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domenica 3 maggio 2015

NO EXPO: BASTA RETORICA, E' ORA DI ORGANIZZARCI! di Alessio Marconi





NO EXPO: BASTA RETORICA, E' ORA DI ORGANIZZARCI!
di Alessio Marconi


Va detto, il copione della giornata di ieri a Milano è stato, nella sua gravità, un po' noioso. Da giorni le prime pagine titolavano sulla calata degli unni su Milano, sugli arsenali scoperti in macchine o centri sociali grazie alle sagaci indagini delle forze dell'ordine, sul terrore che doveva accompagnare ogni milanese. Una retorica che neanche arrivasse l'Isis, per "arsenali" che chiunque può trovare nel Brico Center sotto casa (o da Leroy Merlin, per non fare favoritismi) scovati da provetti investigatori che sono andati a trovarli dai soliti sospetti. E alla fine, il gruppetto dei boy scout della molotov che giravano allegri in un quartiere lasciato a disposizione. Fatto quel che si doveva fare, l'avanzata in massa della polizia, qualche arresto, e tutti a casa.
 Cinque minuti dopo, giornalisti che a malapena sanno ribattere un'agenzia dell'Ansa possono reinventarsi aedi della guerra di Troia, piangendo sul corpo trafitto della città che si risolleverà grazie allo sforzo collettivo e alle meraviglie di Expo, che tutto il mondo ci invidia e che ci fa sentire buoni e orgogliosi, perchè nessuno cucina come gli italiani e siccome si parla della fame nel mondo ci lava la coscienza.
Fine del copione: da domani chiunque si mobiliti contro l'Expo è un folle vandalo incendiario, e qualunque misura repressiva nei prossimi sei mesi è una necessità per il bene di tutti. Stamattina c'è stata la prima riunione di Comune, Regione, carabinieri e polizia.

Davanti a questa operazione, ribadire con chiarezza cosa sta succedendo è indispensabile per ridare una linea di azione a un movimento che si è dimostrato ieri impreparato.
Primo punto: Expo è e resta una immensa speculazione fatta per drenare soldi pubblici e ipersfruttare lavoratori, stagisti e volontari al fine di garantire profitti a chi ha venduto terreni, costruito palazzoni (in ritardo e a colpi di deroghe), gestito (ieri, oggi e domani) fette più o meno grandi della partita. Che i campioni del capitalismo parlino di nutrire il pianeta è ributtante considerato che sono gli stessi che lo affamano, facendo lavorare miliardi di persone per pochi centesimi all'ora e distruggendo ogni anno più di un miliardo di tonnellate di cibo, per inefficienza o per alzare il prezzo di mercato. Per nutrire il pianeta non bisogna andare a Expo, bisogna abbattere il capitalismo. L'opposizione a questa farsa è dovuta.

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L'apparato dello Stato nel suo insieme, a partire dai governi che si sono succeduti dall'assegnazione di Expo a Milano in poi, si è adoperato per garantire questi profitti (venendo lautamente ricompensato secondo le indagini) senza minimamente pensare al bene dei lavoratori impiegati o a ciò che si poteva garantire (sanità? scuola?) con quelle risorse. Le forze dell'ordine sono l'ultimo anello della catena e sono mobilitate perché, a suon di lacrimogeni e manganellate se necessario, le contestazioni non disturbino i salotti buoni.
Tutto l'agio con cui questi salotti buoni si sono spartiti la loro torta non sarebbe stato possibile se le maggiori organizzazioni sindacali, e la Cgil in testa, si fossero opposte a questa operazione. Sulla direzione della Cgil cade la responsabilità di aver accettato contratti a zero euro, straordinari obbligatori, lavoro notturno, cancellazione di fatto di date festive come il primo maggio e astensione da scioperi nel periodo Expo. Proprio la direzione sindacale, che avrebbe potuto invece dare una presenza di massa e organizzata alla mobilitazione, è in definitiva la principale responsabile dell'impasse del movimento.
Stendiamo un velo pietoso su ciò che rimane della sinistra politica, che senza offrire la minima alternativa riesce ancora a sostenere Pisapia, sostenitore di Expo che dopo il corteo si prodiga vergognosamente nei ringraziamenti alle forze dell'ordine.
Ne è uscita una mobilitazione che ha avuto il pregio di far tornare il corteo del primo maggio a Milano un corteo politico dopo anni in cui si era sempre più una discoteca a cielo aperto, ma il difetto di essere una sommatoria di realtà molto concentrate sulla denuncia ma in generale prive di una prospettiva di azione efficace, e con una scarsa organizzazione complessiva (salvo alcune lodevoli eccezioni).
In queste condizioni, far vedere l'opposizione di massa a Expo, spiegare che è solo l'ultimo tassello di una catena di attacchi a giovani e lavoratori era il risultato che questa mobilitazione avrebbe potuto ottenere.
L'azione minoritaria di qualche centinaio di persone che ha pensato solo alla propria voglia di sfogarsi contro una vetrina o una macchina, come se questo potesse cambiare qualcosa, ha compromesso questo obiettivo. Chi voleva isolare la mobilitazione no-Expo dal consenso di massa non aspettava altro. Dopo 10 minuti facevano girare i video delle auto incendiate, dopo 2 ore spiegavano che era giusto militarizzare piazza della Scala, e nei prossimi giorni giustificheranno ogni genere di repressione anche preventiva.
Quanti fossero i poliziotti infiltrati travestiti da black-bloc, quanti i figli di papà che volevano poter raccontare quanto sono radicali, quanti gli ipesfruttati onestamente incazzati ma privi del minimo senso degli effetti delle proprie azioni poco cambia: è stato un regalo bello e buono a chi si dice di voler combattere.

Non è una questione di violenza: avere la schiena spezzata dai 20 turni a Melfi o essere costretti alla disoccupazione, annegare nel Mediterraneo, essere bombardati dai caccia della Nato, questa è violenza, e chi la fa ieri stava brindando all'inaugurazione di Expo. É una questione di efficacia: rifiutiamo queste tattiche perché indeboliscono e isolano le lotte anziché rafforzarle. Solo l'azione di massa e organizzata può bloccare lo strapotere e l'arroganza del padronato e del governo.
Oggi, organizzare e mobilitare chi lavora – gratis o poco ci manca - per Expo avrebbe un effetto immediato ed efficace, a maggior ragione per il carattere di "vetrina" che è stato dato all'evento. Expo non va avanti senza chi ci lavora dentro. Sarebbe una lotta che troverebbe l'appoggio dei milioni di lavoratori e disoccupati che pagano sulla propria pelle il costo della crisi e che non aspettano altro che una prospettiva di lotta credibile su cui finalmente muoversi.
E che, per inciso, si doterebbero di un buon servizio d'ordine e saprebbero impedire con i dovuti mezzi che un corteo sia mandato gambe all'aria da quattro avventuristi del venerdì.

Questo dovrebbe fare la direzione sindacale e per questo dovrebbe spingere chi si oppone a Expo. Smettere di discutere di quante auto sono bruciate; unire i fronti su una linea di classe, a partire dalla mobilitazione dei lavoratori della scuola del prossimo 5 maggio; darsi un programma all'altezza, un'organizzazione e una tattica vincente.
Con questo obiettivo ci rimettiamo al lavoro da subito, ancora più convinti nel costruire l'alternativa rivoluzionaria di cui c'è bisogno.




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