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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Storia è finita" di Norberto Fragiacomo
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sabato 29 giugno 2013

CONTRO LA DERIVA DELLA CGIL, PER UN SINDACATO CONFLITTUALE





CONTRO LA DERIVA DELLA CGIL, PER UN SINDACATO CONFLITTUALE

a cura di Anna Lami

In vista dell’assemblea della Rete28Aprile-Opposizione Cgil che si svolgerà sabato 28 giugno a Roma, abbiamo intervistato Sergio Bellavita, dirigente nazionale della Fiom.

E’ stato firmato l’accordo sulla rappresentanza e democrazia tra Confindustria Cgil Cisl e Uil, successivamente sottoscritto anche dall’Ugl. Il gruppo dirigente Fiom non solo non si è opposto ma ne ha dato un giudizio sostanzialmente positivo. La valutazione della Rete 28 Aprile è invece molto negativa, ci puoi argomentare i principali punti di disaccordo tra voi e la maggioranza Fiom?
E' riduttivo parlare di accordo negativo, con quell'intesa si instaura un vero e proprio regime sindacale. Un regime riservato esclusivamente al sindacalismo complice , destinato cioè, a praticare la contrattazione di restituzione, di riduzione di salari e diritti. In continuità peraltro con quanto previsto dall'accordo del 28 giugno 2011 e dall'articolo 8 di Sacconi, le deroghe cioè al Contratto ed alla legge. In sostanza serve ad applicare sul terreno sociale le politiche d'austerità. Sin da subito abbiamo parlato del giudizio positivo di Landini come della firma tecnica sul modello Marchionne, la stessa per capirci che la Cgil e settori Fiom proponevano di apporre nel 2010 a Pomigliano di fronte all'intesa separata che cancellava la Fiom dagli stabilimenti. L'accordo su rappresentanza e democrazia è appunto la piena affermazione del modello Marchionne su scala generale. Lo stesso modello autoritario e sanzionatorio che contempla solo il sindacalismo complice. E' sufficiente vedere cosa è previsto sul terreno della rappresentanza: solo le organizzazioni sindacali firmatarie e/o che piegano la testa accettando di non confliggere con l'impresa in rispetto degli accordi vigenti, hanno il diritto a presentarsi alle elezioni rsu. Così si cancella il diritto dei lavoratori ad opporsi agli accordi, a lottare cioè per migliorare le proprie condizioni. Si cancella il sindacalismo conflittuale. Se quest'accordo fosse stato sottoscritto prima del 2010, la Fiom avrebbe dovuto firmare gli accordi di Mirafiori e Pomigliano, dove, non dimentichiamolo, i lavoratori hanno votato. Hanno votato per cancellare la Fiom, per peggiorare le proprie condizioni, per uscire dal Contratto nazionale. Ecco perché il voto dei lavoratori previsto nell'accordo e che tanto viene enfatizzato, altro non è che lo strumento per legittimare il ruolo di un sindacato che sottoscrive accordi peggiorativi, è l'istituzionalizzazione del referendum come strumento per imporre la contrattazione di restituzione. Quando nel 2010 decidemmo come Fiom di non firmare l'accordo di Pomigliano, decidemmo di lottare mettendo al centro i diritti dei lavoratori, non quelli d'organizzazione. Tutti ci invitavano al realismo, ci raccomandavano di stare dentro. E' evidente che c'è un radicale cambio di linea.

giovedì 30 maggio 2013

TRE NO PER SALVARE (E CAMBIARE) LA SIRIA



TRE NO PER SALVARE (E CAMBIARE) LA SIRIA

Non sono in pochi a considerare la prossima conferenza internazionale di Ginevra come l’ultima possibilità per una soluzione in senso positivo della crisi siriana. Certo, in questi giorni sono state compiute delle scelte che non sembrano andare nella giusta direzione, come la decisione – da parte dell’Unione Europea – di revocare l’embargo sulle armi ai gruppi armati dell’opposizione. Un provvedimento che sarà operativo dal mese di agosto ma che lancia un segnale negativo in un momento in cui il linguaggio della diplomazia dovrebbe prevalere. Quali conseguenze ne deriveranno, si vedrà.
Quel che è indubbio è che, sul campo, una realtà che ha sempre rifiutato la logica dello scontro militare, ritenendo necessario contrastare un regime oppressivo e ottenere la libertà con mezzi pacifici, è il Coordinamento Nazionale per il cambiamento democratico. Ahmed Kzzo, che ne fa parte, ce ne ha spiegato la filosofia, fornendoci inoltre preziosi elementi di comprensione di una realtà complessa, che i media mainstream restituiscono in modo parziale e deformato.


Per cominciare, puoi spiegarci cos'è il Coordinamento Nazionale per il cambiamento democratico in Siria?
Sì, anzitutto va precisato che esso è nato pochi mesi dopo l’inizio della rivoluzione, formato da venti partiti e movimenti di diverso orientamento (marxisti, socialisti, islamici), nonché da diversi oppositori storici del regime. Del coordinamento, poi, fanno parte sia arabi che curdi.
Spesso ci si riferisce ad esso come all'opposizione dell'interno, perché è nato nel territorio della Siria, dove  – al momento della costituzione, il 30 giugno 2011 – si trovava la gran parte dei suoi membri.
Questa è già una differenza con il Cns (Consiglio nazionale siriano), costituito dalla Fratellanza Musulmana e altre forze, che è stato fondato a Istanbul da personalità dell'opposizione perlopiù in esilio. In questo senso, il Cns è stato definito “opposizione dell'esterno”.

sabato 19 maggio 2012

ATTENTATO A SCUOLA


COMUNICATO DELLA REDAZIONE


La redazione di Bandiera Rossa esprime il più profondo orrore per l'infame atto assassino compiuto contro il patrimonio più prezioso delel nostre società, ovvero i ragazzi, ed il nostro cordoglio e partecipazione per le famiglie delle vittime. Chiediamo che su questo terribile episodio di barbarie sia fatta luce con la massima rapidità e senza alcuna remora per nessuno, evitando che si crei qualsiasi area di opacità o equivoco che troppo spesso aleggiano su fatti simili verificatisi nella triste storia del nostro Paese. Evidenziamo anche come l'attentato assuma un connotato ancor più vile perché compiuto contro la scuola, quasi a voler rappresentare un attacco simbolico anche contro il bene supremo dell'istruzione. 

martedì 3 aprile 2012

IL NOSTRO PRIMO COMPLEANNO




Non è nostra intenzione autocelebrarci, ma riteniamo sbagliato fare passare inosservato il fatto che questo sito compie oggi, ufficialmente, il suo primo anno.

A nostro avviso il bilancio di questo sito è estremamente positivo visto che ha registrato un discreto numero di accessi (circa 69.000) ed anche perché molti dei nostri articoli hanno avuto una buona accoglienza, non solo nei commenti dei lettori ma anche in altri siti nei quali sono stati ripresi.

Tutto questo non può farci che piacere ed incoraggiarci nel proseguire questo lavoro.

Inoltre, l’aspetto più importante di questo nostro primo anno, è stato quello della costruzione di un Comitato di Redazione che, con iniziali ed inevitabili difficoltà, sta ormai iniziando a funzionare sempre di più come una vera e propria equipe. Alcuni compagni ci hanno lasciato, ma non crediamo per sempre, altri hanno invece preso il loro posto.

Bentornata Bandiera Rossa! ha recentemente aderito alla Lega dei Socialisti, come parte integrante del suo Direttivo Nazionale, mantenendo però la sua piena autonomia redazionale.
Una autonomia che vogliamo mantenere proprio per poter contribuire alla costruzione di un soggetto politico unitario della sinistra di cui oggi più che mai si sente la mancanza.

Se qualche compagna/o si sente in grado di poter offrire un contributo al nostro lavoro, magari entrando in questa Redazione, prenda contatto con noi e sarà ben accolto.


La Redazione


martedì 18 ottobre 2011

IN DIFESA DI DOUGLAS BRAVO


Abbiamo appreso attraverso il sito di Utopia Rossa le motivazioni che hanno causato il fermo di Douglas Bravo e l’impedimento del suo viaggio in Italia per partecipare al 13° convegno della Fondazione Guevara, abbiamo immediatamente espresso il nostro sdegno per tale atto liberticida e pretestuoso rilevando la totale inconsistenza delle accuse rivolte a Bravo dalle autorità chaviste venezuelane.

Oggi abbiamo una piena conferma di come in Venezuela si stiano oltraggiando (Douglas parla letteralmente di «atropello») non solo i suoi diritti umani ma, in misura ancor maggiore, come li definisce lo stesso Bravo, la libertà di mobilitazione e tutte quelle dei movimenti contadini, indigeni, studenteschi, religiosi di varie confessioni, delle milizie rivoluzionarie, dei piccoli produttori” e di altri.

Douglas sostiene che il governo venezuelano teme che le sue dichiarazioni possano creare degli ostacoli e delle ripercussioni immediate nelle prese di posizione del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU che sta esaminando periodicamente l’operato di Chávez.

E noi però ci chiediamo quanto possa essere ottuso tale governo, non considerando che proprio l’impedimento a parlare e a partire, nei confronti di Douglas Bravo, sarà considerato dallo stesso Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, di per sé, un atto gravemente lesivo del diritto fondamentale di esprimersi e di spostarsi liberamente. Inoltre, un governo che vorrebbe essere rivoluzionario, dovrebbe infischiarsene del giudizio del Consiglio delle Nazioni Borghesi, e preoccuparsi molto di più di quello dei sinceri militanti.

Non possiamo dunque che esprimere una ulteriore netta e ferma condanna di tale atto contrario ad ogni logica libertaria, e la nostra piena solidarietà a Bravo per l’attuale condizione in cui si trova, impegnandoci allo stesso tempo, con tutte le nostre forze, affinché egli possa tornare libero, e raggiungerci in Italia e fornirci una documentazione ancora più dettagliata dello stato delle cose in Venezuela.


La Redazione:

Riccardo Achilli

Carlo Felici

Lorenzo Mortara

Stefano Santarelli

domenica 16 ottobre 2011

SEMPRE PIÙ INDIGNATI



Scritto dalla Redazione.


Le scene di autentica guerra che hanno contraddistinto la manifestazione degli indignati rendono quasi superfluo ogni commento. Erano anni che Roma non ospitava un corteo così numeroso e partecipato, caratterizzato dal pacifismo dei dimostranti venuti da tutta Italia.

Ma questo nuovo movimento probabilmente è stato spazzato via sul nascere. La rabbia e la protesta impotente dei manifestanti contro la violenza bestiale dei Black bloc ne è stata la triste conferma.

L’intero centro romano è stato teatro di scene di guerriglia senza precedenti: Chiese saccheggiate, vetrine infrante, edifici dati alle fiamme, la storica Piazza di San Giovanni protagonista delle manifestazioni sindacali e politiche della sinistra profanata da una cieca violenza.

Non si può non denunciare la sottovalutazione oggettivamente criminale che il comitato organizzativo (Cobas, Arci, Cgil, Sel, ecc.) ha avuto nei confronti di questa manifestazione. Non si possono portare migliaia e migliaia di persone in piazza senza uno straccio di servizio d’ordine lasciando tutti i pacifici manifestanti e la città di Roma in ostaggio di poche centinaia di teppisti.

Come non si può non denunciare la latitanza della polizia che si è soltanto limitata ad impedire al corteo di deviare verso i palazzi della “politica” rimanendo totalmente assente durante la manifestazione e lasciando quindi campo libero ai Black bloc.

La mancanza di una direzione politica ed organizzativa di questa manifestazione ha provocato quasi sicuramente la morte prematura di questo movimento. Un’altra pagina dell’impotenza della sinistra italiana di fronte alla grave crisi politica ed economica che attanaglia il nostro Paese.



Per la Redazione:

Riccardo Achilli
Carlo Felici
Lorenzo Mortara
Stefano Santarelli

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