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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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martedì 18 febbraio 2014

LISTA TSIPRAS: POTENZIALITÀ E LIMITI


 Tsipras
*A cura della redazione di Sinistra Anticapitalista

Promosso da sei intellettuali (Luciano Gallino, Barbara Spinelli, Marco Revelli, Guido Viale, lo scrittore Andrea Camilleri, il direttore di MicroMega Paolo Flores d’Arcais), con il successivo sostegno di quasi 25.000 firme raccolte negli ultimi 20 giorni, è stato lanciato qualche settimana fa un appello perché alle prossime elezioni europee sia presente una lista raccolta attorno alla candidatura di Alexis Tsipras, leader di Syriza, la coalizione greca che ormai da un paio d’anni costituisce un importante punto di riferimento politico per la lotta del popolo ellenico contro i diktat dell’Unione europea e contro la politica del governo di centro-sinistra-destra (potremmo dire di larghe intese) che ad Atene li gestisce.
L’impostazione proposta, per quanto segnata da parecchie ambiguità, aveva però un punto di forza nella volontà di sfuggire ai due scogli simmetrici dell’approccio entusiasticamente europeista (sul tipo di quello del PD) o del ripiegamento nazionalista “euroscettico” o addirittura sciovinista. Nell’appello questa volontà è sintetizzata così: La prima risposta è di chi si compiace: passo dopo passo, con aggiustamenti minimi, l’Unione sta guarendo grazie alle terapie di austerità. La seconda risposta è catastrofista: una comunità solidale si è rivelata impossibile, urge riprendersi la sovranità monetaria sconsideratamente sacrificata e uscire dall’Euro. Noi siamo convinti che ambedue le risposte siano conservatrici, e proponiamo un’alternativa di tipo rivoluzionario”.
Il riferimento a Tsipras è richiesto dalle nuove norme elettorali dell’Unione europea che prevedono che ogni lista che si presenta debba anche indicare a quale candidato alla carica di presidente della Commissione euopea si richiami.

Infatti, il candidato a presidente della Commissione europea per il PSE (Partito socialista europeo, a cui aderisce, seppure in una posizione semiesterna, il PD italiano) è il tedesco Martin Schulz. Il belga Guy Verhofstadt è invece il candidato per Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (Alde). E poi Marine Le Pen per l’Alleanza Europea per la Libertà.José Bové e Ska Keller saranno invece i due capilista dai Verdi Europei. Non sembra ancora sciolto l’enigma di quale sarà il candidato del PPE (a cui aderiscono Forza Italia e il NCD di Alfano): i nomi possibili sono ancora molti e non è detto che alla fine non venga scelto qualcuno al di fuori della rosa finora nota.
Occorre inoltre ricordare che quelle di maggio saranno le prime consultazioni che si svolgeranno nell’ambito del Trattato di Lisbona che ha non poco modificato gli equilibri istituzionali della UE. Per contrastare almeno formalmente le critiche alle istituzioni europee, giustamente tacciate di scarso rispetto della democrazia, e anche per tentare di scongiurare il rischio di un boom astensionista, si cerca di dare un ruolo maggiore all’unica istituzione elettiva, cioè al Parlamento che avrà una funzione di “colegislatore” (a fianco della commissione), con il compito tra l’altro di eleggere il presidente della Commissione, “tenendo conto dell’esito delle urne” (articolo 17, paragrafo 7 del Trattato).
Dunque il voto di maggio non costituirà solo una sorta di disimpegnato sondaggio elettorale “di mezzo termine”, un termometro degli umori dell’elettorato senza grandi conseguenze sulla vita politica, ma avrà implicazioni non irrilevanti sugli equilibri dell’Unione.
Certo, il carattere antidemocratico delle istituzioni comunitarie non verrà intaccato sostanzialmente. La Commissione sarà sempre non elettiva (salvo il presidente) e i poteri reali di intervento resteranno concentrati nella troika.
Inoltre, la sostanziale sovrapponibilità delle politiche dei principali gruppi politici europei (PPE, PSE, ALDE), in mancanza di una significativa presenza di forze di sinistra radicale nettamente indipendenti dal PSE, dà visibilità e forza alla spregiudicata politica dei gruppi di estrema destra, che sovente appaiono come l’unica credibile opposizione alla politica antipopolare. Le vicende di questi ultimi anni, peraltro, molto segnate (in particolare in parecchi paesi, tra cui l’Italia) dalle interferenze dei potentati comunitari, faranno sì che quelle del 2014 saranno elezioni più sentite rispetto a quanto accaduto nelle tornate precedenti.
Tutto ciò rende poco proponibile e sbagliato un approccio pregiudizialmente astensionistico e una sottovalutazione della scadenza.
Sarebbe come dire che non ci interessiamo dell’Europa perché non ci riguarda…
Ecco perché Sinistra Anticapitalista ha seguito con attenzione e ha partecipato alle iniziative di discussione attorno alla proposta di una lista per le europee di sinistra, alternativa sia al centrosinistra sia al centrodestra (diversa dal Movimento 5 stelle) ed autonoma dai partiti.
La discesa in campo diretta di Tsipras testimonia della volontà della Sinistra Europea, il raggruppamento continentale a cui aderiscono Tsipras e la maggioranza di Syriza, di utilizzare la scadenza elettorale per tentare di colmare il vuoto di presenza in Italia, dove il fallimento di Rifondazione comunista (e di gran parte delle altre organizzazioni della sinistra radicale) ha contribuito a portare la sinistra ai minimi termini.
La proposta dei sei intellettuali ha subito trovato una rispondenza in settori politicizzati abbastanza larghi, cosa che ha convinto Tsipras che questo fosse l’interlocutore più utile per il progetto in cui si colloca.
La candidatura e il ruolo centrale di Tsipras nella costruzione della proposta, il riferimento alla rete di liste che si raccoglieranno anche in altri paesi attorno alla sua candidatura faranno sì che la lista che si formerà avrà un volto positivamente internazionalista, in contrasto sia con i ripiegamenti nazionali che con le politiche dell’austerità.
Nel passato anche non troppo remoto, la sinistra italiana, anche quella “radicale”, nelle sue formazioni maggioritarie, ha spesso assunto un atteggiamento molto “altezzoso” nei confronti della sinistra di altri paesi europei, nella ipotesi (che la storia ha rivelato come drammaticamente infondata) di una sua presunta “superiorità”. Anche questo è uno degli effetti della “diversità” del PCI togliattiano. Il fatto che oggi, per tentare di uscire dalle secche della crisi che la attanaglia dal 2008, la sinistra italiana debba prendere a punto di riferimento l’esperienza greca (con la quale peraltro è in debito di solidarietà, per non aver fatto granché negli anni passati in termini di sostegno concreto) è il segno dei tempi e delle modificazioni nei rapporti di forza tra le sinistre dei vari paesi del continente.
La lista Tsipras (al momento in cui scriviamo non è ancora noto il logo che la caratterizzerà) ha polarizzato diverse aree della sinistra e settori politicizzati dei movimenti sociali, ma, paradossalmente le lezioni delle esperienze passate (in particolare la vicenda del passaggio da “Cambiare si può” alla lista Ingroia) hanno prodotto una gestione per certi versi ancor più verticistica. Cioè proprio il fatto che PRC e PdCI nella esperienza dell’anno scorso avessero usato proprio gli spazi di partecipazione “dal basso” per torcere a proprio favore un’esperienza che rischiava di marginalizzarli, ha condotto il gruppo degli intellettuali all’origine della proposta verso una gestione ancora più impermeabile a qualunque pressione partecipativa.
I sei si sono autonominati “garanti” e di fatto sono i plenipotenziari dell’iniziativa, ruolo peraltro avallato anche da Tsipras. Evidentemente avranno il ruolo di selezione dei candidati, soprattutto di quelli collocati in posizione utile per essere eletti se sarà superato lo sbarramento del 4%. Il loro impegno a restare fuori dalle liste (peraltro da verificare al momento della loro presentazione) non è sufficiente a permettere un’interpretazione diversa di questa pratica dirigistica.
Nonostante questi inconvenienti non da poco, l’iniziativa si presenta fin d’ora capace di una certa credibilità, di un reale dinamismo nelle adesioni e con una potenzialità politica di partecipazione che non può essere sottovalutata. Non può certo essere considerata una replica della esperienza di “Rivoluzione civile” di Ingroia. La figura di Tsipras, il riferimento alle lotte greche, un carattere sociale più marcato, una gestione più politica sono tutti fattori che possono renderla più attrattiva per aree della sinistra sociale e politica deluse, che vogliono però reagire al ripiegamento e alla passività.
Con ciò non si vuole dire che la strada sarà in discesa. La verifica sul campo è in gran parte tutta da fare e la campagna elettorale vera e propria non è ancora cominciata. L’azione di contrasto degli avversari e dei concorrenti (tra i quali c’è anche il Movimento di Grillo) sarà dura.
Ma questa, al contrario della lista Ingroia, ha certamente più chances di poter conseguire un certo successo e, forse, anche di superare lo sbarramento.
Sinistra Anticapitalista, da canto suo, ha fin dall’inizio avanzato la proposta di una lista alternativa con tre caratteristiche politiche e di metodo:
  1. un programma per la difesa delle classi lavoratrici, per un rigetto il più netto delle politiche di austerità, per la costruzione di ampi movimenti sociali volti a respingere i progetti neoliberisti e antipopolari delle istituzioni europee, ma anche lontano da ogni idea arretrata e pericolosa di ripiegamento nazionalista;
  2. un vero accordo unitario e di riconoscimento reciproco tra tutte le forze e gruppi che d’accordo a partecipare alla costruzione di una lista di questo tipo;
  3. un percorso democratico dal basso capace di coinvolgere vasti settori sociali e molti protagonisti dei movimenti, sia nella stesura del programma, sia nella definizione delle candidature, sia nella individuazione delle modalità della campagna da condurre.
L’impostazione politica contenuta nell’appello iniziale, oltre alle ambiguità iniziali, non si è sviluppata nella direzione da noi auspicata, è cioè in direzione di una più forte alternatività alle politiche della classe dominate e dei soggetti politici che la gestiscono (il centro destra e il centro sinistra del PPE), ma ha visto piuttosto una modifica del suo profilo in direzione opposta, rendendolo più impreciso e più moderato.
Al progetto hanno dato la propria adesione alcuni significativi esponenti borghesi democratici e progressisti, che l’hanno visto come unica proposta capace di contrastare le politiche ultraliberiste europee non tanto per i loro effetti sociali intrinseci, ma soprattutto perché, a causa di quelle politiche, svanirebbe il progetto originario dei “padri fondatori” dell’unione europea.
Ma è soprattutto l’adesione di SEL a incidere negativamente sull’identità della lista, il cui carattere alternativo si vede compromesso dalla partecipazione di una forza che si è sempre caratterizzata per la sua volontà emendativa della politica del centrosinistra, per la volontà di “spostare a sinistra” il PD (e il PSE a livello europeo).
L’identità potenzialmente alternativa si sta dunque stemperando in una proposta riformista rispetto all’Europa attuale, basata sulla rinegoziazione dei trattati, non più centrata sul rigetto delle pur criticate politiche di austerità, cioè della solita proposta di accompagnare al rigore la crescita e l’equità…
Peraltro l’adesione di SEL non rappresenta un fatto marginale: si tratta pur sempre della forza più significativa dal punto di vista della visibilità esterna. Inoltre SEL, nel caso la lista non riuscisse a raccogliere le firme, per la sua presenza istituzionale dispone comunque della possibilità di presentare una lista e questo non può non avere effetti di condizionamento, in particolare nella formazione delle liste, cosa non irrilevante nella costruzione dell’identità di tutta la proposta.
Questa egemonia politica riformista appare dunque molto solida, anche perché non sembrano esistere forze sufficienti per contrastarla efficacemente e rovesciarla.
Dunque, al momento attuale gli elementi positivi che si possono intravvedere nella proposta sono ampiamente controbilanciati da ambiguità e da un profilo che si sta facendo molto meno convincente.
Tanto più se l’identità alternativa della lista sarà sacrificata sull’altare del perseguimento dell’obiettivo del superamento dello sbarramento.
Ovviamente anche Sinistra Anticapitalista auspica che lo sbarramento antidemocratico non riesca ad impedire la presenza nelle istituzioni di proposte combattive e alternative, ma considera soprattutto che le elezioni, anche quelle europee, vadano utilizzate per portare a settori popolari più ampi un messaggio di speranza e diverso nei contenuti.
Sinistra Anticapitalista, perciò, non aderisce alla lista in formazione, anche se vuole mantenere aperto un dialogo sul metodo e sui contenuti con tutte e tutti coloro che hanno partecipato e parteciperanno nelle prossime settimane alle discussione e alla organizzazione della lista.
Quanto all’indicazione di voto, questa potrà essere definita quando il volto e il programma saranno chiari e saranno rese note le candidature.
La partita di quale sarà il tipo di campagna non è ancora sciolto e anche da questo dipenderà una indicazione di voto.
Sinistra Anticapitalista, in ogni caso, avrà una sua specifica campagna elettorale europea, con un’impostazione di fondo anticapitalista e internazionalista, incentrata contro le politiche dell’austerità, contro l’Europa del Fiscal compact, per l’unità delle lotte delle lavoratrici dei lavoratori, per la costruzione di un’altra Europa, così come ampiamente descritto nei nostri documenti recenti.
Per noi non c’è alternatività tra la manifestazione nazionale che si va preparando per il 12 aprile e l’iniziativa durante la campagna elettorale.
Si tratta del medesimo impegno contro l’austerità e per la costruzione di un movimento in Italia e in Europa capace di contrastare le politiche neoliberali.
Saremo dunque in piazza il 12, mentre per domenica 13 aprile confermiamo l’organizzazione di un meeting anticapitalista e internazionalista con la partecipazione di oratori di altri paesi europei, in particolare francesi e greci. 

12 febbraio 2014

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