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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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domenica 17 maggio 2015

DIALOGARE CON MOSCA PER NON DIVENTARE UNA COLONIA CINO-AMERICANA di Mario Michele Pascale


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DIALOGARE CON MOSCA PER NON DIVENTARE UNA COLONIA CINO-AMERICANA
di Mario Michele Pascale


Romano Prodi lancia un sasso pesante oggi, 17 maggio, dalle colonne de “Il Messaggero”. Ed ha ragione, ma lasciate che io completi il ragionamento che il professore abbozza ma che, per ovvi motivi, non può permettersi di portare a termine. La crescente rivalità tra USA e Cina può essere una opportunità per la vecchia Europa, che non riesce a dare vita politica e di cittadinanza ad una Unione Europea che si appiattisce sempre di più sulle posizioni di Washington. In pratica Bruxelles è una estensione della Nato: ogni paese dell’Est che entra nell’Unione, dopo poco, aderisce anche al patto atlantico. Da parte sua la Russia esprime una propria fragilità, dovuta all’accerchiamento cui è sottoposta. Una sorta di nuovo “cordone sanitario”, fatto da Europa, Cina e Stati Uniti. Saltata la zona neutrale dell’Est Europa, persi definitivamente i Balcani, in cui la penetrazione tedesca ha tratti imperialistici, molto simili a quelli precedenti al prima guerra mondiale, Mosca deve agire con cautela. Alzare la voce, ma fino ad un certo punto. I fatti dell’Ucraina ce lo hanno dimostrato.

I recenti accordi commerciali tra Pechino e Mosca, rappresentano la carota nella politica del bastone e, appunto, della carota, operata da Pechino nei confronti dell’ingombrante vicino.
La penetrazione americana in Europa è ben visibile: basi militari e trattati commerciali, non ultimo il TTIP che, di fatto, liberalizza le frontiere per le merci. La penetrazione cinese in Europa è più discreta, meno invasiva, ma punta a settori strategici: ad esempio, pochi lo sanno ma la ristrutturazione ed il potenziamento del porto del Pireo in Grecia sarà sostenuta economicamente dai cinesi, che hanno preso per la gola il buon Tsipras.
L’Europa, da vecchia colonizzatrice, diventa terra di conquista. Possiamo anche dire che se lo è meritato vista la scia di sangue che ha lasciato in giro. Ma guardare alla storia come una perenne vendetta porta solo danno. Dal punto di vista del socialismo noi dobbiamo sforzarci di costruire una civiltà nuova, dove ci siano spazio, rispetto, diritti e beni materiali per tutti. Le genti d’Europa, strette tra americani e cinesi, vedranno acuirsi le differenze tra classi sociali. I ricchi, che diventeranno giocoforza i sensali dei grandi operatori economici, diventeranno ancora più ricchi. I poveri sempre più poveri. La classe media si assottiglierà ancora di più. Le nostre industrie subiranno la pesante concorrenza di quelle americane e cinesi fino ad essere assorbite e le nostre piccole e medie imprese moriranno. Badate bene: il mio non è un discorso di “riscossa nazionale” o un invito al secessionismo dei singoli stati d’Europa. Sarebbe una operazione di retroguardia che non gioverebbe a nessuno. Il mio è un discorso di giustizia sociale. Essa è garantita solo con un protagonismo nuovo da parte degli stati d’Europa. Singoli o, se ne avranno la forza, in forma di Unione Europea. Evitare di diventare una colonia vuol dire, in ultimo, garantire la qualità della vita ai nostri cittadini che, altrimenti, verrebbero ancora di più penalizzati.
La soluzione è svincolarsi dall’asse Washington – Pechino individuando quelli che sono gli alleati naturali di questa operazione: alleati e non fratelli troppo forti che potrebbero schiacciarci. E’ innegabile che, in questa situazione, la Russia si ponga come solida e valida alternativa. Essa ha, come detto, bisogno di spezzare l’isolamento politico. Ha bisogno di nuovi sbocchi per i propri mercati e non ci chiederà, di certo, di smantellare o limitare drasticamente il nostro sistema industriale.
I Russi guardano all’Italia in termini di scambio di tecnologie evolute e di know how. Non solo archeologia, pizza e mandolini.
La posizione dell’Italia, che dovrebbe informare di se tutta l’Unione Europea, è quella di porsi come “facilitatore” dei rapporti Est Ovest. L’apertura alla Russia deve essere vista come una opportunità di pace e di sviluppo per tutti. Dubito che andando avanti con la politica del cordone sanitario possiamo ottenere grandi risultati, se non quello di far innervosire sempre di più Mosca. La Russia è pervasa di demoni autoritari, nazionalisti, ultrareligiosi, panslavisti. Mettere all’angolo quella nazione vuol dire dare forza alle fazioni radicali, cosa che sarebbe gravissima per tutto l’Occidente.
Un approccio inclusivo invece darebbe forza alle istanze filo occidentali, illuministe, con grande giovamento anzitutto delle libertà personali e dei diritti umani, che oggi rappresentano un punto oscuro della politica interna moscovita.
Mosca è un’opportunità per l’Italia e per l’Europa. A patto che Italia ed Europa sappiano raggiungere una autonomia dalle pressanti richieste di Washington. Cosa che appare decisamente ragionevole. Sono passati molti decenni dalla fine della seconda guerra mondiale e quegli equilibri non sono più attuali. Non dobbiamo aver paura di rinegoziarli, con gratitudine per quanto gli USA hanno fatto per la nostra ripresa dalle ceneri della guerra, ma con la coscienza che i pronipoti vivono in un mondo che ha necessità diverse da quello dei bisnonni. Rinegoziare, all’insegna della lealtà, gli equilibri della seconda guerra mondiale sarebbe un atto dovuto ad una grande e feconda democrazia come la nostra.

Mario Michele Pascale
Presidente Associazione Spartaco
Consiglio Nazionale del PSI



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