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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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lunedì 4 maggio 2015

NO EXPO: IL FATTO CHE IL PRIMO MAGGIO...







NO EXPO: 

IL FATTO CHE IL PRIMO MAGGIO...


Comunicato di Sinistra Anticapitalista


Il fatto che il Primo Maggio, a Milano, qualche vetrina sia stata infranta non potrà oscurare che EXPO 2015 rappresenta la forma più alta di devastazione capitalista del territorio, inaugurando la tecnica del “costruisci e abbandona”, erede dell’arcaica agricoltura “taglia e brucia”, con la differenza che le ceneri neppure saranno feconde.
Il fatto che il Primo Maggio, a Milano, qualche auto sia stata bruciata non potrà nascondere che le ingenti somme spese per organizzare EXPO 2015 sono state un saccheggio di risorse pubbliche a vantaggio di profitti privati, e ancora più lo saranno, dal prossimo autunno, i debiti cumulati della sua gestione e del deprezzamento dei terreni.
Il fatto che il Primo Maggio, a Milano, una parte minoritaria della grande manifestazione No Expo abbia intrapreso una gara di jogging con le forze dell’ordine non potrà occultare che un numero crescente di lavoratori e lavoratrici acquista coscienza dell’oltraggio ai propri diritti e al proprio salario di cui il lavoro gratuito per EXPO 2015 è la sintesi estrema e il Jobs Act la sua ultima forma compiuta.
Il fatto che il Primo Maggio, a Milano, televisioni e stampa abbiano trovato la sceneggiatura che volevano, e solo di quella abbiano parlato, non potrà impedire di vedere che la resistenza all’intensificazione in tutto il pianeta dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo è un atto dovuto per chi, come noi, continua a pensare che esista una classe sociale oppressa e una classe sociale di sfruttatori.
Sinistra anticapitalista ha partecipato, senza se e senza ma, alla grande e bella manifestazione No Expo del Primo Maggio a Milano, assieme allo spezzone de L’Altra Europa con Tsipras e negli spezzoni sindacali.
Il movimento No Expo e tutti i movimenti sociali dovrebbero aprire una discussione, nelle prossime settimane, sulle forme di gestione dello stare in piazza, un aspetto del più ampio problema della democrazia decisionale all’interno dei movimenti sociali. Le modalità con cui si manifesta dovrebbero essere in ogni momento quelle politicamente più utili e costruttive e le decisioni che il movimento assume non dovrebbero essere fagocitate in modo antidemocratico, e coercitivo, com’è in effetti avvenuto, da chi decide di mettere in scena pantomime violente.
Questa discussione, che i movimenti dovrebbero aprire, non riguarda però i moralisti benpensanti, i sindaci, i manager al servizio delle multinazionali, i prefetti, i questori che sono parte integrante dell’avversario di classe contro cui noi, al fianco dei movimenti sociali, combattiamo.





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