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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Storia è finita" di Norberto Fragiacomo
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venerdì 7 marzo 2014

L'ALTRA EUROPA CON TSIPRAS: BUONI PROPOSITI E METODI DISCUTIBILI di Norberto Fragiacomo



l’altra europa con tsipras: buoni propositi e metodi discutibili
di
Norberto Fragiacomo




L’ultimo giorno di febbraio mi è capitato di assistere, al Cafè San Marco, alla presentazione triestina della lista “L’altra Europa con Tsipras”.
Rincasato, scrissi un breve commento a caldo, che trasudava perplessità. Ne riporto il passaggio iniziale: “Seduti al tavolino i promotori (area de Il Manifesto, pacifisti) e un’esponente di SeL che, per essere il partito ultimo arrivato in una realtà abbastanza insofferente ai partiti, ricopre un ruolo alquanto vistoso. I segretari di PRC e PdCI erano invece fra il pubblico. Insomma, a chi è saltato sul carro in extremis – ma sempre tenendo sott’occhio la carrozza di Schultz - hanno affidato le briglie, agli altri nisba (a parte la delega a raccogliere le firme, ovviamente: quella è roba da militanti, non da “intellettuali” o Sinistra Moderna e Postideologica).”
Esprimevo altresì qualche dubbio sulle modalità di scelta delle candidature (anzi, delle “candidature delle candidature”, che paiono – a distanza di pochi giorni – essersi già arenate) e su alcuni aspetti del programma, che mi sembrava – e tuttora mi sembra – “cauto e, insieme, velleitario.”

mercoledì 5 marzo 2014

LA FUNZIONE SOCIALE DEL CAPITALE di Renato Costanzo Gatti




LA FUNZIONE SOCIALE DEL CAPITALE

di Renato Costanzo Gatti




Secondo uno studio della BCE, la ricchezza netta pro-capite degli italiani, pari a 108.700 euro, supera di poco quella dei francesi (104.100 euro) e dei tedeschi ( 95.500 euro). Siamo quindi più ricchi dei nostri concorrenti più diretti ed allora c’è da chiedersi:
• come è distribuita questa ricchezza e
• come essa viene impiegata. 
• Per domandarsi poi quale sia la funzione sociale del capitale e
• se questa funzione sociale sia ben assolta dal capitalismo italiano.

DISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA

Secondo uno studio di Banca d’Italia del 2012, “In Italia i 10 individui più ricchi posseggono una quantità di ricchezza che è all’incirca equivalente a quella dei 3 milioni di italiani più poveri" [Cannari e D’Alessio 2006]; ciò esemplifica il divario che anche in un paese sviluppato come il nostro separa i ricchi dai poveri.
La disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza è in effetti assai più pronunciata di quella sul reddito . Considerando l’ultimo anno per cui è disponibile il dato definitivo, il 2008, si verifica che l’indice di Gini della ricchezza netta è pari a circa
0,63 contro lo 0,29 che si osserva per il reddito equivalente; il 10 per cento delle famiglie più ricche possiede oltre il 40 per cento dell'intero ammontare di ricchezza netta mentre il 10 per cento delle famiglie a più alto reddito riceve invece solo il 27 per cento del reddito complessivo. Seconde stime provvisorie (Banca d’Italia [2011]), nel 2010 l’indice di Gini sarebbe lievemente cresciuto, presumibilmente a causa degli effetti della grande recessione.
Ma qual è stato l’andamento della disuguaglianza della ricchezza in Italia negli ultimi decenni? 

Rispondere a questa domanda è più difficile di quanto si pensi, a causa domande riguardanti i redditi e la ricchezza, mettono in atto comportamenti reticenti, che si traducono in una sottostima degli ammontari dichiarati [Cannari e D'Alessio, 1993, D'Aurizio, Faiella, Iezzi, Neri, 2006]. 

martedì 4 marzo 2014

REPORT SULLA RIUNIONE NAZIONALE DEGLI AUTOCONVOCATI DI RIFONDAZIONE COMUNISTA (Documento 3)




REPORT SULLA RIUNIONE NAZIONALE DEGLI AUTOCONVOCATI DI RIFONDAZIONE COMUNISTA  
(Documento 3)






Cari compagni/e, il bilancio di questa assemblea nazionale del Documento 3, svoltasi presso la Federazione romana del PRC domenica 23 febbraio 2014, è stato decisamente positivo.
Hanno partecipato 65 compagni/e, provenienti da Lazio, Umbria, Toscana, Lombardia, Calabria, Puglia, Abruzzo, Benelux, Emilia-Romagna, Sicilia, Campania. Assenti Piemonte, Molise, Sardegna e Liguria, mentre le compagne Claudia Rancati, Arianna Ussi e Patrizia Granchelli
hanno partecipato alla contemporanea riunione della Direzione Nazionale del partito, in via del Policlinico (vedi report già inviato nei giorni scorsi).
Il dibattito, subito dopo la relazione introduttiva, è stato molto partecipato con circa 30 interventi che nella sostanziale condivisione della relazione introduttiva hanno evidenziato varie questioni e problemi da affrontare:

- le critiche alla gestione della lista Tsipras e la necessità di una campagna autonoma contro questa Europa con un vero e proprio manifesto politico dei comunisti
- le contraddizioni ed i limiti della Sinistra Europea, la necessità di una nostra relazione con forze comuniste non presenti nella SE (GUE e non solo)
- ricostruire una organizzazione giovanile comunista del PRC autonoma e con un impianto marxista, prendendo da subito contatto non solo con i compagni giovani del doc3, ma tutti quelli  disponibili a questa iniziativa politica  da rivolgere a tutto il partito  in vista della Conferenza Nazionale
- in vista dei congressi regionali, impedire il ricompattamento a destra della vecchia "maggioranza" nel partito, tenendo salda la barra sui contenuti,  consapevoli che la linea di Ferrero non è affatto cambiata e non è per niente affidabile in termini di fiducia politica
- necessità di una decisa lotta alla nuova legge elettorale da collegare alle questioni sociali
- questione del procedimento presso la garanzia: una storia inaccettabile sia nel metodo che nel merito, una vicenda aperta proprio da Ferrero, contro la quale fare i ricorsi, ma anche denunciare una concezione del partito inaccettabile. Molti compagni/e hanno sottolineato che una conclusione negativa di questa vicenda pregiudicherebbe un rapporto di confronto politico positivo;
- necessità di una organizzazione minima ma chiara e riconosciuta tra i sotenitori del doc3, senza riprodurre vecchie logiche che hanno contraddistinto la degenerazione correntizia.

Nella parte finale dell'assemblea è stato approvato anche di adeguare il coordinamento nazionale, aggiungendo ai compagni/e eletti nel CPN e nel CNG anche compagni/e dei territori non rappresentati - che saranno indicati da apposite riunioni regionali.
Nelle conclusioni non è stato chiarito se per territorio non rappresentato si intenda le regioni oppure le province dove la presenza del doc3 è significativa. Dal punto di vista numerico la differenza non è rilevante (29 o 35 componenti), ma occorre stabilire un criterio omogeneo per definire il coordinamento nazionale. Dunque chiediamo ai compagni/e di pronunciarsi in merito. 
Per il "gruppo di continuità" è stato approvata la proposta di aggiungere ai compagni/e eletti nella Direzione Nazionale, i seguenti compagni: Claudio Bettarello, Michelangelo Dragone, Daniele Maffione, Raul Mordenti e Massimiliano Murgo.
Infine è stato approvato di realizzare un sito del doc3 che sia un efficace luogo aperto di confronto, discussione e circolazione delle esperienze, di riordinare la mailing-list nazionale e di aggiornare le mailing-list locali per favorire una diffusione più capillare delle informazioni e della comunicazione.

Invitiamo i compagni/e ad aggiungere e completare quanto avessi dimenticato in questo report.
Saluti comunisti, Sandro Targetti 



La vignetta è del Maestro Enzo Apicella 


lunedì 3 marzo 2014

IL KEYNESISNO NON PUO' CONDURCI FUORI DALLA CRISI di Luca Lombardi




IL KEYNESISNO NON PUO' CONDURCI FUORI DALLA CRISI

di Luca Lombardi
( Tratto da FalceMartello )



Dal 2007 l’economia mondiale è impantanata in una profonda crisi. La borghesia ha tentato di tutto per uscirne: dal “quantitative easing” (QE), all’azzeramento dei tassi di interesse alla socializzazione delle perdite bancarie, ma tutto inutilmente. Perché una versione moderna del keynesismo non può funzionare?

Una famosa citazione di Keynes recita: “se il Tesoro si mettesse a riempire di biglietti di banca vecchie bottiglie, le sotterrasse a una profondità adatta in miniere di carbone abbandonate, e queste fossero riempite poi fino alla superficie con i rifiuti della città, e si lasciasse all’iniziativa privata... di scavar fuori di nuovo i biglietti..., non dovrebbe più esistere disoccupazione e il reddito reale della popolazione e la sua ricchezza di capitale… sarebbero probabilmente diventati molto maggiori di quanto siano ora”.

Le politiche seguite prima della crisi, basate sul mantra della globalizzazione, si sono rivelate un disastro. Questo è chiaro a tutti e inizia a emergere non solo nelle riviste specializzate, ma anche nei media più diffusi. Ciò che però non si discute in modo chiaro è quale alternativa abbia la borghesia. Non è un caso: questa alternativa non esiste.

ED E' ANCORA E SEMPRE “MANIPOLAZIONE” di Giandiego Marigo



ED E' ANCORA E SEMPRE “MANIPOLAZIONE”
di Giandiego Marigo




E siamo sempre lì, torniamo a parlare della confusione dei termini, dell'uso inappropriato delle parole. Oggi vorrei parlare non già della vituperata ed abusata parola “sinistra” bensì del termine “socialista” ,dilaniato e reso quasi grottesco dal congresso del PSE.
Come può, questo termine essere affiancato al “liberismo” ed a questo sistema? Come essere veicolo e complice della peggiore finanza, nel periodo storico più oscuro e più terribile per i popoli di cui quest'Europa dovrebbe essere “ricettacolo”.
Si incontrano a congresso e modulano scenari in cui di tutto si parla salvo che degli interessi dei lavoratori e del popolo minuto … come può definirsi socialista tutto questo?
Eppure la bocca è piena di parole come socialismo, sinistra, come progressismo e civiltà ed in qualche modo, personalmente, questa ridondanza tarpa e silenzia qualsiasi prospettiva di cambiamento che comprenda e passi per un percorso sistemico.
Perchè non può essere ignorato come oggi costoro siano “il sistema”, suoi guardiani e suoi servi, come rappresentino e raccolgano gli interessi di quegli stessi che il mondo muovono e posseggono … e non può essere questo, non in nome del socialismo.
Scendere nello specifico delle dichiarazioni e delle menzogne, dell'uso e dell'abuso, accettare la logica delle loro citazioni ed analisi, della prosopopea dei loro professori ed economisti sarebbe accettare il loro “terreno di confronto” ed è esattamente quel che vogliono, per potere poi dimostrare l'inconsistenza di qualsiasi opposizione. 
Per deridere, minimizzare, marginalizzare. Per distruggerlo poi all'interno delle loro “inesorabilità bipolari”. O peggio per renderle “criminali” all'interno delle loro coalizioni, più o meno “grandi”, più meno dedite all'alternanza ed “articolate”.
Ed è, precisamente, quel che fanno, normalmente, per tarpare e, possibilmente, azzittire qualsiasi cinereo rimasuglio di quel che storicamente fu il loro retaggio.
Perchè, purtroppo è innegabile che loro abbiano comperato, possiedano ed usino spudoratamente, cavalcandola senza pietà e senza alcun rispetto l'eredità storica che ci ha , tutti, formati.
Essi possiedono l'anima dei luminari, gestiscono la sapienza dei dotti, sono padroni della retorica degli atenei … come opporsi all'evidenza della loro superiorità e della loro sapienza che costringe ogni alternativa nell'angolo delle fantasie. Come non aderire di fronte all'evidenza del pensiero pragmatico-scientifico, all'inevitabilità di questo mondo perfetto?
Come opporsi ad una manipolazione minuta che ci obbliga a riferirci a “sapienze” che essi stessi ci ammanniscono e ci “impongono”.
Se l'uso delle parole che ancora smuovono il nostro sangue è normalizzato, ed ormai standardizzato nel loro frasario per parlarci del potere, se attraverso questi termini essi ci costringono in un cammino che non ci appartiene, nutrendo la nostra stessa confusione di “etichette” e di “step” ben studiati ed artatamente sparsi nei loro discorsi altrimenti, strutturalmente vuoti?
Se la cultura da cui traiamo le nostre conclusioni è stata “gestita” nel loro segno?
Mi rendo conto della difficoltà infinita di questo discorso che rischia di impantanarsi in ogni riga, che cerca le ragioni dei dettagli che fanno la differenza. Potrebbe essere semplicemente scartato come “fastidioso” ed “artefatto”.
Mi rendo conto e mi spaventa, come ormai sempre più la risposta stia in una scelta personale, “asistemica e radicale”, pericolosa, sotto molti aspetti ed avventurosa, certamente costosa e complessa.
Difficile da operare e da mantenere e resa ancor più ostica dall'ostracismo di coloro che si definiscono, appunto, socialisti ed implementano, difendono e rappresentano costantemente questo sistema.
Si veda per esempio la gioia dello PSI per l'ingresso di Nencini al governo e per la partecipazione di Renzi al congresso del PSE, entusiasmo e gioia, come se davvero stesse cambiando qualche cosa ... mentre nulla realmente cambia, anzi l'intorno ed il contesto peggiora
Un'illusione ed un racconto fantastico, fondato sul nulla, una vittoria che è solo il mascheramento dell'ultima sconfitta, la svendita della propria stessa anima a quei poteri forti che non hanno mai, nemmeno per un attimo, smesso di dominare questo paese negli ultimi 200 anni, con il solo grosso spavento del periodo della Resistenza e dei giorni immediatamente successivi.
Sempre più forte, in me, ma credo, almeno in questo, di interpretare l'esigenza di molti, il bisogno di un'alternativa reale.
Non solo immediata ed utilitaristica.
Non solo del cambiamento dell'età e dello stile di una classe politica, ma della profonda mutazione di una modalità spirituale e filosofica nel modo di porsi e di “vedere” il mondo che ci circonda.
E di conseguenza una trasformazione dell'agire sociale, di quelle relazioni “normalizzate e minute” che fanno la differenza, sempre più impellente l'esigenza d'un mondo altro da questo, d''una cultura e di un linguaggio di mode e modi che lo rappresentino.
Mi scuso con gli economisti, gli intellettuali seriosi e competenti, con i militanti severi, con gli analisti di flussi, con i qualunquisti urlatori, con i socialisti da operetta.

Mi perdonino gli arguti segretari della sinistra storica, per la pochezza di questo mio intervento che sembra dire così poco, ma io credo che le profonde ragioni derivino da un afflato dell'anima ed è questo afflato che oggi si sente deriso, tradito, minimizzato trattato come spazzatura, usato e strumentalizzato per finalità che definire losche è simpatico e brillante eufemismo.




lunedì 24 febbraio 2014

LA LISTA TSIPRAS PER UN'IDEA DI SINISTRA UNITA- INTERVISTA AL PROF.BEVILACQUA


LA LISTA TSIPRAS PER UN'IDEA DI SINISTRA UNITA
INTERVISTA AL PROF.BEVILACQUA
a cura di Simone Mucci e Veronica Pavoni 



Alcuni movimenti come Lotta Comunista e il Partito Comunista dei Lavoratori hanno mostrato un certo scetticismo e sfavore nella lista Tsipras, definendola l’ennesimo tentativo riformista destinato al fallimento. Cosa può dirci in proposito?

Se questi movimenti stanno organizzando la Rivoluzione io li seguo, ma per il momento non credo, quindi probabilmente ci dovremmo accontentare anche di questo riformismo che si propone come alternativa concreta per cambiare qualcosa nella condizione di milioni di cittadini italiani ed europei. Questi sono gruppi velleitari e destinati al fallimento, lo dico con grande disincanto e naturalmente con umana simpatia, ma anche con senso critico perché spesso conducono tanti giovani in un vicolo cieco. E’ pur vero che la politica si è ridotta come si è ridotta, ma il tentativo della lista Tsipras non si configura come l’ennesimo tentativo riformistico, poiché è coordinato da persone al di fuori di ogni sospetto sotto questo profilo. Persone come Luciano Gallino, Marco Revelli, Guido Viale, non sono certo riformisti soliti, sono piuttosto figure di grande rigore, coerenza, e portatori di visioni alternative allo sviluppo capitalistico presente.

Analizzando questo quadro della sinistra italiana da un punto di vista storico, si potrebbe azzardare una certa analogia fra gli errori commessi dalla sinistra degli anni ’30, che troppo tardi fece Fronte Comune contro il fascismo, e la sinistra del nostro tempo che ancora una volta si divide?

Certo, si ripropone una vecchia storia. Io ho una grande ammirazione per Tsipras perché lui, in Grecia, in una situazione di tragedia nazionale, è riuscito a mettere insieme i gruppi dispersi di una sinistra frantumata e ne ha fatto un partito che ha raggiunto il 26%, dando speranza e coerenza a questo popolo della sinistra che può costituire un’alternativa. Negli anni ’30 si arrivò alla teoria del social-fascismo, creando una spaccatura terribile all’interno del campo socialista, indebolendo quel fronte che si sarebbe potuto porre come alternativa a un mondo che virava violentemente a destra nel fascismo, nel nazismo, nel franchismo. Noi lo capimmo tardi. Ricordo che Gramsci, quando dovette dare il nome al giornale del nascente Partito Comunista nel 1924, lo chiamò l’Unità, giornale che quest’anno fa 90 anni. Un glorioso giornale tuttavia finito male. Gramsci lo chiamò L’Unità proprio perché aveva capito che l’elemento di debolezza della sinistra è la disunione. Naturalmente non è facile mettere insieme queste diversità, specialmente nell’odierna epoca del pluralismo, ma è necessario unire le formule. Chi domina trova l’unità nel collante del potere, mentre noi che il potere non lo abbiamo dovremmo unirci: invece andiamo a spaccare il capello e ciascuno cerca di coltivarsi la propria verità e purezza in solitudine, in quell’impotenza che nel frattempo permette al potere di asfaltarci.

Andando ad approfondire questa sua fiducia nella Lista Tsipras, può riassumerci i punti fondamentali che questa sinistra europea porta avanti? In particolare in merito al reddito di cittadinanza.

La Lista Tsipras vuole presentarsi all’Europa non per uscire dall’euro e distruggere l’Europa, ma per renderla più solidale, per ricostruire le strutture, ridiscutere i trattati e la questione del debito pubblico dei paesi più indebitati, così da definire e cadenzare il rientro dal debito in tempi più lunghi e con modalità diverse da quelle da strozzinaggio che oggi ci vengono imposte. Se ogni anno, con questa crescita del PIL che non c’è, l’Italia dovesse continuare a togliere 60 miliardi dal proprio bilancio per rientrare del debito, l’Italia non ce la farà. Visto che uscire dall’euro sarebbe una tragedia, dobbiamo imporre all’Europa una nuova modalità per rientrare del debito. C’è da ridiscutere l’impianto finanziario e fiscale dell’Europa: vogliamo una fiscalità progressiva, per cui chi ha di più deve pagare di più e chi ha di meno deve pagare di meno. Occorre ripensare i rapporti con i paesi del Mediterraneo a livello commerciale: pratichiamo ancora una politica neocoloniale nei confronti di questi paesi. Riguardo al reddito di cittadinanza, questo è il punto fondamentale del programma: siamo società mature e ricche dove si accumulano patrimoni immensi nelle mani di poche persone, questi patrimoni non posso essere così elevati, vanno in parte utilizzati per ridistribuire la ricchezza. Il reddito di cittadinanza è un salto di civiltà poiché implica che tutti i cittadini abbiano la sicurezza della vita e della dignità. Quand’anche ci fossero cittadini passivi e improduttivi, anche questi metterebbero in moto l’economia consumando, facendo acquisti. In questa situazione di estrema disparità di ricchezza, la macchina economica si inceppa poiché la massa monetaria diventa speculazione finanziaria e i poveri non consumano. Reddito di cittadinanza, se c’è una progettualità culturale, vuol dire anche mettere in moto impegni sociali nell’ambito del volontariato, dell’ecologia, della tutela e cura del bene comune. 
Mancano oramai tre mesi alle elezioni europee e la Lista Tsipras è un movimento nuovo che in poco tempo dovrà farsi conoscere e trovare consenso. In questo mare magnum di partiti e liste, come può questo movimento distinguersi e comunicare le proprie istanze?
Bisogna organizzare molte attività, non fra gli addetti ai lavori ma nelle piazze, nei loghi della quotidianità dei cittadini italiani. Il tutto scegliendo una comunicazione originale, recitando poesie, organizzando piccoli spettacoli. Un modo insolito per fare campagna elettorale cercando di destare curiosità e interesse nel giovane, nell'impiegato, nel negoziante, nel pensionato. Per quanto riguarda il mio impegno, organizzerò a breve delle giornate di dibattito e informazione con gli studenti universitari.


* Il Prof. Piero Bevilacqua è docente di Storia Contemporanea presso “La Sapienza”

dal sito Oltremedia news

 


sabato 22 febbraio 2014

QUELLI CHE SI ARROGANO E QUELLI CHE SI CONFONDONO di Giandiego Marigo




QUELLI CHE SI ARROGANO E QUELLI CHE SI CONFONDONO

di Giandiego Marigo




È strano constatare, anche se occorre una certa qual dose di coscienza per farlo, come si stia giocando sporco e basso.
Da una parte molti si arrogano d'essere di sinistra portando avanti discorsi neo-liberisti e fortemente sistemici, comportamenti e cultura liberale edassolutamente conservatrice.
Dall'altra quelli che confondono attribuendo il termine e la qualifica di “sinistorso” alle peggio cose.
L'uno e l'altro atteggiamento, fanno poi il medesimo gioco (chissà come mai) e rappresentano , alla fine e per nulla stranamente, il medesimo interesse.
Se da una parte, per esempio, la Renzi & C. si auto-gratifica d'un “progressismo” che non le appartiene affatto, dall'altro la Grillo & Casaleggio Associati, con il medesimo linguaggio e la stessa tendenza alla generalizzazione confusionaria della Imperatore Farlocco Trade e micro-aziende satellite persegue la medesima confusione, attribuendo anch'essa questa qualifica in modo del tutto arbitrario e denigratorio.
Si può quindi affermare che, al di là delle apparenze (cui tutti, avendo frequentato i medesimi masters alla Bocconi , allo IULM e negli States, pongono ossessiva attenzione) essi perseguano il medesimo obbiettivo che è di squalificare ed infangare, definitivamente , il concetto “comune”, il sentire profondo che attribuisce significato al termine stesso “Sinistra”.
La cosa importante , per tutti loro, è cancellare dalla storia l'auto-organizzazione della classe lavoratrice, le conquiste della classe operaia europea ed italiana in particolare del '900, la sua cultura, ogni suo ricordo, ma soprattutto ogni traccia di “Struttura Indipendente dal Sistema”.
Portare la gente cioè a pensare che i politici siano davvero tutti uguali, che sia comunque e sempre , uniformemente merda, che nessuno rappresenti altri che non se stesso ed i propri interessi ed in definitiva quelli dei “signori del mondo”. Perchè il mondo è questo egoismo e miseria umana, competizione e verticalità, trionfo del più forte ed eterna perpetuazione d'in potere talmente superiore da essere inarrivabile.
Deve essere acquisizione comune ed accettata che ogni tentativo di “civilizzazione spirituale e di conseguente maturazione” sia impossibile, perché cozza, infrangendosi inevitabilmente ed inesorabilmente, contro la natura umana. Deve essere condiviso metabolizzato ed accettato che l'unica strada possibile sia, al massimo, organizzare e disciplinare emendandola la miseria e l'aridità di anime immancabilmente guerradondaie, disperate, competitive e carnivore.
É la disinformazia, la manipolazione ed è talmente e micidialmente efficace che riesce a convincere persino noi (si guardi l'inutile, assurda, demenziale polemica sul termine sinistra nel simbolo della lista per Tsipras alle Europee).
Sono convinto, da sempre, quindi da prima che i sapienti del nulla ci intrattenessero sull'importanza del marketing in politica, che il linguaggio con il quale parliamo fra noi e con la gente debba evolversi, insieme ed a rappresentazione della nostra stessa evoluzione interiore, politica e spirituale, ma fra questo ed il farsi sfondare dalla propaganda sistemica del “sono tutti uguali” oppure sulle fantasiose responsabilità della “sinistra storica” nell'attuale debaclè … bhè c'è della distanza.
Ma ancora di piu ne esiste fra una “furberia pretestuosa” ed una “reale acquisizione evolutiva”.
Se davvero in una consultazione circolare, ampia, partecipata ed orizzontale si fosse maturata la decisione, condivisa e meditata di non definire più “Sinistra” l'AreA di Progresso e Civiltà io ne sarei il primo e più acceso sostenitore, ma non è così. Non si alfabettizza, tutti si reputano saputi e sapienti e nessuno sembra avere l'umiltà del dubbio e del ripensamento.
Si permette, di fatto, che questa artificiosa e deleteria confusione trionfi, anche grazia alla pochezza della reazione, visto che gli stessi intellettuali e pensatori che dovrebbero rappresentare l'Avanguardia Pensante dell'alternativa, preferiscono grandemente salotti ben riscaldati, palchi ben strutturati, la rassicurante certezza dei loro diritti d'autore e l'abbondante companatico che viene loro fornito dal sistema e dalle sue pieghe, che essi preferiscono chiamare “contraddizioni”.


giovedì 20 febbraio 2014

LA STUPIDITA' DI CHI SI SUPPONE INTELLIGENTE di Giandiego Marigo



LA STUPIDITA' DI CHI SI SUPPONE INTELLIGENTE


di Giandiego Marigo


Sono con Tsipras, senza se e senza ma, ritengo, come ho già scritto parecchie volte che la lista che lo veicola sia una grande occasione di unità e di discussione, nonostante tutti i tentativi degli“intelligenti” di trasformarla in una farsa.
Solo ho un grande gusto del grottesco, l'ho sempre avuto ed è stato valorizzato e sviluppato da una lunga frequentazione della “intellighenzia culturale” milanese, in cui ho avuto anche l'onore di frequentare il re, assoluto, del grottesco, Dario Fo.
Fatto sta che mi diverte e mi fa sorrridere quella che definirò La Stupidità dei Geni.
Sono sempre stato convinto che si debba privilegiare il senso ed il contenuto rispetto alla forma ed al contenitore, ma a volte le “evoluzioni” di chi si suppone “intelligente”, “migliore”, “imparato”, di chi ritiene di potere e dover insegnare … bhè mi fanno, sinceramente, sorridere.
Stiamo ovviamente parlando della scelta “furbetta” di non usare la parola Sinistra nel simbolo e nella propaganda della Lista per Tsipras Presidente.
Ho già scritto a questo proposito, lo stanno facendo in molti, non parlerò quindi seriamente di questa tematica, ma solo con la superficialità di chi non riesce proprio a non ridere di se stesso e a non“elogiare il dubbio”.
Una delle motivazioni che muove “la pensata” in questione è certamente il fatto, innegabile, che con il livello, sinceramente, desolante della “capacità di comprensione” delle italiche genti, con“l'abitudine ormai endemica allo slogan”, a causa di un “abuso assoluto nell'uso delle definizioni e dei termini” sia davvero molto più difficile definire cosa non è Sinistra rispetto al fare qualche cosa di nuovo.

mercoledì 19 febbraio 2014

GLI ZINGARI E TOTA di Sara Palmieri




GLI ZINGARI E TOTA
di Sara Palmieri



Gli zingari sono accampati sotto i balconi del nostro appartamento che dà sul fiume.
Più che un fiume un torrente, in secca d’estate e impetuoso d’inverno senza che però sia mai straripato.
Gli zingari vivono là, tra i nostri balconi e il torrente “Cantagalli”. 
Noi, mia sorella ed io, siamo bambine, ma non abbiamo paura di loro anche perché i miei genitori non ce ne hanno mai incusso.
Non hanno mai detto e non dicono mai: “Se non fai la brava, non mangi, non dormi, non ubbidisci chiamo gli zingari o vengono gli zingari a prenderti!”
Le famiglie del rione e gli zingari vivono in pace. In quei primi anni Sessanta sono tutti più gentili, solidali e tolleranti di oggi. Forse perché sono usciti dalla povertà e dalla miseria da poco e non considerano “povertà” e “miseria” dei difetti, ma condizioni quasi sempre incolpevoli.
Quando penso a quegli anni la parola che mi sovviene, aldilà dei tumulti che seguiranno, è armonia.
Si sa che ogni tanto passano a chiedere roba da mangiare, così mia mamma ha sempre da parte una sporta con beni di prima necessità: farina, zucchero, pasta, caffè, caramelle per i bambini.
Si sa anche che rubacchiano: gli piacciono i ferri vecchi dell’officina di mio padre, qualche panno steso ad asciugare, qualcosa che perdiamo per strada e forse non ritroveremo. Ma per nessuno è un grave problema. Basta stare più attenti.
A me piace osservarli dalla finestra. Hanno vestiti dai colori sgargianti e foulard in testa. Vivono in tenda, cuociono all’aperto e hanno sempre sul fuoco pentoloni di acqua che bolle. Non sono rumorosi e neppure tanto sporchi. I bambini vanno a scuola, non tutti, ma qualcuno ci va.
Mi incuriosiscono e perfino li invidio un po’. Mi sembrano così liberi.
Ci sono ragazze adolescenti. Tra loro c’è Tota, ha sedici anni e una pelle d’ambra. E’ bella, ma ha un modo di fare selvatico e diffidente. Ogni tanto è lei che si presenta a casa per chiederci da mangiare. Qualche volta ha pranzato con noi. Mia mamma e Tota sono entrate un po’ in confidenza. Mia mamma è un’insegnante, siamo tre figli, mio padre è sempre in officina. Avrebbe bisogno di una mano in casa e così la chiede a Tota. Si accordano sui giorni e sulla cifra che le darà. Tota comincia a lavorare da noi; me la ricordo alla vasca che abbiamo in cucina a strofinare i panni con i grossi pezzi di sapone fatto in casa col grasso di maiale e la soda caustica. Non ricordo quanti giorni durerà il suo lavoro a casa nostra, ma si mostra contenta anche se ha sempre quello sguardo diffidente e quegli occhi di volpe.
Sembra non fidarsi di noi, forse le sembriamo strani: persone ordinarie, con vite ordinarie e ripetitive, schiave del quotidiano e di quelle gabbie che ci siamo costruiti intorno e che chiamiamo doveri, prima ancora di rivendicare diritti.
Sul frigorifero panciuto con pedale degli anni Sessanta, campeggia un carosello di terracotta dove ogni tanto i miei genitori infilano degli spiccioli.
Tota lo ha sicuramente notato perché un giorno scompaiono insieme. Tota e il carosello.

Oggi mi chiedo se si sia mai pentita di quel gesto. Sicuramente non c’erano molti soldi nel salvadanaio, non più di quelli che le avrebbe dato mia mamma per il suo aiuto. Ma gli zingari sono così: gli piace essere liberi. E forse hanno ragione. In fondo è così che siamo nati: liberi.      



martedì 18 febbraio 2014

Vita, DNA, ricerca scientifica e dignità dell’uomo.










 
Di Riccardo Achilli


 Sommario




E’ una opinione che si sta consolidando, e che trova riscontro anche nei dati di mercato, che il capitalismo finanziario, in uscita dalla crisi, cerchi nuovi sbocchi di mercato ancora intonsi, sui quali ritagliarsi nuovi spazi. Ora, il mercato immobiliare, quello delle carte di credito e quello della spesa pubblica, sui quali questa sovrastruttura parassitaria ha fatto crescere, rispettivamente, la bolla del mattone, quella del debito privato e quella del debito pubblico, appaiono oramai non più sfruttabili. La speculazione borsistica, con la sua appendice riferita alla borsa tecnologica del Nasdaq, è oramai rischiosa, e largamente limitata dalle varie Autorità nazionali di Vigilanza. Così come quella sui tassi di cambio.
Quali spazi nuovi trovare, quali terre vergini aggredire per piazzare un cronico eccesso di offerta di capitali, che nel solo comparto degli investimenti di portafoglio, al netto delle riserve, raggiunge 1.174 miliardi di dollari nel solo anno 2007[1], e che non può trovare sfogo soltanto sui mercati Otc dei derivati? Un campo ancora libero, dopo aver sfruttato merci e servizi?  Quello dell’uomo in sé stesso, del suo corpo, della sua personalità, della sua umanità. Il mercato del corpo umano trova sfogo in un immenso giro d’affari che coinvolge l’industria cosmetica, quella dello sport e del fitness, e la chirurgia estetica e plastica. La sola chirurgia plastica ha un giro d’affari che oscilla, di anno in anno, fra i  12 ed i 20 miliardi di dollari[2] .
Ma l’ambizione  è molto più ampia. Si tratta di reingegnerizzare completamente l’uomo, fin nei suoi più reconditi spazi di umanità, ed in questo viene in soccorso, strombazzando, l’industria privata della genomica. La posta in gioco è sintetizzata da Steven Pinker, che, baldanzoso, annuncia che “il 2008 ha visto l’introduzione di una genomica diretta al consumatore”. Ecco: non vi piacete più? Siete poco assertivi, timidi, oppure avete il naso troppo lungo? Una risistemata al vostro DNA e vi rifacciamo nuovi! Eccheggiano le parole tetre di Francis Fukuyama, il genio che ha previsto la “fine della storia”: secondo lui, i tentativi di realizzare una razza umana “nuova e perfetta” (sulla base di quali parametri etici, psicologici, culturali non è dato sapere) saranno finalmente realizzati dalla genetica. Sullo sfondo, si intravede il mondo da incubo di Aldous Huxley, in cui una élite irraggiungibile, invisibile e chiusa di coordinatori, unici depositari della memoria storica e del progetto sociale complessivo, realizza, con gli strumenti dell’eugenetica (Huxley scrive prima della scoperta del DNA, avvenuta definitivamente solo nel 1953) un mondo in cui ogni singolo essere umano, sin dalla nascita, è programmato in vista di un inserimento predeterminato nella società. Dove il libero arbitrio, persino il concetto di destino individuale, vengono completamente svuotati di senso, da una ingegneria genetica che diviene ingegneria sociale.



La posta in gioco è enorme. Nel 2012, le compagnie biotech mondiali hanno fatturato 89,8 miliardi di dollari,

LISTA TSIPRAS: POTENZIALITÀ E LIMITI


 Tsipras
*A cura della redazione di Sinistra Anticapitalista

Promosso da sei intellettuali (Luciano Gallino, Barbara Spinelli, Marco Revelli, Guido Viale, lo scrittore Andrea Camilleri, il direttore di MicroMega Paolo Flores d’Arcais), con il successivo sostegno di quasi 25.000 firme raccolte negli ultimi 20 giorni, è stato lanciato qualche settimana fa un appello perché alle prossime elezioni europee sia presente una lista raccolta attorno alla candidatura di Alexis Tsipras, leader di Syriza, la coalizione greca che ormai da un paio d’anni costituisce un importante punto di riferimento politico per la lotta del popolo ellenico contro i diktat dell’Unione europea e contro la politica del governo di centro-sinistra-destra (potremmo dire di larghe intese) che ad Atene li gestisce.
L’impostazione proposta, per quanto segnata da parecchie ambiguità, aveva però un punto di forza nella volontà di sfuggire ai due scogli simmetrici dell’approccio entusiasticamente europeista (sul tipo di quello del PD) o del ripiegamento nazionalista “euroscettico” o addirittura sciovinista. Nell’appello questa volontà è sintetizzata così: “La prima risposta è di chi si compiace: passo dopo passo, con aggiustamenti minimi, l’Unione sta guarendo grazie alle terapie di austerità. La seconda risposta è catastrofista: una comunità solidale si è rivelata impossibile, urge riprendersi la sovranità monetaria sconsideratamente sacrificata e uscire dall’Euro. Noi siamo convinti che ambedue le risposte siano conservatrici, e proponiamo un’alternativa di tipo rivoluzionario”.
Il riferimento a Tsipras è richiesto dalle nuove norme elettorali dell’Unione europea che prevedono che ogni lista che si presenta debba anche indicare a quale candidato alla carica di presidente della Commissione euopea si richiami.

lunedì 17 febbraio 2014

FRANCO RUSSO: NECESSARIO UN PROGETTO SOVRANAZIONALE PER ROMPERE L’EUROPA DEI MERCATI






FRANCO RUSSO: NECESSARIO UN PROGETTO SOVRANAZIONALE PER ROMPERE L’EUROPA DEI MERCATI
Giovedì 20 febbraio il cofondatore di Ross@ sarà a Trieste per partecipare con compagni italiani e sloveni al dibattito “Trattati europei: chi decide?”, che si terrà a partire dalle 17:30 nella sala di via Fabio Severo 14/b. L’abbiamo intervistato.

Intervista di
Norberto Fragiacomo




Franco Russo, classe 1945, vanta una lunga e coerente militanza a sinistra: iscrittosi nel 1961 alla FGCI - da cui venne espulso sei anni dopo per aver promosso il Centro antimperialista Che Guevara - ha preso parte al movimento del ’68 romano; cofondatore di Democrazia Proletaria (del cui gruppo parlamentare è stato presidente) e tra gli animatori della sinistra rosso-verde, ha poi aderito a Rifondazione Comunista, ricoprendo dal 2006 al 2008 la carica di deputato. E’ stato anche attivo nel Social Forum europeo da ‘Firenze 2002’. Nel 2012, assieme a Giorgio Cremaschi e ad altri, ha dato vita a Ross@.
Non è il classico politico che parla di tutto senza approfondire nulla: Russo conosce come pochi – non solo a sinistra – la complessa materia dei trattati e del diritto europeo. La sua posizione è chiara: il 14 dicembre, all’assemblea di Ross@, ha letto una relazione intitolata “Rompere l’Unione Europea” – unica via, sostiene, “per battere centrosinistra e centrodestra, al governo insieme in Italia, che portano avanti le politiche antipopolari dell’austerità. L’altro nostro nemico è il populismo.”
Franco Russo sarà a Trieste il 20 di febbraio, per partecipare a un dibattito transnazionale che coinvolgerà i giovani compagni sloveni di Iniziativa per un Socialismo Democratico e sindacalisti della Rete 28 Aprile: in previsione dell’evento l’abbiamo contattato telefonicamente per porgli alcune domande che gravitano, per l’appunto, intorno all’Europa e al suo/nostro futuro.

UNA POSSIBILE RICOSTRUZIONE DELL'ASCESA POLITICA DI RENZI di Riccardo Achilli




UNA POSSIBILE RICOSTRUZIONE DELL'ASCESA POLITICA DI RENZI


di Riccardo Achilli


Su Formiche.net, Emanuele Macaluso ci offre la sua chiave di lettura degli eventi che hanno portato all'ascesa di Renzi a Palazzo Chigi. Si tratta di un articolo,che il caro compagno Marco Lang ha circolarizzato, che a mio avviso è particolarmente interessante soprattutto perché, tra le righe, offre una lettura di cosa stia passando per la mente di Napolitano in questi giorni. Infatti, Macaluso è un antico compagno di corrente di Napolitano fin dai tempi del migliorismo nel PCI, e conserva un'amicizia personale con il Presidente. Quindi è più che probabile che nella sua interpretazione degli eventi di questi giorni filtri qualcosa del pensiero dello stesso Napolitano. E certo, se così è, non filtra un'idea favorevole su Renzi, qualificato da Macaluso come combinato disposto di ambizione senza progetto e di mancanza di esperienza politica internazionale. Né appare favorevole il giudizio sulla "fase" (parola tornata di moda...) fra sbracamento del PD ("che ha offerto una prova preoccupante apparendo come una forza che non ha, sul piano politico e dei rapporti personali, un minimo di spessore"), consapevolezza del punto particolarmente basso raggiunto dalla crisi politica e di rappresentanza in cui si avvolge un Paese che esce da una disastrosa II Repubblica senza intravedere una risalita, e, last but not least, certezza che non si arriverà al 2018 (come è ovvio, atteso che, per Renzi, addirittura ottenere un voto di fiducia con numeri ampi, "di sicurezza", sembra un'impresa non facile, stretto com'è fra le ostilità di ampia parte del suo stesso partito, che lo costringono a mantenere il ruolo di segretario per cercare di controllare la situazione, ed i contrapposti interessi di Alfano e Berlusconi, che però sono entrambi indispensabili per il fiorentino). Se queste considerazioni riflettono l'analisi di Napolitano, è chiaro che Renzi dovrà essere preoccupato: in queste condizioni, è difficile pensare che il Presidente metterà a disposizione del Governo il suo contributo politico/diplomatico per tenerlo in piedi nelle fasi difficili, come ha fatto con Letta, letteralmente messo sotto tutela presidenziale per mesi, ed in passaggi molto delicati (come il voto di fiducia di ottobre che ha portato alla spaccatura del Pdl, e in cui Letta rischiava il collo). E neanche l'idea di convincere Napolitano ad andarsene, magari (come sembra iniziare a filtrare) per sostenere l'ascesa di Prodi al Colle, sembra impresa facile (dice Macaluso: "lui stesso (Napolitano) ha più volte spiegato che è tornato al Quirinale per accompagnare e garantire il percorso di riforme a partire dalla legge elettorale. Dopodiché rassegnerà le dimissioni". Cioè niente speranza di dimissioni prima che le tre riforme istituzionali siano state portate a termine, il che comporterà mesi di lavoro. Renzi dovrà confrontarsi con un Presidente che non sembrerebbe, da quanto traspare da Macaluso, molto propenso ad aiutarlo. Davvero una situazione critica per il fiorentino, in un contesto sociale ed economico ancora caotico, con i vincoli europei e nessuna esperienza né relazione politica internazionale per affrontarli, un partito propenso all'ammutinamento continuo, il cui clima interno è stato reso ancor più velenoso dallo stesso Renzi (un record, in soli due mesi da segretario) ed una maggioranza lacerata dal duello Alfano-Berlusconi, che sono entrambi interlocutori forzati per il Nostro. Altro che 2018... Renzi dovrà accendere un cero per ogni settimana che porterà a termine.   

domenica 16 febbraio 2014

INGOIARE IL ROSPO di Giandiego Marigo



INGOIARE IL ROSPO
di Giandiego Marigo




Premettiamo la nota di Marco Revelli a nome dei fantomatici Promotori della Lista per Tsipras:

NOTA DI MARCO REVELLI a nome dei promotori.
"Il termine sinistra non compare nei nomi proposti almeno per tre buone ragioni:
1) perché da anni non è più, in Italia, portatore di un preciso contenuto programmatico ma ha finito per rappresentare un’etichetta generica in cui c’è tutto e il contrario di tutto;
2) perché rischia di farci confondere con quanti si sono in questi anni dichiarati “di sinistra” stravolgendone i valori, sostenendo nei fatti politiche liberiste o più semplicemente, mirando alla propria autoperpetuazione personale;
3) infine perché il nostro obiettivo è quello di conquistare il cuore e la mente dei milioni di elettori che non si sentono più di sinistra, o non si sono mai sentiti tali - soprattutto se giovani - perché in quello che è stato presentato loro come sinistra non hanno mai trovato una risposta ai loro problemi.
Abbiamo invece preferito privilegiare ciò che costituisce il nucleo programmatico della lista: un'Europa diversa, da costruire, e il riferimento a una figura, Tsipras, che dell'opposizione alle politiche devastanti dell’Unione europea è il simbolo."

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