suo opportunistico entusiasmo - tuonava su come la Grecia non c’entrasse niente con l’Europa, che fosse più orientale che occidentale, forse anche per la sua fede ortodossa.
Non è assolutamente vero. Certo un tratto orientale è rimasto e la dominazione ottomana ha lasciato qualche segno, ma Atene e la Grecia in generale sono profondamente europei.
E non potrebbe essere diversamente perché la Grecia è la culla stessa dell’Europa, è là che tutto ha avuto inizio.
I Greci sconfissero i Persiani già nello stretto di Salamina e molti secoli dopo, anche con l’aiuto di francesi, inglesi e russi, nella battaglia ancora navale di Navarino, si liberarono dalla dominazione ottomana, imprimendo e consegnando all’occidente il corso della loro Storia e della nostra, quella di italiani, ma soprattutto di europei.
Forse anche per questo sono arrabbiati con l’Organismo Europeo quanto e più di altri popoli: si sentono traditi, ingannati per aver dato tanto in termini di pensiero e di cultura, di valori e di ideali di democrazia e di politica senza aver ottenuto uno scambio pari.



Ero in piazza Syntagma il giorno in cui Tsipras stava per approvare in Parlamento il secondo pacchetto di riforme contrattate in modo estenuante con l’Europa.
Mio marito ed io abbiamo aspettato che la manifestazione dei contrari, indetta da un sindacato del settore pubblico, prendesse forma e ciò è avvenuto in maniera del tutto composta e pacifica, nonostante il dispiegamento sempre più ingente di forze della polizia e dell’ esercito. Il corteo dei manifestanti è partito da lontano per convergere nella piazza. Si temevano scontri che non si sono verificati, tranne pochi e isolati casi, ma le persone in piazza erano centinaia, determinate a ribadire il loro OXI, il loro NO al 100%.

Ho ancora molta fede in Tsipras e non voglio dire che abbia deluso o sbagliato.
Se lo ha fatto – se ha sbagliato - lo capiremo e sapremo più avanti.
A mio avviso ha avuto paura delle conseguenze che la paventata uscita dall’euro avrebbe comportato per il suo popolo. Evidentemente considera ancora l’Unione Europea un’opportunità, sia pure mal declinata.
E’ sincero quando afferma che vuole provare a cambiarla, dal didentro come un tarlo che erode. Non so se ci riuscirà e non so ancora dire quanta ragione abbia nell’aver in qualche modo invalidato la volontà popolare. Perché si può anche ripetere, con l’intento di convincere, che il voto non fosse sull’uscita dall’euro, ma per molta parte dell’elettorato il senso del referendum – non cedendo l’Unione Europea su nodi cruciali come, ad esempio, il taglio del debito - andava in quella direzione.
Forse sarebbe stato meglio porre sulla scheda referendaria un quesito più diretto e dirimente.
Poi, col suo voto in parlamento al pacchetto di riforme, dapprima negato e poi concesso, si è sfilato, dall’impegno col referendum, anche l’ex Ministro delle Finanze, Yannis Varoufakis.
Il suo è stato quasi un gesto eroico – e gli sarà di certo costato moltissimo – ma ha capito che, diventando un dissidente e trascinando inevitabilmente altri con sé, avrebbe assestato un duro colpo all’unità di Syriza, facendo definitivamente il gioco della potente controparte e del suo sottile e malcelato “divide et impera”.

Non sono una politologa, non mi avvalgo in questa analisi di indagini più o meno approfondite, né di dati statistici, e non voglio essere una giornalista di parte, ma restare lucida, obiettiva e imparziale anche nei confronti di chi stimo ed ammiro e a cui voglio continuare a dare la mia fiducia.

Le mie considerazioni sono semplici – forse addirittura semplicistiche – da cittadina comune che osserva, riflette e spera che un’occasione unica di sintonia e convergenza tra elettori ed eletti non sia andata perduta.      






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