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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Storia è finita" di Norberto Fragiacomo
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venerdì 14 febbraio 2014

DALLA DIREZIONE PD ALL'EUROPA STESSO STILE, STESSA MATRICE … MEDESIMA DESOLAZIONE di Giandiego Marigo




DALLA DIREZIONE PD ALL'EUROPA STESSO STILE, STESSA MATRICE … MEDESIMA DESOLAZIONE

di Giandiego Marigo



Per chi ancora coltivasse una qualsiasi illusione sulle presunte anime del PD (partito senz'anima), e sono tanti anche fra di noi che, forse, ragioniamo a “sinistra” quest'ultima sfida all'OK Corral in atto in direzione e l'identità degli sfidanti dovrebbe, da sola, rispondere ad ogni presunzione o velleità.
Inossidabilmente democristiani, con una logica ed uno stile tipicamente da Balena Bianca … e l'identità e lo stile dei contendenti le modalità dello scontro, a volte dicono più cose che non le teorie e le elucubrazioni.
Gli interessi del paese, arretrano sino a scomparire, (se non nelle citazioni vagamente ricattatorie dell'eternamente giovane segretario) non in seconda e nemmeno in terza fila … ma persi fra mille incrostazioni di potere e promozione personali, interessi di corrente, lobbistici, conflitti interni ad un capitalismo pitocco e miserabile qual'è quello Made in Italy, ed i suoi baldi neo rappresentati cioè i due democristiani in questione.
"Solamente Democratici" recita uno dei, sin troppo numerosi e studiati, slogan dei "giovani rottamatori" di leopoldiana memoria ... luogo ameno e radice comune in cui si ritrovano molti degli attuali interpreti delle vicende interne del PD. Solamente democratici ma se il risultato è questo ... Bèh, ci sia permessa, quantomeno, un minimo di perplessità sulla sua qualità.
Ed è anche in questa scelta di rappresentare gli interessi di un'Europa sciagurata ed elitaria, quelli della finanza senza morale e delle banche usuraie ed assassine tutto il senso della sconfitta di una qualsivoglia prospettiva progressista interna o laterale al PD.
L'Italia … l'Europa hanno grandissima esigenza di un pensiero altro, alternativo e di “sinistra”.
La corruzione dei partiti che oggi si arrogano a rappresentarla nel quadrante Europeo è ormai profonda ed irrimediabilmente diffusa sin nelle radici. Dall'Italia alla Francia, sino all'Inghilterra , la Germania e la Spagna
Non a caso è nei paesi maggiormente provati dalla follia di questa crisi inventata che si affaccia, finalmente, un'idea nuova, unitaria, spiritualmente ricca di AreA di Progresso e Civiltà.
Quest'AreA che non vuole essere confusa:
Né con le “ribellioni in provetta” organizzate tramite Guru occasionali e discutibilmente carismatici dal medesimo potere che gestisce il massacro sociale e la depopolazione conseguente, che le originano (ultima e suprema astuzia per distrarre e deviare).
Né con una falsa sinistra, corrotta e inaridita, collaborazionista e svenduta che ha “ceduto” l'anima per un piatto di lenticchie lasciandosi “sfondare” da quella medesima cultura ordita e pensata per distruggerla.
Una sinistra vera … quindi, se ancora questo nome è così importante un'AreA di Progresso e Civiltà, se vogliamo esprimere un concetto più vicino alle reali esigenze materiali, spirituali e culturali che motivano questo afflato e questo bisogno.

Una sinistra vera per questo paese, per quest'Europa … per gli ultimi , per i sensibili, per i diversi e gli eguali, per gli esseri viventi di questo pianeta.


giovedì 13 febbraio 2014

LA PARCELLIZAZIONE DELLE IDEE E LA COLONIZZAZIONE CULTURALE DELLO STARS SYSTEM di Marigo Giandiego




LA PARCELLIZAZIONE DELLE IDEE E LA COLONIZZAZIONE CULTURALE DELLO STARS SYSTEM

di  Giandiego Marigo




Sono, lo premetto, un intellettuale di strada, un poeta straccione, uno scrittore inedito ... va detto, prima di affrontare l’argomento di cui voglio parlare.
E’ palese, palpabile, evidente e gravosa la necessità d’una visione culturale altra da quella sistemica. Questa incontenibile esigenza si può individuare con facilità ed è anche,  volendo,  costantemente ripetuta, rimarcata  nella litania della necessità d’un soggetto altro e innovativo in quell’AreA che chiamammo sinistra.
Di cosa si nutre però questo soggetto? Cosa costituisce il suo humus in questi anni in cui il movimento operaio tende a scomparire con la medesima velocità con cui il concetto di lavoro si modifica. Non intratteniamoci , per il momento, su questa modificazione solo formale, ma badiamo alla sostanza. Pur permanendo l’analisi classista della società essa si modifica e cambia, aggiornandosi, con il modificarsi dei rapporti di potere.
Dicevamo di cosa si dovrebbe nutrire questo nuovo soggetto?

mercoledì 12 febbraio 2014

THE ITALIAN JOB”: SCOOP, OVVIETA’ O AUTORETE? di Norberto Fragiacomo





“THE ITALIAN JOB”: SCOOP, OVVIETA’ O AUTORETE?
di
Norberto Fragiacomo







Era il segreto di Pulcinella, ma in pochi si aspettavano che Pulcinella lo svelasse in un giorno piovoso di febbraio, e che la rivelazione fosse riportata, con straordinaria evidenza, dal giornale più allineato d’Italia (il Corsera) e dal tabloid della finanza multinazionale (cioè anglosassone), il Financial Times.
La notizia in sé è striminzita: un giornalista anglofono, Alan Friedman, acquisisce le prove che ben prima del novembre 2011 Napolitano aveva individuato in Mario Monti il sostituto di Berlusconi, e che già in estate il bocconiano aveva dato il suo consenso all’operazione, di cui erano stati messi al corrente Carlo De Benedetti e Romano Prodi; su questo presunto scoop Friedman costruisce un libro che, vista la pubblicità in diretta, venderà bene (sarà pure letto? Chissà, in Italia i volumi finemente rilegati arredano…).
Scoperta dell’acqua calda, anzi bollente: se fino a ieri della liaison Napolimonti mancavano le prove, di indizi ne avevamo a iosa. Nell’estate-autunno ’11 Supermario vagabondava da un talk show all’altro come il porco di S. Antonio; lo stesso Corriere che oggi lo lapida parlava di lui – suo editorialista – come dell’inevitabile futuro premier, e il sottoscritto, che non ha accesso alle stanze del potere né a quelle del sottopotere giornalistico, preconizzava in primavera che, di lì a qualche mese, ci sarebbe toccata una iattura di nome Mario (Monti o Draghi) a Palazzo Chigi. Insomma, il copione era stato scritto assai prima che – secondo i testimoni immortalati da Friedman – il Presidentissimo e il suo delfino fissassero l’appuntamento galeotto.
La sorpresa, semmai, è un’altra: il risalto dato dal Corrierone alla mezza notizia e l’attacco a testa bassa del Financial Times (il titolo del pezzo, “The italian job”, evoca imprese ladresche) indicano un cambio di tattica- o perlomeno di uomini – da parte delle elite nazionali e d’oltreoceano. Napolitano e il suo attuale pupillo, Letta II, vengono scaricati, licenziati senza preavviso.
Dove sta la giusta causa? Non direi che siano stati esecutori poco zelanti: Giorgio Napolitano della troika (più che, come sarebbe suo compito, della Costituzione) si è erto a garante. Per rassicurare le istituzioni finanziarie si è fatto persino rieleggere, e questo è un fatto.
Adesso è da rottamare: come mai? Forse perché i “mercati” hanno adocchiato un nuovo purosangue, promettente e impetuoso: Matteo Renzi. Letta II è (come ha affermato causticamente Friedman, in tv e davanti al direttore del FT) giovane solo per l’anagrafe, un democristiano da Prima Repubblica. Tradotto dall’angloitaliano: è temporeggiatore e inaffidabile al pari di Berlusconi, malgrado la maggior buona volontà. Napolitano, che pure ha reso apprezzati servigi, veleggia verso i novanta: è ora di trovargli un successore all’altezza, anche perché il suo incaponirsi su Letta inizia a dar fastidio (dubito, invece, che qualcuno sia stato turbato dalle parole in libertà a Bruxelles: erano solo un esercizio retorico, harena sine calce). Nessuno è insostituibile, ammoniva Napoleone, additando le lapidi di un cimitero.
Il comico della vicenda è che le “accuse” che fanno tanto discutere – e titolare “Alto tradimento” alle sfiatate gazzette berlusconiane – sono inconsistenti: il Presidente della Repubblica avrebbe sondato Monti a Governo Berlusconi ancora (precariamente) in sella.
D’accordo, e allora? La candidatura del Professore era sponsorizzata da Europa, Germania, Fmi e media; alla mano sinistra del Capitale (da noi, il PD) non dispiaceva affatto. Lo spread giocava a sparatutto coi nostri titoli di Stato, Brunetta e Tremonti erano impegnati a farsi la guerra: che un arbitro prendesse provvedimenti, e che giocatori e dirigenti autorevoli venissero coinvolti nella decisione non sembra in sé scandaloso. La nomina di Monti a senatore a vita è un’interpretazione di comodo dell’articolo 59, ma la nostra povera Costituzione ha sofferto ben altri oltraggi!
Il libro di Friedman, che non mi attira granché (Ruskin ci insegna che, considerata la brevità della vita, è meglio dedicare il proprio tempo alle opere che meritano di essere lette), non suggerisce niente di più grave a carico di King George. Non insinua, per esempio, che egli fosse al corrente di manovre occulte, di precise strategie – altrettanto eventuali – dietro l’attacco speculativo di inizio estate 2011 e la vendita in massa di buoni del tesoro italiani da parte delle banche tedesche, né che l’opzione Monti sia stata imposta o esplicitamente “raccomandata” da qualche autorità esterna. Fosse andata così, alto tradimento e attentato alla Costituzione si materializzerebbero come in una puntata di Star Trek – ma simili prove, se anche in ipotesi esistessero, non vedrebbero mai la luce, né troveremo mai evidenze di un’inammissibile ingerenza presidenziale contra l’articolo 11 della Carta in occasione del proditorio attacco alla Libia, o di un’auto(ri)candidatura a spese di Romano Prodi (che oggi, forse, si gusta la sospirata vendetta) e degli italiani. Nel nostro Paese, è noto, si scoprono solo i segreti innocui, quelli che possono venire utilizzati per rimuovere senza drammi pedine scadute.
Giammai il sistema metterebbe a repentaglio le sue stabilità e sopravvivenza: la “libertà d’informazione” è mera clausola di stile.
Adesso Berlusconi cercherà di adoperare la “rivelazione” per ottenere qualche vantaggio, ma il suo guinzaglio non è più lungo come un tempo, e lo sa. La sconfessione dell’operato di Napolitano, però – paragonato alle gesta di un pugno di mariuoli hollywoodiani – e il contemporaneo sputtanamento di Monti, malignamente fatto a pezzi su La7 da un ex collega del Corriere, potrebbero far aprire un occhio a schiere di italiani sonnacchiosi.
Screditare i potenti (o gli ex potenti) è sempre una mossa azzardata: per quanto ubriaca di propaganda, la massa potrebbe – rettamente – identificarli con il potere bipartisan sovranazionale, con quello stesso sistema che, con differenti capacità e impegno, Napolitano, Monti e Letta hanno servito.


martedì 11 febbraio 2014

PETER BEHRENS (PRC TRIESTE): IL FUTURO PUÒ ESSERE DIVERSO, BASTA CHE LE PERSONE LO DESIDERINO




PETER BEHRENS (PRC TRIESTE): IL FUTURO PUÒ ESSERE DIVERSO, BASTA CHE LE PERSONE LO DESIDERINO


Il nuovo segretario provinciale di Rifondazione si racconta, indica gli obiettivi (tra i quali una maggior collaborazione a sinistra), critica Serracchiani per la vicenda Electrolux e lancia la sfida al montante fascismo sociale: “saremo tanto più efficaci quanto più saremo informati”


Intervista di Norberto Fragiacomo



Peter Behrens – triestino, classe 1951 - è da pochi giorni il nuovo segretario provinciale di Rifondazione Comunista.
Due mesi ci sono voluti per eleggerlo (il congresso si è tenuto a fine novembre), ma la scelta, apprezzata dai militanti, è all’insegna di un’operosa continuità: Behrens faceva parte del “comitato di saggi” che ha guidato il partito dopo le dimissioni, a primavera, di Toni Saulle, ed ha ricoperto, in tempi recenti, la carica di responsabile organizzativo.
L’uomo è schivo, arguto e coscienzioso: chi scrive ha avuto l’occasione di conoscerlo alle riunioni del Comitato No Debito, dopo averne sperimentato, da collega, quelle doti di disponibilità e competenza che fanno di Behrens – non è esagerazione – un punto di riferimento per qualsiasi dipendente regionale abbia un quesito da porre in materia di contrattazione collettiva e gestione del personale.
Sapendolo indaffarato (la segreteria del PRC è l’esatto opposto di una sinecura, di questi tempi!), rinunciamo alla chiacchierata a quattr’occhi e ci affidiamo, per l’intervista, al misterioso apparecchio chiamato smartphone, delizia dei bimbi e croce di noi adulti preistorici.
La prima cosa che chiedo al neosegretario è di presentarsi ai lettori: chi è Peter Behrens? Quali le radici del suo costante – e coerente -  impegno politico?

lunedì 10 febbraio 2014

IL PROGRAMMA di Sara PALMIERI





IL PROGRAMMA*
di Sara PALMIERI



L’ha persa tre anni fa la voglia di vivere. Quando è morta Teresa, la moglie. Già facevano progetti per la vecchiaia. Come i giovani per il futuro.
Con i risparmi e due buone pensioni avrebbero viaggiato, rinnovato il mobilio di casa, scelto nuove letture. A Teresa piacevano i gialli, Eugenio preferiva l’avventura. Si erano ripromessi di rileggere i classici: Tolstoj, Gogol, Proust, l’Odissea.
Ora Eugenio non ha più voglia di leggere, né di viaggiare o di rinnovare il mobilio, si aggrappa al vecchio che ha condiviso con Teresa.
Solo a volte parlavano della morte, era un evento che non li riguardava.
Invece la morte è arrivata, di mattina, una fredda mattina d’inverno, senza annunciarsi, senza essere attesa. Un incidente di macchina, come altri, per il ghiaccio sulla strada.
Eugenio è rimasto incredulo, per giorni. Ha pensato che non fosse vero e che lei sarebbe ricomparsa, a dirgli che era una burla, la burla del Carnevale che impazzava fuori.
Amici e parenti a consolarlo, il nipotino che vuole giocare.
Frasi di circostanza e psicologia spicciola: “Rielaborare un lutto, come per un trasloco o un divorzio, richiede due anni, poi il dolore si attenua e ricominci a vivere”.
Così non è stato ed Eugenio odia la morte. Non è un sentimento originale. Tutti odiano la morte, ma non quanto lui. Lui ha deciso di prevenirla, guardandola in faccia.
Il giardino dove è sepolta Teresa è nel paese d’origine, così diverso dalla città dove hanno abitato. E’ su una collina di terra rossa, su cui si distendono alberi di ulivo. All’orizzonte occhieggia il mare.
Eugenio le ha piantato intorno i fiori che più amava, narcisi e giunchiglie.
A fianco del sepolcro bianco, ce n’è un altro, ancora vuoto, che lo accoglierà quando avrà attuato il programma.
Il programma gli è nato dentro una notte ed è stato come una folgorazione, una luce che squarcia l’angoscia.
In questo Paese ipocrita, lo Stato pretende di decidere il tuo destino.
Non puoi scegliere di morire, neanche quando sei un malato terminale o un centenario afflitto dalle piaghe. Figurarsi se può farlo Eugenio, che è in salute e non ha ancora 60 anni. Non importa allo Stato dell’inaridimento che lo prostra dentro e gli fa sembrare tutto inutile, faticoso.
Eugenio ha un amico a Lugano, medico in una clinica che consente la morte a chi la desidera.
Una morte pulita, in un letto candido, tra pareti asettiche. In Svizzera puoi decidere la tua morte e programmarla come una festa di compleanno o di matrimonio.
Ha contattato l’impresa funebre del paese, ha scelto il giaciglio, un vestito colorato, gli oggetti che vuole con sè (una foto di Teresa sulla spiaggia di Maratea, il primo ciuccio di Federico, la pipa di radica rossa), ha avvisato gli amici, il figlio.
Non erano d’accordo, ma è la sua vita, anzi, la sua morte. Gli ha chiesto di essere felici e di brindare all’unica scelta che gli è rimasta. Non sa scegliere altro. Tutto lo annoia e gli è indifferente. Al suo amico Enrico, che gli parla di Dio ha risposto: “Sta certo che nessun dio mi disturberà e finalmente sarò quieto, accanto a Teresa”.
La sera prima di partire ha guardato le foto di famiglia. Il cerchio si è chiuso. Arriva il momento in cui è giusto andarsene. Quando non hai più niente da dire o da dare.
Alla luce della lampada, ha sfogliato La Nausea di Sartre.
Ha preso il treno: pendolari come automi, manager rampanti, studenti vocianti. “Non mi perdo nulla”. Passa un mendicante, gli allunga cento euro. Quello lo guarda stranito. Lascia un Paese decadente ed egoista, governato da idioti.
Il treno varca la frontiera. Ora dal finestrino si alternano ville e giardini fioriti.
Finalmente un viaggio senza bagagli, come ha sempre sognato.
Scendendo inciampa sul predellino e si ferma l’ attimo prima di battere la testa su un palo di ghisa. Sorride al pensiero della beffa di una morte gratuita mentre ne sta comprando una.
La clinica è una villa antica immersa nel verde, il taxi si ferma alla fine del vialetto. Il suo amico gli va incontro, sa che non vuole perdere tempo, che detesta i cambi di programma.
Si spoglia, infila un camice verde. La camera è come la immaginava, non sembra una stanza d’ospedale o l’anticamera del buio. Si sdraia e attende. Arriva l’amico. Con lui c’è un’infermiera giovane, che trascina un carrello di aghi e di flebo. Ne prende una, gliela infila nel braccio che nel frattempo Eugenio ha diligentemente scoperto. Sta guardando in faccia la morte, ma non è un teschio coperto di nero con una roncola in mano. Ha la faccia pulita di una sconosciuta, il volto disteso dell’ amico. Vorrebbe dire una frase adatta all’occasione: si tratta pur sempre di un congedo dal mondo!
Non gli viene in mente nulla. Prima di chiudere gli occhi, guarda Maurizio: “Grazie di tutto”.
E’ l’unica cosa che sa dire.

                                                                                                         



* Il racconto è stato ispirato dalla volontaria scomparsa di Lucio Magri, mito della mia gioventù, anche se i contenuti sono del tutto fantasiosi. 


domenica 9 febbraio 2014

PORRE L'UNITÀ COME VALORE CENTRALE di Giandiego Marigo



PORRE L'UNITÀ COME VALORE CENTRALE
di Giandiego Marigo




Non solo questo, è ovvio, per la nascita di una reale AreA di Progresso e Civiltà, ma sicuramente la strada per farlo passa da questa decisione. 
Oggi con Tsipras diventa di “moda” persino per quegli stessi che ci hanno consegnato...a noi ed alla storia, una sinistra italiana frantumata e divisa o peggio asservita al peggior partito neo-democristiano d'Europa. 
Ci piace Alexis Tsipras e lo appoggeremo con convinzione, ma non ne faremo, per il rispetto che abbiamo di lui, una sacra icona, cosa che gli intellettuali del nulla che confondono il marketing con la politica stanno già tentando di fare. 
Tsipras è un'occasione, non vi è alcun dubbio su questo, piuttosto importante, ma è anche una brava persona … degna del massimo rispetto, non un ninnolo da esibire quasi fosse un successo personale di un gruppo di intellettuali avvezzo a cavalcare ogni stagione. 
Tsipras è soprattutto “lavoro politico quotidiano” una paziente tessitura che ha prodotto Syriza e la sua proposta. 
Noi crediamo che sia “la strada” la cosa più importante, noi crediamo che al di là dell'uomo sia la sua esperienza quella che dovremo e vorremo conservare. 
Percorrere la via maestra dell'unità, farne teoria e non solamente pretesto o strumento accattivante per l'elettorato. 
Saremo  vigili su questa frontiera...perchè vi conosciamo, sinceramente, sin troppo bene e sappiamo che foste voi coni vostri protagonismi, con le vostre stagionali teorie, i vostri personalissimi orticelli a portarci sin qui … non lo dimentichiamo, anche se a voi converrebbe, per potervi travestire per una nuova interpretazione. 
QUESTA NON SARÀ LA VOSTRA STAGIONE … lo ribadiamo! 
Il nostro impegno è perchè questo sia un inizio...un passo, al quale ne seguiranno altri che passeranno attraverso di voi sulle vostre ammuffite segreterie, sui vostri gruppetti, sulle vostre piccole lobbies creatrici di opinione, sui vostri giornali ed i vostri articoletti di fondo , che vi nutrono con tanta dovizia, sulle vostre rendite di posizione, sui vostri dictat da protagonisti assoluti. 
Pensateci, mentre esibite Tsipras come fosse un trofeo... questo è davvero l'inizio di una nuova stagione … che parlerà , certamente, anche di voi, ma forse non proprio come desidereste.


sabato 8 febbraio 2014

SUPPLY SIDE ECONOMICS di Fausto Rinaldi





SUPPLY SIDE ECONOMICS
di Fausto Rinaldi


Commissione Europea e istituzioni finanziarie europee, in ottemperanza ad uno dei dogmi più rispettati della “ratio” neoliberista, quello della “Supply Side Economics” -  cioè di iniziative governative intese unicamente a determinare uno  stimolo dell'economia dal lato dell’offerta - , stanno promuovendo unicamente iniziative che spingano ad un abbassamento dei fattori di costo della produzione.

Questa impostazione – tra l’altro, coerente con i principi del pareggio di bilancio – prevede che lo Stato intervenga agendo sui fattori che influenzano la competitività dell’offerta (ricerca e sviluppo, infrastrutture strategiche, istruzione e formazione, reti Ict ed energetico/ambientali) e relativi effetti sulla produttività,  
nell ipotesi che vi soggiace e, cioè, che lo shock di produttività comporti effetti di sostituzione (aumento delle quantità acquistate a seguito della diminuzione del prezzo del bene) e di reddito (i prodotti costano meno e, pertanto, aumenta il reddito relativo) capace di far crescere l’economia e, quindi, domanda e occupazione.
Il supporto scientifico all’approccio neoliberista dell’economia europea viene dato dai moderni schemi della teoria neoclassica,  forniti da Lucas e Sargent nella Nuova Macroeconomia Classica (una scuola macroeconomica, sorta negli anni ’70 del secolo scorso, che costruisce la propria analisi unicamente sulla base di modelli neoclassici, in opposizione alla teoria keynesiana), e perfettamente coerenti con le teorie del “Real Business Cycle” – emerse negli anni ’80 come applicazioni della NMC e della cosiddetta “critica di Lucas ai modelli macroeconomici utilizzati dalla programmazione economica keynesiana”. Questi modelli, oltre ad aver dato origine a una classe di metodi statistici di previsione (anche legati alla matematizzazione della disciplina economica), intendono affermare che le fluttuazioni del ciclo dipendono da shock esogeni, cioè, da perturbazioni esterne al ciclo economico (in base alle loro teorizzazioni, tendente all’equilibrio naturale), relative al lato dell’ offerta e che comportano, quindi, una risposta efficiente da parte di agenti considerati razionali e dotati di tutte le informazioni necessarie; quindi, sono attese decisioni produttive, di consumo, di investimento o di risparmio in grado di generare una fluttuazione del ciclo economico.

In sostanza, la fase recessiva attuale rappresenterebbe una risposta efficiente ad uno shock esterno al ciclo e che influenza negativamente la competitività
Ecco svelato il modello al quale Merkel, Barroso, Monti e accoliti (istituzioni economiche europee, FMI, mainstream mediatico) fanno riferimento: la recessione è un meccanismo di aggiustamento – una sorta di risposta immunitaria -  che il sistema economico mette in atto per rispondere a una perturbazione proveniente dall’ esterno. Questa perturbazione esogena è stata lo scoppio della bolla immobiliare e finanziaria statunitense legata ai mutui “sub-prime”, e ha generato ripercussioni sul credito e sulla struttura dei tassi di interesse. Questo ha prodotto, inteso come risposta razionale da parte degli agenti economici, una contrazione degli investimenti, che ha generato una riduzione dell’ attività produttiva, con effetti negativi sull’ occupazione e sulla domanda. Quindi, le teorie del “Real Business Cycle” non escludono interventi da parte dello Stato; la discriminante è che queste non intervengano a favorire la “domanda”, bensì, si dispieghino a migliorare le condizioni di effettivo esercizio della libera concorrenza, intervenendo su quei fattori che permettano di assorbire gli effetti negativi indotti dallo shock esogeno.
Una delle condizioni ritenute preliminari per riassorbire lo shock esogeno (e sul cui perseguimento paiono essere particolarmente agguerriti i vertici UE), è quella relativa al miglioramento del rapporto tra efficienza produttiva e costo del lavoro. Questo obiettivo richiede tutto quell’insieme di iniziative che hanno caratterizzato le manovre economiche dei Paesi del sud economico europeo: smantellamento dei diritti acquisiti dai lavoratori, precarizzazione dei posti di lavoro, predazione degli accantonamenti pensionistici, distruzione dei sistemi di "welfare", etc.. Sono evidenti i caratteri profondamente “classisti” di queste operazioni che, richieste sulla base del rientro dal debito onde far tornare appetibili i titoli di Stato da parte della speculazione internazionale, fondano le loro ragioni su menzogne tanto grandi quanto spregevoli. Queste logiche producono inenarrabili sofferenze al corpo sociale delle nazioni cui sono applicate.
Abbattimento del costo del lavoro e della sua capacità rivendicativa, aumento della ricattabilità dei lavoratori e della precarizzazione degli impieghi da un lato e, dall’altro, la volontà di riassorbire gli effetti dello shock sul sistema creditizio, sono le istanze fondamentali sulle quali verte l'architettura della pianificazione economica dell’ Unione Europea.
Le autorità economiche europee hanno, in più occasioni e con manovre inequivocabili, manifestato la volontà di procedere a un risanamento degli effetti della crisi per mezzo di interventi statali volti a sanare gli effetti dell’ esplosione della bolla dei “subprime”. Questa strategia ha permesso di assolvere ad una doppia funzione: da un lato, mettendo in atto una serie di garanzie e tutele nei confronti degli istituti di credito carichi di crediti inesigibili (“titoli spazzatura”), quali l’apertura di fondi di garanzia sui depositi, l’acquisto dei titoli tossici, la temporanea nazionalizzazione, a prezzi "politici", degli istituti falliti, etc., mentre, dall’altro, produrre un incremento grave dell’ entità dei debiti pubblici, elemento sul quale, in base ai trattati costitutivi della UE, far vertere la necessità di un risanamento che obbligasse i governi locali a mettere in atto le terapie neoliberiste suggerite dalla “troika” e pericolosamente simili ai famigerati piani di Aggiustamento Strutturale, strumento con il quale il Primo mondo si è incaricato di dare corpo, nel Dopoguerra, ad una sorta di ricolonizzazione a sfondo economico dei Paesi del sud del mondo. Con grande gioia delle élites finanziarie, adesso anche l’ Europa ha un proprio sud economico: è costituito da un insieme di Paesi (i PIIGS) che si candida a diventare una periferia manifatturiera, ma con caratteristiche particolarmente appetibili: una professionalità alta, capace di produrre merci ad alti livelli qualitativi; inoltre, una dislocazione geografica vicina alle necessità di un nuovo Primo mondo consumatore. Quindi non siamo lontani dalle logiche di competizione-predazione che gli Stati capitalisti, da sempre, improntano con base dei rapporti internazionali.
Le autorità economiche europee, come detto, preoccupate per la stabilità del sistema creditizio hanno varato manovre di “quantitative easing” (creazione di denaro “fiat” da immettere nel circuito bancario a tassi di favore), come quella del 2011 da parte della BCE, che non hanno prodotto effetti anticiclici nell’ economia reale (e così come non produrrà effetti l’ attuale, limitato acquisto di titoli a breve termine e sul mercato secondario da parte della BCE) perché le banche hanno preferito utilizzare questi capitali per lanciarsi in attività speculative nei confronti dei debiti sovrani di quelle nazioni, entrate nel collimatore degli strali neoliberisti della UE, il cui “spread” era salito a livelli siderali.
Queste manovre, prodotte a favore degli istituti di credito da autorità politiche per la grande maggioranza popolate da metaboliti di quello stesso mondo bancario (in una apoteosi conclamatoria della “teoria delle porte girevoli”), non hanno altra funzione se non quella di tenere in piedi un sistema creditizio, il cui equilibrio è stato gravemente compromesso da comportamenti assai colpevoli da parte delle istituzioni finanziarie. 
Come si diceva,  questi tentativi sono esclusivamente legati alla volontà di rianimare il sistema bancario e non di rilanciare la crescita: infatti, i mercati europei si ritrovano in una condizione simile alla “trappola della liquidità” (un insieme di sfiducia e aspettative negative che, nonostante denaro a buon mercato, conduce a meccaniche recessive), cioè, le iniezioni di liquidità nel sistema bancario non producono modificazioni nei comportamenti di concessione del credito da parte delle banche, troppo preoccupate per i propri assetti finanziari e patrimoniali e con l’ inestinguibile tendenza a utilizzare i capitali entranti per risollevare sorti e destini di AD e C.d.A.. Inoltre, lo stato di depressione economica prodotto dalle iniziative di austerità non induce le imprese a contrarre prestiti (comunque, gravati da uno “spread” “ad usum sistema bancario” che finisce per strangolare l’ economia nel suo insieme).
Si noti, in subordine, come ogni iniziativa economica passi attraverso il circuito privato delle banche, e accordata in relazione alle congiunture legate allo stato patrimoniale di queste entità private: questa è un’ altra conseguenza dell’ esautorazione degli Stati dalla determinazione delle politiche economiche nazionali.
Come visto, i modelli del “Real Business Cycle” proibiscono tassativamente il ricorso a metodi di incentivazione della “domanda”, cioè, ad incentivare i consumi: questo perché il riaggiustamento del ciclo dopo lo shock esogeno dipende dai meccanismi di prezzo e di salario sui quali una politica di sostegno ai redditi e ai consumi provocherebbe effetti perturbativi sulle aspettative degli operatori.
Stante che l’ attuale crisi del capitalismo planetario sia  una crisi “sovrapproduttiva” (indipendentemente dal fatto che questa origini dai primi anni ’70 oppure come conseguenza della grande bolla dei “sub-prime”) e che si vogliano riconoscere come validi e attendibili i meccanismi propri del capitalismo occidentale, una possibile soluzione potrebbe essere quella di far rientrare all’ interno del  ciclo della domanda aggregata – e quindi del consumo – tutta quella parte di popolazione che ne è stata espulsa nel corso degli ultimi anni; quindi, una risoluzione “keynesiana” ottenuta attraverso l’ incremento delle capacità di spesa della popolazione (e con le relative conseguenze sull’inflazione, il cui automatico aumento, secondo molti economisti, non sarebbe un male per l’economia).
Inutile dire che questa strada non verrà mai intrapresa da una Unione Europea guidata da nazioni come Germania, Francia e Paesi del Nord sempre più motivati a sfruttare convenientemente il loro ruolo egemonico intraeuropeo. La resa che le classi politiche europee hanno opposto ai modelli liberisti è stata pressoché totale; per cui, ci si deve aspettare che le politiche intraprese ( e rese estreme, a seguito dell’ approvazione del “Fiscal Compact”) verranno perseguite anche negli anni a venire, producendo una fatale “terzomondizzazione” delle economie deboli del sud europeo.
In ultimo, per quanto bisognerà attendere che gli equilibri e le ragioni proprie del sistema di accumulazione capitalistico siano superati da una concezione dell' economia non "produttivistica" (basata, cioè, sui "valori 
d'uso"); intelligentemente pianificata, allo scopo di ridurre gli esiziali danni ambientali prodotti dalla dannata "mano invisibile"; orientata al soddisfacimento di necessità reali, e non inoculate da pervasive campagne pubblicitarie e culturali?
A quando l' approdo ad una concezione dell' economia come di una scienza votata al raggiungimento di un benessere distribuito, e non come  gendarme al soldo di oligarchie planetarie?
Nel panorama attuale, stante l' incontrastato dominio dei dogmi neoliberisti, non si vede come si possa giungere ad invertire questa tendenza.
A queste derive le sinistre europee hanno risposto allineandosi alle interpretazioni consegnate alle moltitudini dalle élites economiche globali: un arretramento grave delle classi popolari, alle quali non resta che l’estrema risorsa della sollevazione per non vedere il proprio destino, e quello delle generazioni future, consumato ed estinto dalle volontà di potere assoluto manifestato dalle classi dominanti.


venerdì 7 febbraio 2014

NELLE ELEZIONI EUROPEE PER UNA LISTA DI SINISTRA ALTERNATIVA PER UNA CAMPAGNA DI MASSA CONTRO LE POLITICHE DELL’AUSTERITÀ







NELLE ELEZIONI EUROPEE PER UNA LISTA DI SINISTRA ALTERNATIVA PER UNA CAMPAGNA DI MASSA CONTRO LE POLITICHE DELL’AUSTERITÀ


ESECUTIVO NAZIONALE - SINISTRA ANTICAPITALISTA

La scadenza delle elezioni europee costituisce una verifica cruciale di quanto sta avvenendo nel continente europeo dopo anni di crisi e di violente politiche austerità, degli effetti politici prodotti dalla crisi sociale e delle sue ripercussioni sui livelli di coscienza sulle classi lavoratrici e popolari.
Sarebbe negativo che in questo appuntamento elettorale si confrontassero solo, da una parte, le opzioni delle classi dominanti che vogliono consolidare i contenuti economici e politici neoliberisti e antipopolari espressi nei trattati europei e che hanno il sostegno della forze della “sinistra moderata” che si limitano a modeste richieste sociali da inserire in questo quadro capitalistico dato, e dall’altra le posizioni che, in diverse forme, ripropongono un ripiegamento sul vecchio modello nazionale, del tutto coerente con l’ispirazione reazionaria di alcune delle forze che sostengono questa opzione e su cui puntano a costruire la loro egemonia le organizzazioni fasciste e di estrema destra.
Esistono anche correnti di sinistra che propongono erroneamente una soluzione nel ripiegamento nazionale; si illudono sulla possibilità di riproporre politiche espansive e neokeynesiane in un quadro più ristretto e sulla possibilità di accordo con settori della borghesia “nazionale” per riconquistare le posizioni perdute. Questa opzione punta alla impossibile salvezza del proprio proletariato “nazionale” e impedisce obiettivamente ogni azione di unità e di convergenza tra le classi lavoratrici dei vari paesi del continente.

giovedì 6 febbraio 2014

INTERVISTA A MICAELA QUINTAVALLE di Cambia-menti M410 (ATAC ROMA)





INTERVISTA A MICAELA QUINTAVALLE 
di Cambia-menti M410 
(ATAC ROMA)

a cura di Maurizio Zaffarano




Buongiorno Micaela
Anzitutto grazie per la disponibilità e l’attenzione.

(M.Z.) Una premessa. Da persona che vive a Roma e da utente dei mezzi pubblici della Capitale ho avuto modo di conoscere ed apprezzare il tuo impegno per l'ATAC. Da comune cittadino che osserva e cerca di comprendere i fenomeni politici e sociali non si può non restare colpiti dalla tua immagine pubblica: una studentessa-lavoratrice un po' particolare che mette insieme il corso di laurea in medicina con un mestiere non esattamente rilassante come la guida degli autobus, il tuo essere e sentirti parte del popolo nel senso migliore del termine, il rifiuto di partecipare al Grande Fratello e della promozione e del cambio di mansione offerti dall'azienda per restare fedele all’impegno che hai preso nei confronti dei tuoi colleghi, il tuo modo 'femminile' di interpretare l'attività sindacale che non è imitazione e adeguamento alle abitudini maschili ma il saper unire leggerezza e tenacia, razionalità e sensibilità.

Insieme ai tuoi colleghi tranvieri romani hai fondato un’associazione sindacale (Cambia-Menti M410) non sentendovi più rappresentati dai sindacati nazionali CGIL-CISL-UIL-UGL. Cosa chiedete? Quanti consensi avete raccolto tra i lavoratori dell'ATAC? Che importanza ha nel vostro sindacato la componente del supporto e della tutela legale ad opera di uno specifico staff di esperti?

(Micaela Quintavalle) 

Si, il 3 gennaio 2014 è ufficialmente nata Cambia-menti M410 associazione sindacale che si propone di permettere nuovamente al lavoratore di poter realizzare i propri bisogni, le proprie esigenze e soprattutto di poter ritrovare la propria dignità calpestata sia dall'azienda che dai sindacati che con i loro accordi e silenzi / assensi hanno ridotto l'autoferrotranviere ad una condizione mai conosciuta prima. Non abbiamo la più pallida idea di quanti siano i consensi, abbiamo appena cominciato con le adesioni. Di sicuro molti sono i simpatizzanti, mentre alcuni si sono allontanati quando per volontà della maggioranza abbiamo virato verso la direzione del sindacato e non dell'associazione. Io personalmente votai no al sindacato. Ma i lavoratori e i delegati delle altre città d'Italia durante l'assemblea del 16 dicembre mi fecero notare che il nostro movimento sarebbe stato inutile se avessimo lasciato la rappresentanza alle sigle. I nostri avvocati rivestono una importanza fondamentale nel nostro sindacato. In questa azienda vige l'illegalità (congedi e ferie non concessi, mobbing se ti rifiuti di non rispettare il codice della strada, permessi per studenti lavoratori... ecc.ecc.) quindi i legali avranno il difficilissimo compito di far rispettare all'azienda le leggi e le norme del codice civile, del codice penale e del codice della strada nella tutela assoluta dei lavoratori.

BREVIARIO CAPITALISTICO di Fausto Rinaldi




BREVIARIO CAPITALISTICO 
di Fausto Rinaldi


Nella definizione di Werner Sombart, il capitalismo è "un'organizzazione economica di scambio, in cui collaborano, uniti dal mercato, due gruppi diversi della popolazione, i proprietari dei mezzi di produzione (...) ed i lavoratori nullatenenti, e che è dominata dal principio del profitto e del razionalismo economico".
Secondo Max Weber "il capitalismo si identifica con l’aspirazione al guadagno nell’impresa capitalistica razionale e continuativa, e ad un guadagno sempre rinnovato, ossia alla redditività.
Il capitalismo è un sistema economico in cui la produzione di beni e servizi viene prevalentemente svolta da imprese private, le quali scambiano questi beni e servizi sulla base di un sistema di prezzi che si forma (almeno in base alla teoria) liberamente sul mercato, in ragione del rapporto esistente tra domanda e offerta. Nel modo di produzione capitalistico, il mercato è al centro degli equilibri di sistema (pur non rappresentandone la condizione ultima: quindi, necessaria ma non sufficiente); gli scambi sono regolati dalla legge della domanda e dell’offerta; i fattori di produzione (compresa la forza lavoro) sono pagati in moneta, la quale diventa un elemento fondamentale per il funzionamento dell’economia capitalistica e per il relativo calcolo razionale di costi e ricavi (la ratio contabile).

mercoledì 5 febbraio 2014

ALMENO DOPO NON CHIEDETEVI PERCHÈ di Marigo Giandiego




ALMENO DOPO NON CHIEDETEVI PERCHÈ
di Marigo Giandiego

Cari politici,
di questa Repubblica fondata sull'istigazione al suicidio.

Voi indifferenti, voi che 5000 euro-mese di pensione dorata non vi bastano, voi che osteggiate, addirittura con considerazioni morali il reddito di cittadinanza o meglio la garanzia d'un lavoro, voi che nemmeno considererete questa mia.
Non voglio pietire, vi racconto questa storia con l'unico intento di testimoniare, una sorta di filo rosso con due post che ho fatto qualche anno fa, sempre partendo dalla mia situazione. Spedendo addirittura una lettera al Presidente (sempre Napolitano da decisamente troppo tempo)
Certo, qualche anno fa faceva notizia ed ebbi un minimo di attenzione, almeno da quelli che mi stavano intorno, oggi forse verrò liquidato con l'indifferenza per una storia di tutti i giorni, persino un po' banale.

La crisi morde … la crisi uccide!
Ho molto tentennato prima di scrivere questo post, resto convinto che esso rischi di finire nel calderone dei drammi quotidiani. Per apparire unicamente un'opera , forse benfatta, di vittimismo.
Oggi mi è stato bloccato da Equitalia il libretto di risparmio, quello su cui ricevo l'unico sosterntamento della mia famiglia, 270 euro mensili (invalidità all'80%, solo assegno, niente pensione per non avere negli anni precedenti all'invalidità 56 settimane come dipendente, lavoravo, disperatamente, dopo la chiusura forzata, con debiti, della mia piccola azienda artigiana, in una cooperativa logistica...che beffa, marcata CISL e Compagnia delle Opere). Essi non hanno bloccato l'assegno, impignorabile, ma il libretto che lo conteneva, impedendomi di ritirare la mia misera mensilità. Vi sono, spero, dei rimedi per le prossime emissioni del suddetto assegno, ma questo mese è perduto.
Questo mese si vive d'aria e di pietà altrui.
Sono disoccupato da 10 anni, ovviamente anche con le strutture di supporto e di aiuto non si riesce a ricavare, grazie ad una legge sulla collocazione degli invalidi sempre più elastica ed ipotetica, alcuna occupazione per me 59enne, invalido. In una società che scaccia i suoi giovani costringendoli all'emigrazione, che condanna all'isolamento ed alla povertà i suoi 45-50enni, validi, espulsi a vario tritolo dal mondo del lavoro, che rinvia la possibilità di pensionarsi trattando l'argomento come fosse una piaga ed una presa in giro costante, un miraggio morganatico che s'allontana con l'aumentare dell'età. Una classe politica vergognosa che salva se stessa in ogni frangente, che ha riguardo solo per i propri privilegi, ma è disposta a recedere da qualsiasi “diritto” non la riguardi direttamente.
Un popolo senza difensori … senza rappresentanza, senza voce e senza ascolto.
Anche chi sostiene di rappresentarlo, a volte persino in modo decisamente eccessivo e chiassoso, poi si perde nella propria auto-ammirazione vanesia e narcisistica … che non conclude nulla, ma rimira se stessa autocompiacendosi.
Non chiedetevi quindi perché la gente si uccide, perché la disperazione , a volte, vinca anche sulle buone ragioni. Non usate questa stessa disperazione a vostro consumo... a vostra utilità. Voi ne parlate ma non potete capire cosa voglia, veramente, dire vedere chiudersi davanti agli occhi ogni speranza ed essere consapevoli che ogni solidarietà di circostanza passerà... che le parole di saggezza scorreranno mentre la disperazione resterà lì, immutabile … corrodendovi la vita e l'anima. chi si uccide ha paura di questo, ma cosa potete saperne voi di questa paura? Nemmeno vi interessa
Non chiedetevi perché … siete voi, con la vostra indifferenza, con la vostra legge diseguale, con il vostro “Mondo Perfetto” a crearne le condizioni.
Non chiedetevi perché … è il vostro modello, è il perbenismo della pietà indifferente è il vostro mondo questo? Oppure no?
Un mondo in cui tutto e permesso, a patto d'essere nati dalla parte giusta, d'aver frequentato le giuste scuole e le giuste compagnie.
Un mondo che giudica la povertà come malattia che, in realtà, la teme e la allontana … quasi fosse una contagiosissima scabbia.
È il vostro mondo questo, non è mai stato il mio … nemmeno nei giorni in cui sono riuscito a sopravviverci dentro … persino con qualche successo.
Ed è la stanchezza, l'amica di questi anni ed è mia moglie l'unica vera compagna di questa vita.

Questo mese io ce la farò, spero, nonostante tutto, ma il mio ribrezzo nei confronti di questo mondo perbenista e bacchettone non potrà che aumentare. Non chiedevi perché … abbiate il pudore di non rilasciare dichiarazioni, di non partecipare ai funerali … dimenticateci, esattamente come avete fatto sin qui! Questo è quello che voi volete in realtà … perdere gli ultimi … diminuire, sfoltendolo, il fronte dei bisognosi.
Si chiama depopolazione ed è la vostra idea di sostenibilità.



martedì 4 febbraio 2014

SQUADRISTI, FURBERIE E (LE SOLITE) MELINE POLITICHE di Norberto Fragiacomo



Avvertenza per i militanti severi di gucciniana memoria: quello che state per leggere è un pezzo “di colore”, incentrato su fatti e sceneggiate che attengono alla sovrastruttura, e nello specifico a quell’enclave un po’ avulsa dalla realtà (e con limitata influenza su quest’ultima) che convenzionalmente viene definita “politica italiana”. Solita commedia dell’arte, insomma, malgrado le pose tragiche esibite, per qualche giorno, dalle maschere più in vista (il Sovrano ammonitore, la Presidentessa vilipesa, il decisionista fiorentino, i fanti-cantori piddini).

Mercoledì sera arriva trafelato alla Camera, a passo di corsa, il c.d. decreto IMU. Si tratta di scongiurare il pagamento della seconda rata dell’imposta sulla prima casa per il 2013, ma non solo: viene rivalutato (e non di un’inezia: da 156 mila a 7,5 miliardi di euro!) il capitale di Bankitalia che, com’è noto, è di proprietà degli istituti bancari nazionali. Un regalo alle banche? Indirettamente sì, e – visto l’importo – più un dono di nozze che un presente. Per impedire l’ostruzionismo del M5Stelle contro il cadeau (sulla soppressione della rata i “grillini” sono invece d’accordo), che rischia di far decadere il decreto, la presidente Boldrini attua un colpo di mano, anzi di ghigliottina: dibattito ucciso in fasce, conversione in legge d’imperio dell’intero provvedimento. I pentastellati non ci stanno e, in segno di protesta, occupano pacificamente i banchi del governo e della presidenza. Violenza? Sì, ai loro danni: un questore alto e massiccio percuote sul volto una deputata grillina bassa la metà di lui.

lunedì 3 febbraio 2014

SAN GIORGIO E IL DRAGO di Fausto Rinaldi




SAN GIORGIO E IL DRAGO 
di Fausto Rinaldi


Attualmente, quella a cui stiamo assistendo è una profonda trasmutazione degli equilibri tra la dimensione politico-sociale dello Stato – ancora rigidamente vincolata a caratteri territoriali, normativi e culturali tipici di una nazione -  e quella economico-finanziaria dei capitali liberati grazie ai precetti neoliberisti – non legati a vincoli di alcun genere e liberi di raggiungere le aree di maggiore redditività.
L’abbandono del controllo dei movimenti di capitale è la chiave per interpretare l’ attuale situazione di subordinazione della politica degli Stati rispetto agli interessi economici di lobbies finanziarie sovranazionali.
L’unico problema affrontato a livello politico è come fare accettare alla collettività questo processo di spoliazione democratica, presentandolo sotto prospettive che possano far sorbire l’ amaro calice delle politiche di "austerity", giustificando queste pratiche in ragione della loro indiscutibile necessità e della loro indifferibilità.

sabato 1 febbraio 2014

UN GROTTESCO MINUETTO di Giandiego Marigo




UN GROTTESCO MINUETTO
di Giandiego Marigo



Si fa sempre più forte in me la sensazione d'un grottesco minuetto, dì un balletto in cui il popolo è l'oggetto del contendere, la vittima di una orrenda manipolazione.
Da una parte un potere elitario e crudele che ha “corrotto e comperato” la classe politica europea e nazionale, per ovvia conseguenza, sino ai risvolti più vergognosi, senza alcun riguardo per le bandiere ed i colori delle divise.
Dall'altra il blaterio e l'urlo di una opposizione pochissimo chiara, composita, indeterminata, interclassista, confusa e torbida, che fa dell'urlo e dell'insulto il suo linguaggio, che privilegia l'apparenza alla sostanza.
Entrambe le fazioni non sono composte da ignoranti schiavi delle proprie pulsioni, entrambe anzi affidate ad esperti della comunicazione, della manipolazione mediatica … entrambe ampiamente “organizzate” in senso comunicativo...ed allora ci si chiede perché la ricorrenza di “equivoci, fraintendimenti, di un uso strumentale e finalizzato”.
Un Balletto, persino un poco macabro, che si muove, però, solo sulla superficie, che distrae parlando anche con toni ieratici e vagamente profetici solo della buccia di ogni questione in gioco, sino a ridurre ogni cosa ad sterile inutile scontro, ottimo per l'apparenza ma inutile per il cambiamento, ben farcito di insulti e di “dichiarazioni di principio”.
Da una parte e dall'altra però la finalità mi appare la medesima … distrarre, sviare, procrastinare la ribellione possibile, ipnotizzare.

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