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venerdì 20 giugno 2014

L'ALTERNATIVA AL BLOCCO DI MARMO di Carlo Felici

    

L'ALTERNATIVA AL BLOCCO DI MARMO
di Carlo Felici


Questo mio intervento vorrebbe parlare della sinistra italiana senza mai nominare la parola sinistra, ma, come è evidente, è già sbagliato in partenza perché l'ho già nominata due volte..direi troppe, sarà quindi meglio mettere un punto e andare a capo, come se non avessi già scritto nulla.
Perché, in effetti, il rischio che si corre in questo caso, è proprio quello di parlare del nulla.
Ma quand'è che si parla e si straparla del nulla? Spesso e volentieri quando non si vuole parlare concretamente di altro, di ciò che conta davvero.
E in Italia quel che conta davvero è il degrado politico, civile, morale e infine della stessa democrazia a cui stiamo assistendo, paradossalmente anche ad opera di chi ha messo l'attributo democratico nel suo simbolo.
In un contesto fossilizzato a monte dall'imperativo categorico ma non kantiano, perché assolutamente immorale, dell' “alternativlos” (la assoluta mancanza di alternative all'assetto economico imposto dal neoliberismo), la vera parola “eversiva” (nel senso etimologico di svolta radicale) non è dunque “sinistra” (e già sono tre volte che mi rinnego) ma più autenticamente “alternativa” o “antagonismo”. La ricerca cioè di un modello di sviluppo e di sistema diversi, fin dalle fondamenta, rispetto a quello vigente.
E non è difficile, se usciamo dai parametri embedded della mediocre mediaticità dominante, non è difficile perché l'inverso di un sistema fondato sulla riduzione dell'essere umano a merce per fini di profitto e sulla conseguente sistematicità di tale assunto a tutti i livelli, persino scolastici e formativi, con l'immiserimento del percorso di studi in una serie interminabile di crediti e di debiti (nemmeno la cultura fosse una sorta di labirinto bancario), ebbene, il contrario di tutto ciò è l'alternativa del bene comune anteposto agli interessi di parte, individuali e collettivi. Un bene comune che è, in primis, lavoro per la comunità e, parallelamente ed indissolubilmente, una sinergia ed un rispetto per le risorse naturali che lo consentono: quelle fonti, possibilmente rinnovabili, che accrescono la ricchezza data dalla biodiversità a tutti i livelli.

Questo, in linea generale, in una Italia in cui i beni comuni dovrebbero essere una enorme fonte di ricchezza per tutta la comunità, non solo perché riguardano un Paese, naturalisticamente, tra i più straordinari al mondo (almeno finché gli italiani non lo desertificheranno definitivamente), ma anche perché essi sono anche il prodotto di una attività millenaria di civiltà, arte e cultura, svolta dagli italiani, in particolare, quando ancora non avevano imparato a chiamarsi italiani. Ecco una ragione in più per credere in quel che non si deve mai pronunciare, più o meno come se seguissimo il primo dei Comandamenti..non nominare invano...
Cosa abbiamo qui in Italia che dovrebbe portarci verso questa alternativa anche a costo di un civilissimo ma sacrosanto “antagonismo”? Purtroppo il nulla, almeno per ora...ma la grandezza di coloro che hanno fatto grande questo Paese è sempre stata proprio il “vedere” la bellezza e la creazione, proprio quando essa era prigioniera di un informe “nulla”, più o meno come fece Michelangelo che “liberava” le sue opere..togliendo il marmo superfluo.
Noi abbiamo dunque una alternativa ed un antagonismo “informi”, purtroppo, non con la tendenza a “liberarci”, ma piuttosto ad “appesantirci” in un modo amorfo, restando “massa”..”materia” più o meno bruta, e conseguentemente, “brutalizzando” il contesto comune, ormai criminalmente persino quello famigliare.
Non puoi mettere un cartello appeso ad un macigno di marmo con scritto “Davide” e pretendere che la gente ci veda un bellissimo fanciullo con una fionda in mano, così non puoi mettere un cartello con su scritto “democratico”, e magari come sottotitolo “socialista europeo”, ad un partito che stabilizza il precariato, tassa sempre i soliti noti, non salda i debiti dello Stato che vuole rappresentare, che lascia che un cinquantenne su quattro sia destinato alla rottamazione, meglio nota come “esodo nel nulla”, che pontifica sulla scuola, ma non sa varare un piano efficace affinché vi siano edifici sicuri per fare scuola, tratta gli insegnanti come impiegati di second'ordine, riduce gli anni di scuola e aumenta a parità di stipendio le ore da passare nelle aule-pollaio nostrane, che tende a marginalizzare la contrattazione sindacale fino a voler abolire il contratto nazionale, e che, senza dilungarsi troppo, perché la lista sarebbe ancora purtroppo lunga e lungamente complice rispetto ai cattivi compagni di strada che quel “macigno” si è scelto (sempre Alternativlos), propone come contentino ad un popolo a cui chiede di ridurre drasticamente la sua sovranità, con mezzo Parlamento di nominati con poteri di riforma costituzionale, una mancia di 80 euro da gettare a pioggia. E senza nemmeno verificare se il destinatario ha famiglia, quanti oneri famigliari ha, e se magari tra quelli c' è pure il più grosso degli oneri, un disabile a carico. Idem per la tassazione sulla casa, completamente sganciata dal reddito e dagli oneri famigliari. Cosa ci si può aspettare, in ogni caso, da chi all'imperativo categorico dell' “Alternativlos” non sa che replicare con un...vasellina per tutti? 
Può avere una sua alternativa interna chi, con rigido centralismo..per carità..sempre democratico.., persegue lo scopo di rendere intellegibile alla massa proprio l'imprescindibilità della mancanza di alternative? Perché dopo di me c'è solo Noè..e ovviamente il diluvio che lo accompagna...?
Allora, se davvero vogliamo uscire da questo gorgo o non farci seppellire dal macigno informe, possiamo davvero cercare una vera alternativa nelle praterie delle terre di mezzo..o nelle piscine dove vengono allevate le anguille e i capitoni? Possiamo cullarci nel preziosismo identitario dell'essere sempre e comunque “il bel tempo che fu”, anche quando i cambiamenti climatici ne hanno fatto sparire persino la memoria, almeno per le nuove generazioni?
L'alternativa e l'antagonismo della prassi che ne dovrebbe favorire l'avvento, prescinde dalle categorie del traffico stradale: è di orientamento e di metodo, e non comporta né una svolta a destra, come è pratica di certo grillismo di riflusso, e tanto meno una svolta a sinistra, come alcuni vorrebbero farci credere mettendo insieme i vari rottami sparsi, (di che non lo dico sennò mi rinnego un'altra volta) sfuggiti al naufragio del cambiamento climatico globale ed epocale. 
L'alternativa è la conversione a U. E' una diametrale inversione di tendenza che però ha un nome specifico, a cui si oppone la barbarie della tendenza autodistruttiva oggi in corso, e si chiama Ecosocialismo. Una alternativa etica, morale, politica, sociale ed economica al tempo stesso.
Di cui pare oggi si renda conto solo un omino vestito di bianco che viene dall' “altro mondo”, e che dice con grande semplicità “vegliate su voi stessi e su tutto il Creato”, dimostrando così di comprendere come l'attenzione rivolta alla questione sociale sia indissolubile rispetto alla cura indispensabile per la questione ambientale. Certo, ognuno inevitabilmente resta comunque prigioniero del suo tempo e del suo mondo, o magari persino della sua casa e della sua stanza, costretto a vederne di fatiscenti oppure di opulente giusto dietro l'angolo della propria. Ma ciascuno, purtuttavia, ha sempre la possibilità di affacciarsi alla finestra e levare lo sguardo più in alto o magari persino di gridare..anche quando grida, senza casa, in un deserto.
Che può dunque contare, di fronte a tutto ciò, se un partito del 3% si spacca o un altro dello 0,1 va a sparire nella palingenesi della sua simbiosi mutualistica? 
Quello che conta è sempre l' Alternativa, con la A maiuscola, quello che conta è il blocco di marmo da liberare, è il lavoro paziente dell'artista o quello rovinoso dello scalpellino che dal blocco ricava solo tocchetti da usare come ferma carte..quelle di un misero passacarte.
E' il lavoro dell'artista, che spesso è anche profeta, povero e senza bottega e per di più inascoltato, oppure quello del bottegaio in cerca di clienti, di maestranze e ovviamente di finanziatori.
Quando un popolo è disperato e annaspa per non affogare si attacca a tutto, anche ad un macigno che rischia però sovente di annegarlo trascinandolo a fondo, è accaduto molte volte nella storia, al punto persino di farci dubitare delle capacità taumaturgiche della democrazia che resta sì il meno peggio, non però quando al peggio non c'è mai fine. Per questo, oggi non abbiamo bisogno di bagnini, di lenoni, di ducetti o di pescivendoli della democrazia, abbiamo piuttosto bisogno di veri artisti della politica che, come Michelangelo, ci dicano: “Si dipinge col cervello e non con le mani” (mentre da noi non solo si continua a dipingere con le mani, ma persino avendole sempre più luride); egli ci insegna infatti che dobbiamo tutti perdere qualcosa per essere più grandi ed andare ancora più avanti, perché “Assai acquista chi perdendo impara”.



19 giugno 2014

dal sito Ecosocialismo Latino



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