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lunedì 30 giugno 2014

LA QUALITA' DEL RACCONTO di Giandiego Marigo





LA QUALITA' DEL RACCONTO
di Giandiego Marigo





Sono uno scrittore ed un poeta inedito, nonostante io mi picchi d'essere un buon scrittore. Dico questo non per trovare in questo ambito il mio mentore, ma per fare comprendere il motivo del mio titolo.
La Qualità del racconto è il suo messaggio … ed il modo in cui viene svolto e narrato, non sono questi tempi di contenuti, infatti, sono pochi coloro che riescono a pubblicare in modo decente ed eticamente accettabile … ed ancora meno quelli che li leggono o che sarebbero disposti a farlo. Spesso la forma prevale ed anche il marketing copre il senso stesso di quel che si cerca di scrivere.
Ora, voi mi chiederete, perché ci parli di questo … cosa ci interessa, perché qui?
Molto semplice, perché questo ragionamento si può trasporre, senza abusare della proprietà transitiva, nella vita e quindi anche nella politica. 
Perchè alla fine le cause che motivano e muovono questo vuoto culturale e spirituale sono le medesime.
Stiamo vivendo un periodo di intensa proposta, sin troppa, ad essere del tutto sinceri, personalmente l'ho detto spesso, sembra che ciascuno senta il diritto/dovere di alzarsi la mattina e di proporre un proprio soggetto, personalizzato e su misura, per l'unità della sinistra. Questo è bello ed al medesimo tempo preoccupante e dispersivo e comunque derivato in linea diretta da quella tendenza alla frantumazione infinitesimale che ha caratterizzato e continua a caratterizzare … la sinistra di fine ed inizio millennio.
Quello però che appare costante è la ripetitività dei metodi e dei contenuti. Il clichet, il format.
Sono fra gli assertori della Prima Ora di questa necessità, posso dirlo senza tema di smentita ed ho confidenza con il gioco dell'appello, dell'attesa di adesioni del tentativo di creare un'associazione su scala nazionale … per stimolare e spingere.
Anche adesso Con “Sinistra Unita- AreA di Progresso e Civiltà” sto facendo esattamente questo, insieme ad altri compagni di strada.
Quello che riscontro, al di là della ripetitività, già segnalata ed alla ricorrenza della nascita, ormai quotidiana, di una cordata verso l'unità è però, tristemente, la tendenza all'omissione dei contenuti.
Ci si accontenta, appunto, dell'urgenza, dell'immanenza, della necessità storica.
Si approccia al problema in modo pragmatico e pratico, dando per scontate le premesse, dando per condivisi una serie di accezioni e di fondamenti che si ritengono comuni ed acquisiti … siamo poi così certi che sia così … oppure ci è comodo pensarlo?
È poi così vero che culturalmente e spiritualmente ci sia tutto questo acquisito e condiviso?
Esisterebbe quindi una elaborazione di comportamenti, scelte di vita, fondamenti culturali, scelte spirituali, relazionali … un tessuto ed una filosofia di fondo che ci “accomuna”, ma se questo fosse così vero … non ci si spiegherebbe come si possa essere giunti a questo punto?
Sinceramente tutto questo nuovo che avanza, a livello profondo, io non lo vedo … non lo sento.
Ho grandissima difficoltà ad incontrare le persone sui contenuti ... ed ancora di più sui comportamenti che ne dovrebbero conseguire, anzi, verifico quotidianamente come l'assenza di queste Premesse crei, in genere, la ripetizione pedissequa dei difetti di sempre, del limiti di strumentalità e di sfruttamento delle “carrozze movimentiste” che sono via via passate .
Non è un caso, purtroppo, che una volta arrivati a “sedersi” spuntino opportunismi, voltafaccia, corruttela, adagiamenti ed adeguamenti al peggio. Non è un caso che il PD risucchi e facogiti SeL … che la signora Spinelli cambi idea ad ogni piè sospinto, che la sinistra si unifichi porima delle elezioni e si smonti subito dopo. Che ogni mattina veda la nascita di un nuovo presunto leader, che forma la sua truppetta cammellata in nome dell'Unità della Sinistra.
Non è la Natura Umana e l'inesorabilità del destino della specie che ci fottono puntualmente, la competitività, la tendenza alla svendita ideale, la Kultura del Potere (mi si passi l'infantilismo di questa kappa), la strumentalità, l'opportunismo, l'abuso nella frequentazione del “mostro Pragma”, … queste degenerazioni, questi limiti non son nell'ordine delle cose, non sono l'ineluttabile, ma derivano direttamente dalla carenza di fondamenti e premesse … dal fatto che alla base non esiste affatto condivisione ed acquisizione comune.
Non c'è per nulla una filosofia ed una spiritualità (ed eccolo che ritorna con questa parola insensata) di fondo, condivisa ed altra, soprattutto altra, rispetto al pensiero unico ed alla cultura dominante, non esiste alternativa alla spiritualità imposta. Ed è quest'assenza di basi e di “fondamentali” che ogni volta ci “umilia e ci disfa”.

Non l'abbiamo una cultura alternativa … la stavamo costruendo, ma l'abbiamo perduta, sono entrati come elefanti in una cristalleria e ce l'hanno portata via ed ora ce la rivendono in comodo format, pagabile anche a rate, fruibile con facilità previo abbonamento … a disposizione a prezzi imbattibili.
Questo è il problema e non è un problema secondario, ma è la causa prima d'ogni nostro fallimento.
Noi parliamo di un altro mondo possibile, ma non lo vediamo … e non perché siamo stupidi o limitati, ma perché non ne abbiamo i mezzi e le qualità spirituali … e siamo talmente arroganti da non risonoscerlo.
A mio umilissimo ed inutile parere, l'AreA di Progresso e Civiltà si formerà esattamente nel momento in cui accetteremo la responsabilità ed il carico di parlarne di condividere il senso ultimo e profondo delle due acquisizioni Progresso e Civiltà.
Di comprenderne e fare nostro, come scelta di vita e di percorso il loro senso ed il loro “racconto”.

Noi ci poniamo spesso un problema di linguaggio, ci arrovelliamo sul perché non veniamo compresi, seguiti, ma il linguaggio è conseguenza dell'Essere, non è uno strumento, non solo, la sua “intensità” deriva da quel che c'è dietro … non basta la forma … non per un messaggio empatico. Non per descrivere e narrare la qualità del cambiamento di cui questo mondo ha “tremendamente” bisogno.
A suo tempo Terzani ci disse che la prossima “rivoluzione” sarebbe stata “spirituale”, non sbagliava e non tanto e non solo perché si sia avviati su quella strada, non è così purtroppo, ma perché non esisterà alcun cambiamento che non passi di lì.
Sino a quando ci accontenteremo di qualche cosa di meno non faremo altro che “sostituire” una elite di potere con un'altra che si muoverà sui medesimi valori di fondo, che ne condividerà la cultura , la spiritualità ed i metodi pratici...nella sostanza nulla cambierà.
Vi è, per finire, una frase famosa attribuita ad Einstein, Molto citata, ma scarsissimamente praticata, che dice:
NON POSSIAMO PRETENDERE CHE LE COSE CAMBINO SE CONTINUIAMO A FARE LE STESSE COSE.

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