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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Storia è finita" di Norberto Fragiacomo
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giovedì 18 giugno 2015

L’ASSALTO AI COMUNI di Norberto Fragiacomo





L’ASSALTO AI COMUNI
di
Norberto Fragiacomo



Per un naufrago su un isolotto laziale ce ne sarebbero, oggidì, di messaggi da affidare alle onde, chiusi in qualche bottiglia di (pessimo) vino “de li Castelli”: un’analisi della battuta d’arresto renziana, che evidenzia la modestia politica dell’omiciattolo solo al comando; un elogio dell’intelligenza e delle capacità manovriere dimostrate da Tsipras – che ironizza sull’irragionevolezza dell’Europa e chiama finalmente le politiche del FMI col loro nome –; molti interrogativi sulla crescita di Podemos in Spagna, e sulla sua fregola di alleanze ovunque e con chicchessia. Oppure, spaziando con lo sguardo, un tentativo di interpretazione delle mosse americane in Europa orientale, possibile prodromo di uno scontro con la Russia, o ancora una riflessione politicamente scorretta sull’emergenza migranti, figlia di primo letto delle ingerenze di un certo Presidente della Repubblica nelle politiche di un certo Governo.

E invece no: scelgo un tema banale, impopolare, negletto – l’agonia dei Comuni.

LA BATTAGLIA DI SAMANTHA COMIZZOLI


Oggi Samantha Comizzoli rientrerà con volo in partenza da Tel Aviv alle 17:55 ore locali, arrivo previsto a Roma intorno alle 21:30 ore italiane. 

Costretta sotto pesanti pressioni a sospendere lo sciopero della fame iniziato dal momento dell’arresto per richiedere la liberazione dei bambini detenuti e torturati nelle carceri israeliane, Samantha rifiuta il provvedimento, non ha accettato il legale e ribadisce la sua ferma volontà di restare accanto al popolo palestinese per supportare la resistenza. 

Continuerà quindi ad opporsi con quella forza e quella determinazione che le hanno permesso di resistere e raccontare ogni giorno gli abusi perpetrati dall’occupazione sionista in Cisgiordania sulla popolazione palestinese. La sua telecamera, sequestrata durante l’arresto, non le verrà restituita, nonostante priva di SDcard, ennesimo atto arrogante di quel mostro che Samantha ci ha insegnato a conoscere bene, giorno dopo giorno. 

Un mostro che può operare sfruttando quella detenzione amministrativa, retaggio di una norma utilizzata durante la precedente occupazione britannica, che consente la detenzione senza regolare processo per un periodo di sei mesi, rinnovabile all’infinito.
Oggi a Nablus un presidio in solidarietà con i detenuti ha ribadito il sostegno a Samantha, chiedendone la liberazione, evidenziando in particolare le gravissime condizioni di Khader Adnan, prigioniero in sciopero della fame da 44 giorni, attivista perseguitato sin dal 1999, anno che segna per lui l’inizio di una lunga serie di detenzioni per un totale di oltre 6 anni nelle carceri israeliane, senza un solo processo ma rinnovando, alla scadenza, la detenzione amministrativa.

martedì 16 giugno 2015

LA TRANSIZIONE POSSIBILE: IL 27 GIUGNO A ROMA




COMUNICATO STAMPA

LA TRANSIZIONE POSSIBILE: IL 27 GIUGNO A ROMA




La crisi economica che ha investito il pianeta è una crisi da cui possiamo uscire solo riprogettando la modalità di produrre, di consumare, di vivere. Per questo non sono utili le ricette che puntano alla semplice ripartenza di un ciclo economico qualunque.

Per questo motivo le associazioni Act!, Campagna per l'Agricoltura contadine, Esse Blog, Fusolab, Net Left, Rose Rosse e Tilt! organizzano per sabato 27 Giugno presso l'ex Fonderia in via Assisi 33 Roma un convegno aperto per presentare e discutere nuove proposte per uscire dalla crisi e che, secondo i promotori possano porre le basi per il superamento di vecchie idee attraverso tavoli di lavoro per ascoltare, proporre, discutere.

Un appuntamento fondamentale sarà la conferenza stampa che si svolgerà presso la Camera il 18 giugno alle 14.30, data in cui verrà lanciata l'iniziativa.

La sinistra di questo secolo ha compiti vecchi e nuovi. non solo uguaglianza e diritti, ma anche la costruzione di pratiche di vita nuove rispetto al presente come i processi di de-mercificazione della vita, di costruzione di nuovi nessi tra il fare, le risorse disponibili, i cicli di sostenibilità e un nuovo approccio di relazione con il resto delle cose viventi del pianeta.

Questo, oggi è alla nostra portata! E possiamo praticarlo da subito, anche senza delegare la costruzione del mondo di domani a dopo una vittoria elettorale. Anzi, questo garantirà stabilità al progetto di cambiamento quando sconfiggeremo elettoralmente il vecchio potere esistente, che si ammanta di nuovo per ingannarci tutti.

L'evento e la comunità sono presenti sui social network ed è presente un sito:

www.latransizionepossibile.it


Roma 15/06/2015



IL TENORE DI BANDIERA ROSSA di Luca Cangianti

Lello Saracino, Il tenore partigiano. Nicola Stame: il canto, la Resistenza, la morte alle Fosse Ardeatine, Alegre, 2015, € 15,00

In una grigia cella del carcere romano di Regina Coeli, Nicola Stame cantava le arie più belle della lirica per portare sollievo ai prigionieri antifascisti. E nessun soldato tedesco si permise mai d’impedirglielo. Quest’immagine drammatica riassume la storia di arte e di rivolta che Lello Saracino racconta nel libro Il tenore partigiano.
Stame era originario di Foggia e iniziò la carriera artistica trasferendosi nel 1932 a Roma, dove abitò in via dei Volsci 101, nel quartiere operaio di San Lorenzo. Si esibì al Teatro dell’Opera e poi, essendogli vietati i palchi regi a causa del suo antifascismo, al Teatro Vittoria e al teatro Al Circo Massimo. La sua voce era “piena, rotonda, morbida, capace di legare come di espandersi senza problemi nelle zone più alte”. Stame fu inoltre partigiano, comandante della I Zona (San Lorenzo, Tiburtino, Pietralata) nella formazione comunista eretica Bandiera Rossa che durante la Resistenza romana arrivò a contare quasi 1.200 effettivi, un numero superiore a quelli del Pci.

mercoledì 3 giugno 2015

COMMENTO ELETTORALE di Maurizio Zaffarano




COMMENTO ELETTORALE 
di Maurizio Zaffarano




La politica non è una partita di calcio e dunque lasciamo le metafore da deficienti sui risultati – 7 a 0, 5 a 2, 4 a 3 – alla propaganda piddina e agli ultras renziani e proviamo a ragionare sui fatti e sui numeri.
Che il PD fosse destinato a prevalere in gran parte delle sette regioni in cui si votava era scontato: per la martellante propaganda televisiva di Renzi, perché tre di quelle sette regioni fanno parte del tradizionale insediamento storico dei degeneri eredi del PCI, perché di fatto il partito di Renzi è oggi pressoché l'unica proposta di governo che ai cittadini è consentito percepire e concepire con il disfacimento della destra berlusconiana, con l'emergere dell'inaccettabile (per la maggioranza delle persone al di fuori del “civile” nord) fascio-leghismo di Salvini, con l'incapacità dei 5 Stelle di diventare i promotori di un'alleanza politica e sociale che vada oltre i confini del grillismo, con la scomparsa della sinistra radicale.
Le elezioni regionali designano dei “vincitori” solo grazie a truffaldini meccanismi elettorali maggioritari e per di più su due delle “vittorie” del PD grava una pesante ipoteca costituzionale-giudiziaria:
sulla costituzionalità della legge elettorale umbra e sulla impresentabilità di Vincenzo De Luca.

lunedì 1 giugno 2015

L'EUROPA AL BIVIO di Alexis Tsipras





L'EUROPA AL BIVIO

di Alexis Tsipras




Il 25 gennaio scorso, il popolo greco ha preso una decisione coraggiosa. Ha avuto il coraggio di sfidare la strada a senso unico della dura austerità del memorandum e cercare un nuovo accordo. Un nuovo accordo che mantenga il paese nell'euro, con un programma economico efficiente, senza gli errori del passato.

Il popolo greco ha pagato un prezzo alto per questi errori; negli ultimi cinque anni il tasso di disoccupazione è salito al 28% (60% per i giovani), il reddito medio è diminuito del 40%, mentre secondo i dati di Eurostat, la Grecia è diventata il paese europeo con il più alto indice di disuguaglianza sociale.
E il risultato peggiore: nonostante abbia gravemente danneggiato il tessuto sociale, questo Programma non è riuscito a rinvigorire la competitività dell'economia greca. Il debito pubblico è salito dal 124% al 180% del PIL, e nonostante i pesanti sacrifici del popolo, l'economia greca rimane intrappolata in continua incertezza causata dagli irraggiungibili obiettivi di salda di bilancio che ha creato ulteriormente il circolo vizioso di austerità e recessione.
Obiettivo principale del nuovo governo greco nel corso di questi ultimi quattro mesi è stato quello di porre fine a questo circolo vizioso, fine a questa incertezza.
Per questo richiede un accordo reciprocamente vantaggioso che fisserà obiettivi realistici in materia di eccedenze e di ripristinare un'agenda di crescita e di investimenti. Una soluzione definitiva al problema greco è ora più matura e più che mai necessaria.
Tale accordo significherà anche la fine della crisi economica europea iniziata 7 anni fa, ponendo fine al ciclo di incertezza nella zona euro.

sabato 30 maggio 2015

LA COSTITUZIONE E’ UNA VARIABILE INDIPENDENTE? di Norberto Fragiacomo




LA COSTITUZIONE E’ UNA VARIABILE INDIPENDENTE?

La sentenza n. 70/2015 della Corte Costituzionale sul blocco delle pensioni: una pronuncia e tanti commenti fuori tema
di
Norberto Fragiacomo





Partiamo dall’oggettività, cioè dal dato normativo nudo e crudo.

L’articolo 134 della Costituzione recita: “la Corte Costituzionale giudica sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni”; il successivo articolo 137 incarica il legislatore di stabilire – con legge costituzionale – “le garanzie di indipendenza dei giudici della Corte” (1° comma) e sancisce che “contro le sentenze della Corte non è ammessa alcuna impugnazione” (3° comma).

Quindi, senza scendere troppo nello specifico, enucleiamo tre concetti chiave: la Corte verifica la costituzionalità delle leggi, cioè la conformità ai principi e alle norme espressi dalla Carta Fondamentale, non la loro opportunità/necessarietà/utilità; l’indipendenza dei giudici della Corte è un valore da preservare, una garanzia ordinamentale; le sentenze emesse sono definitive e incontestabili.

E’ consentito criticare le sentenze della Consulta? Assolutamente sì: ogni cittadino può avvalersi del diritto, concessogli dall’articolo 21, di esprimere liberamente il proprio pensiero – chi scrive, ad esempio, ha spesso biasimato certe rese all’esecutivo e alle pretese della dittatura economica, specie in giudizi che contrapponevano lo Stato centrale agli enti territoriali. In quelle occasioni, a parer mio e di altri commentatori, la Corte ha volontariamente rinunciato a un po’ della sua indipendenza, inchinandosi alle ragioni della Realpolitik – deviazioni non imprevedibili, vista l’eterogenea composizione del collegio e i suoi obbiettivi legami col mondo politico (v. l’art. 135).

mercoledì 27 maggio 2015

IL CONTRIBUTO DI BRIM ALLA CAMPAGNA ELETTORALE DELLE MARCHE di Giuliana Nerla




IL CONTRIBUTO DI BRIM ALLA CAMPAGNA ELETTORALE DELLE MARCHE
di Giuliana Nerla


I partiti di sinistra delle Marche (SEL, Rifondazione Comunista, PcdI), coinvolgendo associazioni, comitati, cittadini e tutte le energie diffuse oggi mortificate da una politica malata, hanno avviato, circa un anno fa, un “Cantiere” al quale hanno aderito liste civico–sociali, coordinamenti di comitati dell’Altra Europa con Tsipras, esponenti dei movimenti e delle lotte per i beni comuni e delle istanze sociali. Tale “Cantiere” è diventato un riferimento per cittadini e giovani a cui sono stati tolti diritti, lavoro, reddito, servizi, opportunità, e ha dato vita, per le elezioni regionali del 31.05.15, alla lista Altre Marche Sinistra Unita, alternativa al modello liberista e austeritario, di svolta rispetto al Governo PD-Spacca, per una nuova stagione economica, sociale ed ambientale orientata ad uno sviluppo nuovo, al ben-essere, al ben-vivere, alla felicità dei marchigiani.

Il Programma è stato elaborato con il metodo della partecipazione tramite tavoli di discussione che oggi rappresentano i principali punti programmatici sui quali è incentrato l’impegno del Candidato Presidente e di tutti i Candidati Consiglieri: economia, lavoro, impresa; welfare, politiche sociali; immigrazione; cultura; ambiente, paesaggio, riconversione ecologica; politiche agricole; sanità; casa, politiche abitative; partecipazione democratica; politiche giovanili, scuola, università; legalità.

domenica 17 maggio 2015

DIALOGARE CON MOSCA PER NON DIVENTARE UNA COLONIA CINO-AMERICANA di Mario Michele Pascale


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DIALOGARE CON MOSCA PER NON DIVENTARE UNA COLONIA CINO-AMERICANA
di Mario Michele Pascale


Romano Prodi lancia un sasso pesante oggi, 17 maggio, dalle colonne de “Il Messaggero”. Ed ha ragione, ma lasciate che io completi il ragionamento che il professore abbozza ma che, per ovvi motivi, non può permettersi di portare a termine. La crescente rivalità tra USA e Cina può essere una opportunità per la vecchia Europa, che non riesce a dare vita politica e di cittadinanza ad una Unione Europea che si appiattisce sempre di più sulle posizioni di Washington. In pratica Bruxelles è una estensione della Nato: ogni paese dell’Est che entra nell’Unione, dopo poco, aderisce anche al patto atlantico. Da parte sua la Russia esprime una propria fragilità, dovuta all’accerchiamento cui è sottoposta. Una sorta di nuovo “cordone sanitario”, fatto da Europa, Cina e Stati Uniti. Saltata la zona neutrale dell’Est Europa, persi definitivamente i Balcani, in cui la penetrazione tedesca ha tratti imperialistici, molto simili a quelli precedenti al prima guerra mondiale, Mosca deve agire con cautela. Alzare la voce, ma fino ad un certo punto. I fatti dell’Ucraina ce lo hanno dimostrato.

mercoledì 13 maggio 2015

RECENSIONE DELLO STORICO DIEGO GIACHETTI AL LIBRO DI MICHELE AZZERRI






RECENSIONE DELLO STORICO DIEGO GIACHETTI AL LIBRO DI MICHELE AZZERRI




Michele Azzerri non appartiene a quella generazione di studiosi e militanti che, di fronte all’implosione dei paesi a socialismo reale e alla fine del “secolo breve” novecentesco, semplicemente si sono voltati dall’altra parte, invitando all’oblio e alla dimenticanza. 
Non ha comprato un quaderno nuovo per scrivere una nuova storia, bella e pulita, non ha voluto buttare via i quaderni vecchi e neppure strappare dai manuali di storia i capitoli di un secolo. 

lunedì 11 maggio 2015

IL BRUTALE CAMBIAVERSO DI RENZI di Maurizio Zaffarano







IL BRUTALE CAMBIAVERSO DI RENZI 
di Maurizio Zaffarano



Non so quanti abbiano consapevolezza del cambiamento decisivo in atto nel nostro Paese.
Il passaggio epocale che stiamo vivendo si sostanzia nell'insieme delle riforme renziane: l'Italicum e le modifiche costituzionali, lo Sblocca Italia, il Jobs Act, la Buona Scuola, le privatizzazioni di ciò che resta dell'economia pubblica in particolare nei servizi pubblici locali, la pubblica amministrazione, l'ulteriore e insostenibile riduzione di risorse destinate al welfare. Si aggiungano lo shopping di importantissime fette dell'industria nazionale da parte di investitori esteri ed il TTIP. Il renzismo completa così la trasformazione dell’Italia da Repubblica fondata (almeno idealmente) sul lavoro in Regime fondato (anche sul piano delle sovrastrutture giuridiche) sul profitto.
Il risultato è una società gerarchizzata e autoritaria, fondata sulla competizione selvaggia di tutti contro tutti e sull'esclusione dei più deboli, senza garanzie e diritti per nessuno ed un'economia totalmente colonizzata e dipendente dal capitale sovranazionale.

EURO: PENSARE DI TORNARE INDIETRO FA PERDERE TEMPO ALLA SINISTRA di Salvatore Blasco




EURO: PENSARE DI TORNARE INDIETRO FA PERDERE TEMPO ALLA SINISTRA 

di Salvatore Blasco



Nessuna delle misure di economia di guerra ci salverebbe da un disastro. I difetti analitici di chi pensa sia opportuno autoinfliggercelo. Rimanere “dentro” è l’unica opzione possibile, anche se per nulla tranquillizzante. Il modo con cui uscire dalla crisi da sinistra è ciò su cui dovrebbe impegnarsi la sinistra politica


Per prima cosa si rendono necessari alcuni puntini sugli i. Smettiamola di dividere il mondo tra coloro che sono coscienti dei disastri che ha comportato l’euro per l’economia italiana e propongono un rimedio a portata di mano (la riappropriazione del cambio) e coloro che non vedono quei disastri, sono indifferenti allo sconquasso sociale, non se ne preoccupano o sono resi ciechi dalla scelta di campo, rifiutando di prendere in considerazione una leva così ovvia e a immediata disposizione.
Chi vive in modo più angoscioso la china dell’economia italiana è proprio chi pensa che un rimedio semplice non vi sia (e che quello proposto sia di gran lunga peggiore del male). Ma non vi è alcun dubbio che l’Italia non ha retto alla crisi mondiale del 2007 nell’ambito delle regole e dei vincoli dell’euro, finendo in un vicolo cieco, dal quale sarà difficile districarsi. Personalmente rinvio alla straordinaria tavola rotonda che, all’apparire del progetto di moneta unica (siamo nel 1989!), mostra che vi era una profonda consapevolezza di ciò che sarebbe successo1 . Successivamente – all’epoca in cui l’ingresso fu deciso (nella prima metà degli anni Novanta) – sarebbe stato difficile per un Paese che nel 1992 aveva rischiato il default non prendere l’opportunità per porre fine alle varie spirali che in modo perverso percorrevano l’economia italiana (interressidebito pubblico; prezzisalaricambio, ecc.). Non si poteva immaginare allora (anche se personalmente ho sempre ritenuto che il centro della questione e il principale criterio di giudizio fosse il governo della domanda2 ) che l’Unione sarebbe stata governata in modo così incredibilmente asfittico, privo di visione, ideologicamente e unilateralmente ispirata ad una concezione fallimentare di economia dell’offerta, che negava alla radice i problemi delle fonti della domanda. E, forse, si accreditava il capitalismo italiano di una migliore capacità di reazione. O, anche, si pensava che l’unione monetaria sarebbe stata il primo passo per affrontare progressivamente gli aggiustamenti necessari e avviare quell’Europa del lavoro, dello sviluppo e del welfare, che non è mai seguita.

lunedì 4 maggio 2015

NO EXPO: IL FATTO CHE IL PRIMO MAGGIO...







NO EXPO: 

IL FATTO CHE IL PRIMO MAGGIO...


Comunicato di Sinistra Anticapitalista


Il fatto che il Primo Maggio, a Milano, qualche vetrina sia stata infranta non potrà oscurare che EXPO 2015 rappresenta la forma più alta di devastazione capitalista del territorio, inaugurando la tecnica del “costruisci e abbandona”, erede dell’arcaica agricoltura “taglia e brucia”, con la differenza che le ceneri neppure saranno feconde.
Il fatto che il Primo Maggio, a Milano, qualche auto sia stata bruciata non potrà nascondere che le ingenti somme spese per organizzare EXPO 2015 sono state un saccheggio di risorse pubbliche a vantaggio di profitti privati, e ancora più lo saranno, dal prossimo autunno, i debiti cumulati della sua gestione e del deprezzamento dei terreni.
Il fatto che il Primo Maggio, a Milano, una parte minoritaria della grande manifestazione No Expo abbia intrapreso una gara di jogging con le forze dell’ordine non potrà occultare che un numero crescente di lavoratori e lavoratrici acquista coscienza dell’oltraggio ai propri diritti e al proprio salario di cui il lavoro gratuito per EXPO 2015 è la sintesi estrema e il Jobs Act la sua ultima forma compiuta.
Il fatto che il Primo Maggio, a Milano, televisioni e stampa abbiano trovato la sceneggiatura che volevano, e solo di quella abbiano parlato, non potrà impedire di vedere che la resistenza all’intensificazione in tutto il pianeta dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo è un atto dovuto per chi, come noi, continua a pensare che esista una classe sociale oppressa e una classe sociale di sfruttatori.
Sinistra anticapitalista ha partecipato, senza se e senza ma, alla grande e bella manifestazione No Expo del Primo Maggio a Milano, assieme allo spezzone de L’Altra Europa con Tsipras e negli spezzoni sindacali.
Il movimento No Expo e tutti i movimenti sociali dovrebbero aprire una discussione, nelle prossime settimane, sulle forme di gestione dello stare in piazza, un aspetto del più ampio problema della democrazia decisionale all’interno dei movimenti sociali. Le modalità con cui si manifesta dovrebbero essere in ogni momento quelle politicamente più utili e costruttive e le decisioni che il movimento assume non dovrebbero essere fagocitate in modo antidemocratico, e coercitivo, com’è in effetti avvenuto, da chi decide di mettere in scena pantomime violente.
Questa discussione, che i movimenti dovrebbero aprire, non riguarda però i moralisti benpensanti, i sindaci, i manager al servizio delle multinazionali, i prefetti, i questori che sono parte integrante dell’avversario di classe contro cui noi, al fianco dei movimenti sociali, combattiamo.





domenica 3 maggio 2015

NO EXPO: BASTA RETORICA, E' ORA DI ORGANIZZARCI! di Alessio Marconi





NO EXPO: BASTA RETORICA, E' ORA DI ORGANIZZARCI!
di Alessio Marconi


Va detto, il copione della giornata di ieri a Milano è stato, nella sua gravità, un po' noioso. Da giorni le prime pagine titolavano sulla calata degli unni su Milano, sugli arsenali scoperti in macchine o centri sociali grazie alle sagaci indagini delle forze dell'ordine, sul terrore che doveva accompagnare ogni milanese. Una retorica che neanche arrivasse l'Isis, per "arsenali" che chiunque può trovare nel Brico Center sotto casa (o da Leroy Merlin, per non fare favoritismi) scovati da provetti investigatori che sono andati a trovarli dai soliti sospetti. E alla fine, il gruppetto dei boy scout della molotov che giravano allegri in un quartiere lasciato a disposizione. Fatto quel che si doveva fare, l'avanzata in massa della polizia, qualche arresto, e tutti a casa.
 Cinque minuti dopo, giornalisti che a malapena sanno ribattere un'agenzia dell'Ansa possono reinventarsi aedi della guerra di Troia, piangendo sul corpo trafitto della città che si risolleverà grazie allo sforzo collettivo e alle meraviglie di Expo, che tutto il mondo ci invidia e che ci fa sentire buoni e orgogliosi, perchè nessuno cucina come gli italiani e siccome si parla della fame nel mondo ci lava la coscienza.
Fine del copione: da domani chiunque si mobiliti contro l'Expo è un folle vandalo incendiario, e qualunque misura repressiva nei prossimi sei mesi è una necessità per il bene di tutti. Stamattina c'è stata la prima riunione di Comune, Regione, carabinieri e polizia.

sabato 2 maggio 2015

SUI FATTI DI MILANO





SUI FATTI DI MILANO




La manifestazione No Expo del Primo Maggio a Milano ha visto la partecipazione di decine di migliaia di giovani. Giovani scesi in piazza per contestare, da versanti diversi, tutto ciò che Expo incarna, simbolicamente e materialmente: propaganda ipocrita della civiltà del profitto, speculazione selvaggia sul territorio, corruzione dilagante, infiltrazioni mafiose, super sfruttamento del lavoro e negazione dei diritti sindacali. A ciò si aggiunge la coreografia di un'autentica celebrazione di regime da parte del governo Renzi, interessato a fare dell'Expo non solo una leva promozionale del proprio successo d'immagine, ma un ulteriore strumento di rafforzamento del proprio legame coi poteri forti e i loro comitati d'affari: dentro il progetto di costruzione di una Terza Repubblica bonapartista che concentri nelle mani del Capo tutte le leve fondamentali del potere.

L'operazione vandalico nichilista condotta da alcuni settori antagonisti ha procurato un danno profondo alla manifestazione. Un danno ben superiore al numero delle automobili (assurdamente) bruciate. Non solo ha colpito le riconoscibilità delle ragioni anticapitaliste del corteo e il loro potere di impatto sull'opinione pubblica dei lavoratori, ma ha consentito all'intero fronte delle classi dominanti e al loro Stato di rafforzare la pretesa di un regime speciale di ordine pubblico nei mesi dell'Expo e del Giubileo, contro i diritti e le lotte del lavoro. La canea reazionaria senza freni che si è scatenata in queste ore sui fatti di Milano, dietro la bandiera della “punizione esemplare dei responsabili”, ha questo come obiettivo reale: un ulteriore giro di vite contro il conflitto sociale e i movimenti di massa.

ESISTE O NO UN FASCISMO ISLAMICO? di Amedeo Maddaluno





ESISTE O NO UN FASCISMO ISLAMICO?
di Amedeo Maddaluno



Il dibattito tra gli studiosi

“(…) E’ il caso della categoria di “Islamo-fascismo” coniata ai tempi della guerra dell’Afghanistan e disinvoltamente usata da intellettuali come Cristopher Hitchens, Oriana Fallaci, Giuliano Ferrara. Una delle più colossali fesserie che siano mai state dette. (…) Forse quelli di BokoHaram o del Califfato sono anche peggiori dei nazisti, ma hanno caratteristiche proprie e parlare di fascismo serve solo a confondere le idee. Le categorie di fascismo ed antifascismo non sono universali, ma europee. (…) L’antifascismo è una categoria culturale importantissima ed ancora vitale per l’Europa, ma dice molto poco al di fuori, a meno di non far rientrare a calci nella categoria di fascismo il regime nazionalista del Mikado, il peronismo, il regime Kemalista, il Kuomintang, i regimi castrensi di Asia ed America Latina, ed, appunto, il fondamentalismo islamico, che sono fenomeni peculiari dotati ciascuno di propria definizione. Usare la categoria di fascismo come “generalizzante” non è altro che il solito peccato eurocentrico.”1

Vale la pena di aprire un confronto sul tema “fascismo e islam” con una lunga citazione di un brano del professor Aldo Giannuli della Statale di Milano. Il Professor Giannuli è un eminente studioso di storia contemporanea ed uno dei massimi esperti del ruolo dell’Intelligence nella storia recente del nostro paese e negli anni di piombo: è quindi una figura che vale la pensa ascoltare, soprattutto se esprime un giudizio così netto da risultare senza appelli. Eppure, tra gli studiosi non tutti la pensano così – e parliamo di studiosi, non di giornalisti assai alla moda, tromboni e tuttologi come i tre che Giannuli cita (e non li cita per proprio torto ma perché ahinoi nella civiltà della comunicazione è il giornalista e non lo studioso a orientare il pensiero – quello straccio di non pensiero che circola oggi sui media). 

venerdì 1 maggio 2015

LA NON SFIDUCIA DELLA NON SINISTRA di Norberto Fragiacomo




LA NON SFIDUCIA DELLA NON SINISTRA
di
Norberto Fragiacomo




La sfiducia a Renzi, ieri o oggi, avrebbe trasformato il corteo del Primo Maggio in una festa di popolo: sollievo, canti di gioia e bandiere al vento.
Invece, com’era agevole prevedere, non è successo nulla, e domani sfileremo per le vie delle nostre città con più rassegnazione che baldanza, consapevoli in fondo che non basta essere Popolo una volta all’anno (o, ben che vada, una al mese – e lo dico anzitutto a me stesso).

La notizia che Matteo Renzi ha vinto è una non-notizia: già i latini sapevano che “erat facile vincere non repugnantes” (Cicerone). Che i mini-dem calassero le brache era scontato: in cinquanta lo hanno fatto platealmente, in pubblico, altri 38 hanno avuto il buon gusto di appartarsi in bagno. Attentato alla democrazia, imposizione al Parlamento… dopo tanto abbaiare, manco un cane se l’è sentita di dare un morsettino al twittatore toscano. Votare contro? Non sia mai: al massimo ci si assenta, si scala l’Aventino di Montecitorio fino al bancone del bar. Il “pugnace” D’Attorre, intervistato domenica da Il Piccolo, era stato ambiguamente chiaro: non voterò la fiducia, per quanto riguarda il testo finale si vedrà. Si vedrà, appunto, e sarà la solita pantomina.

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