Un’enclave
socialista nel capitalismo spagnolo in crisi
di Jacopo Custodi
Il
socialismo non è nato per innalzare muri. Socialismo significa
tendere la mano agli altri e insieme ad essi convivere pacificamente.
Non è il sogno di un visionario ma un preciso progetto politico.
Arrivo
a Marinaleda dopo un viaggio di una ora e mezza in macchina da
Siviglia. Ho l’impressione di essere qui solo come “turista
politico” e la cosa mi molesta un po’, ma sono solo l’ultimo di
una lunga lista, dagli Ska-P ai rappresentanti del governo
venezuelano. Questo piccolo comune di 2.800 abitanti potrebbe essere
uno dei tanti comuni delle immense campagne andaluse, se non fosse
che nel 1979, alle prime elezioni municipali libere, vinse un piccolo
movimento di estrema sinistra, il CUT,
creato appositamente dal Sindicato de
Obreros del Campo (sindacato affiliato
al movimento internazionale Via
campesina) per partecipare alle
elezioni. Da quell’anno il CUT
e il suo carismatico portavoce, Juan Manuel Sánchez Gordillo, hanno
vinto ogni successiva tornata elettorale.
Gordillo
mi racconta che prima del ’79 Marinaleda viveva di emigrazione, con
alti tassi di semi-analfabetismo e disoccupazione. Oggi ha una
disoccupazione tendente allo zero e ci sono un asilo, scuole moderne
e attrezzate, un comprensorio sanitario che garantisce i trattamenti
standard, un centro sportivo, servizi a domicilio per gli anziani, un
centro per i pensionati, un ampio centro culturale, un campo sportivo
da calcio, una piscina e un parco tenuto benissimo. Durante
l’intervista ritorna più volte sul funzionamento radicalmente
democratico del comune. L’Assemblea Generale, a cui partecipano
dalle 400 alle 600 persone, discute tutte le decisioni politiche e
approva il bilancio comunale. Le Assemblee Locali, espressioni dei
vari quartieri, affrontano i problemi locali più urgenti, mentre i
Gruppi di Azione si occupano di tematiche specifiche come la cultura,
lo sport o l’ecologia. Queste strutture permettono alla
cittadinanza di essere realmente partecipe nella presa delle
decisioni e sembrano mettere in pratica i concetti di “democrazia
diretta” e “bilancio partecipativo”. Gordillo mi confessa che
la democrazia assembleare non è facile, e se essa è possibile, è
grazie al forte senso di comunità che è maturato negli anni tra la
popolazione. Senso di comunità che si è sviluppato durante le
numerose lotte di Marinaleda: espropri e occupazioni secondo quella
che lui chiama “non-violenza attiva” e che spesso si è conclusa
con arresti e repressione (lo stesso Gordillo è stato arrestato
pochi mesi fa per aver distribuito generi alimentari agli indigenti
rubandoli a un supermercato Carrefour). Ma che a volte ha portato a
grandi vittorie, come nel 1991 quando i lavoratori di Marinaleda
espropriarono con successo a un aristocratico 3.000 acri di terra,
dove oggi si sono organizzati in cooperativa.
Tutti
i lavoratori ricevono lo stesso salario, 1.128 euro al mese per 35
ore lavorative settimanali. Inoltre vengono organizzate giornate di
lavoro volontario dove la gente svolge progetti di utilità sociale
come il miglioramento delle strade o delle case. È possibile avere
una casa di 90 mq più cortile per 15 euro al mese, a patto che i
futuri inquilini partecipino alla costruzione della casa. Il comune
paga dei professionisti che promuovono laboratori rivolti
all’insegnamento delle tecniche di muratura, idraulica ecc. e che
svolgono i compiti più complicati durante la costruzione.
La
polizia locale non esiste, è stata abolita anni fa e i soldi
risparmiati vengono utilizzati nel sociale.
La
città ha anche una radio e una televisione dove, oltre a programmi
di musica e intrattenimento, si parla delle lotte che si sviluppano
in tutto il mondo, dai movimenti europei alla Palestina, al Sahara
occidentale, all’America Latina. Le vie della città portano nomi
come Salvador Allende, Solidarietà e Libertà. Parlando dei suoi
rifermenti politici, mi dice di ispirarsi al pensiero marxista e a
quello anarchico, e nomina Guevara e Gandhi. Interessato, domando
cosa pensa dei governi progressisti dell’America Latina, come il
Venezuela. Mi risponde che, nonostante i limiti e gli errori, essi
rappresentano una speranza per tutti noi.
Sul momento penso che anche
Marinaleda rappresenta per noi una speranza ma, riflettendoci su, mi
rendo conto che non è solo questo, è qualcosa di più. È un
esempio, un riferimento, la dimostrazione concreta che anche in
Europa, dove infuria la crisi capitalista e il welfare scompare ogni
giorno di più, un mondo diverso è davvero possibile.
17/11/2012
scritto per Kronstadt: