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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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martedì 31 luglio 2012

LIVORNO, 5 AGOSTO ’12: VERSO GLI STATI GENERALI DEL CENTROSINISTRA, di Norberto Fragiacomo



di Norberto Fragiacomo


Carissimi compagni,

prima di portare un breve contributo alla discussione, consentitemi di ringraziare la Lega dei Socialisti di Livorno per avermi invitato a questo importante evento, e soprattutto per averlo organizzato: vedo, con gli occhi dell’immaginazione, la Sala delle Corallaie piena di gente e di passione politica, come mi apparve nel febbraio di un anno fa, e sono certo che il dibattito, cui mi sarebbe piaciuto partecipare di persona, sarà altrettanto stimolante.
Ad essere cambiata in peggio è purtroppo la situazione, oggigiorno veramente drammatica: a volte mi sento come un europeo di metà ‘300, in angosciata attesa che la peste nera attraversi il confine e lo raggiunga, o come un semplice cittadino alla vigilia di una guerra di cui intravvede gli effetti, senza averli mai provati sulla propria pelle.
In effetti, la crisi odierna è a suo modo una guerra, condotta con armi non convenzionali – e noi, grazie a mezzo secolo di benessere, siamo psicologicamente e materialmente impreparati ad affrontarla.
Tuttavia, a differenza di epidemie medievali ed improvvisi eventi catastrofici, le guerre si possono evitare o vincere, e a noi tutti tocca fare del nostro meglio per non essere sepolti sotto le rovine dell’Europa sociale; anzi, per impedire il crollo.
E’ evidente che non ci sottrarremo alla minaccia affidando il nostro futuro a Mario Monti, un tecnocrate di fede liberista che, dopo aver ottenuto in maniera discutibile la guida del Paese, lo sta ora conducendo a sicura rovina, con una politica che affama il ceto medio-basso (pensionati, lavoratori privati e pubblici, giovani precari, studenti senza futuro) senza esigere neppure una brioche dalla classe abbiente. Diceva, un suo collega premier, che “a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca”: ebbene, non era arduo prevedere, a metà novembre, che il governo descrittoci come “tecnico” avrebbe tartassato i cittadini, cavato loro quanto Berlusconi non era riuscito a togliere (dal diritto ad una pensione decente alle tutele dell’articolo 18), guardandosi bene, al contempo, dal mettere mano ad un’imposta patrimoniale sulle grandi ricchezze.
Can no magna can”, diciamo a Trieste, e da un personaggio col passato di Monti potevamo attenderci solo un compitino all’americana, agevolato da quelle forze che, tirando i fili di rating e spread, rendono apparentemente “inevitabili” i suoi tagli a senso unico. Apparentemente, dicevo, così come è apparenza quella che i propagandisti in tivù e sui giornali si ingegnano a spacciarci per indiscutibile realtà. Giornalisti telegenici ad alto reddito non devono sforzarsi troppo per confondere masse già opportunamente terrorizzate, ma talvolta, per eccesso di confidenza, scoprono inavvertitamente le carte. Capita così che un corrispondente di Repubblica ponga le domande giuste, prima di rifugiarsi nel comodo ritornello “abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità”.
Come scelgono” – si chiede costui – hedge fund e speculatori “i bersagli da colpire, e perché? Come si spiega che l’anello debole oggi sia l’eurozona, non l’America Latina? E perché, nell’eurozona, il fianco Sud si rivela più fragile dei paesi dell’Est?
Se si conoscono un poco la Storia ed il modus operandi del Capitalismo, rispondere ai quesiti è relativamente agevole: 1) li scelgono secondo convenienza, cioè in base al bottino che possono trarne; 2) perché l’America Latina, già spolpata da governi e multinazionali USA, ha rialzato ultimamente la testa, acquisendo un’inedita compattezza politico-sociale; 3) perché i paesi dell’Europa Occidentale, Gran Bretagna esclusa, hanno custodito parte del tesoro che quelli ex comunisti hanno sotterrato da un pezzo: un welfare che vale migliaia di miliardi.
Il compito per casa assegnato a Mario Monti - e ad altri come lui - consiste nel regalare al potere privato acqua, sanità, istruzione, beni comuni, imprese strategiche, forza lavoro; cioè, nel portare a conclusione l’opera di smantellamento delle istituzioni pubbliche cominciata, guarda caso, tra gli anni ’80 e ’90.
Una porzione rilevante della sinistra è stata complice di tutto questo, in Italia e in Europa, ed è la stessa che oggi, da noi, presta il suo servo encomio al governo Monti-Fornero, per garantirsi le briciole del banchetto finanziario.
Della buona fede di costoro è lecito dubitare, perché, come dice il proverbio, perseverare è diabolico; così come non vanno prese troppo sul serio le schermaglie per uso esterno tra correntine di partito che, tra mille ostentati distinguo, votano all’unisono ogni misura governativa.
Fiscal compact, pareggio di bilancio in Costituzione, truffa ai danni degli esodati ad opera di uno Stato che non mantiene gli impegni presi… ciò che accomuna questi provvedimenti e svariati altri è il fatto che una sinistra vera, una sinistra degna di questo nome, li avrebbe bocciati dal primo all’ultimo, senza esitazioni.
La linea di confine tra noi e montiani di ogni risma – che si presentino come PD, UDC, FLI o FMI fa lo stesso – sia questa, perché altre non ce ne possono essere: solo le forze politiche, i sindacati, i movimenti e le singole persone che credono in un’alternativa al capitalismo e al suo barbaro istinto di sopraffazione dovranno partecipare al progetto, scrivere insieme un programma privo di ambiguità e compromessi, battere il montismo sia nelle urne che in piazza.
Ci aspetta la Resistenza o la resa, che è infinitamente peggio di una sconfitta: spazio dunque ai militanti del PD, attualmente imprigionati in un partito subalterno alle logiche di Wall Street e progressista per finta, ma al bando i suoi capi e capetti, che hanno già recato infiniti danni all’Italia.
L’acqua pubblica evapora al sole della crisi, compagni, non è più tempo di anfibi: avanti con gli Stati Generali, ma di una Sinistra autentica, unita, anticapitalista, propositiva e conscia, oltre che dell’esigenza di agire in fretta, delle proprie responsabilità verso un popolo intero.
Proviamo a puntare al cielo, anziché affondare pateticamente nella melma centrista!



Norberto Fragiacomo
Segretario Lega dei Socialisti Nordest
Coordinatore COMITATO NO DEBITO Trieste
Tel.: 3474227147

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